sabato 20 ottobre 2018

Thomas Fricke su Der Spiegel: fermate l'Italien-Bashing!

Un ottimo Thomas Fricke su Der Spiegel ci spiega il livello di assurdità raggiunto dalla politica e dai media mainstream tedeschi. Di fronte alla crisi economica e democratica in cui si trova una parte dell'Europa, i primi della Klasse per pochi decimali di deficit fanno partire un Italien-Bashing a reti unificate. Una decisione assurda e ingiustificabile, che nasconde una certa Schadenfreude per la situazione italiana e che rappresenta l'ennesima scelta miope che si ritorcerà contro l'establishment tedesco. Un ottimo Thomas Fricke su Der Spiegel


A volte si ha l'impressione che qualcuno da noi provi una certa gioia nel poter mostrare agli altri paesi che non sono bravi come noi tedeschi. E se il greco al momento non è disponibile, l'italiano è sempre un ottimo oggetto per poterglielo insegnare.

Questo mi sembra l'unico modo per spiegare l'entusiasmo con cui i grandi giornalisti e i rappresentanti della politica attualmente stanno sparlando di ciò che il governo populista a Roma ha proposto come prossimo bilancio pubblico. E in questo quadro è legittima ogni sobria considerazione - ma nessun panico in merito alla possibilità che l'Italia possa fallire o che ci minacci con la sua rovina.

A meno che non si voglia nutrire con altri drammi grotteschi il ​​panico degli operatori sui mercati finanziari già alquanto nervosi.

Il vero dramma non è tanto che un governo populista voglia realizzare le promesse per le quali è stato eletto democraticamente. Per quanto stupide si possa pensare che siano. Ma il fatto che di questi tempi le persone siano così disperate da votare per tali governi. Fatto che a sua volta ha poco a che fare con la presunta mancanza di una cultura italiana della stabilità, ma che ha molto più a che fare con la profonda crisi creatasi dopo decenni di globalizzazione. E notoriamente questo problema tiene molto occupati anche gli americani, gli inglesi, i francesi, gli olandesi e i bavaresi. Solo per citarne alcuni.

Ciò che sembra ancora più sbagliato è cercare di contrastarne le conseguenze con i soliti sermoni sulla stabilità e insistere nel mantenere le promesse sul deficit fatte dai precedenti governi di Roma, già deposti in maniera alquanto spettacolare. Ad ogni modo, uno strano concetto di democrazia.

L'Italia non sta violando i criteri di Maastricht

Leggere quello che in Germania in questi giorni si scrive sull'Italia toglie il fiato. Si paventa una crescita incontrollata del debito. E degli sprechi. Si parla di denaro pubblico usato per gozzovigliare. Oppure si scrive che il governo vuole distribuire mance elettorali. Certo: tipicamente italiano.

Signori, avete ancora tutte le tazzine da caffè nella vostra credenza? Giusto per fare un po' di ordine: il governo ha avuto il coraggio di preventivare solo una piccola parte di ciò che effettivamente intendeva fare. Allo stato attuale il governo italiano con i suoi piani non intende infrangere i criteri di Maastricht - con il 2,4% sul PIL il deficit pubblico rimarrebbe ancora al di sotto del tre per cento. Era stato il governo precedente a voler ambiziosamente ridurre il deficit a solo lo 0,8%. Nel confronto internazionale con un dato simile l'Italia sarebbe stato un modello - fra i paesi del G7 secondo solo ai tedeschi. Il deficit dell'America di Trump probabilmente sarà più di sette volte maggiore.

Questo fa sembrare assurdo anche il grande sospiro preoccupato: hujujuj, il deficit di bilancio statale italiano è triplicato! Attualmente lo si ripete in ogni cronaca, sia nelle foreste che sui prati, come se fosse il frutto di una matematica molto avanzata. Da quasi zero a qualcosa che ancora non è drammatico. Come esempio per lo stammtisch dell'osteria: se qualcuno ogni tanto prende mezzo bicchiere di birra e poi ne triplica la quantità, non è ancora un alcolizzato. Se passa da tre a nove bottiglie al giorno, decisamente lo è. Cosa che l'italiano non fa. E' tutto molto relativo.

Italia: una riforma dopo l'altra

E qui non è di aiuto anche continuare a strillare che gli italiani hanno così tanti (vecchi) debiti. È giusto. Solo in Giappone sono molto piu' alti - senza che nessuno tuttavia continui a strillare che il paese è sull'orlo della bancarotta. Sin dall'inizio della crisi finanziaria globale nel 2008 in Giappone non c'è stato un singolo anno in cui il paese avrebbe potuto adempiere ai criteri Maastricht.

Anche con un deficit del 2,4%, il rapporto debito/PIL in Italia nei prossimi anni non continuerà a salire, lo ammette anche il boss dell'Ifo Clemens Fuest. Non eccezionale, ok. Ma nessuna ragione per sproloquiare di una sciatteria sfrenata.

La cosa incredibile è che la scoperta tedesca della presunta sciatteria italiana è esattamente il contrario di ciò che gli italiani sperimentano da anni. Dopo l'arrivo di Mario Monti nel 2011, nei sette anni successivi c'è stata una lunga sequenza di governi riformatori.

Le pensioni sono state tagliate e i contratti di lavoro flessibilizzati. Secondo le valutazioni dell'OCSE da nessun'altra parte sono state fatte cosi' tante riforme strutturali conformi con i libri di testo ortodossi. In nessun altro grande paese da anni lo stato spende, escluso il pagamento degli interessi, meno di quanto raccoglie dai suoi cittadini. Il che significa che per i cittadini c'è sempre meno denaro (almeno per coloro che non hanno titoli di stato). Nessun altro paese dell'UE negli ultimi anni ha tagliato così tanto gli investimenti pubblici.

È qui inizia il dramma. Tutto ciò è stato fatto dai governi di Roma in nome di una dottrina della salvezza secondo la quale con l'austerità il paese sarebbe diventato più dinamico, perché prima o poi le politiche di austerità dovrebbero pagare. La conosciamo. Almeno dai tempi in cui il nostro Gerd era Cancelliere.

Solo che il nuovo dinamismo economico, nonostante tutte le promesse, è rimasto troppo debole - anche perché è stato necessario fare molti tagli, fatto che non è stato positivo per l'economia. Per questa ragione nel paese è cresciuto il divario sociale. E ad essere in fase di boom in Italia sono soprattutto i lavori precari e temporanei. Il che potrebbe spiegare perché così tanti italiani hanno perso la voglia di votare per tali governi. Anche questo per noi non è poi così strano.

Tali drammi hanno contribuito all'ascesa dei populisti

Vi sono forti prove del fatto che il calo di fiducia nei confronti della gloriosa globalizzazione, le continue ondate di austerità e i cicli di riforme abbiano contribuito all'ascesa dei populisti italiani riuniti intorno a Matteo Salvini. Come è accaduto anche altrove. Se è vero che le cose stanno così, è davvero grottesco e negligente affrontare il problema spingendo i governi a fare piu' austerità e piu' riforme contro la volontà di una buona parte della popolazione.

