giovedì 13 dicembre 2018

FAZ: Draghi continua a dare gas

Puntuale e immancabile il solito attacco a Draghi da parte della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Per Holger Steltzner, condirettore del prestigioso quotidiano di Francoforte, Draghi sta ingannando l'opinione pubblica in quanto non sarebbe affatto vero che il QE terminerà a fine anno. Ma soprattutto Draghi, secondo Steltzner, non sarebbe interessato ai dolori che le sue politiche stanno causando ai risparmiatori e agli affittuari tedeschi. Dalla Faz.net


Ormai da diversi mesi il tasso di inflazione della zona euro ha superato il valore obiettivo della BCE mentre la zona euro da anni continua a crescere con forza. E cosa fa la BCE? Il board della banca centrale questo giovedì, come previsto, ha annunciato che a fine anno interromperà il programma di acquisto dei titoli di stato e delle altre obbligazioni.

Chiunque sostiene che la BCE abbia finalmente tirato il freno della politica monetaria è stato ingannato dal presidente Mario Draghi. Perché in realtà e nei fatti, la banca centrale continua a dare gas. Dal prossimo anno dovrebbero cessare solo gli acquisti netti di titoli di stato. Con il denaro delle obbligazioni in scadenza si continuerà comunque ad acquistare dei nuovi titoli. Non si può affatto parlare di un'interruzione del programma di acquisto.

Il bilancio della BCE resta gonfio come sempre

Il bilancio della BCE pertanto resta gonfio come sempre. A differenza della Federal Reserve statunitense, considerata un importante modello di riferimento sin dalla crisi finanziaria ed economica di dieci anni fa, la BCE non sta affatto riducendo il proprio portafoglio obbligazionario. Inoltre non alza i tassi di interesse, ma li lascia a zero e continua a praticare tassi di interesse negativi anche per le banche. Le conseguenze per i risparmiatori, per le pensioni o per i prezzi delle case e gli affitti, a Draghi ovviamente non interessano affatto, anche la Cancelliera Angela Merkel non sembra essere troppo d'intralcio.

Chiunque voglia afferrare almeno in parte quale livello abbia raggiunto il finanziamento degli Stati e delle società tramite la politica monetaria deve confrontare il bilancio della BCE con la performance economica di tutte le economie dell'Eurozona. Inimmaginabile, ma vero: il bilancio della BCE corrisponde a oltre il 40% della performance economica della zona euro.

La discutibile pratica del finanziamento dei paesi dell'eurozona da parte di Draghi inoltre ha appena ricevuto la benedizione della Corte di Giustizia Europea. Vediamo come reagirà la Corte costituzionale tedesca.

Dato che la BCE sta bruciando tutte le opzioni di politica monetaria a sua disposizione, nonostante la ripresa dell'attività economica, resta una domanda aperta: cosa potrà fare in una recessione che prima o poi sicuramente si presenterà? Comprerà anche le azioni oppure tutti i titoli di stato?

Draghi già oggi pretende di impostare il corso della politica monetaria per metà del mandato del suo successore. Per altri quattro anni, infatti, si andrà avanti acquistando altri titoli di stato. La fiducia perduta difficilmente potrà essere riconquistata dal successore Draghi, il quale senza dubbio si troverà in una posizione poco invidiabile.


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mercoledì 12 dicembre 2018

Perché Bruxelles e Berlino vorrebbero sfidare l'egemonia del dollaro

Che una moneta senza uno stato e senza un esercito come l'euro possa avere la forza di sfidare l'egemonia mondiale del dollaro, potevano pensarlo solo a Bruxelles e Berlino. Dopo le sanzioni all'Iran i tedeschi tuttavia hanno il dente avvelenato con gli Stati Uniti e allora provano a rilanciare il progetto europeo per sostituire il dollaro nelle transazioni internazionali. Fra i sostenitori dell'idea ci sarebbero anche i russi, ormai a buon punto nella loro ambiziosa "dedollarizzazione" dell'economia. Ma questa nuova vicinanza fra Russia e Germania non lascerà indifferenti gli americani. Ne parla il sempre ben informato German Foreign Policy.


"Noi in Europa"

In un contesto di tensioni commerciali e geo-strategiche crescenti fra gli Stati Uniti e l'Unione europea, Berlino e Bruxelles provano a sfidare la posizione dominante del dollaro nel suo ruolo incontrastato di valuta mondiale di riferimento. La scorsa settimana la Commissione europea ha annunciato diverse misure per aumentare il peso dell'euro nel sistema dei pagamenti internazionali e accrescerne il ruolo di valuta di riserva rispetto al dollaro USA. Ciò potrebbe aiutare a contrastare la strumentalizzazione della valuta statunitense spesso usata come elemento di pressione politica. [1] Poiché il presidente Donald Trump utilizza il dollaro sempre più spesso come un "arma politica", per la Commissione europea è arrivato il momento di "rafforzare il ruolo della moneta unica europea"[2] E' "ridicolo" che le imprese europee paghino gli aerei, non in euro, ma in dollari, aveva detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nel suo recente discorso sullo "Stato dell'Unione". L'euro sarà il "volto e lo strumento" di una nuova "sovranità europea", affinché la moneta della UE possa "ottenere sulla scena internazionale il significato che le compete" e a cui ha diritto. Secondo Juncker, "noi in Europa" gestiamo ancora circa l'80 per cento delle importazioni annuali di energia, pari a circa 300 miliardi, in dollari USA, sebbene solo il due per cento dei combustibili importati in realtà arrivi dagli Stati Uniti.

