domenica 12 luglio 2020

Heiner Flassbeck - Anche i giudici supremi possono sbagliare

"Non vi è alcuna separazione o demarcazione netta tra politica monetaria e politica economica, non c'è mai stata e mai ci sarà. Non sarà mai ripetuto a sufficienza: la separazione prevista dal Trattato di Maastricht è dovuta esclusivamente al monetarismo, una dottrina sui sistemi monetari fondamentalmente errata che a livello globale e nella maggior parte dei paesi è stata superata e messa da parte da almeno vent'anni. Per quanti decenni ancora nei tribunali europei si dovrà discutere di tali assurdità?", scrive il grande economista tedesco Heiner Flassbeck dopo il recente voto del Bundestag che di fatto archivia la sentenza della Corte di Karlsruhe del 5 maggio. Per Flassbeck ancora una volta in Germania si è scelto di continuare a mettere la polvere sotto il tappeto, invece di affrontare il problema di fondo: la profonda inadeguatezza dei trattati europei. Ne scrive Heiner Flassbeck su Makroskop


Quello che è accaduto alla sentenza della Corte costituzionale federale probabilmente potrebbe essere considerato come un funerale di terza categoria. Nei giorni scorsi, infatti, il Bundestag ha esaminato e approvato il materiale che la BCE ha fatto pervenire al Parlamento tedesco tramite la Bundesbank.

Questo materiale spiega come la BCE, in tutte le sue decisioni, abbia fatto in modo che il principio di proporzionalità, richiesto - in modo del tutto sproporzionato - dalla Corte costituzionale, non venisse violato. La maggioranza del Bundestag è giunta alla conclusione che la proporzionalità è stata soddisfatta anche nel senso della sentenza della massima Corte tedesca e che ora si possa passare al normale ordine del giorno. La Corte di Karlsruhe probabilmente sarà soddisfatta. La Corte costituzionale, come ha recentemente confermato il relatore della sentenza della BCE, il giudice Peter Huber, non ha nulla a che vedere con l'esecuzione effettiva della sentenza.

Dopo una conclusione della vicenda piuttosto tranquilla, i querelanti in azione permanente della truppa di Gauweiler, probabilmente stanno già preparando un altro ricorso e proveranno ad attaccare un'altra volta il nuovo programma di acquisti della BCE. Il tribunale poi per diversi anni ancora sarà impegnato a cercare di emettere una sentenza su una questione che è completamente estranea ai giudici, pur con il loro alto livello di competenza giuridica, e che probabilmente rimarrà tale per sempre.

Questo dimostra che mettere la polvere sotto il tappeto, il  principio politico di fondo in Germania, è la più assurda fra tutte le "soluzioni" possibili, perché alla fine ci sarà sempre qualche "testa dura" che avrà l'audacia di sollevare il tappeto. Se la politica si fosse occupata pubblicamente e seriamente del verdetto e avesse chiarito alla Corte costituzionale quanto questo fosse sbagliato, avrebbe reso un servizio duraturo alla democrazia, allo stato di diritto e probabilmente anche alla Corte.

Se la terra fosse piatta per legge...

E' chiaro che se al tribunale di Karlsruhe fosse stato risparmiato di dover trattare un'altra volta con la BCE, alla fine gli avrebbero fatto un favore. In ogni caso, quello che dice il giudice Huber alla FAZ suona più o meno come una "voglia zero", sempre che sia permesso descrivere la motivazione della più alta corte tedesca in modo così irrispettoso. Anche dal punto di vista del contenuto, le successive esternazioni dei giudici hanno una nota di rassegnazione che non può essere ignorata. Ovviamente la Corte di Karlsruhe è rimasta scioccata dalla veemenza e dalla forza delle critiche espresse nei confronti della sua sentenza. Ma proprio questo punto solleva una questione di principio, che in uno Stato di diritto non dovrebbe mai essere evitata: come bisogna affrontate un verdetto della massima Corte che di fatto è evidentemente sbagliato?



Il giudice Huber dice infatti intervistato dalla FAZ:

"La demarcazione fra politica monetaria e politica economica viene indicata dai trattati. In ogni caso, finora non c'è stata alcuna demarcazione di competenze ad averci convinto pienamente. Questo non significa che non esista, e sarei felice di esserne sorpreso"

Sì, non ci si può fare nulla, quello che dicono i Trattati è immutabile. Se i "Trattati" affermassero che la terra è piatta, i giudici sosterrebbero allora che non vi è alcuna prova di una tesi sferica che possa convincere i giuristi e che quindi si deve continuare ad agire come se la terra fosse un disco?

La giurisprudenza, ed è quello che si può concludere da queste parole, di fatto non ha alcuna procedura e nessun mezzo per proteggersi dall'essere vittima di leggi che contengono qualcosa di impossibile da attuare o di semplicemente sbagliato.

Non vi è alcuna separazione o demarcazione netta tra politica monetaria e politica economica, non c'è mai stata e mai ci sarà. Non sarà mai ripetuto a sufficienza: la separazione prevista dal Trattato di Maastricht è dovuta esclusivamente al monetarismo, una dottrina sui sistemi monetari fondamentalmente errata che a livello globale e nella maggior parte dei paesi è stata superata e messa da parte da almeno vent'anni. Per quanti altri decenni ancora i tribunali europei dovranno discutere di questa assurdità e si faranno trascinare da queste assurdità impersonate da soggetti come il signor Gauweiler, che sono completamente ignoranti in materia di politica economica?

In altri casi, al contrario, la Corte costituzionale federale era stata meno impotente quando si era trattato di giudicare su leggi che considerava insostenibili. Perché invece la Corte costituzionale in questo caso non afferma chiaramente che gli Stati europei possono ovviamente cooperare in materia di politica monetaria, ma non è possibile farlo nel modo in cui viene stabilito dai trattati.

... dovremmo poi anche rispettare questa legge?

Molti dicono che l'Europa deve convivere con il fatto che queste leggi (i trattati) esisteranno per sempre, perché non sarà mai raggiunta l'unanimità necessaria per una modifica dei trattati da parte dell'esecutivo. Ma questo è un argomento senza senso. Se non si riesce a rispettare i trattati, non si è tenuti a rispettarli. Nessuno deve rispettare i trattati che si basano su degli errori oggettivi.

Ed è quello che abbiamo in questo caso. Al momento della firma del Trattato di Maastricht, infatti, le parti contraenti hanno erroneamente ritenuto che esistesse una politica monetaria e del cambio che potesse essere chiaramente distinta dal resto della politica economica e che non potesse avere un impatto "sproporzionato" sull'economia reale. Ma non può esistere nulla del genere. L'unica cosa che si può fare ora, quindi, sarà chiarire chi e in quale forma potrà dare lo stimolo necessario a modificare questi trattati.

