sabato 15 giugno 2019

Heiner Flassbeck - Il paziente italiano in terapia intensiva?

"L'output gap e il prodotto potenziale...e mi dispiace, sono solo una stupidaggine, una specie di economia da scuola materna che non migliora anche se si fa accompagnare da un grande frastuono e se si dà un rivestimento scientifico con degli enormi calcoli matematici", scrive il grande economista tedesco Heiner Flassbeck in riferimento allo scontro in corso fra governo italiano e commissione europea. Per Flassbeck i dogmi europei dell'output-gap e del prodotto potenziale sono pura ciarlataneria al servizio di un preciso obiettivo politico. Ne scrive Heiner Flassbeck su Makroskop.


L'Italia è il nemico preferito della Germania. È mera gelosia, sono solo pregiudizi oppure è semplicemente la stupidità che impedisce un'analisi ragionata della politica italiana e dei suoi problemi di integrazione in Europa?

Non vi è alcun dubbio che i media tedeschi e la politica tedesca su nessun'altro tema si siano sbagliati collettivamente cosi' tanto come è accaduto con il caso dell'Italia. Ogni volta che si riaccende la discussione sul nostro vicino del sud si alza una marea di pregiudizi che minaccia di travolgere chiunque provi ad usare la propria mente. Sì, è esattamente come avevo già sottolineato qualche mese fà in una serie di articoli (qui la prima parte) e non è esagerato dire che nei confronti  dell'Italia sembra non esservi alcuna remora, mentre contro il "nemico storico" francese nessuno osa mostrare così apertamente i propri risentimenti nazionalisti.

La situazione italiana non è molto cambiata rispetto a quella descritta la scorsa estate in dettaglio (qui). Ma la netta vittoria alle elezioni europee della Lega (dai media tedeschi regolarmente etichettata come "populista" o "nazionalista") e le rinnovate richieste di un allentamento delle regole del Patto di stabilità e crescita, in Germania hanno scatenato una nuova ondata di prese di posizione alquanto assurde o stupide (come qui e qui).

La Commissione ha completamente fallito

Ma come è possibile incolpare dei giornalisti impreparati se la Commissione europea, con le sue centinaia di "esperti", non è in grado di comprendere alcune semplici relazioni economiche? Nella sua ultima relazione sull'Italia, la Commissione dimostra ancora una volta in maniera impressionante di non aver davvero capito nulla di ciò di cui ormai si discute da anni e che invece contrasta apertamente con la sua semplice visione del mondo.

Sembra che, soprattutto nel caso dell'Italia, le forze appena un po' più razionali presenti all'interno della Commissione vengano completamente marginalizzate. Vi è un tentativo violento per impedire alla Lega (e ai "populisti") di assestare un colpo liberatorio (nel senso di una modifica fondamentale al Patto di stabilità e crescita) che potrebbe servire da modello anche per gli altri paesi. Poiché le cose stanno così, non si può certo escludere che "i paesi nordici interessati", come ad esempio la Germania e i Paesi Bassi, abbiano posto la Commissione sotto una forte pressione in modo da non farla retrocedere di un millimetro sull'argomento.

Nella sua relazione, la Commissione scrive infatti:

“Italy’s potential growth is estimated to have increased in 2018, to 0.5% (up from 0.2% in 2017), but to slow down again to 0.3% in 2019 before picking up to 0.5% in 2020. Overall, it remains very low. As a result, Italy’s negative output gap is estimated by the Commission to have closed in 2018, to -0.1% of potential GDP, from -0.5% in 2017, but to widen again to -0.3% in 2019 due to the starker deceleration in actual GDP growth, before closing again in 2020. Despite progress achieved in some reform areas (e.g. labour market and public administration, fight against tax evasion, banks‘ balance sheet repair), the legacy of the crisis and persistent structural weaknesses keep weighing on Italy’s growth potential. …Italy’s real GDP has hardly recovered to the pre-crisis level, while real GDP in the rest of the euro area is now 21% higher than in 2004. More in detail, Italy’s average annual growth rate was 0.1% over 2004-2018, compared with 1.5% in the euro area excluding Italy.”

Questo è veramente troppo anche per gli standard delle grandiose sciocchezze del mainstream economico. La Commissione calcola una "crescita potenziale" che varia di anno in anno e si adatta alla situazione economica. Nel 2019, tuttavia, vi sarà una battuta d'arresto puramente ciclica per tutta l'Europa, che interesserà quasi tutti i paesi e che in nessun paese potrà incidere sul tasso potenziale di crescita.

Non vi è alcun prodotto potenziale e nessun gap di output

Ma il concetto di un "gap di output" (un gap di produzione) sarebbe un'idea inutile anche se si riferisse a un periodo di tempo più lungo. Il concetto di output-gap implica infatti che esista un tasso di crescita potenziale determinato dalle condizioni strutturali di un'economia. La capacità risultante sarà utilizzata in maniera piu' o meno forte su "base ciclica". L'output-gap dovrebbe valutare se un'economia può ancora essere stimolata con delle misure economiche (ovvero la politica della domanda) senza tensioni reali (come il surriscaldamento dei prezzi), che potrebbero innescare l'inflazione.

Il concetto di conseguenza implica che un'economia non possa essere stimolata ad investire di più e quindi a crescere di piu' con delle misure economiche. Tutto cio, e mi dispiace, è solo una stupidaggine, una specie di economia da scuola materna che non migliora anche se accompagnata da un grande frastuono e se si dà un rivestimento scientifico con degli enormi calcoli matematici. Non vi è separazione tra andamento dell'economia e crescita. È vero esattamente il contrario, solo chi ha una congiuntura positiva potrà registrare un miglioramento della crescita e dello sviluppo economico. Una radicale ripresa dell'attività dell'economia nel suo complesso, che può essere raggiunta solo attraverso una buona congiuntura economica, accresce le opportunità di crescita e allo stesso tempo l'utilizzo della capacità dell'economia.

Dopotutto questa parte della critica è evidente anche nella discussione anglosassone (come riporta il Financial Times). È assolutamente ridicolo che la Commissione europea per Germania e Italia calcoli un output-gap quasi identico, sebbene la disoccupazione in Italia sia molto più alta. Questo, a sua volta, è assurdo anche sotto le condizioni ordinarie dettate dal mainstream, perché è necessario considerare che un possibile rischio di inflazione è legato al livello di disoccupazione. E ciò rende impossibile lo stesso rischio di inflazione per Germania e Italia, soprattutto se si crede nel mercato del lavoro neoclassico.

L'Italia nella trappola tedesca

L'Italia - come abbiamo più volte dimostrato - a causa della politica tedesca di dumping salariale all'interno dell'eurozona è stata spinta verso il  basso e di conseguenza ha perso quote di mercato. Questi effetti negativi sullo sviluppo economico non sono stati compensati dall'andamento interno, in quanto le condizioni dettate dall'Unione monetaria europea hanno imposto alla politica del paese una massiccia pressione sui salari con l'obiettivo di non perdere altro terreno nei confronti della Germania. Ciò non ha nulla a che fare con la "struttura" nel suo senso abituale, e le cui conseguenze nel breve periodo possono essere compensate solo attraverso una politica fiscale espansiva.

Se scegliamo di argomentare sulla base dei saldi finanziari possiamo risparmiarci tutti questi discutibili esercizi con i gap di produzione e il potenziale di crescita. In Italia, come evidenziato dai suoi saldi finanziari (figura 1), non vi è alcuna possibilità di stimolare l'economia dal punto di vista del mercato. Se anche in presenza di tassi di interesse estremamente bassi, le imprese continuano a risparmiare così tanto come stanno facendo in Italia, tutti gli argomenti tradizionali contro un maggior debito pubblico, usati e presupposti dalla Commissione, diventano obsoleti. In altre parole, gli argomenti lungo le tradizionali linee del Trattato di Maastricht o del Patto di stabilità e crescita sono fin dall'inizio inutili, poiché le condizioni necessarie per la validità di tali argomentiazioni semplicemente non sono date.



