venerdì 20 gennaio 2017

La deriva negazionista di Alternative für Deutschland

AfD è un contenitore politico variegato, ma nell'Est del paese ci sono personaggi politici alquanto discutibili. Björn Höcke, leader di AfD in Turingia ed esponente dell'ala piu' nazionalista, durante il discorso di martedì a Dresda ha lanciato una svolta negazionista, forse solo una provocazione per dare visibilità al partito, la stampa tedesca tuttavia si interroga sulla vera natura di questo movimento. Da thueringen24.de
"Vorrei che foste i nuovi prussiani", ha detto martedì sera a Dresda davanti al suo pubblico il presidente regionale della AfD in Turingia Björn Höcke. Era stato invitato a parlare dalla Junge Alternative (JA), il gruppo giovanile della AfD. Nella sala da ballo del birrificio Watze, il discorso di Höcke è l'apice della serata, e il pubblico ha accolto il politico 44enne con grande calore e molti applausi. 

Ci riprenderemo la Germania pezzo per pezzo

Sono un oratore scomodo, ha detto all'inizio del discorso il politico della AfD parlando di sé. Dresda, secondo Hocke, è la capitale dei "cittadini coraggiosi", e dovrebbe diventare la capitale tedesca. Durante l'intervento il tono del discorso è andato crescendo. Il governo tedesco è un regime, secondo Höcke, "l'esercito tedesco è diventato una truppa d'intervento multiculturale al servizio degli Stati Uniti e una minaccia per il popolo tedesco". Secondo il teorico della razza Björn Höcke, la pace sociale in Germania sarebbe minacciata dall'importazione "di popolazioni straniere".

Il parlamentare regionale della AfD ha continuato con sempre maggiore intensità nella descrizione del suo scenario minaccioso. Solo la AfD puo' ancora salvare la Germania, ha spiegato Hocke al pubblico. "Ci riprenderemo la Germania pezzo per pezzo". Come questo dovrebbe accadere pero' non lo ha spiegato nei dettagli, tuttavia ha ripetuto piu' volte che il suo partito rappresenta "l'ultima possibilità di farlo in maniera pacifica".

Höcke: "il paese ha bisogno di una chiara vittoria di AfD"

Nella parte centrale del suo discorso Höcke ha delineato la sua idea di partito: AfD deve restare "un partito-movimento, fondamentalmente di opposizione, che non dovrà perdere il contatto con la società civile". Anche quando sarà rappresentata in Parlamento, AfD dovrà restare un gruppo movimentista sempre in contatto con i cittadini.

"Resisteremo fino a quando non avremo raggiunto il 51%", ha promesso Höcke. Unica alternativa: andare al potere come partner di maggioranza insieme ad un "vecchio partito", il partito alleato pero' dovrà cambiare radicalmente. "Questo paese ha bisogno di una netta vittoria di AfD", ha detto forte e chiaro Höcke davanti al suo pubblico in sala.

Il memoriale dell'olocausto per Höcke è "un monumento della vergogna"

Il suo tono è cambiato nuovamente nella terza parte del discorso. Il politico della Turingia è diventato un po' piu' tranquillo, ma si è fatto piu' tagliente. Il bombardamento di Dresda, ha continuato il 44enne, è stato un crimine di guerra, comparabile con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Secondo Höcke gli alleati "con il bombardamento delle città tedesche volevano solo privarci della nostra identità collettiva". Facendo riferimento alla presunta denazificazione, il politico della AfD, rappresentante dell'ala nazionalista del suo partito, ha detto che "il processo di rieducazione iniziato nel 1945" è quasi riuscito.

"Fino ad oggi non abbiamo potuto commemorare le nostre vittime", ha detto Höcke. "I tedeschi sono il solo popolo al mondo ad aver messo nella propria capitale un monumento della vergogna", ha continuato il politico della AfD riferendosi al Memoriale dell'Olocausto in centro a Berlino. 

Il candidato al Bundestag della AfD parla di "culto della colpa"

Il politico della Turingia, emerge chiaramente dal suo discorso, vorrebbe una rivisitazione della storia tedesca, che secondo lui fino ad ora è stata rappresentata in maniera triste e ridicola. Se AfD dovesse salire al potere, i libri di storia dovranno essere riscritti. "Questa ridicola politica di superamento ci paralizza. Abbiamo bisogno di una svolta a 180 gradi sul tema della memoria politica" ha continuato Höcke alla fine del suo discorso. In futuro, invece degli ebrei e degli altri perseguitati dai nazisti, sarà necessario ricordare le vittime tedesche.

In maniera del tutto simile si è espresso anche Jens Maier, candidato della AfD al Bundestag per Dresda, che ha parlato prima di Höcke. Anche Maier ha detto che "è arrivato il momento di superare completamente il culto della colpa". Il riferimento era alla Shoah e ai suoi milioni di vittime.


domenica 15 gennaio 2017

Lettera da una colonia

Il Ministro delle Finanze greco Euclid Tsakolotos in una lettera a Jeroen Djesselbloem, presidente dell'Eurogruppo, riconosce ufficialmente lo status di colonia del suo paese e rassicura i creditori internazionali. Ottima traduzione di Claudio dal sito di Norbert Haering, economista e giornalista tedesco. Da norberthaering.de.

