lunedì 10 settembre 2018

Fabio De Masi: "noi non siamo l'establishment...aiutiamoli a casa loro!"

Fabio De Masi della Linke, cofondatore del movimento Aufstehen!, intervistato da Deutschlandfunk prova a chiarire il quadro all'interno del quale si colloca il nuovo raggruppamento di sinistra Aufstehen!. De Masi ancora una volta ribadisce la posizione di una parte della sinistra tedesca in merito alle politiche di asilo: aiutiamoli a casa loro! Da Deutschlandfunk.de


DLF: Sig. De Masi, il ministro della Cultura della Turingia, della Linke, nonché Capo della Cancelleria, Benjamin Hoff, ha detto che "il noi contro quelli lassù è una tendenza dominante nel dibattito politico. Anche il vostro movimento segue questo trend", secondo Benjamin Hoff - come sta facendo anche AfD, si potrebbe aggiungere. Anche voi fate del puro populismo?

De Masi: no, per niente, e penso che sia ovviamente anche sbagliato. Perché allora il movimento di Bernie Sanders negli Stati Uniti, l'unico che avrebbe potuto evitare la vittoria di Donald Trump, dovrebbe essere messo alla pari di AFD, perché anche loro hanno detto: noi siamo contro l'establishment. Ad esempio, loro hanno chiesto l'introduzione negli Stati Uniti di un'assicurazione sanitaria statale. Che in Germania c'è già. Anche per questo sono stati accusati di fare puro populismo. Ma tali discussioni davvero non mi interessano. In Germania abbiamo una distribuzione della ricchezza tale per cui le 45 persone più ricche posseggono quanto circa la metà della popolazione, 40 milioni di persone. Questo non ha nulla a che fare con l'equità sociale. Anche i principali economisti internazionali lo criticano. E chi dice che in Germania c'è un problema di disuguaglianza sociale o, se vuoi, con l'establishment, allora ha ragione

DLF: ma restiamo fedeli a questo ritornello: "noi contro la politica lassù". Una rappresentante dell'estabilshment che si fa leader di un movimento che apparentemente agisce contro l'establishment. Non avete forse copiato da Donald Trump?

De Masi: no! Primo perché Sahra Wagenknecht non è al centro dell'establishment, ma lei, io e molti altri da diversi anni al Bundestag rappresentiamo posizioni che non hanno una maggioranza - ad esempio, il divieto di versare contributi politici da parte delle imprese - perché diciamo ad esempio che in una democrazia ogni voce deve avere lo stesso peso, e la voce di Allianz o di Deutsche Bank non deve essere piu' importante delle altre solo perché dona tanti soldi ai partiti politici - fra l'altro dopo la privatizzazione delle pensioni le assicurazioni hanno iniziato a fare donazioni anche alla SPD e ai Verdi. Ci lamentiamo e critichiamo quello che accade, queste sono le posizioni che io e Sahra Wagenknecht rappresentiamo e per questo motivo noi non facciamo parte dell'establishment.

E' cosi' ovunque - è accaduto anche a Bernie Sanders, lo è stato con Jeremy Corbyn o Jean Luc Melenchon in Francia - ogni movimento ha bisogno naturalmente di avere persone in grado di ispirare e spingere altre persone a partecipare. L'importante è che questo raggruppamento non rimanga solo un movimento intorno a  Sahra Wagenknecht, ma che queste quasi 100.000 persone, questo tesoro che abbiamo raccolto, inizi a dare i suoi frutti politici. E i dati che abbiamo ci mostrano che la stragrande maggioranza di queste persone non appartiene a nessun partito, e questo è un grande risultato, perché quello era il nostro obiettivo: riportare la gente verso la democrazia, in modo da poter lottare insieme per questa democrazia. (...)

DLF: è certamente vero che entrambi i partiti (SPD e Verdi) non ripongono alcuna speranza nella Linke.