L'Italia semplicemente non può ampliare il suo surplus di conto corrente, perché in una unione monetaria ciò è possibile solo con dei tagli salariali nei confronti della Germania. Ma ciò significherebbe solo che - come è già accaduto in Grecia -  la domanda interna crollerebbe ulteriormente causando dei danni di gran lunga maggiori rispetto a quello che si potrebbe ottenere con i guadagni nel commercio estero. La sola possibilità di conseguenza è fare in modo che con un aumento del debito pubblico la domanda non continui a scendere a causa del risparmio delle famiglie e delle imprese. Lo Stato deve sopperire alle oscillazioni della domanda in ogni periodo, indipendentemente dal livello del proprio debito corrente. Le "misure strutturali" non cambiano questa logica, nella misura in cui non sono in grado di modificare radicalmente il comportamento delle imprese. Le misure strutturali non sono nemmeno finalizzate a ciò, motivo per cui non c'è nemmeno bisogno di parlarne.

Gli economisti hanno fallito

Sfortunatamente bisogna affermare che la maggior parte degli economisti italiani formati e cresciuti dal pensiero mainstream stanno fallendo nel tentativo di valutare e comprendere la situazione del loro paese. Un'analisi macroeconomica coerente è presente solo in alcuni piccoli circoli, per questo la politica, ogni volta che lancia una proposta nella giusta direzione, viene pesantemente criticata, anche nel proprio paese. E questo ancora una volta apre porte e portoni a coloro che non apprezzano la direzione politica complessiva del paese e che fin dall'inizio non hanno mai inteso muovere una critica all'Europa o a un paese vicino.

Dato che anche per la Francia si può fare una diagnosi simile, l'Europa è ormai paralizzata e incapace di liberarsi da questa miseria che continua a crescere. La figura 2 mostra che le aziende in Francia hanno una situazione meno problematica, ma il paese ha un deficit di conto corrente che costringe lo stato a intervenire.


Coloro che ricorrono a questo tipo di analisi non possono mai commettere l'errore di trattare un paese come se fosse un'economia perfettamente chiusa e limitare le terapie solo alle misure nazionali. Anche le aziende, che nell'analisi del mainstream tradizionale semplicemente non compaiono perché si ritiene si siano comportate nel senso tradizionale (come debitore e investitore) e quindi correttamente, non possono più essere trascurate. Chiunque - come ad esempio la Commissione o i politici responsabili dei "paesi interessati" - fa finta che tutto ciò non esista, è il vero becchino dell'Europa.

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giovedì 13 giugno 2019

Bundesbank: "il sistema Target2 resta un elemento irrinunciabile dell'unione monetaria"

In Germania prosegue il dibattito sulla natura dei saldi Target2 e in una recente audizione presso la commissione finanze del Bundestag, la Bundesbank conferma la sua piena fiducia nel sistema Target2 e nei suoi giganteschi saldi contabili. Per le banche tedesche invece il tema resta alquanto controverso. Ne scrive Finanztreff.de


Il sistema di pagamento Target 2, secondo la Bundesbank, resta un elemento indispensabile dell'Unione monetaria europea, le cui potenzialità non dovranno essere in alcun modo limitate. Secondo quanto emerge dal testo di un'audizione pubblica della Commissione finanze del Bundestag, la Bundesbank tuttavia ritiene che la recente crescita dei saldi Target2 debba essere considerata il sintomo di una politica economica sbagliata. Le banche tedesche, come emerge dalla stessa audizione, suggeriscono invece di considerare i saldi Target2 di segno positivo, quelli della Bundesbank, come un aiuto offerto alla bilancia delle partite correnti dei paesi con un saldo negativo. 

Secondo la Bundesbank, l'unione monetaria si fonda sul principio della libera circolazione dei capitali, e il Target2 contribuisce a ciò garantendo un mercato monetario unico. "Le misure che potrebbero limitare la libera circolazione dei capitali tra i paesi europei, in linea di principio sarebbero in conflitto con i principi dell'Unione monetaria europea", si legge nella dichiarazione. Target2 resta "un elemento irrinunciabile della nostra unione monetaria". 

La Bundesbank riconduce l'aumento dei saldi Target2, avvenuto sulla scia della crisi finanziaria, alla fuga di capitali dalla periferia verso i paesi core dell'area valutaria. La crescita registrata a partire dal 2015, d'altro canto, viene spiegata come un effetto collaterale degli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali dell'Eurosistema, che in larga misura sono stati effettuati tramite la Germania. Secondo la Bundesbank, tuttavia, il fatto che i capitali arrivati in Germania successivamente non siano stati redistribuiti ha delle cause politiche. 

Bundesbank: gli investitori preferiscono evitare alcuni paesi 

"Ad esempio, vi possono essere dei dubbi in merito alla sostenibilità della politica economica e delle finanze pubbliche, alla mancanza di competitività oppure al fatto che i problemi di rifinanziamento bancario possano impedire la realizzazione dei corrispondenti investimenti sul mercato dei capitali del paese in questione" si legge nella dichiarazione. 

Per ridurre i saldi Target2 secondo la Bundesbabk è di importanza decisiva il fatto che l'area dell'euro nel suo complesso e, in particolare, gli stati membri con dei saldi negativi molto elevati tornino ad essere percepiti dagli investitori internazionali come dei paesi attraenti per gli investimenti. "In questo ambito svolgeranno un ruolo decisivo una politica di bilancio orientata alla stabilità che assicuri la sostenibilità delle finanze pubbliche in linea con le regole di bilancio europee e nazionali, ed una politica economica che rafforzi la capacità di crescita economica e la resilienza delle rispettive economie e che in questo modo contribuisca a ridurre i saldi contabili accumulati", è scritto nel documento. 

Le banche tedesche propongono di trattare i saldi Target2 positivi, come quelli della Bundesbank, come un aiuto di conto corrente per i paesi con dei saldi negativi. Nella presa di posizione delle banche private si afferma infatti: "In definitiva, i saldi Target2 sono una sorta di "stabilizzatore integrato" per i problemi di bilancia dei pagamenti". 

Banche: il meccanismo Target2 è uno stabilizzatore automatico 

Secondo l’associazione bancaria tedesca BdB, questo punto dovrebbe godere di maggiore considerazione nell’ambito del dibattito attualmente in corso sull'ulteriore sviluppo dell'unione monetaria. "In primo luogo, in questo modo sarà possibile ridurre le preoccupazioni in merito al fatto che l'unione monetaria non dispone ancora di strumenti automatici di stabilizzazione, e in secondo luogo, servirà a relativizzare l'ammontare finanziario necessario per la costruzione degli ulteriori stabilizzatori automatici di cui spesso si parla”. 

Le casse di risparmio, le banche cooperative e le banche pubbliche si spingono ancora oltre: secondo il loro punto di vista, nel caso di una nuova condivisione del rischio transnazionale (Fondo monetario europeo, fondi di risoluzione, assicurazione sui depositi Edis), i saldi Target2 dovranno essere esplicitamente considerati e ricalcolati come una copertura. "Ciò spingerebbe verso un uso piu’ ragionevole dei saldi e porterebbe ad una loro potenziale riduzione evitando un doppio onere", sostengono gli istituti di credito. 