Il 23 dicembre 2016 Euclid Tsakolotos ha scritto una lettera al presidente dell'informale “Eurogruppo” Jeroen Djesselbloem, nella quale rassicura il burocrate olandese che il suo governo non prenderà mai decisioni senza il beneplacito dei rappresentanti dei creditori ad Atene. Ciò varrà per tutte le questioni che implicano uso del denaro, anche nel caso in cui gli obiettivi di budget fossero già stati raggiunti. Lo scopo è quello tipico delle colonie: drenare più denaro possibile. 

I diversi governi greci degli anni passati avevano operato a più riprese drastici tagli alle pensioni. Per quest'anno il governo aveva annunciato di voler impiegare il surplus di bilancio superiore al previsto per inserire una tantum, quantomeno nelle pensioni più basse, la “tredicesima” natalizia precedentemente cancellata. In seguito a ciò il governo tedesco aveva chiesto un parere alle varie istituzioni che dovrebbero tutelare gli interessi dei creditori per sapere se i Greci potessero permettersi una tale iniziativa. La risposta è stata: non possono. 

Successivamente il Ministro delle Finanze greco Tsakolotos ha scritto una lettera a Djesselbloem, nella quale assicura (n.d.T. segue traduzione dell'autore dall'inglese):


“Il governo greco non ha alcuna intenzione di venire meno all'impegno preso e cioè di conseguire gli obiettivi fiscali concordati, i quali prevedono avanzi primari di bilancio (ossia precedenti al pagamento degli interessi su debito) dello 0,5%, 1,75% e 3,5% rispettivamente per gli anni 2016, 2017 e 2018.”


Nel caso in cui gli obiettivi per il 2016 - contro ogni aspettativa - non venissero rispettati, garantisce che le pensioni verrebbero decurtate dell'ammanco. Inoltre:


“sulla procedura: sono consapevole che le decisioni con ripercussioni finanziarie devono essere discusse e concordate con le istituzioni, in sintonia con i nostri obblighi derivanti dal MoU (n.d.T. Memorandum di intesa). In particolare, in caso di permanente surplus fiscale rispetto agli obiettivi del programma, concorderemo con le istituzioni l'utilizzo dei margini di budget disponibili. Siamo consapevoli che tale margine possa essere utilizzato per misure tese al consolidamento della rete di protezione sociale (segnatamente il programma sociale di sussidio di solidarietà) e/o per ridurre il carico fiscale, sempre nel rispetto degli obblighi derivanti dal MoU. In caso contrario il surplus fiscale verrà impiegato come ammortizzatore finanziario o per saldare i pagamenti arretrati.”


In altre parole Tsakolotos assicura che l'autorità dei rappresentanti (informalmente costituitisi) della Banca Centrale Europea (BCE), della Commissione Europea, del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e del Meccanismo Europeo di stabilità (MES) non verrà più messa in dubbio e che non verranno intraprese azioni senza un'esplicita autorizzazione. Il parlamento greco viene pertanto completamente esautorato. La Corte Costituzionale era stata già da tempo ignorata. Questa lettera era condizione necessaria affinché i creditori concedessero alla Grecia un assai contenuto alleggerimento del debito. A discapito di tutte le promesse non è invece previsto un taglio del debito che consentirebbe un giorno alla Grecia il ritorno all'autonomia. Resta implicita la minaccia che “ senza il nostro assenso vi vedrete costretti a dichiararvi insolventi e ciò comporterebbe un arresto nel meccanismo di rifinanziamento delle banche greche da parte della BCE e una conseguente espulsione dall'Euro.”

Prima del coinvolgimento del MES il gruppo informale che governa ora ad Atene veniva chiamato Troika, adesso taluni cominciano ad usare il termine Quadriga. Però, dal momento che il modo di agire di questo gruppo è particolarmente sfrontato e totalmente distante dai metodi democratici, questo nome risulta completamente screditato e nel frattempo si preferisce usare ufficialmente – aderendo ai dettami della neolingua – il termine “le Istituzioni”: coloro il cui nome non deve essere pronunciato. La Troika si insediò di nascosto nel 2010. Il presidente della Commissione Europea Juncker aveva in realtà annunciato la sua abolizione, dopo che in seno al Parlamento Europeo era nata una disputa circa l'operato antidemocratico e privo di un investitura ufficiale di questo gruppo. Tale decisione ha però incontrato la tenace opposizione di Schäuble. La BCE, che non ha la facoltà di intrattenere affari governativi nei paesi membri dell'Unione Europea, non ha mai preso la decisione di prendere parte all'ex Troika (ora Quadriga). Questo è quanto l'allora Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, stipulò a porte chiuse con Schäuble e gli altri.

L'Eurogruppo dei Ministri delle Finanze della zona Euro, il cui presidente è Djesselbloem, non è previsto in nessun punto dei trattati europei. Pertanto non sussistono nemmeno regole a riguardo. A capo di questa sorta di reggimento, secondo quanto affermano in modo pressoché unanime vari insider, andrebbe collocato il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble. L'Eurogruppo e le “Istituzioni” non hanno bisogno di una fondamento giuridico per esercitare il potere: ci pensa la BCE a fare in modo che il governo greco se ne stia buono a cuccia. Difatti, da quando l'anno scorso si è verificata la chiusura delle banche, non vi è alcun dubbio che essa sia pronta a esercitare nuovamente la propria facoltà di poter portare al fallimento da un momento all'altro il sistema bancario greco, qualora quest'ultimo non si dimostrasse più allineato.