La battaglia contro il petrodollaro

Il fulcro degli sforzi di Berlino e Bruxelles per raggiungere la piena sovranità monetaria sarà il commercio di energia. La Commissione europea ad esempio desidera incoraggiare le società europee a gestire i loro acquisti futuri di energia in euro; in particolar modo in questo settore la dipendenza dal dollaro USA porta con sé "incertezze, costi e rischi", spiega la Commissione. L'obiettivo è "ridurre il rischio di interruzione delle forniture" e "rafforzare l'autonomia delle aziende europee". Poiché non è possibile imporre alle società private di gestire le loro transazioni di petrolio e gas in euro, prima sarà svolta un'indagine fra i manager e gli esperti finanziari i cui risultati saranno pubblicati in estate, sempre secondo la Commissione. La misura alla fine non sarebbe una reazione all'uscita degli Stati Uniti dall'accordo nucleare con l'Iran [4]. Ad essere particolarmente colpite dalle sanzioni statunitensi, infatti, sono state proprio le società esportatrici tedesche. A questo proposito, i media britannici citando dei passaggi dal documento della Commissione, fanno riferimento alle "recenti sfide alla legislazione commerciale internazionale", interpretate come "un riferimento nascosto all'aggressiva politica commerciale dell'amministrazione Trump" [5]. Bruxelles vorrebbe pertanto esercitare una maggiore "pressione politica" per ridurre la dipendenza dell'UE dal petrodollaro, in quanto per gli europei sarebbe difficile eludere le sanzioni statunitensi nei confronti dell'Iran, scrive la stampa. In futuro, le transazioni energetiche dovranno essere effettuate in un "quadro europeo di accordi intergovernativi in materia di energia".

Airbus, auto - e un sistema di pagamento europeo

Oltre al commercio di energia, anche Airbus dovrebbe avere un ruolo da pioniere della sovranità monetaria europea e gestire le proprie attività future in euro. Sono già stati programmati dei colloqui concreti tra il produttore di aeromobili franco-tedesco e la Commissione europea. Sono state convocate per consultazioni anche le case automobilistiche chiamate ad affrontare le imminenti tariffe doganali punitive statunitensi. Il pacchetto di misure della Commissione europea propone anche lo sviluppo di un sistema di pagamento europeo indipendente. Qui l'UE vorrebbe dare vita a dei concorrenti europei per la fornitura di servizi di pagamento come Visa, Mastercard o Paypal, che  finora hanno operato nella sfera del dollaro. Secondo il Commissario per gli affari monetari Pierre Moscovici, nel tentativo di perseguire una politica monetaria distante da quella di Washington, l'obiettivo di Bruxelles sarebbe anche quello di "migliorare la protezione dei cittadini e delle imprese europee dagli shock esterni aumentando la resilienza del sistema monetario e finanziario internazionale". Ad esempio, gli Stati Uniti possono indebitarsi nella propria valuta senza "assumere rischi dovuti alla fluttuazione dei tassi di cambio". Evidentemente anche per la fragile eurozona è arrivato il momento di ottenere un analogo spazio di manovra, soprattutto in considerazione delle ripetute crisi. Inoltre sarà l'UE a fornire "assistenza tecnica" ai quei paesi africani che sceglieranno di utilizzare l'euro come valuta internazionale.

"Interrompere l'egemonia"

Per fare dell'euro un concorrente credibile del dollaro USA, ovviamente, gli osservatori sottolineano che sarà necessario intensificare la ristrutturazione della zona euro. Ciò di cui c'è bisogno è un'unione bancaria e di un "mercato dei capitali unico"; e da ciò siamo ancora molto lontani. Delle 40 più importanti proposte di integrazione lanciate dalla Commissione europea, ne sono state adottate solo sette. [7] Soprattutto, ci sono delle evidenti lacune nel mercato obbligazionario globale, dove i titoli del Tesoro USA sono universalmente riconosciuti come dei "titoli sicuri in dollari". In questo ambito non esiste un'alternativa europea, dal momento che Berlino fino ad ora ha sempre respinto l'introduzione degli equivalenti eurobond -  il governo della Repubblica federale infatti ritiene che si tratterebbe solo di una "condivisione" dei debiti. I media statunitensi in questo contesto riferiscono che la moneta comune europea ha raggiunto l'apice della sua importanza internazionale prima dello scoppio della crisi finanziaria globale del 2007/08, ma poi da allora ha perso una notevole influenza. [8] L'euro da allora non ha piu' "recuperato"; il biglietto verde rimane di gran lunga la valuta più utilizzata a livello globale. "Il 60 percento dei titoli di stato e delle riserve valutarie" del mondo sono denominati in dollari americani, mentre l'euro, come seconda valuta più importante, rappresenta solo il 20 percento di entrambi i mercati. Solo la quota detenuta dall'euro nel sistema dei pagamenti internazionali può essere considerata concorrenziale. Secondo la Commissione europea, nel 2017 era del 36%, mentre il dollaro raggiungeva il 40%. A Bruxelles, almeno cosi' si dice, non ci si fanno "illusioni" sulla possibilità di una rapida sostituzione del dollaro USA come valuta di riferimento a livello mondiale. [9] La Commissione europea vorrebbe solo "rompere la sua egemonia". Oltre alla moneta unica europea, anche il renminbi cinese e lo yen giapponese potrebbero garantire una maggiore "diversità nel sistema monetario internazionale".

