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sabato 9 marzo 2013

L'Europa di Merkel (prima parte)


Prima parte di una riflessione sulla leadership Merkeliana pubblicata da Telepolis, interessante rivista on-line tedesca di analisi politica ed economica. La Cancelliera non ha il coraggio per fare un passo in avanti, riesce solo a difendere lo status quo. 
La Cancelliera è titubante? Pragmatica? Entrambi gli aggettivi non vanno bene. Di fatto la sua politica consiste nell'aggressiva e continuativa difesa dello status quo.

L'egemonia tedesca in Europa si fonda sulla forza economica - e la volontà politica di utilizzarla a proprio favore. Durante la crisi la Cancelliera ha indicato le priorità. Prima di tutto si è preoccupata del modello di export tedesco, dei profitti delle banche tedesche e del - presunto o reale - risentimento del contribuente tedesco.

Lo stato di salute dell'Euro, il volto futuro dell'Unione Europea e le prospettive della Grecia vengono dopo la difesa degli interessi economici nazionali. La responsabilità tedesca per il malessere europeo lasciano indifferente il governo Merkel. Jürgen Habermas descrive questo atteggiamento, in maniera prudente, quando scrive:

"La riunificazione in Germania ha messo in moto un cambio di mentalità (...) anche l'identità e l'orientamento della politica estera tedesca è cambiato e si è spostato in direzione di una maggiore concentrazione sugli interessi della Germania. Dagli anni '90 cresce a poco a poco la consapevolezza di essere una "media potenza" con una forza militare, che agisce come un attore sulla scena politica internazionale".

All'estero il nuovo ruolo della Germania provoca preoccupazione e disapprovazione. I giornali greci, i tabloid inglesi e la stampa di Berlusconi propongono paragoni con i nazisti e raccontano di un ipotetico "Viertes Reich": questa volta la Germania lo costruirebbe con le banche invece dei panzer. Anche i giudizi dei media con una  reputazione  migliore non sono diversi: un'analisi di Reuters identifica la Germania come "la piu' grande minaccia per l'Europa".

Invece di adattarsi ad un tentativo di dominio tedesco condannato al fallimento, gli altri stati, se necessario, dovrebbero formare un "fronte comune" contro la Repubblica Federale e costringerla a sottomettersi alle regole europee. In caso estremo si dovrebbe garantire la sopravvivenza della zona Euro senza la Germania. Anche secondo l'Economist, il governo tedesco ha le responsabilità maggiori nella crisi Euro, non da ultimo per la sua fissazione sui programmi di risparmio. Merkel tuttavia sembra ipotizzare che anche in caso di rottura dell'Euro, la Germania riuscirebbe comunque a cavarsela.

Un racconto opportunista

Mentre Merkel in Europa a causa della sua insistenza sull'austerità viene considerata ideologica e dominante, qui in Germania molti critici considerano il suo corso  pragmatico e un po' titubante. Le sue decisioni politiche sono molto spesso delle misure ad-hoc. Su questo punto è esemplare l'opinione di Jürgen Habermas, secondo cui, le elite tedesche stanno seguendo "senza vergogna il corso politico opportunista di una pragmatica di potere guidata dai sondaggi, che priva di ogni legame normativo" è scivolata verso "una politica senza bussola orientata dal breve termine".

Di fatto Merkel durante la crisi ha agito come perfetta rappresentante del dogma neoliberale. Se l'azione politica significa rispondere alle emergenze economiche oppure seguire i condizionamenti economici, non c'è piu' bisogno di giustificazioni normative. In questo senso Merkel ha evitato il pathos politico con cui Helmut Kohl proponeva il suo "progetto di pace europeo".

Generalmente Merkel lascia ad altri membri del governo il dibattito sulla crisi Euro. Ha scelto di rinunciare anche alla retorica roboante del suo predecessore Gerhard Schröder e al risentimento nazionalista contro la Grecia tipico di alcuni membri della coalizione. Puo' quindi passare per una pragmatica, che in realtà non è.

Ma cio' non puo' nascondere che è lei a definire le linee principali della crisi politica in Europa: prestiti in cambio di programmi di risparmio e lo stabile insediamento della politica di risparmio a livello europeo, fra questi il Fiskalpakt. Merkel si mostra determinata anche nella difesa del modello tedesco. Sulle questioni strategiche la Cancelliera in Europa è irremovibile e dominante, affidandosi pienamente a proposte neoliberiste.

Piccoli passi verso l'unione politica EU?

I cambi di posizione di Merkel riguardano questioni tattiche, come ad esempio nel dibattito sulla data di entrata in vigore del fondo ESM. Anche l'esitazione sui crediti promessi alla Grecia - con gravi conseguenze - aveva solo un motivo tattico: attendere le elezioni nel Land decisivo del Nordrhein-Westfalen. Quando si tratta del futuro d'Europa, Merkel segue una politica dei piccoli passi. La tanto propagandata unione politica rimane vaga. L'EU deve essere uno stato federale con un parlamento forte e un proprio governo? Oppure Bruessel deve ottenere solo qualche potere in piu' in materia di politica economica e sociale?

