giovedì 21 giugno 2018

Merkel divide l'Europa ed è ricattabile

Nell'estate del 2015 Merkel decideva unilateralmente, senza consultare gli altri paesi europei, di far entrare in Germania un milione di migranti. Quella scelta ha avuto conseguenze enormi e ora i tedeschi devono pagare il prezzo di quell'errore: il ricatto dei francesi i quali avrebbero strappato a Merkel la promessa di creare un budget autonomo per l'eurozona in cambio dell'appoggio di Macron nel tentativo di fare fuori (politicamente) il leader della CSU Horst Seehofer. Dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, un commento del condirettore Holger Steltzner.


Angela Merkel sostiene di voler evitare divisioni all'interno dell'UE. Allo stesso tempo pero' con la sua politica di benvenuto e con gli euro-salvataggi sta creando altre fratture fra gli stati membri. Anche se negli uffici della cancelleria federale di Berlino nessuno vorrebbe sentirlo dire: tre anni fa, improvvisamente e unilateralmente, senza consultare i suoi partner europei (ad eccezione dell'Austria) decise di aprire i confini ad oltre un milione di migranti senza prima aver chiarito la loro identità e il loro diritto a richiedere l'asilo. Le conseguenze sono state enormi: per la Germania, per l'UE, per i paesi arabi e per l'Africa. Merkel tuttavia insiste nel sostenere di non aver sbagliato.

Una conseguenza immediata è stato il voto sulla Brexit, perché le immagini di un afflusso illimitato sono state la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso britannico. In Germania la decisione solitaria di Merkel ha portato ad una seconda e duratura ripresa elettorale di AfD, e ad essere sotto stress non sono solo i gruppi parlamentari della CDU e della CSU. Anche il clima sociale da allora è diventato sempre piu' tossico. Il fallimento e gli scandali del Bamf lasciano sbalorditi, come del resto l'accumularsi dei cosiddetti casi isolati simili a quello di Susanna F. Nessuno capisce perché persino i terroristi islamici possano rientrare legalmente in Germania. Perfino la nazionale non è piu' un modello per un'integrazione di successo, dopo che Özil e Gündogan hanno posato con il "venerabile" presidente Erdogan in campagna elettorale, sebbene non abbiano un passaporto turco.

Si è resa ricattabile

Annegret Kramp-Karrenbauer potrebbe implorare l'eredità europea di Helmut Kohl. Ma c'è il rischio che le ricada sulla testa quando il segretario generale della CDU, nella battaglia con la CSU, vorrebbe erigere a principio europeo la necessità di evitare l'unilateralismo nazionale a scapito degli altri stati europei. Il cancelliere federale austriaco Sebastian Kurz ha fatto un commento appropriato in merito: "non siamo noi i colpevoli nella questione migratoria". Oppure come dicevano i danesi: "puoi anche invitare qualcuno da te, ma dopo non puoi metterti a discutere su chi deve essere a pagare il conto".

Quella decisione unilaterale ha reso la Cancelliera ricattabile, come del resto hanno rilevato le negoziazioni con il presidente francese Emmanuel Macron. La "Dichiarazione di Meseberg", messa insieme precipitosamente, rivela soprattutto una cosa: la situazione di emergenza di Merkel. Diversamente da quanto concordato con la CSU, la Cancelliera è dovuta andare incontro al desiderio di Macron di dotare l'eurozona di un budget autonomo, per questo il presidente francese la sostiene sui temi della politica sull'asilo. La CSU vorrebbe invece  convocare immediatamente una riunione di coalizione. C'è molto di piu' in gioco della stabilità finanziaria. Perché secondo i desideri di Macron a decidere sul budget della zona euro dovrebbero essere solo 19 stati. C'è il rischio di una nuova spaccatura con i vicini orientali della Germania, Polonia e Rep. Ceca, e con i vicini del nord, Danimarca e Svezia, che dell'euro non ne vogliono sapere.

La CSU non puo' aspettare perchè presto in Baviera si vota. Il Ministro dell'Interno Horst Seehofer (CSU), per buone ragioni, ha annunciato per il futuro di voler respingere alle frontiere tedesche i rifugiati già registrati, in quanto cio' corrisponde al quadro giuridico tedesco e all'attuale legislazione dell'UE, come spiegato anche dai principali costituzionalisti. Riuscirà il vertice UE sull'asilo, convocato in tutta fretta per questo fine settimana, a impedire la divisione fra i "partiti gemelli" CDU e CSU?

La politica del benvenuto di Merkel ha trasformato la legge tedesca sull'asilo in una legge per la richiesta di asilo che quando deve decidere in merito all'ingresso nel sistema sociale tedesco non fa alcuna distinzione fra i rifugiati politici, i migranti economici e l'immigrazione. Chiunque alla frontiera dica asilo avrà diritto ad una richiesta di durata per lo piu' indefinita, sebbene non avrebbe alcun diritto per vivere nello stato di propria scelta. Bisogna leggerlo lentamente per poterlo capire: il ministro dell'interno vuole applicare le leggi attualmente in vigore in Germania, motivo per cui la Cancelliera minaccia di licenziarlo. E poi Merkel promette a Macron anche i miliardi necessari per i suoi piani sull'eurozona, nel tentativo di farsi aiutare da Parigi a sconfiggere Seehofer.

martedì 19 giugno 2018

Cosa dicono le statistiche tedesche sulla criminalità fra i richiedenti asilo?