"Dedollarizzazione" della Russia

I media statunitensi che osservano da vicino gli eventi giungono ad una conclusione: attualmente è soprattutto la Russia a supportare lo sforzo di rottura monetaria dell'UE nei confronti del dollaro USA e a lanciare il paese con "tutto il suo peso dietro l'euro." [10] Di fatto, Mosca, dopo aver liquidato gran parte delle sue partecipazioni valutarie denominate in dollari, per la prima volta dal 2013 sta emettendo obbligazioni in euro per un valore di un miliardo di euro [11]. L'Unione Europea ha cosi' trovato un alleato nel suo tentativo di rafforzare l'euro a livello globale. La "dedollarizzazione" imposta da Mosca si trova in una fase già molto avanzata. Le riserve obbligazionarie russe in dollari sono diminuite, passando dai 96,1 miliardi di dollari nel marzo 2018 ai soli 14,4 miliardi del mese di settembre. Le nuove obbligazioni in euro sono considerate come un primo test per verificare se - come si dice - c'è una domanda sufficiente di obbligazioni in euro che permetterebbe alla Russia di "spostare le sue passività ed attività fuori dalla sfera del dollaro". 
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[1] EU-Kommission will Rolle von Euro auf Weltbühne stärken. handelsblatt.com 05.12.2018.
[2], [3] Alexander Mühlauer: Die Systemfrage. sueddeutsche.de 05.12.2018.
[4] Francesco Guarascio: EU pushes for broader global use of euro to challenge dollar. reuters.com 05.12.2018.
[5] Jim Brunsden, Mehreen Khan: Brussels sets out plans for euro to challenge dollar dominance. ft.com 03.12.2018.
[6], [7] Detlef Drewes: Der Euro soll den Dollar ablösen. general-anzeiger-bonn.de 06.12.2018.
[8] Francesco Guarascio: EU pushes for broader global use of euro to challenge dollar. reuters.com 05.12.2018.
[9] Alexander Mühlauer: Die Systemfrage. sueddeutsche.de 05.12.2018.
[10] Leonid Bershidsky: Putin Is Throwing His Weight Behind the Euro. bloomberg.com 28.11.2018.
[11] Finanzministerium platziert Eurobonds für 1 Mrd. EUR zu 3% pa. russland.capital 28.11.2018.

Die Welt: un affronto ai giudici di Karlsruhe

La Corte di Giustizia europea ieri si è pronunciata in favore del QE della BCE e ne ha ribadito la piena legittimità, in netto contrasto con la posizione della corte costituzionale tedesca di Karlsruhe che nell'estate del 2017 aveva espresso dei forti dubbi sulla liceità dell'acquisto di titoli da parte della BCE. Per Die Welt si tratterebbe di un affronto ai giudici supremi tedeschi di Karlsruhe. Ne parlano Anja Ettel e Holger Zschäpitz su Die Welt


2,1 trilioni di euro. E' la cifra che la Banca centrale europea (BCE) ha investito per comprare i titoli di stato europei sin dal lancio del suo controverso programma di acquisto di obbligazioni. La domanda che da allora smuove le menti delle persone, specialmente in Germania, è se la BCE si sia spinta troppo oltre. Ha superato il suo mandato violando il divieto di finanziare gli stati? 

La risposta dei giudici della Corte di giustizia europea (CGE) su questo punto è molto chiara. No, dicono i migliori giuristi in Europa, seguendo la raccomandazione dell'avvocato generale della Corte, il belga Melchior Wathelet. 

"Il programma di QE della BCE è conforme alla legge", scrive in un punto centrale della sentenza la Corte di giustizia europea. La BCE, con l'avvio del cosiddetto Quantitative Easing (QE) non ha né superato il proprio mandato, né violato il divieto di finanziamento statale. 

Ancora una volta i giudici di massimo livello si sono allineati alla posizione dell'avvocato generale della CGCE, il quale in ottobre aveva già dettagliatamente spiegato perché il programma di QE a suo avviso era legale. 

Sconfitta per l'euroscettico Bernd Lucke 

L'inequivocabile verdetto è una sconfitta per la cerchia di eurodeputati vicini al fondatore di AfD, Bernd Lucke, che nel 2015 aveva presentato presso la Corte costituzionale federale di Karlsruhe un ricorso contro il programma di QE. Sebbene i giudici di Karlsruhe nella motivazione della loro sentenza avessero sollevato dei forti dubbi sulla legittimità degli acquisti da parte della BCE, avevano voluto reindirizzare il caso alle loro controparti di Strasburgo. 

A differenza dei giudici di Karlsruhe, la Corte di giustizia non ha alcun dubbio sul programma di QE. Questo conferisce alla BCE una licenza quasi illimitata per inserire in maniera permanente fra i propri strumenti l'acquisto in grandi volumi di obbligazioni. 

"È una valutazione molto generosa di ciò che la BCE è autorizzata a fare", si lamenta il professore di finanza e avvocato di Berlino Markus Kerber, uno dei querelanti. "Stiamo spianando la strada a un'istituzione senza limiti". 

Il verdetto tuttavia giunge in un momento in cui la BCE effettivamente ha quasi terminato il suo programma. Dalla fine dell'anno, infatti, non dovrebbero esserci più acquisti di obbligazioni. Attualmente, le autorità monetarie continuano ad acquistare titoli per un volume pari a 15 miliardi di euro al mese. 

Tuttavia, anche a gennaio la vera fine del QE sarà ancora lontana. La BCE continuerà infatti a sostituire i titoli in scadenza. Per quale importo e fino a quando, il presidente della BCE Mario Draghi ancora non lo ha deciso. 

Il verdetto è un affronto a Karlsruhe 

Tenendo in considerazione la durata del programma attuale, il verdetto è arrivato molto in ritardo. Il lodo giudiziario di Strasburgo, tuttavia, sarà di massima rilevanza per la futura politica monetaria. Al più tardi quando si presenterà la prossima recessione e si tornerà a sollevare la necessità di un allentamento monetario, il QE potrebbe essere rapidamente riattivato. 

