mercoledì 31 ottobre 2018

2,85 euro all'ora

La start-up tedesca super-tecnologica e innovativa ha un modello di business fondato sul principio piu' antico del mondo: lo sfruttamento. Flixbus, la piattaforma per i viaggi in autobus a basso costo, per sbaragliare la concorrenza e conquistare l'Europa non ha problemi ad impiegare autisti dell'est Europa pagati al minimo sindacale polacco (2.85 € l'ora), costretti a turni massacranti che finiscono per mettere a rischio la sicurezza dei viaggiatori. Ne parla il sindacato Ver.di.


Autisti troppo stanchi, dumping salariale e crumiri. La piattaforma per i viaggi in autobus a basso costo, fondata sul principio dello sfruttamento, domina sempre più il mercato dei viaggi a lunga distanza

Renate oggi per la prima volta vuole viaggiare con suo marito sugli autobus di FlixBus - parte dalla stazione centrale dei bus di Berlino (ZOB) verso Amburgo, e considerando un prezzo del biglietto di 19 euro a persona non potrà andarle troppo male, almeno cosi' pensa lei. Anche Nils è attratto dai bassi prezzi. È un utente regolare di FlixBus sulla linea Berlino - Lipsia, andata e ritorno.

La stazione dei bus di Berlino ZOB questo venerdi' mattina funziona a pieni giri. Lo si vede subito: i FlixBus verdi con le frecce arancioni qui sono la maggioranza. Tuttavia, se guardi da vicino, ti accorgi che gli autobus in realtà appartengono a molte società diverse. Il nome della società è scritto in caratteri piccoli sulla porta d'ingresso. Pawel arriva da un piccolo villaggio polacco vicino a Poznan e parla molto bene il tedesco. Quello che ci racconta sulle sue condizioni di lavoro e sulla retribuzione sembra quasi un prerequisito indispensabile per poter offrire biglietti a prezzi cosi' bassi.

Pessimi lavori per gli autisti dell'Europa dell'Est

"Percepisco il salario minimo polacco pari a 2,85 euro all'ora e quasi sempre resto alla guida per dodici giorni di fila. Il lavoro è estenuante, perché prima di guidare devo caricare i bagagli, poi pulire l'autobus e svuotare il bagno. Ma come autista professionista non riesco a trovare un lavoro migliore. Guidare un camion sarebbe ancora peggio." FlixBus utilizza spesso società fornitrici di autobus dell'Europa orientale perché lavorano a condizioni particolarmente economiche e perché di solito pagano solo il salario minimo valido in Polonia o nella Repubblica ceca. E quando gli autisti dei bus attraversano un confine nazionale, sono autorizzati - come Pawel - a guidare per dodici giorni di seguito. Il periodo di riposo giornaliero è di sole undici ore anziché le normali dodici ore e può essere abbreviato due volte a settimana fino a nove ore.

I due autisti cechi in viaggio ad agosto tra Stoccolma e Berlino per FlixBus probabilmente sono stati costretti ad osservare dei periodi di riposo ancora più brevi. Di primo mattino, l'autobus della compagnia ceca Umbrella, proveniente da Linstow si è capovolto sull'autostrada A19 uscendo dalla carreggiata. Uno dei conducenti dell'autobus e 15 passeggeri sono rimasti feriti. La polizia sospetta che la causa dell'incidente sia stata la stanchezza: i due piloti avevano coperto la lunga distanza senza fare un vero riposo.

"Ogni conducente guida quattro ore e mezzo mentre l'altro si sdraia nella cuccetta - e così vanno avanti per tutto il viaggio", ci dice Klaus Schroeter, segretario del sindacato e coordinatore dei contratti di categoria del commercio e dei pullman per ver.di.  "Nessuno in questo modo riesce veramente a dormire, ci si addormenta al massimo per qualche secondo - le conseguenze sono disastrose". Che la Commissione europea ora intenda ridurre ulteriormente la durata minima del periodo di riposo degli autisti di bus e camion, per Klaus Schroeter è scandaloso. Fortunatamente il Parlamento europeo a luglio ha respinto questa iniziativa. Che la questione sia finalmente scomparsa dal tavolo, Schroeter non ci crede.

I vertici di Flixbus non si preoccupano molto delle condizioni di lavoro dei conducenti degli autobus che, dopo tutto, non sono loro dipendenti, ma sono impiegati da uno dei tanti piccoli operatori di autobus di medie dimensioni che fanno i viaggi a lunga distanza per conto di Flixbus. In una recente intervista il co-fondatore di FlixBus, Jochen Engert, ha cercato di calmare le acque: ci sarebbero solo poche società e pochi autisti dall'Europa orientale, soprattutto sulle linee internazionali. Ma uno sguardo al sito web di FlixBus mostra che la società ha effettivamente commissionato un gran numero di aziende polacche e ceche.

Eccezionalmente condizioni buone

Se le condizioni di lavoro in una delle numerose piccole società di autobus sono decenti, è dovuto esclusivamente alla cultura aziendale dell'appaltatore, in quanto FlixBus non fornisce nessuna linea guida in merito alle retribuzioni e alle altre condizioni di lavoro. A tale riguardo, Heiko, un autista di autobus di mezza età proveniente dalla regione della Ruhr, impiegato dalla compagnia Theo Verhuven di Xanten, ha avuto molta fortuna. Sta facendo una breve pausa in un parcheggio presso l'area di sosta Avus, prima di partire verso Berlino ZOB, dove lavora sulla linea FlixBus Berlino - Dusseldorf. "Il mio datore di lavoro paga piu' di quanto previsto dal contratto, e abbiamo anche un Betriebsrat. Se qualcosa è peggiorato, allora ha a che fare con FlixBus ".

In passato Heiko ha guidava autobus per MeinFernbus, un'azienda acquisita da FlixBus. "Se c'era un ingorgo sull'autostrada, lo facevamo sapere subito all'ufficio centrale, che informava molto velocemente tutti gli altri conducenti di autobus. Con FlixBus tali messaggi vengono ignorati", perché non portano ulteriori guadagni.

Crumiri per Ryanair

Flixbus - da quando è entrato nel business ferroviario con FlixTrain ha cambiato nome in FlixMobility - ha circa 1.000 dipendenti, che si prendono cura principalmente dell'organizzazione del traffico a lunga percorrenza e della vendita dei biglietti. L'azienda tiene bassi i prezzi dei biglietti e in questo modo raggiunge una quota di profitto superiore al 20 %. Le società fornitrici di autobus incassano una tariffa fissa. "FlixBus non è quindi una classica compagnia di bus, ma piuttosto una piattaforma per la vendita dei biglietti", afferma Klaus Schroeter di ver.di.

In considerazione del modello di business a basso rischio che continua a  generare ricavi e profitti senza che Flixbus debba mantenere i propri veicoli e pagare gli autisti dei bus, l'azienda può anche permettersi di ostentare una certa generosità quando si tratta di aiutare una azienda simile. Quando Ver.di il 12 settembre di quest'anno ha proclamato il primo sciopero degli assistenti di volo della compagnia aerea irlandese Ryanair, Flixbus ha messo a disposizione delle corse gratuite in autobus per i passeggeri rimasti a terra con lo slogan: "Il tuo volo è stato cancellato? Non ti preoccupare, ti aiutiamo noi!"

