giovedì 29 marzo 2012

45 anni di lavoro, 140 € di pensione


La Sueddeutsche Zeitung pubblica uno studio del governo sulle pensioni dei minijobber. Le cifre sono allarmanti e milioni di lavoratori di fatto senza pensione, in età avanzata dovranno fare ricorso ai sussidi statali contro la povertà per poter sopravvivere.


Milioni di donne devono temere di diventare povere in età avanzata - sebbene lavorino. Questo fenomeno riguarda prima di tutto le occupate con un minijob ( lavori da 15 ore settimanali per 400 € nette al mese).  La loro pensione sarà, al valore attuale, meno di 200 €.  Queste cifre compaiono in una risposta che il governo federale ha dato ad una interrogazione presentata da Die Linke e che la Sueddeutsche Zeitung pubblica. Senza altri redditi, le donne con un basso salario saranno interamente dipendenti dai sussidi statali.

In Germania ci sono 7.4 milioni di occupati che hanno un'occupazione a 400 € di base, sui quali non pagano imposte e contributi sociali.  Nel 2011, 4.65 milioni di loro erano donne. Il fatto che per questi lavori vengano pagati solo dei piccoli contributi pensionistici avrà delle enormi conseguenze sull'importo della loro futura pensione. I contributi per questi lavoratori, dovuti dal 1999, vengono pagati quasi esclusivametne dal datore di lavoro.

Il ministero del lavoro ha calcolato l'importo della loro pensione. Dopo un anno di attività, un minijobber acquisisce il diritto ad una pensione di 3.11 €. Dopo aver versato per 45 anni, l'importo a cui avrà diritto, ai valori attuali, sarà di 139.95 €.

Le cose vanno un po' meglio se il contributo pensionistico del datore di lavoro passa dal 15% alla percentuale attualmente in vigore del 19.6%. Dopo 45 anni di attività l'importo della pensione arriva a 182.7 €, oltre 4 € per anno. Gli occupati prendono in considerazione questa possibilità solo raramente, sebbene attraverso di essa ricevano anche un'assicurazione contro gli infortuni. Fra le donne con uno stipendio base di 400 € (Minijobberin), solo il 6.9 % passa all'aliquota superiore.

Questo problema è noto anche alla coalizione di governo. Secondo i piani del governo, per i minijobber in futuro ci sarà un aumento dei contributi del datore di lavoro - a meno che il lavoratore non vi rinunci autonomamente.

Il ministro del lavoro Ursula Von der Leyen (CDU) dal 2013 in poi intende aiutare i lavoratori a basso stipendio con una sovvenzione per la pensione: secondo i calcoli del governo la pensione dei minijobber raggiungerebbe in questo modo i 365 €. Senza altri redditi i minijobber restano comunque legati al sussidio minimo statale di base per l'età avanzata che al momento è di 688 €.

La portavoce della Linke, Yvonne Ploetz, ha dichiarato in merito a queste cifre: "la previdenza sociale delle donne  resta allarmante". Il sussidio statale non garantisce alcun miglioramento.

Sempre di più contro i minijob.

Le critiche ai minijob recentemente si sono fatte più forti. I sindacati sollecitano una riforma, tanto più che questi mini impieghi non si sono sviluppati come un possibile ingresso ad un normale lavoro a tempo pieno. 

Una commissione di esperti in uno studio sulla condizioni del lavoro,  si è pronunciata a favore della eliminazione dello status speciale dei Minijobs. Il governo ha rigettato questa proposta ma  intende invece aumentare il tetto dello stipendio dei minijobs dai 400 ai 450 €. 

Il ministero del lavoro avverte di non sopravvalutare le cifre: "pensioni basse non sono un indice di redditi bassi in futuro" scrivono i funzionari del governo e aggiungono delle cifre: di fatto la pensione delle donne in media è di 535 €. Ma poichè esse hanno spesso altri redditi aggiuntivi, il reditto complessivo delle donne single in età avanzata è in media di 1.188 €. Le coppie di pensionati, secondo il ministero, dispongono di un reddito di 2.248 €.

mercoledì 28 marzo 2012

Leiharbeit macht frei?


La progressista Die Zeit ci racconta le ineguaglianze del lavoro interinale (Leiharbeit) e i tentativi della politica di riformare questo settore: solo promesse elettorali oppure riforme concrete?

Stesso lavoro ma spesso solo la metà del salario: questo squilibrio nelle retribuzioni dei lavoratori interinali, secondo uno studio della fondazione Bertelsmann non sarebbe sostenibile nel lungo periodo.  La fondazione propone di pagare i lavoratori interinali, dopo 3 mesi di impiego, come i lavoratori con un contratto a tempo indeterminato.

Secondo lo studio commissionato dalla fondazione, circa 491.000 lavoratori in affitto dei complessivi 910.000 ne trarrebbero un profitto. I costi sono stimati in circa 410 milioni di Euro. Il salario minimo in vigore dal 2011 "è il primo passo nella giusta direzione, per risolvere gli squilibri nelle retribuzioni" dichiara Aart De Geus, membro del consiglio di amministrazione della fondazione Bertelsmann. Il secondo passo sarebbe ora l'introduzione di identici livelli retributivi dopo un primo periodo introduttivo.

Il ministro del lavoro Ursula Von der Leyen (CDU), nel caso in cui le parti sociali non trovino un accordo, entro la fine della legislatura intende presentare una legge per parificare le retribuzioni. Tuttavia non esiste alcun consenso con la FDP. "E' inaccettabile che dei lavoratori con impieghi di lungo periodo e con lo stesso compito abbiano uno stipendio diverso", ha dichiarato il ministro a Die Welt.

"Penso che i lavoratori interinali al più tardi dopo 3 mesi debbano essere pagati come tutti gli altri lavoratori", ha dichiarato Christian Bäumler (CDU). Anche i Verdi hanno richiesto una legge, nel caso in cui non si arrivi ad un accordo fra le parti sociali sulla parità di retribuzione.

La FDP spera invece in un consenso delle parti sociali. "Sulla parità di pagamento il settore deve trovare e troverà una buona soluzione" ha detto responsabile per il mercato del lavoro della FDP, Johannes Vogel. Die Linke chiede invece una legge che vieti il lavoro in affitto.

Secondo lo studio del Rheinisch-Westfälischen Instituts für Wirtschaftsforschung (RWI) su commissione della fondazione Bertelsmann, i lavoratori in affitto scontano i costi  e gli svantaggi della flessibilità. Così un lavoratore che ha ricevuto una formazione professionale, nella Germania dell'Ovest guadagna il 47 % lordo in meno mentre nell'est il 36% in meno rispetto ad un lavoratore con un contratto di serie A e con lo stesso livello di istruzione. Come motivo gli autori della ricerca hanno indicato i bassi salari orari del lavoro a tempo.