E anche se non dovesse trattarsi di rilanciare il programma, sarà di grande importanza per affrontare la pesante eredità accumulata finora nei libri della BCE. Alla luce della sentenza della Corte di giustizia, le autorità monetarie dell'eurozona potranno infatti adottare un approccio rilassato per ridurre i titoli di Stato presenti nei loro bilanci. Nessuno li esorterà, almeno per quanto riguarda i più alti giudici d'Europa, a fare in fretta. Al contrario, nella sentenza della Corte di Giustizia si afferma esplicitamente che le autorità monetarie sono autorizzate a detenere i titoli di Stato fino a scadenza e che questo è completamente privo di problemi. 

Il verdetto è anche un chiaro affronto ai giudici di Karlsruhe. Nell'estate del 2017, questi avevano infatti espresso delle forti riserve sul programma di QE e si erano chiesti se gli acquisti di titoli di Stato su larga scala fossero ancora di competenza della banca centrale. 

I giudici di Karlsruhe avevano individuato dei "motivi importanti" secondo i quali il divieto di finanziamento degli stati sarebbe stato violato e per questa ragione si erano rivolti alla Corte di giustizia. In una precedente sentenza, i giudici di Karlsruhe avevano anche osservato che solo in caso di assoluta emergenza le autorità monetarie sono autorizzate a detenere le obbligazioni fino alla scadenza del titolo. "È una provocazione nei confronti della Corte costituzionale federale", afferma Kerber. 

Oltre a Kerber e Lucke, al ricorso presso la corte costituzionale tedesca avevano presto parte anche il politico della CSU Peter Gauweiler e l'imprenditore Patrick Adenauer.
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martedì 11 dicembre 2018

Die Welt: brutte notizie per la Germania, ora dovrà gestire un'altra Italia

Per il prestigioso quotidiano di Amburgo il discorso di Macron di lunedi' sera segna il definitivo spostamento dell'equilibrio interno all'unione monetaria in favore del Club Med (Spagna e Italia). L'uomo di Berlino a Parigi, il giovane Macron, ha deluso le aspettative dei neoliberisti tedeschi, come era accaduto con Renzi in Italia, e ora i tedeschi dovranno capire come sarà possibile gestire un'altra Italia nella stessa unione monetaria. Ne scrive su Die Welt Olaf Gersemann, responsabile sezione economia nonché commentatore di spicco.


In Germania, il salario minimo legale è di 8,84 euro all'ora. E i malumori per il passaggio a fine anno a 9,19 euro sono relativamente pochi - dopotutto il paese si sta dirigendo verso la piena occupazione, almeno fino a quando l'attuale fase di crescita non porterà ad una recessione.

In Francia il salario minimo legale è molto più alto, 9,88 euro l'ora, e anche la disoccupazione è molto più alta - nel confronto europeo la Francia è al quarto posto, solo Grecia, Italia e Spagna riescono a fare peggio.

Se all'Eliseo ci fosse un riformatore con qualche ambizione, saprebbe cosa fare: assicurarsi che il salario minimo aumenti solo modestamente o, nel migliore dei casi, per niente. Non sarebbe una condizione sufficiente, ma comunque necessaria affinché la disoccupazione possa almeno iniziare a scendere in maniera simile a quanto accade su questa sponda del Reno.

Emmanuel Macron tira fuori le pistole. Per settimane, i giubbotti gialli hanno imperversato in Francia, lunedì sera, il presidente francese ha risposto con un discorso televisivo. Quella sarebbe stata l'occasione per contrastarne gli eccessi. Quella era l'occasione giusta per passare all'offensiva, per proporre la visione di una Francia prospera che richiede anche dei sacrifici da parte dei suoi cittadini sulla strada necessaria per raggiungere l'obiettivo.

Macron non solo ha perso un'opportunità. Ma ha legittimato le rivolte ex-post proclamando lo "stato di emergenza economica e sociale" e strisciando incontro alla folla che incendia le auto di piccola cilindrata.

Aumento del minimo salariale di quasi il sette per cento

La più simbolica delle sue concessioni: il salario minimo dovrebbe salire di 100 € al mese. Cioè, in un colpo solo, un aumento pari a tutti gli aumenti degli ultimi sei anni messi insieme. Il salario minimo salirà di quasi il sette percento, a 10,54 euro all'ora.

Che la disoccupazione in seguito a questo aumento rischia di crescere ancora, lo sa bene anche Macron. Ecco perché dovrebbe essere lo stato a pagare i 100 euro. Tra le altre cose, è disposto anche ad accettare il superamento da parte della Francia del limite di deficit del 3% in rapporto al PIL fissato dai criteri di Maastricht; Parigi nel 2017, per la prima volta a partire dal 2007, aveva rispettato il criterio unicamente grazie alla politica dei tassi a zero della BCE. Devi essere davvero cinico allora, se pensavi di rimettere in questo modo la Francia "En Marche" - in movimento.

La speranza è sempre stata quella che Macron potesse trasformarsi nel Gerhard Schröder francese: un uomo che, se necessario, avrebbe messo in pericolo il suo mandato pur di riuscire a fare la giusta politica economica. Invece Macron si è fatto piccolo ed è diventato la versione francese di Matteo Renzi. Il primo ministro italiano è stato presidente del consiglio dal 2014 al 2016, anche lui era di bell'aspetto, giovane e dinamico, e a suo tempo prometteva le stesse cose di Macron: formule magiche senza effetti collaterali.

Alla fine l'Italia, lungo la strada che porta alla bancarotta dello stato, ha perso solo del tempo prezioso. Ad avvantaggiarsene politicamente sono stati i ciarlatani dell'estrema destra e dell'estrema sinistra che ora a Roma dirigono le operazioni.