Un modulo da compilare e il biglietto caricato sono stati sufficienti per una corsa gratuita con destinazione a piacimento sulla rete europea FlixBus. In questo modo hanno preso due piccioni con una fava: hanno promosso la propria attività e hanno trasformato i conducenti di autobus in crumiri involontari di una compagnia aera, nota per le sue condizioni di lavoro miserabili e per i salari da fame. Possiamo tuttavia nutrire qualche dubbio sul fatto che in caso di uno sciopero dei conducenti dei bus, altamente improbabile, Ryanair restituirebbe il favore regalando biglietti gratuiti per i passeggeri di FlixBus bloccati. 



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lunedì 29 ottobre 2018

Sfruttamento alla tedeska: sulle tracce della nuova schiavitù (parte seconda)

Ci avevano spiegato che il caporalato e lo sfruttamento riguardano solo le campagne del sud-Europa e che nella civilissima Europa del nord è tutto molto piu' pulito e onesto, le cose tuttavia non stanno esattamente cosi'. Nelle strade e sui marciapiedi delle grandi città tedesche, ogni giorno decine di migliaia di migranti, molti dall'Europa del sud-est, si offrono a giornata per ogni tipo di lavoro e per pochi euro l'ora, quasi sempre al nero e al di fuori dei sistemi di previdenza sociale. Un'inchiesta molto bella di Der Spiegel ci parla dei bulgari che sui marciapiedi di Amburgo passano le giornate aspettando un furgoncino che passi a caricarli per portarli in un cantiere, in una fabbrica o nei campi. Da Der Spiegel (seconda parte, si arriva da qui)


Ci sono dei ciarlatani che hanno incassato 600 euro dai lavoratori sotto-pagati con la promessa di fargli ottenere una registrazione della residenza all'anagrafe. Invece poi hanno denunciato i migranti per lavoro nero e sono spariti con i soldi.

Se i migranti arrivano in Germania con i loro figli, anche questi spesso soffrono per la condizione di precarietà. Secondo una insegnante che fino al 2016 ha lavorato in una scuola di Wilhelmsburg, i figli dei lavoratori bulgari sotto-pagati spesso spariscono per settimane da scuola e sembrano alquanto stravolti.

Una volta, quando una sua collega ha visitato una studentessa a casa, ha visto una ragazza di 16 anni nel soggiorno. La madre le ha detto che la ragazza non era mai andata a scuola, anche se la famiglia si trovava in Germania da cinque anni. La ragazza aveva passato la maggior parte della sua vita davanti alla TV senza aver imparato una sola parola di tedesco.

Nel frattempo la miseria dei lavoratori migranti ora colpisce interi quartieri. Le città, insieme alla manodopera a basso costo, attraggono molta miseria - che finisce per colpire i residenti.

Si racconta di lavoratori migranti che dormono in macchina e che per tutta la notte in inverno fanno girare il motore - per potersi scaldare. Un altro ci dice che i migranti fanno i loro bisogni in un bosco adiacente.

Un terzo residente locale racconta di lavoratori migranti che  gli "urinano sui muri di casa e che vanno in giro ubriachi" e di un pulmino con targa bulgara parcheggiato per mesi davanti a casa sua, in cui dormiva anche un bambino.

Altri residenti riferiscono di lavoratori migranti che hanno rubato le sedie da giardino, prelevato benzina dai serbatoi delle loro auto o rubato materiali da costruzione nei cantieri. La polizia non reagisce nemmeno piu' alle lamentele. "Ci troviamo in una situazione di assenza della legge", ci dice un residente. La polizia di Amburgo respinge queste accuse. (...)

Il sistema di sfruttamento

Quando Stanimir Panow parla della sua vita, dei turni di dodici ore, dei suoi perfidi capi o del suo letto ammuffito, resta sempre composto. Spesso riesce a scherzare anche sui momenti più difficili della sua vita. Solo una volta durante le nostre conversazioni ha iniziato a piangere. Sono lacrime di gratitudine. Perché Panow ha avuto un aiuto inatteso

Il Westend, un'organizzazione senza scopo di lucro che organizza cure mediche anonime per i migranti, gli ha pagato un'operazione. Gran parte del tumore alla prostata è stato asportato.

Come la maggior parte dei finti lavoratori autonomi, Panow non ha un'assicurazione sanitaria e le possibilità di ottenere aiuto dallo stato sono limitate. "Solo in alcuni casi è possibile richiedere interventi urgenti e necessari attraverso un fondo finanziato dall'Autorità per la sicurezza sociale di Amburgo", afferma Melanie Mücher, a capo del Westend.

Ci sono ancora alcune cellule tumorali nel corpo di Panow, dice Mücher. Anche in futuro dovrà essere esaminato regolarmente. Panow deve sperare che il Westend continui a trovare un modo per poter finanziare i suoi trattamenti. Almeno ora lo sa: non è solo.

Ad Amburgo-Wilhelmsburg ci sono molte organizzazioni sociali caritatevoli e molti residenti impegnati. Organizzano la consulenza legale, i corsi di lingua tedesca gratuiti, feste in città inclusive oppure raccolgono donazioni per pagare le cure mediche ai migranti. I residenti cercano di tamponare le difficoltà sociali e di combattere lo sfruttamento dei migranti. Ma non possono cambiare le strutture di base di questo settore illegale. Solo un radicale cambiamento della politica  potrebbe aiutare:

- I lavoratori migranti dovrebbero essere correttamente informati sui loro diritti, preferibilmente nei loro paesi di origine prima di partire.

- Gli intermediari del lavoro e i proprietari di case dovrebbero essere controllati in modo più coerente e puniti per le violazioni.

- I migranti seriamente ammalati e senza un'assicurazione sanitaria valida dovrebbero avere un migliore accesso alle cure mediche.

Il governo di Sofia non riesce a tenere sotto controllo la situazione. Secondo le previsioni dell'ufficio nazionale di statistica di Sofia, la Bulgaria perderà un altro milione di persone entro il 2045; il gruppo di popolazione più numeroso sarà quello tra i 60 e gli 80 anni.

Anche le autorità tedesche sono troppo tiepide nei confronti dello sfruttamento dei lavoratori migranti. Sebbene in Germania vi siano numerose leggi che puniscono il lavoro sommerso, il non rispetto del salario minimo di legge e che dovrebbero impedire condizioni di lavoro inaccettabili, i controlli, tuttavia, avvengono solo sporadicamente.

Ci sono circa 6.700 funzionari delle dogane in tutto il paese a contrastare il lavoro sommerso e quello illegale. Secondo le stime dei sindacati ce ne vorrebbero più di 10.000. Anche il Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW)) ritiene che in Germania ci siano troppi pochi ispettori per poter controllare il lavoro sommerso. "È come fare le regole per una partita di calcio senza poi mettere un arbitro in campo", ci dice il ricercatore del DIW Karl Brenke.

Per i consumatori tedeschi, tuttavia, il sistema dello sfruttamento ha dei grandi vantaggi. Tutti i muratori e le badanti, tutti i facchini di magazzino,  tutti i lavoratori occupati in agricoltura, quelli nei macelli e tutti gli altri salariati fanno in modo che i costi di costruzione e di manutenzione in Germania crescano piu' lentamente e che ai consumatori vengano forniti carne, verdure e servizi a basso costo. "L'economia ne beneficia", afferma Brenke. "Ma la dignità umana ne soffre".