Non può funzionare né in Italia né altrove. Con un approccio simile i socialdemocratici tedeschi sono riusciti a passare dal 40 % dei voti a meno del 20 % per cento attuale. Come i colleghi italiani o francesi. Nessuna coincidenza.

Non è necessario essere italiani. Non è che anche a Berlino c'è un governo che da anni sta  disperatamente cercando di riparare il danno collaterale fatto con delle riforme troppo dure e le conseguenti fratture sociali, facendo delle spese aggiuntive, introducendo il salario minimo e un'età di pensionamento anticipata. E gli italiani non lo possono fare solo perché hanno dei debiti pregressi? Questo non migliorerà la situazione.

Questo vale anche per inglesi, americani, francesi e tedeschi, fra i quali un numero sempre maggiore tende a scegliere i populisti. Ovunque c'è questo vago senso di perdita di controllo. E la situazione non migliorerà certo se un governo riceve da Bruxelles (o Berlino) una raccomandazione a fare il contrario di ciò per cui è stato eletto.

Certo, un'unione monetaria dove ognuno fa quello che vuole non potrebbe funzionare. Ma un'unione monetaria non funziona anche se in essa viene praticata quella stessa dottrina di salvezza che ha contribuito a creare la grande crisi in cui viviamo - e che nel lungo periodo non ha alcuna credibilità.

L'Italia deve spendere di più

Ci sono buone ragioni per le quali il governo italiano dovrebbe spendere piu' denaro, soprattutto per ridare una speranza alle persone frustrate e ai perdenti degli ultimi anni. E per far uscire l'economia dal dilemma della mancanza di domanda interna. E tornare a investire in innovazione.

Senza crescita, il deficit pubblico, come l'esperienza insegna, non può scendere in maniera permanente. Come tutto diventi piu' facile quando l'economia torna a crescere, i tedeschi lo stanno già sperimentando da anni.

Tutto il resto non è  democraticamente sostenibile

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venerdì 19 ottobre 2018

La Strafexpedition in prima serata sulla tv pubblica

La Strafexpedition contro i debitori incalliti del sud prosegue sul Tagesschau della tv pubblica tedesca andato in onda ieri sera poco dopo le 22:00. Non potevano mancare i soliti cliché sull'Italia: paese che vive al di sopra dei propri mezzi (?), foraggiato dagli altri paesi europei (?), incapace di rispettare le regole (?), sfacciato e oltraggioso (?), e poi la solita esortazione a fare i compiti a casa. Un minuto e mezzo di arroganza e ignoranza in prima serata sulla tv pubblica. Da tagesschau.de


L'economia italiana vorrebbe fare nuovi debiti per potersi permettere dei costosi regali elettorali - l'onere dovrebbe essere a carico dei contribuenti degli altri paesi della UE sottoposti ad un duro regime di austerità. Tutto ciò è incredibilmente sfacciato.

Un commento di Marcus Bornheim, BR

Tutto sembra abbastanza familiare: un paese della zona euro vive al di sopra dei propri mezzi, non si attiene alle regole del gioco europeo e alla fine il suo potenziale di ricatto è talmente alto da richiedere un vertice UE dopo l'altro per poter salvare l'euro. Lo sapete, vero?

Questa volta però non si tratta della Grecia, ma dell'Italia. Un'economia diverse volte più grande e quindi un rischio decisamente maggiore. Un vero peso massimo economico.

Tuttavia, c'è una grande differenza: l'Italia in realtà è ricca. La ricchezza accumulata dai cittadini tra Bolzano e Palermo, in media, è superiore a quella tedesca. Ecco perché la legge di bilancio annunciata da Roma è così incredibilmente oltraggiosa.

Liti con Bruxelles invece di fare investimenti nel paese

È semplicemente inaccettabile che gli spagnoli o i portoghesi, dai quali pretendiamo dei duri tagli, si trovino ora a dover foraggiare gli italiani. Solo perché un governo populista e di destra vuole distribuire dei generosi regali elettorali. No, l'Europa non può funzionare in questo modo.

Se almeno il governo di Roma avesse migliorato le infrastrutture malandate e avesse ridotto l'incredibile burocrazia italiana. Ma niente di tutto ciò è accaduto. Invece si cerca continuamente la rissa con Bruxelles. È tutto davvero sfacciato.

L'Unione europea si sgretolerà ogni giorno sempre di piu' se a portarla avanti saranno persone come Salvini. E per quanto mi piacciano l'Italia, il paese e le persone: fate finalmente i vostri compiti a casa!

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giovedì 18 ottobre 2018

FAZ: Scholz vuole aiutare chi se ne frega delle regole, fermatelo!

Il ministro delle finanze Scholz nei giorni scorsi ha aperto alla possibilità di sostenere insieme ai francesi un'assicurazione europea contro la disoccupazione. E' stato immediatamente impallinato dai colleghi di governo della CDU, da Merkel e da buona parte della stampa. Dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Manfred Schaefers nel suo dottissimo pistolotto ci spiega perché i tedeschi non devono aiutare chi se ne frega delle regole, cioè gli italiani. 


L'Italia se ne frega delle regole. La proposta di Scholz per un'assicurazione europea contro la disoccupazione arriva nel momento sbagliato, crea dei falsi incentivi e fa delle promesse sbagliate.

Come fanno a stare insieme le cose? Ogni giorno è sempre piu' chiaro che il governo italiano se ne frega delle regole europee. Allo stesso tempo il ministro delle finanze tedesco lavora ad un concetto che porterebbe gli stati membri a non essere piu' responsabili del loro operato.

A Olaf Scholz si può sicuramente attribuire il merito di aver sviluppato a un livello astratto un bellissimo modello teorico: i paesi dell'UE in crisi ricevono dei prestiti in modo da non dover aumentare i contributi sociali nelle fasi economiche piu' difficili, fatto che aggrava ulteriormente ogni recessione.

Ma ogni teoria notoriamente è grigia. L'idea non funzionerà: se l'aiuto esterno è prevedibile, nel paese diminuisce ogni spinta a provvedere con le proprie forze a organizzare il mercato del lavoro nazionale in modo da poter affrontare autonomamente una crisi. E se la situazione dovesse davvero superare le possibilità nazionali, già oggi ci sono gli aiuti europei - anche se a determinate condizioni.

Applicando quanto suggerito da Scholz, Roma avrebbe ancora meno motivi per ridurre il suo indebitamento eccessivo. In breve: momento sbagliato, incentivi sbagliati, promesse sbagliate. L'Unione deve fermare la SPD.