I saldi positivi esistenti potrebbero quindi essere calcolati come dei contributi già versati. E continua: "Solo i paesi in deficit sarebbero quindi obbligati attivamente a riempire i nuovi fondi di garanzia. Alla luce delle situazioni di rischio sarebbe adeguato e compatibile con gli incentivi. Perché sono questi paesi e i loro sistemi bancari a generare anche i rischi più significativi, a dare luogo a fughe di capitali oppure a creare la necessità di interventi di stabilizzazione da parte della banca centrale" .




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mercoledì 12 giugno 2019

Gustav Horn: "dobbiamo spiegare all'opinione pubblica tedesca che l'italiano non è di per sé pigro"

Il grande economista tedesco Gustav Horn, direttore del prestigioso IMK, vicino ai sindacati e molto ascoltato dalla SPD, intervistato dalla radio pubblica Deutschlandfunk ci spiega perché la politica economica del governo italiano tutto sommato è ragionevole e perché nei paesi del nord è necessaria un'offensiva di comunicazione per far capire ai tedeschi che l'italiano di per sé non è necessariamente pigro. Da Deutschlandfunk




DLF: Herr Horn, prima di tutto i dati: niente crescita, pochi investimenti, sovvenzioni sbagliate - e questa è solo la versione breve. Manca qualcosa? 



Horn: sì, nell'economia italiana manca la crescita economica e la crescita dell'occupazione e soprattutto il dinamismo economico. Ed è già ampiamente risaputo. La domanda è la seguente: come è possibile venire fuori da questo dilemma anche tenendo conto dell'alto debito pubblico che l'Italia si porta sulle spalle? Con questo conflitto, certamente non se ne esce. 

DLF: se lei dovesse consigliare al governo italiano di fare qualcosa per creare una crescita sostenibile, cosa dovrebbe fare l'Italia? Perché è di questo che si tratta essenzialmente. 

Horn: beh, vorrei che si desse al paese una prospettiva più lunga. Non dobbiamo illuderci che entro uno o due anni sia possibile mettere a posto quanto richiesto dall'UE, e nemmeno farlo con degli obiettivi di disavanzo annuale. L'Italia soprattutto deve fare delle riforme strutturali, prima di tutto nel sistema giuridico, in modo da creare maggiore dinamismo economico. In secondo luogo, è necessario tornare ad aumentare gli investimenti pubblici al fine di dare all'economia italiana un nuovo slancio capace di generare crescita, e in questo processo di crescita, con le entrate fiscali, naturalmente, si dovrà fare in modo che il deficit torni a scendere. 

"È positivo che l'Italia abbia introdotto una sicurezza di base" (RdC)

DLF: queste tuttavia non sono le ricette di Bruxelles, o diciamo, queste non sono le ricette del governo italiano. Lì, per quanto io possa giudicare da qui, si spendono soldi che il paese non ha, soprattutto per finanziare i consumi. È stato completamente sbagliato aver introdotto una sicurezza sociale di base che fino ad ora non esisteva (RdC), oppure la si doveva comunque introdurre, lei come la vede? 

Horn: sì, bisogna valutare in maniera diversa quello che il governo italiano intende fare. Sicuramente la spesa è stata fatta principalmente per i consumi, ma ciò non è necessariamente sbagliato. Ad esempio, aver introdotto una sicurezza di base (RdC) è stata una scelta ragionevole. Anche in Grecia c’era un problema, dato che non esisteva ancora nulla di simile e la gente si rifugiava nella pensione, e ciò ha portato ad avere oneri pensionistici significativamente più alti. Nel complesso è positivo che l'Italia abbia deciso di introdurre una sicurezza di base. Si stabilizza la situazione di molte persone, e gli si mettono in mano dei soldi da spendere, e questo, a sua volta, avvantaggia l'economia italiana nel suo complesso. Tutto il resto, i sussidi o i tagli fiscali, penso che in realtà siano sbagliati o superflui. Su questo punto credo che il governo italiano dovrà cedere e la Commissione UE dovrà armarsi di molta piu' pazienza, soprattutto per quanto riguarda il deficit.

"Politicamente questo conflitto è molto distruttivo" 

DLF: così arriviamo direttamente al punto. L'Unione Europea dice che questo debito aggiuntivo non può essere fatto, mentre il governo italiano dice: facciamo dell'Unione Europea lo spauracchio della gente. Così finiamo in questo terribile ciclo in cui i populisti alla fine possono sottrarsi alle loro responsabilità, giusto? 

Horn: sfortunatamente è vero. Politicamente questo conflitto è molto distruttivo e finirà per stendere al tappeto l'Italia, ma anche l'UE. A tale riguardo vi è un urgente bisogno di essere costruttivi e di mostrare agli italiani le modalità per uscire da questa situazione senza entrare in una recessione e senza causare altre difficoltà sociali. Questo, come ho detto, riguarda la necessità di avere un po 'più di pazienza nella riduzione del disavanzo e da parte degli italiani, a loro volta, la disponibilità a ridurre questo deficit nel lungo termine. In Italia non c'è una crisi acuta: i tassi di interesse sono ancora bassi, il debito può essere gestito, sicuramente il debito mette il bilancio italiano sotto pressione, ma può essere onorato e l'Italia ha anche un avanzo di conto corrente con l'estero, il debito estero quindi non sta aumentando. Si tratta prima di tutto di un indebitamento interno, vale a dire che la situazione è ancora sopportabile. 

"Non c'è una crisi finanziaria acuta" 

DLF: dall’altra parte, i tassi di interesse italiani, naturalmente, sono ben al di sopra del livello comune al resto d'Europa. In Germania possiamo indebitarci e per farlo arrivano addirittura a pagarci. Quindi credo che quel tre per cento di interessi richiesto dal mercato, ovviamente, sià già un indicatore molto chiaro, non è cosi'? 

Horn: è vero, devono pagare dei tassi di interesse più elevati rispetto ai nostri, ma non devono pagare dei tassi di interesse così elevati da non poter rifinanziare il debito, e questo è decisivo per capire se c'è una crisi finanziaria oppure no, e al momento non c'è una crisi finanziaria acuta in corso. Tuttavia se si spinge l'Italia in recessione con delle dure misure di austerità, e se a soffrirne fosse anche l'Unione Europea, potrebbe davvero trasformarsi rapidamente in una crisi. A tal proposito, consiglio prudenza, pazienza e persistenza. 

DLF: d'altra parte - ora devo risponderle - quello che soprattutto sta facendo Salvini, ma anche Di Maio, non è certo l'ideale per creare fiducia. Si ha come l'impressione che siano gli altri a dover pagare per le promesse fatte. Si può certamente parlare di un'escalation populista. Oppure secondo lei è un'espressione troppo forte? 

Horn: è eccessivo direi. I populisti naturalmente sfruttano a loro vantaggio e senza alcuna pietà una situazione del genere e fanno dell'UE un capro espiatorio. Certo, l'Italia dovrebbe fare autocritica e questo elevato onere debitorio sul bilancio anche per gli italiani è sicuramente negativo. Potrebbero spendere molto più denaro per cose utili, migliorare il sistema educativo, e aumentare gli investimenti pubblici, se non avessero questo vecchio debito così elevato. Deve essere chiaro anche in Italia che l'interesse primario in realtà dovrebbe essere quello di ridurre questa montagna di debito. 

"Sconsiglio vivamente una ristrutturazione del debito" 

DLF: alcuni economisti tedeschi dicono che per l'Italia dobbiamo pensare a qualcosa come a una ristrutturazione del debito. Non la vede così anche lei? 

Horn: posso solo sconsigliarlo fortemente, perché ci sarà un giorno dopo la ristrutturazione del debito. Quando ti sei sbarazzato dei tuoi debiti, poi non sei più meritevole di ricevere credito, perché naturalmente, qualsiasi investitore eviterà le obbligazioni italiane, dato che il rischio è quello di dover subire un altro taglio del debito. È molto meglio uscire lentamente da questa situazione debitoria, ma farlo con costanza. Dal punto di vista sociale è molto meno dannoso e sicuramente più sostenibile di una ristrutturazione, dopo la quale gli investitori temono che arriverà un altro taglio del debito. 