Come nel resto della vita giuridica, l'impulso a cambiare le leggi può venire anche dai tribunali. Se la Corte Costituzionale tedesca dovesse ammettere il suo errore, dovrebbe anche cogliere la prossima occasione per far capire al legislatore tedesco e, tramite la Corte di Giustizia europea, al legislatore europeo, che i cittadini europei non devono e non possono vivere con leggi che non possono essere rispettate. Invece di esigere che la politica rispetti dei vecchi trattati ormai tramontati, il grande potere indipendente all'interno dello Stato dovrebbe obbligare i politici a negoziare dei nuovi trattati piu' realistici.

Chi non vuole abusare del potere deve sapere

Per prepararsi a ciò, tuttavia i giudici dovranno informarsi in modo molto più ampio e approfondito. La sentenza sbagliata della Corte di Karlsruhe si basa chiaramente su informazioni insufficienti in merito al quadro complessivo, dato che il tribunale ha raccolto informazioni in modo estremamente unilaterale. L'Associazione Federale delle Banche Tedesche non è certo un'organizzazione presso la quale il più alto tribunale tedesco può rifinanziarsi spiritualmente e mentalmente.

Se, d'altra parte, il tribunale avesse preso piu' tempo per ascoltare gli esperti di tutte le direzioni economiche e si fosse formato un giudizio autonomo su questa base, probabilmente avrebbe scoperto da solo ciò che è ovvio a tutti, e cioè che il monetarismo non poteva essere una base adeguata per il Trattato di Maastricht, ed oggi è diventato completamente obsoleto.

Ci sarebbe voluta poi tutta l'abilità dei giudici per arrivare da questa intuizione fino ad una soluzione costruttiva per l'Europa intera. Anche in questo caso, infatti, una richiesta di rinvio da parte della Corte di Giustizia sarebbe stata comunque un modo per risollevare fino al giusto livello decisionale una questione indubbiamente europea. Entrambi i tribunali avrebbero dovuto chiedere in maniera congiunta al legislatore europeo, attraverso la Commissione europea, di redigere dei nuovi trattati e di sottoporli alle istituzioni europee. I Trattati, avrebbero dovuto affermare i giudici, indirizzano la vita politica europea e rendono la politica monetaria della BCE una parte integrante della politica economica europea, che a sua volta fornisce il quadro macroeconomico per le azioni dei governi nazionali.

Finora, di conseguenza, facendo riferimento a quanto affermato dal giudice Huber, non vi è stata una delimitazione convincente delle competenze, poiché questa non può emergere dai fatti. Nulla di ciò che la BCE finora ha riferito sarà in grado di dimostrare la ripartizione delle competenze attesa dal tribunale di Karlsruhe. L'unica cosa che sarà provata è che la BCE ha valutato le conseguenze delle sue politiche, le ha comunicate all'esterno e ne ha discusso con i politici.

Non è quello che la Corte si aspettava. Di conseguenza, sarebbe sbagliato accettare semplicemente questo messaggio da parte dei politici e della BCE. Dei giudici intelligenti non aspettano che l'impossibile diventi possibile, ma fanno in modo che le leggi corrispondano alle reali possibilità delle persone.


sabato 11 luglio 2020

Boicottaggio e censura in Germania per il film di Costa-Gavras "Adults in the room"

Chi ha paura di Yanis Varoufakis? Dietro l'ostracismo tedesco nei confronti di "Adults in the Room", il film del grande regista greco Costa-Gavras, ci sarebbero mani potenti che prima ne hanno osteggiato la realizzazione, in particolare il direttore tedesco dell'ESM Klaus Regling nel 2017 avrebbe chiesto a Costa-Gravas di rinunciare al progetto cinematografico, e che ora ne impedirebbero la distribuzione in Germania. Ne scrive il sempre ben informato German Foreign Policy


Un incontro a Parigi

Alcuni importanti funzionari della Repubblica Federale Tedesca si sarebbero personalmente adoperati per impedire la rielaborazione cinematografica in chiave critica dell'operato tedesco nei confronti della Grecia durante l'eurocrisi. I media greci, infatti, avevano già riferito nel febbraio di quest'anno di un incontro tra il famoso regista greco Costa-Gavras e il direttore del fondo ESM, Klaus Regling [1]. L'articolo riporta che durante una cena a Parigi il capo dell'ESM Regling avrebbe chiesto al due volte vincitore del premio Oscar di astenersi dal portare avanti il suo attuale progetto cinematografico "Adults in the room", annunciato per il 2017. Per la sua rielaborazione cinematografica dello scontro tra Berlino e Atene del 2015, il grande regista Costa-Gavras si sarebbe basato sul libro dell'allora Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, nel quale venivano descritti gli incontri dell'eurogruppo, nonché sulle registrazioni audio degli stessi incontri fatte segretamente da Varoufakis, oppositore del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. Secondo quanto affermato dal regista, famoso in tutto il mondo per i thriller politici come "Z" o "La rivolta invisibile", Regling gli avrebbe chiesto di astenersi dal trasporre cinematograficamente gli incontri in quanto il ritratto fatto da Varoufakis era in gran parte errato [2]. Costa-Gavras gli aveva invece risposto che era stato in grado di confrontare le informazioni contenute nel libro di Varoufakis con le registrazioni audio delle riunioni dell'Eurogruppo e di averne verificata l'attendibilità. In seguito alla pubblicazione delle registrazioni audio di Varoufakis, Regling ha anche espresso il suo rammarico per la violazione della "privacy" dei funzionari dell'UE interessati.

I diktat di risparmio di Schäuble 

Nel film-documentario politico, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nell'agosto 2019, vengono descritte le trattative tenutesi durante la maratona dell'Eurogruppo, nel quale erano presenti sia il dominante ministro delle Finanze tedesco Schäuble, che il primo ministro greco Alexis Tsipras, a capo di un governo di sinistra eletto nel gennaio 2015. La sinistra socialdemocratica di Tsipras, Syriza, aveva vinto le elezioni politiche in una Grecia devastata economicamente, con la promessa di porre fine ai rovinosi diktat tedeschi che in particolare Schäuble aveva imposto ad Atene mediante una serie di cosiddetti "pacchetti di austerità"; i diktat tedeschi avevano portato a un crollo del prodotto interno lordo greco di circa un terzo e a un'esplosione della disoccupazione e della povertà. Nel corso della maratona negoziale del 2015, condotta per la parte greca dall'allora ministro delle Finanze Varoufakis, tutte le proposte di compromesso di Syriza per allentare i diktat tedeschi erano state deliberatamente sabotate da Schäuble al fine di fare del governo di sinistra di Atene un esempio da utilizzare per la dissuasione. Nell'estate del 2015, la Grecia era stata addirittura minacciata da Schäuble di essere esclusa dalla zona euro, con delle possibili conseguenze disastrose, e alla fine il popolo greco ha dovuto persino accettare un umiliante inasprimento del regime fiscale di austerità tedesco. Fatto che ha ostacolato la prevista svolta politica a sinistra in Grecia.



