Pagine

giovedì 20 ottobre 2022

Martin Hoepner - Perché le ingerenze tedesche nella formazione del governo italiano non sono accettabili

"In sostanza, tre politici tedeschi chiedono di non tenere conto del risultato elettorale italiano. È intollerabile. Ogni italiano di buon senso non può che respingere con indignazione l'invasione di campo degli scriventi tedeschi e difendere il mandato democratico della Meloni. I mittenti della lettera confermano così tutti i pregiudizi popolari sull'arroganza dei tedeschi nei confronti dei loro vicini" scrive il grande intellettuale tedesco Martin Hoepner in merito alla lettera di 3 importanti eurodeputati tedeschi inviata al capogruppo del PPE Weber. Da Makroskop.eu


Il 4 ottobre, tre eurodeputati tedeschi, Katarina Barley, Daniel Freund e Moritz Körner, hanno scritto una lettera aperta al Presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, invitandolo a intervenire nella formazione del governo italiano.(...)

In Italia, tuttavia nessuno dubita che Meloni, e con lei i partiti dell'alleanza di destra, abbiano ricevuto dagli elettori un mandato chiaro per formare il nuovo governo. Tre eurodeputati tedeschi, tuttavia, pensano di saperne di più. Si tratta di Katarina Barley del gruppo socialdemocratico S&D, che è anche vicepresidente del Parlamento europeo, Daniel Freund del gruppo dei Verdi (Greens/EFA) e Moritz Körner del gruppo liberale (Renew) - non a caso sono rappresentanti proprio dei partiti che attualmente formano il governo tedesco.

Cosa vogliono gli autori

In una lettera aperta datata 4 ottobre, i tre eurodeputati chiedono a Manfred Weber, anch'egli leader tedesco del gruppo cristiano-democratico del PPE, di utilizzare le sue risorse di potere per garantire che Meloni non venga eletta Presidente del consiglio italiano. Secondo la lettera, infatti, Weber dovrebbe minacciare Forza Italia di essere espulsa dal gruppo del PPE se dovesse formare un governo con la Meloni. La lettera è così fuori luogo, strana, goffa e inquietante che vale la pena di dargli un'occhiata da vicino.

La lettera aperta è disponibile qui. I lettori possono essere certi che la riassumo in modo coerente ed equo nella maniera seguente: la signora Meloni ha posizioni che non sono compatibili con i valori fondanti europei. In particolare, nega i crimini più atroci della storia europea (lo si legge nel primo dei sei paragrafi). Se Forza Italia, che fa parte del PPE, formerà un governo con lei, il risultato sarà un governo di estrema destra. In questo caso, il partito di Berlusconi sacrificherebbe i valori europei fondanti (paragrafi 2 e 3). L'Italia dovrebbe prendere a modello la Germania, dove AfD viene esclusa dalla formazione dei governi (paragrafo 4). Se Forza Italia non seguisse l'esempio, non dovrebbe più avere un posto nel PPE (paragrafo 5). Il PPE deve essere un elemento essenziale di difesa contro i nemici della democrazia di destra (paragrafo 6).



Interferenze nel processo democratico

Tra le obiezioni che emergono, quella strategica è ancora la più innocua: durante la campagna elettorale, Meloni aveva chiaramente attenuato le sue critiche all'Unione europea, presentandosi invece come sostenitrice dell'UE. Certamente, potrebbe essersi trattenuta deliberatamente. Forse la sua avversione all'UE è più profonda di quanto abbia mostrato di recente. Tuttavia, la lettera aperta è un'opportunità per una maggiore, non minore, dissociazione. Gli autori non rappresentano solo il loro Paese d'origine e le rispettive famiglie politiche, ma anche il Parlamento europeo in quanto una delle tre principali istituzioni della legislazione dell'Unione. Spingere verso un maggiore distanziamento prima ancora che il nuovo governo italiano sia riuscito a presentare un programma di governo che possa essere valutato in termini di compatibilità con l'Europa è strategicamente poco saggio.

L'interferenza nelle procedure democratiche è molto più grave. Anch'io credo che ai politici non dovrebbe essere impedito di sostenere i rappresentanti dei loro partiti gemelli europei nelle campagne elettorali, altrimenti come sarebbe possibile stringere dei legami fra i gruppi dei partiti europei? Ma una cosa è la campagna elettorale, un'altra è la gestione dei risultati elettorali e dei processi di formazione del governo che ne seguono. In sostanza, tre politici tedeschi chiedono di non tenere conto del risultato elettorale italiano. È intollerabile. Ogni italiano di buon senso non può che respingere con indignazione l'invasione di campo degli scriventi tedeschi e difendere il mandato democratico della Meloni. I mittenti della lettera confermano così tutti i pregiudizi popolari sull'arroganza dei tedeschi nei confronti dei loro vicini.

