giovedì 21 febbraio 2013

Miliardi tedeschi per l'Europa?


Un gruppo di economisti tedeschi lancia una nuova proposta di unione di trasferimento: senza il denaro dei tedeschi non riusciremo a salvare l'Europa. L'incubo della Transferunion torna a materializzarsi. Da Die Welt.
Basta con i miliardi per i salvataggi Euro? Niente affatto, dicono gli economisti. E lanciano una proposta per trasferire verso Bruessel diversi miliardi di Euro ogni anno. Forse l'ultima via di uscita dalla crisi.

Piu' trasferimenti in Europa attraverso un'imposta sul reddito e un'assicurazione comune contro la disoccupazione - con questa proposta la società di revisione PWC e l'Hamburger Weltwirtschaftsinsitut (HWWI) intendono risolvere i problemi strutturali dell'Eurozona.

"Se vogliamo mantenere l'Europa in vita, dobbiamo mettere mano al portafoglio", ha detto il direttore dell'HWWI Thomas Straubhaar. E' necessario redistribuire ricchezza dai paesi piu' ricchi a quelli piu' poveri, e nel caso di una crisi  dai paesi meno colpiti a quelli piu' colpiti, ha aggiunto il presidente di PWC Deutschland Norbert Winkeljohann.

Secondo le analisi dei ricercatori e dei revisori, le differenze strutturali fra i paesi Euro sono il motivo centrale per cui l'Unione monetaria non riesce a far fronte agli schock economici. Invece di provvedimenti ad-hoc per il salvataggio degli stati in crisi, sarebbe piu' ragionevole costruire un sistema di "redistribuzione graduale".

10 % del reddito imponibile per Bruessel

L'elemento centrale dovrebbe essere un sistema per il trasferimento di diversi miliardi di Euro di imposte sul reddito: ogni paese Euro dovrebbe concettualmente versare il 10% dei redditi imponibili in questo meccanismo. Il denaro ottenuto sarebbe poi redistribuito agli stati in base al numero di abitanti.

La Germania dovrebbe versare circa 200 miliardi di Euro nel sistema e riceverebbe indietro 170 milliardi di Euro, resterebbe un carico netto di 30 miliardi di Euro. La Spagna riceverebbe dal fondo comune 18 miliardi di Euro netti, l'Italia 17 miliardi.

Come trovare i mezzi per finanziare il contributo al meccanismo di trasferimento e come potranno essere utilizzati i fondi ricevuti, resterebbe una decisione dei singoli stati. 

2% per un'assicurazione sulla disoccupazione

Unica eccezione: se un paese viola le regole sul deficit fissate dal Fiskalpakt, dovrà lasciare che il suo bilancio venga approvato da un commissario europeo per gli affari monetari il quale avrà  su di esso un diritto di veto.

Inoltre, per ammortizzare le differenze congiunturali fra i diversi paesi, un'assicurazione europea contro la disoccupazione dovrebbe pagare a tutti i disoccupati dell'Eurozona per almeno un anno il 30 % del reddito medio nazionale.

L'assicurazione dovrebbe essere finanziata con un ulteriore contributo del 2 % del reddito imponibile di ciascun paese. In questo caso la Germania dovrebbe pagare 10 miliardi di Euro netti ogni anno.

Gli autori dello studio sono pienamente consapevoli che un tale sistema di trasferimenti sarebbe altamente impopolare. Ma le alternative alla stabilizzazione dell'Euro sarebbero decisamente peggiori, secondo Straubhaar. "Non bisogna paragonare il paradiso con la realtà, ma la realtà con la realtà".

La Grecia è la cavia della Troika


Die Zeit intervista Jannis Panagopoulos, leader del sindacato greco: la Grecia per la Troika è solo una cavia su cui testare le politiche economiche di schock. 
Le riforme della Troika si sono spinte troppo avanti, secondo il leader del sindacato greco Jannis Panagopoulos. In un'intervista chiede nuovi miliardi per la ricostruzione del suo paese.

ZEIT: Herr Panagopoulos, il suo sindacato ha proclamato un nuovo sciopero generale per mercoledi - sebbene la Grecia negli ultimi tempi abbia fatto alcuni progressi. Come puo' giustificare questa decisione?