Dopo l'operazione, il medico aveva consigliato a Stanimir Panow di non lavorare per alcune settimane. Il suo corpo era troppo debole, gli aveva detto il dottore. Soprattutto, aveva bisogno di riposo.

La mattina dopo, Panow è tornato al cantiere.


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Sfruttamento alla tedeska: sulle tracce della nuova schiavitù

Ci avevano spiegato che il caporalato e lo sfruttamento riguardano solo le campagne del sud-Europa e che nella civilissima Europa del nord è tutto molto piu' pulito e onesto, le cose tuttavia non stanno esattamente cosi'. Nelle strade e sui marciapiedi delle grandi città tedesche, ogni giorno decine di migliaia di migranti, molti dall'Europa del sud-est, si offrono a giornata per ogni tipo di lavoro e per pochi euro l'ora, quasi sempre al nero e al di fuori dei sistemi di previdenza sociale. Un'inchiesta molto bella di Der Spiegel ci parla dei bulgari che sui marciapiedi di Amburgo passano le giornate aspettando un furgoncino che passi a caricarli per portarli in un cantiere, in una fabbrica o nei campi. Da Der Spiegel (prima parte)


Dopo il crollo dell'economia bulgara, Stanimir Panow si è trasferito ad Amburgo-Wilhelmsburg. Sperava in una vita migliore, ma è finito a cercare lavoro sui marciapiedi - in un sistema fondato sullo sfruttamento, dal quale i consumatori tedeschi traggono enormi vantaggi.

Quando Stanimir Panow nel 2014 è sceso da un autobus VW ad Amburgo-Wilhelmsburg, insieme ad altri lavoratori migranti bulgari, sperava ancora nella possibilità tardiva di realizzare i suoi sogni. Oggi la sua vita quotidiana consiste principalmente nell'aspettare.

Di notte, quando l'oscurità inghiotte le strade piene di spazzatura del quartiere di Reiherstieg, Panow si stende sul suo materasso ammuffito e aspetta che i suoi tre coinquilini si addormentino al tavolo ubriachi, così che anche lui possa finalmente dormire un po'. Alle cinque del mattino, dopo essersi alzato, Panow aspetta che qualcuno lo carichi e lo porti da qualche parte a lavorare.

Panow sa montare il cartongesso, sa mettere le tegole sui tetti e le piastrelle, sa tirare su i muri, dice che sa fare tutto. Ora ha 64 anni. Le sue spalle sono ancora larghe, le sue braccia sono ancora forti, ma la maggior parte dei suoi capelli è già caduta, dalla sua bocca iniziano a mancare i denti e recentemente nella sua prostata è stato scoperto un tumore maligno.

Panow non ha soldi da parte. Teme il momento in cui sarà troppo debole per lavorare. Il momento in cui inizierà l'attesa della morte.

I sogni di Panow non sono mai stati molto grandi. Una casa, una famiglia, qualche soldo, era tutto quello che voleva. Ma nella Bulgaria colpita dalla crisi non è mai riuscito a realizzarlo. Ha lasciato il suo villaggio natale di Borisovo, in Bulgaria, e si è messo in viaggio in giro per l'Europa in cerca di un lavoro ben pagato, così come hanno fatto circa due milioni di suoi connazionali. E come molti altri, si è perso per strada.

E' finito su di un marciapiede di Amburgo in cerca di lavoro, in un sistema fatto di finto lavoro autonomo, di contratti semi-legali e di dumping salariale. In un mondo senza sicurezza e senza prestazioni sociali. In forme di lavoro che sia in Germania che negli altri paesi dell'UE stanno diventando sempre piu' comuni. Strutture possibili solo grazie a uno dei pilastri centrali dell'Unione europea: il diritto di ogni cittadino dell'UE a lavorare in ogni paese.

La cosiddetta libera circolazione dei lavoratori ha molti vantaggi. Apre nuove opportunità di lavoro per i cittadini UE, rafforza il mercato del lavoro, aumenta la mobilità dei lavoratori qualificati e contribuisce alla crescita economica. Ma sostiene anche un settore ombra in cui in Germania lavorano decine di migliaia di persone, se non centinaia di migliaia, e contro il quale le autorità si muovono senza troppa determinazione. 

Vogliamo cercare di capire questo sistema fondato sullo sfruttamento. Perché le persone come Panow finiscono sui marciapiedi a cercare un lavoro? Perché non riescono ad uscirne fuori? Perché il lavoro illegale non viene combattuto in maniera più decisa?

Per la nostra ricerca abbiamo intervistato decine di lavoratori migranti bulgari e cercato di ricostruire la vita di Stanimir Panow nel dettaglio - ad Amburgo-Wilhelmsburg e a Borisovo, in Bulgaria. E' emerso gradualmente un quadro con diverse sfaccettature su uno dei maggiori problemi sociali del nostro tempo. E una prospettiva su come forse lo si potrebbe risolvere.

Il marciapiede del lavoro

Nella sua prima mattina ad Amburgo Panow si è recato al bar Elite. Gli era stato detto che lì si puo' trovare facilmente del lavoro.

E ad oggi non è cambiato molto. È una mattina di sole di fine estate intorno alle 5:30 del mattino, l'aria nel bar Elite è piena di fumo, in TV c'è musica pop bulgara, e su un davanzale ci sono alcune piante sintetiche che sembrano perse come gli uomini seduti ai tavoli ad aspettare il lavoro.

Alcuni uomini indossano tute arancioni, altri camice e jeans consumati. Molti hanno portato il pranzo in un sacchetto di plastica. Panow stamattina non è venuto. Conosce personalmente molti intermediari, e spesso lo contattano direttamente via SMS per un lavoro.

Una Citroën color antracite si ferma davanti al bar Elite. Nella parte posteriore dell'auto c'è un adesivo con il logo aziendale "Parrot12 Glas- und Gebäudereinigung". Nell'auto entrano quattro uomini dall'Elite bar. La macchina parte. Noi gli andiamo dietro.

"Chi si ammala anche per un giorno rischia il lavoro"

Il proprietario del bar Elite, Ali Tutal, non ne vuole sapere nulla di intermediazioni illegali all’interno delle sue stanze. I migranti si incontrerebbero nei locali del suo bar solo per andare insieme a lavoro, ci scrive più tardi per e-mail. Lui non ha nulla a che fare né con i lavoratori né con i datori di lavoro.

Secondo molti lavoratori sotto-pagati, il bar Elite è solo uno dei numerosi punti di raccolta per chi è in cerca di un lavoro giornaliero ad Amburgo-Wilhelmsburg. E Amburgo è solo una delle tante città in cui vengono reclutati lavoratori giornalieri.

I migranti non qualificati vengono impiegati in una vasta gamma di settori: aiuto nei cantieri, per la raccolta in agricoltura, nelle costruzioni, per il lavoro nei macelli e nella ristorazione, nei magazzini, nella pulizia dei container al porto, per la pulizia degli uffici e delle camere d'albergo, nelle aree verdi...l'elenco potrebbe continuare all'infinito.

Le retribuzioni orarie, secondo quanto riferito dai bulgari da noi intervistati, sono fra i cinque e i dieci euro, pagati di solito in contanti. I rapporti di lavoro sono spesso illegali o si muovono sull'orlo dell’illegalità. Pochi lavoratori salariati hanno un contratto di lavoro regolare.

