lunedì 6 maggio 2013

Il volenteroso carnefice della Troika


Yannis Stournaras, ministro delle finanze greco, intervistato da FAZ prova a giocare il ruolo dello studente diligente che ha fatto tutti i compiti a casa. Verso la fine dell'intervista getta pero' la maschera: la Grecia è in ginocchio c'è bisogno di una unione di trasferimento. Da FAZ.net
Con il risanamento del bilancio siamo arrivati ad un punto di svolta, ci dice il ministro delle finanze greco Yannis Stournaras. E chiede: i paesi che hanno avuto vantaggi dalla crisi dovranno condividere con gli altri i guadagni.

Professor Stournaras, com'è la situazione in Grecia?

Recentemente il gruppo di lavoro per la Grecia ha approvato un ulteriore credito da 2.8 miliardi di Euro. Ci aspettiamo inoltre che la Grecia alla prossima riunione dell'Eurogruppo del 13 maggio ottenga una ulteriore tranche da 6 miliardi di Euro. Tutto è andato bene, domenica scorsa abbiamo ricevuto l'approvazione del Parlamento per un ulteriore pacchetto di riforme. In questo momento sono abbastanza soddisfatto.

Secondo quanto mostrato in televisione, anche durante l'ultima votazione ci sono state nuove proteste. Vi lasciate impressionare?

Al contrario, la situazione nel frattempo è diventata molto piu' calma. Dal mio ufficio si vede la piazza Syntagma e il Parlamento. E non ho visto nessun dimostrante. Anche prima dell'ultimo dibattito davanti al parlamento c'erano 500 dimostranti. Sia in Parlamento che nelle piazze la situazione era tranquilla come mai fino ad ora. Le persone stanno mostrando una grande pazienza e apprezzano quello che facciamo.

La situazione è ancora esplosiva?

Non siamo affatto vicini ad una esplosione. Ma naturalmente la situazione sociale è ancora molto difficile. I salari e le pensioni sono stati pesantemente ridotti, e le tasse sono notevolmente salite.

E che cosa avete raggiunto fino ad ora?

Abbiamo realizzato piu' di due terzi del nostro obiettivo di correzione del budget e allo stesso tempo rimosso gli svantaggi competitivi dovuti ad un costo del lavoro per unità di prodotto troppo elevato. Abbiamo dei risultati molto buoni da mostrare.

Ci sono già i primi segnali del fatto che la situazione in Grecia sta migliorando?

Il peggio è alle spalle. Anche se ci attende un percorso ancora molto lungo. Tuttavia negli ultimi 6 o 7 mesi c'è stata una svolta importante. Il consolidamento di bilancio è su di un percorso corretto. Ho chiesto agli specialisti e a tutti gli statistici di cercare i primi segni di una inversione di tendenza nella situazione economica.

Qual'é stato il risultato?

Dalla banca centrale greca, ad esempio, ci hanno detto che la produzione industriale si è stabilizzata. Non sta piu' diminuendo, siamo arrivati al punto piu' basso.

La Grecia ha bisogno di una miccia per innescare la ripresa economica?

Io credo il turismo potrebbe essere la miccia che entro la fine dell'anno farà ripartire l'economia. Se la stagione turistica si sviluppa secondo le informazioni che stiamo ricevendo dalle diverse capitali europee, allora presto nell'economia reale potremmo avere una vera svolta.

Quali requisiti dovranno essere soddisfatti affinché l'economia greca possa vivere un cambiamento positivo?

Le banche dopo le ricapitalizzazioni dovranno tornare a sostenere l'economia reale. I depositi presso le banche sono tornati nuovamente a crescere, solo con una piccola interruzione dovuta alla crisi di Cipro. 

Quali sono le condizioni politiche per il proseguimento del risanamento greco nella vostra coalizione tripartito?

Nella coalizione abbiamo un buon clima politico. I partner semplificano il mio lavoro da ministro evitando di farmi richieste irrazionali.

A che punto siete arrivati con il risanamento del bilancio?

Nonostante tutte le cassandre, riusciremo a raggiungere gli obiettivi. Ci è stato chiesto di ottenere un avanzo primario nel 2014, ma potremmo raggiungerlo addirittura a fine 2013. Pare che il consolidamento fiscale proceda meglio di quanto non ci sia stato chiesto.

Recentemente tutti gli sguardi erano rivolti ai dati pubblicati da Eurostat sul bilancio 2012; con il 10 % di deficit/PIL siete andati peggio del previsto. Avete raggiunto i vostri obiettivi?

C'è stato un malinteso. Nel deficit è stato calcolato il denaro legato alle perdite bancarie. Ma la valutazione avviene sul saldo primario. E nel 2012 è stato di uno 0.2 % inferiore rispetto a quanto ci era stato richiesto. L'obiettivo era l'1.5% del PIL, abbiamo raggiunto l'1.3%.

Quali sono le sfide che vi attendono?

Davanti a noi c'è la privatizzazione di due grandi aziende, l'azienda nazionale per il gioco d'azzardo e la società nazionale del gas Depa. Poi ci sarà la ricapitalizzazione delle banche. L'istituto piu' grande, la National Bank of Greece, si sta sforzando di raccogliere presso sottoscrittori privati, secondo le regole, il 10% del capitale necessario, vale a dire circa 800 milioni. La priorità piu' importante è ovviamente mantenere l'economia e le finanze pubbliche in carreggiata.

Lo stato greco non ha solo un problema di debiti, ma anche molte fatture da pagare ai suoi fornitori.

Abbiamo appena iniziato a pagare le forniture. Stiamo procedendo secondo il piano ed abbiamo già pagato 3.7 miliardi di Euro degli 8.7 miliardi in totale. Se entro la fine dell'anno riuscissimo a pagare l'intero importo, ci sarebbe un effetto crescita di un punto percentuale di PIL.

La Grecia quando tornerà a vivere finanziariamente con i propri mezzi?

Il vero test sarà superato quando torneremo sui mercati finanziari. Per fare questo abbiamo bisogno di raggiunere gli obiettivi di risanamento, eseguire il programma di privatizzazioni e tornare alla crescita economica. Allora non avremo piu' bisogno di essere sostenuti dai nostri partner. Il requisito è la stabilità finanziaria. La coalizione dovrà ancora lavorare i prossimi 3 anni su questi obiettivi ed essere consapevole che il nostro lavoro sarà valutato solo alla fine del periodo. In questo credo e spero. E fino ad ora sta funzionando.

Nella coalizione non c'è stata una guerra sul licenziamento dei 15.000 dipendenti pubblici imposto dalla Troika?

Nessuna guerra, solo discussione. L'obiettivo, la riduzione di 150.000 unità fra i dipendenti pubblici entro il 2015, sarà raggiunto con la normale fluttuazione. Ogni 5 lavoratori che vanno in pensione, solo uno sarà sostituito. Noi e la Troika vogliamo pero' ottenere ancora di piu': le persone che non raggiungono i requisiti per il servizio pubblico se ne dovranno andare, vale a dire 15.000 unità. Ma al loro posto abbiamo intenzione di inserire un numero uguale di giovani, con l'obiettivo di migliorare il livello del servizio pubblico. Un ulteriore passo in avanti riusciremo a farlo quando l'età per gli avanzamenti di carriera sarà ridotta. Nella fascia di età fra i 35 e i 45 anni abbiamo molte persone capaci, e se potessimo portarle in posizioni di vertice, vedremmo nel giro di poco tempo un servizio pubblico completamente nuovo.

Ma i greci temono che anche le nuove assunzioni saranno fatte con metodi clientelari. 

Abbiamo già un processo di selezione indipendente eseguito secondo criteri meritocratici, senza l'influenza del governo.

Quando lei ha accettato la sua posizione al ministero delle finanze, non si è lamentato della situazione che ha trovato?