Finora il Ministro delle Finanze Tsakolotos ha sempre manifestato un atteggiamento ossequioso nei confronti delle “Istituzioni”: amico di vecchia data del banchiere centrale Stournaras, nella primavera del 2015 il primo Ministro Tsipras affidò a lui le redini della conduzione dei negoziati, dopo aver deciso di togliere l'incarico al “ribelle” Varoufakis. In seguito alle dimissioni di quest'ultimo la carica di Ministro delle Finanze fu ricoperta proprio da Tsakolotos.

Tuttavia la lettera di sottomissione di Tsakolotos non rappresenta ancora il capitolo conclusivo di questa cupa vicenda: l'FMI continua a insistere sull'abbassamento della soglia di reddito a partire dalla quale viene esentato l'obbligo fiscale. Anche le fasce di popolazione a reddito più basso dovranno contribuire massicciamente affinché i crediti rivendicati dalle banche nei confronti della Grecia – che, con un gesto di magnanima generosità, Schäuble & Co. hanno deciso di sobbarcarsi – vengano ripagati. Con questi crediti, inizialmente, è stato finanziato l'acquisto di sottomarini e altro armamentario bellico provenienti da Francia e Germania, cui vanno aggiunte le varie mazzette imprescindibili per la conclusione di tali accordi.

sabato 14 gennaio 2017

Quanto costerà lo scandalo HSH Nordbank al contribuente tedesco?

L'economista tedesco Martin Hellwig su wirtschaftsdienst.eu prova a fare il conto di quanto potrebbe costare al contribuente tedesco il salvataggio di HSH Nordbank. Secondo Hellwig al momento siamo sui 17 miliardi di euro a carico dei 2 Laender, Amburgo e Schleswig-Holstein, ma il conto è provvisorio perché la banca ha ancora perdite nei bilanci e in queste condizioni non è vendibile entro il 2018, come concordato con l'UE. Tutto ovviamente nel silenzio dei media tedeschi che continuano ad occuparsi solo del salvataggio pubblico di MPS. Da wirtschaftsdienst.eu
I media tedeschi si indignano per lo scandalo Monte dei Paschi di Siena ma tacciono sullo scandalo HSH Norbank. Nel caso HSH Norbdank i costi per il contribuente tedesco saranno sicuramente maggiori rispetto a quelli che lo stato italiano dovrà sostenere per Monte dei Paschi di Siena.

Ad inizio dicembre HSH Nordbank, per poter coprire le perdite accumulate, ha annunciato l'utilizzo completo delle garanzie offerte dai Laender Amburgo e Schleswig-Holstein. Quando nel 2009 le garanzie furono concesse, si diceva che al contribuente non sarebbero costate nulla, servivano solo per tranquillizzare i creditori della banca. Anche quando nel 2013 la garanzia è salita da 7 a 10 miliardi di euro, si ripeteva che in fondo al contribuente non sarebbero costate nulla, si trattava solo di ridurre la richiesta di ricapitalizzazione delle autorità di controllo; la garanzia bancaria, si diceva allora, sarebbe stata utilizzata solo per 1.2 miliardi di euro. Pero' ora scopriamo che hanno bisogno di 10 miliardi di euro! Secondo un calcolo fatto nel luglio 2016 da Peter Nippel dell'Università di Kiel, io ipotizzo che ai 2 Laender la garanzia pubblica costerà circa 7.4 miliardi di Euro (detratti i 2.4 miliardi di euro che i Laender hanno incassato dalla banca per la garanzia). Nel calcolo totale delle perdite accumulate devono essere considerati anche i 9.2 miliardi di Euro che i 2 Laender hanno apportato alla banca come capitale proprio (dedotti i dividendi). Considerando che il bilancio dello Schleswig-Holstein è di 11 miliardi di euro, non stiamo certo parlando di spiccioli.

Nel 2016 ancora una volta i Laender hanno aumentato i loro rischi. Nel giugno 2016 sono stati trasferiti ad una Bad Bank crediti deteriorati per un valore nominale di 5 miliardi di euro: secondo una valutazione di Pricewaterhouse Coopers il loro "valore di mercato" doveva essere di circa 2.4 miliardi di euro. I 2.6 miliardi di differenza sono stati calcolati come perdita ed imputati sulla garanzia. Sul presunto valore di mercato di 2.4 miliardi di euro al 30 settembre 2016 c'è stata una ulteriore correzione per un valore di circa 340 milioni di euro. Anche i residui 2 miliardi di euro di valore sono ancora un rischio - a carico dei Laender.

Secondo l'accordo con la Commissione Europea, la banca può' trasferire a investitori privati prestiti in sofferenza per un valore nominale di 2 miliardi di Euro, ai 2 Laender invece fino a 6.2 miliardi di euro. I crediti problematici rimasti nel bilancio della banca impediranno fino al 2018 la privatizzazione della banca, a meno che i Laender non siano disposti ad indennizzare gli acquirenti per le eventuali perdite. E questo potrebbe costare altri miliardi di euro - in aggiunta alle voci già considerate, vale a dire 17 miliardi di euro.

I responsabili della banca e dei governi regionali hanno impedito una discussione pubblica su quanto stava accadendo occultando i fatti e truccando i bilanci. I provvedimenti a sostegno della banca deliberati nel 2009, 2013 e 2015/2016 si basavano su previsioni chiaramente sbagliate. Cosi' nel 2013 si sosteneva che la crisi del trasporto navale si sarebbe conclusa entro la fine del 2014, e questo nonostante la sovraccapacità e la pressione sui margini fossero sempre piu' forti. Il piu' grande finanziatore di flotte navali al mondo (HSH Nordbank) non riusciva a capire o non voleva capire come funziona il mercato dei suoi debitori. La banca con le sue solite trimestrali positive cercava solo di diffondere ottimismo, ma questi guadagni potevano essere mostrati solo perché la svalutazione dei crediti deteriorati non era coperta dalla banca, ma dalle garanzie dei 2 Laender. 