Un tale dibattito per lei è materia esplosiva, anche perché il suo partito non è unito sul trasferimento a Bruessel di ulteriori competenze. Il suo ministro degli esteri Guido Westerwelle nel settembre 2012 ha presentato un documento realizzato insieme ad un gruppo di ministri degli esteri EU. Nel gruppo erano rappresentati 11 membri, fra loro gli stati non Euro Polonia e Danimarca, ma non c'erano Grecia e Irlanda; la Francia si è unita solo piu' tardi con lo status di osservatore.

Il gruppo proponeva fra le altre cose una priorità della zona Euro, ulteriori controll sui bilanci pubblici ed un ruolo piu' importante del Parlamento europeo. Alcuni membri sostenevano un presidente EU eletto direttamente, altri un esercito europeo comune. Non è chiaro se il documento resterà un gioco intellettuale oppure sarà la linea guida per una riforma globale della EU.

Crediti a buon mercato e la concorrenza sotto prezzo della Germania

Nel complesso sotto la guida Merkel il governo federale ha offerto un quadro contraddittorio. Si è mostrato deciso quando si trattava di fare tagli oppure monitorare i bilanci nazionali. E' stato invece esitante e poco chiaro sul futuro istituzionale ed economico dell'EU. Il suo corso politico consiste in una difesa aggressiva dello status quo.

E cio' riguarda prima di tutto il ruolo economico della Germania nella EU. Mentre nel Sud Europa prima della crisi il credito facile alimentava i consumi, in Germania il governo e le imprese esercitavano una forte pressione sui salari. La Germania ha cosi' iniziato una concorrenza sul prezzo a spese dei suoi vicini di casa approfittando dell'aumento di domanda nel sud del continente. Le partite correnti di questi paesi sono andate in deficit, sul lato tedesco c'è stato invece un avanzo.

All'inizio della crisi il ministro francese dell'economia Christine Lagarde aveva richiamato l'attenzione su questo problema. Il governo federale avrebbe dovuto ridurre i suoi avanzi con un aumento della domanda interna, facendo crescere il livello dei salari e riducendo il lavoro precario. In questo modo la Germania avrebbe contribuito alla crescita nel sud Europa, ma avrebbe anche dovuto correggere la politica economica filoimprenditoriale fatta negli ultimi anni. La coalizione di Berlino ha negato ed ha insistito nello scaricare la responsabilità sui paesi in deficit, i quali hanno ora l'obbligo di diventare piu' competitivi attraverso programmi di austerità sul modello tedesco.

Il governo federale ha cosi' garantito il mantenimento del proprio modello e la vittoria dell'export tedesco su ogni possibilità di risolvere la crisi. La stessa industria dell'export ha sentito gli effetti del crollo della domanda nel sud Europa, riuscendo pero' a compensarla con i nuovi mercati extraeuropei. Soprattutto per le aziende operanti su scala globale la stabilità dell'Euro come moneta di riserva internazionale è di particolare importanza.

CONTINUA...


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17 commenti:

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    1. la prima frase chiarisce tutto, sono pienamente d'accordo. comunque l'articolo continua, a domani la seconda parte :)

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  2. Il "sogno" europeo, che molti difendono ancora a spada tratta, nel mio pensiero si è spento diversi mesi fa assieme all'avanzare della crisi greca e all'abbandono da parte delle "Grandi" d'Europa (Germania e Francia in primis che hanno persino speculato sui greci obbligandoli ad acquistare 2 miliardi di € in armamenti in cambio degli aiuti economici). Non assomiglia neanche minimamente all'Europa unita che si prospettava qualche decennio fa: ora è solo una casa con porte e finestre serrate dove il più forte sottomette gli altri. A questo punto meglio farsi quattro conti nei nostri confini e visto che è solo una questione di convenienza capire qual'è la scelta migliore. Se uscire dall'Euro significasse guadagnarci anche _un_ solo euro (uno solo basta e avanza), allora meglio farlo e soprattutto il prima possibile per limitare i danni. Tanto se le teste che lo guidano sono queste meglio aspettare tempi migliori e, dopo aver imparato qualcosa dai proprio errori, magari riprovarci. Cosi è inutile, si affamano interi popoli per l'ingordigia di esportatori e banchieri.