DLF: allora l'unione monetaria è a rischio? Lei è più scettico o moderato?. Questa settimana abbiamo avuto qui da noi Herr Fuest dall'Istituto IFO, il quale è molto più scettico di lei. Dal suo punto di vista cosa c'è che non va nella sua analisi? 

Horn: egli considera in maniera troppo elevata, almeno io credo, il rischio costituito dal debito, o almeno il rischio di una crisi acuta. Non vedo un grande pericolo in questo debito. Ma vedo un grande onere sull'economia italiana e sul governo italiano, e in effetti si dovrebbe fare qualcosa per ridurre questa montagna di debiti, ma non dobbiamo neanche cadere nel panico. 

La politica dell'austerità in Grecia ha fallito

DLF: naturalmente ciò significherebbe che stiamo cambiando la direzione di fondo della politica, della politica economica di base, se facciamo ciò che loro ci dicono di fare. Durante le crisi fino ad ora non si è proceduto in questo modo, secondo lei è sufficiente che Herr Schäuble non sia più al posto di comando delle finanze? Ha più fiducia in Herr Scholz? 

Horn: sicuramente ho più fiducia in Herr Scholz, ma Scholz non è l'unico ministro delle finanze dell'UE. Ce ne sono altri che continuano ad attenersi ad una politica che in Grecia è già fallita. Le esperienze fatte con la crisi greca sono evidenti e saldamente presenti nella letteratura accademica. Non è che tu puoi pensare di ridurre il deficit e il debito con un duro piano di austerità. In Grecia non ha funzionato e ha provocato gravi difficoltà sociali. Non si dovrebbe ripetere lo stesso errore con il caso italiano, perché le conseguenze per l'UE sarebbero molto più drammatiche che in Grecia. Ciò potrebbe davvero mettere a repentaglio l'intera Unione monetaria e l'UE. 

"Bisogna spiegare alla gente che l'italiano non è di per sé pigro " 

DLF: dall'altro lato si dovrebbe spiegare all'opinione pubblica tedesca che qualcosa di simile può funzionare anche in maniera diversa, altrimenti avremo il populismo qui da noi in Germania, perché naturalmente ciò significherebbe che gli italiani fanno debito, e saremo noi a dover pagare per questo. Questa è sempre la versione più semplice. 

Horn: sì, anche noi abbiamo un onere pesante che grava sulla nostra economia, vale a dire l'onere del debito, in quanto nella crisi finanziaria del 2008, 2009 ci siamo attenuti a dei concetti economici sbagliati. In effetti è importante attivarsi anche dal punto di vista della comunicazione politica e spiegare alla gente che l'italiano non è di per sé pigro e che il governo italiano non è per sua natura un amante del debito, ma che dobbiamo essere un po 'più razionali e imparziali ed evitare i pregiudizi più di quanto non sia stato fatto in passato.
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martedì 11 giugno 2019

Wirtschaftswoche - Perchè la procedura d'infrazione contro l'Italia è una farsa

Su Wirtschaftswoche, il piu' importante settimanale economico tedesco, mai tenero con l'Italia, l'ottimo Ferdinand Knauß ci spiega in maniera semplice, ma non banale, perché la procedura di infrazione per eccesso di debito contro l'Italia è solo l'ennesima farsa. Da Wirtschaftswoche


La Commissione Europea la scorsa settimana ha raccomandato l'apertura di una procedura per eccesso di debito nei confronti dell'Italia. I governanti a Roma stanno già tremando al solo pensiero? Non esattamente. In Italia, a Bruxelles e in tutto il resto del mondo, è ben noto che le sanzioni previste dai trattati, vale a dire una multa dello 0,2% del prodotto interno lordo e il taglio dei fondi UE, non si trasformeranno mai in realtà.

Non solo lo si può dedurre dalla recente esperienza fatta con il deficit pubblico francese, tedesco e greco, ma anche perché l'intero costrutto della procedura per eccesso di deficit non era stato pensato con questo obiettivo. Non viene utilizzato perché fin dall'inizio era chiaro che si trattava di un'assurdità fuori dalla realtà. Tutte le parti coinvolte lo sanno: la procedura può trasformarsi solo in una farsa - specialmente se sarà portata avanti in maniera coerente.

Le sanzioni previste dalla procedura sono il vero punto debole dell'unione monetaria. Al più tardi quando saranno effettivamente applicate, la loro assurdità sarà evidente: uno stato che si indebita sempre di piu' perché spende troppi soldi sarebbe quindi condannato a dover spendere ancora di più - questa volta non a favore dei cittadini del paese e degli elettori dei governanti in carica, ma per le casse di Bruxelles.

E l'Italia dove dovrebbe andare a prendere i soldi per queste sanzioni? Dove, se non prendendo a prestito altro denaro? La multa non avrebbe altro effetto se non il rafforzamento delle conseguenze dell'infrazione. Dopo il procedimento per eccesso di debito, l'Italia si troverebbe ad avere un debito ancora più alto - e il resto dell'Eurozona un problema ancora più grande. O qualcuno può seriamente credere che un governo possa condannare i suoi cittadini a tirare la cinghia solo per fare un favore a Bruxelles? Una cosa del genere non potrebbe aspettarsela nemmeno un ipotetico cancelliere Robert Habeck (Verdi) dai suoi elettori post-materialisti ed eurofili a Berlino, Stoccarda e Hannover. Un Salvini non arriverebbe mai ad avere un'idea simile.

Nei fatti la Commissione europea non dispone di uno strumento di pressione che vada oltre la condanna morale. Questa condanna tuttavia verrà inscenata nel modo più evidente possibile. Certo a Bruxelles per molti è fin troppo facile accusare il governo italiano di essere un peccatore del debito, dato che l'Italia attualmente è governata da populisti. Soprattutto in Germania sarebbero poche le mani pronte ad agitarsi per difendere il governo Conte (che di fatto sembra sempre più un governo Salvini). A Roma alla fine governano gli alleati di AFD. Al di là di ciò per il momento non accadrà nulla - perché diversamente si tratterebbe solo di una farsa per l'intera unione (monetaria).

Le sanzioni non funzionano a meno che non vadano a colpire direttamente e personalmente gli agenti coinvolti. L'UE tuttavia non è un impero europeo e la Commissione non è un potere centrale sovrano che può entrare in azione per punire i vassalli. I fondatori dell'unione monetaria, evidentemente, si erano arresi a questa illusione. 

I governanti dipendono dal consenso dei propri elettori. Se condannare moralmente Salvini e i suoi seguaci accusandoli di essere dei delinquenti del debito possa avere un ruolo decisivo, è discutibile. Egli sa bene che a Bruxelles, Berlino e Parigi non lo amano. Per quale motivo dovrebbe essere preoccupato da una procedura di disavanzo più di quanto abbiano fatto all'epoca i governanti in Francia o in Grecia oppure in Germania ai tempi di Gerhard Schroeder?

In ogni caso Salvini, data l'esperienza fatta con la Grecia a partire dal 2010, evidentemente ritiene che nessuno possa avere la volontà e la forza politica per tenere fede ai principi, almeno fino a quando sarà possibile chiudere tutti e due gli occhi con la pia speranza di cavarsela rimandando tutto al giorno di poi nell'anno di mai. Cosa potrà diventare l'unione monetaria nel medio-lungo termine in tali circostanze? Nessuna idea.