Trump accusa il governo tedesco di falsificare i dati sulla criminalità fra i migranti, è possibile, e non è certo il solo a pensarlo. Tuttavia vale la pena dare un'occhiata ai dati ufficiali presentati dal Ministero dell'Interno tedesco ad inizio maggio in merito alla criminalità fra i richiedenti asilo (Zuwanderer), vale a dire circa 1.6 milioni di persone in cerca di protezione, poco meno del 2% della popolazione complessiva. Anche i dati del ministero tuttavia evidenziano una forte crescita della criminalità, soprattutto rispetto al 2014, l'ultimo anno prima degli arrivi di massa. Il rapporto completo è disponibile qui. Ne parla Epoch Times



"La Germania sicura come non accadeva da 25 anni!", cosi' ripeteva con entusiasmo il coro mediatico quando ad inizio maggio il Ministro degli interni Horst Seehofer ha presentato le statistiche sulla criminalità (Polizeiliche Kriminalstatistik, PKS), lamentandosi allo stesso tempo del fatto che stranamente l'ingenuo cittadino tedesco si era fatto un'altra impressione.

Cio' di cui i summenzionati media a titolo precauzionale non hanno voluto parlare è stato invece pubblicato nel "Rapporto federale 2017 sulla criminalità nel contesto della migrazione". Il tentativo di non parlare dei contenuti del rapporto aveva naturalmente dei buoni motivi: la statistica mostra ancora una volta l'aumento della criminalità fra i richiedenti asilo a partire dal 2014 (attualmente in Germania ci sono 1.6 milioni di persone catalogate come richiedenti asilo, rifugiati riconosciuti o persone tollerate), vale a dire l'anno prima che il governo Merkel aprisse le frontiere per tutti.

Nel complesso, rispetto all'anno precedente, la proporzione dei reati commessi da questo gruppo è rimasta costante, ammonta tuttavia ad uno sbalorditivo 9.3% di tutti i reati risolti. Considerando una quota sulla popolazione complessiva inferiore al 2%, questo già di per sé solleva delle questioni (in particolar modo rispetto allo slogan ripetuto ad oltranza secondo il quale "i rifugiati non sarebbero piu' criminali dei locali"). Piu' interessante tuttavia è il confronto con l'anno 2014, nei confronti del quale si registra un aumento del 252% ed una crescita da 115.000 a 290.00 del numero dei reati commessi.


Ancora piu' drammatico è l'aumento nell'ambito della criminalità violenta, cioè i reati contro la vita, i reati sessuali e le cosiddette aggressioni violente (Roheitsdelikten). Per quanto riguarda i crimini contro la vita (omicidio, omicidio colposo, assassinio su commissione), rispetto all'anno precedente (2016), il numero dei casi con almeno un sospettato migrante è cresciuto di almeno il 16.1%, dal 2014 invece del 366 %, passando da 122 a 447 casi. Particolarmente sorprendente in questa area è l'elevata percentuale sul totale dei delitti commessi (15%). Meno del 2% della popolazione commette il 15% dei reati.


Le statistiche mostrano uno sviluppo simile anche fra i cosiddetti "delitti contro l'autodeterminazione sessuale". L'enorme aumento rispetto all'anno precedente è tuttavia dovuto principalmente ad un cambiamento delle leggi penali in materia di delitti sessuali. Ma anche ripulendo i dati secondo la vecchia legge, con 3.597 reati avremmo un nuovo record. Rispetto al 2014 l'aumento è stato del 379%, passando da 949 a 3.597 reati. Anche in questa area di criminalità meno del 2% della popolazione ha commesso l'11.9% di tutti i reati risolti.


Un po' meno drammatico rispetto all'anno precedente, ma solo ad un primo sguardo, è lo sviluppo nell'ambito delle cosiddette "aggressioni violente" (Roheitsdelikten). Queste comprendono principalmente le lesioni fisiche, le privazioni della libertà e le rapine. Rispetto all'anno precedente l'aumento è del 2.8%, mentre la quota di migranti sul numero totale dei reati commessi in questo ambito è del 10.3%. Ancora piu' drammatico è il confronto con il 2014, che registra un aumento del 383 %, passando da 18.512 a 71.000 casi. Questo numero cosi' alto ha sicuramente un ruolo nel determinare il senso di sicurezza percepito dai cittadini in quanto il pericolo di restare vittima di un reato commesso da questa parte della popolazione è aumentato significativamente.


Un altro dato sconcertante lo si trova a pagina 54 dell'opuscolo sotto la voce "costellazione di casi: sospettato migrante - vittime tedesche". Secondo questi dati nel 2017 è stato registrato un nuovo record con un + 23.7 % rispetto all'anno precedente (31.597). Nella costellazione inversa (sospettatto tedesco, vittima migrante) sono stati registrati 6.832 casi. Vale a dire un rapporto di 5.7 a uno.