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mercoledì 17 ottobre 2018

Altri 30 miliardi di euro pubblici per la bad bank tedesca

Nel silenzio dei grandi media "di qualità" il governo tedesco in tutta tranquillità nei giorni scorsi ha annunciato che il prossimo anno chiederà ai mercati 30 miliardi di euro aggiuntivi con i quali ricapitalizzare la bad bank di Hypo Real Estate, la banca bavarese nazionalizzata nel 2009 nel corso della crisi finanziaria. Ne parla la Reuters


A causa della pesante eredità lasciata della crisi finanziaria il governo federale tedesco chiederà fino a 30 miliardi di euro aggiuntivi agli investitori.

"Il governo federale intende emettere un volume aggiuntivo di titoli di stato federali", ha detto martedì in un'intervista alla Reuters Tammo Diemer, amministratore delegato della Finanzagentur. Il ricavato sarà disponibile per il rifinanziamento a lungo termine di FMS Wertmanagement - la Bad Bank della nazionalizzata Hypo Real Estate (HRE). "Nei prossimi anni il volume dei titoli di stato federali in circolazione potrebbe aumentare fino a 30 miliardi di euro", ha affermato Diemer, amministratore dell'agenzia finanziaria che si occupa della gestione del debito federale.

Nell'anno che volge al termine, la Finanzagentur federale emetterà nel complesso circa 170 miliardi di euro di titoli di stato per rifinanziare il debito in scadenza del governo federale. "L'offerta di titoli aumenterà", ha detto Diemer riferendosi al fabbisogno del prossimo anno e alle garanzie del governo federale per le passività della FMS Wertmanagement (Bad-Bank).

Fondato nel 2010 come istituto di proprietà statale per la liquidazione della banca, a metà 2018 la FMS aveva un portafoglio con un valore nominale di poco inferiore ai 72 miliardi di euro. Il compito della "bad-bank" è quello di estinguere la montagna di titoli inesigibili della HRE e mantenere quanto piu' piccolo possibile il danno per il contribuente. Le parti ancora sane della HRE sono sopravvissute all'interno della banca di nuova fondazione Pfandbriefbank pbb, che è tornata in borsa come un istituto di dimensioni piu' piccole.
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giovedì 4 ottobre 2018

Perché l'uomo globalizzato è uno schiavo

Riflessione molto interessante dello storico Klaus-Rüdiger Mai sul rapporto fra sinistra e stato nazionale. Per l'autore la sinistra non puo' fare a meno dello stato nazione perché l'uomo globalizzato è solo uno schiavo degli interessi finanziari ed economici internazionaliUn ottimo Klaus-Rüdiger Mai da Deutschlandfunkkultur.de


Il futuro della sinistra si decide nel suo rapporto con lo stato nazione, lo storico Klaus-Rüdiger Mai ne è convinto. Perché non tutti gli stati nazione sono uno stato sociale, ma ogni stato sociale è uno stato nazionale.

Lo stato nazione ha una brutta reputazione nel nostro paese. Le élite tedesche perseguono l'obiettivo del suo graduale superamento e della creazione degli Stati Uniti d'Europa. La ragione principale ce la forniscono coloro che si considerano razionalisti e che si sono alleati con gli economisti neo-liberisti secondo i quali solo un'Europa unita può sopravvivere alla globalizzazione e allo scontro con la Cina e gli Stati Uniti. L'Europa come una comunità di emergenza nell'era della globalizzazione, della quale presumibilmente saremmo in balia.

Per gli ideologi, d'altra parte, la storia ne è la prova: l'Europa unita è la lezione storica che arriva dalle due guerre mondiali. Un'Europa unita servirebbe ad impedire ogni guerra sanguinosa, almeno in Europa.

L'addio della sinistra alle questioni sociali

Il terzo argomento a dominare i sogni della sinistra è difficilmente riconoscibile. Deriva infatti dall'internazionalismo del movimento operaio. La sinistra nel suo motto "proletari di tutti il mondo unitevi" ha sostituito la nozione di proletariato con quella di europei, perché nel frattempo ha abbandonato la questione sociale e si è rivolta alle élite urbane; alcuni di loro addirittura si riferiscono al proprio elettorato parlando di "popolino".

Tutti e tre gli argomenti sono infondati perché da un lato a causa di culture e sistemi sociali molto diversi non puo' emergere uno spazio economico e sociale unitario, a meno che non si instauri uno spazio forzoso comune con un sistema di trasferimenti continui. Ma tutto ciò un giorno imploderebbe portandoci a conflitti e lotte per la redistribuzione in tutta Europa; il ritorno in termini di pace di un'Europa unificata in questo modo resterebbe quindi un sogno incompiuto.

Dall'altro lato la politica di minoranza di una élite porta ad una nazionalizzazione della maggioranza. Perché per la maggior parte dei cittadini in primo luogo è necessario uno stato funzionante in grado di far valere i propri poteri sovrani in ogni parte del paese - che inizia ai propri confini esterni - e che deve essere in grado di organizzare un sistema di sicurezza sociale solidale ed equo per i suoi cittadini. Milton Friedman diceva: puoi avere uno stato assistenziale e puoi avere i confini aperti, ma non puoi averli entrambi contemporaneamente.

Lo stato nazione come prerequisito per la giustizia sociale

Non tutti gli stati nazionali sono uno stato sociale, ma ogni stato sociale è uno stato nazionale. Se in questo paese gli esponenti di sinistra facessero davvero una politica per la maggioranza delle persone, allora dovrebbero prima di tutto sostenere lo stato nazione, che è la condizione preliminare per la giustizia sociale. In questo senso lo stato-nazione è un progetto di sinistra. Il futuro della sinistra si decide nel suo rapporto con lo stato-nazione.

Quindi, al di là degli spettri del nazionalismo e dell'isolamento e oltre il sogno della dissoluzione delle nazioni in un super-stato europeo, dobbiamo finalmente riflettere su come è possibile far funzionare una leale cooperazione europea fondata sugli stati nazionali.

L'uomo globalizzato è uno schiavo

Politicamente, socialmente, culturalmente ed economicamente, l'Europa avrà un futuro stabile solo negli stati-nazione fondati sulla democrazia, all'interno dei quali i cittadini potranno definire democraticamente il quadro all'interno del quale dovrà operare la cooperazione europea. Dopotutto è una contraddizione inestricabile il fatto che a parlare continuamente di diversità siano proprio quelli che in Europa vorrebbero imporre una omogeneizzazione per livellare ogni diversità.

La forza e la grandezza dell'Europa arrivano dalle diverse culture dalle quali sono emerse le nazioni come istituzioni sociali e democratiche. Questa diversità dell'Europa presuppone la libertà, perché solo una persona che vive nella propria regione può davvero essere libera. L'uomo globalizzato è semplicemente uno schiavo degli interessi finanziari ed economici internazionali. È arrivato il momento di ridare allo stato nazione e alla nazione una definizione positiva.