In Schleswig-Holstein presto ci saranno le elezioni. Il governo regionale spera di tenere HSH Nordbank fuori dalla campagna elettorale, come erano già riusciti a fare nel 2015 ad Amburgo. In democrazia pero' la responsabilità è un'altra cosa.

giovedì 12 gennaio 2017

La paura di Hartz IV

Inge Hannemann, attivista, giornalista e impiegata presso un Jobcenter di Amburgo, da anni si batte contro Hartz IV e contro lo strapotere dei Jobcenter sulla vita dei percettori di sussidio. In un suo articolo sull'Huffington Post ci spiega perchè per superare la paura di Hartz IV è necessario eliminare il sistema sanzionatorio ed introdurre un reddito di base incondizionato. Da Huffingtonpost.de


A 11 anni dal varo delle leggi Hartz, il legislatore ha deciso di introdurre una modifica. Ufficialmente si parla di “semplificazione", ma se le rappresentanze degli impiegati dei Jobcenter, le organizzazioni sociali, i sindacati e i partiti parlano di burocrazia aggiuntiva, è facile capire che la complessità di Hartz IV resterà immutata.

Cosi' la rilevanza politica della "Quarta legge per la prestazione di servizi moderni sul mercato del lavoro" resta di grande attualità. L'introduzione dell'Agenda 2010 e l'applicazione restrittiva di queste leggi fatta dai Jobcenter hanno rivoluzionato l'intera struttura dello stato sociale sancendo il passaggio dallo stato sociale al “workfare state”.

Sin dall'inizio l'intenzione dell'ex Cancelliere Schroeder non era quella di "aiutare e pretendere", piuttosto quella di creare il piu' grande settore a basso salario che la Germania abbia mai avuto. Nel frattempo in Germania si è sviluppato il piu' grande settore a basso salario d'Europa mettendo sotto pressione i paesi vicini. Per resistere a questa pressione, Austria ed Italia stanno pensando di importare Hartz IV.

In questa prospettiva Hartz IV puo' essere considerato un successo. Dal punto di vista sociale e politico, invece, Hartz IV non è altro che una deliberata divisione della società. La disoccupazione di massa del 2005 con circa 5 milioni di senza lavoro non è scomparsa, è stata piuttosto spostata sui lavori atipici.

La paura di Hartz IV è grande

Il numero dei contratti di lavoro atipici e a tempo determinato è aumentato costantemente, mentre i lavoratori per svolgere lo stesso lavoro guadagnano sempre meno. La paura di perdere il proprio posto di lavoro è cresciuta e i lavoratori si tengono stretti anche gli impieghi piu' desolanti. La paura di Hartz IV e della conseguente povertà e stigmatizzazione sociale sembrano essere piu' forti di ogni possibile lavoro, anche il meno dignitoso.

Da un lato c’è la paura di Hartz IV, dall'altro la pressione esercitata dai Jobcenter, e cioe' il dover continuare a lavorare come Aufstocker (con un'integrazione salariale) oppure l'obbligo di dover accettare qualsiasi impiego. Si deve pertanto riconoscere che al centro dell’intero sistema ci sono le pretese dei Jobcenter, e non le persone. La spada di Damocle delle dure sanzioni e le possibilità di ricatto fanno di questa riforma un elemento di cambiamento radicale nel sistema di sicurezza sociale.

Anche nel 2015 ci sono state piu' di un milione di sanzioni ai sussidiati Hartz IV. Erroneamente molti credono che una sanzione riguardi solo la persona colpita. Ma è un equivoco.

Ogni sanzione si trasferisce anche alla famiglia, quando un partner o dei bambini vivono nello stesso nucleo. Questo atto di punizione paternalistica contraddice il paragrafo 1 dello Statuto di Sicurezza Sociale secondo il quale i sussidi minimi per le persone non occupate dovrebbero garantire una vita dignitosa ad ogni individuo. Sono poi i Jobcenter ad imporre ai lavoratori quanto previsto dalle leggi sulla sicurezza sociale.

Sotto la costante minaccia di sanzioni, le persone sono obbligate a fare quello che i Jobcenter pretendono da loro. Nonostante cio' i sussidiati vengono accusati di essere pigri e ogni volta gli si ripete la stessa frase: chi vuole veramente lavorare riesce comunque a trovare un lavoro. In questo contesto il concetto di responsabilità individuale della singola persona è la causa scatenante di un crescente squilibrio sociale che ci porta ad una povertà crescente in tutte le generazioni, alla povertà in vecchiaia e ad un divario crescente fra ricchi e poveri.

Non sono i disoccupati ad essere socialmente deboli, ma lo stato

Hartz IV ha eliminato la solidarietà nella nostra società, una tendenza per altro già avviata da uno stato socialmente sempre piu' debole. Non sono i disoccupati ad essere antisociali, ma lo Stato che non intende mettere in pratica i principi dello stato sociale previsti dalla nostra Costituzione. 

Quando uno stato accetta la povertà, l’esclusione sociale e la mancanza di posti di lavoro, accetta in questo modo anche il rischio collegato di una de-democratizzazione. Ma ora è arrivato il momento di ricominciare in maniera diversa. Dobbiamo discutere delle alternative. I veri bisogni e le necessità della società intera devono essere presi in considerazione.