Premio d'onore a Venezia

Il film sulla vicenda, che in occasione della sua prima proiezione ha ricevuto il Premio d'onore alla Mostra del Cinema di Venezia, in Italia è stato accolto molto bene. Nel paese in crisi, che si trova ancora una volta in una fase di conflitto politico-economico con Berlino, la stampa "alla fine della proiezione" ha applaudito il film "Adults in the room", fatto che ci si poteva anche "aspettare" in considerazione degli effetti dell'austerity in Italia, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca [3]. Il film è stato proiettato nelle sale di Grecia, Spagna, Francia, Belgio, Portogallo, Australia e Argentina, mentre in Svezia è stato un servizio di streaming ad assicurarsene i diritti. [4] Nella Repubblica Federale, invece, l'ultimo lavoro del grande regista di fama internazionale è stato in gran parte messo a tacere e di fatto ne è stato imposto un boicottaggio informale - nonostante il fatto che Ulrich Tukur, uno degli attori tedeschi piu' famosi, nel film interpreti il ruolo del ministro delle Finanze Schäuble. In Germania non c'è stato un solo distributore cinematografico ad accettare di includere nel suo programma l'opera del pluripremiato vincitore dell'Oscar, all'interno della quale viene esaminata in maniera molto critica la battaglia tedesca per l'egemonia in Europa.

"Completamente soggettivo"

In un post del blog tedesco Griechenlandsolidarität viene riportato che gli addetti ai lavori del settore cinematografico avrebbero dichiarato che l'argomento in Germania sarebbe già stato dimenticato e che il film "non avrebbe suscitato alcun interesse". Ma alla luce delle attuali controversie sulle misure di stimolo economico nell'ambito del contrasto alla crisi causata dal coronavirus, che vedono da un lato la Germania e dall'altro Italia e Spagna, questo atteggiamento può essere considerato senza ombra di dubbio come una mera scusa. La questione di fondo piuttosto è un'altra, e cioè "se ai distributori cinematografici sia stato fatto presente che alcune persone molto potenti" si sarebbero espresse contro la proiezione del film nelle sale tedesche. In realtà, il direttore del fondo ESM, il tedesco Klaus Regling, aveva già cercato di convincere Costa-Gavras ad abbandonare il progetto cinematografico. Il film, che si basa su alcune registrazioni audio fatte di nascosto, non ha mai ottenuto il doppiaggio tedesco e non ha nemmeno una voce in lingua tedesca su Wikipedia e in una delle poche recensioni tedesche è stato descritto come "incondizionatamente soggettivo". [5] I principali media tedeschi, in occasione della prima del film, ne avevano parlato in modo dispregiativo etichettandolo come un "programma televisivo per il tempo libero". [6]

(...)


[1] Η εύλογη λύπη του κ. Ρέγκλιγκ. mera25.gr 19.02.2020.
[2] Ehemaliger Merkel-Berater und höchster EU-Beamter zum Regisseur von "Adults in the Room": "Machen Sie diesen Film nicht!" diem25.056 20.02.2020.
[3] Andreas Busche: Clownshorden in Gotham City. tagesspiegel.de 31.08.2019.
[4] Wer hat Angst vor Yanis Varoufakis? griechenlandsoli.com 05.07.2020.
[5] Björn Becher: Adults in the Room. filmstarts.de.
[6] Dietmar Dath: Geh mir weg mit deiner Politik. blogs.faz.net 02.09.2019.
[7] Greek unemployment falls to 14.4 pct in March, lowest since November 2010. ekathimerini.com 11.06.2020.
[8] Griechenland lehnt strikte Auflagen für EU-Coronahilfen ab. stol.it 05.07.2020.
[9] S. dazu Der Preis der Integration.

giovedì 9 luglio 2020

I crediti Target della Bundesbank a un passo dal trilione di euro

I crediti Target della Bundesbank e i debiti Target di Banca d'Italia continuano a crescere senza sosta e se è vero, come molti sostengono, che i saldi Target dell'eurosistema possono essere considerati il termometro in grado di misurare la febbre dell'eurozona, allora è anche probabile che la moneta unica non goda di ottima salute. Ne scrive Tichys Einblick


A giugno, il cosiddetto saldo Target-2 della Bundesbank ha raggiunto i 995 miliardi di euro - una crescita molto forte nel giro di pochi mesi. Il 30 giugno 2020 il saldo si è attestato esattamente a 995.082.753.544 euro.

Ancora a marzo il conto di compensazione all'interno dell'eurosistema denominato Target 2 registrava per la Germania un saldo a credito di 935 miliardi di euro. I saldi Target (Trans-European Automated Real-time Gross Settlement Express Transfer System) sono un sistema per il regolamento delle operazioni di pagamento tra le banche centrali dell'Eurosistema. Se, ad esempio, un cliente in Italia acquista un macchinario da un produttore tedesco, il denaro per il pagamento passa dalla Bundesbank tedesca alla banca del produttore del macchinario; in cambio, la Bundesbank crea un credito nei confronti della banca centrale italiana, che sarà poi liquidato quando il cliente pagherà. Quando si esporta dall'Italia alla Germania, avviene lo stesso processo, ma con il segno opposto. Quando il sistema Target fu istituito, sistema peraltro non menzionato nel Trattato di Maastricht, la maggior parte degli economisti non si aspettava dei saldi cosi' elevati, ma si supponeva che ci sarebbe stato un riequilibrio costante attraverso dei flussi di pagamento reciproci. In realtà, invece, la Bundesbank ha accumulato molto rapidamente un saldo sotto forma di crediti nei confronti delle altre banche centrali. La Bundesbank di fatto ha concesso alle altre banche centrali dell'eurozona una linea di credito senza interessi e senza limiti di scoperto.

"Il sistema Target è un accordo tra le banche centrali e per la sua istituzione non sono mai stati sottoscritti dei trattati internazionali nei quali siano stati coinvolti anche i parlamenti nazionali", critica l'economista Hans-Werner Sinn, che da anni chiede un limite ai saldi Target 2 e una corrispondente collateralizzazione.



A giugno non è cresciuto solo il saldo Target 2 della Bundesbank, sfiorando il trilione di euro. Anche il passivo della banca centrale italiana ha raggiunto i 537 miliardi di euro. La banca centrale italiana, nell'ambito del sistema Target 2, ormai è il principale debitore della Bundesbank .