Panagoupolos: Protestiamo contro il mancato rinnovo di 42 contratti di categoria che coinvolgono 400.000 lavoratori nell'economia privata. I contratti semplicemente non vengono piu' rinnovati. Vogliamo protestare anche contro l'abolizione dei contratti collettivi nazionali e la riduzione del 22 % del salario minimo, che nel frattempo è sceso a 586 € lordi al mese. In Grecia non c'è piu' un diritto del lavoro, come lo conosciamo dagli altri paesi europei.

ZEIT: Che cosa significa per i lavoratori?

Panagopoulos: La disoccupazione ufficialmente ha raggiunto il 27 %. In realtà è già oltre il 30%: durante la crisi è esploso il lavoro nero e quello non assicurato. Inoltre i redditi da lavoro sono scesi drasticamente. Considerando la riduzione delle detrazioni fiscali e gli aumenti delle tasse per i lavoratori, i redditi da lavoro nel settore privato e pubblico sono crollati del 50 %.

ZEIT: Ci puo' dare un esempio rappresentativo?

Panagopoulos: Lo stipendio per gli autisti di Bus un tempo era di 1500 € netti, ora è sceso a 750 €.

ZEIT: Quali sono le vostre richieste?

Panagopoulos: Che il salario minimo torni ad essere di almeno 751 € lordi al mese. Che il diritto del lavoro europeo sia applicato anche nel nostro paese. Anche se i salari sono scesi in maniera massiccia, la competitività della Grecia non è cresciuta. Al contrario, su questo punto il nostro paese è in ritardo persino rispetto ad alcuni paesi africani.

ZEIT: Il vostro sciopero generale è il 34esimo dall'inizio della crisi. E' necessario che le chieda che cosa avete ottenuto con i 33 scioperi precedenti.

Panagopoulos: Abbiamo evitato che i tagli salariali fossero ancora piu' forti. E abbiamo guadagnato tempo. Ho conosciuto i tecnocrati della Troika e constatato che hanno intenzione di fare altri tagli. Per loro la Grecia è solo una cavia. La Troika crede al dogma dello schock - per l'economia e per la società. Il problema è: i tecnocrati sanno molto bene come si fa a tagliare i salari e le pensioni. Ma non hanno idea di come si facciano scendere i prezzi. Il costo della vita in Grecia è ancora molto alto, la Grecia è un paese ancora costoso. Il risultato è che il greco non puo' nemmeno pagare le proprie tasse. Non perché non vuole, ma perché non lo puo' fare.

ZEIT: Le sue posizioni sono state almeno comprese dal governo di Atene, guidato dal presidente conservatore Antonis Samaras?

Panagopoulos: Per niente. Cadute nel vuoto. Fino ad ora non ci siamo mai incontrati. Non dipende da me. Si immagini: come leader del sindacato greco nel frattempo mi sono incontrato con Angela Merkel, ma fino ad ora mai con il Primo ministro del mio paese, in carica da giugno.

ZEIT: Che cosa pensa di fare? Continuare con le proteste oppure intensificarle?

Panagopoulos: Continueremo a lottare. Sono perse solo le battaglie per le quali non si combatte. Non sto dicendo che vinceremo. Da soli non ce la possiamo fare. Abbiamo bisogno di una soluzione politica. Abbiamo bisogno di un piano Marshall per la Grecia e l'Europa del sud.

ZEIT: A suo avviso dovrà essere il contribuente tedesco a  pagare per i greci?

Panagopoulos: Il contribuente tedesco non dovrà pagare, dovrà investire. E' un investimento nel futuro dell'Europa unita. Proprio come gli americani hanno fatto dopo la seconda guerra mondiale con gli europei. Senza solidarietà l'Europa non ha futuro. 

mercoledì 20 febbraio 2013

Flassbeck: gli economisti tedeschi ci sono o ci fanno?


Heiner Flassbeck, grande economista tedesco, da sempre critico verso la politica economica di Berlino, dal suo blog ironizza sugli economisti tedeschi che accusano di mercantilismo la Francia: ci sono o ci  fanno?
Gli economisti tedeschi sono capaci di tutto. Ieri avevo appena finito di scrivere il mio commento sulla congiuntura citando la dichiarazione davvero geniale del nostro ministro dell'economia Roesler: "rifiuto la svalutazione dell'Euro, ma considero decisiva la battaglia per la competitività". Pensiero immediatamente superato da quello degli esperti economici intervistati da FAZ sul tema.

"La proposta nasce dal tipico pensiero mercantilista di provenienza francese", ha dichiarato il membro del Consiglio dei saggi Lars Feld alla FAZ. La BCE dovrebbe fare attenzione a non seguire il suggerimento di Hollande, sempre secondo l'esperto.