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sabato 25 maggio 2019

Heiner Flassbeck - L'Europa che avevo in mente

"Per la Germania, l'Europa non sarà più la risposta, ma un grande punto interrogativo" scrive il grande economista Heiner Flassbeck facendo riferimento alle elezioni di domenica. Secondo Flassbeck ormai anche per i tedeschi è arrivato il momento della resa dei conti e presto Berlino si troverà ad affrontare un quadro politico decisamente piu' difficile e sfavorevole ai propri interessi. Un commento molto interessante di Heiner Flassbeck da Makroskop


L'Europa che avevo in mente...doveva essere un'Europa in cui le persone si trattano reciprocamente in maniera onesta e in modo equo. Sfortunatamente non esiste. La campagna elettorale per le europee del centro politico aveva solo un obiettivo: sopprimere brutalmente la verità.

Si dice che la prima vittima di ogni guerra sia la verità. Questo principio si applica sempre di più anche alle campagne elettorali. Da quando i partiti di governo del centro politico hanno identificato i "populisti" come i loro oppositori, in materia di verità non c'è piu' alcuna tolleranza. Se si tratta di Europa, dove i populisti per loro natura sono anche nazionalisti, si continua a mentire - per un buon motivo, naturalmente! - anche sui media pubblici e senza alcuna remora.

Ma a voler essere onesti, di cosa avremmo dovuto parlare in questa campagna elettorale del 2019? Beh, certo, si sarebbe dovuto parlare della crisi dell'euro, che non è né superata né elaborata intellettualmente o politicamente. L'espressione più evidente della crisi in atto è il chiaro rallentamento della crescita nell'Europa meridionale, compresa la Francia, e la conseguente disoccupazione ancora elevata.

La vergogna...

Il confronto fra la disoccupazione in America e nell'Eurozona ci mostra il grandioso fallimento dell'Europa negli ultimi anni.


Sotto Obama e Trump, a partire dal 2010, il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere e nel 2018 negli Stati Uniti la disoccupazione ha raggiunto un livello che nel confronto di lungo periodo può essere considerato un livello di pieno impiego. Nell'unione monetaria, invece, la disoccupazione è ancora a un livello estremamente lontano da una situazione occupazionale che potremmo definire soddisfacente. Ciò vale in particolar modo se dai paesi dell'unione monetaria si esclude la Germania, ottenendo in questo modo un tasso del 10%. Francia e Italia sono ancora al di sopra del livello del 2009. Solo in Germania a partire dal 2009 la disoccupazione ha continuato a diminuire mostrando così una tendenza simile a quella degli Stati Uniti.

Questa drammatica discrepanza tra il più grande paese membro e altri paesi comparabili come Francia e Italia non sarebbe stata forse degna di essere  tematizzata e discussa? Non è proprio questa la causa decisiva del rafforzamento dei movimenti e dei partiti nazionalisti? Non sarebbe stato forse opportuno discutere apertamente di ciò che nella politica economica europea ha funzionato cosi' male, tanto da rendere possibile un risultato del genere.

...si continua a mettere la polvere sotto il tappeto

Ma in tutta la campagna elettorale, per quanto sia stato possibile seguirla, non se ne è parlato. Sia per i candidati europei alla guida della commissione che per i politici nazionali, l'economia e la politica economica non hanno avuto alcun spazio. Anche il sistema monetario europeo non è stato affatto tematizzato, come gli enormi avanzi delle partite correnti tedesche o la folle austerità che la Germania ha imposto agli altri paesi (e a se stessa). Ho visto diverse trasmissioni in cui i moderatori hanno dichiarato apertamente di voler parlare solo di immigrazione, di cambiamenti climatici, di problemi sociali e di nient'altro. La politica economica ovviamente era già stata messa all'indice a priori, proprio perché l'obiettivo era quello di nascondere qualsiasi spiacevole verità sullo sviluppo europeo degli ultimi anni.

Probabilmente non era stato concordato in modo esplicito, ma non vi è alcun dubbio che fra i registi della campagna elettorale esiste un tacito accordo sul fatto che non si deve dare la possibilità agli elettori di pensare all'Europa in maniera critica. A ciò si adattano perfettamente le enormi masse di programmi con le quali le emittenti del servizio pubblico hanno coperto intere serate televisive come se si trattasse di un feuilleton e "hanno mostrato" quanto sia colorata, eccitante e bella questa sconfinata Europa - se si riuscisse almeno ad ignorare tutte le aree problematiche.

Ho già scritto in una lettera aperta del 2017 che l'occultamento sistematico e deliberato dei problemi non è nient'altro che una menzogna. Se so che il mio comportamento è accolto dai miei vicini con delle critiche aspre, e io mi rifiuto anche solo di parlarne, si tratta di una bugia o di disonestà? Se io ogni volta infrango le regole comuni, ma continuo a chiedere agli altri di rispettare le regole, che cos'è: sfrontatezza o pura insolenza?

La Germania viene glorificata...

Nel 2017 avevo già inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica in quanto egli in più occasioni aveva messo in guardia dal trattare la verità con troppa leggerezza. Questo stesso Presidente della Repubblica ora scrive in merito alle elezioni europee:

"La Germania è un grande vincitore dell'unificazione europea. Basta dare uno sguardo agli uffici e ai capannoni industriali del nostro paese. La nostra economia beneficia del mercato interno. Beneficia anche della moneta unica. E beneficia anche del sostegno dell'Europa ad un commercio mondiale libero ed equo. Un'Europa forte ci garantisce una lista degli ordinativi piena; e questo genera prosperità e posti di lavoro ".

E aggiunge - apparentemente senza arrossire:

"Allo stesso tempo, l'Unione Europea è qualcosa di più di un'area economica di successo."

Bisogna immaginarselo. Il presidente di un paese che per più di un decennio si è risanato economicamente a spese dei suoi vicini (per questa politica egli ha una responsabilità personale, a tal proposito un pezzo del 2013 ) ora si crogiola sui successi del mercantilismo tedesco. Sì, la Germania beneficia della moneta unica perché, come non aveva fatto nessun altro paese prima di allora, sotto la guida di un governo rosso-verde ha spudoratamente ingannato i suoi vicini e svenduto le proprie merci. Ed egli ora afferma che il resto d'Europa è un'area economica di successo: di fronte a tanta audacia si può apertamente parlare di una palese menzogna.

... anche se per questo si deve mentire

E tutto ciò non ci deve sorprendere dato che anche i sindacalisti tedeschi hanno elevato il diniego e la rimozione dei vecchi peccati al rango di programma di vita e alle elezioni molti di loro si sono mischiati agli acclamatori dell'Europa. Che si tratti dei funzionari provenienti dalla provincia (criticati qui da Albrecht Müller) o del segretario di Ver.di (criticato ieri da Friederike Spiecker), non è più nemmeno decisivo. Tutti si uniscono alla coro della buona Europa, che non deve essere lasciata alla destra.

Ma chiunque menta apertamente, nasconda la verità o addirittura allontani deliberatamente la discussione dai veri problemi, sta facendo un cattivo servizio all'Europa. La massa della gente non può essere sempre fatta passare per stupida. Nei paesi che a causa della politica tedesca hanno sofferto direttamente, non è più così facile, come accadeva un tempo, rivendere la fiaba dei "problemi strutturali" a causa dei quali questi paesi avrebbero sofferto, diversamente da quanto è accaduto alla Germania. I "compiti a casa" devono farli gli altri paesi; ancora oggi è il motto preferito dai tedeschi quando si parla della crisi europea. Tanta arroganza tedesca come quella sperimentata nell'ultimo decennio, il mondo non la vedeva da quasi cento anni.