Da un lato è necessaria l’immediata abolizione delle sanzioni affinché il salario di sussistenza non si trasformi in un elemento negativo. Dall'altro, nel lungo periodo non è piu’ possibile evitare un reddito di base incondizionato quale strumento di emancipazione.

Le persone sono dipendenti dai Jobcenter

Solo in questo modo sarà possibile evitare la necessità per i salariati di vendere la propria forza lavoro a qualsiasi prezzo. La libertà di poter dire NO ad un lavoro pagato male oppure ad un lavoro non attrattivo, non solo rafforzerebbe ogni singolo individuo, ma permetterebbe di sviluppare un livello salariale che assicura la sopravvivenza personale.

Le persone non sarebbero piu' dipendenti dai Jobcenter, dalle norme dettate dal legislatore o da altre persone. Avremmo piuttosto la possibilità di risolvere alcuni problemi sociali attuali.

Il concetto di lavoro sarebbe in questo modo ridefinito e sarebbe finalmente possibile una partecipazione piu' equa alla vita sociale e alla ricchezza. Povertà infantile e in vecchiaia, distribuzione della ricchezza ineguale e un sistema che si regge in piedi solo grazie al volontariato sono le conseguenze di strutture disfunzionali che devono essere corrette. In questo modo si potrebbe finalmente togliere la maschera ad Hartz IV, con grande danno per tutti coloro che fino ad ora ci hanno prosperato.

lunedì 9 gennaio 2017

Vita di un Hartz IV

Huffingtonpost.de nell'ambito del progetto Sanktionsfrei.de propone una serie di testimonianze dirette sulla dura vita degli Hartz IV in Germania. Nato per dare un sostegno alle persone in stato di necessità, col tempo Hartz IV si è invece trasformato in un insieme di leggi vessatorie dove gli impiegati dei Jobcenter hanno un ampio potere discrezionale e possono revocare il sussidio in ogni momento. Da huffingtonpost.de


Vivo di Hartz IV da otto anni. A volte mi sembra di essere in un carcere a cielo aperto. Ogni Euro che spendo lo devo documentare. Tutto viene controllato, verso di me c'è più diffidenza che fiducia. Se non mi presento ad un appuntamento al Jobcenter devo immediatamente fare i conti con le sanzioni. 

Trovo che l'intero sistema sia poco dignitoso. Le persone semplici sono vessate. Con i milionari e gli evasori fiscali lo stato è incredibilmente generoso. A me invece  vengono a controllare se ho speso 5 € di troppo.

Fin da piccolo mi è stato insegnato ad impegnarmi in quello che facevo. I miei genitori mi hanno sempre fatto capire che era molto importante. Questa convinzione fino ad otto anni fa è stato il mio motto per la vita.

Ho sempre lavorato.

Poi è arrivato il giorno in cui ho dovuto tirare il freno d'emergenza. Ero vicino al burn-out. Inoltre dovevo occuparmi del mio forte mal di schiena, le cose andavano davvero male per me. Allora mi sono chiesto: che cosa vuoi davvero? Salute o denaro? Ho scelto la prima.

Per un anno, a causa delle condizioni di salute, non ho potuto lavorare. E' stato il periodo piu' duro, perché mi sentivo totalmente inutile. Poi ho iniziato un minijob come assistente alla residenza dei malati di AIDS di Monaco. Ormai lo faccio da 7 anni. Mi piace molto questo lavoro.

Il mio affitto viene pagato dal centro per l'impiego. Alla fine mi restano circa 500 € per vivere. Con questi soldi devo comprare il cibo e tutto il resto necessario. Cinema, concerti, escursioni - non me li posso proprio permettere.

Al contrario cerco di risparmiare il piu' possibile. Chiunque ha bisogno di un piccolo gruzzolo. Ad esempio il mio forno recentemente si è rotto. Spero di potermene permettere uno nuovo in un paio di mesi. Fino ad ora i soldi bastavano per vivere. Poi ho ricevuto una lettera dal centro per l'impiego.

Il 31 di agosto mi hanno fatto sapere che il mio sussidio sarà completamente sospeso. Da oggi a domani. Senza preavviso. E' stato un grande schock per me, perché dovevo pagare il mio affitto nel giro di pochi giorni. E non avevo soldi sul conto.

La ragione del ritiro del sussidio era un certificato mancante da parte del mio medico. Il documento doveva appunto certificare se dal punto di vista della mia salute mi sarebbe stato possibile lavorare. Poiché il mio medico era in vacanza, non avevo potuto farlo.

Tre sanzioni in una settimana

A cio' si aggiunge che ero anche malato. Avevo presentato al Jobcenter un certificato di malattia. Ma proprio nelle 2 settimane in cui ero stato malato l'ufficio di collocamento aveva organizzato 2 appuntamenti ai quali non mi ero potuto presentare. 

Ho poi scoperto che il Jobcenter riconosce il classico certificato medico di malattia a discrezione dell'impiegato. L'addetto a me assegnato ha preferito non farlo. Per questo ho ricevuto 2 ulteriori sanzioni. In una settimana ho quindi ricevuto 3 sanzioni.