Brutte notizie per la Germania

La Francia, un paese che in realtà avrebbe ancora il potenziale economico per contendere alla Germania il primo posto in Europa, ora rischia di inciampare dietro all'Italia lungo la strada che porta in terza divisione. Difficilmente potrà permettersi un altro presidente conciliante: la lenta e strisciante caduta del paese, a partire dalla crisi finanziaria ha subito un'accelerazione e ora rischia di trasformarsi in una retrocessione permanente.

Per la Germania si tratta di una brutta notizia. Economicamente. Ma anche politicamente. Già al culmine della crisi dell'euro, in considerazione del suo peso economico, è sempre dipeso tutto dalla Francia: se Parigi sta dalla parte di Berlino, si può evitare che l'unione monetaria finisca sotto l'influenza del Club Med informale guidato da Italia e Spagna e scivoli nell'unione di trasferimento. D'altra parte, se Parigi si mette dalla parte di Italia e Spagna - o se rimane neutrale - allora l'intera costruzione si ribalta.

Per 15 mesi la Berlino politica si è occupata maniacalmente del modo in cui si poteva rispondere alle proposte di riforma dell'euro e dell'Europa, presentate da Macron nel settembre 2017 subito dopo le elezioni tedesche in occasione del discorso alla Sorbonnne di Parigi. Proposte che fondamentalmente mirano a spillare il denaro e la sovranità dei contribuenti tedeschi.

Memori della performance di Macron nella disputa sui gilet gialli, ora a Berlino ci si potrà occupare con fiducia di altre cose. Cose più urgenti. La questione consiste esattamente nel modo in cui si dovrà gestire una situazione in cui la Germania all'interno dell'Unione monetaria e nell'UE, non avrà piu' a che fare con una sola Italia. Ma con due.


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Perchè il Migration Compact è un preciso impegno politico (ed è meglio starne alla larga)

Per il grande giurista tedesco Reinhard Merkel il Migration compact è un preciso impegno politico che non puo' essere accettato solo in virtù del fatto che non sarà vincolante. Al contrario, in uno stato di diritto il Migration compact, con i suoi oltre 90 "ci impegniamo" nascosti qua e là nel testo diventerà un punto di riferimento per l'interpretazione del diritto nazionale e internazionale. Fra i 180 stati firmatari, 100 sono stati canaglia, il resto sono paesi di partenza e qualche democrazia costituzionale con sempre piu' dubbi sulla reale portata del documento. La conclusione dell'insigne giurista: meglio starne alla larga. Da deutschlandfunk (radio pubblica).


Münchenberg: ...perché è così critico nei confronti del Migration Compact, in fondo per gli stati nazionali non dovrebbe rappresentare un impegno legalmente vincolante?

Reinhard Merkel: avrà delle conseguenze legali sostanziali. E questo solo per quanto riguarda la questione della natura vincolante o meno del patto e delle sue conseguenze, senza considerare la questione del suo contenuto. Anch'io ho delle obiezioni nei confronti dei contenuti, ma per quanto riguarda il carattere giuridico non vincolante del documento, la posizione del nostro governo federale in questo senso è doppiamente singolare.

Se ritieni che il contenuto del testo sia buono, allora puoi solo deplorare il fatto che non sia legalmente vincolante, e non devi quindi utilizzare questa argomentazione come una giustificazione per sottoscrivere il patto. E inoltre, in considerazione degli effetti giuridici che il patto avrà, semplicemente non è giusto dire o suggerire che dal punto di vista legale sarà privo di conseguenze. Non avrà effetti giuridici diretti, ma avrà conseguenze sostanziali.

Münchenberg: può spiegarcelo di nuovo? Secondo lei, quali saranno gli effetti giuridicamente vincolanti?

Merkel: nel testo ci sono circa 90 - in effetti ce ne sono più di 100 - singoli accordi nei quali è scritto testualmente "ci impegniamo". Questo è un obbligo politico e non un obbligo giuridicamente vincolante. Ma nell'interpretazione delle norme giuridiche, sia nel diritto internazionale che nel diritto nazionale, e nelle questioni relative alla migrazione, il patto non potrà e non dovrà essere ignorato.

Münchenberg: cosa significa esattamente?

Merkel: significa che in un procedimento giudiziario senza troppi problemi il tribunale potrà fare riferimento al fatto che nel Patto ci sono determinati elementi. Come ad esempio quello di evitare, ove possibile, di effettuare respingimenti, o escludere laddove possibile qualsiasi forma di detenzione ecc. Tutto ciò senza dubbio nel nostro ordinamento giuridico interno non ci lascia insensibili.

A cio' si aggiunge: il diritto internazionale in quanto consuetudine nasce sempre dai legami politici fra gli stati. Cioè, se fra cinque anni torneremo a parlare di nuovo di questo patto, avremo molte decisioni a livello internazionale e nazionale, in cui per interpretare delle norme giuridiche si sarà fatto ricorso al patto.

Münchenberg: Herr Merkel, dall'altro lato, nel Patto è scritto espressamente - e lo cito ancora: "Il patto protegge la sovranità degli Stati”, si tratta di un "quadro per la cooperazione giuridicamente non vincolante". Del fatto che vengano create nuovi regolamenti con valenza di legge, anche a medio termine, non se ne parla affatto.