Alla base del mercantilismo, secondo Wikipedia, c'è il perseguimento di un surplus nel commercio estero mediante una pressione esercitata sui lavoratori. "I lavoratori e i contadini dovevano vivere sulla soglia di povertà affinché i beni potessero essere prodotti a buon mercato.  L'obiettivo era la massimizzazione della produttività: il consumo e il piacere dei lavoratori non erano presi in considerazione. Se con un duro lavoro riuscivano ad avere il minimo necessario per il sostentamento, si era allora certi di raggiungere la produzione massima. Salari piu' alti, tempo libero e istruzione per le classi inferiori avrebbero portato al vizio, alla pigrizia e causato danni economici".

I francesi sono dei mercantilisti! La Germania ha ridotto i salari (in rapporto alla produttività) piu' di ogni altro paese, fatto che ha portato con sé una forte svalutazione reale. In Germania la domanda interna è cresciuta molto meno che in ogni altro paese industriale e la Germania ha accumulato avanzi commerciali con l'estero piu' di ogni altro paese nel mondo: ma sono i francesi ad essere mercantilisti.

Mancano le parole. E uno si chiede: è possibile che qualcuno pagato come professore possa fare tutto questo solo per ignoranza?

Aggiungo un testo scritto da me in passato e pubblicato da WSI con il titolo "Mercantilismo globalizzato":

"La Germania è di nuovo in piedi e la Francia non riesce piu' a capire il mondo. Tutta la Francia si chiede: che cosa abbiamo fatto di sbagliato negli ultimi anni tanto da perdere la battaglia economica sul Reno e da un giorno all'altro aver ricevuto dalla Germania il testimone di malato d'Europa. Il mondo si chiede di nuovo, o meglio, si dovrebbe chiedere, come è possibile che il peggior paese fra quelli ad alto salario, socialmente provato, considerato il fanalino di coda e il perdente della globalizzazione, sia risorto come una fenice dalle ceneri dell'economia europea? Dov'è la spiegazione? Dov'è lo specchio che chiarisce le relazioni d'insieme? E' stato Hartz IV? Sono state le numerose riforme? E' stata una scossa che finalmente ha risvegliato la società addormentata?

La risposta è semplice, ma nessuno la vuole ascoltare. E' andata cosi', come accade sempre quando un paese improvvisamente torna a volare ad altezze molto elevate. E' stato come in Svezia e in Gran Bretagna all'inizio degli anni '90, o come in Irlanda alla metà degli anni '80, come in Olanda all'inizio degli anni '80 o come in Finlandia dopo la caduta della cortina di ferro. E in fondo è andata come in Cina dopo il 1993, o in molti altri paesi asiatici dopo la grande crisi finanziaria, come in Giappone o in Svizzera all'inizio del decennio o come in Argentina dopo il crollo del 2001. Tutti questi paesi hanno qualcosa in comune: hanno svalutato drasticamente la loro moneta, prima che il boom iniziasse. O meglio, bisognerebbe dire che hanno fatto una svalutazione reale, migliorato la loro competitività internazionale, non importa se con il tasso di cambio oppure con il dumping salariale.

Questa spiegazione, lo so, non piace a tutti. I non economisti non la amano, perché non la capiscono e preferiscono storie piu' comprensibili. Che cosa significa "eliminare le rigidità strutturali" sarà chiaro a tutti coloro che almeno una volta hanno provato a rimuovere dal rubinetto dell'acqua le incrostazioni di calcare. Che la politica per il miglioramento della propria competitività abbia effetti internazionali, vale a dire la perdita di competitività altrove, viene semplicemente rimosso secondo il motto: il mondo è globalizzato, e cio' minaccia il nostro benessere. Poiché noi siamo sulla difensiva, nessuno ci potrà accusare se cerchiamo di resistere.

Il 99% degli economisti apprezzano questa spiegazione ancora meno. I neoclassici fra loro amano parlare della libertà di movimento dei risparmi, che non puo' essere limitata. Gli illuminati sostengono che i paesi non dovrebbero essere in competizione fra loro, perché la competizione non è una categoria macroeconomica. I sostenitori radicali del mercato sottolineano invece che la competizione fra paesi è necessaria quanto quella fra le imprese e che il risultato finale sarà superiore per tutti. I pragmatici fanno notare che la Germania in precedenza (a causa della riunificazione) aveva un cambio sopravvalutato e che negli ultimi anni ha solo fatto una correzione. Quelli ispirati dalla storia, dicono invece che il mercantilismo è stato superato già da molto tempo.