De Masi: potrebbe anche essere così. Certo, noi siamo naturalmente convinti che una politica a favore di pensioni sicure e in grado di garantire un certo livello di vita, una politica per maggiori investimenti pubblici, una fiscalità equa e una politica contraria al riarmo e agli interventi militari in tutto il mondo sia in grado di trovare una maggioranza. Lo mostrano i sondaggi. Ovviamente ci sono altre posizioni che non hanno una maggioranza, altrimenti la SPD e i Verdi disporrebbero di un'ampia maggioranza al Bundestag. Ma cio' non accade. Cioè, sono gli elettori a decidere, che sempre di più si sono allontanati da questi partiti.

Ecco perché se qualcosa in Germania non funziona è nostro dovere dire che questa politica deve essere corretta. Accusare Sahra Wagenknecht o me, o anche i socialdemocratici insoddisfatti del loro stesso partito di criticare questa situazione sarebbe il compito di ogni democrazia. E' sicuramente vero che Oskar Lafontaine, ad esempio, alla fine degli anni '90 aveva detto che il percorso intrapreso da Gerhard Schröder con l'Agenda 2010, con Hartz IV, con il lavoro interinale, con i contratti a tempo determinato alla fine avrebbe indebolito la SPD. Lo vediamo oggi. Per noi ad essere decisivi non sono tanto i partiti, i partiti non sono un fine in sé, per noi è decisivo che ancora una volta in Germania prevalga una politica sociale.

DLF: ma se escludete la cooperazione con la SPD e i Verdi per questioni di principio, come intendete raggiungere una maggioranza di sinistra?

De Masi: non escludiamo alcuna cooperazione. Sahra Wagenknecht e Oskar Lafontaine non l'hanno mai fatto. Oskar Lafontaine quando si è candidato per la Linke in Saarland è stato uno dei primi a offrire la sua collaborazione alla SPD. Abbiamo più volte detto, anche senza un accordo di governo formale, anche senza un governo rosso-rosso-verde - e nella scorsa legislatura c'era ancora una maggioranza in parlamento - possiamo fare qualcosa di utile, non solo per il matrimonio gay, che aveva un senso, ma anche per l'abolizione del lavoro a tempo determinato senza causale oppure per il lavoro interinale e in altre questioni. Tutto cio' è stato respinto, e naturalmente cercare una collaborazione con la SPD e i Verdi non è un fatto fine a se stesso, se non si parla anche dei contenuti.

DLF: I socialdemocratici la vedono in maniera completamente diversa, perché naturalmente continuano a definirsi socialdemocratici. Herr De Masi, Sahra Wagenknecht ha anche affermato che questo movimento, che viene lanciato oggi, in materia di politica di asilo si differenzia sia da AFD, che dalla cultura del benvenuto senza limiti. State pescando in acque torbide?

De Masi: no, non andiamo a pesca nelle acque torbide. C'è un consenso netto in merito alla politica sui rifugiati, che tra l'altro viene ben descritta anche nell'appello fondativo del movimento #Aufstehen. Vale a dire, vogliamo garantire un diritto di asilo che protegga tutti coloro che sono perseguitati a causa di una persecuzione politica, ma anche fare qualcosa per coloro che fuggono da guerre o disastri climatici.

DLF: a tal proposito la signora Wagenknecht ancora una volta usa dei toni che dai suoi critici vengono percepiti come nazionalisti.

De Masi: no, non penso, ma è chiaro che per una grande maggioranza delle persone che nel mondo si trova in fuga - sono oltre 60 milioni - per loro ovviamente quella di venire in Europa non è un'opzione. Molti di loro non ce la fanno.

DLF: questo non lo dice nessuno, io credo.

De Masi: non avrebbero nemmeno una prospettiva, ed è per questo che si tratta di fornire un  aiuto maggiore nei loro paesi. Certo, dobbiamo anche garantire una buona integrazione alle persone che si trovano qui. Sahra Wagenknecht non dice niente di diverso. A tale riguardo credo che questo dibattito sulla cultura del benvenuto illimitata sia alquanto fuorviante, perché non abbiamo nessuna cultura del benvenuto, ma le persone che arrivano qui finiscono per essere deportate in un area industriale, senza prospettive. Ci prendiamo qualche lavoratore qualificato, ma in realtà non stiamo facendo nulla per l'integrazione, affinché le persone possano avere anche una reale prospettiva. A tal proposito poi si presentano anche dei problemi sociali che dobbiamo ovviamente risolvere.