Ho presentato immediatamente un ricorso al Sozialgericht (Tribunale sociale). 3 settimane dopo è arrivata una boccata d'ossigeno: il Jobcenter non aveva agito correttamente ed io ho ricevuto i miei soldi indietro. Il caso tuttavia non era ancora chiuso. A novembre mi hanno comunicato che a partire da dicembre per 3 mesi avrebbero tagliato il 20% del mio sussidio.

Non mi deprime il fatto di avere meno soldi. Quello che trovo insostenibile è il modo in cui ci trattano. Sono delle vere e proprie vessazioni. Ho come l'impressione che gli impiegati del jobcenter siano esortati ad imporre delle sanzioni.

Il rapporto con i Jobcenter è cambiato

Prima non era cosi'. In passato si lavorava bene con l'ufficio di collocamento. Da circa un anno è cambiato tutto  Il rapporto è diverso. A volte ho la sensazione che stiano cercando l'ago nel pagliaio. E non appena trovano qualcosa ti tagliano il sussidio.

Quello che mi ha sorpreso: nel mese di agosto avevo 2 appuntamenti, uno dietro l'altro, esattamente nel periodo in cui ero malato. Da allora non c'è piu' stato un singolo invito per un colloquio da parte del Jobcenter. Mi chiedo se non l'abbiano fatto apposta.

Poco dopo il taglio del 20% del sussidio, un conoscente mi ha parlato dell'iniziativa Sanktionsfrei. E' stata la mia salvezza. Si sono messi in contatto con me nel giro di  un giorno e si sono fatti carico dell'importo che mi era stato ridotto.

L'iniziativa Sanktionsfrei mi ha dato nuovamente speranza e la convinzione che là fuori ci sono ancora persone che mi possono aiutare e che non mi considerano un cittadino di seconda classe.

Un destinatario di Hartz IV viene percepito dalla società come un essere inutile. Siamo stigmatizzati. Ma dietro ogni uomo c'è una storia. C'è una ragione per la quale siamo diventati disoccupati. La maggior parte delle persone non riesce a capirlo.

E la cosa piu' assurda è: io non sono disoccupato - ho un lavoro. Ma con il lavoro che faccio non guadagno abbastanza per vivere. Lo stato mi considera un disoccupato, ma in realtà io non lo sono.

domenica 8 gennaio 2017

Klaus-Peter Willsch (CDU): i contribuenti tedeschi non pagheranno per gli errori delle banche italiane

Klaus-Peter Willsch parlamentare CDU e membro della commissione per l'economia al Bundestag, intervistato da Deutsche Wirtschafts Nachrichten sul tema dei salvataggi bancari mette i paletti per le banche italiane: non possiamo accettare che a pagare il conto siano i contribuenti tedeschi tramite il fondo ESM. Da deutsche-wirtschafts-nachrichten.de 


Klaus-Peter Willsch, parlamentare della CDU ed esperto di finanza si aspetta che il conto per il salvataggio delle banche Italiane tramite il fondo ESM alla fine sarà il contribuente tedesco a doverlo pagare.

DWN: Banca Monte dei Paschi sarà salvata con il denaro pubblico, in questo modo pero' saranno violate le nuove regole in vigore dallo scorso anno. Queste prevedono che in caso di un fallimento bancario imminente siano chiamati in causa prima di tutto gli azionisti e i creditori. Come valuta in questo scenario il bail-out di una banca?

Klaus-Peter Willsch: sono da sempre convinto che in una economia di mercato la ricapitalizzazione di una banca spetti prima di tutto agli azionisti e poi ai creditori. Se cio' non bastasse e la banca ha una rilevanza sistemica, allora puo' intervenire lo stato, in questo caso l'Italia. In caso contrario la banca deve entrare in una procedura concorsuale. Con le nuove regole sui fallimenti bancari si intendeva spezzare il circolo vizioso fra il rischio di fallimento delle banche e quello degli stati. Ora siamo arrivati al test verità - e ancora una volta si cerca di aggirare la norma. Nell'ambito della catena di responsabilità prevista dalle nuove leggi ad essere responsabili sono prima di tutto gli azionisti e poi i creditori per un importo pari all'8% del totale degli attivi della banca da ristrutturare. Ma questo probabilmente non accadrà. Monte dei Paschi di Siena nel 2015 aveva un bilancio di 169,237 miliardi di Euro. La banca avrebbe potuto ottenere in questo modo piu' di 13.5 miliardi - quindi molto piu' della ricapitalizzazione richiesta dalla BCE (8.8 miliardi).

DWN: considera utili e sensate le nuove regole europee concordate nell'ambito delle ristrutturazioni bancarie?

Klaus-Peter Willsch: solo se alla fine della catena di responsabilità c'è lo stato in cui ha sede la banca. Se alla fine deve intervenire l'ESM, e quindi indirettamente il contribuente tedesco, si tratterebbe allora di far pagare a qualcun'altro gli errori fatti da una banca italiana. Già verso la fine dell'anno c'erano state voci di una possibile richiesta all'ESM da parte dell'Italia di un piano per il salvataggio delle banche.

DWN: sin dal trattato di Maastricht gli accordi sono stati ripetutamente violati. Pensa sia possibile costruire una unione bancaria e monetaria senza un quadro giuridico vincolante?

Klaus-Peter Willsch: forse nel breve e medio periodo, ma nel lungo periodo sicuramente no.

DWN: la crisi bancaria italiana potrebbe compromettere la coesione dell'unione monetaria nella sua forma attuale? E se si', per quali ragioni?