Perché preoccuparsi delle statistiche quando si hanno degli argomenti cosi' chiari? Le partite correnti tedesche ancora nel 1999 erano in deficit per 27 miliardi di dollari. Nel 2006 l'avanzo era di 160 miliardi di Euro dollari, con una tendenza crescente. La Francia nello stesso periodo ha trasformato un avanzo di 42 miliardi di dollari in un deficit di 45 miliardi. Tutti i paesi sopra indicati dopo il miglioramento della loro competitività hanno ottenuto degli avanzi commerciali. Poiché le partite correnti mondiali sono necessariamente in pareggio, questi paesi hanno spinto gli altri in una situazione di deficit sistematico e hanno migliorato la loro posizione grazie a una politica mercantilista. 

Sarebbe un bel tema per il vertice G-8: quanto è esteso il pensiero mercantilista nel mondo e che cosa si puo' fare contro di esso? Se si discute del ruolo della Cina nel mondo, siamo tutti buoni ad accusare. Perché invece per una volta non interroghiamo sistematicamente i paesi in surplus e chiediamo loro come hanno fatto in poco tempo a raggiungere un avanzo cosi' grande?"

martedì 19 febbraio 2013

Maggioranze mediterranee


Hans Werner Sinn torna a chiedere un cambio di rotta radicale nella politica europea della Germania e rilancia un suo tradizionale cavallo di battaglia: c'è bisogno di una banca centrale che possa e sappia tutelare gli interessi tedeschi. Da CesIFO-group.de
La minaccia della Gran Bretagna di abbandonare l'Unione Europea è un segnale di allarme politico ed economico. La Germania dovrebbe avviare un'iniziativa di riordino della EU che possa rafforzare l'idea di sussidiarietà - per consentire ai britannici di restare.

Molti politici a Bruessel e a Parigi, ma anche a Berlino, hanno reagito deridendo le posizioni di David Cameron: far votare il suo popolo sull'adesione all'UE. Non sarà cosi' facile risolvere la questione. La Gran Bretagna è ancora il paese europeo piu' influente nel mondo e la decisione di Cameron cambierà l'Europa.

Il primo ministro britannico non ha fatto questo passo di sua iniziativa.  La vera causa è stata la   decisione di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie a livello europeo. Si puo' pensare cio' che si vuole di questa tassa. E' un provvedimento sciocco la cui utilità non è chiara - ma rappresenta una puntura di spillo nella carne viva dei britannici. Lasciare che la Gran Bretagna esca per questa ragione sarebbe un errore non trascurabile. Coloro che hanno spinto per la sua introduzione, sapevano che in questo modo avrebbero irritato la Gran Bretagna, ma l'hanno fatto ugualmente mettendo a rischio il progetto europeo. Non a caso Cameron ha tenuto il suo discorso sull'uscita il giorno dopo che la decisione di introdurre la tassa è stata approvata dalla  maggioranza dai paesi EU.

C'erano voluti due tentativi prima che la Gran Bretagna nel 1973 diventasse finalmente membro della Comunità europea. Il primo tentativo era fallito nel 1963 per il veto della Francia. La Germania era stata allora convintamente a favore: nell'ingresso dei britannici vedeva un mezzo per bloccare le intenzioni mercantiliste dei francesi e ridurre i rischi per l'industria tedesca. Inoltre era chiaro che senza la Gran Bretagna l'EU non sarebbe mai stata in grado di occupare nel mondo la posizione politica a cui ambiva. Da allora è stata ferma intenzione della Germania coinvolgere quanto piu' saldamente possibile la Gran Bretagna nel progetto di integrazione europeo. Oggi tutto cio' non vale piu'?

Il ministro degli esteri francese Fabius, con una certa malizia, facile da capire, ha annunciato: "non cercheremo di trattenere i britannici se intendono andarsene". E' incomprensibile invece  che il Ministro degli esteri tedesco, con la sua accusa di "cherry picking", si sia unito al coro dei critici. Angela Merkel al contrario, con la sua offerta ai britannici di una trattativa sui negoziati,  è stata molto piu' intelligente. 