Nel 2019 il saldo Target-2 tedesco era addirittura sceso in modo significativo fino a toccare gli 837 miliardi di euro nell'ottobre di quell'anno. Il motivo non era stato un miglioramento dei flussi di capitale verso l'Italia, ma un afflusso di denaro dalle banche commerciali tedesche verso l'Italia - anche se la causa di fondo non era quella di un'ambiente attraente per gli investimenti internazionali. Il motivo era stato piuttosto il cosiddetto tiering della Banca centrale europea: la BCE non imponeva interessi negativi su tutte le eccedenze di liquidità delle banche commerciali, ma consentiva una franchigia fino ad una certa somma. Poiché le grandi banche tedesche avevano esaurito la loro franchigia a causa delle elevate eccedenze, e molte banche italiane invece non si trovavano nella stessa situazione, gli istituti di credito tedeschi avevano depositato denaro in Italia per evitare di pagare degli interessi negativi. Questo flusso di denaro ha portato ad una riduzione puramente aritmetica dei crediti tedeschi.

Ancora più degno di nota è il forte aumento del saldo Target della Bundesbank nel 2020, che nell'arco di soli sei mesi è salito di diverse centinaia di miliardi di euro. Evidentemente questo andamento riflette anche il calo di produzione e la riduzione della forza dell'export di molte aziende italiane durante la crisi causata dal Coronavirus.

Sinn, ma anche altri economisti come Marcel Fratzscher del DIW, sottolineano che i rischi finanziari per la Germania aumentano al crescere degli importi dei saldi Target della Bundesbank: se l'Italia dovesse uscire dall'euro, i crediti Target andrebbero quasi certamente perduti.


martedì 7 luglio 2020

La tedesca Fraport si fa ripianare le perdite dal governo greco

I tedeschi di Fraport, dopo essersi aggiudicati la gestione di 14 aeroporti turistici greci per almeno 40 anni, ora avranno anche la possibilità di scaricare sul governo di Atene le perdite del primo semestre 2020 causate dal lockdown e dal coronavirus. Tutto grazie al contratto di concessione imposto al governo greco dai creditori esteri e dalla troika. Ne scrive griechenlandsolidarität


Richiesta di risarcimento allo Stato greco per le perdite causate dal coronavirus

E' il primo di luglio, il traffico aereo internazionale negli aeroporti greci non ha fatto nemmeno in tempo a ripartire che la tedesca FRAPORT, gestore di 14 aeroporti regionali, ha presentato al governo greco il conto per i mancati profitti. Secondo quanto riportato dal quotidiano Kathimerini, infatti, FRAPORT avrebbe calcolato per la prima metà del 2020 una perdita di 175 milioni di dollari e ora chiede che questa perdita venga coperta dallo Stato greco. (1) Tale richiesta di risarcimento si basa sul contratto di concessione, in base al quale FRAPORT nel 2017 ha preso in locazione 14 aeroporti regionali per 40 anni. La misura di privatizzazione faceva parte delle condizioni imposte dalla Troika alla Grecia prima di concedere i prestiti. Quando  all'epoca furono resi noti i dettagli del contratto ci furono forti critiche da parte degli oppositori della privatizzazione i quali sostenevano che, indipendentemente dal prezzo di acquisto, a FRAPORT venivano dati tutti i vantaggi, mentre alla parte greca finivano tutti gli svantaggi e i rischi. La richiesta appena presentata, infatti, viene legittimata proprio da quelle norme e conferma quanto quella critica fosse fondata. Sulla base dell'accordo, infatti, il locatario può rivendicare delle perdite finanziarie se si verificano eventi di forza maggiore - e il crollo del traffico aereo a seguito delle restrizioni causate dal coronavirus deve essere considerato come tale.

Nel periodo dal 1° gennaio al 31 maggio 2020, infatti, il traffico passeggeri complessivo in Grecia è diminuito dell'84%, mentre per i voli internazionali del 99,9%. Rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, si è passati dai circa 1,5 milioni di passeggeri ai soli 10.000 (- 99,3%) dell'aprile 2020 e al - 98,4% di maggio.




Questo crollo ha colpito duramente FRAPORT e i piani originali ne sono usciti sconvolti. La distribuzione di un dividendo alla casa madre tedesca, prevista per la prima volta nel 2022, probabilmente non ci sarà. Anche se ancora a metà 2019 la stampa settoriale tedesca festeggiava il successo dell'affare. (2) In considerazione del basso prezzo di acquisto, pari a 1,2 miliardi di euro (+ canone annuo di concessione) e nonostante gli investimenti per la conversione concordati nel contratto (330 milioni promessi, ma secondo FRAPORT in realtà sono stati necessari investimenti per 400 milioni), il numero dei passeggeri, aumentato piu' di quanto previsto dal piano, ha garantito una crescita significativa del business. Nella sua relazione annuale, nel primo semestre del 2019 FRAPORT registrava un fatturato di 206,2 milioni di euro, con un incremento del 45,5% rispetto al 2018. L'utile prima delle imposte (EBITDA) era cresciuto del 13,3% passando ai 46,8 milioni di euro dello stesso periodo. Il fatto che il risultato complessivo sia stato comunque negativo per 19,2 milioni di euro è dovuto agli investimenti effettuati. Il responsabile di FRAPORT, Zinell, nel 2019 ha dichiarato che in ogni caso il prezzo pagato per l'acquisto e gli investimenti saranno recuperati "tra il 2027 e il 2033". In altre parole: al massimo dopo 15 anni sui 40 della concessione, per almeno 25 anni l'attività aeroportuale sarà redditizia.

Queste prospettive nel frattempo si sono perse per strada. Secondo lo slogan scritto in caratteri molto piccoli e nascosto fra le righe del contratto di locazione, "privatizzare i profitti e socializzare le perdite", ora saranno gli altri a dover pagare: se si utilizzeranno i sussidi del pacchetto per la ricostruzione dell'UE, infatti, a pagare il conto alla fine saranno o i contribuenti greci, oppure i contribuenti europei in generale.

In ogni caso, FRAPORT ha già rinviato i suoi obblighi di pagamento nei confronti dello Stato greco. In base al contratto, infatti, FRAPORT deve pagare allo Stato greco un canone annuo di concessione pari a circa 22,9 milioni di euro (oltre ad una quota legata al fatturato pari al 28,63% degli utili al lordo delle imposte). FRAPORT inizialmente ha rinviato tale pagamento con riferimento al Coronavirus, posticipo peraltro previsto dal contratto per un periodo di sei mesi, a fronte di un aumento del tasso di interesse dello 0,5%.