La maggior parte dei lavoratori interinali sono uomini e lavorano nell'industria dell'ovest. Qui il divario retributivo, con il guadagno medio nell'intero settore è abbastanza grande. Ricevono al mese il 48% in meno degli occupati con contratto indeterminato - invece di 2.990 lordi sono 1.540 €. Per gli interinali occupati nel settore dei trasporti la discrepanza è di circa il 45 % mentre nelle organizzazioni e nei lavori amministrativi e di segreteria è del 46 %. Nei lavori con bassa qualificazione le differenze sono più piccole.

In generale il divario salariale fra il 2003 e il 2010 si è ridotto solo in pochi gruppi lavorativi, si dice nello studio. Solo tra i lavoratori non qualificati come gli imbianchini e i verniciatori le differenze fra occupati interinali e lavoratori stabili si sono ridotte in media al 30% nel 2010.

Secondo lo studio i lavoratori a tempo non minaccerebbero l'impiego dei lavoratori stabili. Una riduzione dei posti fissi a favore di un aumento dei lavoratori interinali, secondo lo studio, sarebbe un fenomeno poco frequente. Durante gli anni della crisi, 2008 e 2009, questo è accuaduto solo per il 3% dei clienti delle agenzie di lavoro interinale. Molto più probabile sarebbe il contrario: un aumento dei lavoratori in affitto in concomitanza con un aumento dei lavoratori stabili. 

martedì 27 marzo 2012

La rigidità del membro tedesco

Jürgen Stark, ex membro del board BCE, in una lunga intervista al quotidiano Handelsblatt, chiarisce il motivo delle sue dimissioni e lancia un'accusa alla BCE guidata da Mario Draghi: siamo entrati in un circolo vizioso e ci attende un futuro di inflazione.

Secondo Jürgen Stark, capo economista BCE dal 2006 al 2011, le banche centrali sono finite in un circolo vizioso. In un'intervista ci chiarisce perché le sue dimissioni sono arrivate troppo tardi e perché il tasso di inflazione potrebbe crescere rapidamente.

H: Fino a dove possono arrivare le banche centrali nella soluzione della crisi?

Stark: La banche centrali devono giocare un ruolo nella soluzione della crisi, e credo che questo ruolo l'abbiano giocato quando la crisi era acuta. Un intervento rapido, l'abbassamento dei tassi, fino a quando la stabilità dei prezzi non è minacciata, ed una efficace sostituzione del mercato interbancario non funzionante. Questo è stato fatto. Queste misure speciali, devono essere applicate fino a quando sono necessarie. Non è possibile giungere ad una loro perpetuazione. E questa perpetuazione la vediamo adesso. Se guardo alle condizioni monetarie in ambito globale, sono più espansive di quanto non fossero nel momento più critico dopo la crisi Lehman.

H: Le banche centrali sono diventate le salvatrici dei politici?

Stark: Verso le banche centrali ci sono aspettative che esse stesse hanno creato. Le banche centrali sembrano dire, noi siamo pronte a salvare tutti. A causa di queste false aspettative, alle banche centrali sono arrivate sempre nuove richieste. In sostanza devono ora fare tutto: non solo la stabilità dei prezzi, ma anche mantenere bassi i tassi di disoccupazione, mantenere inclinata la curva dei tassi e rendere piu' leggeri gli aggiustamenti di bilancio pubblico. Si tratta di un compito multifunzionale assegnato alle banche centrali e che minaccia il loro normale funzionamento.

H: La BCE ha messo a disposizione delle banche quasi un trilione di Euro per 3 anni a basso tasso. Lei è daccordo con questa misura?

Stark: Il presidente Mario Draghi ha presentato il tema e affermato che io ero daccordo con il provvedimento. Ho votato a favore del provvedimento, ma sotto altre condizioni, esattamente senza l'abbassamento del tasso di interesse di dicembre.

H: Stiamo parlando di trilioni di Euro, sono cifre ancora gestibili?

Stark: Il bilancio della BCE è di oltre 3 trilioni di euro. Questa somma si è gonfiata enormemente. Questo significa che il bilancio è cresciuto 3 volte e ammonta a circa il 30% del PIL della zona Euro. Ma non riguarda solamente il volume

H: Perché?

Stark: In seguito a questo impegno triennale un pezzo della flessibilità della BCE è andato perduto. Queste operazioni di lungo periodo sostituiscono quelle di breve periodo. In questo modo le operazioni di gestione della liquidità a breve termine si sono ridotte a meno del 10%. Tuttavia esiste una clausola di opt-out, vale a dire, la possibilità di rimborsare i crediti triennali anche dopo un anno.

H: Lei ritiene che le banche utilizzeranno le clausole di opt-out?

Stark: Non lo so. La BCE ha spinto le banche a partecipare attivamente a queste iniziative. Le banche non hanno avuto alcuna remora a rifornirsi di denaro a basso tasso in grandi quantità.

H: Non è questo un sovvenzionamento del settore finanziario?

Stark: Si rende possibile il cosiddetto carry trade. La banche ricevono denaro all'1% e in alcuni paesi possono acquistare titoli di stato che rendono fino al 4.5 o 5%. 

H: In parole molto più chiare: questo è profitto senza rischio, un invito alle banche affinché guadagnino denaro.

Stark: Si certo, potrebbero anche finanziare l'economia reale. Nessuno indica loro, in che modo devono utilizzare il denaro.

H: Siamo arrivati ad un finanziamento diretto degli stati?

Stark: Ci stiamo avvitando in un circolo vizioso

H: Come potrà uscire la BCE dalle numerose misure di emergenza?

Stark: Una banca centrale dovrebbe sempre avere una via d'uscita da queste misure speciali, soprattutto in scenari diversi. Ma di fronte a un impegno triennale l'uscita sarà difficile. La domanda è: come potrà la BCE mettere in atto una riduzione del bilancio? Non è solo la grandezza, è la struttura, è la durata dell'impegno e l'impossibilità per la banca centrale di riassorbire rapidamente questa liquidità, che oggi dà problemi enormi. Storicamente sappiamo che ogni politica espansiva della banca centrale porta nel breve periodo all'inflazione.

H: Se la BCE interrompesse le sue misure speciali e normalizzasse le sue politiche dei tassi, le sarebbe possibile abbandonare il trend globale del denaro abbondante a buon mercato?

Stark: Sia la politica che le banche centrali hanno ceduto alla tentazione di cercare di risolvere i problemi del mondo con un'alluvione di denaro. Poichè questo è un fenomeno globale, l'abbandono sarebbe difficile, se ci fosse uno sviluppo in direzione di prezzi piu' alti. Al momento questa abbondanza di liquidità non si mostra nei prezzi dei beni e dei servizi. Ma si manifesta già chiaramente nei prezzi delle materie prime e delle attività finanziarie. 

H: Lo può dimostrare?

Stark: In questo momento abbiamo una congiuntura debole, ma il potenziale di inflazione si è già costituito. Non siamo in circostanze normali, abbiamo questa politica monetaria globale accomodante, più una politica fiscale espansiva nella maggior parte delle economie sviluppate. Da questa combinazione potrà crearsi un cambio sulle aspettative di inflazione futura.

H: Quanto tempo ci vorrà prima di avere un elevato tasso di inflazione?