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mercoledì 3 ottobre 2018

107 miliardi di integrazioni salariali che sembrano tanto sovvenzioni pubbliche alle imprese

Lo stato sociale tedesco tramite Hartz IV garantisce delle integrazioni salariali ai lavoratori che non raggiungono il minimo previsto dalle tabelle Hartz. Nel 2017 in media 982.089 nuclei hanno percepito dallo stato un sussidio integrativo in quanto lo stipendio di almeno uno dei componenti era al di sotto dei minimi previsti dalle leggi Hartz. Tra il 2007 e il 2017 lo stato ha erogato 107 miliardi di euro di integrazioni. Sebbene l'introduzione di un minimo salariale nel 2015 abbia invertito la tendenza degli ultimi anni, sono in molti a considerare le integrazioni salariali un aiuto di stato indiretto alle imprese tedesche che possono continuare ad offrire salari al minimo di legge perché tanto sarà lo stato a dover integrare gli stipendi. Dalla Faz.net



Centinaia di migliaia di persone in Germania pur avendo un'occupazione dipendono dalla sicurezza sociale di base. Lo stato paga per loro più di dieci miliardi di euro all'anno di sussidi. La Linke è molto critica e considera questa somma un aiuto di stato nascosto garantito ai datori di lavoro che pagano dei bassi salari.

Sono sempre di più i sussidi Hartz IV pagati a persone occupate. La somma ricevuta dalle cosiddette comunità di bisogno Hartz con almeno un componente occupato lo scorso anno ha superato i dieci miliardi di euro. L'anno prima erano stati 9,85 miliardi di euro. Nel complesso in Germania centinaia di migliaia di Aufstocker (percettori di un'integrazione salariale), sebbene abbiano un lavoro dipendente devono fare affidamento sulla  sicurezza di base (Hartz IV). Ciò emerge da una statistica della Bundesagentur für Arbeit su cui la Linke al Bundestag ha voluto portare l'attenzione.

Negli anni fra il 2007 e il 2017 a tali comunità di bisogno Hartz IV sono stati pagati un totale di oltre 107 miliardi di euro di integrazioni salariali. Il valore è oscillato tra i 9 e i 10,36 miliardi di euro e dal 2011 è sempre stato inferiore ai dieci miliardi di euro.

Una comunità di bisogno include i familiari più stretti all'interno di un nucleo per il quale l'Arbeitslosengeld II viene calcolato congiuntamente. Lo scorso anno ci sono state in media 982.089 comunità di bisogno con almeno un lavoratore occupato, fra queste 362.303 comprendevano almeno un minijobber. In media, i nuclei di questo tipo lo scorso anno hanno ricevuto 849 euro al mese.

"Da molti anni ormai l'intera società sovvenziona i datori di lavoro che pagano bassi salari o offrono ai dipendenti solo part-time o mini-job, anche se in realtà molti lavoratori vorrebbero lavorare di più", ha detto la portavoce per il mercato del lavoro della Linke Sabine Zimmermann. La sua proposta prevede di aumentare il salario minimo, di impedire l'assunzione sistematica a basso salario sotto forma di lavoro interinale e di trasformare i mini-jobs in posti di lavoro soggetti a contribuzione per la sicurezza sociale.

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Il nuovo militarismo di Berlino

Nel giorno in cui si celebra la riunificazione tedesca, questo blog propone una riflessione sul nuovo militarismo tedesco. Un ottimo Georg Rammer su Ossietzky, una rivista pacifista e anti-militarista, analizza gli sforzi del governo di Berlino per dotare la Germania di una Bundeswehr in grado di agire su scala globale con l'obiettivo di difendere gli interessi della grande potenza esportatrice. Da Ossietzky.net


L'egemonia tedesca in Europa, da molti paesi temuta sin dal 1989, ormai è una realtà. Il campione mondiale dell'export impone nell'UE una rigorosa politica di austerità e nel proprio interesse garantisce il sostegno agli investitori e al libero commercio. Tuttavia per garantire alle imprese tedesche un ambiente favorevole agli investimenti e l'accesso a materie prime a basso costo è necessaria un'adeguata garanzia militare. Da un punto di vista critico, queste attività possono essere considerate elementi costitutivi del nuovo imperialismo tedesco.

Il governo federale e l'industria della difesa su questo tema possono già registrare un successo: da parte della popolazione tedesca c'è poca resistenza nei confronti del riarmo. Anche se in realtà molti sondaggi da anni ci ripetono che in Germania ci sarebbe un'ampia maggioranza contraria alle missioni militari e sempre secondo i tedeschi a minacciare la pace sarebbero molto piu' gli Stati Uniti che non la Russia. Nonostante ciò il ministero diretto dalla signora Von der Leyen e la Grande Coalizione continuano a perseguire una politica di militarizzazione, riarmo e di atti minacciosi nei confronti della Russia. Recentemente il Ministero della Difesa ha infatti presentato un nuovo "Concetto per la Bundeswehr" (Ministero della Difesa federale, 20 luglio 2018). L'obiettivo del documento è fornire una risposta al "profondo cambiamento nella situazione di sicurezza in Europa e nel mondo" ed esprimere "la volontà della Germania di assumere maggiori responsabilità a livello globale" (p.4). "Nel mondo", qui espresso in senso letterale, le missioni dell'esercito tedesco in futuro comprenderanno un concetto di sicurezza globale esteso anche nell'ambito dei sistemi informatici e spaziali.

Il documento del ministero sottolinea l'importanza sia delle missioni all'estero che della difesa nazionale e dell'alleanza. Ma chi sarebbe - dopo il crollo del sistema socialista, del Patto di Varsavia e dell'Unione Sovietica -  il vero nemico dal quale il paese e la NATO devono difendersi? La Russia non viene menzionata da nessuna parte. Probabilmente non è nemmeno necessario, perché evidentemente gli autori ritengono che il nemico di cui si parla nel documento quando si fa riferimento alla "minaccia ibrida" - sovversione e disinformazione, propaganda e attacchi dal cyberspazio (p.22) - sia già ampiamente ancorato nella mente dell'opinione pubblica. Dobbiamo perciò' creare una "resilienza" contro questi attacchi, cioé una protezione per la nostra capacità di agire. Il potenziale di minaccia dell'avversario, con la sua strategia globale ibrida ed estremamente agile, sarà la sfida centrale. Mancano tuttavia informazioni più concrete.

La Bundeswehr in ogni caso è già pronta. In Georgia, che a nord ha un lungo confine con la Russia, in agosto si sono svolte manovre di addestramento con 3.000 soldati provenienti da 13 paesi, tra cui la Germania. A luglio 19 paesi della NATO hanno partecipato alla manovra navale »Sea Breeze« nei pressi di Odessa, in Ucraina. A novembre, la Bundeswehr, con 8.000 soldati e 100 carri armati parteciperà alla più grande manovra della NATO dalla fine della Guerra Fredda - in Norvegia, un paese che nell'estremo nord ha un confine comune con la Russia. Trenta paesi fra NATO e paesi partner dell'alleanza forniranno un totale di 40.000 militari per intimidire il nemico.