Per gli scienziati politici, inoltre, è tutt'altro che chiaro se esiste o meno una strategia ottimale per combattere il populismo di destra e in caso affermativo, quale sia: escluderlo o fargli perdere attrattività attraverso l'inclusione. In Germania si è optato per l'esclusione, in altri casi si è agito diversamente: si pensi all'Austria e alla Svizzera, ai Paesi Bassi, alla Finlandia e alla Danimarca. A volte si è trattato di partecipazione al governo, altre volte di accordi per sostenere governi di minoranza. I nostri vicini europei hanno il diritto di trovare il proprio modo per affrontare i partiti di destra, senza tuttavia dover ricevere istruzioni dalla Germania. A proposito, anche i Democratici di Svezia stanno diventando un partito di governo: la Barley e il co-autore Manfred Weber chiederanno che anche i moderati svedesi siano cacciati dal PPE?

L'Italia non ristagna per sua volontà

Nella lettera dei tre tedeschi manca anche la sensibilità verso le vere ragioni della situazione politica italiana. Invece delle accuse, sarebbe auspicabile un gesto di auto-analisi. Recentemente, Lucio Baccaro ha descritto la politica italiana degli ultimi due o tre decenni come uno stato di emergenza permanente, in cui governi d'emergenza composti da tecnocrati e gabinetti politici di emergenza sembrano alternarsi in un ciclo senza fine: da un governo di esperti che prescrive pillole amare sotto forma di liberalizzazione e austerità al populismo anti-elitario che pone le basi per il prossimo governo di tecnocrati - e così via.



Che questo accada non ha certo solo, ma anche a che fare con il fatto che l'economia italiana dall'introduzione dell'euro praticamente ha smesso di crescere e una delusione ha seguito l'altra. L'UE e in particolare la Germania in questa situazione non sono innocenti. Costringono l'Italia a un corsetto fiscale che spinge la politica di bilancio verso dei costanti avanzi primari. Ciò può essere compatibile con la crescita se allo stesso tempo si registrano anche degli elevati avanzi delle partite correnti. Ma l'Italia, a differenza della Germania, non si trova in una costellazione di sottovalutazione che glielo rende possibile.

Di conseguenza, la combinazione fra svalutazione bloccata e austerità forzata sul bilancio pubblico inibisce l'afflusso di domanda dall'interno e dall'esterno. Chi vuole spezzare il ciclo italiano di tecnocrazia-populismo dovrebbe considerare quali condizioni quadro europee sarebbero necessarie per aiutare l'Italia a imboccare un percorso di crescita sano. E chi come tedesco vuole sostenere l'Italia in questo cammino, dovrebbe prima di tutto riconoscere il proprio contributo alla soppressione degli impulsi di crescita economica in Italia, cioè ammettere e riflettere sui propri errori. Non una parola in questo senso da parte della signora Barley e dei 2 coautori.

Un orrendo fallimento

Come se tutto ciò non bastasse, gli autori della lettera coronano la loro esposizione con un'accusa particolarmente oscura, addirittura ignobile, senza alcuna prova a sostegno: la signora Meloni nega i crimini più atroci della storia europea. Quali siano stati i crimini più atroci della storia d'Europa è fuori discussione. Si tratta dei crimini tedeschi dell'era nazista, culminati nella Shoah. Il futuro capo di governo italiano sarebbe quindi un negazionista dell'Olocausto - chiunque ritenga appropriata, o addirittura possibile, un'interpretazione diversa di questo passaggio della lettera aperta è pregato di farcelo sapere.

Il fatto che la negazione dei crimini nazisti non solo in Germania sia giustamente considerata moralmente riprovevole, ma sia anche un reato penale (si veda il paragrafo 3 del §130 del Codice Penale), conferisce un ulteriore peso all'affermazione. Chissà cosa pensavano gli autori quando hanno formulato la loro accusa (confrontate l'accusa, per esempio, con il contenuto di questa lunga intervista che il giornale israeliano Israel Haymon ha condotto con la signora Meloni). È evidente che i tre eurodeputati tedeschi non hanno il controllo né della loro bocca né della loro scrittura. Si può solo sperare che si scusino formalmente per il loro grossolano errore e che gli italiani sappiano che i tre autori non parlano in nome del popolo tedesco.

Nessun commento:

Posta un commento