Stark: Non posso fare nessuna previsione. Ma pensi che sia la Commissione che la BCE hanno rivisto verso l'alto le loro previsioni di inflazione per il 2012. Siamo in una fase in cui le aspettative di un'inflazione inferiore al 2% nei prossimi mesi e anni sono sempre piu' remote. Nel 2012 non saremo sotto il 2%.

H: Lei crede che la crescita dei prezzi potrà diventare un problema globale?

Stark: Il rischio vale anche per i mercati emergenti. Io vedo un fenomeno globale. 

H: Si è forse perso il consenso sul fatto che la lotta all'inflazione è un obiettivo che merita di essere perseguito? Alcuni ipotizzano l'inflazione come la soluzione alla crisi del debito.

Stark: La stabilità dei prezzi a mio avviso è un traguardo culturale. Abbiamo avuto una lunga fase con tassi di interesse bassi, che potrebbe aver alterato il comportamento degli individui. Confrontate oggi la situazione fra i tassi reali a breve e quelli di lungo periodo con la situazione di 10 o 20 anni fa. I tassi reali in Germania, UK e USA sono negativi. Tassi reali negativi - anche sulle durate decennali - significano praticamente un esproprio. E' questa la preparazione ad una fase in cui dovremo fare i conti con tassi reali negativi a causa di tassi di inflazione piu alti in futuro? 

H: Quando ha maturato l'idea di uscire da questo magico sistema di moltiplicazione del denaro?

Stark: Questo è iniziato nel 2010 con l'avvio degli acquisti da parte della BCE di titoli del debito pubblico. Gli acquisti erano sul mercato secondario. Il problema è che se in un paese dove la BCE interviene, accade qualcosa di spiacevole, allora la BCE viene coinvolta, e da questi interventi si possono rischiare delle grosse perdite. In questo modo, indipendentemente dal paese, nel resto dell'area Euro la BCE perde la reputazione. Alla fine verrebbe a mancare la fiducia nella banca centrale

H: Questa perdita di fiducia è la chiave, per comprendere i motivi delle sue azioni?

Stark: Per me un punto decisivo è stato il fatto che, nel sistema in cui ci troviamo - dove il denaro non ha nessun legame con l'oro o l'argento o con qualsiasi altra cosa  - la sola ancora reale è la banca centrale. L'ancora è la fiducia nella banca centrale. E questa non deve essere distrutta. E se lei comprende sotto quale pressione è stata la BCE alcune settimane fa per contribuire alla soluzione della crisi del debito, allora è accaduto quello  che si temeva. 

H: Ma questa non è stata la sola ragione per cui lei si è ritirato.

Stark: La seconda ragione riguarda l'allargamento del programma di acquisto del debito pubblico nell'estate del 2011 che dal mio punto di vista ha prodotto degli incentivi sbagliati. Ai governi è stato detto, siamo pronti ad intervenire, ma dovete fare attenzione alla vostra politica. Questo riguarda il livello di legittimazione democratica, di cui dispone la BCE. La BCE non può subordinare le sue decisioni alle scelte politiche che vengono fatte in alcun paesi. Se questa è una decisione di politica monetaria deve essere valida per tutti. Se invece questa non è una decisione di politica monetaria, allora la banca non è più indipendente ma sotto il controllo della politica. La fiducia nella banca centrale e nella sua capacità di svolgere il compito per cui è stata creata va perduta.

H: Le dimissioni del presidente Axel Weber, sono state un esempio per lei?

Stark: No, per niente. Il mio ragionamento è stato: fino a che livello può essere accettato il fatto che una banca centrale in una fase cosi' critica possa fare anche cose fuori dal proprio mandato? E' necessario non perdere mai di vista il proprio mandato. E anche quando comunica, che esistono motivi di politica economica, per acquistare il debito pubblico, allora bisogna fare attenzione agli effetti collaterali.  

H: Normalmente si combatte per le proprie convinzioni

Stark: Naturalmente abbiamo avuto una discussione aperta, gli argomenti sono stati portati sul tavolo. Ma con i miei argomenti non sono riuscito ad impormi.

H: Quale sarebbe stata l'alternativa all'acquisto da parte della banca centrale?

Stark: Deve esserci una chiara suddivisione del lavoro fra governi e banche centrali.  Avremmo dovuto chiarire che la BCE non è stata creata per salvare questo o quel paese. Se devono esserci dei salvataggi sono i governi a doverlo fare.

H: A chi era indirizzato il segnale che le in quel momento ha inviato?

Stark: Il segnale era per la politica. Io volevo anche ricordare il trattato di Maastricht e il concetto di fondo che veniva espresso. Implicitamente abbiamo accettato che uno stato membro non potesse diventare insolvente. La domanda era, dentro o fuori l'unione monetaria? Il principio è stato modificato, e per questo non c'è stata nessuna legittimazione democratica. 

H: Che cosa le ha risposto il ministro delle finanze Schäuble?

Stark: Il problema che il governo di Berlino ha individuato era l'effetto contagio, dopo il paese A arriva il B, poi il C, un processo senza fine. Minimizzare gli effetti di contagio significa: i paesi coinvolti devono modificare le loro politiche. Devono accettare una svolta a U nella loro politica economica, e allo stesso tempo è necessario erigere degli scudi difensivi. Nel senso che si aumenta il volume che gli stati sono pronti a portare in salvataggio. Ma è questa la soluzione?

H: Oggi subiamo le conseguenze degli errori del passato?

Stark: Abbiamo iniziato l'Euro con troppi paesi. Abbiamo allargato l'unione monetaria troppo rapidamente e in questo modo abbiamo aumentato l'etereogeneità. Da parte dei paesi membri ci sono stati degli adeguamenti insufficienti alle condizioni dell'unione monetaria. L'allargamento alla Grecia nel 2001 - una piccola economia, 2% del pil dell'unione monetaria - sembrava sopportabile. Invece vediamo solo ora quanto sia difficile sostenere la sua economia, quando si è trovata in problemi seri.

H: L'ex capo della BCE  Trichet non ha contribuito alla creazione di questi problemi? Se avesse detto di no ai governi, le cose non sarebbero andate diversamente?

Stark: L'allora presidente della BCE Trichet lo ha fatto molto chiaramente, ma la pressione sulla BCE all'epoca era molto forte. E non solo da parte dei politici europei, ma la pressione era internazionale

H: La pressione è stata esercitata anche su di lei?

Stark: No su di me no. Io non ero nemmeno presente al meeting dei capi di stato con la commissione di inizio maggio 2010. C'era una sensazione di impotenza e allo stesso tempo la sensazione che qualcosa si dovesse fare. E in questo scenario si chiese alla BCE di intervenire sui mercati - e di annunciare questo ai mercati prima dell'apertura del lunedi mattina. Abbiamo poi proseguito con la creazione del fondo da 750 miliardi di Euro. Queste informazioni sono state date ai mercati il lunedi mattina, incluse le informazioni da parte della BCE: "Interveniamo per motivi di politica monetaria". Ciò ha naturalmente accelerato i passi successivi.