Merkel: ma è una considerazione errata. Si tratta di un impegno politico sostanziale. Il governo federale sostiene che il testo non ci impegna dal punto di vista legale, anche se poi vi è scritto per ben 90 volte: ci impegniamo politicamente. Uno stato di diritto come la Repubblica federale, sia nella propria attività di governo che a livello di sistema giudiziario, semplicemente non può fare affidamento sul fatto che il testo sia completamente non vincolante. E ora arrivo al punto decisivo su questo tema: certo, il Marocco o la Somalia o l'Afghanistan possono tirarsi indietro molto più facilmente e sostenere che il testo non è legalmente vincolante, rispetto a quanto possa fare uno stato costituzionale come la Repubblica federale. Ancora una volta: il diritto internazionale come consuetudine emerge in questo modo e ciò che avrà immediatamente degli effetti giuridici sarà il fatto che gli accordi saranno utilizzati dai tribunali come criterio di interpretazione. Francamente, non è possibile contestare questo punto in maniera ragionevole.

Münchenberg: dall'altro lato, ci sono già delle normative molto specifiche in Europa, e anche in Germania. Le leggi sulla migrazione sono già molto precise.

Merkel: Giusto! In questo patto ci sono anche nuove e importanti regole che sono giuste e che meritano di essere sostenute. Se mi chiedete cosa ho da dire, quello che vorrei suggerire in questo momento in merito al Patto, sarebbe di accettare il trattato ma di farlo con una una serie di riserve sostanziali, che su tali accordi nell'ambito del diritto internazionale devono sempre esserci. Sono anche abbastanza sicuro che a Marrakech un certo numero di stati lo farà.

Münchenberg: lei andrebbe così lontano fino a dire che la comunità internazionale avrebbe fatto meglio a rinunciare a questo patto?

Merkel: No, non direi che è cosi'. Ma il patto in tutti i suoi elementi ha un principio sottostante, che è quello formulato sin dall'inizio e cioè che la migrazione regolare è una benedizione per tutta l'umanità, per i paesi di origine, per i paesi di transito e per i paesi di destinazione. E questo anche in una prospettiva economica che tiene conto della migrazione di massa degli ultimi anni e dei prossimi anni e decenni è decisamente ingenuo. E’ semplicemente sbagliato sostenere che si tratti sempre e comunque di una benedizione per il mondo intero.

Münchenberg: Herr Merkel, c'è ancora una differenza. C'è anche il Patto per i rifugiati, che si occupa specificamente dei rifugiati. Anche l'ONU sa differenziare molto bene.

Merkel: giusto e bisogna anche differenziare. Siamo obbligati ad accettare i veri rifugiati ai sensi della Convenzione sui rifugiati di Ginevra. E questo non dovrà essere in alcun modo cambiato. La Convenzione si occupa dei perseguitati politici, mentre i regolamenti europei che già abbiamo, si riferiscono ai rifugiati di guerra e quelli di guerra civile. Tali persone da noi devono essere accolte.

Sto solo parlando dei migranti, a cui il Patto si riferisce. E' già il caso attuale e nei prossimi anni lo sarà per la stragrande maggioranza dei migranti poveri, tante persone con basse qualifiche. Un'alta percentuale di queste persone non sarà integrabile nell'economia, almeno non nel breve e medio termine. E poi dire semplicemente che queste persone rappresentano un vantaggio per l'economia e una benedizione per il mondo intero - ripetendolo piu' volte nel testo - è semplicemente fuorviante.

Münchenberg: Herr Merkel, se guardiamo a chi ha respinto questo patto - cioè l'Ungheria, i nazionalisti fiamminghi, o AfD in Germania, o i populisti di destra austriaci della FPÖ - politicamente parlando un raggruppamento che guarda a determinati temi in maniera unilaterale.

Merkel: cosa dovrei dire? Non ho alcuna affinità con tali orientamenti politici. Parlo da scienziato del diritto: ho letto il patto riga per riga. Non posso commentare ulteriormente, a parte dire una cosa, ci sono stati ovviamente anche degli errori di comunicazione. Avrebbero dovuto dire fin dall'inizio che nel Patto ci sono anche degli elementi problematici e che ne stiamo ancora discutendo; come l'elogio di ogni forma di migrazione di massa, che io considero sbagliata. E poi la grossolana unilateralità nel patto. A un certo punto nel testo è scritto che ci impegniamo a combattere e perseguire il razzismo, l'intolleranza e altre due o tre cose.

Il lettore annuisce immediatamente con la testa. Ma poi il testo dice: "Solo ai migranti". L'asimmetria espressa è profondamente ingiusta. Il fenomeno dell'intolleranza e del razzismo esiste anche da parte dei migranti nei confronti della popolazione locale. Il fatto che tali temi non siano nemmeno menzionati caratterizza questo patto come unilaterale, e il fatto che canti la canzoncina della migrazione, è profondamente ingenuo.

Münchenberg: non c'è stato abbastanza dibattito pubblico?

Merkel: Sì! Questa non è solo un'accusa da fare al governo federale. Il dibattito pubblico avrebbe dovuto essere accolto con piu' convinzione dai media, con piu' forza e con piu tempo. Ma i partiti di governo hanno già commesso l'errore di trasformare il tema in un argomento per una discussione superficiale al Bundestag, sarebbe invece dovuto diventare l'argomento dominante, se non l'unico, di un dibattito parlamentare su larga scala. Questo patto influenzerà politicamente e sostanzialmente uno dei temi piu' importanti per il futuro di questo paese. Si tratta di un tema genuinamente parlamentare. A tale proposito, francamente, ho trovato vergognoso che sia stata proprio AfD a costringere il Parlamento ad affrontare il tema in questa modalità. Non è un elogio per AfD, ma un rimprovero per gli altri partiti.

Münchenberg: dall'altro lato la domanda sorge spontanea : se così tanti paesi continuano a sostenere questo patto, sono tutti ingenui?

Merkel: le dirò una cosa. 100 dei 180 stati che lo sostengono sono degli stati canaglia, secondo i nostri criteri, sono stati non democratici. Se ne fregheranno altamente del patto, per quanto il patto li metta a dura prova. Molti altri paesi sono paesi di partenza, e dicono: può essere abbastanza buono per noi, se dovesse essere il contrario, lo ignoriamo. Il piccolo gruppo di stati realmente e veramente costituzionali ha un livello considerevole di scetticismo.