"Molti lavoratori migranti sono praticamente privi di diritti", afferma Christiane Tursi di Verikom, un'associazione senza scopo di lucro che lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori stranieri. "Chiunque chieda più soldi o un contratto di lavoro, oppure si ammala anche solo per un giorno, rischia il lavoro".

La Citroën color antracite si ferma davanti alla sede di Parrot12 Glas- und Gebäudereinigung. I quattro lavoratori dell'Elite bar entrano, escono poco dopo con uno spazzolone e un secchio per le pulizie, caricano gli attrezzi su di un VW Caddy bianco e si dirigono fuori città. Dopo alcuni chilometri, si fermano davanti a un ingresso, entrano dentro e iniziano a pulire le scale.

La sede della "Parrot12 Glas- und Gebäudereinigung", specializzata nella "intermediazione di personale per il magazzino", almeno secondo il registro commerciale, si trova in Billstraße. La zona è un noto punto di smistamento per biciclette rubate e rifiuti elettronici che da qui vengono spediti illegalmente in Africa. L'amministratore della società, un certo signor Ramazan Yildiz, non ha voluto rispondere alle nostre richieste di informazioni su quanto vengano pagati i suoi dipendenti e se con loro ha stipulato dei contratti.

In Germania ci sono molte aziende come quella di Yildiz; alcune operano legalmente, altre no; tutte impiegano lavoratori migranti. Alcune agiscono come dei subappaltatori che lavorano per aziende molto più grandi - con l'obiettivo di ridurre i costi. Soprattutto nei lavori piu' semplici, dove il costo della manodopera rappresenta una gran parte dei costi totali, il dumping salariale è il miglior modo per risparmiare.

"Ci sono molti modi per aggirare il salario minimo fissato dalla legge", afferma Christiane Tursi di Verikom. A volte i lavoratori a basso salario devono fare delle ore extra, a volte devono rimborsare una parte della paga ufficiale in contanti. E a volte dopo aver lavorato non vengono proprio pagati.

Anche a Stanimir Panow è già capitato due volte. La prima volta per un mese di lavoro in un cantiere ha dovuto prendere solo 200 euro. Quando si è lamentato, ci dice, è stato minacciato. Ha avuto paura e se n'è andato.

La seconda volta Panow ha trovato un datore di lavoro inadempiente. Si trovavano insieme ai bordi di un campo da calcio, dove l'uomo stava assistendo ad una partita del figlio. "Non ti vergogni per non avermi pagato?", gli ha urlato Panow davanti a tutti. Probabilmente è stato troppo imbarazzante anche per lui. Ha preso da parte Panow e gli ha dato i soldi che gli doveva.

Nonostante queste esperienze Panow continua a cercare lavoro sui marciapiedi. E anche se la paga è da fame, guadagna ancora molto di più di quanto guadagnerebbe in Bulgaria. Nei mesi buoni arriva a più di mille euro, esentasse. In questo modo può sostentarsi e mandare un po' 'di soldi alla sua ex moglie nella sua vecchia patria. I giovani bulgari, che lavorano anche più di lui, riescono persino a mettere da parte un po' del loro stipendio.

"È un affare basato su uno scambio", dice Panow. Contanti in cambio di sicurezza, contanti in cambio di diritti. Funziona bene fino a quando non ti ammali gravemente.

Nel settembre 2017 un migrante bulgaro è stato trovato morto in un parco di Wilhelmsburg. L'uomo aveva circa cinquantacinque anni, viveva a Wilhelmsburg da undici anni, e anche lui andava a cercare lavoro sui marciapiedi, proprio come Panow. Poi si è ammalato, era visibilmente indebolito, ha iniziato a non andare a lavoro, è diventato un senzatetto. Alla fine, si è sdraiato in un boschetto ed è morto. (...)

La miseria importata

Al 68 della Vogelhüttendeich Strasse, in un cortile non lontano dal bar Elite, i rifiuti ingombranti continuano ad accumularsi. Dai cassonetti esce una puzza molto forte, tra due auto con targhe smontate è parcheggiato un passeggino. I cavi elettrici auto-montati sono appesi alla parete esterna di una casa a due piani. Accanto all'entrata c'è scritto che la casa è infestata da pulci e cimici.

Secondo le indicazioni degli stessi lavoratori, ci sono decine di bulgari che vivono illegalmente nella casa, a volte vivono in quattro in dodici metri quadrati. "I maiali nella stalla hanno più spazio", dice Serkan Izmansoy, che fino a poco tempo fa viveva in un appartamento affacciato sul cortile. Sua madre ha avuto contatti con una residente bulgara del cortile, ci dice Izmansoy: "ha detto che deve pagare 200 euro al mese per un materasso, e tutti devono pagare lo stesso prezzo: adulti, bambini e persino neonati".


Secondo il registro fondiario il proprietario dell'immobile è un imprenditore turco di nome Ahmet Karanfil. Karanfil tuttavia respinge le accuse dei residenti. Sostiene di aver affittato le stanze nel cortile in maniera legale, fa sapere tramite il suo avvocato. Il suo inquilino tuttavia avrebbe sub-affittato le stanze a dei "compatrioti amici".

Secondo Christiane Tursi, l'assistente sociale di Verikom, molti lavoratori migranti vengono ospitati in case come quella al 68 della Vogelhüttendeich. "Chi lavora illegalmente non ha alcuna possibilità di trovare una casa nel mercato degli alloggi legali", dice Tursi. "Deve trovarsi un alloggio illegale ad un prezzo molto alto". Se non te lo puoi permettere, dormi in macchina o all'aria aperta.

Nei parchi e nei boschi di Amburgo-Wilhelmsburg si vedono spesso sistemazioni di fortuna. Vicino a un canale c'è un telone bianco steso sopra alcuni rami, davanti c'è un materasso di gommapiuma, per terra escrementi e carta igienica usata. In un pezzo di bosco in pendenza già da molto tempo c'è una grande tenda, il suo proprietario ha creato un piccolo sentiero attraverso il bosco e si è costruito un recinto di rami.



I lavoratori bulgari se accettano case illegali e lavori illegali sono punibili. "E chiunque sia coinvolto è ricattabile", dice l'assistente sociale Tursi. I migranti non riescono a difendersi dai loro padroni di casa e dai datori di lavoro sfruttatori. E hanno grandi difficoltà a integrarsi.

"I migranti non hanno tempo ed energie per imparare il tedesco", dice Tursi. "Di conseguenza difficilmente riescono ad entrare in contatto con la gente del posto o a informarsi sui loro diritti". I truffatori spesso con loro hanno gioco facile.




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domenica 28 ottobre 2018

Flassbeck: perché il governo italiano dovrebbe approfittare delle critiche americane ai tedeschi

Riflessione impeccabile del grande Heiner Flassbeck: gli americani continuano ad attaccare gli avanzi commerciali tedeschi e la relativa sottovalutazione del cambio, in Europa tuttavia nessuno ha il coraggio di alzare la voce contro le violazioni dei trattati europei commesse dai primi della klasse. Invece di inventarsi soluzioni complesse e politicamente impraticabili, come ad esempio l'assicurazione europea contro la disoccupazione o l'unione di trasferimento, bisognerebbe andare dritto alla radice del problema: il dumping salariale e la deflazione tedesca. Da Makroskop.de un ottimo Heiner Flassbeck


Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti nel suo recente „Currency Report“ ha fornito un'analisi sorprendentemente accurata della crisi europea. Perché solo gli europei non riescono a capirlo?