Questa fiaba tuttavia non poteva durare ancora a lungo perché gli economisti nella maggior parte dei paesi sono allineati al mainstream, secondo il quale ognuno è sempre artefice della propria fortuna. Gli economisti più colti avrebbero dovuto capirlo sin dall'inizio che la "Sonderweg" della politica salariale tedesca all'interno di un'unione monetaria è un errore fatale. Ma ora che anche alcune parti della Commissione e della BCE hanno capito cosa sia effettivamente successo, la Germania, con il potere del paese in surplus, impone agli altri la sua primitiva visione del mondo senza prendere in considerazione le perdite.

Ma le condizioni stanno cambiando. Da questo lato del Reno ti puoi anche rallegrare e puoi continuare a manipolare la verità quanto ti pare, ma l'ingenuità con cui Emanuel Macron ha cercato di trovare un accordo con la Germania usando la  diplomazia e lanciando delle proposte inoffensive ormai fa parte del passato. Lui e le altre "forze del centro" dopo l'elezione di domenica capiranno che devono diventare molto più radicali se vogliono salvare l'Europa e loro stessi. Per la Germania, l'Europa non sarà più "la risposta", ma un grosso punto interrogativo.


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venerdì 24 maggio 2019

Il doppio voto e l'apparente disinteresse del legislatore

Nel 2014 il direttore di "Die Zeit", l'italo-tedesco Giovanni Di Lorenzo, ha pubblicamente confessato di aver votato 2 volte alle elezioni europee: il sabato con il passaporto italiano al consolato di Amburgo e la domenica con la scheda elettorale tedesca. L'ammissione gli è costata un'indagine della procura, subito archiviata, e una piccola multa. In Germania circa un milione di elettori oltre alla cittadinanza tedesca ha anche un'altra cittadinanza UE. Una riflessione molto interessante di Martin Höpner su Makroskop.de


Nei giorni scorsi, insieme a due miei buoni conoscenti, mi sono immerso in un problema che è alquanto lontano dalle mie abituali aree di ricerca. Tutto è iniziato in maniera abbastanza innocente: il mio collega Salvatore Mancuso, il politico della CDU Martin Heipertz ed io abbiamo scoperto che nel nostro ambiente di lavoro ci sono colleghi e colleghe che per le prossime elezioni del Parlamento europeo hanno ricevuto una doppia notifica elettorale.

Come può essere? In quali costellazioni si pone il problema? È possibile impedire a queste persone di votare due volte? Chi decide dove votare e come viene effettivamente calcolato il voto non dato? Come funziona il tutto se spostiamo il nostro sguardo dal diritto di voto attivo a quello passivo?

Avremmo fatto meglio a non porci queste domande, perché in seguito a cascata c'è stata tutta una serie non prevista di domande fatte nei nostri ambienti personali, di ricerche sulla copertura mediatica e sullo stato della legge in questione, di richieste all'ufficio elettorale federale e di discussioni tra di noi, che hanno deviato la nostra attenzione da altri temi relativamente piu' interessanti. Ciò che abbiamo scoperto ci sembra così interessante che pensiamo valga la pena di scriverne. Ora tocca a voi leggere, cari lettori.

Ma vorrei prima di tutto presentare un disclaimer molto chiaro: qui non si tratta di voler affermare a tutti i costi che a causa di quanto scritto qui sotto le elezioni per il Parlamento europeo siano antidemocratiche o simili. Come sanno i lettori di Makroskop, ci sono buone ragioni per discutere del contenuto democratico dell'UE - ma per ragioni diverse e non a causa della sabbia negli ingranaggi con cui abbiamo avuto a che fare negli ultimi giorni. E del resto non voglio o non vorremmo in alcun modo suggerire che all'ufficio elettorale del ministero c'è qualcosa che non funziona. Al contrario, abbiamo avuto l'impressione che i problemi siano problemi derivanti dalla legge esistente, sulla base della quale le autorità agiscono in maniera corretta.

Ma ora andiamo al punto. Come segnalato dalla FAZ il 15 maggio 2019 a pagina 4, per le persone con due passaporti di 2 diversi paesi dell'UE si presenta un problema: vengono invitati 2 volte a votare. Il doppio voto è illegale, ma in questa costellazione difficilmente può essere punito e controllato efficacemente. Le città e i distretti non hanno informazioni sulla doppia nazionalità. Una decisione del Consiglio dell'UE del 13.7.2018 tenta di porre rimedio a questa situazione, istituendo un meccanismo di coordinamento che impedisca in maniera efficace il doppio voto. La decisione tuttavia non è stata ancora ratificata e quindi non è ancora entrata in vigore. Il numero di persone che si trova in questa costellazione è stimato in circa 1 milione. Si tratta di qualcosa di piu' di  un piccolo difetto estetico.

Le autorità hanno lanciato un appello ai titolari di "doppia cittadinanza" chiedendo loro di comportarsi secondo la legge e di andare a votare solo una volta. Anche chi sceglie di fare uso del proprio diritto di voto in uno dei due paesi in definitiva ha un vantaggio strategico, dato che può votare laddove si aspetta dei risultati più risicati, ad esempio a causa dell'effetto dello sbarramento previsto dalla legge elettorale. Ancora più chiaro è il vantaggio strategico nel caso del diritto di voto passivo, su cui torneremo piu' avanti.

In generale si dovrebbe notare che l'errore - la distorsione potenziale del risultato causata dal doppio voto - non è condivisa in maniera uguale da tutti gli schieramentei politici. Alcuni rappresentanti avranno una maggiore probabilità di ricevere una preferenza rispetto ad altri. Ad esempio, le persone con due passaporti hanno una maggiore probabilità di avere un profilo cosmopolita (gli „anywheres“) e godranno in questo modo di un vantaggio nei confronti dei soggetti con atteggiamenti locali-comunitari (i cosiddetti "somewheres"). Anche questa precisa caratteristica politica della potenziale distorsione rende tutto ciò qualcosa di piu' di un piccolo difetto superficiale.

Un'altra conseguenza degna di nota riguarda l'effetto dell'astensione. Alle persone che si trovano nella costellazione dei due passaporti viene chiesto di votare solo in uno stato membro dell'UE. Tuttavia, a causa della mancanza di allineamento delle liste elettorali, ciò non significa che le persone interessate vengano anche rimosse dalla circoscrizione elettorale nel loro secondo paese d'origine. Piuttosto, in un paese vengono considerate come - indifferenti, disinteressate o come non voto finalizzato alla protesta - cioè astenuti. Puoi avere buone ragioni per non volere che ciò accada. Tuttavia resta da precisare: chi lo vuole evitare con il doppio voto, commette qualcosa di illegale.

Dalla costellazione del cittadino UE con due passaporti si differenzia la costellazione, molto più frequente, del cittadino UE di uno Stato membro diverso dalla Germania, ma al momento residente in Germania. All'articolo 22, paragrafo 2, prima frase del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) è previsto che tali persone possano votare nel loro paese di residenza, nel nostro esempio quindi in Germania. Per impedire loro di votare anche nel loro paese, in conformità alla direttiva 93/109 dovrebbe essere realizzato un riallineamento dei registri elettorali, non appena lo straniero UE si iscrive nelle liste elettorali locali.

Anche in questa costellazione tuttavia ci sono probabilmente dei casi di invio di due avvisi elettorali. Non sappiamo se in questa costellazione e in questa fase ci sia ancora la possibilità di prevenire efficacemente (o punire in seguito) il doppio voto illegale. Inoltre, non sappiamo con quale frequenza si verifichi il problema. Su questo punto vogliamo comportarci con la massima cautela e limitarci a dire che abbiamo l'impressione che il problema del potenziale doppio voto potrebbe addirittura andare al di là di quello nella costellazione dei "due passaporti".