Nella Germania piu' sicura dal 1992, o almeno cosi' ci dicono, ci sono state circa 40.000 vittime di reati presumibilmente commessi da persone in "cerca di protezione", vale a dire quasi sei volte in piu' che nella costellazione opposta.

Ciò significa che ogni singolo giorno dell'anno oltre 100 cittadini sono vittime di crimini con almeno un richiedente asilo come sospettato, e la tendenza è in aumento.



lunedì 18 giugno 2018

Intervista a Lucio Baccaro: "a forza di tirare, la corda italiana potrebbe rompersi"

Non capita spesso che un italiano in Germania raggiunga una posizione di vertice, Lucio Baccaro, economista e filosofo italiano, da qualche mese invece è il nuovo direttore del prestigioso Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung (MPIfG) di Colonia. Intervistato da Die Zeit prova a spiegare ai tedeschi che la fine dell'euro in Italia non è piu' un argomento tabu' e che forse bisognerebbe iniziare a parlare di un possibile divorzio consensuale fra i paesi della zona euro, prima che sia troppo tardi. Un'ottima intervista uscita pochi giorni fa su Die Zeit



Zeit: Herr Baccaro, l'Italia fa tremare l'Europa. Una Lega neofascista forma una coalizione con un Movimento 5 stelle difficile da collocare. Come siamo potuti arrivare a questo punto?

Baccaro: l'economia italiana ristagna da quasi 20 anni. Il prodotto interno lordo pro-capite è ancora inferiore rispetto a quello del 1999. L'alto livello di indebitamento pubblico deriva principalmente dagli anni '70 e '80, quando fu creato lo stato sociale italiano. E' in quel momento che si è creato l'enorme debito pubblico con il quale il paese ha dovuto lottare fino ad oggi. Sin dagli anni '90 - con l'eccezione del 2009 - l'Italia ha sempre registrato un avanzo primario di bilancio.

Zeit: apparentemente l'Italia dal punto di vista economico sta facendo passi avanti

Baccaro: io non credo. L'Italia è ancora il paese la cui economia sta crescendo meno di qualsiasi altro paese, incluso il Regno Unito. E gli ultimi dati suggeriscono che i consumi e l'export sono in calo.

Zeit: il filosofo Angelo Bolaffi sulla Süddeutsche Zeitung afferma che la crisi italiana ha poco a che fare con l'introduzione dell'euro

Baccaro: io credo che su questo punto abbia torto. A mio parere l'ingresso nell'euro ha ridotto il tasso di crescita italiano. Naturalmente non possiamo dirlo con certezza, perché non possiamo portare indietro la ruota della storia e vedere cosa sarebbe accaduto se l'Italia fosse rimasta fuori dall'euro. Una cosa è certa: prima dell'introduzione dell'euro l'economia italiana cresceva come quella degli altri paesi europei o addirittura piu' velocemente.

Zeit: come ricercatore si è fatto un nome in quanto è riuscito a coniugare l'analisi dei sistemi politici ed economici. Ora i neofascisti del nord si stanno coalizzando con un partito anti-establishment che ha un grande successo al sud. Entrambi formano, come direbbe lei, un blocco sociale. E' rimasto sorpreso?

Baccaro: soprattutto sono rimasto sorpreso dal fatto che il collasso del sistema dei partiti non si sia verificato prima. Il motivo per me - per dirla con una formula dello scienziato politico Fritz Scharp - è la cosiddetta mancanza di "legittimazione da risultato". I governi precedenti, da Monti, a Letta a Renzi a Gentiloni hanno ripetuto che la crisi era stata superata e che si poteva vedere la luce alla fine del tunnel. In verità le condizioni economiche non sono migliorate in maniera sostenibile. Matteo Renzi del PD inizialmente ha raccolto una grande approvazione in quanto era stato capace di presentarsi come un uomo politico nuovo che avrebbe portato la svolta decisiva. Ma non ci è riuscito.

Zeit: poichè i problemi sono rimasti gli stessi, gli elettori votano partiti sempre piu' radicali?

Baccaro: votano per le persone e i partiti che sono ancora piu' nuovi e che prometteno un cambiamento di rotta ancora piu' deciso. L'italia si trova alla continua ricerca di nuove persone e di nuovi partiti, mentre il loro ciclo di vita si accorcia sempre di piu'.

Zeit: che cosa unisce la sinistra anti-istituzionale con la destra radicale?

Baccaro: la coalizione fra Lega e Cinque Stelle è meno strana di quanto potrebbe sembrare ad un primo sguardo. Entrambi sono partiti anti-sistema, entrambi mettono il "popolo" al di sopra delle "elite". Entrambi sono euroscettici, la Lega piu' dei 5 Stelle, che negli ultimi tempi ha allentato la sua retorica anti-UE, soprattutto per motivi tattici. Hanno molto in comune - altrimenti non sarebbero mai stati in grado di mettersi d'accordo su di un programma di governo in cosi' poco tempo.

Zeit: il suo predecessore Wolfgang Streeck accusa l'UE di prescrivere ai suoi stati membri un insieme neoliberale di regole, fin nel piu' piccolo dettaglio, eliminando cosi' ogni spazio nazionale di manovra. La protesta populista si scaglia proprio contro questa punto, sia da sinistra che da destra. Condivide questa posizione?

