domenica 10 febbraio 2013

La Germania si emancipa dall'Eurozona


I dati sulla bilancia commerciale del 2012 mostrano un sostanziale pareggio con l'Eurozona, l'export verso l'unione monetaria scende al 37.4 % del totale. Forte crescita delle esportazioni verso i paesi non EU, resta intatto il gigantesco avanzo commerciale. Destatis.de 
Nel 2012 la Germania ha esportato merci per un valore di 1097,4 miliardi di Euro e importato merci per un valore di 909,2 miliardi di Euro. Secondo i dati  dell'ufficio statistico (Destatis) nel 2012, rispetto all'anno da record 2011, le esportazioni sono cresciute del 3.4% e le importazioni dello 0.7%.

Il saldo commerciale del 2012 è stato il secondo piu' alto di sempre dall'avvio delle rilevazioni statitistiche del 1950, pari a 188.1 miliardi di Euro. Nel 2011 il saldo commerciale estero era stato positivo per 158.7 miliardi di euro. L'avanzo piu' grande di sempre è stato raggiunto nel 2007 con un valore di 195.3 miliardi di Euro.

Insieme al saldo della bilancia dei servizi (-6.7 miliardi), dei redditi da capitale e da lavoro ( + 51.8 miliardi), dei trasferimenti correnti (37.1 miliardi di euro), e il completamento del commercio estero ( -29.2 miliardi di Euro) - secondo i calcoli preliminari della Bundesbank - le partite correnti nel 2012 sono state positive per 166.9 miliardi di Euro. Nel 2011 le partite correnti tedesche erano state positive per 147.2 miliardi di Euro.

Nel 2012 sono state esportate verso i paesi EU merci per un valore di 625.7 miliardi di Euro e acquistate merci per un valore di 577,1 milardi di Euro. Rispetto al 2011 le spedizioni verso i paesi EU sono scese dello 0.3 %, mentre le importazioni  da questi paesi sono cresciute dello 0.9 %. Nei paesi dell'Eurozona nel 2012 sono state esportate merci per un valore di 411.9 miliardi di Euro (-2.1%) e importate merci per 404.2 miliardi di Euro (+0.7%). Nei paesi EU che non appartengono alla zona Euro, sono state spedite merci per un valore di 213.8 miliardi di Euro (+3.3%) e importate merci per un valore di 172.9 miliardi di Euro (+1.4 %). Nei paesi non EU (paesi terzi) nel 2012 sono state esportate merci per 471.7 miliardi di Euro e importate merci per un valore di 332,1 miliardi di Euro.

Nel 2012, rispetto all'anno precedente, l'export verso i paesi terzi è cresciuto dell'8.8% e l'import dello 0.4%.

giovedì 31 gennaio 2013

Hartz IV per tutti?


Su Hartz IV, il sistema tedesco di sostegno al reddito, è in corso una battaglia legale e politica per la sua estensione a tutti i cittadini EU. Una battaglia decisiva per la creazione di un vero mercato del lavoro europeo. Da Der Spiegel
Hartz IV deve essere accessibile anche agli immigrati provenienti dall'Unione Europea? La coalizione nero-gialla si oppone. Ma ora un giudice potrebbe costringere il governo federale ad essere piu' generoso.

Lazarinka R. pensava che la Germania sarebbe stato il paese del suo futuro, credeva di poter trovare la felicità qui. Ora invece deve ricorrere contro le leggi di questo paese.

Lazarinka R., 24 anni, arrivata a Stoccarda dalla Bulgaria alla fine dell'estate 2008, lavorava come cameriera al nero. Dopo un anno e mezzo è rimasta incinta, ed è stata abbandonata dal suo ex fidanzato. Lazarinka non aveva il denaro nemmeno per andare dal medico. Verso la fine della gravidanza ha perso anche il lavoro. Ha deciso quindi di rivolgersi al Jobcenter di Stoccarda sperando che il governo tedesco potesse aiutarla. Ma li' i funzionari le hanno detto che in base alle leggi tedesche non le spettava niente, consigliandole di tornare in Bulgaria.