DLF: anche Sahra Wagenknecht si è pronunciata contro la nuova legge sull'immigrazione dei lavoratori qualificati, di cui lei ha appena accennato. Ha detto che la Germania dovrebbe formare internamente  i propri specialisti. I critici dicono che state mettendo i rifugiati contro i ceti socialmente piu' deboli.

De Masi: se questa accusa fosse corretta, allora anche la Confederazione sindacale tedesca sarebbe un'organizzazione che gioca mettendo i rifugiati contro i locali, perché anche la Confederazione dei sindacati si è mostrata alquanto preoccupata e ha affermato che possiamo ...

DLF: ... preoccupata, ma non contro una legge sull'immigrazione.

De Masi: sì, la Confederazione sindacale ha criticato la legge sull'immigrazione in questa versione e ha affermato che non c'è alcuna mancanza di lavoratori qualificati, e che invece si sta facendo troppo poco per formare i lavoratori in Germania. Naturalmente non è affatto umano prendere di mira altri paesi, ad esempio i paesi in via di sviluppo, e reclutare i loro lavoratori piu' qualificati. Questo non ha nulla a che fare con la solidarietà.

DLF: Oskar Lafontaine e Sahra Wagenknecht negli ultimi mesi hanno ripetutamente enfatizzato che la maggioranza al Bundestag non riesce a farsi valere. Un'ultima domanda, Herr de Masi: non è lo stesso argomento di AfD e Co. e di fatto non state minando le basi del parlamentarismo?

De Masi: no perché AfD e Co. vogliono continuare a tagliare gli stipendi e le pensioni e mettere i deboli contro i più deboli.

DLF: ma dire che la maggioranza del paese al Bundestag non ha voce, è davvero roba forte.

De Masi: no, perché ci sono sondaggi chiari che ci dicono ad esempio che c'è una maggioranza contraria alle missioni militari, dall'Afghanistan alla Siria, che si oppone alla distruzione del sistema pensionistico, che è a favore di una tassazione più equa, e queste maggioranze si stanno formando ...

DLF: ma siamo d'accordo che la politica non è fatta con i sondaggi ma da elezioni che si svolgono ogni quattro anni.

De Masi: certo. Ma se viene fatta una politica - e la democrazia è qualcosa di più che mettere una croce sulla scheda elettorale ogni quattro anni - che allontana le persone dalle urne perché queste dicono: in linea di principio non abbiamo piu' una scelta, e quindi non andiamo più a votare, io penso che tutto ciò abbia poco a che fare con la democrazia.

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3 commenti:

  1. A me questo "aiutiamoli a casa loro" sta sui cosiddetti. Nella mia famiglia ho avuto una mezza dozzina di sacerdoti missionari; ci abbiamo buttato una fortuna in tutto il dopoguerra, tra Africa, Indonesia ed altri luoghi. Attraverso le istituzioni nazionali e quelle internazionali, anche. Ed oggi, quelli che prima abbiamo aiutato a casa loro dobbiamo aiutarli a venire in Europa e dobbiamo pure mantenerceli. possibile che non riescano ad aiutarsi da sè ? L'Africa è un continente ricchissimo e spopolato, considerate le dovute proporzioni; se le rispettive nazioni non riescono ad esprimere una classe dirigente nemmeno decente, non è certo colpa nostra. Le nazioni più povere sono poche e vengono già aiutate, mentre in Europa vengono prevalentemente da nazioni che sono in pieno sviluppo, mentre noi siamo in recessione. A me suona come una presa per i fondelli.

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    1. Al di là dell'efficacia della posizione di Aufstehen! sul tema delle politiche di asilo, si tratta piu' che altro di posizionarsi nel mercato politico per andare a recuperare un po' dei voti persi a favore di AfD, che nell'est del paese sono tanti. Di fatto AfD e la Linke nell'est hanno un elettorato molto simile, Aufstehen nasce proprio per questa ragione, per non regalare tutti questi voti di elettori insoddisfatti e frustrati per le condizioni attuali, immigrazione inclusa, ad AfD, che nell'est va forte, ma anche nell'ovest.

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    2. Certo, è la solita demagogia, ma finisce che qualcuno ci crede davvero tanto viene ripetuta in contesti diversi.

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