Quando il presidente del consiglio me lo ha chiesto non ho potuto dire di no, il mio paese si trova in una situazione simile ad una guerra. Ho dovuto servire il mio paese e rinunciare ad una posizione ben pagata nel settore privato ed al mio ruolo di professore all'università. Sono consapevole che il compito è molto difficile ma sono deciso nel raggiungere l'obiettivo. Nessun compito è impossibile, se uno ha capacità di resistenza e persegue la giusta politica.

Negli altri paesi gira la tesi secondo cui l'intera crisi greca era evitabile se solo all'inizio Angela Merkel avesso staccato un assegno sufficientemente grande. Che cosa ne pensa?

Si tratta di storia virtuale. Non potremo mai saperlo. Certo è: l'Europa non aveva alcun meccanismo di salvataggio. Il caso greco è stato quindi un esperimento. Alla fine l'Europa ha avuto la forza e la volontà di creare un meccanismo di salvataggio. Ora abbiamo imparato la nostra lezione. Abbiamo decisamente bisogno di una unione bancaria, di un maggior coordinamento delle nostre politiche economiche, di crescita e di una discussione aperta sulle politiche di sviluppo.

Di cosa vorrebbe discutere?

Il mio amico e collega Wolfgang Schäuble su questo punto non è affatto d'accordo con me, ma dobbiamo ricordarci che già Keynes, durante le trattative per il sistema di Bretton Woods nel 1944 ebbe modo di affermare che un sistema di cambi fissi in caso di deflazione o politiche di risparmio applicate contemporaneamente in tutti i paesi avrebbe causato una recessione. Il sistema dei cambi fissi si trova quindi in pericolo. Dobbiamo trovare un modo affinché i paesi che dalla crisi hanno avuto dei vantaggi, possano condividere i loro guadagni con gli altri paesi.

Secondo lei chi è stato ad avere vantaggi dalla crisi?

La Germania e gli altri paesi tripla A sono i vincitori. Perchè in questi paesi i tassi di interesse sono crollati, non solo per gli stati, ma anche per le imprese.

Lei ha dei problemi personali con la Germania?

Non vedo alcun problema. Io credo in strategie politiche reciproche e sono convinto che per ogni problema esiste una soluzione e un compromesso.

Secondo lei la causa della crisi attuale risiede in una mancanza di competitività di alcuni paesi europei sui mercati internazionali oppure è l'austerità?

Entrambe le cause sono molto importanti. Prendiamo la Grecia ad esempio. Dopo l'ingresso nella moneta unica il paese ha fatto degli errori tragici. Ha gonfiato il settore pubblico, influenzando negativamente il deficit di bilancio e la competitività. La Grecia non ha liberalizzato i mercati e le professioni e ha perso competitività di prezzo sui mercati mondiali. Nelle finanze statali la Grecia ha creato una bolla. Dal 2009 in avanti sono state fatte manovre molto dure, con tagli alle pensioni e ai salari, minore spesa pubblica e un deficit piu' basso. Sebbene in questo modo la competitività sia stata ripristinata, ci troviamo in una profonda recessione, perché le misure di aggiustamento hanno avuto un effetto pro-ciclico. Non c'è un meccanismo che possa portare la Grecia fuori dalla recessione; nonostante una forte riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto, il tasso di disoccupazione è al 27% e quella giovanile al 56 %. Il ripristino della competitività di prezzo non ha aiutato il mercato del lavoro.

La Grecia ha quindi un modello di business per la sua economia?

La Grecia ha sempre avuto un modello di business, valido nel settore nel turismo, ed ha numerose imprese attive in settori produttivi che riescono ad esportare. Il nostro paese aveva solo una bolla nelle finanze pubbliche, ma non nell'economia reale. Non abbiamo avuto nessuna bolla immobiliare oppure un eccesso di erogazione di prestiti. Adesso dobbiamo realizzare degli incentivi affinché gli investimenti vadano verso le imprese che possono esportare servizi o beni, oppure produrre beni che sostituiscano le importazioni. Dobbiamo liberalizzare le professioni e i mercati. E' molto doloroso, perché durante il processo di transizione aumenta la disoccupazione, e non abbiamo risorse per la previdenza sociale. Ma i greci hanno pazienza. Ci sono proteste solo dal settore pubblico. Le previsioni secondo cui Atene sarebbe stata messa a ferro e fuoco durante le proteste non si sono avverate. I cittadini si sono calmati, perché vedono la luce alla fine del tunnel.

E per quanto riguarda la prospettiva di un'uscita della Grecia dall'Euro?

Tutti gli analisti che si aspettavano un abbandono dell'unione monetaria da parte della Grecia, dovranno pentirsi della loro previsione. Hanno spinto le persone ad investire su di una dissoluzione dell'Euro. Ma in questo modo hanno perso denaro, ed è un bene che sia andata cosi'. Se gli speculatori perdono il loro denaro, il sistema si stabilizza.

Qual'è la sua visione per la Grecia?

Non intendiamo solo ridurre il debito pubblico e raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2020. Vogliamo essere competitivi, esportare e non solo consumare. Non c'è nessun'altro paese che ha pagato un prezzo cosi' alto in termini di riduzioni salariali, tagli alle pensioni e disoccupazione. Adesso siamo vicini al nostro obiettivo e non vogliamo fallire.




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sabato 4 maggio 2013

La Linke tifa piu' Europa


Lafontaine avvia nella Linke un dibattito sulla sostenibilità della moneta unica. I vertici del partito di sinistra si schierano convintamente per il "piu Europa". Da Taz.de.
Che cosa hanno in comune Oskar Lafontaine e Alternative fuer Deutschland (AfD)? Entrambi sono contro l'Euro. Il no di Lafontaine alla moneta unica spacca la Linke.

Oskar Lafontaine, leader della Linke in Saarland, ritiene necessaria la dissoluzione dell'Euro: "se le svalutazioni e le rivalutazioni reali non sono possibili, allora è necessario rinunciare alla moneta unica", scrive Lafontaine sul suo sito web.

Al posto dell'Euro, secondo l'ex ministro delle finanze, dovrebbero tornare le valute nazionali. Il loro corso dovrà essere fissato dall'EU, per evitare speculazioni. Con l'aiuto della BCE, i paesi del sud potranno difendere la loro moneta da una eccessiva svalutazione .

Lafontaine considera l'Euro un fallimento in quanto nell'unione monetaria non esiste una politica salariale coordinata. Le conseguenze sono "una svalutazione reale dei salari, con una riduzione del reddito pari al 20-30%, necessaria in Francia e nell'Europa del sud", continua "stiamo andando verso la catastrofe".

Il giorno precedente Lafontaine sulla Saarbrücker Zeitung aveva ribadito che accanto all'Euro sono necessarie delle valute nazionali. Nella dichiarazione del 30 aprile l'argomento invece non è citato.

La Linke è per l'Euro

Questa posizione sembra essere in contrasto con la linea della Linke. Il partito "nonostante tutti gli errori di progettazione, non è per la fine dell'Euro". Cosi' si dice nel programma elettorale che a giugno dovrà essere discusso a Dresda. Il capogruppo al Bundestag Gysi ha recentemente sottolineato che un'uscita dall'Euro sarebbe fatale. La Germania resterebbe isolata e "l'export crollerebbe".

Steffen Bockhahn, deputato della Linke e pragmatico dell'est, ritiene la posizione di Lafontaine sbagliata: "Gioca pericolosamente con i risentimenti verso l'Euro", dichiara Bockhahn. La Linke non deve strizzare l'occhio alle forze di destra, piuttosto si deve battere per un maggiore spirito solidale e una unione sociale all'interno dell'Eurozona.