Cameron ha sostanzialmente ragione. Nell'EU e nell'Eurozona c'è qualcosa di sbagliato. Il principio di sussidiarietà sottoscritto con il trattato di Maastricht, di fatto viene violato in continuazione.  La EU regolamenta in troppi ambiti per i quali non dovrebbe essere responsabile, e per i quali non esistono esternalità transfrontaliere. L'eliminazione delle lampadine a incandenscenza, le regole per la curvatura dei cetrioli e piu' recentemente gli sforzi per privatizzare l'acqua, che per motivi puramente tecnici non puo' essere un ambito in cui si esercita la concorrenza, sono solo alcuni esempi di una lunga lista di abusi di potere privi di ogni senso economico. Allo stesso tempo la BCE si muove in contrasto con le regole del trattato di Maastricht sul finanziamento agli stati, abusando del suo ruolo per attuare misure di natura fiscale, che secondo il precedente capo economista della BCE Otmar Issing non hanno piu' nulla a che fare con la politica monetaria. 

E' un errore perseguire l'unità politica europea attraverso un ulteriore approfondimento della zona Euro. Paesi importanti come la Gran Bretagna, la Svezia e la Polonia non appartengono alla zona Euro e a causa della socializzazione dei debiti non vi prenderanno parte per un lungo periodo di tempo. Sono pero' una parte dell'Europa come Cipro, Malta o la Grecia.

Se misurato secondo il diritto di voto nel consiglio BCE, il baricentro geografico dell'Eurozona è nel bacino mediterraneo.

L'Eurozona sembra quasi l'unione monetaria latina che nel diciannovesimo secolo si estendeva dalla Francia fino alla Grecia, e che allora causo' tre fallimenti statali. La Germania deve subordinarsi alle maggioranze mediterranee. L'impotente protesta dei presidenti Bundesbank Axel Weber e Jens Weidmann e quella del precedente capo economista BCE Jürgen Stark lo mostrano molto chiaramente.

Chi intende raggiungere l'unità europea attraverso una piu' stretta cooperazione nell'Eurozona, spinge la Germania in una posizione marginale - e divide l'Europa. Per questa ragione è arrivato il momento di ripensare radicalmente la politica europea tedesca. Durante il suo cammino l'EU ha perso di vista l'obiettivo di fondo. Non sappiamo dove il viaggio ci sta portando, ha sostenuto Cameron. In queste circostanze si dovrebbe veramente accelerare il passo? Non sarebbe meglio fare una pausa, riflettere e tornare all'ultimo bivio, e provare a imboccare un'altra strada?

La Germania dovrebbe prendere sul serio Cameron e insieme a Gran Bretagna, Francia e agli altri stati EU, sviluppare un'iniziativa per ridisegnare l'Europa. Un percorso che possa portare all'Europa piu' pace, libertà, unità e prosperità, molto piu' di quanto non accada con il corso attuale. 

David Cameron ha fondamentalmente ragione: c'è qualcosa che non va nell'EU e nella zona Euro.

lunedì 18 febbraio 2013

Dov'è finita l'economia sociale di mercato?

"Ausgeliefert!" - L'inchiesta di ARD documenta le condizioni dei lavoratori interinali nei magazzini Amazon.de. Migliaia di migranti europei provenienti dai paesi in crisi lavorano sotto la minaccia di un licenziamento immediato e controllati da una security di estrema destra. Dov'è finita l'economia sociale di mercato? La politica cosa puo' fare?  Da FAZ.net
Mercoledi sera ARD ha raccontato una storia toccante sui lavoratori interinali del gigante internet Amazon.de. Un modello di business basato sull'intimidazione e il sospetto.

Che cosa succede quando in un sistema tutti hanno degli svantaggi ed è solo una parte ad avere dei vantaggi? Dovrebbe restare com'è, oppure essere cambiato? Sembrerebbe una domanda abbastanza facile. Come è possibile allora che un'azienda come Amazon sia l'unica ad avere benefici dalle regole in vigore, senza che nessuno faccia nulla? Perché le cose vanno in questo modo, non è stato possibile capirlo neanche dalla trasmissione di mercoledi' sera della ARD. E cio' non dipende dal rifiuto della società di rispondere alle domande - in questo caso non c'è bisogno di porle. Il reportage "Ausgeliefert!" sui lavoratori interinali presso Amazon.de ha mostrato chiaramente cosa si nasconde dietro la facciata del gigante Internet. Con un fatturato di 6.5 miliardi di Euro controlla almeno il 20% del commercio on-line e nella stessa grandezza d'ordine il mercato dei libri.