Baccaro: sono d'accordo con questo punto di vista, ma lo riformulerei in un altro modo. Le regole di coordinamento dell'eurozona prevedono un solo meccanismo di aggiustamento all'interno dell'area dell'euro: la svalutazione interna. Se il paese ha un deficit della bilancia dei pagamenti dovrà compensarlo con una deflazione nei confronti degli altri paesi membri. E questo non solo è doloroso, ma anche inefficace. Le unioni monetarie possono funzionare solo se dispongono di meccanismi in grado di garantire aggiustamenti simmetrici. Vale a dire: i paesi in surplus devono fare la loro parte nell'aggiustamento strutturale. La strategia della svalutazione interna ha portato ad una perdita di credibilità della politica.

Zeit: sta parlando del paese dell'eccedenza, la Germania. Perché è la Germania ad avere il ruolo del  cattivo nel gioco?

Baccaro: la maggioranza degli italiani è stufa delle politiche di austerità. Non credono piu' all'argomento secondo il quale devono fare solo un'altra riforma strutturale per far tornare a splendere il sole. Negli anni scorsi si sono fatte molte riforme, ad esempio delle pensioni e del mercato del lavoro, ma la crescita non è tornata.

Zeit: lei è molto gentile nei confronti della Germania. Che cosa hanno fatto di sbagliato la sig.ra Merkel e il sig. Schäuble?

Baccaro: la rabbia degli italiani è diretta principalmente contro i loro stessi politici, non contro i tedeschi. E la maggioranza è contraria ad un ritorno alla lira. Tuttavia, gli articoli offensivi apparsi recentemente sulla stampa tedesca hanno attirato molta attenzione e causato molta animosità. E per quanto riguarda Frau Merkel, Herr Schäuble oppure gli altri politici, trovo difficile accusarli di qualcosa di diverso dalla miopia. Sono politici eletti e fanno cio' che pensano sia meglio per i loro elettori. Fino ad ora la strategia della crescita tedesca ha funzionato bene, anche se non per tutti allo stesso modo in Germania. L'errore di alcuni politici tedeschi è stato ritenere che cio' che ha funzionato per la Germania, probabilmente funzionerà anche altrove. Dovrebbero tuttavia capire una cosa: è impossibile che tutte le economie possano essere orientate all'export allo stesso tempo. E devono anche capire che la corda si puo' spezzare, se la si tira troppo. Forse ha già iniziato a rompersi.

Zeit: Emmanuel Macron vorrebbe evitarlo e per questo propone un parlamento della zona euro. Servirebbe ad evitare l'impressione fatale che sia la Germania in Europa ad avere l'ultima parola?

Baccaro: si' un parlamento dell'Eurzona potrebbe aiutare. Ma dovrebbe avere anche un potere reale su di un bilancio europeo con capacità di tassazione su scala europea. Inoltre, dovrebbe essere in grado di legittimare democraticamente l'introduzione di meccanismi di aggiustamento simmetrici. Cio' trasformerebbe l'Eurozona in una vera unione politica. Per il momento vedo poche possibilità. Non abbiamo bisogno di un parlamento che abbia solo un potere simbolico.

Zeit: Angela Merkel ha tenuto Emmanuel Macron per mesi in attesa di una risposta. Possiamo dire che l'iniziativa di Macron è già fallita - proprio ora, che in Italia al potere c'è un governo eurocritico e l'Europa dopo la debacle del G7 dovrebbe parlare con una sola voce?

Baccaro: al contrario, la posizione di Macron potrebbe essere rafforzata dalla turbolenze. Il governo tedesco potrebbe avere la sensazione di dover fare qualcosa. Dal mio punto di vista le proposte di Macron non si spingono sufficientemente avanti. Non sono in grado di risolvere la crisi italiana - e questa crisi rappresenta la piu' grande minaccia per l'UE.

Zeit: che cosa non le piace dei piani di Macron?

Baccaro: Macron vorrebbe un certo livello di messa in comune del rischio in materia di debito pubblico, per questo si scontra con la resistenza tedesca,. Allo stesso tempo vorrebbe rafforzare la capacità dei mercati finanziari di punire i paesi con un alto debito, come l'Italia. Temo che cio' accelererebbe la crisi, invece di fermarla. Supponiamo ci sia un attacco speculativo da parte dei mercati, il governo italiano non sarebbe tanto facilmente disposto a negoziare un memorandum con la troika di Bruxelles. A quel punto tutto sarebbe possibile. Potrebbe essere la fine dell'euro.

Zeit: il governo potrebbe semplicemente dimettersi

Baccaro: si' la pressione dell'eurozona e dei mercati finanziari potrebbe portare ad una capitolazione del governo, come nel caso del governo greco nel 2015. Questo scenario tuttavia secondo me è alquanto improbabile. La mia ipotesi è che se il nuovo governo dovesse trovarsi con le spalle al muro - come accadde allora al governo greco - preferirebbe far saltare in aria l'intero edificio. In un altro scenario invece l'UE accetterebbe che in Italia è la crescita ad avere la priorità e che il paese puo' applicare dei criteri meno stringenti sul deficit.