Ciò che il presidente americano sapeva già nel maggio 2017 ora è stato  confermato da un rapporto americano ufficiale: „The Germans are bad, very bad“. Nel cosiddetto Currency Report che il Tesoro americano invia ogni sei mesi al Congresso, le parole di Trump non vengono esattamente ripetute, ma il messaggio di fondo resta lo stesso.

Non è la prima volta che la Germania in questo rapporto viene criticata, ma il modo in cui questa volta lo si fa dimostra che ora l'amministrazione americana capisce molto meglio cosa è accaduto nell'eurozona rispetto a quanto non facesse prima. Il fatto che i media tedeschi e la politica tedesca sull'argomento mantengano un silenzio assordante, parla da sé.

Perché solo gli americani capiscono cosa sta accadendo in Europa?

E' più che sorprendente il fatto che sia proprio l'amministrazione americana a capire esattamente ciò che è accaduto nell'area dell'euro, molto meglio di quanto non facciano i membri stessi della zona euro. Nonostante sia stata espressa una critica così aperta e chiara nei confronti della Germania, tuttavia non c'è stato un solo paese fra quelli della zona euro ad esprimersi apertamente in merito, paesi che soffrono in maniera diretta delle conseguenze della politica tedesca. Il Tesoro americano nel suo capitolo sulla Germania scrive:

"Nel lungo periodo c'è stata una significativa divergenza tra l'inflazione interna tedesca e la crescita dei salari e l'inflazione media dell'area dell'euro (piu' alta) e la crescita dei salari. Ciò ha contribuito ad un aumento generale della competitività della Germania rispetto a quella dei suoi vicini dell'area dell'euro. Tuttavia, date le ampie differenze in termini di performance economiche all'interno dell'area dell'euro, il tasso di cambio nominale dell'euro non ha seguito questo aumento della competitività tedesca....

Permettere un aumento della domanda interna rispetto a un'offerta relativamente inelastica dovrebbe contribuire a far crescere i salari, i consumi interni, i prezzi relativi nei confronti degli altri membri dell'area dell'euro e la domanda di importazioni; un livello dei prezzi relativi piu' alto aiuterebbe a far apprezzare il sottovalutato tasso di cambio reale della Germania. Ciò contribuirebbe ad un riequilibrio globale e all'interno dell'area dell'euro".

E' davvero un peccato che le amministrazioni europee non siano in grado o non siano abbastanza coraggiose da mettere al centro della discussione europea la questione tedesca proponendo un'analisi così chiara e senza trucchi. Se il presidente francese si presentasse con proposte simili, sostenendo che la politica salariale tedesca ha violato l'obiettivo d'inflazione concordato, potrebbe anche risparmiare al suo ministro delle finanze e delle politiche europee la cosiddetta assicurazione europea contro la disoccupazione.

Anche il governo italiano dovrebbe approfittare delle critiche americane. Fino ad ora ha avuto troppa paura di attaccare ufficialmente la posizione tedesca e di denunciare apertamente le violazioni delle regole dell'unione monetaria commesse dai tedeschi. Questa potrebbe essere una tattica per avere ulteriori argomenti da spendere nel corso delle "trattative" con Bruxelles, ma prima o poi qualcuno dovrà dirlo: il dumping salariale tedesco è alla base della miseria dell'euro e la Germania ha violato in maniera sistematica le norme sulla limitazione degli avanzi delle partite correnti, senza alcuna sanzione da parte della Commissione.

Da dove arrivano i tassi di cambio?

Al di là del problema dell'euro, il Tesoro americano continua a fare un errore analitico decisivo. Fra i tre criteri che stabiliscono se un paese puo' essere considerato un „currency manipulator“, c'è ancora l'intervento sul mercato dei cambi da parte della banca centrale. Poiché la BCE non interviene sul mercato dei cambi, anche questa volta la Germania è sfuggita alle maglie della rete. Ciò significa che l'amministrazione americana intende attenersi alla finzione secondo la quale non è possibile criticare un tasso di cambio che non è stato distorto da interventi della banca centrale. Pur riconoscendo che ci possono essere sopra- e sottovalutazioni anche senza interventi diretti, si rifiuta tuttavia di fare il passo logico successivo.

Ma ciò non è affatto giustificato in considerazione di una speculazione valutaria massiccia e destabilizzante. Se invece dei tassi di cambio definiti dal mercato si dovesse individuare un tasso di cambio adeguato all'economia nel suo complesso, cioè bilanciare la crescita del costo del lavoro per unità di prodotto attraverso l'apprezzamento e la svalutazione, ci sarebbero molti più casi di paesi che in maniera ingiustificata guadagnano o perdono competitività.




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sabato 27 ottobre 2018

La potenza egemone e i suoi nemici all'interno dell'UE

A turbare i sonni della Germania sono gli attacchi che sui diversi fronti europei stanno mettendo a rischio la base economica e politico-militare della potenza tedesca: l'Unione Europea. Da sud gli italiani mettono in dubbio il paradigma dell'austerità, da est i polacchi e gli ungheresi la subalternità politica alla Germania, da ovest i francesi con Mélenchon attaccano il nuovo militarismo di Berlino, mentre da nord i britannici contrastano il bullismo di Bruxelles. German Foreign Policy, di solito ben informato, analizza la situazione europea dal punto di vista di Berlino. Da German Foreign Policy


(...) L'Europa della guerra

Il conflitto con l'Italia e lo scontro sulle condizioni per l'uscita della Gran Bretagna dall'UE [4] stanno aggravando le tensioni con un numero crescente di paesi. Ad esempio in Francia, dove le proteste contro l'egemonia di Berlino all'interno dell'UE di recente sono diventate sempre più forti. In un discorso tenuto lunedì all'Assemblea nazionale, il fondatore de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, non  solo ha preso posizione contro l'austerità imposta da Berlino, accusandola di distruggere il modello sociale francese [5], ma ha anche criticato la militarizzazione dell'UE portata avanti da Berlino [6]. "In realtà si voleva costruire un'Europa della pace", ma ora scopriamo che su iniziativa della Germania, "stiamo costruendo un'Europa della guerra". Già alla fine di settembre Mélenchon in un articolo di giornale aveva protestato contro i piani tedeschi per trasformare il paese una potenza nucleare tramite una partecipazione al nucleare militare francese. Inoltre, - per l'ennesima volta - ha sottolineato l'egemonia del personale tedesco nelle posizioni decisive all'interno degli organi e delle burocrazie UE [7]. In definitiva, l'egemonia tedesca nell'UE si fonda sullo schiacciante potere economico del paese che consente al governo di Berlino di comportarsi in maniera imperiosa. [8] Mélenchon, che con il 19,6 per cento nelle elezioni presidenziali del 2017 ha mancato di poco il ballottaggio, lancia ora un appello affinché la Francia "esca da tutti i trattati europei"  in quanto in vista non vi sarebbe nessun miglioramento. [9]

Vassalli

Contemporaneamente stanno diventando sempre piu' evidenti le crescenti divergenze con gli stati del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia). Martedì durante un incontro negli uffici del Ministero degli Esteri ci sono state delle schermaglie tra il presidente della repubblica Frank-Walter Steinmeier e il suo omologo polacco Andrzej Duda. Al centro dello scontro non c'è stata solo la riforma della magistratura, con la quale Varsavia vorrebbe sottoporre i tribunali del paese, in particolare le istanze superiori, al controllo politico [10]. Alludendo ad ulteriori questioni controverse, Duda si è espresso contro un "concerto delle principali potenze" all'interno dell'Unione mediante il quale i paesi piu' popolosi dominano apertamente gli altri e ha dichiarato: "Non vogliamo essere vassalli". [11] All'obiezione del presidente tedesco, secondo il quale tutti gli Stati membri avrebbero aderito volontariamente all'Unione, Duda ha sottolineato che con la Gran Bretagna ora c'è un primo paese a lasciare l'UE. Non è un segreto che fino ad ora Bruxelles non abbia risparmiato sforzi nel cercare di trasformare l'uscita della Gran Bretagna in un deterrente per scoraggiare gli altri membri ad uscire dall'Unione [13]. Per gli Stati membri più piccoli l'uscita dall'UE è un'opzione possibile solo in linea teorica, come dimostrato dalla tattica negoziale intimidatoria dell'UE nelle trattative per la Brexit.