Anche Dominic Heilig, membro del comitato esecutivo, considera un ritorno alle valute nazionali come "una sciocchezza costosa e pericolosa". Bockhahn ritiene "scioccante" il modo in cui Lafontaine conduce il dibattito. Mentre il partito sta discutendo il programma elettorale, Lafontaine reclama per sé "uno status speciale" e conduce una discussione tramite dichiarazioni.

Bodo Ramelow, leader del partito in Turingia, vede le esternazioni dell'ex ministro delle finanze sotto una luce diversa. La posizione di Lafontaine non è "un populismo anti-Euro, piuttosto un modo di pensare e una posizione giustificata da ragioni di politica fiscale". Lafontaine avrebbe solo rafforzato la sua ben nota posizione: l'Euro potrà funzionare solo con una politica salariale e fiscale comune.

I sindacati sono responsabili

"A me sembra un voler riaccendere la discussione, ma un po' rassegnato", dice Ramelow. In verità la dichiarazione di Lafontaine sembra indirizzata ai sindacati tedeschi che con la loro moderazione salariale hanno contribuito a causare la crisi dell'Eurozona. La Linke, secondo Ramelow, "non puo' in nessun caso mostrarsi anti-europea".

E questa è proprio la paura di alcuni pragmatici dell'est. A causare malumore c'era già stata un'intervista di Sahra Wagenknecht, vice capogruppo al Bundestag, in cui aveva espresso parole di elogio per il nuovo partito euro-critico Alternative fuer Deutschland. Nella sua critica alla europolitca, secondo Wagenknecht, tra la Linke e la AfD " ci sono molti punti in comune".

Alcuni nella Linke dell'est ipotizzano che in questo modo il confine con il populismo di destra diventi poroso e la Linke possa attrarre anche l'elettorato euroscettico. In questo modo la Linke nell'ovest potrebbe puntare su nuovi elettori, ipotizza un pragmatico dell'est - "ma non sarebbe piu' il mio partito".

Katja Kipping, leader della Linke, non ha una grande considerazione delle posizioni di Lafontaine: "fuori dall'Euro, non è la nostra posizione", cosi' dice la Kipping alla TAZ. La Linke considera "le politiche di divisione fatte da Angela Merkel come una grande minaccia per la EU - un ritorno al D-Mark con la Linke tuttavia non ci sarà". Continua la Kipping: "Vogliamo l'Europa e l'EU".

Lafontaine l'europeista convinto

Le ragioni di Lafontaine, diversamente dalla AfD, "non sono nazional-egoiste". Lafontaine argomenta da "europeista convinto", invia pero' il messaggio sbagliato. "Il nostro messaggio deve essere: ampliamento dell'Euro ad una unione sociale ed economica, non la dissoluzione della moneta unica", dice Kipping.

Anche Bernd Riexinger, leader della Linke nell'ovest, vuole lasciare a distanza i flirt con gli euroscettici. Via Twitter scrive che AfD e la Linke sono due mondi completamente diversi. La Linke dice: "No all'austerità si' all'Euro", mentre la AfD "No all'Euro, si' all'austerità". E per questo Riexinger riceve all'interno del partito un'approvazione inaspettata.

Jan Korte, pragmatico dell'est, dice alla TAZ: "Sostengo in pieno la posizione dei leader del mio partito". Anche senza un ufficio politico, Lafontaine resta tuttavia una figura chiave nella Linke dell'ovest. Ed è del tutto possibile che il suo no all'Euro continui a dividere la Linke.


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venerdì 3 maggio 2013

Sinn: ma quanto costa salvare Cipro?


Hans Werner Sinn, dalle colonne della conservatrice WirtschaftsWoche, torna a cavalcare i saldi Target dell'Eurosistema: il costo del salvataggio cipriota sarà molto piu' alto delle cifre ufficiali. Da WirtschaftsWoche
Saldi Target ciprioti - www.querschuesse.de
Il salvataggio di Cipro sarà decisamente piu' costoso rispetto ai 10 miliardi di Euro ipotizzati dai politici. A questi dovranno essere aggiunti i 12 miliardi di Euro dei crediti Target ed ELA erogati attraverso il sistema delle banche centrali. Misurato sul PIL del paese, il pacchetto di salvataggio raggiunge dimensioni greche.

La svolta europea nel salvataggio di Cipro è rilevante. Ancora in estate la commissione EU sosteneva la tutela dei creditori delle banche in difficoltà, adesso invece per la prima volta i creditori partecipano al salvataggio. Il leader dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha definito Cipro il nuovo modello da seguire, mentre la Commissione EU sta preparando una nuova direttiva sul tema.

In questo modo si darà finalmente ascolto alla petizione degli economisti tedeschi: 480 di loro si erano pronunciati, con 2 appelli simili nei toni, contro una soluzione della crisi bancaria nel sud-europa finanziata con il denaro del contribuente del nord-Europa. Al contrario, la soluzione proposta era il cosiddetto Debt-Equity-Swaps: una ricapitalizzazione delle banche da realizzarsi con la conversione in azioni delle obbligazioni bancarie.

I contribuenti degli stati europei ancora in salute non dovrebbero pero' gioire prima del tempo. Nel caso di Cipro, nonostante la partecipazione dei creditori privati, sono coinvolti molto di piu' di quanto non si voglia ammettere. Le dichiarazioni ufficiali dei politici ci dicono che gli aiuti saranno pari a 10 miliardi di Euro, di cui 9 miliardi dal fondo ESM e un miliardo dal FMI. 

La verità è che Cipro in precedenza aveva già ricevuto 9 miliardi di Euro di crediti Target per finanziare la sua bilancia delle partite correnti. Dall'inizio della crisi del 2008 fino ad oggi, Cipro ha accumulato disavanzi di conto corrente e quindi debito estero per un importo di circa 8 miliardi di Euro. Non si tratta di debiti privati, ma di debiti Target con la BCE, che di fatto durante la crisi è stata il piu' grande finanziatore dello standard di vita dei ciprioti. E' interessante notare che il consiglio BCE dopo i recenti accordi fra la comunità internazionale e Cipro ha messo a disposizione dell'isola altri 3 miliardi di Euro attraverso la "Emergency-Liquidity-Assistance" (ELA). I prestiti ELA sono fondi di emergenza della banca centrale per gli istituti di credito illiquidi. Somma che a breve o a lungo termine potrebbe trasformarsi in crediti Target.  I prestiti esteri per il salvataggio di Cipro allo stato attuale raggiungono i 22 miliardi di Euro.

Il saldo Target negativo di Cipro significa che le banche centrali straniere oppure la BCE hanno onorato i creditori esteri oppure pagato le importazioni cipriote trasferendo denaro per conto delle banche dell'isola. Tali saldi sono stati resi possibili dalla banca centrale di Cipro che ha messo a disposizione delle sue banche private denaro fresco appena uscito dalla stampante elettronica, necessario per poter compensare la riduzione dei depositi a seguito dei trasferimenti internazionali.

Si tratta di una creazione di denaro speciale che non è servita a garantire la fornitura di liquidità sul mercato interno cipriota, piuttosto ha dato la possibilità al paese di acquistare all'estero i beni necessari al mantenimento del suo standard di vita. Se Cipro non sarà in grado di rimborsare i crediti oppure di pagare gli interessi, gli altri stati dell'Eurozona subiranno una perdita pari al valore attuale dei crediti target. Di fatto non c'è alcuna differenza con gli altri crediti.

Molti si sono chiesti perché Cipro non abbia abbandonato l'Euro. Dopo tutto il paese potrebbe tranquillamente uscire visto che il necessario controllo sui movimenti di capitale è già in essere. I crediti Target sono la spiegazione: in caso di uscita Cipro dovrebbe stampare una nuova valuta nazionale, che all'estero pero' non sarebbe scambiata con nulla che abbia un valore. Stampare nuovi Euro, con i quali è possibile pagare le importazioni e rimborsare i debiti, è la sola possibilità di salvare almeno a metà il vecchio modello di business.