Zeit: i tedeschi non sarebbero particolarmente entusiasti

Baccaro: il governo tedesco dovrebbe modificare il suo corso politico in merito alla riforma dell'eurozona. Ma non credo sia molto probabile.

Zeit: non c'è altra soluzione?

Baccaro: tutt'altro. Si tratterebbe di ammettere che i sistemi economici dell'eurozona sono fra loro troppo diversi per una coesistenza pacifica. Per farlo bisognerebbe negoziare i termini di un divorzio consensuale. Questo dovrebbe essere fatto in modo che i partner, anche in seguito, possano continuare a parlarsi.

Zeit: se l'euro fallisce, fallisce l'Europa

Baccaro: credo di aver chiarito che è l'euro a rischiare di crollare, speriamo non accada all'Europa. Tuttavia ci troviamo ad un punto critico. Dobbiamo separare l'idea d'Europa dalla realtà concreta dell'euro. Il fallimento dell'euro, se dovesse arrivare, non dovrebbe portare al fallimento dell'Europa.

domenica 17 giugno 2018

Sie schaffte es nicht, ovvero la promessa non mantenuta di Merkel

All'apice della crisi dei migranti nel 2015 Merkel aveva solennemente promesso ai tedeschi: "wir schaffen das!". Lo scandalo Bamf ha mostrato invece l'inadeguatezza del governo nel gestire le richieste di asilo: il Bamf di Brema ha concesso lo status di rifugiato a migliaia di migranti senza che ne esistessero le condizioni giuridiche. Il brutale omicidio della bambina di Magonza ha ulteriormente contribuito a cambiare il quadro complessivo e ora Merkel deve fare i conti con chi l'accusa di aver fallito politicamente. Ne parla un ottimo Petr Bystron su The European.

Fu Merkel a decidere di aprire i confini. Ed è stata sempre Merkel a voler spostare su di sé anche i relativi processi decisionali - delegati all'allora capo della Cancelleria Peter Altmaier. Sebbene il piano operativo per la protezione delle frontiere fosse già stato definito, Merkel, senza preavviso, scelse di aprire le frontiere. Presumibilmente per ragioni umanitarie. O anche per evitare che nei media si diffondessero brutte immagini di migranti respinti alle frontiere.

Tutti probabilmente sono d'accordo sul fatto che nelle situazioni di estremo bisogno si possano garantire aiuti umanitari. Anche la FDP recentemente ha fatto sapere che per loro "alcuni giorni di apertura" sarebbero stati sufficienti. Merkel invece scelse i "confini aperti per tutti" e in maniera illimitata. Si tratta piu o meno della linea ufficiale della Linke. Qualcosa del genere sarebbe applaudito anche dall'estrema sinistra dei Verdi e della SPD. Negli ambienti borghesi e conservatori probabilmente nessuno aveva realmente capito il vero significato dell'apertura illimitata, con tutte le sue sfortunate conseguenze.

Le dimensioni del problema che la valanga dei migranti avrebbe causato probabilmente erano note fin dall'inizio. Invece di cercare una soluzione adeguata ai problemi, Merkel ha preferito nascondersi dietro uno slogan infantile: "possiamo farcela!" (Wir schaffen das!). E' probabilmente un caso unico nella storia delle democrazie occidentali: un capo di governo di un paese industriale che per gestire una crisi profonda fa affidamento sul motto di "Bob dem Baumaister" - un cartone animato per i bambini fra i 3 e i 5 anni.

La promessa di Merkel „Wir schaffen das!“ si orientava in due direzioni. Da un lato voleva dire ai tedeschi: possiamo affrontare e vincere questa enorme sfida. In altri tempi, recitata da un'altra persona e con un pathos diverso, sarebbe stato uno stimolo per la società a mobilitare tutte le forze, a restare unita e ad aiutarsi a vicenda. Ma la narrazione mancava di credibilità. Una nazione è in grado di fare grandi cose quando le motivazioni di fondo sono serie e vere. I tedeschi lo hanno già fatto piu' volte nella loro storia: nel 1945 hanno accolto milioni di sfollati dall'est, nel 1956 hanno integrato i rifugiati dall'Ungheria, nel 1986 quelli dalla Cecoslovacchia. Negli anni '90 molti rifugiati provenienti dalla Jugoslavia in guerra hanno trovato rifugio in Germania.

Ma per i migranti del Nord-Africa e del Medio Oriente, prevalentemente giovani, sin dall'inizio la domanda è stata solo una: se stavano fuggendo da una presunta persecuzione nel loro paese d'origine, per quale ragione dovevano assolutamente arrivare in Germania? Nella loro "fuga" hanno attraversato diversi paesi, paesi nei quali noi stessi andiamo in vacanza - fra questi l'Austria, la Croazia e l'Italia. Si' i tedeschi nella loro storia hanno già fatto molto - ma questa sfida non volevano proprio raccoglierla.

Gli unici che negli ultimi tre anni in nome della carità hanno continuato a chiedere piu' "integrazione" e che davanti ad ogni ragazza violentata o assassinata continuano a chiudere gli occhi, sono i profittatori dell'industria dell'asilo. Gli applauditori della stazione di Monaco erano stati reclutati proprio da questi ambienti, come del resto gli organizzatori delle "manifestazioni per i rifugiati" contro i respingimenti. Sono professionisti della sinistra che da anni difendono la loro ideologia a spese del nostro stato e della nostra politica. 