Da un punto di vista economico non dovrebbe essere molto importante il luogo dove compro le scarpe o i libri. Alla fine ci dovrà sempre essere un compratore ad ordinare questi prodotti. Con i proventi si dovranno pagare i salari, i contributi sociali e le tasse. Il resto è il profitto dell'impresa. In una "economia sociale di mercato" tutte le parti alla fine dovrebbero avere un vantaggio. E in essa nessuno dovrebbe lavorare sotto intimidazione. Ora: perché Amazon ha bisogno di un'azienda per la sicurezza chiamata H.E.S.S.? I lavoratori di questa azienda provengono dall'estrema destra e nel filmato minacciano i giornalisti della ARD. Forse perché il modello di business di Amazon puo' essere garantito solo in questo modo?  Tutto cio'  non ha molto a che fare con l'economia sociale di mercato.

L'intimidazione come modello di business

Entrambi gli autori dell'inchiesta, Diana Löbl und Peter Onneken, lo hanno descritto chiaramente; l'intimidazione da Amazon è un modello di business. L'azienda in Germania ha 7 centri di distribuzione nei quali sono impiegati sopratutto lavoratori interinali. La catena di intimidazione inizia già nelle fasi di reclutamento nei loro paesi europei di origine. Invece del promesso rapporto di lavoro diretto con l'azienda Amazon.de, prima dell'inizio del contratto entra in gioco un'azienda di lavoro interinale dal nome „Trenkwalder Personaldienste GmbH“. "Per Trenkwalder l'uomo è al centro - questo è il punto fondamentale in un rapporto di fiducia e collaborazione con i lavoratori e i clienti", cosi' racconta l'impresa sulla sua home page aziendale. Che cosa significa? Hanno offerto all'insegnante di arte spagnola Silvina un contratto di lavoro - con condizioni peggiorative. Nel centro Amazon di Bad Hersfeld i lavoratori vengono alloggiati in una struttura turistica in stato di insolvenza. Almeno qualcuno puo' gioire: secondo il racconto del Hersfelder Zeitung del 15 dicembre 2012, il liquidatore del parco turistico sarebbe molto soddisfatto per "tutta questa liquidità inaspettata".

Che cosa significhi questa bella storia per i lavoratori a tempo, i giornalisti lo raccontano in un'atmosfera carica di immagini dense. Hanno cio' di cui il buon giornalismo ha bisogno: tempo. Hanno affittato una stanza nella struttura turistica e sono riusciti a descrivere la reale situazione dei "lavoratori migranti" europei. Un concetto che normalmente viene utilizzato per le condizioni di lavoro cinesi. Ma di fatto non c'è molta differenza con il modello di sviluppo di Amazon. Il sud e l'est Europa sono come le province agricole e povere della Cina. Dalla sistemazione, al trasferimento in bus, fino alla sorveglianza da parte delle società di sicurezza: migliaia di lavoratori vengono degradati a meri oggetti. Sono utilizzati per un solo scopo: assicurare il successo commerciale di Amazon.

Un piccolo ingranaggio in questa macchina

Questi lavoratori migranti non rappresentano il classico lavoratore dipendente, come formulato nei libri sull'economia sociale di mercato, con diritti e doveri. Sono solo "un piccolo ingranaggio in questa macchina", come descritto dall'insegnante di arte spagnola. H.E.S.S. è onnipresente - e l'intimidazione funziona come descritto dai lavoratori: "Questa è casa nostra, queste sono le nostre regole e voi dovete fare quello che noi vi diciamo". E il principio arriva, ben documentato, fino alla violazione della propria sfera privata. Chi si oppone, deve fare i conti con i licenziamenti. Un funzionario Ver.di (sindacato) ha descritto le conseguenze di questa cultura della minaccia e della sfiducia istituzionalizzata: "loro", i lavoratori migranti, "non dicono nulla, tengono la frustrazione dentro di loro". Hanno bisogno del denaro e sperano in un'assunzione a tempo indeterminato. Questa speranza è ingannevole e finisce come nel caso di Silvina con il licenziamento poco prima di Natale.

"Non sono d'accordo con questo lavoro da schiavi", cosi' ha detto ai giornalisti uno dei guidatori di autobus che ogni giorno si occupa del trasferimento dei lavoratori. Ma anche lui è solo un piccolo ingranaggio in questa macchina Amazon. L'azienda è il piu' grande beneficiario, i suoi scagnozzi sono Trenkwalder, CoCo Job Touristik Gmbh e Co e la società di sicurezza H.E.S.S. Amazon è conosciuta per la sua contabilità creativa e per aver registrato solo perdite nei suoi affari in Germania. Questo danneggia non solo lo stato tedesco, ma tutti  i concorrenti che si comportano in maniera corretta nei confronti dei loro dipendenti. 