Considerando i crediti Target, il salvataggio di Cipro si avvicina alle dimensioni di quello greco. I sopra menzionati 22 miliardi di Euro corrispondono al 123 % del PIL cipriota, che nel 2012 era pari a 18 miliardi di Euro. La Grecia fino ad ora ha ricevuto 320 miliardi di Euro di crediti dalla BCE e dalla comunità internazionale, altri 55 miliardi sono già stati promessi. Si tratta del 193 % del PIL greco, che nel 2012 ha raggiunto i 194 miliardi di Euro.

I salvataggi di Cipro e della Grecia non potranno ripetersi per la Spagna e per l'Italia, se questi paesi dovessero finire in difficoltà simili. Se a loro volessimo concedere gli stessi benefici in relazione al PIL, per poterli tenere in vita all'interno della zona Euro, il resto dei paesi Euro dovrebbe concedere crediti per un valore pari a quasi 5 bilioni di Euro - ai quali la Germania dovrebbe contribuire con almeno il 40 % (due bilioni di Euro). Poiché tutti sanno che questo non è possibile, l'ora delle decisioni in Europa potrebbe avvicinarsi molto piu' velocemente di quanto non si pensi.


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mercoledì 1 maggio 2013

Hartz IV varca il Reno?


Dopo le critiche arrivate da Parigi, la politica e gli economisti tedeschi replicano attaccando la situazione di stallo in Francia: o avviate le riforme oppure finirete come i sud-europei. Da Handelsblatt.com
Il governo è preoccupato per le condizioni del vicino francese. Gli economisti tedeschi temono il peggio, se Parigi non dovesse affrontare le riforme con coraggio.

Crescente perdita di competitività, esodo incontrollato di società verso l'estero, costo del lavoro per unità di prodotto troppo alto (dall'introduzione dell'Euro è cresciuto del 30%), oneri fiscali e previdenziali fra i piu' alti di tutta la zona Euro: le informazioni che il ministero dell'economia ha raccolto sulle condizioni economiche della Francia, per usare un eufemismo, non sembrano lusinghiere. In considerazione delle critiche recentemente arrivate da Parigi e rivolte alla politica europea della cancelliera Angela Merkel, si potrebbe pensare che i funzionari del ministro Philipp Rösler (FDP) intendevano solamente replicare attaccando la politica economica e industriale del vicino di casa. La verità è un'altra.

Anche gli economisti tedeschi di spicco giungono alla stessa valutazione fatta dal Ministero di Rösler. Descrivono una situazione ancora peggiore per la Francia, con possibili conseguenze per il resto dell'Eurozona, se la Grande Nation non dovesse affrontare le riforme con il vigore necessario. "La Francia a mio avviso dovrà aprire il piu' grande cantiere per le riforme d'Europa", dice Stefan Bielmeier, capo-economista della DZ Bank. Tuttavia il governo francese è ancora riluttante nel mettere in pista un radicale programma di riforme, poiché teme il conflitto con i sindacati.

E' un gioco con il fuoco - a spese di tutta l'Eurozona. "Se lo stallo politico in Francia dovesse continuare e la credibilità nella capacità di fare riforme dovesse indebolirsi ulteriormente, cio' potrebbe portare ad una nuova ondata di incertezza sui mercati finanziari europei", ipotizza Bielmeier. Se il paese dovesse iniziare a vacillare, gli stessi euro-salvatori si troverebbero sotto pressione. Perché gli strumenti anti-crisi esistenti, secondo l'esperto di DZ Bank, non sarebbero piu' sufficienti per salvare la seconda economia della zona Euro.

"Date le dimensioni della Francia, i meccanismi di salvataggio previsti non sarebbero sufficienti", continua Belmeier. "In un caso del genere avremmo allora bisogno della solidarietà degli altri grandi paesi della zona Euro, in particolare della Germania, per ripristinare la fiducia". E allora, teme Bielmeier, anche il passo verso gli Euro-bond non sarebbe piu' cosi' lontano. Ma allora come è possibile che la Francia sia finita in difficoltà? E perché il governo non fa niente? I principali istituti di ricerca economica tedeschi, nelle loro relazioni di inizio anno, hanno fatto una diagnosi amara del paziente francese.

Tipico del declino: le case automobilistiche

"La perdita di quote di mercato superiore alla media, combinata con una tendenza al peggioramento delle partite correnti, è alquanto preoccupante", scrivono gli economisti. Cio' non ha solo a che fare con la competitività di prezzo, peggiorata costantemente dal 2000 al 2008, ma che da allora sta migliorando di nuovo. Un problema ancora maggiore sembra essere l'orientamento regionale dell'export: "l'economia legata all'export non è riuscita a beneficiare del boom economico nei paesi emergenti, e dipende ancora in buona parte dai mercati di sbocco all'interno della zona Euro", sostengono gli esperti.

Il capo-economista di Commerzbank, Jörg Krämer, teme che i francesi possano finire in una situazione difficile molto simile a quella italiana: "La Francia dall'introduzione dell'Euro ha perso un terzo della sua quota sui mercati mondiali, le partite correnti sono peggiorate tanto quanto quelle italiane", ha dichiarato Krämer ad Handelsblatt Online.

E cio' ha naturalmente a che fare con il fatto che il costo del lavoro per unità di prodotto è troppo alto. Mentre un'ora di lavoro in Germania costa in media 30,4 €, sull'altra sponda del Reno il costo medio è di 34,2 € per ora. Tipica del declino è la situazione dei costruttori di auto. "Qui si condensano i problemi della Francia", ci dice Krämer. "Il paese produce il 40 % di auto in meno rispetto al 2005, la Germania al contrario il 15% in piu'".

Krämer trova positivo il fatto che il governo francese non stia piu' ignorando i problemi economici. Ma i primi passi verso le riforme sono stati troppo timidi, secondo l'economista di Commerzbank. Il governo intende ridurre il peso dei contributi sociali per le imprese, ma la procedura di rimborso è cosi' complicata che molte imprese non potranno farne uso. Inoltre Krämer critica il fatto che le imprese in crisi, con l'accordo dei sindacati, potranno non applicare i contratti collettivi: "tuttavia i sindacati potranno inviare i loro rappresentanti nei consigli di amministrazione delle imprese, fatto che potrebbe essere dannoso per la flessibilità delle imprese".

Per il direttore della ricerca in Economia internazioanale presso il Deutschen Institut für Wirtschaftsforschung (DIW), Christian Dreger, è arrivato il momento per la Francia di prendere contromisure per evitare il declino. "Il paese deve tornare urgentemente ad essere competitivo a livello internazionale e ha bisogno di ulteriori riforme strutturali nel mercato dei prodotti e del lavoro, come ad esempio una maggiore flessibilizzazione delle condizioni di lavoro", ha dichiarato Dreger in un'intervista ad Handelsblatt Online. I modelli vecchi e molto popolari come ad esempio la svalutazione della moneta, all'interno della zona Euro non sono piu' disponibili e poi non farebbero che nascondere i problemi sottostanti.

Alla fine saranno i mercati a decidere

"Senza la partecipazione dello stato tuttavia la conversione non potrà funzionare", avverte Dreger. "Il bilancio pubblico non potrà concentrarsi solamente sul consolidamento, ma piuttosto dovrà dare piu' che in passato un maggiore impulso alla crescita". Un ruolo importante dovrebbe essere svolto da una maggiore cooperazione fra le imprese e l'università.

Anche il ricercatore sulla congiuntura economica dell'Istituto IFO di Monaco, Kai Carstensen, consiglia alla Francia di continuare con l'aggiustamento appena avviato: "Se questo sarà fatto con determinazione e in tempi rapidi, la Francia potrà superare i suoi problemi macroeconomici", ha dichiarato Carstensen ad Handelsblatt Online. I mercati finanziari continuano ad avere fiducia nello stato francese, che ancora dispone di un certo spazio di manovra finanziario. "Tuttavia, se le riforme necessarie dovessero essere posticipate, anche per la Francia la situazione potrebbe farsi piu' difficile".