Ci sono anche altri paesi, ne sono abbastanza sicuro - conto sull'Olanda e la Danimarca, per quanto stiano acclamando il testo - faranno delle riserve e tra poche settimane, dopo la firma di Marrakesch, il patto sarà sottoposto al voto dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite come risoluzione e in quell'occasione ci saranno molte altre riserve. Ciò nel diritto internazionale è possibile, e viene praticato da sempre. Penso che anche il governo federale dovrebbe farlo.
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lunedì 10 dicembre 2018

Volkswagen ci ricasca

I tedeschi si sa sono molto bravi nel far rispettare le regole, soprattutto agli altri. Handelsblatt ci spiega l'ultimo scandalo made in Wolfsburg: recall e riacquisto di diverse migliaia di auto vendute in Europa e Nord America con dei documenti di immatricolazione falsi in quanto non corrispondevano alle reali caratteristiche dei veicoli commercializzati. Tutto questo ovviamente accadeva anche negli anni in cui l'azienda faceva finta di scusarsi per lo scandalo del diesel. Ne parla Handelsblatt


La lettera di Wolfsburg è molto chiara. "Nell’ambito di un controllo interno  abbiamo scoperto che in un determinato periodo di tempo sono stati venduti dei veicoli le cui caratteristiche di costruzione potrebbero non soddisfare le condizioni per la produzione di serie al momento della vendita", è scritto nella lettera di Volkswagen indirizzata al titolare della Passat. Ci sarà pertanto un recall: "sfortunatamente, il tuo veicolo è interessato da questa misura", prosegue la lettera.

E non è tutto: "vogliamo ricomprare il tuo veicolo per escludere ogni possibile danno".

In parole povere ciò significa che VW per anni ha venduto veicoli senza documenti di immatricolazione validi. E questo non riguarda solo i clienti tedeschi, ma anche gli acquirenti nel resto d’Europa.

C’è anche il problema delle auto vendute in Nord America. I clienti negli Stati Uniti, ad esempio, sono stati riforniti con dei veicoli prodotti nello stabilimento VW in Messico, anche questi prodotti e venduti senza documenti validi. Il problema è stato segnalato per la prima volta la scorsa settimana dalla rivista specializzata "Auto, Motor und Sport" .

Volkswagen parla di veicoli di pre-produzione. Prima del lancio effettivo di un nuovo modello, ogni produttore per scopi interni prepara in anticipo rispetto al lancio alcune migliaia di auto. Le case automobilistiche utilizzano mezzi di questo tipo in occasione delle fiere o dei test drive. Le auto possono, ma non devono necessariamente, differire dalle auto che in seguito saranno prodotte in serie.

Sebbene il numero dei modelli di pre-produzione venduti senza un'approvazione legale valida non raggiunga nemmeno lontanamente la dimensione dello scandalo del diesel, nell’ambito del quale il gruppo VW ha manipolato in tutto il mondo circa undici milioni di veicoli, auto che di fatto sono state vendute senza una valida autorizzazione legale per la circolazione su strada.

Anche questa pratica tuttavia ancora una volta infrange la credibilità del gruppo. Volkswagen ha nuovamente venduto prodotti con una falsa promessa. Un problema in piu' per il CEO Herbert Diess, che aveva promesso una ripartenza dell’azienda - senza alcuna manipolazione.

Rischi per gli automobilisti

Volkswagen conferma che negli anni in questione sono stati venduti modelli di pre-produzione senza un’approvazione. Fra il 2006 e il 2018 i veicoli coinvolti sarebbero circa 6.700, di cui circa 4.000 venduti in Germania. In teoria tale vendita sarebbe anche consentita, afferma il portavoce della società nel tentativo di difendere l’operato dell’azienda.

"Si è tuttavia omesso di documentare quello che sui veicoli interessati non è standard", ha detto un portavoce di VW. Nel frattempo Volkswagen avrebbe modificato le procedure interne. Ora viene chiaramente indicato in quale misura i modelli di pre-produzione differiscono dai successivi veicoli di serie.

Volkswagen ha giustificato il riacquisto con dei problemi di sicurezza irrisolti. Dal momento che non può più essere chiarito in maniera definitiva cosa è stato realmente modificato sulle singole vetture, il riacquisto è l'alternativa piu’ sicura. I circa 6.700 veicoli interessati differiscono significativamente l'uno dall'altro. A volte è sufficiente un piccolo aggiornamento del software, a volte è il sistema di navigazione a dover essere sostituito, ma a volte è anche possibile che per diverse ragioni l'auto non possa piu’ essere utilizzata e debba solo essere rottamata.

Sebbene Volkswagen prometta di risarcire adeguatamente i propri clienti, molti nel frattempo hanno perso fiducia nell’azienda. VW assicura che il richiamo è "un approccio preventivo e proattivo". L'azienda inoltre non è a conoscenza di incidenti o lesioni personali associate ai modelli di pre-produzione.

L'intero richiamo è alquanto "increscioso" per Volkswagen, ma non può essere paragonato allo scandalo del diesel. L’azienda in merito al ritiro sta anche lavorando a stretto contatto con le autorità di regolamentazione.

Vw potrebbe avere anche dei guai con il Ministero federale dei trasporti tedesco. Una portavoce domenica ha confermato che il ministero sta valutando se vi sono le condizioni per una possibile multa nei confronti di Volkswagen – in quanto i requisiti per l’immatricolazione non sono stati soddisfatti.  Potrebbero essere necessarie alcune migliaia di euro per ogni auto coinvolta.