Ma Merkel, con il suo "wir schaffen das", è naufragata anche nella seconda direzione della promessa. Si trattava infatti di una promessa fatta al popolo tedesco, ma anche al mondo intero: i nostri funzionari, le nostre autorità, riusciranno a gestire l'assalto dei migranti. Con l'efficienza, la diligenza e l'accuratezza tedesche riusciremo a far fronte a questo problema - il Bamf in questo senso aveva un ruolo centrale. Come appare sempre piu' chiaro, il Bamf non ce l'ha fatta. La Cancelliera ha scaricato sul paese un compito impossibile. E questo è il vero fallimento di Merkel. Dopo 3 anni di cattiva gestione, bisogna dire: "Sie schaffte es nicht!"

sabato 16 giugno 2018

Perché Merkel sul tema dei migranti è sempre piu' isolata

Nel 2015 Merkel decise unilateralmente di aprire le frontiere a centinaia di migliaia di migranti e profughi. Ora invece, dopo lo scandalo Bamf e l'omicidio della bambina di Magonza, il ministro degli interni Seehofer vorrebbe farla finita con la politica delle frontiere aperte della Cancelliera. Merkel sembra aver perso il contatto con la realtà del paese, ed è sempre piu' vicina alla fine politica. Cosa accadrà nei prossimi giorni? Prova a rispondere Epoch Times analizzando la stampa tedesca. 


Si potrebbe quasi dire che Berlino si trova in stato di emergenza. Da quando la Cancelliera Angela Merkel ha deciso di affrontare il suo ministro degli interni Horst Seehofer (oppure viceversa), la tensione nell'ambiente politico continua a salire. Fa davvero sul serio Horst Seehofer quando chiede controlli severi alle frontiere, oppure i suoi piani sono "solo fumogeni da campagna elettorale", come accusa Alice Weidel di AfD?

Riuscirà Seehofer con la sua forzatura a scavalcare la Cancelliera? Una cosa è certa, il ministro degli Interni, con la sua richiesta di respingere al confine tedesco i richiedenti asilo già registrati in un altro paese, negli ambienti dell'Unione trova più sostegno di Merkel, che invece non vuole affatto smuoversi e continua a puntare su una soluzione europea.

Ma anche in Europa nessuno sembra voler giocare la stessa partita della Cancelliera e la domanda si fa sempre piu' forte: che cosa la spinge ad andare avanti da sola? Ansgar Graw su Die Welt commenta il corso politico da solista di Merkel in Europa e scrive:

"Merkel, da allora, è stata e resta ancora da sola in Europa. A parte la promessa iniziale di prendersi dei piccoli contingenti (la Francia aveva accettato di accogliere 1000 rifugiati, la Danimarca 40), in seguito è venuta meno la volontà di seguire la Cancelliera nella sua politica delle frontiere aperte. Non solo la Polonia o l'Ungheria, ma anche gli austriaci, i danesi e i francesi hanno adottato una politica sempre più restrittiva. Emmanuel Macron, ad esempio, fa una chiara distinzione tra rifugiati politici e migranti economici".

Secondo Graw, era stata lei in solitario, il 4 settembre del 2015 dopo una telefonata con Vienna, ad aver "fatto aprire le frontiere per 7.000 o al massimo 9.000 rifugiati". Il giorno successivo pero' aveva poi chiesto ai costernati governi di Francia, Belgio e Danimarca se erano disposti ad accettare una parte dei 20.000 migranti effettivamente arrivati solo nel primo fine settimana.

Crisi di governo dopo 3 mesi di coalizione

L'oppositore politico di Merkel, Horst Seehofer, deve affrontare le elezioni in Baviera e quindi non ha altra "scelta". Lunedì vuole presentare un provvedimento ministeriale che prima deve essere approvato dalla segreteria della CSU.

Jörg Kürschner commenta sulla "Junge Freiheit": "Con un tale corso politico da solista, Seehofer vorrebbe scavalcare le competenze della Cancelliera previste dalla Costituzione. Se Seehofer nelle prossime settimane dovesse fare sul serio in merito al suo provvedimento ministeriale, la Cancelliera, per non perdere la faccia, dovrebbe licenziare il suo ministro degli interni. Il risultato sarebbe una crisi di governo con possibili nuove elezioni. Uno scenario realistico tre mesi dopo la formazione della coalizione fra CDU, CSU e SPD. Se si arriverà davvero a questo punto, lo si capirà nei prossimi giorni. In ogni caso la CSU è compatta dietro il suo segretario di partito".

Inoltre, Kürschner scrive anche che la Cancelliera dovrebbe riflettere sul suo futuro politico. La sua perdita di popolarità è immensa. Con la sua politica sui rifugiati ha diviso la Germania, ha diviso l'Europa, e ora è sul punto di dividere la CDU e la CSU, che a causa delle loro profonde differenze oggi hanno tenuto due riunioni separate.

Sbattere fuori Seehofer - governo alla fine?