H: Che cosa significa per lei personalmente?

Stark: Ho pensato subito alle dimissioni, mi sono consultato la notte di lunedi con alcuni amici e colleghi. Sono tutti giunti alla conclusione che questo non poteva essere un motivo, dovevo restare. Me per l'anno e mezzo successivo ho rimpianto la mia decisione, di non aver dato le dimissioni immediatamente.

H: Quando siamo arrivati al dunque, lei si è consultato con qualcuno?

Stark: No, con nessuno ad eccezione di mia moglie. Dopo la decisione di acquistare i titoli del debito pubblico nel maggio 2010 sono caduto in un enorme conflitto di lealtà. Conflitto di lealtà con le istituzioni, e conflitto con me stesso soprattutto, dovevo restare fedele ai miei principi. Allo stesso tempo dovevo rappresentare la linea ufficiale delle istituzioni, è difficile mantenersi in equilibrio a lungo. Quest'anno e mezzo per me è stato molto duro: se si fa un altro passo nella stessa direzione, allora giuro che dovrò dire NO. E questo è accaduto ad inizio dell'agosto 2011.

H: Come ha reagito la cancelliera Angela Merkel alle sue decisioni?

Stark: Si è contenuta. E ha detto che sarebbe stato inutile tentare di influenzare la mia decisione.

H: Lei non è riuscito ad imporre la sua visione di stabilità. Gli altri membri del consiglio BCE con una visione simile, non combattono una battaglia persa in partenza?

Stark: La situazione è oggi ancora più difficile. Arrivo alla conclusione, che nel medio periodo sono necessari 2 cambiamenti nel modo in cui gestiamo l'Eurosistema. Primo, considero non sostenibile un consiglio BCE con 23 o forse in futuro 27 o 30 o piu' membri. Qui è necessario un cambiamento. Questo sarà naturalmente molto difficile, perchè è necessario un cambiamento ai trattati.

H: Quale riforma di politica monetaria ha in questo momento in mente?

Stark: Quello che immagino è un comitato di politica monetaria, composto al massimo da 9 persone che prende le decisioni di politica monetaria per l'intera area monetaria. Secondo, ritengo necessario per le decisioni importanti, come quelle prese dal consiglio BCE, vengano resi pubblici i voti, quando le decisioni non sono consensuali. Con i nomi. Questo deve essere trasparente, in modo che sulle decisioni importanti non si possa dire che sono state prese a larga maggioranza, quando invece il consenso era limitato.

H: Questo è quello che dice spesso il presidente BCE Mario Draghi. All'esterno si dà l'immagine di una BCE in perfetta armonia.

Stark: Teoricamente la BCE verso l'esterno dovrebbe sembrare unitaria nelle sue decisioni. Ma in caso di dissenso su questioni di fondo è necessaria una maggiore trasparenza.

giovedì 22 marzo 2012

Continuate così!


Mario Draghi, intervistato dalla popolare Bild.de, cerca di calmare le ansie dei tedeschi spaventati dall'inflazione   e dal LTRO e rilancia con una sviolinata: siete il nostro modello, dobbiamo imparare da voi, continuate così!

BILD: Quando un anno fa era ormai chiaro che lei - un italiano - sarebbe diventato il nuovo presidendte della BCE, su Bild ci fu un montaggio impertinente: lei con un casco a punta prussiano. L'avevamo trasformata in un vero tedesco. Come lo ha trovato?

MD: Mi è piaciuto molto. L'elmo prussiano è un buon simbolo per l'importante compito della BCE: stabilità dei prezzi e difesa del risparmiatore europeo.

BILD: Per i tedeschi un banchiere centrale deve essere contro l'inflazione, indipendente dalla politica e per un Euro forte. In questo senso, quanto è tedesco lei?

MD: Queste sono esattamente le virtù tedesche. Ma ogni banchiere centrale nell'Eurozona  dovrebbe averle.

BILD: Il presidente francese sostiene, che l'Europa deve imparare dal modello tedesco...

MD: E ha ragione. L'ho già detto prima di lui: la Germania è un esempio. Il vecchio modello di stato sociale europeo è morto, perchè poteva andare avanti solo facendo molti debiti. I tedeschi lo hanno reinventato - ma senza un debito eccessivo"

BILD: Ha un messaggio per i tedeschi?

MD: Continuate così!

BILD: Una paura costante dei tedeschi è il ritorno dell'inflazione. Lei riesce a capirlo?

MD: I tedeschi nel ventesimo secolo hanno avuto delle pessime esperienze con l'inflazione. Distrugge valore e rende impossibile la pianificazione. Di piu': può portare alla completa disgragazione di una società.

BILD: Perchè come presidente della BCE accetta che nell'Eurozona ci sia un'inflazione al 2.7 %, chiaramente piu' alta dell'obiettivo della banca centrale?

MD: Un momento. Se consideriamo l'aumento del prezzo del petrolio e i recenti aumenti delle tasse operati dai governi, da mesi siamo stabili all'1.5 %. Se le previsioni di inflazione dovessero peggiorare, provvederemmo ad intervenire immediatamente. Guardate piuttosto ai fatti, parlano da sé. Il tasso medio di inflazione, dal momento della creazione della BCE è piu' basso che in qualsiasi precedente periodo prima dell'introduzione dell'Euro.

BILD: In due volte, la BCE ha messso in circolazione quasi un trilione di Euro di liquidità. Questo causerà inflazione?

MD: Le banche a cui la BCE ha prestato il denaro, in larga parte non hanno immesso questo denaro nel ciclo economico, ma hanno estinto dei vecchi debiti. Questo processo non alimenta l'inflazione. E osserveremo attentamente, se e come il denaro verrà immesso nel ciclo economico. 

BILD: Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann mette in guarda dai rischi di questa inondazione di liquidità.

MD: E' un tipico banchiere centrale, come tutti noi. Ci preoccupiamo di cose, per le quali normalmente nessuno si preoccupa. E naturalmente ci sono rischi ed effetti collaterali, se si utlizza un farmaco molto forte, come lo è il quasi trilione di Euro di liquidità della BCE. Ha fatto bene a sottolineare il pericolo, e io sono daccordo con lui.

BILD: C'è una spaccatura fra paesi del nord e del sud nel consiglio della BCE?

MD: Non c'è nessun divario tra nord e sud. Tuttti i membri del consiglio hanno interiorizzato la cultura tedesca della stabilità. Il tempo dei conflitti è superato. Ma io le dico: lo scorso autunno la situazione era veramente critica. Potevamo arrivare ad una stretta creditizia delle banche molto pericolosa e così ad un fallimento delle aziende, che improvvisamente avrebbero avuto una secca finanziaria. Questo dovevamo evitare.

BILD: Ora le banche fanno grandi affari, giusto?

MD: Il denaro della BCE è arrivato nei posti giusti. Solo in Germania, 460 banche hanno preso parte all'operazione, molto più del solito. Non erano solo le grandi banche in difficoltà, ma anche molte piccole banche. Quest'operazione ha aiutato soprattutto le piccole e medie imprese che in Europa rappresentano il 70% di tutti i posti di lavoro.