Klaus-Peter Willsch: non posso fare una valutazione e non voglio parlare troppo presto. E' necessario distinguere fra le cause e gli effetti. Se i problemi per un lungo periodo non trovano una soluzione, alla fine anche una piccola scintilla puo' scatenare un incendio.

DWN: senza una messa in comune del debito, garantita in buona parte dalla Germania, l'Eurozona ha una reale possibilità di sopravvivere?

Klaus-Peter Willsch: già nel 2011 avevo proposto un Euro 2.0 per il quale ogni paese membro avrebbe dovuto riqualificarsi. Chi vuole una messa in comune del debito, deve dirlo apertamente ai cittadini. Di fatto i debiti sono già stati messi in comune. I debiti contratti dovranno essere ripagati "nel giorno di poi nell'anno di mai". Alla fine tutti potranno spostare il peso del debito su qualcun'altro.

DWN: che cosa pensa dell'idea di mettere i debiti in un fondo comune europeo, in modo da alleviare i membri piu' indebitati. Oppure, pensa che il debito - in questo caso italiano - sia ancora sostenibile?

Klaus-Peter Willsch: se i debiti sono ancora sostenibili lo devono decidere gli obbligazionisti. Piu' bassa è la sostenibilità del debito maggiore sarà il tasso di interesse richiesto. L'unico mezzo efficace contro un eccesso di indebitamento sono gli alti tassi di interesse. Purtroppo il tasso di interesse come unico criterio obiettivo è stato disattivato da Draghi. Un fondo comune per il rimborso del debito creerebbe solo gli incentivi sbagliati per la creazione di ulteriore debito in quanto i vecchi debiti verrebbero semplicemente cancellati.

DWN: un ragionamento spesso utilizzato in Italia è il seguente: l'Euro è troppo forte per l'Italia, per questa ragione le aziende italiane non sono piu' competitive e quindi finiscono in bancarotta, di conseguenza non possono rimborsare i debiti e mettono le banche in difficoltà, a loro volta le banche in crisi sono un problema per l'Euro. Cosa pensa di questa analisi?

Klaus-Peter Willsch: da quando le economie del sud-Europa non hanno piu' la possibilità di svalutare la propria moneta, la competitività di quei paesi ne ha duramente risentito. Da questo punto di vista l'argomentazione è plausibile. Ma da questo ragionamento è necessario anche trarre le dovute consequenze: o si migliora la competitività dell'economia oppure si sceglie di lasciare l'Euro. Per la Germania la pressione svalutativa dei paesi del sud, nel periodo precedente all'Euro, è sempre stata uno stimolo per portare sui mercati prodotti e processi qualitativamente migliori.

DWN: Merkel ha coniato la famosa frase: "Se l'euro fallisce, fallisce l'Europa." E' d'accordo?

Klaus-Peter Willsch: l'Europa è molto piu' di una valuta. Considero questa frase fatale come il "Wir schaffen das“.

DWN: pensa che Draghi riuscirà a far uscire l'Euro dalla crisi con ulteriori massicci acquisti di obbligazioni e con una duratura politica dei bassi tassi di interesse? Oppure il denaro a buon mercato alla fine farà piu' male che bene?

Klaus-Peter Willsch: il danno è di gran lunga maggiore dei benefici, che io non riesco a individuare. Non c'è alcuna crisi del credito. Il piccolo risparmiatore al contrario viene espropriato. Allo stesso modo i piani previdenziali di molti privati che si erano affidati alle assicurazioni sulla vita e ai piani di risparmio sono di fatto annientati. 

DWN: lei pensa che UE e BCE, in considerazione delle prossime elezioni in Francia, Germania e Olanda vogliano evitare ad ogni modo il fallimento di MPS o di altre banche italiane?

Klaus-Peter Willsch: a me sembra probabile. Di solito è molto piu' facile procastinare un problema che trovargli una soluzione. Coloro che oggi hanno la responsabilità preferiscono evitare di prendere una decisione e scelgono di passare il problema alla generazione dei figli e dei nipoti.

venerdì 6 gennaio 2017

Perché nessuno parla di HSH Nordbank?

Mentre i media tedeschi attaccano l'Italia per il salvataggio pubblico di MPS, nessuno in Germania parla di HSH Nordbank, la banca zombie di Amburgo tenuta in vita grazie alle garanzie pubbliche della regione di Amburgo e dello Schleswig-Holstein. Il salvataggio va avanti nel silenzio dei media mainstream e con l'approvazione di Bruxelles, secondo stime autorevoli, alla fine ci saranno almeno 30 miliardi di Euro di debiti aggiuntivi per le 2 regioni del nord. Jens Berger su Nachdenseiten.de

Il nuovo anno è iniziato da pochi giorni e in Germania si continua a discutere con grande interesse se l'utilizzo di determinate sigle per identificare i nordafricani nelle comunicazioni interne della polizia possa essere considerato razzista. Non abbiamo davvero nessun'altro problema? Sicuramente, tuttavia la maggior parte di questi problemi vengono messi a tacere dai media. Prendiamo ad esempio la crisi finanziaria e bancaria. Quando è stata l'ultima volta in cui avete sentito parlare della HSH Nordbank? Mentre alcuni media diffondono i classici comunicati di Public relations rilasciati dalla banca, che di fatto sono delle notizie false, HSH Nordbank alcuni giorni fa ha riconosciuto pubblicamente che la garanzia da 10 miliardi messa a disposizione dai Laender Amburgo e Schleswig-Holstein sarà interamente utilizzata. E' ormai chiaro che il board della banca e i due governi coinvolti stanno ingannando deliberatamente e con una certa diligenza l'opinione pubblica e si stanno scavando il loro rifugio miliardario. Perché non ne parla nessuno?