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  3. Il "sogno" europeo, che molti difendono ancora a spada tratta, nel mio pensiero si è spento diversi mesi fa assieme all'avanzare della crisi greca e all'abbandono da parte delle "Grandi" d'Europa (Germania e Francia in primis che hanno persino speculato sui greci obbligandoli ad acquistare 2 miliardi di € in armamenti in cambio degli aiuti economici). Non assomiglia neanche minimamente all'Europa unita che si prospettava qualche decennio fa: ora è solo una casa con porte e finestre serrate dove il più forte sottomette gli altri. A questo punto meglio farsi quattro conti nei nostri confini e visto che è solo una questione di convenienza capire qual'è la scelta migliore. Se uscire dall'Euro significasse guadagnarci anche _un_ solo euro (uno solo basta e avanza), allora meglio farlo e soprattutto il prima possibile per limitare i danni. Tanto se le teste che lo guidano sono queste meglio aspettare tempi migliori e, dopo aver imparato qualcosa dai proprio errori, magari riprovarci. Cosi è inutile, si affamano interi popoli per l'ingordigia di esportatori e banchieri.

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    1. grazie per il commento e per la chiarezza. Il punto è che noi siamo privi di una classe dirigente saggia e intelligente e soprattutto in grado di difendere gli interessi nazionali.

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    2. Qualcuno ci ha provato . Uno cosi' temuto negli ambienti Ue da mandargli pure la visita fiscale.

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  4. Mi piacerebbe ritornare fra cent'anni per leggere nei libri di storia (ci saranno ancora?) le motivazioni dei dirigenti italiani sulle scelte di questi anni, oggi non riesco proprio a capire come si possa essere così idioti o, nella più pietosa delle ipotesi, sprovveduti da accettare tutto questo. Che sia solo lurido interesse mi pare quasi un'attenuante....

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    1. Questo melo chiedo anch'io.

      L'Italia é uno dei Pagatori netti piu grandi nell'EU, in relazione al BIP, il piu grande.

      il terzo pagatore ESM.

      L'Italia a 185 Mrd. di riserve valutarie.

      2500t. die oro.

      E nessuno a il coraggio di andare a brüsselle o berlino a sbattere i pungi sull tavolo, roba da matti.

      L'olanda a bucato i parametri ed é in piena recessione, la francia a bugato i parametri, il belgio e da 18 mesi senza governo, e cosa fa fitch? declassa l'italia perche e da 2 settimane senza governa. E a montecitorio cosa fanno? si gratono le balle, si buttano pallo die merda uno contro l'altro o semplicemente se ne fragano.



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  6. In atesa della seconda parte, l'ammissione aperta dei fatti apre un epitaffio dell'UEM e culmina nel verdetto più ovvio:
    "Invece di adattarsi ad un tentativo di dominio tedesco condannato al fallimento, gli altri stati, se necessario, dovrebbero formare un "fronte comune" contro la Repubblica Federale e costringerla a sottomettersi alle regole europee".
    La Merkel può solo prendere tempo (con false aperture) e sperare che i meccanismi depressivi e magari un pò di condizionalità aggiuntiva siano accettati da governi indifferenti ai propri interessi nazionali (prima l'Italia), per massimizzare la posizione di vantaggio in vista dell'euro-(s)boom ormai inevitabile.
    Poi il tassametro inizierà a segnare i costi per la germania che andranno molto oltre l'atteso (dato che i mercati sono fatti anche da aspettative e "pregiudizi" emotivi): distruggere una reputazione democratica coltivata per quasi 60 anni, non si rivelerà un grande esercizio di strategia. Come al solito

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    1. grazie Quarantotto per il commento! ad onor del vero, bisogna dire che anche sul lato nord c'è un tentativo di aggiustamento. Leggo che ieri è stato siglato il nuovo contratto per i dipendenti pubblici dei laender, 800.000 dipendenti, i quali hanno portato a casa un + 5.6 % biennale.

      http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/wirtschaftspolitik/einigung-im-tarifkonflikt-angestellte-der-laender-bekommen-5-6-prozent-mehr-geld-12108428.html

      Anche i metalmeccanici stanno negoziando e probabilmente porteranno a casa aumenti anche superiori. Diciamo che ci sono segnali positivi almeno su questo fronte. Certo il processo è molto molto lento...

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    1. Non ho mai conosciuto un solo tedesco che non sia convinto di essere geneticamente superiore agli altri europei, e di avere quindi non solo il diritto, ma anche il dovere di porsi alla loro guida.

      Ma che possano averne il diritto alla guida perchè superiori in capacità ddi programmazione, organizzazione e realizzazione ci può anche stare.

      Ciò che non é accettabile in Europa e loro questo non lo capiscono, è che quel diritto lo utilizzino, non per la conduzione/cooptazione al comando, per la sottomissione degli altri popoli.
      Prima o poi la ribellione sarà inevitabile.

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  8. caro Anonimo delle 21.51 del 9/3/2013. Hai ragione, ma finchè avremo dei politici traditori e servi dei banchieri come quelli del pd e pdl, autentica feccia dell'umanità italiota,non avremo speranze ; se non quelli di farli fuori, metaforicamente ma anche fisicamente.

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  9. Quindi in Germania c'é chi scopre che la Merkel é tutto fuorchè uno statista?

    Infatti l'Oca teutonica non vede oltre il suo naso.

    Germania, dammi retta, con tipi simili al comando non vai da nessuna parte.
    Mi raccomando a settembre, ne'!

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