Alla fine potrebbero essere i mercati a decidere il destino della Grand Nation. Il capo-economista di Deka-Bank Ulrich Kater osserva invece che i mercati finanziari già da tempo discutono delle condizioni problematiche francesi. Tuttavia egli è convinto che sui mercati finanziari il paese non finirà in difficoltà come invece è accaduto a Spagna e Italia. La situazione non sarebbe ancora cosi' difficile, ha detto Krämer ad Handelsblatt Online. "Tuttavia per le riforme resta poco tempo, perché i loro effetti sono molto lunghi, come del resto stiamo vedendo anche nel sud-Europa", ha sottolineato l'economista.

Gli sforzi fatti fino ad ora dal governo francese non sono abbastanza, sottolinea Kater. Per avviare ampie riforme dovrebbe essere sufficiente l'argomento dell'alta disoccupazione. "Se nei prossimi due anni non accadrà nulla, allora sarà il mercato dei capitali a chiedere una cambiamento di rotta".

In questa direzione va anche la valutazione del capo-economista di DZ-Bank Bielmeier. Ritiene la pressione dei mercati finanziari sulla Francia per il momento contenuta, se misurata in termini di differenza di rendimento con i bund tedeschi. "E' come se il governo per dare il via alle riforme necessarie avesse bisogno di un cambio di percezione degli investitori", ipotizza Bielmeier e mette in guardia dalle conseguenze, se non dovesse accadere nulla. "Una duratura assenza di crescita in Francia potrebbe influenzare negativamente l'intera Europa e in questo modo rendere le riforme strutturali nei paesi del sud-Europa piu' difficili".


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lunedì 29 aprile 2013

Sinn: non faccio parte di "Alternative für Deutschland"


Hans Werner Sinn in un'intervista alla FAZ prende le distanze dal nuovo movimento Eurocritico (AdF) e rilancia una sua vecchia proposta: fuori gli eurodeboli dalla moneta unica. Da FAZ.net
L'economista Hans-Werner Sinn intervistato da FAZ caldeggia una unione monetaria composta solo dai paesi piu' forti e chiede maggiori sacrifici per i risparmiatori e le banche.

Professor Sinn, in Germania un nuovo partito chiede l'uscita della Germania dall'Euro. Hanno ragione?

Gli argomenti del partito sono in buona parte ragionevoli. Bernd Lucke e molti dei suoi colleghi di partito sono degli economisti rispettati, che sanno di cosa stanno parlando. Tuttavia non sono un membro del partito e credo l'Euro abbia ancora qualche possibilità.

Considera un ritorno al D-Mark irrealistico?

Non credo valga la pena difendere l'Euro in quanto tale. Ritengo invece un grande errore voler mantenere nella moneta unica ad ogni costo tutti i paesi deboli del sud-Europa. In questo modo non si aiutano questi paesi, e si riducono le possibilità di sopravvivenza della moneta unica.

La crisi non si è almeno un po' attenuata?

Solo superficialmente, perchè i contribuenti dei paesi ancora relativamente in salute attraverso la BCE e il fondo ESM si sono accollati enormi rischi per le garanzie. Cio' aiuta i creditori privati dei paesi del sud Europa a ridurre i loro rischi, ma trasforma gli stati del nord in creditori degli stati del sud. Liti e discordie fra i popoli in questo modo diverranno la norma.

In che modo si aiutano i creditori privati a mettersi in salvo?

Prenda il caso di Cipro. La BCE ha ammesso che le banca centrale cipriota ha erogato in grande quantità prestiti di emergenza alle banche. Grazie a questi prestiti è stato possibile rimborsare i depositi, sebbene le banche fossero già fallite. Siamo al confine con un reato. Molti depositanti sono riusciti a mettere in sicurezza i loro patrimoni poco prima che le porte si chiudessero. Se si devono fare dei tagli al debito, meglio farli subito. Piu' tardi si inizia, maggiori saranno le perdite per il contribuente europeo.

Cipro è stata la svolta nei salvataggi Euro?

I creditori della Grecia già un anno fa sono passati alla cassa. Tuttavia Cipro è stata una svolta. L'EU ancora nel giugno dello scorso anno aveva dichiarato che fino al 2018 non ci sarebbe stata la partecipazione dei creditori privati ai salvataggi bancari. E questo era uno scandalo contro cui 480 economisti hanno protestato con 2 appelli. Fra i politici la convinzione è durata un po' di piu'

Cipro sarà il nuovo modello?

Si'. Le somme in gioco per il contribuente sono ormai troppo grandi. I debiti delle banche nei paesi in crisi con 9 trilioni di Euro sono ormai il triplo del debito pubblico, e si ipotizza che un decimo di questi sia tossico. C'è solo un gruppo in grado di sostenerne il peso: i creditori delle  stesse banche.

Lei ritiene quindi giusto il fatto che in altri paesi europei dovranno essere i risparmiatori a sostenere i costi dei salvataggi bancari?

Se le banche sono fallite, sicuramente. Chi altro dovrebbe farlo? In futuro dovrà esserci una chiara gerarchia. In caso di fallimento bancario ognuno saprà in quale posizione della gerarchia si trova.

Ma cio' rende incerti molti risparmiatori che si chiedono se il loro denaro è ancora sicuro.

Purtroppo il buon Dio non è disponibile per darci la tanto desiderata sicurezza. E' un bene se i piccoli risparmiatori potranno essere difesi con una garanzia sui depositi, a spese dei grandi risparmiatori. Ma anche l'assicurazione sui depositi puo' fallire. Niente è completamente sicuro. A Cipro i contribuenti stranieri, che con l'intera storia non avevano nulla a che fare, hanno salvato i risparmiatori con un deposito fino a 100.000 €.

Ritiene questa soglia corretta?

E' troppo alta. Chi ha 100.000 € sul conto bancario? Non sono certo persone povere. I contribuenti dei paesi salvatori hanno sicuramente molto meno. Consideri che il valore mediano del patrimonio di una famiglia tedesca non supera la metà di questa somma. Penso che sia semplicemente intollerabile che dei normali tedeschi siano coinvolti nell'assicurazione sui depositi bancari per un valore doppio del loro patrimonio. Ma questo è cio' che Bruxelles vuole imporre con ogni forza all'interno dell'unione bancaria. La Germania fino ad ora non ha ancora firmato un contratto di assicurazione, secondo il quale ci dovremmo accollare i rischi bancari degli altri paesi. E non si puo' certo stipulare una polizza contro l'incendio dopo che l'incendio è divampato.

Le banche in Europa dopo la crisi finanziaria sono state toccate in maniera troppo leggera?

Purtroppo si'. In America durante la crisi finanziaria sono andate fallite centinaia di banche. I loro creditori hanno dovuto rinunciare a molto denaro, è stato un processo salutare. In Europa nessuna banca è stata fatta fallire, anche la stessa Laiki a Cipro. Anche in Germania nel 2010 abbiamo dato alle nostre banche in difficoltà 280 miliardi di Euro, soprattutto la HRE e la Commerzbank. Nemmeno il capitale ibrido della banche, il cui compito è di assorbire le perdite, è mai stato toccato. I contribuenti normali, i pensionati e gli Hartz IV hanno tirato fuori dai guai i ricchi investitori.

In Germania le cose vanno abbastanza bene, nonostante l'Eurocrisi. Rimarrà cosi' oppure la crisi prima o poi si farà sentire?