BILD: Questo suona molto ottimista. L'Euro è una valuta sicura e stabile?

MD: Sì lo è molto.

BILD: La crisi è superata?

MD: Il peggio è alle spalle, ma ci sono ancora rischi. La situazione si stabilizza. I dati importanti dell'Eurozona, come inflazione, bilancia della partite correnti, e soprattutto deficit pubblico, sono migliori che ad esempio negli Stati Uniti. La fiducia degli investitori sta tornando, e la BCE da settimane non ha piu' dovuto sostenere i titoli pubblici attraverso gli acquisti. La palla ora è passata ai governi. Devono rendere l'Eurozona permanentemente a prova di crisi. 

BILD: Se oggi fosse il suo compleanno, quale sarebbe il suo desiderio che esprimerebbe al governo federale di Berlino e alla cancelliera?

MD: Fiduca nella BCE. Fiducia nell'Europa.


La Grecia dovrà rinunciare ad una parte del suo benessere e reddito



BILD: Herr Draghi, lei dice che il peggio della crisi è alle spalle. Ma la Grecia ha ancora bisogno di altri 100 miliardi di Euro freschi. Il paese è un pozzo senza fondo?


MD: I greci hanno già votato per importanti riforme in parlamento. Se verranno messe in pratica, il paese avrà una possibilità di uscire dal tunnel in cui è finito.


BILD: Ma nelle prossime elezioni vinceranno dei partiti che si oppongono alle riforme.


MD: Per superare la crisi la Grecia ha bisogno di un contesto politico stabile.


BILD: Perché i contribuenti tedeschi ed europei dovrebbero garantire se le cose vanno male?


MD: Questo è vero. I contribuenti europei si sono assunti una parte degli oneri del salvataggio greco. Per questo motivo la BCE non ha preso parte al taglio del debito - perchè questo sarebbe stato fatto a spese del contribuente.


BILD: Quanto tempo ha ancora la Grecia?


MD: Alcune riforme possono avere efetto molto rapidamente. Ad esempio una riforma fiscale e il miglioramento della riscossione delle tasse renderebbe il carico fiscale piu' equo. Questo è un forte incentivo a lavorare di piu' - e questo porta l'economia a camminare di nuovo con le proprie gambe.


BILD: Molti esperti ritengono che solo un'uscita dall'Euro potrebbe rendere la Grecia nuovamente competitiva.


MD: L'uscita di un paese dalla zona Euro per la BCE è impensabile.


BILD: Tuttavia...


MD: Un'uscita e la possibilità di svalutare la nuova valuta, non renderebbero migliore la situazione. La necessità delle riforme non verrebbe meno. Dall'altro lato l'alta inflazione e l'instabilità sarebbero le conseguenze di un'uscita - e per un periodo di tempo imprevedibile nessuno presterebbe alla Grecia il denaro necessario.


BILD: Dovranno in ogni caso i greci rinunciare ad una parte del loro reddito?


MD: Sì, questa riduzione del reddito riguarda il taglio dei salari in tutti i settori. Ma all'interno dell'Eurozona questo è più facile che all'esterno. 


BILD: C'è un limite al supporto finanziario? O andremo avanti ancora così?


MD: Questo non lo posso dire, dobbiamo vedere come procede nel paese. In generale vale sempre: se vogliamo difendere il denaro dei contribuenti, l'unione monetaria non deve diventare in alcun modo un'unione di trasferimento, dove 2 paesi pagano, il resto spende, e dove l'insieme viene finanziato attraverso gli eurobond. Questo non deve accadere.


BILD: Molti partiti in Germania lo chiedono.


MD: Una comunità si deve fondare sulla fiducia, una fiducia verso il rispetto delle regole comuni come ad esempio quelle sul deficit pubblico. Per questo il nuovo Fiskal-pakt è importante per i paesi Euro, e sarebbe ancora troppo presto per gli Euro bond.


BILD: La cancelliera riuscirà ad imporsi?


MD: Io dico, senza la pressione dei mercati e dei tedeschi, non avremmo fatto molti dei progressi fino ora ottenuti nei diversi paesi europei.

mercoledì 21 marzo 2012

Target-2, Sinn ha torto! Forse...


Handelsblatt pubblica un commento di Philipp Johann Koenig, economista dell'Università di Berlino, sulle conclusioni di Sinn in merito al sistema Target-2. Secondo l'autore le sue ipotesi sarebbero in parte errate e in malafede. 

La discussione pubblica sugli squilibri del sistema Target-2 è caratterizzata da molte incomprensioni, mezze  verità ed errori. E' arrivato il momento di fare chiarezza.

Circa un anno fa Hans Werner Sinn ha pubblicato un vero e proprio articolo di giornalismo investigativo sul sistema Target-2. Nonostante le numerose obiezioni alla sua tesi, fino ad ora nel dibattito pubblico egli è rimasto la massima autorità interpretativa su questo argomento. I giornalisi della FAZ, di Wirtschaftswoche, di Spiegel Online hanno ripreso la sua tesi senza aggiungere  alcun commento.  

Tuttavia le funzioni del Target-2 e le sue implicazioni economiche non sono particolarmente complicate, e sono già state descritte dettagliatamentne nel 1999 da Peter Garber. Oppure un tema cosi tecnico appassiona il lettore, solo se si parla di una "strategia segreta di salvataggio della BCE" oppure se si parla di denaro stampato in continuazione con la "stampante della BCE".

Ci sono buoni motivi per discutere criticamente le tesi del professor Sinn. Sono a volta scorrette e talvolta formulate in maniera confusa, perché Sinn evita di chiarire i meccanismi che stanno dietro il sistema Target-2. Ancora piu' discutibile è la sua proposta di limitare i saldi del Target-2 come difesa ai probabili costi aggiuntivi per il contribuente tedesco, da lui ipotizzati. Se la sua proposta fosse messa in pratica, causerebbe la fine dell'unione monetaria. E in quel caso allora i rischi nel bilancio della banca centrale diverrebbero molto piu' concreti.

Target-2 è il sistema europeo di pagamento dell'Eurosistema. Due regole sono importanti per comprendere il funzionamento dei saldi Target-2. Primo, un banca di affari ha un conto presso la banca centrale del paese nel quale ha sede e può solo attraverso questo conto ricevere un credito dalla banca centrale. Secondo, le differenti banche centrali pubblicano bilanci separati. Se una banca greca bonifica tramite il Target2 100 Euro ad una banca commerciale tedesca, si riduce il credito della banca centrale greca di 100 €, mentre quello della banca commerciale tedesca cresce di 100 €. I bilanci della banca centrale greca e della Bundesbank non sono piu' allineati, poiché 100 € sono usciti dall'area di responsabilità della banca centrale di Atene e sono entrati in quella della Bundesbank.