E' stata la politica ad aver reso possibile questa macchina

Da un punto di vista economico non ci sono grandi guadagni:  i libri si possono comprare presso la libreria locale. Non è stata Amazon a creare questa macchina, ma la politica tedesca. E' stata lei a rendere possibile in Germania i lavoratori migranti sul modello cinese. Perchè sia andata in questo modo, nella trasmissione di mercoledi di ARD non è stato chiarito. Ma la domanda è  superflua. La politica puo' cambiare la situazione - iniziando già da oggi.

domenica 17 febbraio 2013

Chi di austerity ferisce, di austerity perisce


I dati in arrivo dall'economia tedesca ci dicono che l'austerity sta avendo un effetto molto negativo anche sulla principale economia dell'Eurozona. Il ramo inizia a scricchiolare sul serio. Da jjahnke.net

Andamento del PIL in rapporto trimestre precedente (Fonte: Statistisches Bundesamt)

Secondo l'ultimo comunicato dell'Ufficio federale di statistica il PIL tedesco nel quarto trimestre è sceso dello 0.6 % rispetto al trimestre precedente (dati destagionalizzati).

Sviluppo del PIL tedesco (dati destagionalizzati) in rapporto al trimestre precedente e allo stesso periodo dell'anno precedente

Di particolare interesse: gli investimenti netti, in calo già dal secondo trimestre del 2011, secondo i dati pubblicati, hanno continuato la loro discesa anche nel quarto trimestre 2012. 

Investimenti netti in Germania (Fonte: Statistisches Bundesamt)

Altri dati dell'ufficio di statistica confermano per il quarto trimestre 2012 un forte calo del fatturato dell'industria tedesca e una riduzione delle vendite al dettaglio.

Andamento delle vendite al dettaglio

Nel confronto internazionale lo sviluppo dell'economia tedesca non è particolarmente favorevole.

Andamento del PIL in rapporto al trimestre precedente (Fonte Eurostat)

Anche l'export sta rallentando, nonostante gli "Hurrà" che arrivano dalla politica. L'ufficio federale di statistica ha titolato cosi' il comunicato sull'andamento dell'export nel 2012: "+3.4 % sul 2011 - esportazioni e importazioni raggiungono nuovi livelli record". I media hanno rilanciato con molto piacere la buona notizia. In realtà, sono dati del passato. Rispetto al mese di dicembre dello scorso anno c'è stato un calo di quasi il 7%. 

Andamento dell'export in rapporto allo stesso mese dell'anno precedente (Statistisches Bundesamt).

Le importazioni tedesche si sono sviluppate in maniera ancora peggiore. Dall'Eurozona rispetto allo stesso mese dell'anno precedente sono scese di quasi il 6.8%. La Germania in questo modo è sempre di piu' l'opposto della famosa locomotiva d'Europa.

Andamento dell'import in rapporto allo stesso mese dell'anno precedente (Fonte: Statistisches Bundesamt)

Anche l'andamento dell'occupazione ristagna dalla metà dello scorso anno.

Andamento dell'occupazione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (Statistisches Bundesamt)

Nei dati sull'evoluzione della disoccupazione le statistiche potrebbero ingannare. Solo il 58 % dei 5.4 milioni beneficiari di sussidi di disoccupazione nel 2013 è stato ufficialmente segnalato come disoccupato. Sei anni prima la percentuale era del 65%. 

Percentuale di beneficiari di sussidi di disoccupazione contabilizzati come disoccupati (parte blu). Bundesagentur fuer Arbeit)

Nonostante tutti gli accorgimenti utilizzati per rendere piu' belli i dati (i disoccupati da piu' di 12 mesi con oltre 58 anni di età non vengono considerati nel numero dei senza lavoro), la disoccupazione cresce dall'ottobre 2012.

Andamento della disoccupazione rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (Fonte: Bundesagentur fuer Arbeit)

venerdì 15 febbraio 2013

Imprenditori in povertà


Le statistiche tedesche mostrano un boom di imprese individuali: rinnovato spirito imprenditoriale, oppure lavoro  precario a basso costo in outsourcing? Da Der Spiegel.
Sempre piu' tedeschi decidono di mettersi in proprio, lavorando pero' come imprenditori singoli senza dipendenti - secondo uno studio negli ultimi 10 anni sono aumentati di circa il 40 %. Il numero riflette un nuovo spirito imprenditoriale in Germania? Oppure una politica anti-sociale?