Mangiare o essere mangiato

Nel tentativo di consolidare l'UE, dalla quale le élite tedesche continuano a trarre grandi vantaggi economici e politici, l'establishment tedesco ha individuato un nemico e ora lo indica apertamente. I "nemici" dell'Unione "sono all'interno e vogliono distruggerla", era scritto pochi giorni fa su un quotidiano tedesco, un tempo una testata liberale, in riferimento al conflitto sul bilancio italiano. [14] Allo stato attuale ci sono "almeno tre attacchi simultanei" nei confornti dell'UE: uno dalla Gran Bretagna, in partenza, un secondo dalla Polonia e dall'Ungheria e un terzo dall'Italia. Roma potrebbe ora "causare una crisi valutaria e finanziaria", che obbligherebbe gli stati euro a scegliere se cedere al "ricatto" italiano oppure prendere in considerazione "l'uscita di uno dei paesi fondatori". La maggioranza dell'UE deve "resistere agli attacchi, se non vuole essere divorata", scrive l'autore. La lotta con la Polonia e l'Ungheria può essere tenuta "sospesa" per un po', almeno fino a quando in questi paesi "non ci sarà un cambiamento del sentimento politico". "La questione italiana" tuttavia, non lo consente a causa delle dinamiche della crisi; sarà "un banco di prova" per i rapporti con i "nemici" dell'UE. L'autore di questo articolo, con ottimi collegamenti all'interno dell'establishment della politica estera tedesca, mette in discussione il governo italiano: "non vale la pena mettere a rischio il destino di un paese per questa coalizione". E 'giunto il momento di agire: "chi vede ancora un valore in questa Unione, deve difenderlo con tutte le sue forze. L'era glaciale dell'Europa è appena iniziata".

La potenza centrale in Europa

Gli sforzi della Repubblica Federale di tenere insieme l'UE, che domina e da cui trae grandi benefici, recentemente sono stati commentati anche dallo storico britannico Perry Anderson. Anderson nel suo ultimo libro dal titolo "Egemonia" cita il  consigliere governativo berlinese Herfried Münkler il quale già nel 2015 scriveva che è responsabilità "della potenza centrale in Europa" - vale a dire la Germania - "frenare le forze centrifughe che recentemente si sono fatte sempre piu' forti all'interno dell'Unione": "Se la Germania fallisce nel ruolo di potenza centrale europea, allora sarà l'Europa a fallire" [15]. Anderson è da molto tempo che si esprime criticamente nei confronti dell'UE; già nell'estate del 2015 dopo lo scardinamento del "no" greco al referendum sull'austerità, aveva accusato l'Unione di essere costruita "sul rifiuto di qualsiasi forma di sovranità popolare", di essere "una struttura oligarchica", di imporre "un duro regime economico" che porta "privilegi per pochi e disagi per molti" [16]. Di fronte a richieste come quelle di Münkler, Berlino dovrà "in maniera responsabile modificare il ruolo e i compiti della potenza centrale europea", scrive Anderson, in Germania si parla da sempre di una "responsabilità" per "l'Europa", senza tuttavia menzionare minimamente i profitti che la Repubblica federale da anni accumula con le enormi eccedenze commerciali [17] provenienti dagli altri Stati membri dell'UE. "Anderson", si legge ancora sul suo libro "Egemonia", non risparmia sarcasmo quando parla delle auto-celebrazioni che di sé fa l'ufficiale pagatore e maestro d'Europa: "Al servizio della propria auto-glorificazione, la potenza egemone usa sempre il proprio pathos auto-compassionevole o auto-incensante".[18]

--> [1] Manovra, governo tira dritto: 'Non cambia'. ansa.it 24.10.2018.
[2] Die Märkte blicken auf Italien. wiwo.de 22.10.2018.
[3] Briten sind nicht die größten EU-Skeptiker. n-tv.de 17.10.2018.
[4] S. dazu Das Feiglingsspiel der EU.
[5] Michaela Wiegel: Schluss mit dem Basar. Frankfurter Allgemeine Zeitung 24.10.2018.
[6] S. dazu Die Koalition der Kriegswilligen und Die deutsche Bombe.
[7] S. dazu Eine nie dagewesene Machtkonzentration und Der Blitzaufstieg des Generalsekretärs.
[8] Jean-Luc Mélenchon, Bastien Lachaud: L'Allemagne vise-t-elle une hégémonie en Europe? Le Monde 23.09.2018.
[9] Michaela Wiegel: Schluss mit dem Basar. Frankfurter Allgemeine Zeitung 24.10.2018.
[10] Reinhard Lauterbach: Der nächste Exit? junge Welt 24.10.2018.
[11] "Wir wollen nicht Vasallen sein". spiegel.de 23.10.2018.
[12] Eckart Lohse: Stunde der Wahrheit. Frankfurter Allgemeine Zeitung 24.10.2018.
[13] S. dazu Brüsseler Provokationen und Die Arroganz der EU.
[14] Stefan Kornelius: Eiszeit in Europa. Süddeutsche Zeitung 19.10.2018.
[15] Herfried Münkler: Wir sind der Hegemon. faz.net 21.08.2015.
[16] Perry Anderson: The Greek Debacle. jacobinmag.com 23.07.2015.
[17] S. dazu Ein Transmissionsriemen deutscher Dominanz.
[18] Jürgen Kaube: Kommen Sie uns bitte nicht mit der Moral des Stärkeren. faz.net 14.09.2018.

Hans Werner Sinn: la Germania non deve essere ricattabile

Il prof. Hans Werner Sinn, anche se ormai è in pensione, intervistato dalle Stuttgarter Nachrichten non rinuncia a dire la sua sulla situazione italiana: la Germania non può rendersi ricattabile, se necessario gli italiani dovranno uscire dalla moneta unica. Hans Werner Sinn intervistato dalle Stuttgarter Nachrichten


SN: i timori di un ritorno della crisi dell'euro sono fondati?

Sinn: sono giustificati, perché per 10 anni gli italiani non hanno voluto fare le riforme necessarie per ripristinare la competitività perduta. Ora cercano una soluzione facendo piu' debito, nel dubbio anche una unione di trasferimento, mascherata sotto forma di una assicurazione europea contro la disoccupazione, oppure nascosta sotto forma di un'assicurazione comune sui depositi. Nel caso in cui l'UE si rifiuti, l'Italia minaccia di uscire.

SN: un'assicurazione sui depositi condivisa potrebbe ridurre il rischio di un bank-run.