Non esistono i crediti Target

Per correggere questo e pareggiare di nuovo i bilanci, viene introdotta una posizione di compensazione, un impegno appunto. Intendiamoci, una posizione attiva della Bundesbank verso la Banca centrale greca non è un credito che la Bundesbank concede alla banca centrale di Atene. Ogni posizione Target-2 riflette un flusso di denaro fra le banche centrali, che la banca commerciale che ha eseguito il bonifico ha preso a prestito.

Non esistono crediti Target, come li chiama Sinn. Ci sono crediti dell'Eurosistema alle banche commerciali, concessi attraverso il sistema della banche centrali, e ci sono flussi di questo denaro prestato all'interno dei circuiti Target2 nell'Eurozona. I pagamenti transfrontalieri all'interno dell'unione monetaria, compaiono nel bilancio della banca centrale. Che cosa fa la banca commerciale tedesca con i 100 € dalla Grecia?  La banca commerciale tedesca ha bisogno del denaro della banca centrale per soddisfare le esigenze di prelievo dei propri clienti, per coprire le proprie riserve minime e per gestire i pagamenti. Se dopo aver ricevuto il pagamento ha 100 € in piu' di quanto abbia bisogno, in tempi normali offre questa eccedenza al mercato dei capitali. Se la banca greca dopo il pagamento ha 100 € meno di quanto ha bisogno si rivolge al mercato dei capitali, mediante il quale può prendere a prestito dalla banca tedesca 100 €.

Attraverso questo affare si genera un nuovo flusso di pagamenti in direzione inversa nel sistema Target-2. Le posizioni di segno contrapposto si pareggiano. I normali meccanismi di mercato portano in tempi normali a posizioni molto basse nel Target-2 all'interno dei bilanci delle banche centrali. Perchè nel corso della crisi si sono create delle posizioni Target così grandi?  Si ricorda, che al momento la banca centrale tedesca, olandese, lussemburghese, e Finlandese hanno insieme richieste (attività) verso il Target 2 per circa 660 miliardi di Euro nei confronti delle banche centrali degli altri paesi. Nei 18 mesi precedenti la crisi, le posizioni attive T2 erano in tutto l'Eurosistema circa 85 miliardi e si suddividevano fra circa 11 banche centrali nazionali.

Il mercato interno del denaro durante la crisi si è segmentato lungo i confini nazionali. Le banche dei paesi in crisi non hanno avuto piu' accesso al mercato dei capitali, e così sul mercato non si sono piu' create posizioni contrarie. A questo si deve aggiungere una considerevole fuga di capitali. Prima della crisi i capitali si muovevano all'interno dell'Eurozona, spesso sotto forma di prestiti a breve termine dalle banche dei paesi centrali a quelli periferici.

La crisi del debito si è estesa anche alle banche di questi paesi e i flussi di capitale si sono invertiti. Il capitale fugge verso i paesi considerati sicuri. La capacità di finanziarsi per le banche dei periferici è sempre minore, mentre le banche che ricevono i capitali hanno piu' liquidità di quanta effettivamente ne abbiano bisogno.

Che cosa fanno le banche con la liquidità ricevuta? Hanno meno bisogno di credito dalla banca centrale e depositano presso la Bundesbank parte della liquidità ricevuta. Che cosa fanno le banche nei paesi in crisi? Hanno bisogno di piu' credito dalla banca centrale per restare solvibili. Sinn definisce questo processo "stampa di denaro". La terminologia usata da Sinn è scorretta, e rende piu' difficile la comprensione dell'intero processo. La concessione di credito dell'intero Eurosistema si sposta verso le banche dei paesi in crisi.

Come è sempre accaduto, il denaro non viene stampato, piuttosto viene concesso del denaro su un deposito a fronte di garanzie. L'accettazione di garanzie è una procedura comune a  tutte le banche centrali, in gran parte standardizzata. L'eccezione piu' importante è la concessione della cosiddetta Liquidità di assistenza di emergenza (Emergency Liquidity Assistance), che invece avviene completamente a rischio della BCE.

Nessun consenso sulla giusta soluzione.

E' cosi brutto, se le banche in Germania prendono a prestito dalla banca centrale meno denaro? No! Grazie al flusso di capitali dei paesi in crisi, sono in una posizione privilegiata e quindi meno dipendenti dai finanziamenti della banca centrale. E' un male se i prestiti della banca centrale si spostano verso i paesi in crisi? In questo modo l'Eurosistema va incontro a rischi superiori. Il livello assoluto delle operazioni di credito è cresciuto e il bilancio della BCE è poco diversificato (perchè sono solo le banche dei paesi in crisi a richiedere prestiti). Inoltre le garanzie accettate sono state estese, rendendo in questo modo la concessione di credito piu' rischiosa.

L'Eurosistema non avrebbe dovuto prendere questi rischi? Questa domanda deve essere discussa in maniera intensiva. L'Eurozona è attraversata contemporaneamente da una crisi bancaria e da una crisi dei debiti pubblici. La banca centrale può influenzare la crisi, in quanto attraverso misure straordinarie può rendere meno acuti i problemi del sistema bancario. Sulla causa di fondo della crisi del debito - debiti esorbitanti, problemi strutturali, bilancia dei pagamenti squilibrata - la politica monetaria non ha alcun influsso.

In questo scenario la BCE si deve tenere in equilibrio fra un'accettazione di ulteriori rischi e la difesa del debole settore bancario nei paesi in crisi. Come mostra la lettera di Weidmann al presidente della BCE Draghi, anche all'interno del consiglio della BCE non esiste un'opinione comune sulla soluzione di questo conflitto. Le posizioni Target-2 che Sinn ha preso in esame, sono alla fine solo un sintomo della crisi economica. Sono un'espressione della fuga di capitali in corso e delle misure della BCE prese per attenuarne gli effetti.

E' falso sostenere che la BCE in questo modo finanzia la bilancia della partite correnti del sud Europa. I capitali, compresi i depositi bancari nazionali, possono ad un certo punto lasciare il paese. La bilancia delle partire correnti in questo senso è irrilevante. Anche paesi con una posizione debitoria attiva verso l'estero possono essere interessati da una fuga di capitali e sviluppare in questo modo degli elevati saldi negativi Target-2.

L'insolvenza sarebbe il risultato.

Le posizioni Target-2 rappresenterebbero un problema, solo se l'Eurozona dovesse disintegrarsi. L'ipotesi di Sinn (evento fortunatamente estremamente improbabile) in questo caso è corretta. Ma Sinn ipotizza che tutte le richieste Target-2 dovrebbero essere contabilizzate come perdite. Questo non è certo il caso. Come si potrebbe sviluppare una rottura della zona Euro, e come sarebbero gestiti i crediti della banca centrale e le relative garanzie, non è certamente ancora stato regolato.

E' ipotizzabile che in un caso del genere, fra i paesi coinvolti ci sarebbero delle lunghe negoziazioni  politiche, alla fine delle quali si cercherebbe di trovare un accordo sulla suddivisione delle perdite dovute alla rottura dell'unione monetaria.