E anche la "Bild" mette in guardia la Cancelliera chiedendole di fare una "inversione di marcia" - perché se Seehofer lunedi' dovesse imporre la sua posizione, la Cancelliera dovrà farlo fuori. Il governo sarebbe alla fine. E prosegue:

"Su questo tema Angela Merkel mette a rischio la stabilità politica del paese, del governo eletto, l'unità del suo fiero partito e rischia nuove elezioni con un'ulteriore crescita delle forze radicali. Tutto questo per una politica che la stragrande maggioranza delle persone in Germania, e il suo stesso partito, non vogliono piu"

La CSU con la propria testardaggine rischia molto, ma sul tema ha ragione, giudica la Bild. Non è piu' ragionevole "andare avanti con una politica le cui conseguenze non possono piu' essere affrontate dalle nostre autorità".

"La soluzione europea, che Merkel persegue ormai da tre anni, fino ad ora non c'è stata. E' ancora in condizione di poter tornare indietro e di salvare la faccia", cosi' secondo il giornale.

Una cosa del genere non è probabilmente mai avvenuta nella politica tedesca

La "Tagesspiegel" parla di una netta "cesura". La Cancelliera non appoggia il suo Ministro degli Interni e nel fare cio' non solo si mette contro la CSU, ma anche una gran parte della CDU. Merkel continua ad insistere sulla sua "soluzione europea".

Stephan-Andreas Casdorff commenta cosi': "La gestione del problema da parte di Merkel porta alla crisi. Merkel nei confronti della maggioranza dell'Unione si comporta come se ignorasse le obiezioni. Secondo il motto, non può essere ciò che non è permesso. Lei non spiega le sue idee, non fa campagna, non combatte, ma cerca piuttosto di far coalizzare nel corso del tempo".

"In questo modo tuttavia la Cancelliera, secondo un numero sempre crescente di critici, sta perseguendo una triplice divisione: quella dal suo stesso partito, quella fra CDU e CSU, e anche lei stessa si sta allontanando sempre piu' dalla realtà".

Se Merkel insiste con il suo atteggiamento, prosegue Casdorff, resterà isolata anche fra le sue fila. Se resta isolata, il suo potere sarà seriamente in pericolo. La CSU è "determinata al massimo", cosi' ha dichiarato il segretario generale Markus Blume. "Forse lo è anche la Cancelliera, almeno fino al punto di perdere la sua posizione", cosi' Casdff.

giovedì 14 giugno 2018

Perché anche in Germania il vento è cambiato

Sono davvero lontani i tempi in cui Angela Merkel prometteva ai tedeschi: "wir schaffen das".  Dopo lo scandalo Bamf e il brutale omicidio della ragazza di Magonza, il sentiero per la Cancelliera è sempre piu' stretto: da un lato l'avanzata inarrestabile di AfD, dall'altro un alleato bavarese sempre piu' inquieto. Una cosa è certa, i tedeschi non la seguono piu'. Dal fuoco amico della FAZ.net, un commento molto interessante di Berthold Kohler


La CSU non vuol concedere alla Cancelliera nemmeno un'altra quindicina di giorni per trovare quella "soluzione europea" alla questione migratoria che da tanto tempo sta cercando. Il presidente bavarese Söder, il quale teme per le sorti del suo partito nella fase decisiva delle elezioni regionali, ha detto che "siamo alla partita finale per la credibilità". La paura della CSU di perdere la maggioranza assoluta in Baviera non è la sola a spingere Söder e Seehofer a schierarsi in un tandem insolitamente affiatato contro Merkel. Le raffinate antenne della CSU segnalano che dopo lo scandalo Bamf e l'omicidio di Susanna F., anche al di là dei confini bavaresi, molti tedeschi non ne vogliono piu' sapere di dover attendere soluzioni che potrebbero essere migliori - ma che, considerando le turbolenze presenti in molti paesi dell'UE, potrebbero anche non arrivare mai.

La CSU in ogni caso non vuole aspettare che la rivolta si diffonda anche in Germania sconvolgendone il panorama politico. Perché non solo i precedenti del Bamf e dell'omicidio della bambina di Mainz mostrano che molte delle rassicurazioni e delle previsioni lusinghiere fatte durante la luna di miele della "cultura del benvenuto" sono lontane dalla realtà, persino fuorvianti. Non si trattava solo di rifugiati vulnerabili, ma anche di criminali, predicatori di odio e terroristi. C'erano medici e infermieri, ma anche decine di migliaia di analfabeti. Sono arrivate anche persone disposte a integrarsi, ma anche molti migranti che volevano solo entrare nel sistema sociale tedesco.

Errori, omissioni, fallimenti

Anche nelle fasi successive del piano Merkel, quel "wir schaffen das" alle orecchie di molti tedeschi, è suonato sempre piu' come una presa in giro. Perché la Germania fino ad ora non ce l'ha fatta ad esaminare in maniera rapida e completa l'enorme massa di domande di asilo e a respingere coerentemente i richiedenti asilo le cui domande non erano state accolte. Lo scandalo Bamf, che ha chiaramente messo in luce il sovraccarico di lavoro causato dall'immigrazione di massa, ha fatto traboccare il vaso dell'incomprensione. Ma la peggiore accusa nei confronti degli errori, delle omissioni e dei fallimenti è arrivata dopo l'omicidio di Susanna F, presumibilmente commesso da un iracheno, il quale è riuscito poi a fuggire nel suo paese natale, verso il quale pero' in precedenza non si era riusciti ad espellerlo.