Sinn: giusto. Tuttavia fornirebbe risorse illimitate anche alle banche zombie e quindi il materiale da utilizzare per fare scommesse e speculare. Si creerebbe in questo modo un enorme rischio sistemico per tutta l'Eurozona. Nel medio termine saremmo minacciati dalla ripetizione della crisi americana delle cosiddette banche "Savings and Loan", che negli anni '80 ha portato al fallimento di oltre 1.000 casse di risparmio e che è costata al governo degli Stati Uniti molti soldi. Questi istituti sotto la protezione dell'assicurazione sui depositi e con dei modelli di business dubbiosi si erano procurate denaro dai loro clienti da utilizzare per fare speculazioni. Anche le nostre Landesbank tedesche sono andate a fondo perché sono riuscite a procurarsi denaro a buon mercato grazie alla garanzia pubblica.

SN: ma lasciare andare l'Italia potrebbe uccidere l'eurozona ...

Sinn: questo lo dice lei. La verità è: siamo finiti in un vicolo cieco, dove non ci sono piu' vie d'uscita comode. L'unione di trasferimento non è una soluzione reale: porta ad una certa stabilità, ma a una stabilità che può anche essere descritta come una malattia cronica. Basta guardare al mezzogiorno italiano, che da decenni dipende dai trasferimenti del nord. Una malattia cronica come quella un'Europa che deve fronteggiare la concorrenza dei cinesi e degli americani non può permettersela.

SN:  cosa dovrebbe fare il governo federale?

Sinn: vorrei sconsigliare di continuare con la politica del denaro facile, perché ci ha portato a questa situazione intollerabile. Nel 2010, 2012, ci siamo messi le mani nelle tasche ed abbiamo promesso delle enormi garanzie per poter guadagnare del tempo e fare le riforme. Cosa è successo? Nulla di fatto, siamo sempre piu' in difficoltà e dobbiamo offrire garanzie sempre maggiori.

SN: ma supponiamo il caso che l'Italia esca - cosa succederebbe?

Sinn: Paolo Savona, l'attuale ministro per l'Europa, lo ha formulato in maniera teorica: prima di tutto introdurrebbe una sorta di moneta parallela sotto forma di titolo governativo, di piccolo taglio e che potrebbe essere utilizzata per le transazioni. Fatto ciò, durante la notte tutti i conti, i contratti di credito, i contratti di lavoro e di affitto verrebbero convertiti in lire. Il debito estero verrebbe rimborsato principalmente in lire, ai debiti contratti a partire dal 2012 tuttavia non si applicherebbe. Dovrebbero essere rimborsati in euro, cosa che sarebbe piu' difficile. L'enorme debito Target della banca centrale italiana nei confronti dell'Eurosistema e quindi indirettamente nei confronti della Bundesbank, quasi 500 miliardi di euro, non verrebbe ripagato. L'Eurosistema non ha basi giuridiche per far valere questo credito e dovrebbe quindi essere depennato, la Bundesbank dovrebbe sopportare circa il 30 per cento della perdita della somma complessiva.

SN: ma il maggior pericolo non è forse un altro, e cioé se l'Italia dovesse uscire dalla moneta unica, ci sarebbero altri paesi ad essere attaccati dai mercati e quindi ad uscire, e quindi alla fine finiremmo per avere solo un euro settentrionale, che si apprezzerebbe fortemente?

Sinn: c'è il rischio che altri paesi finiscano nella linea di fuoco - ma è anche un'opportunità nella misura in cui gli altri paesi alla fine per paura dovranno fare i loro compiti a casa. Il pericolo di un apprezzamento della valuta mi lascia relativamente freddo. Una zona euro del nord potrebbe facilmente contrastare questo apprezzamento acquistando con la propria valuta dei titoli nel resto del mondo. Ogni banca centrale può resistere ad un apprezzamento, gli svizzeri lo fanno da molti anni con grande successo.

SN: quindi non dovremmo farci impressionare dalla minaccia di un'uscita dell'Italia?

Sinn: non sono a favore di un'uscita dell'Italia, ma non possiamo renderci sempre piu' ricattabili. Per questo si dovrebbe scegliere una politica di solidità finanziaria e stabilità invece di questa politica della spesa pubblica eterna. L'Italia deve decidere da sé ciò che ha intenzione di fare. Forse potrebbe esserci un cambio di potere a Roma, perché l'attuale governo con i suoi desideri di spesa potrebbe fallire sul mercato dei capitali, e allora l'Italia ritornerebbe ad un corso politico basato sulla ragione.



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mercoledì 24 ottobre 2018

Sahra Wagenknecht: se vogliamo salvare l'Europa dobbiamo sostenere la battaglia del governo italiano

Sahra Wagenknecht, capogruppo della Linke al Bundestag e leader storico della sinistra tedesca, intervistata da Deutschlandfunk, pur mantenendo un proprio punto di vista autonomo, esprime un sostegno convinto alla battaglia del governo italiano contro le tecnocrazie di Bruxelles: se vogliamo salvare l'Europa dobbiamo sostenere la battaglia del governo italiano per la sovranità dei parlamenti nazionali. Da Deutschlandfunk.de, un'ottima Sahra Wagenknecht



DLF: Frau Wagenknecht, Roma è sul banco degli imputati. È giusto secondo lei?

Wagenknecht: beh, vorrei dire che non ho molta simpatia per il signor Salvini. Ma non è questo il punto. Questo è un governo democraticamente eletto. La legge di bilancio riguarda la sovranità dei parlamenti. E se vuoi distruggere l'UE, allora devi fare esattamente quello che sta facendo Bruxelles.

Inoltre bisogna anche parlare di quanto possa essere sensato costringere a fare ulteriore austerità un paese che da dieci anni attraversa una lunga crisi economica, un paese in cui il reddito pro capite è inferiore a quello precedente l'introduzione dell'euro, ovviamente ciò contribuisce a far crollare l'economia. Ecco perché penso si tratti di una decisione priva di senso.

DLF: allora, dal suo punto di vista, stiamo assistendo ad una protesta giustificata contro la politica di austerità di Bruxelles?

Wagenknecht: bisogna dare a questa proposta di bilancio un'occhiata un po' più da vicino. Dentro ci sono cose molto ragionevoli. Ad esempio, l'Italia ha un altissimo tasso di disoccupazione, in particolare un elevato tasso di disoccupazione giovanile, in alcune zone del 30, 40 per cento, soprattutto nel sud del paese, e un'assicurazione contro la disoccupazione molto povera, peggio anche dell'Hartz IV tedesco, per fare un confronto. Se in questo ambito si apportano  determinati miglioramenti, o se si migliora la legge per il prepensionamento, che in una situazione di elevata disoccupazione potrebbe essere un sollievo per molte persone, si tratta senza dubbio di una scelta ragionevole.

Ci sono alcune agevolazioni fiscali. A beneficiarne sono anche le persone ricche. Se ne puo' certamente discutere. Ma ancora una volta: penso che semplicemente non sia la Commissione europea ad avere il potere di decidere in merito alla legge di bilancio dei diversi paesi, perché in questo modo stiamo distruggendo l'UE. Gli italiani non vogliono essere governati da Bruxelles, e non vogliono nemmeno essere governati da Berlino. Stiamo dando ad un governo, e in particolare ad un partito nazionalista, che in realtà è davvero semi-fascista, e a un certo signor Salvini, un'ottima possibilità per profilarsi politicamente. Sicuramente nel suo paese in questo modo sta ottenendo degli ottimi risultati e non finirà certo in difficoltà.