Quest'anno nel complesso è previsto che 12.000 soldati tedeschi prendano parte alle esercitazioni della NATO nella parte settentrionale e orientale del territorio dell'alleanza, tre volte in più rispetto al 2017. L'obiettivo è la "deterrenza della Russia", come si legge dall'inizio dell'anno su diversi giornali. Inoltre i battaglioni multinazionali di stanza in Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia e Lituania sono già sotto la guida della Bundeswehr. La Bundeswehr dal 2019 prenderà inoltre il comando della forza di risposta rapida della NATO. Diverse manovre della NATO come "Sabre Strike", "Flaming Thunder" o "Iron Wolf" dovrebbero, secondo Ntv (19.2.18), inviare un chiaro segnale di deterrenza a Putin.

Dobbiamo ricordarlo: nella guerra di annientamento contro l'Unione Sovietica, i soldati tedeschi hanno bombardato, fucilato e fatto morire di fame 27 milioni di persone. Evidentemente la sicurezza della Russia non fa parte della ragione di stato tedesca.

Se fino a qualche anno fa lo si diceva con un certo imbarazzo, oggi il ministro della difesa lo sottolinea con orgoglio: la Germania rivendica la leadership nell'UE, sia economica che politica. La Bundeswehr dovrà pertanto essere in grado di affermare la sua guida nelle operazioni multinazionali. Gli interessi tedeschi determineranno in maniera chiara la missione e i compiti dei militari. Oltre alla protezione della sovranità dello stato, l'interesse verterà sulla salvaguardia delle rotte commerciali e di approvvigionamento di una Germania povera di risorse, ma molto forte nell'export. Per questa ragione, come sottolineato dal documento del ministero, dal 1991 i militari tedeschi hanno gestito più di 60 missioni in tutto il mondo (pagina 14).

Oltre a queste missioni estere, in futuro sarà necessario occuparsi dei "compiti di ristabilimento dell'ordine" anche nei paesi amici, nel caso in cui la sicurezza pubblica (degli investitori o della popolazione?) non dovesse essere piu' garantita (p.25). In queste "regioni fragili" (p.28), in certe condizioni potrebbe essere necessario creare autorità politiche e organizzazioni al fine di"rafforzare" i "partner" attraverso "consulenze militari e una cooperazione negli armamenti". Come è noto già oggi lo si fa nei paesi africani.

Non c'è da sorprendersi se la Germania ha boicottato l'accordo ONU sul divieto di proliferazione delle armi nucleari firmato da 122 Stati. Nel Concetto del ministero della difesa viene infatti sottolineata l'importanza di una partecipazione al nucleare. La Germania vorrebbe pertanto aggiungersi alla lista delle potenze nucleari mettendo a disposizione dei sistemi di lancio per i missili, immagazzinando armi nucleari nel paese e usando la bomba in caso di guerra. Naturalmente tutto ciò non è affatto compatibile con il divieto imposto dalle Nazioni Unite.

"La Bundeswehr dovrà essere [...] effettiva in tutte le dimensioni e ad ogni livello di intensità" (p.50). In questo modo non solo si mira a raggiungere il successo dell'azione militare, ma anche alla possibilità di aprire una varietà di opzioni ai "decisori politici" (p.36). Potere politico da raggiungere attraverso una superiorità militare. Del disarmo, della priorità da dare alla risoluzione pacifica dei conflitti o della necessità di osservare la situazione mondiale con gli occhi del nemico, nel documento non se ne parla.

Questo concetto sembra piu' che altro un guazzabuglio tecnocratico. Nessun pensiero alle possibili cause dei numerosi conflitti nel mondo o alla possibilità di evitarli e gestirli pacificamente. Sembra banale, ma è molto pericoloso: chi ha solo un martello, in ogni problema vedrà un chiodo. Il documento del governo è un pamphlet ideologico. Le affermazioni, i pregiudizi e le immagini di un nemico auto-creato sono imposte come dei fatti al fine di ottenere il risultato desiderato: riarmo e militarizzazione. Si sta preparando il terreno a delle "soluzioni" militariste.
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lunedì 1 ottobre 2018

Handelsblatt: in Italia deve cambiare la musica

Non poteva mancare il solito pistolotto di Handelsblatt molto critico nei confronti del governo italiano e altrettanto critico verso una Commissione UE troppo generosa con i soliti debitori incalliti del sud, almeno secondo la brillante pubblicista autrice del commento. Per il quotidiano di Duesseldorf nei rapporti fra Italia ed UE la musica deve cambiare: è arrivata l'ora della tolleranza zero e se necessario della cacciata dell'Italia dalla moneta unica. Da Handelsblatt, Ruth Berschens


In Europa si sta affermando la negazione politica della realtà. La Gran Bretagna immagina di essere in grado di dettare le condizioni per la Brexit ad una UE molto più grande - proprio come se l'Impero fosse risorto. E ora l'Italia fa ancora peggio: i populisti a Roma fingono che la montagna del debito da due trilioni di euro non esista e che possano continuare a dare gas facendo nuovo debito.

Gli inglesi hanno "solo" voluto sfidare l'UE - scelta che assomiglia ad una missione suicida. Ma quello che stanno facendo gli italiani va ben oltre: non solo stanno sfidando la zona euro, ma anche i mercati finanziari. Bisognerebbe mettersi a ridere davanti a tali dimostrazioni nazionali di forza, se non fossero così pericolose, per l'Italia e per l'Eurozona.

"Bella Italia" sia dal punto di vista politico che economico negli ultimi dieci anni si è drasticamente ristretta. A differenza della Germania e piu' recentemente anche della Francia, il terzo stato dell'eurozona non è riuscito a vincere la sfida della globalizzazione. L'ingombrante apparato statale con la sua burocrazia eccessiva e un'infrastruttura in parte in condizioni miserabili scoraggia sistematicamente gli investitori.

Le vecchie generazioni fanno affidamento sui loro privilegi e sottraggono ogni opportunità alla gioventù ben istruita. Molti giovani italiani disillusi hanno già lasciato il loro paese. L'Italia è l'unico paese dell'UE che negli ultimi anni non ha beneficiato della ripresa economica. In termini di crescita economica il paese si trova all'ultimo posto nell'UE.

La responsabilità per la situazione di malessere è delle élite del paese - non solo quelle politiche. Alle aziende del ricco nord non dovrebbe essere indifferente il destino della loro patria. Bisognerebbe auspicarsi che l'economia abbia un impatto maggiore sui nazional-populisti al governo rispetto a quello modesto avuto fino ad ora.

Sono anni ormai che l'Italia continua ad andare giù. Ma ora la Lega e il Movimento Cinque Stelle stanno rapidamente portando il paese verso l'abisso. Lo mostra la reazione frenetica dei mercati finanziari alla bozza di bilancio di Roma per il 2019. Con l'UE aveva convenuto che il rapporto deficit / PIL l'anno prossimo sarebbe sceso allo 0,8%.