Ad essere particolarmente infastidita è la struttura commerciale di Volkswagen. "Ora dobbiamo cercare di riparare ai danni che Wolfsburg ha causato ai clienti", riferisce un concessionario della Germania meridionale. Vendere auto che di fatto sono senza documenti di immatricolazione validi - "una cosa del genere non era mai accaduta prima".

Conseguenze legali

Anche fra i concorrenti l'approccio di Volkswagen non è affatto comprensibile. Sul mercato tedesco i veicoli di pre-produzione "non sono mai stati venduti", ha detto domenica un portavoce di Volvo. Anche Daimler afferma di non aver mai commercializzato i veicoli di pre-produzione. "È un errore enorme averlo fatto", ha dichiarato un rappresentante del settore auto. Anche per Opel una cosa del genere sarebbe impensabile, ha detto un portavoce. "In realtà, queste vetture non sono idonee alla circolazione", ha aggiunto Stefan Bratzel, professore presso il Center of Automotive Management (CAM) di Bergisch Gladbach vicino  Colonia.

Il piu’ importante rappresentante dei consumatori tedeschi, Klaus Müller, in riferimento al richiamo di migliaia di auto da parte di VW, ha risposto con delle critiche molto dure. Per le persone colpite si tratta "di una brutta sorpresa sotto l'albero di Natale", ha dichiarato il presidente della Verbraucherzentrale-Bundesverbands (VZBV) ad Handelsblatt

“Il fatto che si tratti di modelli VW venduti fra il 2006 e il 2018, quindi anche tre anni dopo che lo scandalo del diesel è diventato pubblico, mostra che Volkswagen non ha capito nulla", afferma Müller. "Che ora a quanto pare vengano messi in conto anche dei rischi per la sicurezza delle persone nella misura in cui vengono portati sul mercato in maniera impropria dei veicoli di prova, corrisponde ad un comportamento che supera ogni pratica precedente in materia di ambiente e salute delle persone e rappresenta un altro enorme fallimento dei vertici aziendali".

VW deve "finalmente cambiare la propria mentalità, la politica deve intervenire", ha chiesto Müller. "E noi difensori dei consumatori tuteleremo con risolutezza i diritti delle persone colpite", ha aggiunto il leader della VZBV.

Gli avvocati si stanno preparando per ulteriori conseguenze legali nei confronti di Volkswagen. Nel caso in cui le auto non soddisfino le caratteristiche previste, "si dovrà prendere in considerazione quanto indicato dalla garanzia sul prodotto”, ha dichiarato Daniel Wuhrmann, esperto di responsabilità sul prodotto di Berlino. Inoltre, sono pensabili anche delle richieste di danni - "a causa dei costi sostenuti dagli acquirenti dovuti ai veicoli difettosi".
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domenica 9 dicembre 2018

Lafontaine: l'elezione di AKK è il proseguimento del merkelismo con un altro volto

Oskar Lafontaine si rallegra per la mancata elezione di Friedrich Merz alla presidenza della CDU e avverte: l'elezione di Annegret Kramp-Karrenbauer rappresenta il proseguimento del merkelismo, con un altro volto. Oskar Lafontaine dal suo profilo FB.



È positivo che il lobbista degli squali finanziari, Friedrich Merz, non sia stato eletto. La sua "Agenda per le persone laboriose" non era un programma per i molti che lavorano nel settore a basso salario, nelle costruzioni, nei macelli, nella raccolta degli asparagi, nella pulizia degli esercizi commerciali, o nella consegna dei pacchi, da Amazon, ecc. Chi, come Merz, è contrario ad un salario minimo decente, sostiene Hartz IV e consiglia alle persone povere di fare previdenza sociale investendo in azioni, non conosce le preoccupazioni e le difficoltà di queste persone realmente laboriose.

Annegret Kramp-Karrenbauer rappresenta la continuazione della politica di Angela Merkel. La politica di Merkel viene considerata dal mainstream giornalistico come la "socialdemocratizzazione della CDU". E' evidente: i commentatori sono vittime della loro stessa propaganda, altrimenti non scriverebbero tali assurdità. In effetti, a parte la Linke, tutti i partiti negli ultimi anni sono diventati neoliberisti. La CDU ha perso la sua corrente sociale e la SPD per questa ragione sta morendo.



Fare politica socialdemocratica un tempo significava: costruire, non smantellare lo stato sociale


Mentre Schröder si inchinava davanti alle associazioni dei datori di lavoro e imponeva il "più grande smantellamento dello stato sociale del dopo guerra" (FAZ), la CDU di Merkel rafforzava ulteriormente le sue "leggi di riforma".

Fare politica socialdemocratica un tempo significava: buon vicinato in Europa

Il nazionalismo dell'export ampiamente presente in tutti i partiti, unito al Sacro Graal dello Zero Nero, divide l'Europa e ci porta ad una situazione in cui dopo la Brexit ora viene minacciata anche l'uscita dell'Italia dall'Unione Europea.

La politica socialdemocratica si basava sulla pace e il disarmo.

Il suo punto forte è stata la Ostpolitik di Willy Brandt. Merkel ha invece permesso che le truppe tedesche tornassero a ridosso del confine russo. Lei è il fedele vassallo dell'imperialismo americano, che circonda la Russia e la Cina, è uscito dal trattato ABM, vuole sospendere unilateralmente il trattato INF e con le guerre commerciali, le operazioni segrete delle sue forze speciali e le guerre a suon di bombe destabilizza tutto il mondo.

Il neoliberismo praticato da Merkel - "democrazia conforme al mercato" - distrugge la coesione della società, porta al rafforzamento di AFD e alla fine mina le basi della democrazia.



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