DLF: Frau Wagenknecht, lei ora parla di immischiarsi negli affari dell'Italia. Bisogna tuttavia ammettere che queste sono esattamente le procedure sottoscritte dagli stati dell'UE, e cioè presentare il loro bilancio a Bruxelles per farselo approvare. Tutto ciò affinché la politica fiscale europea rimanga nel complesso stabile e quindi anche l'euro sia stabile, senza finire in un'altra crisi monetaria. Possiamo davvero dire che in questo caso l'Italia può comunque andare avanti?

Wagenknecht: in primo luogo, ci sono dei trattati europei. C'è un criterio del deficit del tre percento. L'Italia è al di sotto di esso.

La seconda è una questione di ideologia economica, secondo la quale anche se un paese è in crisi deve comunque risparmiare per ridurre il debito. Fatto che è stato più volte confutato. Le economie non sono una cosa cosi' semplice che se si risparmia, si riduce il debito, e se si aumenta la spesa, il debito sale. Sembrerebbe anche plausibile. Ma non funziona così, perché risparmiare o spendere ha delle conseguenze per l'attività economica. L'Italia per molti anni ha cercato di ridurre significativamente la spesa pubblica. Il debito continuava a salire mentre l'economia crollava. E anche questo non è un concetto molto ragionevole.

Bisogna dire: se vuoi spingere l'Italia fuori dall'euro - ed è quello che sta accadendo - devi fare esattamente cosi'.

DLF: allora non la preoccupa il fatto che l'Italia, stato membro dell'euro, abbia un debito pubblico che supera il 130 percento del PIL?

Wagenknecht: la questione è se si tratta solo del risultato della condotta di spesa del governo, o se invece è il risultato di una crisi economica che dura da anni. E direi che si tratta decisamente della seconda opzione.

Dobbiamo ovviamente anche parlarne a livello europeo. Se ora vuoi presentarti come il sommo sacerdote del debito pubblico basso, ma non sei stato in grado nemmeno di imporre un'azione a livello europeo, ad esempio per limitare il dumping fiscale delle imprese, cosa che sarebbe anche possibile, oppure imporre alcune regole che rendano piu' difficile per le persone molto ricche eludere il fisco, allora diventa tutto molto ipocrita. Troverei sensato, se ad esempio, in Italia dove c'è una grande ricchezza privata - che è cresciuta anche durante la crisi economica, e oggi ci sono più milionari di dieci anni fa - questa venisse tassata molto più severamente. Allora naturalmente si potrebbe ridurre anche il deficit pubblico. Ma non è che l'UE abbia mai fatto delle leggi che rendano tutto ciò piu' facile, anzi al contrario: le regole dell'UE rendono tutto più difficile. Proprio la Commissione europea con il signor Juncker ormai è la personificazione del dumping fiscale, soprattutto per le grandi imprese.

DLF: il dumping fiscale, Frau Wagenknecht, è un altro argomento. Voglio tornare ancora una volta a questo immenso debito pubblico. Secondo lei non è motivo di preoccupazione se uno Stato membro dell'area dell'euro ha così tanti debiti?

Wagenknecht: lei dice che il dumping fiscale è un altro problema. Il dumping fiscale e il debito pubblico sono due questioni fra loro strettamente collegate. Se sono proprio le grandi aziende a pagare poche tasse, oppure se nei singoli paesi sono i più ricchi quelli che pagano poche tasse, allora il debito pubblico naturalmente continuerà a crescere. L'intero dibattito in corso riguarda il fatto che l'Italia possa apportare dei limitati miglioramenti all'assicurazione contro la disoccupazione e alle pensioni. Il tema della discussione è del tutto sbagliato. Su questi temi, come ho detto, il governo italiano può ottenere consenso politico, proprio perché  sono misure molto popolari nel paese, e non per nulla l'ultimo governo su questi temi ha fallito e non è stato rieletto perché la gente è stanca di vedere che le cose vanno sempre peggio, stanca di trovarsi in una situazione di emergenza sociale e di avere una disoccupazione alta. Se si fanno solo annunci, senza miglioramenti sociali, questa è un'Europa che rinuncia ad ogni credibilità.

DLF: la Commissione europea dovrebbe forse dire che in futuro intendono rinunciare alla funzione di controllo dei bilanci nazionali, e che chiunque può decidere autonomamente?

Wagenknecht: io sono per un'Europa delle democrazie sovrane e democrazia significa: le persone votano per eleggere il loro governo. Significa anche naturalmente che nessun altro paese sarà responsabile per i debiti degli altri paesi. Inoltre non penso sia giusto nemmeno se un paese pesantemente indebitato finisce nei guai e ad essere salvate con il denaro dei contribuenti sono sempre e solo le banche. Ma in Europa abbiamo una costruzione problematica, in quanto questa ci porta sempre piu' verso una sospensione della democrazia, e ad una situazione in cui le persone possono votare chi vogliono, perché tanto alla fine saranno i tecnocrati di Bruxelles o addirittura il governo di Berlino ad avere l'ultima parola e a decidere in merito alle leggi di bilancio nazionali. L'Europa in questo modo non puo' funzionare.

DLF: ma l'Italia ora vorrebbe entrambi. L'Italia vuole decidere autonomamente sul proprio bilancio, senza l'ingerenza di Bruxelles, ma allo stesso tempo vuole rimanere nell'euro e in caso di emergenza, avere anche il sostegno degli altri paesi dell'euro. Possono stare insieme le due cose?

Wagenknecht: no, le due cose non stanno insieme. Ma se continuiamo così, faremo uscire l'Italia dall'euro. Non so nemmeno se vogliano rimanerci a tutti i costi. L'euro ha portato relativamente pochi vantaggi all'Italia.

DLF: bene. Il governo di Roma, almeno, dice che vogliono assolutamente restarci. Questo è stato confermato ancora una volta dal Primo Ministro.

Wagenknecht: finché sono dentro, devono dire cosi', perché altrimenti lo spread e la speculazione sui mercati finanziari assumerebbe forme estreme. È già ora siamo in una situazione in cui questi extra-rendimenti non vengono pagati a causa delle dimensioni del debito. I titoli italiani pagano un elevato premio al rischio perché si ipotizza che l'Italia potrebbe lasciare l'euro, e naturalmente si tratta di una speculazione molto pericolosa. Tuttavia, sono la Commissione europea e la Banca centrale europea a gettare altra benzina sul fuoco. Voglio dire, per molti anni ha acquistato obbligazioni governative in una dimensione che, a mio avviso, non era affatto giustificata. Ma ora lancia un segnale di stop e, naturalmente, i rendimenti salgono.

Ancora una volta: se vogliamo che l'euro funzioni, allora deve funzionare su basi democratiche. E naturalmente, se la democrazia negli Stati membri è sospesa, il risultato in Europa sarà una crescente sensazione di frustrazione e di rifiuto, e l'affermazione del signor Salvini il quale non è certo conosciuto come un fervente sostenitore dell'Europa. Ci sono tuttavia altre opzioni, ovviamente, ma bisogna vedere se c'è la volontà di sostenerle e promuoverle. 

DLF: Sahra Wagenknecht, è il capogruppo della Linke al Bundestag. Grazie per il suo tempo questa mattina.


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