Anche il progetto di redistribuzione dei migranti con diritto di soggiorno all'interno dell'UE, proposto dalla Cancelliera, non si è mai concretizzato. Invece la disputa sulla politica migratoria è proseguita, e come ha detto l'ex presidente del consiglio italiano Prodi, si è trasformata "nella piu' grande bomba sull'orizzonte europeo".

L'esplosione di questa polveriera ora minaccia l'Unione (CDU+CSU) e quindi la Cancelliera Merkel. La miccia ha iniziato a bruciare nel giorno in cui a Seehofer è stato affidato il ministero dell'interno. Che il capo della CSU potesse dimenticare tutto quello che aveva detto in precedenza sulla politica per i rifugiati della Cancelliera, nonostante la sua famosa flessibilità, non poteva aspettarselo nessuno - soprattutto in un anno elettorale in cui la CSU ritiene di trovarsi sull'orlo del baratro.

Se la CSU e la Cancelliera si irrigidiranno sulle loro posizioni, sostenute per ovvie ragioni anche dai loro deputati, allora il raggruppamento dell'Unione e la coalizione di governo saranno alla fine. La CSU vorrà davvero rischiare - solo per due settimane? A onor del vero bisogna anche dire che Merkel ha avuto a disposizione 3 anni  per prendere le distanze da una politica sbagliata. Nei suoi 4 mandati da Cancelliera tuttavia non si è mai aggrappata a nessuna decisione come invece sta facendo ora con quelle prese durante "l'autunno del benvenuto".

sabato 26 maggio 2018

Perché il ricatto BCE è già iniziato

I cosiddetti "media di qualità" tedeschi nei giorni scorsi hanno parlato del presunto atteggiamento ricattatorio italiano, ma il vero ricatto probabilmente è già in corso ed è quello della BCE. Le parole, nemmeno troppo velate, di Vítor Constancio lo confermano e il copione sembra essere lo stesso della crisi greca del 2015. Ne parla Paul Steinhardt su Makroskop 


Nel mio ultimo contributo ho espresso la speranza che la BCE non si lasci piu' strumentalizzare politicamente "dalla Germania e dagli altri falchi del deficit". Le dichiarazioni in arrivo dagli ambienti della BCE e la crescita dei rendimenti sui titoli di stato italiani a 10 anni fanno tutavia temere che la BCE, come è già accaduto in Grecia, intenda dettare la politica di bilancio ad un governo eletto democraticamente.

Proprio nell'ultima „Financial Stabilty Review" (FSR) di ieri è contenuta la dichiarazione secondo la quale la "condotta di bilancio" di alcuni paesi con un elevato rapporto debito/pil potrebbe avere degli effetti sui rendimenti dei titoli di stato dell'area dell'euro. E' noto che il rapporto debito/PIL italiano, pari al 132% del PIL, nell'eurozona è superato solo dalla Grecia. Si tratta di una minaccia per niente velata da parte della BCE nei confronti del nuovo governo italiano: se non proseguite con l'austerità, allora lasceremo che i rendimenti sui titoli di stato italiani aumentino.

Il vicepresidente uscente della BCE Vítor Constancio conferma, in maniera non proprio diplomatica, la mia interpretazione in questo passaggio della FSR:

“Italy should keep within EU rules on its fiscal policy. That’s the message.”

Che questa affermazione non sia una vuota minaccia lo dimostra il confronto fra Germania e Italia sull'andamento negli ultimi 6 mesi del differenziale di rendimento dei titoli a 10 anni.


Naturalmente i media mainstream e la casta politica neoliberale dell'eurozona preferiscono interpretare la divergenza dei rendimenti come una preoccupazione e un avvertimento del "mercato dei capitali". Poiché BCE e Banca d'Italia tramite l'acquisto dei titoli di stato italiani possono influenzare i rendimenti a piacere, l'attuale differenziale di rendimento del 2% è chiaramente identificabile come un attacco politicamente motivato da parte di una BCE non legittimata democraticamente nei confronti di un governo eletto dalla maggioranza degli italiani.

La BCE in questo modo cerca di affondare i tagli fiscali e tutti i provvedimenti di politica sociale annunciati, che fra le altre cose comprendono un reddito di base per tutti i disoccupati, con l'argomento che i piani sarebbero in contrasto con gli obiettivi di bilancio dell'UEM. Non sorprende in questo contesto che ad esempio la Spagna tra il 2009 e il 2016 abbia registrato un deficit di bilancio compreso fra l'11% e il 5%. Ancora una volta viene dimostrato che non sono solo gli obiettivi di deficit ad essere arbitrari per i paesi dell'UEM, ma che è il sistema nel suo complesso ad essere arbitrario.

La caratterizzazione dell'euro come di una "prigione", fatta da Paolo Savona, attualmente in discussione come nuovo Ministro dell'Economia e delle Finanze, viene ancora una volta confermata da questo modo di operare. Resta solo da sperare che la democrazia italiana possa uscire da questa prigione alla svelta.