In entrambi i casi, le persone che si trovano nella costellazione "un passaporto, residenza al di fuori del paese d'origine" hanno il vantaggio strategico di poter scegliere in quale luogo votare. Non si tratta affatto di un elemento banale soprattutto nel caso del diritto di voto passivo - dell'eleggibilità - e ha come risultato il fatto che i candidati sono liberi di correre nel paese dell'UE in cui ritengono di avere le probabilità più alte, a condizione che siano disposti a spostare la loro residenza. L'esempio più noto è quello dell'ex ministro delle finanze greco Varoufakis con la sua candidatura per "Democrazia in Europa".

Proprio per questa ragione eravamo interessati a conoscere quali fossero i criteri di prova effettivamente applicati a questa costellazione - e dobbiamo essere grati ai dipendenti dell'ufficio elettorale federale  per la pazienza con cui hanno risposto alle nostre domande. Come è emerso, la registrazione di una residenza presso l'ufficio elettorale locale è abusiva se viene fatta con il solo scopo di esercitare il diritto di voto passivo. L'abitazione deve essere effettivamente occupata. Risparmiamo ai lettori l'indicazione delle basi legali. Che il rispetto delle condizioni legali non può essere efficacemente controllato dai comuni , tuttavia, dovrebbe essere già sufficientemente chiaro.

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mercoledì 22 maggio 2019

La trappola dei bassi salari

Otto milioni di persone in Germania si guadagnano da vivere con un lavoro a basso salario, cioè per meno di 10.80 € lordi l'ora. Ad attenderli c'è una vecchiaia in povertà. Ne scrive su Die Zeit Marcel Fratzscher, il direttore del prestigioso DIW di Berlino.


La Germania ha uno dei più grandi settori a basso salario in Europa. Nonostante il boom dell'occupazione e la forte crescita economica, in questo paese un dipendente su quattro - circa otto milioni di persone - guadagna meno di € 10,80 lordi l'ora, vale a dire la soglia al di sotto della quale si percepisce un basso salario. A livello europeo la proporzione è di uno a sei. In Germania ad essere colpiti sono soprattutto i genitori single, i tedeschi dell'est, le donne e i migranti.

Ancora più deprimente è il fatto che per queste persone la mobilità sociale sia insolitamente bassa e che la stragrande maggioranza abbia poche possibilità di uscire dal settore a basso salario e di migliorare la propria condizione. Si tratta del risultato centrale di uno studio condotto da due dei miei colleghi del DIW di Berlino.

La politica da tempo discute di come si possa riformare e migliorare il welfare state tedesco. Il governo federale sta mettendo mano al portafoglio per aumentare le pensioni dei redditi piu' bassi e per ampliare le prestazioni sociali - dai sussidi per l'alloggio, al miglioramento delle prestazioni per i genitori single.

Il lavoro deve essere retribuito in maniera adeguata

Ma la politica spesso si trova ad affrontare solo i sintomi di un problema che ha le sue radici da qualche altra parte, vale a dire nel mercato del lavoro e nel fatto che stranamente in Germania molti lavoratori percepiscono un basso salario orario. Chi percepisce un basso stipendio ha difficoltà a pagare l'affitto e dipenderà quindi dai sussidi per l'alloggio. Salari bassi implicano anche delle pensioni basse in età avanzata. A ciò bisogna aggiungere che molti in Germania lavorano part-time e hanno delle carriere lavorative discontinue.

Se non si riesce a vivere del proprio lavoro, allora non bisogna sorprendersi se sempre più persone dipendono dai sussidi dello stato sociale. Ma allo stesso tempo lo stato sociale per il singolo individuo è sempre meno efficiente. Il lavoro deve essere adeguatamente remunerato sia per poter fornire alle persone una maggiore sicurezza e autosufficienza, che per alleggerire il peso che grava sullo stato sociale.

I dati relativi al settore a basso salario tedesco sono preoccupanti: ci sono nove milioni di posti di lavoro a bassa retribuzione, di cui circa otto milioni sono lavori principali. In altre parole, otto milioni di persone devono guadagnarsi da vivere con questi bassi salari. L'argomento secondo il quale il fenomeno del basso salario colpirebbe principalmente i lavoratori part-time o gli studenti non corrisponde alla verità.

La percentuale di coloro che a metà degli anni '90 lavoravano nel settore a bassa retribuzione era del 16% sul totale dei dipendenti, oggi è del 24%. Ciò non è dovuto al fatto che la mediana, cioè il valore di riferimento per i salari orari, sia cresciuta e le persone con un basso salario siano rimaste indietro. È vero il contrario: il salario orario reale della mediana degli anni '90 è cresciuto a malapena. La forte espansione del settore a basso reddito è  dovuta piuttosto ad una riduzione dei salari reali in quel terzo dei dipendenti con i salari orari più bassi. Dal 1995 ad oggi i salari reali del 10% dei dipendenti con i salari orari più bassi sono diminuiti del 10%. Al contrario, i salari reali del 50% superiore sono cresciuti in maniera significativa.

Non bisogna dimenticare che l'introduzione del salario minimo nel 2015 ha contribuito a ridurre, almeno temporaneamente, il settore a basso salario. Anche per molti di coloro che all'epoca guadagnavano piu' del salario minimo iniziale di 8,50 euro lordi l'ora, il salario orario di fatto è aumentato. Questo miglioramento tuttavia sembra essere stato solo temporaneo, nel 2017 il settore a basso salario ha ripreso a crescere.

Chi percepisce un basso salario? Sono soprattutto donne - il 28 % delle donne lavoratrici, il 17 % degli uomini. Inoltre, nel settore a basso salario si possono facilmente trovare il 40% di tutti i genitori single, il 30% dei dipendenti con un background di immigrazione, un terzo dei lavoratori dipendenti della Germania dell'est e le persone con un basso livello di istruzione.

Lo studio mostra anche che fra i lavoratori con un basso salario, due su tre rimangono in questo settore a basso reddito anche nel medio termine. Ciò confuta la tesi di coloro i quali sostengono che molte persone riceverebbero un basso salario solo transitoriamente e che in seguito riuscirebbero ad uscirne. Basso salario come trampolino di lancio, per così dire. È vero il contrario, dal momento che sono pochissimi quelli che grazie ad una qualifica professionale riescono ad uscire dal settore a basso salario o a migliorare la propria situazione finanziaria. E per la maggior parte delle persone l'impiego a basso salario non è un secondo lavoro.

Per la società e lo stato sociale questa mancanza di mobilità è un boomerang. Le persone che per un lungo periodo di tempo lavorano per un basso salario finiscono in una situazione di dipendenza permanente dallo stato sociale. Nel corso della loro vita lavorativa dipendono fortemente dai servizi sociali e in età avanzata dovranno subire un ulteriore taglio al loro tenore di vita, perché difficilmente potranno permettersi di fare della previdenza sociale integrativa e nel corso della vita lavorativa hanno acquisito solo i requisiti pensionistici minimi.

Nessun contratto collettivo

Perché così tante persone in Germania lavorano così a lungo per degli stipendi così bassi? Un motivo importante sono i minijob, che da un lato sono prevedono una paga insolitamente bassa e dall'altro, tengono imprigionati molti lavoratori dipendenti in un rapporto lavorativo minore. In termini di reddito lordo i lavoratori coinvolti dovrebbero fare un grande balzo in avanti, affinché per loro possa diventare finanziariamente vantaggioso.

Anche l'importanza decrescente delle parti sociali gioca un ruolo importante. Nel settore a basso reddito quasi nessun rapporto di lavoro ha un contratto collettivo alle spalle e molti dipendenti di fatto hanno poco potere contrattuale nei confronti dei loro datori di lavoro. A ciò bisogna aggiungere la scarsa qualificazione di molte persone che lavorano per un basso salario. Troppe persone non hanno alcuna qualifica professionale o lavorano in occupazioni per le quali non sono previste qualifiche.