E da qui il governo di Roma ne ha fatto un 2,4 % per poterci pagare delle costose promesse elettorali. La già gigantesca montagna del debito dovrebbe continuare a salire - e tutto ciò succede con una crescita economica ancora bassa.

Per la Commissione europea si tratta di uno sviluppo catastrofico. Con nessun altro paese le autorità di bilancio di Bruxelles negli ultimi anni erano state così pazienti. A nessun altro paese erano state accordate così tante eccezioni alle regole del Patto di stabilità. All'Italia era già stato concesso di fare nuovi debiti in piu' occasioni e per ragioni ogni volta eccezionali - come ad esempio per i rifugiati o per le vittime del terremoto. L'Italia aveva bisogno di tempo per attuare riforme difficili, aveva sostenuto in ogni occasione una Commissione alquanto benevola.

Ma la maggior parte delle riforme non ha portato a nulla, la disoccupazione è ancora elevata, la frustrazione fra la gente è in aumento, così come i risentimenti anti-europei. Quasi tutti i partiti politici in Italia accusano l'UE per la miseria del paese. Non c'è quindi da stupirsi se a salire al potere sono stati due partiti apertamente ostili all'UE.

La Commissione europea con la sua politica della generosità ha fallito. Ora dovrà cambiare la musica. Se il governo di Roma non dovesse fare marcia indietro, diventerà inevitabile una procedura di infrazione per  disavanzo eccessivo.

Ma forse è già troppo tardi per farlo. I premi al rischio sui titoli di stato italiani continuano a salire, le banche sono sotto pressione e la fuga di capitali è iniziata da tempo. È possibile che il crollo sui mercati prima o poi finisca fuori controllo, come accadrebbe in caso di recessione o di un forte aumento dei tassi di interesse.

La zona euro potrebbe essere quindi giunta a un test senza precedenti: forse per la prima volta si troverebbe ad affrontare l'uscita di un paese. Dal punto di vista finanziario l'unione monetaria non potrebbe assorbire l'italia, se non altro per le sue dimensioni. Il fondo di salvataggio della zona euro sarebbe irrimediabilmente sopraffatto dalle dimensioni del debito italiano. Inoltre, è difficile immaginare che i parlamenti degli stati piu' solidi della zona euro, come la Germania, l'Olanda o la Finlandia possano concedere miliardi di euro a favore degli irresponsabili populisti italiani.

Alla zona euro non resterà quindi altra scelta che isolarsi: dovrà proteggere gli altri stati membri e le loro banche, prima che queste finiscano per essere risucchiate dalla deriva italiana.

Anche per la stessa Italia probabilmente non ci sarebbe più alcuna ancora di salvezza all'interno dell'unione monetaria. Cosa questo significhi lo possiamo vedere in Argentina: iperinflazione, disoccupazione, impoverimento. Il prezzo per la negazione politica della realtà viene pagato da tutti, non solo da chi ne è la causa.



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domenica 30 settembre 2018

Perché il governo tedesco non fa nulla per contrastare il riciclaggio di denaro sporco

La Germania in questi anni con il suo mercato immobiliare in pieno boom è diventata il paradiso dei riciclatori di denaro sporco che grazie agli scarsi controlli possono agire quasi indisturbati. Soprattutto non ci sarebbe la volontà politica di rafforzare le autorità anti-riciclaggio per fermare l'enorme afflusso di denaro proveniente da tutto il mondo, indirizzato verso un mercato immobiliare in continua crescita. Un'ottima inchiesta da Handelsblatt.de


Il senatore di Berlino Andreas Geisel (SPD) era visibilmente soddisfatto. A metà luglio, la procura di Berlino e la polizia hanno confiscato 77 immobili appartenenti a un clan arabo per un valore di dieci milioni di euro. I sospetti sono accusati di aver ripulito i fondi illegali provenienti dal traffico di droga e dalle rapine acquistando degli immobili.

"Lo stato di diritto ha mostrato tutta la sua forza", ha dichiarato Geisel durante la conferenza stampa convocata per l'occasione. "Andiamo a pestare i piedi dei criminali e li colpiamo dove gli fa veramente male: soldi e proprietà immobiliari".

Cio' che Geisel senza dubbio ha tralasciato: lo stato di diritto di solito arriva con molti anni di ritardo. Secondo una ricerca di Handelsblatt, anche la banda di Berlino poteva essere fermata molto prima. Prerequisito: il sistema di controllo avrebbe dovuto funzionare. Ma non è andata cosi'.

Una dipendente di una società municipale di costruzioni aveva semplicemente dimenticato di denunciare un membro del clan per le attività di riciclaggio di denaro sporco. L'incontro le sarebbe dovuto sembrare molto sospetto. Un giorno senza preavviso si è presentato un uomo con 200.000 euro in contanti intenzionato ad acquistare due proprietà a Neukölln.

In casi come questo le denunce sono normali. Lei invece gli ha permesso di comprare l'immobile. La banda apparentemente ha potuto agire indisturbata per anni. Le loro transazioni immobiliari "sono iniziate nel 2008", conferma il pubblico ministero.

Il caso è un esempio perfetto del fallimento tedesco nella lotta al riciclaggio di denaro sporco. Le singole storie di successo potrebbero trarre in in inganno perché le indagini nel nostro paese spesso falliscono in quanto coloro che hanno a che fare con transazioni sospette semplicemente preferiscono non parlarne.

Dagli agenti immobiliari fino ai notai, ma anche dall'altrettanto problematico commercio automobilistico, raramente arrivano segnalazioni di attività sospette - anche perché questi settori spesso non vengono controllate in maniera efficace. "Secondo le nostre conoscenze, in questi settori molti affari vengono regolati in contanti", ci dice un investigatore federale di alto rango. "Ma non abbiamo nessuna possibilità di controllo perché non vengono segnalate".

Mancano molte cose: controllo, conoscenza dei reati e degli autori e mancano anche gli esperti in grado di contrastare il riciclaggio. Il ministro delle finanze federale Olaf Scholz (SPD) prova a minimizzare il problema. La congestione degli atti presso la FIU (Financial Intelligence Unit), la centrale per il controllo del riciclaggio di denaro, ad esempio, sarebbe stata risolta alla svelta, cosi' almeno recentemente faceva sapere il suo ministero.

Ma secondo gli addetti ai lavori all'interno della pubblica amministrazione si tratterebbe di una versione più che discutibile. E' sicuramente vero che alla FIU sono state promesse 465 nuove assunzioni dopo che questa aveva ricevuto una copertura mediatica molto negativa. Ma il personale è difficile da reclutare. Ad esempio, reclutare per queste posizioni degli agenti di polizia con esperienza è molto difficile perché questi dovrebbero essere poi inquadrati come degli ufficiali delle dogane - con la conseguenza che finirebbero per dover lavorare due anni in piu' prima di  poter andare in pensione.