Il paradosso è: le cose in Germania vanno bene, ma non nonostante la crisi, bensi' grazie alla crisi. Prima della crisi la Germania era il malato d'Europa. In termini di crescita economica per un lungo periodo siamo stati gli ultimi, abbiamo infatti portato i nostri risparmi all'estero invece di investirli nel nostro paese. Oggi invece gli investimenti restano al sicuro qui da noi. E cio' in Germania ha causato un boom immobiliare, rilanciato la crescita economica e fatto scendere la disoccupazione. Naturalmente la crisi nasconde degli enormi rischi per il futuro della Germania. Abbiamo lavoro, ma con l'estensione delle garanzie e dei rischi, c'è il pericolo di perdere una parte importante dei nostri sudati risparmi.

Lei è stato il primo ad introdurre nel dibattito il tema del sistema Target e dei rischi per la Germania. La tensione si è finalmente allentata?

I saldi sono crediti che la Deutsche Bundesbank concede ad altre banche centrali, in quanto esegue dei pagamenti per loro conto. I crediti tedeschi negli ultimi tempi sono un po' arretrati, perchè il contribuente si è assunto rischi maggiori. La BCE ha detto ai possessori di titoli di stato del sud-Europa: non dovete preoccuparvi per i vostri soldi, in caso di fallimento la BCE comprerà i titoli di stato e in questo modo trasferirà le perdite ai contribuenti dei paesi europei ancora in salute. La promessa di protezione della BCE ha ridotto i saldi Target della Bundesbank, perché ora agli stati del sud-Europa arriva piu' denaro privato. Le banche centrali del sud-Europa sono tornate ad effettuare anche pagamenti per la Bundesbank. Con la promessa di una protezione, tuttavia non sono stati ridotti i rischi per il contribuente, sono invece aumentati.

A quanto ammontano oggi i saldi Target?

La Bundesbank nei propri libri ha ancora crediti Target pari a circa 600 miliardi di Euro. Se l'Eurosistema dovesse dissolversi, quel denaro sarebbe perso. La Bundesbank con un capitale di circa 140 miliardi di Euro sarebbe già fallita. In quel caso il contribuente tedesco dovrebbe rinunciare  per un lungo periodo ai profitti della Bundesabank oppure ricapitalizzare la banca con i soldi del contribuente. In un modo e nell'altro i 600 miliardi sarebbero persi.

Al momento le banche centrali stanno inondando il mercato con molto denaro. La stampa di denaro è una possibilità per uscire dalla crisi del debito?

I tassi in tutti questi paesi ormai sono vicini allo zero. Siamo al punto in cui la politica monetaria perde ogni sua efficacia.

Perché in questo momento nonostante la politica monetaria espansiva in Germania non c'è inflazione?

In Europa la crescita della massa monetaria si mantiene entro i limiti, perchè in senso figurato, la BCE riesce a far scomparire nel nord-Europa il denaro stampato in eccesso nel sud-Europa.

L'inflazione resterà cosi' bassa anche se dovesse tornare la crescita?

Non si puo' escludere che ad un certo punto arrivi l'inflazione. Al momento non ce n'è traccia.

Il precedente membro del board Bundesbank Thilo Sarrazin intende restituire la sua laurea in economia se la politica monetaria espansiva della BCE non porterà ad una maggiore inflazione. Sarà costretto a rinunciare al suo titolo?

Abbiamo il rischio che la BCE perda una parte dei crediti verso i paesi in crisi e la Bundesbank finisca in una situazione di sovraindebitamento. Questo è il vero pericolo, non l'inflazione. L'inflazione è un tema secondario.

Nonostante i rischi appena descritti lei chiede che l'Euro sia mantenuto. Che cosa propone come possibile soluzione per la crisi?

Io sono per l'uscita temporanea dei paesi deboli. Grazie ad una svalutazione, questi paesi tornerebbero ad essere nuovamente competitivi e in seguito potrebbero rientrare nell'Euro con un cambio diverso, vale a dire con prezzi e salari piu' bassi. L'opzione del rientro dovrebbe essere esercitata solo in presenza di riforme. Cio' potrebbe stabilizzare il sistema politico dei paesi in crisi, che oggi è minacciato dalla crescente disoccupazione. Nel complesso il legame Euro è troppo rigido. Fino al raggiungimento dell'unità politica europea, è necessario trovare una soluzione tra il sistema dei cambi fissi alla Bretton Woods e un area monetaria unica come il dollaro. Solo in questo modo sarà possibile mantenere l'Euro.

A quali paesi pensa per un'uscita?

Soprattutto a Cipro e alla Grecia. Se Cipro oggi uscisse dall'Euro non ci sarebbero conseguenze drammatiche. La fuga di capitali, ipotizzata in un caso del genere, c'è già stata. Il controllo sul movimento dei capitali e le limitazioni ai prelievi sui conti limitano una ulteriore possibile fuga di capitali. Non appena Cipro sarà fuori, i controlli potranno essere rimossi.


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domenica 28 aprile 2013

Stampanti francesi e rischi tedeschi


Proponiamo un articolo pubblicato qualche settima fa da Die Welt sul famoso e poco trasparente mercato STEP: un mercato francofilo che le banche transalpine utilizzano per rifornirsi di liquidità, al di fuori di ogni controllo BCE. Da Welt.de.
La BCE continua a prestare alle banche centinaia di miliardi di Euro, sebbene il valore delle garanzie presentate sia dubbio. Anche gli esperti non riescono a comprendere - e ora c'è il rischio di pericolose manipolazioni.

Sono banchieri esperti, professionisti del mercato dei capitali, alcuni di loro sono stati membri di un consiglio di amministrazione per anni. Ma ognuno di loro stringe le spalle alla domanda: che cos'è lo STEP-market? "Il nome l'ho già sentito, ma non ne so molto di piu'", ci dice uno, "non l'ho mai affrontato in dettaglio" ci dice un altro.

Un anziano banchiere centrale osserva con sguardo assente, invece di rispondere. Solo alla Eurotower, la centrale BCE a Francoforte, capiscono immediatamente.

Non c'è da stupirsi: per la BCE il mercato che nessuno conosce è un'occasione miliardaria. Qui vengono trattati titoli per un valore di 450 miliardi di Euro. E buona parte di questi possono essere portati alla BCE per ottenere liquidità. 

Anche la BCE non ne conosce i dettagli. E questo è il punto centrale del problema. Il mercato non è trasparente, i dati vengono raccolti in maniera molto complessa. Secondo le informazioni in possesso di "Die Welt", in passato sono stati commessi errori che hanno permesso alle banche di ottenere piu' credito di quanto ne avrebbero meritato.

Di fatto le obbligazioni STEP rappresentano una licenza per la stampa di denaro per ogni banca che le detiene. E rappresentano la nota dolente di tutta la politica monetaria nell'unione europea.

Obbligazioni semplici con scadenze brevi

Sotto questa sigla vengono negoziati prodotti finanziari non particolarmente complessi. Si tratta di normali obbligazioni con una durata alquanto breve, che vanno da pochi giorni fino ad un anno.

Il mercato europeo piu' importante è lo "Short Term European Papers Market", in breve STEP. Un mercato non regolamentato sul quale banche e imprese negoziano titoli, senza che si abbiano degli scambi sulle borse ufficiali.

E anche l'Eurosistema non sa molto di quanto accade: il passaggio necessario per trattare le obbligazioni STEP è infatti la banca centrale francese, la Banque de Franche (BdF). Ma questa spesso ricevere le informazioni in maniera poco chiara - da una società la cui consociata è un attore di primo piano nel mercato STEP.

La BCE di Francoforte, per sua stessa ammissione, non ha molte informazioni su questo mercato. Un mercato multi-miliardario controllato a livello nazionale, che non sembra essere coordinato con la  politica monetaria europea. Questa struttura solleva una domanda spontanea: siamo di fronte ad un suo possibile uso improprio?