Anche se la qualificazione e la formazione sono misure essenziali, non bisogna comunque aspettarsi dei miracoli. Il successo registrato con l'introduzione del salario minimo - tre milioni di lavoratori hanno sperimentato un aumento sostanziale del loro stipendio, e contro tutti gli allarmismi non è stato distrutto quasi nessun posto di lavoro - ci mostra che per far uscire le persone dal cosiddetto settore a basso salario sono necessarie delle parti sociali forti.

L'ampio settore a basso salario è sicuramente uno dei punti deboli più problematici per la nostra economia sociale di mercato. Sociale non è ciò che crea lavoro, sociale è ciò che crea un buon lavoro. L'aspirazione ad un buon lavoro dovrebbe includere sia il salario con il quale le persone possono guadagnarsi da vivere, che l'opportunità di un avanzamento professionale e sociale. Diversamente la nostra economia di mercato non merita piu' il titolo di economia sociale di mercato.



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lunedì 20 maggio 2019

Perché il Lussemburgo è diventato il paradiso fiscale alle porte di casa

Dal Lussemburgo e dai lussemburghesi DOC ci arrivano spesso le solite lezioncine sui conti pubblici e sulla disciplina di bilancio. Vale la pena farsi spiegare da un esperto di paradisi fiscali, il tedesco Hans-Lothar Merten, come abbia fatto il piccolo granducato a diventare quello che è oggi: il paradiso fiscale al servizio del grande capitale tedesco. La Süddeutsche Zeitung intervista Hans-Lothar Merten.


Hans-Lothar Merten, esperto di paradisi fiscali, ci spiega come abbia fatto il Lussemburgo a diventare quello che è oggi - e quale ruolo hanno avuto le banche tedesche. 

SZ: in che modo il Lussemburgo è diventato un paradiso fiscale?

Hans-Lothar Merten: le banche tedesche hanno tirato sù il Lussemburgo, gli hanno dato notorietà a livello nazionale, il che ha trasformato il Lussemburgo in un rifugio ben conosciuto e di grande interesse per gli investitori privati. ​​Prima che nel 1993 fosse introdotta la ritenuta alla fonte sugli interessi, era già in corso una fuga dei capitali da parte degli investitori tedeschi. A quel tempo ad andarsene non era solo il denaro dei ricchi, verso il Lussemburgo si spostavano anche i patrimoni piu' piccoli. Si guidava fino in Lussemburgo con i soldi nel bagagliaio, si trattava principalmente di persone provenienti dall'Assia, dalla Renania-Palatinato e dal Nord Reno-Westfalia. Volevano essere in grado di passare rapidamente il confine da soli. All'epoca si trattava ancora di spostare i titoli di credito in forma fisica.
Hans Lothar Merten

SZ: che cosa ha significato per il Lussemburgo essere diventato un paradiso fiscale?

È stato un programma economico per la creazione di posti di lavoro. Le banche e le società di investimento hanno decine di migliaia di dipendenti. La maggior parte proviene dall'estero perché il Lussemburgo non può fornire così tanti lavoratori. E naturalmente queste aziende, anche se pagano poche tasse, lasciano dei soldi nel paese - per soggiorni in hotel, cene e così via.

SZ: la Svizzera e il Lussemburgo sono i paradisi fiscali più popolari fra i tedeschi. Cosa differenzia questi due paesi?

La Svizzera da sempre è conosciuta come il paradiso fiscale per eccellenza, sin dalla prima guerra mondiale. In Lussemburgo questo aspetto si è sviluppato solo negli anni ottanta. La qualità delle banche svizzere è sempre stata molto buona. Il Lussemburgo si è sviluppato solo più recentemente. Ma poi sono stati anche bravi. Soprattutto perché molte banche tedesche si sono spostate nel granducato. Hanno portato lì una parte della loro clientela.

SZ: e lavori ben pagati nel settore finanziario.

Esattamente. Il Lussemburgo ha corteggiato le banche. Il legislatore ha fatto la sua parte e ha offerto delle strutture fiscali interessanti per i grandi patrimoni privati. Il Lussemburgo è ancora oggi uno dei più grandi centri finanziari del mondo. E per un lungo periodo di tempo il Lussemburgo ha tenuto fede al segreto bancario, come, per inciso, l'Austria. Gli investitori potevano risparmiare le tasse sugli interessi.

SZ: dopotutto, il segreto bancario nell'UE da alcuni anni è un ricordo del passato 

Per i piccoli investitori privati anche in passato il Lussemburgo non è mai stato molto interessante: a causa dei CD fiscali, e dei raid su larga scala condotti dalle autorità nelle banche. All'improvviso si sono messi paura. Per i grandi patrimoni invece non è mai stato un problema. Hanno fatto ricorso ad un trucco fiscale basato sul cosiddetto mantello delle assicurazioni sulla vita, che ancora oggi si può fare tranquillamente. Si tratta di una gestione patrimoniale, che può contenere immobili, azioni e fondi.

SZ: allora il Lussemburgo rinunciando al segreto bancario ha rinunciato a qualcosa che in realtà nessuno ha mai usato?

In linea di principio, sì. Il settore finanziario lussemburghese si è poi concentrato sui grandi beni e sulle società.

SZ: perché il Lussemburgo è interessante anche per le corporation? Il paese ad esempio è riuscito ad attrarre Amazon.

Fino all'uscita dei Lux Leaks le aziende talvolta pagavano lo 0,001 % di tasse, ovvero niente. E per le aziende tedesche il Lussemburgo si trova alle porte di casa. Possono arrivarci in un'ora di auto e poi fare una riunione. In Lussemburgo, inoltre, le decisioni si prendono alla svelta. Le aziende non devono aspettare molto quando hanno bisogno di registrare qualcosa. In Germania a volte servono mesi per ottenere una licenza. In Lussemburgo funziona tutto in maniera molto più rapida. L'amministrazione è cooperativa. Il Lussemburgo corteggia i contribuenti, anche se pagano poche tasse.

SZ: i Lux-leaks in Lussembrugo sono stati accolti in maniera alquanto negativa, spesso secondo il motto: i media stranieri ci trattano in maniera ingiusta. Perché i paradisi fiscali sono così sensibili alle critiche?

Non hanno alcun senso dell'ingiustizia quando evadono le tasse. Persino le aziende non hanno alcuna coscienza dell'ingiustizia che stanno commettendo. Stanno semplicemente cercando di generare il massimo rendimento possibile per i loro azionisti. L'ottimizzazione fiscale è una di queste strategie. Per loro non c'è alcun problema. I lussemburghesi sapevano cosa stavano facendo. Ciò che viene risparmiato fiscalmente in Lussemburgo, viene sottratto ad altri paesi.

SZ: l'evasione e l'elusione fiscale sono sempre più al centro della discussione politica. Stiamo andando verso una resa dei conti per i paradisi fiscali?

Nei paesi europei abbiamo aliquote fiscali diverse. Fino a quando nell'UE non si riuscirà a portare l'aliquota dell'imposta sulle società a un livello minimo uniforme, ad esempio il 18 %, anche in Europa avremo sempre dei tentativi di trovare delle scappatoie. C'è un'intera industria che se ne occupa - ed è ben pagata. Si tratta delle grandi società di revisione contabile che cercheranno sempre di trovare qualche soluzione per i loro clienti, sia nell'UE che nel mondo. La Commissione europea su questo punto avrebbe dovuto lavorare con piu' convinzione. Ma in Europa non succede molto perché per cambiare i regimi fiscali bisogna decidere all'unanimità. Malta, Cipro, i Paesi Bassi, e il Lussemburgo bloccherebbero tali leggi.
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