Per poter difendere il contribuente tedesco dalle probabili perdite, Sinn propone un pareggio annuale delle posizioni Target-2 attraverso il trasferimento di oro o di garanzie negoziabili sui mercati. Apparentemente non è consapevole che questo trasformerebbe l'unione monetaria in un sistema a cambi fissi. La solvibilità dei paesi europei all'interno dell'unione monetaria sarebbe definita dalle riserve della sua banca centrale (e non dalla consistenza delle garanzie accettate dalla banca centrale in mano al settore privato). 

L'effetto sarebbe una insolvenza dei 12 paesi con saldi Target negativi, una rottura dell'Eurozona e il verificarsi di quella situazione che proprio Sinn poco prima con tanta forza aveva descritto come il rischio maggiore.

domenica 18 marzo 2012

Qualcuno crede ancora ai miracoli?

Sulla Süddeutsche Zeitung, quotidiano progressista di Monaco, ancora un'analisi sul mercato del lavoro e sul famoso miracolo occupazionale (Jobwunder). Per molti tedeschi il miracolo ancora non è arrivato.

Dal mercato del lavoro, nel mezzo di una crisi economica, arrivano dei dati impressionanti: il numero dei disoccupati in Germania è sceso al livello piu' basso degli ultimi 20 anni. Dall'altra parte, molti lavoratori ricevono bassi salari - il numero degli occupati a basso salario cresce. Il Jobwunder è solo un'illusione?

In Germania per molte persone lo stipendio è appena sufficiente a sbarcare il lunario. Non solo perché la crescita dei salari non riesce a star dietro all'aumento dei costi per l'affitto e gli alimenti. Soprattutto perché per molti non è possibile trovare un lavoro ben pagato. Un quarto dei lavoratori ha un salario basso, secondo la ricerca dell'Istituto per il Lavoro e la Formazione dell'Università di Essen-Duisburg (IAQ). Si può parlare in questo caso di un miracolo occupazionale? Oppure il nuovo mondo del lavoro in Germania è solo una certificazione di povertà - in senso letterale? Un'analisi.

In Germania in questo periodo si parla spesso di miracolo occupazionale (Beschäftigungswunder). Perchè?

Perché il numero dei disoccupati è così basso come non lo era mai stato. Il mese scorso con  3.11 milioni di disoccupati, si è raggiunto il livello più basso per il mese di febbraio da 21 anni. In certi periodi del 2011 il numero dei disoccupati era sceso addirittura sotto i 3 milioni. E se durante una difficile crisi economica il numero dei disoccupati cala, questo è un buon segno. Dopo tutto questo aiuta l'intera economia. I cittadini hanno piu' denaro a disposizione, si comprano piu' beni e si fanno piu' viaggi. Le entrate fiscali crescono e le casse per l'assistenza sanitaria - come ultimamente è accaduto - possono avere dei guadagni e non avere bisogno di alcun aiuto dallo stato.

Da quando abbiamo questo aumento dell'occupazione?

Anche se lo sviluppo positivo nel mercato del lavoro è stato percepito solo durante la crisi - di fatto il livello di occupazione cresce da almeno una decade. La spinta principale è arrivata alla fine degli anni '90 e all'inizio della scorsa decade.

In che misura lo sviluppo dei lavori a basso salario è da ricondurre alla comparsa dei nuovi Mini-Jobs e del lavoro in affitto?

Il numero degli occupati con lavori ad orario ridotto è cresciuto dal 2000 fino al 2010 da 4.1 a 4.9 milioni. I Minijobber hanno quindi contribuito in maniera sostanziale al Jobwunder. Accanto a questi, nel 2010 c'erano ancora 2.3 milioni di individui, che avevano un Mini-job come secondo lavoro - accanto ad un'occupazione principale. E' cresciuto fortemente anche il numero dei lavoratori in affitto (interinali). In questo momento sono circa 800.000. Un confronto: nel 1996 erano solamente 180.000. I lavoratori interinali non guadagnano solamente meno denaro dei dipendenti a tempo pieno e con contratto regolare - a loro manca anche la possibilità di pianificare un futuro, offerta dai normali contratti, a causa dei continui cambi di lavoro. A tale riguardo possiamo dire: molti tedeschi non hanno percepito il Jobwunder nel loro portafoglio. Molti non riescono nemmeno a vivere del loro salario. Secondo lo studio appena pubblicato, poco meno di un quarto degli occupati ha un basso salario. Questi sono prima di tutto Minijobber che non possono guadagnare piu' di 450 € netti al mese. Oltre a questi, il 15% degli occupati a tempo pieno hanno un basso salario. 

Che cos'è un basso salario?

Il limite del basso salario viene calcolato confrontandolo con la media degli altri salari. Un basso salario è un salario inferiore ai due terzi della media dei salari. Al momento il limite del basso salario è di 9.15 € per ora. Questo modo di calcolare facilita il confronto con gli altri paesi. I 9.15 € per ora sono solo la soglia. Secondo lo studio dello IAQ, i lavoratori a basso salario guadagnano 6.68 € per ad ovest e 6.52 € nell'est. I numeri sono quelli del 2010.

Secondo la definizione EU, chi guadagna meno del 60 % della media dei salari è a rischio povertà. Questo significa che gli occupati nei settori a basso salario hanno un rischio maggiore di povertà?

Naturalmente è vero. Chi guadagna poco, ha anche un rischio maggiore di povertà. Tuttavia, può anche accadere, che un basso salario sia una fonte di reddito aggiuntiva all'interno di un nucleo familiare dove altri membri hanno redditi superiori.

Spesso si è discusso dell'introduzione dei salari minimi, in alcuni settori è già stato fatto. In questo caso si dovrebbe inserire un limite minimo per il salario. I datori di lavoro argomentano che un salario minimo distruggerebbe posti di lavoro, perché renderebbe il lavoro piu' costoso. E' così?

Al momento in Germania non c'è nessuno studio in materia. Un'analisi dettagliata del settore delle costruzioni  mostra che l'introduzione del salario minimo nel 1997 nella ex Germania dell'Est ha causato solo una piccola riduzione dell'occupazione. Nella Germania dell'ovest questo effetto non è stato osservato. Uno studio empirico recente in Gran Bretagna ha concluso che :" I salari minimi nel medio e lungo periodo hanno un effetto neutro sull'occupazione". I posti di lavoro non verrebbero né distrutti né creati.

Perchè il mercato del lavoro tedesco durante la crisi è andato così bene?

Ci sono stati diversi fattori, soprattuto nel 2009, quando l'economia è caduta del 5%, mentre l'occupazione ha tenuto per l'intero periodo. Thomas Rhein dell'Istituto per la Ricerca sul mercato del lavoro e dell'occupazione (IAB), considerato un centro di ricerca indipendente, ha parlato di relazioni industriali in grado di creare al proprio interno una elevata flessibilità. Questo significa, che in molte aziende il calo drastico degli ordinativi è stato gestito attraverso il Kurzarbeit (cassa integrazione)  o con la riduzione degli straordinari.