Cio' è particolarmente grave in quanto si tratta di un canale cruciale per la politica monetaria della BCE: le operazioni per la fornitura di credito alle banche. Un confronto: nel tanto discusso acquisto di titoli di stato, la BCE fino ad ora ha investito circa 200 miliardi di Euro. Le banche europee nel frattempo hanno accumulato nei confronti dell'Eurosistema oltre 1.300 miliardi di Euro di debiti.

Una larga parte di questi prestiti sono verso le banche nei paesi in crisi del sud-Europa. E' la piu' grande macchina da credito del mondo. Ma non c'è nessuno che realmente la controlli. E forse già da tempo non c'è nessuno che realmente possa controllarla - tanto piu' che ora la BCE si appresta ad assumere anche la vigilanza bancaria europea.
Le dighe sono state aperte

Un anno fa la BCE ha fatto un altro passo in questa direzione: da allora infatti le banche centrali nazionali - a proprio rischio - possono accettare titoli con un merito di credito inferiore al BBB. "Le dighe sono state aperte", si lamenta un banchiere centrale.

Ma anche ad di là di queste regole speciali, nell'unione monetaria restano molte anomalie - sebbene la politica monetaria dovrebbe essere la stessa per tutti. Già in novembre "Welt am Sonntag" ha scoperto che la banca centrale spagnola aveva classificato alcuni titoli di stato del proprio paese come affidabili, contrariamente alle regole sul rating stabilite dall'Eurosistema.

Il presidente BCE Mario Draghi, mortificato, aveva promesso di prendere molto sul serio l'argomento. Da allora i controlli sulle banche nazionali sono stati serrati. Il messaggio: un tale errore non dovrà piu' ripetersi.

Ma probabilmente l'errore risiede nel sistema stesso. La lista delle garanzie accettate presso la BCE contiene 40.000 posizioni. Tenuto conto dei numerosi criteri per l'accettazione, nessuno riesce piu' a comprendere se i titoli sono effettivamente sicuri e se sono correttamente classificati secondo il loro reale rischio di insolvenza. E  se si guarda da vicino il mercato STEP, questa idea si insinua.

Le obbligazioni a breve termine trattate su questo mercato, in gergo chiamate "Commercial paper", sono negoziate quasi esclusivamente su mercati non regolamentati. Vale a dire lontano dalle borse ufficiali, dove le informazioni sui volumi e i prezzi dei titoli sarebbero visibili a tutti.

Al contrario si tratta quasi esclusivamente di collocamenti privati: un'azienda che vende le obbligazioni direttamente ad una banca, oppure una banca all'altra. Il mercato STEP, in quanto luogo centrale per questi scambi, nasce nel 2006 per inziativa di un gruppo di banche francesi e tedesche. Il mercato è sotto il controllo dell' "Euribor-EBF", una organizzazione della Federazione Bancaria Europea (EBF), su cui attualmente sono puntati i riflettori per via di una manipolazione del tasso Euribor.

Garanzie discutibili

L'Eurosistema collabora con il mercato STEP, e fra le altre cose crea statistiche per questo mercato. Molto piu' importante è il fatto che le obbligazioni trattate possono essere utilizzate come garanzia per i prestiti della BCE. Cio' è sorprendente. Perché la prerogativa per l'accettazione delle garanzie da parte della BCE dovrebbe essere la loro trasparenza.

Con cio' la banca centrale intende "l'illimitato accesso alle informazioni sulle...caratteristiche finanziare dei titoli, i meccanismi per la formazione dei prezzi e le quantità (quotazioni, tassi di interesse, volumi degli scambi, consistenze in essere) - come indicato nelle regole dell'Eurosistema". 

E proprio queste informazioni, per la maggior parte delle obbligazioni STEP, non sono reperibili nelle fonti utilizzate normalmente dal mondo finanziario. Tuttavia, quasi tutte le obbligazioni sono presenti nella lista delle garanzie accettate dalla BCE. Si tratta di oltre 4.350 titoli, il cui volume ammonta a circa 445 miliardi di Euro. In confronto: il bilancio federale tedesco nel 2012 sarà pari a 300 miliardi di Euro.

I dati precisi sui titoli non solo sono inaccessbili al pubblico - ma anche alla BCE. La BCE dovrebbe infatti accertarsi che le banche di tutti i paesi europei possano prendere in prestito da lei il denaro alle stesse condizioni. Invece la banca centrale per avere informazioni deve rivolgersi a Parigi: alla Banque de France.

Per questo il mercato STEP viene considerato un'organizzazione francofila chiusa, nel mezzo della zona Euro. Sono proprio le grandi banche francesi ad utilizzare questo mercato non trasparente gestito da Euribor EBF e regolamentato da Banque de France. E lo fanno in maniera zelante.

La grande banca francese BNP Paribas, ha fatto apporre l'etichetta STEP su 966 obbligazioni per un valore totale di 44.5 miliardi di Euro. Société Générale ha preso in prestito dal mercato circa 35 miliardi di Euro, la stessa somma l'ha presa Dexia. Crédit Agricole è presente con 25 miliardi di Euro, con altri 25 miliardi di Euro Crédit Mutuel e con 21 miliardi Natixis.

Creazione di denaro per gli istituti francesi

In tutto sono quasi 190 miliardi di Euro, molto piu' di un terzo dell'intero mercato. Il mercato STEP è quindi di grande importanza per gli istituti francesi. 

Nel tentativo di renderlo piu' trasparente, la BdF sembra pero' mettersi di mezzo. Inizialmente la banca centrale francese ha sostenuto che il prezzo e il tasso di interesse delle obbligazioni coinvolte è disponibile sul loro sito web - anche se questo non è vero.

Si tratta ancora una volta di una informazione non completa in quanto è Euroclear ad avere questi dati, ma non li rende disponibili - né ai giornalisti né alla BCE di Francoforte. Quest'ultima offre una spiegazione lapidaria: "la BCE non ha bisogno di avere accesso ai dati di Euroclear France", dicono da Francoforte, perché è sufficiente che "sia la Banque di France ad avere accesso ai dati".

La dichiarazione sorprende perché la BCE dovrebbe essere in grado di controllare le operazioni di politica monetaria, che per l'intero Eurosistema dovrebbero essere unitarie. E cio' sembrerebbe anche urgente: secondo le informazioni di  "Welt am Sonntag" ci sarebbero divergenze sensibili nel modo in cui la BdF tratta le obbligazioni STEP.

Valutazioni errate

In 113 casi gli sconti applicati sulle obbligazioni STEP erano stati trasmessi in maniera sbagliata alla centrale di Francoforte, ad ammetterlo è la stessa BCE. Con questi sconti la BCE si assicura da un rischio default delle garanzie presentate - nel caso in cui siano inferiori rispetto a quanto necessario, le banche ricevono piu' credito del dovuto.

Ad essere coinvolte erano le obbligazioni a breve termine di 6 banche, fra queste la francese Société Générale e l'italiana Unicredit. Le obbligazioni secondo le informazioni della BCE avevano un valore totale di oltre 6.5 miliardi di Euro. Se su questo valore si calcola lo sconto eccessivo applicato, si ottengono 550 milioni di Euro che le banche hanno ottenuto come credito aggiuntivo dalla banca centrale, senza che questo fosse adeguatamente garantito. 

Affari illegali fra le banche?

Abbiamo sempre temuto imbrogli fra le banche, ha dichiarato un banchiere centrale che non vuole rendere pubblico il suo nome. Le banche possono infatti comprarsi le obbligazioni fra di loro con il solo scopo di presentarle poi alla banca centrale. Una macchina per stampare denaro, separata dai mercati regolamentati e difficile da controllare - è stata per anni la preoccupazione dei banchieri centrali.