Il governo greco non ha ancora accettato le richieste dell'azienda. Apparentemente entrambe le parti sono in trattativa, ma si sa poco del loro svolgimento. Probabilmente si riuscirà ad evitare l'arbitrato ufficiale o i procedimenti legali. La presente richiesta di risarcimento danni da parte di FRAPORT in realtà non è neanche la prima: quando nel 2017 ha rilevato gli aeroporti, l'azienda aveva già richiesto un risarcimento di 74 milioni di euro perché lo Stato greco non avrebbe consegnato gli aeroporti nelle condizioni contrattualmente pattuite. All'epoca era stato raggiunto un compromesso per 27 milioni di euro. (3)


(1)https://www.kathimerini.gr/1085395/article/oikonomia/epixeirhseis/apozhmiwsh-logw-apwleias-tziroy-175-ekat-zhtei-h-fraport?
(2) https://www.welt.de/wirtschaft/article196456055/Fraport-Greece-Erste-Dividende-im-Jahr-2022.html
(3) https://www.imerodromos.gr/apozimiosi-27-ekatommyrion-eyro-sti-fraport-gia-kazanakia/




domenica 5 luglio 2020

Wirecard - Bilanci falsi già dal 2014

Per la Procura di Monaco i bilanci di Wirecard sarebbero stati falsi già dal 2014 mentre i revisori di Ernst & Young e le autorità di controllo tedesche si sarebbero fatte fregare dall'azienda bavarese per almeno 5 anni. Da chiarire anche il ruolo di Credit Suisse che nel 2019 ha collocato un bond convertibile di Wirecard per quasi un miliardo di euro. Ne scrivono la Süddeutsche Zeitung e Infosperber.ch


Secondo quanto risulta agli investigatori, la frode su larga scala operata da Wirecard, il fornitore di servizi di pagamento ora insolvente, probabilmente era in piedi da molto più a lungo di quanto non si sospettasse. Gli inquirenti, infatti, ipotizzano che già dal 2014 il management del gruppo Internet con sede ad Aschheim, vicino a Monaco di Baviera, gonfiasse artificialmente i ricavi delle vendite e i guadagni con delle entrate fittizie, cioè completamente inventate. E' l'ipotesi formulata dalla  procura di Monaco secondo le informazioni disponibili alla Süddeutsche Zeitung, alla NDR e alla WDR.

La Procura della Repubblica di Monaco sta indagando sull'ex CEO Markus Braun, sull'ex membro del consiglio di amministrazione Jan Marsalek e su altri dirigenti per varie ipotesi di reato, tra le quali la falsificazione dei bilanci e la manipolazione del prezzo di borsa. I pubblici ministeri sospettano che Wirecard operasse con delle cifre false già a partire dal bilancio annuale del 2015. I presunti conti fiduciari, nei quali, secondo le informazioni ufficiali del gruppo, sarebbe stato depositato un miliardo di euro, non sarebbero mai esistiti.

L'obiettivo della presunta frode era quello di far apparire il gruppo finanziariamente più forte e quindi più attraente di quanto non fosse in realtà. L'ipotesi del pubblico ministero si basa su numerosi documenti interni di Wirecard. Se le recenti scoperte e i sospetti degli investigatori fossero corretti, allora tutti gli organi di vigilanza e i revisori dei conti non avrebbero notato, o voluto notare, quello che stava effettivamente accadendo dentro Wirecard da almeno mezzo decennio. Ciò vale anche per l'autorità di vigilanza finanziaria tedesca Bafin, che a causa dello scandalo miliardario è finita nell'occhio del ciclone.

Nei suoi documenti sull'indagine, infatti, la Procura della repubblica fa riferimento al fatto che già dal 2016 i singoli media riferissero di ricavi apparentemente fittizi realizzati da Wirecard con delle società partner. Gli inquirenti annotano che i media sottolineavano il fatto che questi partner fossero essenzialmente società fittizie o società di comodo. La prima importante denuncia penale presentata dal Bafin, che risale all'aprile 2019, tuttavia, non era diretta contro Wirecard.

Marsalek è in fuga, Braun vuole collaborare

Il Bafin invece ha preferito denunciare diversi operatori di borsa e due giornalisti del quotidiano britannico Financial Times (FT) per una presunta manipolazione del prezzo delle azioni Wirecard. Il FT da anni riferisce delle presunte truffe da parte di Wirecard. Solo ora però le autorità tedesche si sono decise ad indagare con coerenza sul caso. La procura di Monaco sta indagando Braun, Marsalek e altri manager di Wirecard anche per il reato di appropriazione indebita di beni aziendali. Il gruppo aveva infatti concesso in prestito fino a 365 milioni di euro a delle società asiatiche senza chiedere garanzie collaterali.

Altrettanto discutibile per i pubblici ministeri sembrerebbe essere anche una transazione tramite una società fittizia alle Mauritius, alla quale sarebbero stati versati 315 milioni di euro. Non è chiaro dove si trovino ora i soldi. Soprattutto, il ruolo di Marsalek in questo affare sembrerebbe essere alquanto opaco. C'è un mandato di arresto contro Marsalek, il quale al momento si troverebbe in fuga. Braun invece si è consegnato agli investigatori e vuole collaborare.







Il ruolo di Ernst & Young e del Credit Suisse

Secondo quanto riportato dalla stessa Ernst & Young (EY), gli attivi dichiarati come depositati in Estremo Oriente già da molto tempo ormai non erano nient'altro che il frutto di una invenzione. Nonostante ciò, EY ha continuato a certificare i bilanci dell'azienda. Mentre Credit Suisse (CS) invece ha collocato degli strumenti di investimento collegati ad azioni Wirecard.

Per due fra le piu' grandi e importanti aziende nel settore finanziario, EY e Credit Suisse, la debacle di Wirecard sarà un duro test. La società di revisione, infatti, ha continuato a certificare i bilanci annuali fino al 2018 senza verificare se i presunti conti in Asia esistessero veramente.

Nel frattempo, nell'autunno del 2019, CS ha collocato presso gli investitori un'obbligazione convertibile Wirecard per un importo di quasi 1 miliardo di euro. Secondo CS, tuttavia, non ci sarebbero fondi pensione fra gli acquirenti delle obbligazioni.

Che cosa avevano effettivamente controllato EY e CS? Quali sforzi hanno fatto le due rinomate aziende del settore finanziario con dipendenti in tutto il mondo, prima di dare la loro benedizione ai conti di Wirecard?

Il caso potrebbe portare a delle costose cause legali. CS dice di non aspettarsi gravi conseguenze. "Allo stato attuale, non ci aspettiamo alcun impatto finanziario significativo", ha detto un portavoce la scorsa settimana. Nel frattempo, EY si è rifugiata nel ruolo della vittima. Anche loro sarebbero stati ingannati da Wirecard.

Ernst & Young conosceva molto bene Wirecard

EY è stato il revisore contabile di Wirecard per almeno un decennio. Nei soli anni 2017 e 2018, la società di revisione, infatti, avrebbe incassato un totale di 4,5 milioni di euro per la certificazione dei due bilanci e delle attività connesse.