Nessun capo, nessun orario di lavoro fisso, e un buon reddito - per un lungo periodo la vita dell'imprenditore è sembrata allettante. Il loro numero è cresciuto fra il 2000 e il 2011 di 800.000 unità raggiungendo i 2.6 milioni, come mostra uno studio appena pubblicato dal Deutsche Institut für Wirtschaftsforschung (DIW).

Secondo lo studio la crescita è da ricondurre principalmente al numero di ditte individuali, vale a dire lavoratori autonomi senza dipendenti. Il loro numero negli ultimi 10 anni è cresciuto del 40%. "Il motivo principale è stata la politica di promozione che i centri per l'impiego hanno fatto", ci dice Karl Brenke, esperto del mercato del lavoro presso DIW. Gli uffici del lavoro fra il 2003 e il 2006 con il programma "Ich-Ag" (finanziamenti ai disoccupati per la creazione di un'impresa) e con le altre sovvenzioni ai senza lavoro avrebbero contribuito alla crescita del numero di lavoratori indipendenti.

Oltre agli incentivi, secondo lo studio, hanno avuto un ruolo importante i cambiamenti nel mercato del lavoro - sono cresciuti infatti i lavori che le aziende hanno dato in outsourcing, trasferiti a lavoratori autonomi: "Non è certo una modernizzazione, piuttosto una segmentazione del mercato del lavoro che non ha solo caratteristiche positive", secondo Brenke. "Soprattutto se si considerano i redditi e gli sviluppi nel tempo".

I risultati dello studio DIW hanno suscitato reazioni molto diverse nel mondo politico - a seconda dell'area di appartenenza. "L'aumento dei lavoratori indipendenti osservato da DIW deve essere accolto positivamente. Se gli imprenditori intendono avviare un'attività imprenditoriale è un bene per la comunità e rafforza il nostro sistema di sicurezza sociale", ci dice Joachim Pfeiffer, portavoce economico del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag. "Molti fondatori di imprese in seguito riescono a creare  nuovi posti di lavoro".

In realtà solo una piccola parte dei nuovi imprenditori riesce a farlo: "Dopo 5 anni si puo' dire che solo il 10% dei lavoratori autonomi è riuscito ad assumere lavoratori", sostiene Brenke. Una percentuale maggiore lascia il lavoro autonomo per tornare ad essere dipendente - per Brenke un indizio del fatto che molti imprenditori individuali hanno scelto di fondare un'impresa individuale solo per questioni di necessità e non perchè avevano una buona idea.

"La forte crescita dei lavoratori indipendenti è una diretta conseguenza dell'agenda politica rosso-verde e della sua continuazione sotto il governo giallo-nero", dice Sarah Wagenknecht, vice presidente della Linke. Anche l'etichetta di lavoro indipendente non puo' nascondere che si tratta di lavoro precario con uno stipendio molto basso. "Queste persone vivono senza un'assicurazione sociale: povertà in vecchiaia e rovina finanziaria in caso di malattia sono inevitabili". 

Secondo i calcoli DIW la retribuzione oraria media di un imprenditore individuale è di 12.7 € lordi all'ora, inferiore a quella di un dipendente. Molti lavoratori autonomi non guadagnano a sufficienza per potersi garantire il sostentamento. Secondo uno studio dell'Instituts für Arbeitsmarkt - und Berufsforschung (IAB) dello scorso anno, il 12.5 % dei lavoratori autonomi resta sotto la soglia di povertà dei 925 € al mese lordi. E secondo i calcoli attuali del DIW, il 10% delle imprese individuali guadagna in media solo 800 € lordi al mese. 

La Bundesagentur für Arbeit (BA) sostiene finanziariamente il lavoro autonomo, attualmente 127.000 imprenditori percepiscono un'integrazione al reddito sotto forma di Hartz IV (Aufstocker). "Deve essere considerato positivamente il fatto che  sempre piu' persone abbiano il coraggio di diventare indipendenti", dichiara Frank-Jürgen Weise, direttore della BA. "Vedo invece in maniera molto critica l'aumento dei lavoratori autonomi che non possono vivere del loro reddito e per questo sono costretti a chiedere allo stato un sostegno al reddito". Bisognerebbe chiedersi se questo modello economico puo' essere sostenibile nel lungo periodo.