Cerchiamo di riassumere brevemente la storia di HSH Nordbank: i due leader della CDU locale, Peter Harry Carstensen e Ole von Beust, prima della crisi finanziaria decidono di trasformare la loro banca regionale in un player della finanza globale. Per poter portare in borsa una banca redditizia, assumono rischi enormi, dando vita ad uno dei più' incredibili scandali finanziari degli ultimi anni. Quando nel 2009 la banca è travolta dalla crisi finanziaria, nei suoi libri aveva un portafoglio di crediti erogati alle compagnie navali pari a 33 miliardi di Euro, che con l'inizio della crisi si erano trasformati in un grosso problema. Allora le banche calcolavano un tasso di default pari all'1%, vale a dire 330 milioni di Euro. In base alla valutazione di esperti esterni, all'epoca io ipotizzavo una quota di crediti inesigibili pari al 20% del totale, che avrebbe implicato circa 6.6 miliardi di perdite. Oggi invece scopriamo che le mie previsioni di allora sono state ampiamente superate dalla realtà dei fatti. 

Già durante la crisi del 2009 i Laender Amburgo e Schleswig-Holstein hanno prima dovuto ricapitalizzare la banca con 3 miliardi di Euro e poi coprire i rischi potenziali con una garanzia da 10 miliardi di Euro. Da allora i crediti deteriorati vengono ristrutturati e trasferiti dalla HSH Nordbank alla Bad Bank HSH Finanzfonds AÖR. Inoltre, la banca è ancora ai ferri corti con la Commissione UE, in quanto a Bruxelles gli aiuti miliardari ricevuti direttamente dai bilanci regionali vengono considerati come sovvenzioni pubbliche, quindi teoricamente proibiti.

Già nel 2009 quasi tutti gli esperti parlavano di perdite per almeno 10 miliardi di Euro. L'ex amministratore di HSH Dirk Jens Nonnenmacher, invece, gettava sabbia negli occhi dell'opinione pubblica: l'utilizzo completo dei 10 miliardi di Euro messi a disposizione dai Laender "probabilmente non sarà necessario"; questa strana formulazione già allora avrebbe dovuto far fischiare le orecchie a molti. E' stato fatale il fatto che la politica non si sia mai fidata degli esperti esterni, ma abbia sempre creduto ai banchieri di HSH e ai loro controllori, politici regionali non all'altezza del compito.

Sin dall'inizio i responsabili hanno cercato di ingannare l'opinione pubblica e una parte importante dei media ha partecipato a questa farsa.

Werner Marnette (CDU) una volta ha calcolato quale sarebbe stato il profitto di HSH Nordbank se tutte le cifre annunciate nei comunicati fossero state corrette, e se allo stesso tempo nelle frasi stampate in piccolo non ci fosse stato scritto invece il contrario. Si arriva ad un profitto cumulato di circa 2 miliardi di Euro ottenuto dalla banca a partire dal 2011. In realtà la banca nello stesso periodo avrebbe registrato una perdita di 5.23 miliardi di Euro. Come è possibile che cio' sia accaduto, nonostante i comunicati stampa, e come è possibile che la banca ora debba utilizzare interamente i 10 miliardi di Euro di garanzia se fino a poco tempo fa poteva vantare dei numeri cosi' positivi? Semplice: la banca continua a manipolare i suoi bilanci cosi' come aveva sempre fatto. I crediti deteriorati vengono valutati ad un valore fittizio mentre le garanzie pubbliche sono registrate come prevenzione del rischio e quindi spostano il risultato in positivo. La politica e i media lo sanno, ma spesso preferiscono giocare con l'inganno. 

Bild Zeitung del 10-12-2016

Era già noto dal 2009 che le perdite di HSH Nordbank avrebbero portato con sé un onere enorme per i bilanci regionali. Tuttavia si è preferito fare buon viso a cattivo gioco minimizzando il pericolo in maniera irresponsabile. In questi anni è sembrato che tutti volessero spostare la resa dei conti dopo il prossimo appuntamento elettorale in modo da passare l'eredità scottante al governo successivo. E in parte ha anche funzionato. Ma il piano potrebbe saltare, perché a maggio in Schleswig-Holstein ci saranno le elezioni e un cambio di governo non sembra improbabile. 

I costi restano ovviamente a carico del contribuente. Previsioni realistiche attuali partono da "almeno 25 miliardi di Euro" (Werner Marnette) fino a 32.4 miliardi di Euro (calcolo approssimativo basato sulle previsioni di perdite future fatto da Peter Nippel, Università di Kiel). Circa 30 miliardi di Euro di nuovi debiti fatti da entrambe le regioni sarebbero quindi uno scenario possibile. Facendo un calcolo: la regione di Amburgo ha 1.8 milioni di abitanti, lo Schleswig-Holstein 2.9 milioni di abitanti. Sarebbero 8.108 Euro di nuovo debito a testa per ogni abitante. Non è questo forse un buon motivo per andare sulle barricate? Almeno per i media non sembra sia cosi', preferiscono occuparsi dei "Nafris", e quando non c'è nulla di cui parlare, possono sempre raccontarci storie orribili sui russi, che ancora una volta sarebbero alla nostra porta. Vediamo quale sarà la prossima notizia strillata dai media nostrani. Sicuramente non riguarderà le banche e la grande coalizione.