Fino a quando non è arrivata la crisi, e le banche hanno avuto davvero bisogno di denaro urgente. A fine 2008 il consiglio BCE ha deciso di accettare i Certificati di Deposito (CD) come garanzia, in seguito poi ha limitato la loro accettazione ai 2 anni di durata. Dal gennaio 2012 i CD sono di nuovo accettati - questa volta senza limitazioni. Contrariamente a quanto tutti pensano.

Cio' rende i mercati come STEP molto attraenti per le banche: dei 445 miliardi di Euro al momento trattati, circa 370 miliardi sono costituiti da obbligazioni utlizzabili per ottenere denaro presso la BCE.

Nessun chiarimento?

La BCE sembra non volere chiarire questi aspetti. Inizialmente aveva dichiarato a "Welt am Sonntag" di voler analizzare con maggiore attenzione la questione del mercato STEP. Ma dopo un paio di settimene, di una tale indagine non si è piu' parlato.

Il mercato nel frattempo puo' crescere e prosperare e nuovi clienti illustri hanno scoperto i vantaggi del mercato STEP. La consociata britannica della banca portoghese insolvente "Banco Espirito Santo" il 25 settembre ha ottenuto l'etichetta STEP. Il gruppo bancario ha appena piazzato sul mercato 11 titoli per un valore di 900 milioni di Euro, e presto potrebbe arrivare a procurarsi 18 miliardi di Euro. 

Il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) ha ottenuto 1.6 miliardi di Euro dalla data di ingresso sul mercato STEP, la somma potrebbe pero' raggiungere i 10 miliardi di Euro.

E dallo scorso autunno possono essere presentate alla BCE anche le obbligazioni STEP in dollari, Yen o Sterline. Il mercato STEP, altamente intrasparente, con la licenza BCE si è cosi' allargato di altri 50 miliardi di Euro.

Ancora una volta nella zona Euro non sembra essersene accorto nessuno. A parte le banche che ne beneficiano.



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domenica 21 aprile 2013

Kein Wettbewerb, bitte!

Gustav Horn, presidente dell'Institut für Makroökonomie und Konjunkturforschung della  Hans-Böckler-Stiftung (vicino ai sindacati), sulla progressista Die Zeit propone una riflessione sul meccanismo profondamente sbagliato alla base della moneta unica: la concorrenza fra stati. 
Gli stati in Europa dovranno essere come le imprese: piu' economici, in continuo miglioramento e sempre piu' competitivi. Questo pensiero economico sta distruggendo l'Europa.

La crisi della zona Euro sembra non avere fine. Perché la zona Euro nonostante gli enormi sforzi di tutti i paesi membri non si è ancora stabilizzata?

La risposta è semplice. Perchè le soluzioni proposte sono ampiamente inefficaci. Solo l'annuncio di un acquisto illimitato di titoli di stato da parte della BCE è riuscito a calmare un po' la situazione. Tutto il resto, almeno nel breve periodo, non ci aiuta molto, o addirittura puo' risultare dannoso. E nel frattampo il consenso politico per l'Euro viene meno. Questo processo affonderà la moneta unica - se tali sviluppi non saranno fermati.

L'errore di fondo, commesso in particolar modo dalla Germania, è stato una concezione dell'unione monetaria completamente sbagliata. Il governo federale ha interpretato l'unione monetaria - lo stesso hanno fatto i governi che l'hanno preceduto - come una comunità di stati fondata sulla concorrenza. In questa competizione i singoli paesi devono mostrarsi capaci di sopravvivere per poter restare legittimi membri dell'unione monetaria. Secondo tale prospettiva ogni paese dovrà adottare un proprio modello di business. Per alcuni - come a Cipro -  il modello sarà basato su di una bassa tassazione ed una regolamentazione meno severa  -  a spese di altri paesi nell'unione monetaria. Un altro modello di business potrebbe essere fondato sulla moderazione salariale e lo smantellamento dei sistemi di sicurezza sociale al fine di raggiungere una maggiore competitività. Ma cio' sta portando ad una forte avversione dei cittadini verso l'Euro. E cio' non aiuta. Al contrario: le misure adottate hanno spinto la zona Euro in una dura recessione in cui né la disoccupazione né i debiti pubblici potranno essere ridotti in tempi prevedibili.

Cosa possiamo imparare da tutto questo? Primo: una politica economica fondata esclusivamente su di un miglioramento delle condizioni sul lato dell'offerta, in una situazione economica con bassa domanda, è destinata a fallire. Senza una domanda sufficiente nessuna impresa potrà imporsi, indipendentemente da quanto economiche saranno le sue produzioni. Questo punto di vista si diffonde gradualmente anche fra i governi della zona Euro. Anche per questo - in maniera piu' o meno timida - sono stati messi in campo dei programmi per aumentare la domanda.

Il secondo insegnamento è tuttavia ancora piu' fondamentale. E' stato un errore trasferire all'interno di una unione monetaria composta da stati sovrani il modello privato fondato sulla concorrenza. Mentre la concorrenza fra imprese porta a risultati macroeconomici desiderabili, quella fra stati è improduttiva o addirittura dannosa. Il motivo è semplice: quando le aziende si fanno concorrenza, nascono nuovi prodotti e modi di produrre piu' efficienti - quindi nuove fonti di ricchezza. Se invece gli stati entrano in concorrenza fra di loro, la ricchezza viene  distrutta.

Questo è nella natura della concorrenza. Dove questa esiste, deve essere possibile il fallimento. Le imprese fallite scompaiono dal mercato. La concorrenza puo' acquisirne i clienti e creare nuovi posti di lavoro. Gli stati falliti restano, e soprattutto gli uomini che li abitano. Vivranno con un benessere sensibilmente inferiore. Inoltre, per evitare una destabilizzazione politica avranno bisogno di essere alimentati finanziariamente dagli altri stati. 

E' chiaro che nella competizione fra paesi non potrà esserci nessun vincitore netto. Perchè i vincitori molto probabilmente dovranno sostenere finanziariamente i perdenti, fatto che non potrebbe mai accadere nel caso della concorrenza nel settore privato.

Ai sostenitori della concorrenza fra paesi resta un solo argomento. E concerne uno sviluppo economico relativamente dinamico realizzato grazie agli investimenti e all'export di imprese altamente redditizie, attratte grazie ad un basso costo della manodopera, ad una limitata regolamentazione e ad una bassa pressione fiscale. Suona bene all'inizio, ma potrebbe rivelarsi illusorio.

Alla fine ci perdono tutti.

Perché questa concorrenza è caratterizzata da un'elevata pressione: per mantenere un vantaggio competitivo e trattenere le imprese, le aliquote fiscali devono restare necessariamente basse. In questo modo anche la base imponibile degli stati vincitori si erode costantemente. Cio' diventa evidente ad esempio con il degrado delle infrastrutture, per le quali a causa del calo delle entrate non ci sarà piu' denaro. Le opportunità di impiego e di crescita scompaiono. Anche il presunto vincitore finisce per perdere.

Tutto questo avviene sotto i nostri occhi. Gli stati perdenti come Cipro, la Grecia, il Portogallo,  l'Irlanda e gli altri barcollano insieme ai loro fallimentari modelli di business. Sono finiti in un abisso economico e dovranno essere supportati dagli altri stati membri. I vincitori, si crogiolano ancora nel presunto successo. Le loro infrastrutture pubbliche stanno pero' soffrendo, le casse pubbliche sono vuote. Ogni cliente delle ferrovie pubbliche sa di cosa sto parlando. Cosi' il futuro economico è sprecato sull'altare di un'ideologia che ha elevato la concorrenza fra paesi a leit motiv della politica economica.

La procedura corretta sarebbe stata al contrario una maggiore coordinazione della politica economica europea. E' necessario un quadro di politica fiscale comune per tutti gli stati membri ed una minore concorrenza fiscale. La concorrenza dovrebbe essere lasciata alle imprese, altrimenti alla fine avremo solo dei perdenti.



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