Inoltre, il basso inquadramento tariffario non attira gli esperti dal settore privato. La conseguenza: l'elaborazione delle oltre 6.000 nuove segnalazioni per transazioni sospette che arrivano ogni mese dura in media tre mesi per ogni singolo caso.

Oltre alle critiche interne Scholz subisce anche una forte pressione esterna. Il Financial Action Task Force (FATF) si trova a Parigi e ha il compito di esaminare i sistemi anti-riciclaggio di denaro in tutto il mondo. Già nel 2010 gli ispettori, dopo aver esaminato la Germania, erano rimasti estremamente insoddisfatti.

Nel 2020 è prevista una nuova relazione. "Il prossimo esame non sarà una passeggiata di salute", predice Michael Findeisen. Dal 2003 al 2010 è stato a capo della delegazione tedesca del FATF e fino al 2016 responsabile del dipartimento "Prevenzione del riciclaggio di denaro" presso il Ministero federale delle finanze.

Da sempre insiste per l'attuazione coerente degli standard FATF anche al di fuori del settore finanziario, in particolar modo nei confronti dei Laender federali, ma anche nell'ambito delle competenze del Ministero della giustizia, afferma Findeisen: "queste istituzioni governative ottengono consapevolmente un risultato molto basso e sono la causa dell'immagine negativa  del mercato finanziario tedesco".

Due persone per tutta Berlino

Le ricerche gli danno ragione. Sebbene gli investigatori sospettino un boom nel riciclaggio di denaro sporco, specialmente nel settore immobiliare e automobilistico, manca la possibilità di monitorare il fenomeno. Handelsblatt ha raccolto delle cifre. Queste mostrano che per Berlino, la città da 3 milioni e mezzo di abitanti, ci sono al massimo due persone nell'ufficio competente presso l'ispettorato del lavoro - responsabile per l'ispezione di tutti gli 8.206 agenti immobiliari della città.

Anche ad Amburgo ci sono solo due ispettori. Che allo stesso tempo sono anche responsabili per il settore del commercio e devono quindi controllare ogni singolo venditore di automobili. Il loro numero dovrebbe essere nell'ordine delle centinaia considerando le oltre 140.000 nuove immatricolazioni ogni anno.

Perché proprio nelle città i controlli sono così deboli, vale a dire laddove secondo gli investigatori l'incentivo al riciclaggio di denaro sporco è particolarmente alto?

Secondo il governo federale negli ultimi anni nelle città tedesche il ricavato proveniente dalle vendite di immobili è esploso. A Berlino nel 2009 era circa 3,6 miliardi di euro. Ma nel 2016 superava già i 9,2 miliardi di euro. Conclusione del governo: soprattutto nel settore immobiliare, la possibilità di poter "mascherare l'origine dei fondi e la proprietà immobiliare associata è molto alta".

Ma le segnalazioni di transazioni sospette provenienti dal settore non finanziario tuttavia sono pochissime. Secondo la FIU, fra tutte le circa 70.000 segnalazioni di transazioni sospette, solo 150 provenivano dal settore non finanziario. Vale a dire lo 0,21 %. Anche a Trinidad e Tobago, secondo il rapporto della FIU locale, sono circa il dieci percento.

Gli agenti immobiliari e i notai difendono le loro attività sostenendo che per loro il riciclaggio di denaro sporco è difficile da individuare. Ad esempio, di solito non si sa se e in che modo vengono pagati i soldi pattuiti, almeno cosi' sostengono. L'agente immobiliare alla fine "non è un criminologo", ci dicono dai vertici della IVD (Immobilien Verband).

La soglia oltre la quale le transazioni sospette devono essere segnalate tuttavia è molto bassa, soprattutto per gli agenti immobiliari. Mentre i notai in caso di riciclaggio di denaro sporco devono essere quasi certi, agli agenti e ai concessionari di automobili è sufficiente che il loro istinto suggerisca che in una determinata transazione sta succedendo qualcosa.

Le transazioni in contanti, ad esempio, sono sempre sospette. Così come la prova della disponibilità di fondi proveniente da una banca in un paradiso fiscale, o un contatto di affari proveniente dall'estero oppure un'offerta con un prezzo insolitamente alto. Anche nel caso in cui le condizioni economiche dell'acquirente non sembrino corrispondere al valore della proprietà acquisita, è prevista una comunicazione alle autorità. Ma raramente avviene

Problema noto da anni

(...) Perché accade? Gli intermediari e i notai possono dedurre dal comportamento degli organi di regolamentazione che per il legislatore la questione è molto meno importante di quanto non si vorrebbe far credere in certi comizi politici della domenica. Le autorità dovrebbero inoltre monitorare gli agenti immobiliari e i commercianti operando dei controlli in loco.

"Ma se guardi ai numeri, allora ti accorgi che questo non può essere vero", dice un funzionario della LKA (Landeskriminalamt) del nord. Due posti di lavoro a tempo pieno a Berlino e Amburgo, 4,4 per tutto il Nord Reno-Westfalia, 1,3 in Turingia e solo 0,3 a Brema. Per i controlli a domicilio non resta tempo.

Il numero di ammende comminate è decisamente misero. È vero che possono arrivare fino a cinque milioni di euro. In pratica, però questo non succede mai. Nel 2017, le autorità di controllo nel settore immobiliare hanno incassato 75.000 euro - ma in tutta la Germania. Secondo un'analisi di Handelsblatt nell'anno in corso fino ad ora sono stati 41.000 euro. In tutto il NRW nel corso del 2017 sono state fatte solo due multe, nel 2018 finora: zero. A Berlino e Amburgo sia nel 2017 che nel 2018 non c'è stata una sola multa.

Ancora più chiara è la situazione per i notai. Sono supervisionati dai giudici del tribunale regionale in collaborazione con le rispettive camere notarili. L'intero settore praticamente si controlla da solo.

E apparentemente in maniera non troppo intensa. A Brema per tutti i notai sono disponibili "0,85 unità di controllo". A Berlino, in aggiunta al loro lavoro quotidiano, ogni anno cinque giudici devono ispezionare 33 notai. Nel 2017 e nel 2018, in tutta la Germania non è stata comminata una sola sanzione.

Manca il registro immobiliare

Il settore bancario è molto diverso. Nel 2017 le multe del Bafin (autorità di controllo finanziario) ammontavano a oltre dieci milioni di euro. E questo, sebbene il settore non finanziario sia molto più grande. Il Bafin deve controllare circa 8.300 aziende. Al contrario si stima che in Germania ci siano circa 40.000 agenti immobiliari e 7.200 notai, per non parlare degli innumerevoli concessionari di automobili.

Gli investigatori considerano il deficit di controllo esistente come uno dei problemi principali. "È davvero molto semplice", ci dice l'ispettore federale: "Solo laddove si temono controlli regolari e multe salate, succede qualcosa." Ma finora, la politica non ha risposto.