Molto diversa è la situazione in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dove il numero dei disoccupati è cresciuto drammaticamente. Nei paesi anglosassoni si è cercato di contrastare la congiuntura attraverso i licenziamenti. Il modello del Kurzarbeit - a causa dei notevoli aiuti statali - per le aziende è piu' costoso di un licenziamento. In seguito, quando nuovi lavoratori saranno assunti, la politica di mantenimento darà i suoi frutti, visto che l'inserimento di nuovi lavoratori porta con sé molti costi.

Molte aziende durante la crisi erano consapevoli di disporre di un elevato capitale umano, come dicono gli esperti di lavoro. In altre parole: non hanno voluto licenziare i lavoratori, soprattutto perché si aspettavano una rapida ripresa dell'economia.

Il calcolo del numero dei disoccupati viene spesso modificato. Il Jobwunder è solo un effetto statistico?

No. Regina-Konle-Seidl dello IAB ci dice, che al contrario le statistiche sul mercato del lavoro negli ultimi anni sono diventate piu' credibili: in Germania il cambio nel sistema di calcolo dei disoccupati avrebbe invece portato ad un aumento dei disoccupati. Particolarmente sorprendente è che,  a partire dal 2005 con l'introduzione delle riforme Hartz IV,  coloro che ricevono aiuti sociali sono stati registrati come disoccupati. In questo modo il tasso di disoccupazione è aumentato di 500.000 unità fino a 4.9 milioni. Le persone oltre i 58 anni con un lungo periodo di disoccupazione alle spalle non erano piu' comprese in queste statistiche. Da inizio 2008 chi è in cerca di occupazione viene compreso nelle statistiche sulla disoccupazione fino all'età di pensionamento.

Differenze nel calcolo ce ne sono ancora, quando ad esempio le persone in cerca di lavoro prendono parte a misure di politica del mercato del lavoro. Queste persone, ad esempio occupati sovvenzionati, prepensionati, disoccupati in congedo per malattia, vengono calcolati solo nella cosiddetta "riserva silenziosa", che racchiude la disoccupazione nascosta. L'esperto di statistica Gerd Bosbach dell'Università di Coblenza, in un'intervista radiofonica, ha dichiarato che la "riserva silenziosa" nel 2011, sarebbe di quasi 2 milioni di persone.

Il Jobwunder è solo un'illusione?

I dati ci dicono che in Germania in questo momento sono occupate molte persone che prima non avevano alcuna occupazione - l'alta "riserva silenziosa" era presente anche negli anni precedenti. Se consideriamo che negli anni scorsi gli esperti, in seguito alla crisi economica avevano pronosticato un crollo occupazionale, i dati sono davvero miracolosi. Ma questo non può nascondere il fatto che in Germania ancora molte persone sono senza un lavoro - se si aggiunge la "riserva silenziosa" ai dati ufficiali, si raggiunge un numero di disoccupati fra i 4 e i 5 milioni. Inoltre, bisogna aggiungere che l'aumento occupazionale non ha portato ad un aumento dei salari. A causa dell'aumento del costo della vita, in termini reali molti lavoratori guadagnano meno di quanto non facessero qualche anno fa. Il miracolo per molti ancora non è arrivato.


venerdì 16 marzo 2012

Il paese dei bassi stipendi

Sulla Süddeutsche Zeitung scopriamo che accanto ai bonus stellari delle case automobilistiche, ci sono milioni di lavoratori che vivono con un basso salario orario. Da anni le forze politiche discutono del salario minimo, è arrivato forse il momento giusto?
Germania, paese dei bassi stipendi: uno studio mostra che 8 milioni di lavoratori guadagnano meno di 9.15 € lorde per ora, circa 1.4 milioni guadagnano meno di 5 Euro. 800.000 dipendenti vivono con una salario mensile lordo inferiore ai 1.000 €.

In Germania quasi 8 milioni di occupati devono sopravvivere con meno di 9.15 € lordi per ora. Il loro numero fra il 1995 e il 2010 è cresciuto di circa 2.3 milioni. E' quanto emerge da uno studio dell'Istituto per il Lavoro e la Qualificazione dell'Università di Duisburg Essen (Instituts für Arbeit und Qualifikation). Ne consegue che circa il 23% degli occupati sono attivi in un settore a basso salario. Dopo la pubblicazione di questo studio, il dibattito sull'introduzione di un salario minimo garantito si accenderà di nuovo.

Secondo lo studio, i lavoratori a basso salario ricevevano in media 6.68 € nell'ovest e 6.52 € all'est. Fra questi, piu' di 4.1 milioni ricevono meno di di 7 €, 2.5 milioni meno di 6 € e circa 1.4 milioni nemmeno 5 € all'ora. Circa la metà degli occupati con basso stipendio lavora a tempo pieno. Secondo i calcoli dell'istituto ci sono quasi 800.000 persone occupate a tempo pieno che vengono pagate meno di 6 € per ora. Arrivano in questo modo a un salario lordo, che è inferiore ai 1000 € lordi.

I ricercatori, che per il loro studio hanno intervistato un panel di oltre 12.000 famiglie, per la prima volta hanno preso in considerazione anche studenti e pensionati con un basso salario, sebbene questo fosse spesso un secondo lavoro. Ciò ha fatto crescere il numero totale dei lavoratori a basso reddito di quasi 500.000 unità.

Lo studio mostra che gli occupati con un Minijob da 400 € mensili sono quelli maggiormente a rischio di lavorare per un salario orario inferiore alla soglia dei 9.15 € per ora. "Gruppi ulteriori di occupati con un'alta percentuale fra quelli a basso salario sono i lavoratori con meno di 25 anni,  quelli con contratto a tempo determinato, le persone senza una formazione professionale e gli stranieri" secondo la ricerca.  La grande maggioranza dei circa 8 milioni coinvolti ha comunque avuto un periodo di formazione professionale. 

Il numero dei lavoratori sottopagati è cresciuto soprattuto nella Germania occidentale. Secondo lo studio nei vecchi Bundeslander è cresciuto del 68 %, ad est al contrario solo del 3%. Dal 2007, anno in cui la percentuale di occupati a basso stipendio ha raggiunto la soglia del 24.2 %, la loro quota è rimasta stabile. Questo mostra che la crescita dei lavori a basso salario non è da ricondurre alle riforme del precedente governo rosso verde.

I ricercatori calcolano anche che un quinto degli occupati trarrebbe vantaggio da un salario minimo orario di almeno 8.5 €. La CDU per la prima volta durante il suo congresso di novembre si era pronunciata a favore di un limite minimo per il salario orario. "Questa soglia minima dovrebbe valere per tutti i settori e gruppi di occupati e non solo per quei pochi settori e gruppi di occupati dove non esiste nessun contratto collettivo" ha dichiarato il vice presidente dell'istituto, Claudia Weinkopf. Questo non è previsto dalla proposta della CDU.

SPD e Verdi richiedono al contrario un salario minimo obbligatorio. La SPD sottolinea che ci sono settori "nei quali la contrattazione collettiva è insufficiente, o dove gli accordi contrattuali non sono validi oppure i salari sono troppo bassi". Le associazioni di categoria, invece, si oppongono ad un salario minimo. Temono che possa far scomparire molti posti di lavoro.