Un articolo della Süddeutsche Zeitung del 29 giugno getta una cattiva luce sia su su EY che su CS. Da quanto riportato si giunge alla conclusione che la truffa di ampie dimensioni fosse evidente ormai da tempo. EY recentemente ha esaminato più da vicino i conti falsi in Asia e si sarebbero resi conto che la frode ha una storia molto più lunga, scrive la Süddeutsche Zeitung. Le indagini mostrano che "mancano soldi e i documenti sono falsificati non solo nell'esercizio 2019, ma anche per l'esercizio 2018". Ciò fa nascere il fondato sospetto che anche le conferme dei saldi a nostra disposizione relative al trust e le informazioni a noi fornite sui saldi dei conti al 31 dicembre 2018 fossero false", cita il giornale riferendosi alla lettera dei revisori dei conti Ernst & Young  alla direzione di Wirecard.

Il giornale conclude: "ciò a sua volta significa che c'è il sospetto che anche il bilancio del 2018 possa essere stato falsificato. Wirecard ormai da molti anni sembrerebbe un castello di carte". Ma anche il 2018 sarebbe stato troppo tardi. Un giornalista del Financial Times, infatti, già dal 2015 era sulle tracce del dramma che circondava questa possibile frode su larga scala.

I boss di Wirecard hanno sempre cercato di cambiare le carte in tavola. Il giornalista era il cattivo in combutta con gli speculatori.



sabato 4 luglio 2020

Dal Bundestag carta bianca per gli acquisti della BCE

Con un'ampia maggioranza che oltre alla Groko comprende anche i Verdi e la FDP, il Bundestag giovedi' ha dato luce verde agli acquisti di titoli della BCE, adempiendo quindi agli obblighi previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale del 5 maggio. A far discutere soprattutto è stata la rapidità del voto e l'assenza di un dibattito approfondito sulla natura dei problemi sollevati dalla Corte di Karlsruhe. Ne scrive Die Welt


l programma di acquisto titoli della Banca Centrale Europea (BCE) del 2015 è ormai da tempo fonte di grande irritazione. Tanto che la Corte costituzionale federale, nella sua sensazionale sentenza di maggio, ha ordinato alla BCE di indicare in che modo avrebbe soppesato gli effetti del suo controverso programma di acquisto titoli denominato PSPP.


Nel frattempo sembra essere ormai imminente una soluzione politica alla disputa in corso: giovedì scorso, infatti, il Bundestag ha votato una mozione trasversale presentata dalla CDU/CSU, dalla SPD, dalla FDP e dai Verdi. In essa i partiti concludono che la banca centrale ha effettuato l'esame della proporzionalità dei suoi acquisti di titoli, come richiesto dai giudici di Karlsruhe.

"Sulla base della decisione del Consiglio direttivo della BCE e dei documenti ricevuti dalla Banca Centrale Europea, il Bundestag conclude che i requisiti della sentenza della Corte costituzionale del 5 maggio 2020 in merito alla valutazione sulla proporzionalità del programma PSPP sono soddisfatti", è scritto nella mozione congiunta. Secondo la mozione la BCE ha effettuato un esame "dell'adeguatezza, della necessità e dell'appropriatezza delle misure di politica monetaria" in merito agli acquisti di titoli.

Ciò che è irritante, tuttavia, è la velocità con cui una questione così complessa è stata presentata al Bundestag, giusto prima della pausa estiva. Solo a partire da lunedi, infatti, i deputati hanno potuto prendere visione dei documenti che la BCE ha messo a disposizione dei parlamentari presso il servizio per la protezione dei segreti (Geheimschutzstelle) del Bundestag.

"Senza un esame approfondito"

Fra questi c'è un questionario sul programma per l'acquisto di obbligazioni EAPP e alcune presentazioni in inglese. Sebbene i documenti menzionino costi e benefici, è alquanto improbabile che il contenuto sia accessibile e comprensibile a molte persone, se non altro a causa delle abbreviazioni criptiche come ABSPP, CBPP-3, Opzioni di tipo 2. Anche la cosiddetta „Hybrid stock-flow formulation“ menzionata nei documenti, non sarà probabilmente familiare a molti membri del Parlamento.

"Personalmente mi sento abbastanza ben informato, e sono stato anche molto contento quando ho visto quanti documenti la BCE abbia messo a nostra disposizione", ha detto Otto Fricke, portavoce in materia di politica di bilancio del gruppo parlamentare della SPD al Bundestag. Egli ammette tuttavia che i parlamentari che sulle questioni finanziarie e di bilancio non sono così esperti dovrebbero fare affidamento sulla competenza dei loro colleghi. "Ma il giurista che è in me, e anche il parlamentare nell'ambito della separazione dei poteri, possono convivere con questa procedura".

Non tutti i parlamentari tuttavia la pensano così. Per Uwe Kamann, Mario Mieruch e Frauke Petry, membri del Bundestag, tutti ex deputati di AfD e ora indipendenti, il ritmo con cui la mozione è stata presentata in Parlamento è stato troppo sostenuto.

"Esaminare una questione di tale portata senza un'analisi approfondita dei documenti non è altro che una deliberata inosservanza dei doveri di controllo parlamentare dei deputati del Bundestag", critica Kamann in una lettera al presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble (CDU), a disposizione di WELT.

Se i gruppi parlamentari, come previsto, dovessero comunque procedere al voto con il Placet del presidente del Bundestag, Kamann intende ricorrere alla Corte costituzionale federale. "Soprattutto in qualità di deputato del gruppo misto, quindi senza un partito, non mi è stato possibile, su di una questione finanziaria così complessa, sulla quale non sono né uno specialista né ho il sostegno di un gruppo parlamentare alle mie spalle, familiarizzare con il contenuto della questione in così poco tempo, senza avere a disposizione una perizia esterna ed averla esaminata in modo così approfondito come sarebbe richiesto dal mio dovere di controllo parlamentare", si lamenta.

Nella sua lettera a Schäuble non solo esprime dei dubbi sul fatto che i circa 700 membri del Parlamento siano stati in grado di formarsi un quadro complessivo nel poco tempo a disposizione. Kamann critica anche le esigenze di riservatezza dei documenti, che non gli hanno consentito di consultare degli esperti esterni.



La somma del bilancio è salita alle stelle

"Per inciso, dubito anche che tutti gli altri circa 700 deputati siano stati in grado di farsi un quadro complessivo ad una tale velocità". Non è stato possibile, ha detto, se non altro per i limiti di tempo della Geheimschutzstelle del Bundestag. "E questo rende la mozione di giovedì dei suddetti gruppi ancora più sconcertante", ha detto.

In effetti, la situazione economica sulla base della quale la BCE prende le sue decisioni non è chiara. Ad esempio, le autorità monetarie nell'ambito del programma di acquisto titoli PSPP hanno comprato obbligazioni per un volume di circa 2,3 trilioni di euro. Con il suo attuale 0,3 %, tuttavia, il tasso di inflazione è ancora lontano dall'obiettivo del 2% fissato dalla BCE. Anche sotto altri aspetti, la BCE è intervenuta in modo così forte che il totale del suo bilancio è salito a oltre 6.000 miliardi di euro - senza alcun successo percepibile in termini di inflazione.

