giovedì 12 gennaio 2017

La paura di Hartz IV

Inge Hannemann, attivista, giornalista ed ex-impiegata presso un Jobcenter di Amburgo, da anni si batte contro Hartz IV e contro lo strapotere dei Jobcenter. In un suo articolo sull'Huffington Post ci spiega perchè per superare la paura di Hartz IV è necessario eliminare il sistema sanzionatorio ed introdurre un reddito di base incondizionato. Da Huffingtonpost.de


A 11 anni dal varo delle leggi Hartz, il legislatore ha deciso di introdurre una modifica. Ufficialmente si parla di “semplificazione", ma se le rappresentanze degli impiegati dei Jobcenter, le organizzazioni sociali, i sindacati e i partiti parlano di burocrazia aggiuntiva, è facile capire che la complessità di Hartz IV resterà immutata.

Cosi' la rilevanza politica della "Quarta legge per la prestazione di servizi moderni sul mercato del lavoro" resta di grande attualità. L'introduzione dell'Agenda 2010 e l'applicazione restrittiva di queste leggi fatta dai Jobcenter hanno rivoluzionato l'intera struttura dello stato sociale sancendo il passaggio dallo stato sociale al “workfare state”.

Sin dall'inizio l'intenzione dell'ex Cancelliere Schroeder non era quella di "aiutare e pretendere", piuttosto quella di creare il piu' grande settore a basso salario che la Germania abbia mai avuto. Nel frattempo in Germania si è sviluppato il piu' grande settore a basso salario d'Europa mettendo sotto pressione i paesi vicini. Per resistere a questa pressione, Austria ed Italia stanno pensando di importare Hartz IV.

In questa prospettiva Hartz IV puo' essere considerato un successo. Dal punto di vista sociale e politico, invece, Hartz IV non è altro che una deliberata divisione della società. La disoccupazione di massa del 2005 con circa 5 milioni di senza lavoro non è scomparsa, è stata piuttosto spostata sui lavori atipici.

La paura di Hartz IV è grande

Il numero dei contratti di lavoro atipici e a tempo determinato è aumentato costantemente, mentre i lavoratori per svolgere lo stesso lavoro guadagnano sempre meno. La paura di perdere il proprio posto di lavoro è cresciuta e i lavoratori si tengono stretti anche gli impieghi piu' desolanti. La paura di Hartz IV e della conseguente povertà e stigmatizzazione sociale sembrano essere piu' forti di ogni possibile lavoro, anche il meno dignitoso.

Da un lato c’è la paura di Hartz IV, dall'altro la pressione esercitata dai Jobcenter, e cioe' il dover continuare a lavorare come Aufstocker (con un'integrazione salariale) oppure l'obbligo di dover accettare qualsiasi impiego. Si deve pertanto riconoscere che al centro dell’intero sistema ci sono le pretese dei Jobcenter, e non le persone. La spada di Damocle delle dure sanzioni e le possibilità di ricatto fanno di questa riforma un elemento di cambiamento radicale nel sistema di sicurezza sociale.

Anche nel 2015 ci sono state piu' di un milione di sanzioni ai sussidiati Hartz IV. Erroneamente molti credono che una sanzione riguardi solo la persona colpita. Ma è un equivoco.

Ogni sanzione si trasferisce anche alla famiglia, quando un partner o dei bambini vivono nello stesso nucleo. Questo atto di punizione paternalistica contraddice il paragrafo 1 dello Statuto di Sicurezza Sociale secondo il quale i sussidi minimi per le persone non occupate dovrebbero garantire una vita dignitosa ad ogni individuo. Sono poi i Jobcenter ad imporre ai lavoratori quanto previsto dalle leggi sulla sicurezza sociale.

Sotto la costante minaccia di sanzioni, le persone sono obbligate a fare quello che i Jobcenter pretendono da loro. Nonostante cio' i sussidiati vengono accusati di essere pigri e ogni volta gli si ripete la stessa frase: chi vuole veramente lavorare riesce comunque a trovare un lavoro. In questo contesto il concetto di responsabilità individuale della singola persona è la causa scatenante di un crescente squilibrio sociale che ci porta ad una povertà crescente in tutte le generazioni, alla povertà in vecchiaia e ad un divario crescente fra ricchi e poveri.

Non sono i disoccupati ad essere socialmente deboli, ma lo stato

Hartz IV ha eliminato la solidarietà nella nostra società, una tendenza per altro già avviata da uno stato socialmente sempre piu' debole. Non sono i disoccupati ad essere antisociali, ma lo Stato che non intende mettere in pratica i principi dello stato sociale previsti dalla nostra Costituzione. 

Quando uno stato accetta la povertà, l’esclusione sociale e la mancanza di posti di lavoro, accetta in questo modo anche il rischio collegato di una de-democratizzazione. Ma ora è arrivato il momento di ricominciare in maniera diversa. Dobbiamo discutere delle alternative. I veri bisogni e le necessità della società intera devono essere presi in considerazione.

Da un lato è necessaria l’immediata abolizione delle sanzioni affinché il salario di sussistenza non si trasformi in un elemento negativo. Dall'altro, nel lungo periodo non è piu’ possibile evitare un reddito di base incondizionato quale strumento di emancipazione.

Le persone sono dipendenti dai Jobcenter

Solo in questo modo sarà possibile evitare la necessità per i salariati di vendere la propria forza lavoro a qualsiasi prezzo. La libertà di poter dire NO ad un lavoro pagato male oppure ad un lavoro non attrattivo, non solo rafforzerebbe ogni singolo individuo, ma permetterebbe di sviluppare un livello salariale che assicura la sopravvivenza personale.

Le persone non sarebbero piu' dipendenti dai Jobcenter, dalle norme dettate dal legislatore o da altre persone. Avremmo piuttosto la possibilità di risolvere alcuni problemi sociali attuali.

Il concetto di lavoro sarebbe in questo modo ridefinito e sarebbe finalmente possibile una partecipazione piu' equa alla vita sociale e alla ricchezza. Povertà infantile e in vecchiaia, distribuzione della ricchezza ineguale e un sistema che si regge in piedi solo grazie al volontariato sono le conseguenze di strutture disfunzionali che devono essere corrette. In questo modo si potrebbe finalmente togliere la maschera ad Hartz IV, con grande danno per tutti coloro che fino ad ora ci hanno prosperato.

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