Perché? Alcuni ispettori ipotizzano che l'afflusso incontrollato di denaro verso la Germania sia economicamente auspicabile, indipendentemente dalla sua provenienza. Alla politica manca una "volontà energetica", accusa Frank Buckenhofer, presidente del sindacato di polizia della dogana

Infine, gli investigatori si accorgono che il riciclaggio di denaro è una cosa reale. Secondo le statistiche doganali, alle frontiere vengono sequestrati annualmente oltre 8 milioni di euro in contanti. E anche nel settore immobiliare le transazioni illegali continuano a crescere.

Ma alle autorità nel nostro paese tuttavia mancano strumenti di investigazione importanti. E' vero che nel frattempo è stato istituito un registro per la trasparenza delle aziende. Ma ci sono diverse lacune. "Oltre 10.000 aziende non hanno indicato i veri proprietari, e i dati non rilevati dalle statistiche sono probabilmente molto piu' grandi", critica il deputato della Linke Fabio De Masi.

Inoltre ancora piu' importante sarebbe un registro immobiliare in cui siano elencati i veri proprietari degli immobili e al quale gli investigatori possano accedere rapidamente e in maniera elettronica. "Paesi come la Gran Bretagna lo hanno introdotto da tempo. La Germania sembra semplicemente aver sprecato l'opportunità storica della riforma del catasto", afferma la portavoce per gli affari finanziari dei Verdi, Lisa Paus.

Per il momento agli investigatori non resta altro che stare a guardare le vicende dei criminali. "Siamo sicuri che stiano accadendo molte cose", dice un funzionario federale. "Ma ci manca quasi tutto per poter rintracciare i sospetti."



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sabato 29 settembre 2018

Thomas Mayer: la capitolazione tedesca

Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung Thomas Mayer, professore, commentatore ed ex capo-economista di Deutsche Bank, spiega ai tedeschi perché le notizie che arrivano dall'Italia testimoniano la totale capitolazione dell'ideologia tedesca di fronte alle richieste dei sud-europei. E' probabile che l'ordoliberalismo tedesco stia serrando le fila per lanciare una controffensiva. Thomas Mayer dalla FAZ.net


Francia e Germania, quando si tratta di interpretare il ruolo che lo stato deve avere nell'economia e nella politica monetaria sono separate da una profonda "fossa renana". Mentre in Francia prevale la convinzione che lo stato abbia il diritto di dirigere l'economia, in Germania dopo la seconda guerra mondiale prevalse l'opinione che lo stato dovesse restare fuori da questo ambito. La "fossa renana" durante tutti gli euro-salvataggi ha piu' volte causato un forte attrito, fino a quando il governo federale non ha deciso di annacquare la posizione tedesca rendendola irriconoscibile.

Ciò è dimostrato dal sostegno dato alla trasformazione della Banca centrale europea di Mario Draghi nel prestatore di ultima istanza per gli stati e dalla dichiarazione di Meseberg concordata insieme ai francesi, con la quale in sostanza si mira a mettere in comune la responsabilità sui debiti delle banche e degli stati. Si potrebbe pensare che con questa capitolazione la disputa sulle diverse idee in merito all'architettura dell'unione monetaria  sia finalmente terminata. Sarebbe un errore.

Fossa renana e barriera alpina

Alla fossa renana che divide Francia e Germania corrisponde una "barriera alpina" che separa Germania e Italia. E' sicuramente vero che le opinioni dei politici e degli economisti in Italia non sono così omogenee come accade in Francia. Ma c'è ampio consenso lungo tutto lo spettro politico sul fatto che le politiche monetarie e fiscali svolgano un ruolo cruciale nel creare crescita economica e occupazione. Ogni giorno le élite italiane si lamentano per la sofferenza del loro paese causata delle regole di politica fiscale ispirate dalla Germania e insistono sul fatto che la politica monetaria estremamente espansiva avviata dal presidente della BCE Draghi sarà indispensabile anche in futuro. Il nuovo governo italiano, che si è presentato come avversario delle élite, non fa eccezione.

Ciò emerge chiaramente anche da una recente presa di posizione di Paolo Savona, il Ministro per gli affari europei, a cui la mia collega Agnieszka Gehringer ha fatto riferimento poco tempo fa. Savona, che originariamente era stato indicato dai partner di coalizione come Ministro delle Finanze, ma la cui nomina in questo ruolo era stata bloccata dal Presidente Mattarella, parla di una riunione del 5 luglio a cui hanno preso parte il ministro Salvini, il ministro delle finanze Tria e il ministro Di Maio. L'occasione dell'incontro era stata la formulazione di una posizione italiana nei negoziati per l'ulteriore sviluppo dell'Unione Europea. La squadra dei ministri tra le altre cose in quell'occasione aveva chiesto un ampliamento dello statuto della BCE. Oltre alla stabilità dei prezzi, la BCE dovrebbe impegnarsi anche a promuovere la crescita economica, come già avviene negli Stati Uniti. Inoltre sempre la BCE dovrebbe essere in grado di controllare il tasso di cambio dell'euro intervenendo sul mercato dei cambi, e agire come prestatore di ultima istanza per gli stati al fine di impedire gli "attacchi speculativi" dei mercati finanziari. I ministri vorrebbero inoltre introdurre una "politica europea per gli investimenti" al fine di aumentare la non soddisfacente crescita economica e ridurre le differenze in termini di sviluppo e produttività tra i paesi dell'euro. Questa politica dovrebbe "sfuggire ai vincoli finanziari del bilancio europeo" e non essere piu' soggetta alle limitazioni del patto di stabilità e crescita.

Il fallimento italiano dall'inizio della crisi finanziaria

Il dispiacere dei ministri è comprensibile in quanto l'economia italiana non è stata in grado di adattarsi ai vincoli imposti dalla moneta unica europea. Il fallimento è diventato particolarmente evidente negli ultimi dieci anni a partire dalla crisi finanziaria. Oggi la produzione industriale è del 15% inferiore rispetto ai livelli del 2008 e il prodotto interno lordo reale del 3,4% inferiore rispetto al 2008. Dieci anni di crescita negativa sono difficili da tollerare in qualsiasi società. Dal punto di vista tedesco, che influenza anche le istituzioni dell'UE, le rigidità strutturali dell'Italia impediscono il necessario adattamento dell'economia alle esigenze create dalla moneta unica. Dal punto di vista italiano, tuttavia ad essere responsabile è la fine della politica di svalutazione della moneta e della spesa pubblica finanziata a debito, che ora invece dovrebbe essere applicata all'unione monetaria.

Venti anni di unione monetaria hanno evidenziato che la capacità di aggiustamento strutturale dell'Italia è molto limitata. Otto anni di crisi dell'euro hanno al contrario rivelato che il quadro istituzionale dell'unione monetaria è estremamente flessibile. Dal punto di vista italiano, è ben chiaro il modo in cui la barriera alpina può essere superata: eliminando ciò che resta delle posizioni tedesche.
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