E così la FDP, oltre alla mozione congiunta con gli altri gruppi, vuole presentare anche una propria proposta per migliorare in futuro questa procedura. In una mozione del gruppo parlamentare, a disposizione di WELT, i deputati confermano che il Consiglio direttivo della BCE si è occupato degli effetti collaterali della sua politica monetaria.

Nel documento tuttavia scrivono anche che questa procedura non soddisfa ancora tutti i requisiti della sentenza. Ad esempio, la Corte costituzionale federale obbligava il Bundestag ad adempiere in maniera permanente alla sua responsabilità in termini di integrazione "osservando costantemente" l'attività di politica monetaria della BCE, pur mantenendo la sua piena indipendenza.

Il Bundestag di conseguenza dovrebbe accertarsi che il Consiglio direttivo della BCE, anche in futuro, prenda decisioni solo dopo aver effettuato un adeguato "test di proporzionalità in maniera metodologicamente comprensibile", e che la politica monetaria della BCE mantenga il divieto di finanziamento monetario agli stati.

Secondo il parere dei parlamentari della FDP, questo compito non comprende quindi solo il controverso programma PSPP, "ma anche l'azione di politica monetaria della BCE nel suo insieme". In particolare, i parlamentari citano nella loro lettera il programma di acquisto d'emergenza pandemico PEPP, che la BCE ha già avviato il 18 marzo 2020.

Stabilità dei prezzi e limite massimo agli acquisti

È sicuramente vero che questo programma di acquisto titoli deve essere valutato sullo sfondo della profonda crisi economica causata dalla pandemia da Coronavirus. Secondo la legge, tuttavia, non vi sarebbe in linea di principio "alcuna interferenza necessaria e giustificabile con il divieto di finanziamento agli stati", come sottolineano i deputati.

Al fine di poter monitorare costantemente anche in futuro la politica monetaria della BCE e di verificare se i limiti del suo mandato saranno rispettati, i parlamentari della FDP hanno proposto un intero elenco di misure. Tra queste, ad esempio, una sottocommissione del Bundestag, che con l'aiuto degli esperti dovrà controllare regolarmente il rispetto del divieto di finanziare gli stati, ma anche tenere regolari dibattiti plenari sul rapporto annuale della BCE e sulle richieste della BCE.

Inoltre, dieci anni dopo l'avvio dell'acquisto di titoli di stato su larga scala da parte della BCE, è necessario ridiscutere in maniera fondamentale quale dia esattamente il mandato della BCE, scrivono i proponenti: "È necessario rivedere sia l'obiettivo che i mezzi della BCE".

Secondo il gruppo parlamentare della FDP, ciò comporterebbe due grandi cambiamenti: in primo luogo, una ridefinizione del concetto di stabilità dei prezzi, che farebbe della banca centrale il metro di valutazione del suo operato. Invece dell'obiettivo di un tasso d'inflazione prossimo ma inferiore al 2%, un tasso d'inflazione da zero al 2 % potrebbe allentare la pressione sull'azione della politica monetaria. In secondo luogo, secondo la proposta dei liberali, gli acquisti di titoli di Stato dovrebbero "essere consentiti solo fino a un limite massimo, nel medio termine solo in relazione alla chiave di capitale della BCE e come ultima ratio".

venerdì 3 luglio 2020

Il caso Wirecard e la difesa dell'interesse nazionale tedesco

Wirecard era la grande speranza dei tedeschi nel Fintech. Per questa ragione probabilmente le autorità di controllo e i revisori dei conti, in nome dell'interesse nazionale, hanno preferito chiudere piu' di un occhio facendo finta di non vedere quello che stava realmente accadendo nell'azienda prodigio. E' una storia piena di strane coincidenze e collusioni. Ce la racconta il sempre ben informato German Foreign Policy.


Speranze spazzate via

Già dopo il referendum sulla brexit del 23 giugno 2016, negli ambienti economici e finanziari tedeschi c'era la speranza di poter rafforzare sensibilmente il ruolo della Germania come piazza finanziaria. Sullo sfondo c'era l'ipotesi che dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'UE, molte istituzioni finanziarie con sede a Londra si sarebbero dovute trasferire nel continente  in quanto avrebbero avuto bisogno di una sede all'interno dell'UE. Francoforte sul Meno, il grande centro finanziario nella forte Germania, avrebbe potuto sviluppare una certa attrattività. Uno studio pubblicato nell'estate del 2017 ipotizzava che circa 10.000 posti di lavoro nel settore finanziario sarebbero stati spostati dal Tamigi al Meno; Francoforte sarebbe stata la piazza finanziaria a trarre i maggiori vantaggi dalla Brexit [1]. La speranza tuttava è stata tradita. Sebbene 31 banche si siano effettivamente trasferite da Londra a Francoforte, in realtà hanno portato con sé pochissimo personale: in totale circa 1.500 nuovi posti di lavoro, mentre la stragrande maggioranza è rimasta nella capitale britannica. Al momento si pensa che non appena l'uscita della Gran Bretagna dall'UE sarà completata, ci saranno altri 2.000 posti di lavoro che probabilmente saranno trasferiti nella Repubblica Federale. Nella migliore delle ipotesi, quindi, ci si potrà aspettare un terzo dell'aumento originariamente sperato [2].

Una doppia possibilità

Anche Wirecard AG negli ultimi anni aveva alimentato le speranze della Germania di rafforzarsi come piazza per le attività finanziarie. Da qualche tempo, infatti, le cose non vanno molto bene per le principali banche della Repubblica Federale Tedesca; Deutsche Bank è una delle prime 20 banche europee (al 4° posto), ma è l'unica grande banca tedesca - insieme a cinque banche britanniche e cinque francesi, due spagnole, italiane, olandesi e svizzere e una svedese. Attualmente sia Deutsche Bank che Commerzbank stanno pianificando un numero a quattro cifre in termini di tagli di posti di lavoro; Commerzbank inoltre è già uscita dal Dax nel settembre del 2018. Sebbene Wirecard disponesse solo di una banca piuttosto piccola, sembrava offrire i presupposti per un avanzamento verso la leadership mondiale nell'ambito dell'elaborazione dei pagamenti con carta nel settore Fintech - una doppia opportunità per la Repubblica Federale, che nel settore digitale non ha alcun attore globale, a parte la più tradizionale società di software SAP. Dopo il recente scandalo Wirecard, il segretario generale della CSU Markus Blume, ad esempio, in riferimento al settore Fintech ha dichiarato: "abbiamo bisogno di piu' campioni nazionali in questo settore".

Singapore: aperta un'inchiesta su Wirecard

Da più di dieci anni ormai, contro la ex-speranza del settore finanziario tedesco veniva sollevata l'accusa di aver smarrito la retta via sui conti aziendali. Il Financial Times, con sede a Londra, a tal proposito all'inizio del 2019 ha condotto una ricerca particolarmente intensa, pubblicando diversi rapporti alquanto critici sulle pratiche della società [4]. Fra le altre cose c'erano anche i ricavi, apparentemente falsificati, relativi agli affari del gruppo a Singapore. Il caso aveva fatto scalpore a livello internazionale. Ed aveva spinto le autorità della città-stato del sud-est asiatico a prendere di mira Wirecard, che nel febbraio dell'anno scorso hanno anche condotto una perquisizione domiciliare dei locali dell'azienda. Nel marzo 2019, infatti, la pubblica accusa di Singapore si lamentava del fatto che la società tedesca ostacolasse le indagini con ogni mezzo possibile; le indagini non procedevano con il ritmo auspicato [5]. Persino uno studio legale di Singapore, incaricato dalla stessa Wirecard di indagare sulle irregolarità, si era sentito costretto ad attribuirne la "responsabilità penale" ai dipendenti della società [6]. L'allora amministratore fiduciario locale della star del Fintech tedesco, nel frattempo, si è dato alla clandestinità. Le indagini del pubblico ministero a Singapore continuano ancora oggi.[7]

Germania: deununce penali contro i giornalisti

Le reazioni delle autorità tedesche alle accuse contro Wirecard, invece, sono state completamente diverse. Nel febbraio 2019, infatti, l'Autorità tedesca di vigilanza finanziaria (BaFin) ha convocato la Deutsche Prüfstelle für Rechnungslegung (DPR, Bilanzpolizei) commissionandogli una revisione completa del bilancio consolidato. La revisione dei conti non è ancora stata completata. E questo del resto era prevedibile: come è consuetudine, la Bilanzpolizei ha assegnato a questo compito un solo dipendente, anche se il bilancio di Wirecard ha la fama di essere estremamente opaco. La società di revisione KPMG in seguito ha avuto bisogno di 40 dipendenti per svolgere una revisione straordinaria sui conti di Wirecard. [8]. Nel febbraio 2019, inoltre, il BaFin aveva vietato le cosiddette vendite allo scoperto ("short selling") contro Wirecard per proteggere l'azienda da pericolose speculazioni. Nell'aprile 2019 aveva addirittura presentato una denuncia penale contro un giornalista del Financial Times, la cui inchiesta giornalistica aveva anche contribuito alla divulgazione delle pratiche di Wirecard. In Germania, la stessa Wirecard - a differenza di Singapore - se l'era cavata senza delle indagini ufficiali degne di questo nome.



Screenshots certificati

Degno di nota è anche il ruolo svolto dalla società di revisione EY nell'ambito del caso di frode Wirecard. EY aveva sempre certificato i conti del bilancio consolidato, anche se secondo una ricerca del Financial Times, almeno per gli anni dal 2016 al 2018, aveva avuto a disposizione solo delle fotocopie e degli screenshot relativi ai presunti crediti della società nel sud-est asiatico [9]. Nel 2018, sarebbero stati proprio questi screenshot la presunta prova di un saldo a credito di circa un miliardo di euro presso la seconda più grande banca di Singapore, la OCBC Bank. La Banca OCBC tuttavia dichiara di non aver mai avuto rapporti commerciali con Wirecard. Il miliardo di euro, apparentemente creato dal nulla, è stato poi "trasferito" nelle Filippine, dove sarebbe stato "rabboccato" fino a raggiungere 1,9 miliardi di euro e li' "depositato" - e quindi suddiviso - fra la seconda e la quarta banca del Paese, la Banca de Oro Unibank (BDO) e la Bank of the Philippine Islands (BPI). BDO e BPI confermano all'unanimità di non aver creato alcun conto per Wirecard. EY non ha mai verificato l'esistenza di questi conti apparentemente inventati - un errore clamoroso che, secondo gli esperti, non capita nemmeno ai principianti. Secondo il Financial Times, dal 2015 al 2017, l'allora dipendente di EY, Andreas Lötscher, avrebbe svolto un ruolo di primo piano nella verifica dei bilanci di Wirecard. Lötscher nel 2018 è passato direttamente a Deutsche Bank come capo della contabilità [10]. EY, a sua volta, nel frattempo si occupa anche della revisione dei bilanci di Commerzbank, Munich Re e Deutsche Bank.

"La Germania come piazza finanziaria ne esce fortemente danneggiata"

In merito all'azione intrapresa, in particolare dal BaFin, nei giorni scorsi gli osservatori commentavano che "i supervisori in Germania" avrebbero dovuto "controllare più da vicino e porre delle domande molto prima"; solo così si sarebbe potuto evitare lo scandalo. Ora, però, in merito all'invenzione di sana pianta dei crediti miliardari di Wirecard e delle altre irregolarità, una cosa è certa: "le turbolenze intorno a Wirecard hanno gravemente danneggiato la Germania in quanto piazza finanziaria" [11]. Dal momento che "la qualità della supervisione ... è un importante criterio per gli investimenti, soprattutto per gli investitori internazionali", ha commentato Volker Brühl, amministratore del Centro per gli studi finanziari della Goethe University di Francoforte, giudicando lo scandalo Wirecard come "un grave danno per la reputazione della Germania in quanto centro finanziario" [12].





[1] Matthias Goldschmidt: Studie prognostiziert nach Brexit starken Jobaufbau in Frankfurt. finanzen.ch 25.08.2017. S. auch Die Brexit-Zwischenbilanz.
[2] Finanzplatz Frankfurt sieht sich als größten Brexit-Gewinner. boerse.ard.de 22.06.2020.
[3] Daniel Delhaes, Jan Hildebrand: CSU-Generalsekretär: "Wirecard ist nicht systemrelevant". handelsblatt.com 30.06.2020.
[4] Dan McCrum, Stefania Palma: Executive at Wirecard suspected of using forged contracts. ft.com 30.01.2019. Dan McCrum, Stefania Palma: Wirecard: inside an accounting scandal. ft.com 07.02.2019.
[5] Ingo Malcher: Behindert Wirecard Ermittlungen? zeit.de 13.03.2019.
[6] Wirecard-Affäre - Finanzaufsicht Bafin zeigt FT-Journalisten an. manager-magazin.de 17.04.2020.
[7] Christoph Hein: Finanzplatz Singapur zieht Zügel gegen Wirecard an. faz.net 30.06.2020.
[8] Georg Giersberg: Die Bilanzpolizei wird entlassen. Frankfurter Allgemeine Zeitung 29.06.2020.
[9], [10] Olaf Storbeck, Tabby Kinder, Stefania Palma: EY failed to check Wirecard bank statements for 3 years. ft.com 26.06.2020.
[11] Kathrin Jones: Die Wirecard-Krise ist auch ein Totalschaden für den Finanzplatz Deutschland. handelsblatt.com 18.06.2020.