Lazarinka ha deciso invece di avviare un'azione legale contro la città di Stoccarda. La Bulgaria come la Romania dal 2007 è membro dell'Unione Europea. L'avvocato della ragazza bulgara sostiene che il diritto europeo obbliga lo stato tedesco a sostenere i migranti provenienti dagli stati membri dell'UE, come fa con i cittadini tedeschi. Del caso si  sta occupando la Corte Sociale Federale di Kassel (Bundessozialgericht).

Il fatto che Lazarinka R. abbia lavorato al nero non ha alcuna importanza. Hartz IV non è una prestazione assicurativa che richiede precedenti versamenti nelle casse sociali. E' rilevante solo la condizione di bisogno - che nel caso di Lazarinka è chiaramente presente.

Ma nel processo davanti alla Corte di Kassel che si tiene questa settimana, non va solo in scena una battaglia legale fra la città di Stoccarda e la giovane madre bulagara. Si tratta piuttosto di una decisione fondamentale: gli immigrati dai paesi EU hanno diritto alle stesse prestazioni sociali a cui possono accedere i tedeschi? Anche i rumeni e i bulgari hanno diritto ad Hartz IV?

E dietro a tutto questo c'è la grande questione del vero significato dell'Unione Europea: una comunità con gli stessi diritti per tutti i cittadini oppure un'unione economica con legami molto deboli?

Il governo nero-giallo si mette di traverso

La cancelliera Angela Merkel durante l'eurocrisi ha evocato in piu' occasioni la solidarietà europea. Si è pronunciata a favore di un'Europa con legami molto forti, frontiere aperte e un mercato comune. Ma se i cittadini di altri paesi europei arrivano in Germania e durante la ricerca di un lavoro chiedono sostegno finanziario, il governo nero-giallo non è disposto a concederlo. Si inizia subito a parlare di immigrazione incontrollata verso il nostro stato sociale.

Sulla stessa materia,  già nel 1953 diversi stati europei avevano firmato una Convenzione per l'assistenza sociale (Fürsorgevertrag). Secondo l'accordo tutti i cittadini legalmente presenti in uno dei 17 stati firmatari hanno diritto alle stesse prestazioni sociali. Nel 2006 il governo federale ha modificato il diritto tedesco: gli stranieri alla ricerca di un lavoro in Germania non possono richiedere il sostegno di Hartz IV. Nel 2010 la Corte  Sociale Federale ha deciso che i cittadini di tutti i paesi firmatari della Convenzione del 1953 hanno diritto alle stesse prestazioni sociali.

Il governo federale nel tentativo di aggirare la sentenza della corte di Kassel, nel dicembre 2011 ha aggiunto una riserva all'accordo del 1953: Hartz IV viene escluso. La scelta del governo dovrebbe scoraggiare anche gli immigrati in fuga dalla crisi economica in Spagna o in Grecia. Il ministro del lavoro  Ursula von der Leyen (CDU) aveva giustificato il provvedimento in maniera piuttosto curiosa: i cittadini provenienti da paesi come la Romania o la Bulgaria, membri EU ma non firmatari della Convenzione del 1953, non possono trarre vantaggio dal trattato; anche gli altri pertanto dovranno restarne esclusi.

Con questa logica, la coalizione di governo nero-gialla ha cercato di gestire la posizione svantaggiata di alcuni migranti, peggiorando le condizioni di tutti gli altri.

Per l'Europa sarebbe un segnale di politica sociale disastroso.

Le organizzazioni attive nel sociale e i politici di opposizione criticano l'accordo. Ulrich Schneider, direttore della Deutschen Paritätischen Wohlfahrtsverbands, parla di "un segnale pericoloso per le politiche sociali in Europa". Soprattutto la barriera all'ingresso in Hartz IV introdotta all'interno dell'accordo sull'assistenza sociale è giuridicamente discutibile. Georg Classen del Berliner Flüchtlingsrat è preoccupato del fatto che la Germania possa decidere di non applicare un trattato internazionale in maniera unilaterale. Di fatto i cittadini tedeschi all'estero continuano a ricevere prestazioni sociali. Il divieto "va contro il diritto internazionale".

L'ordine degli avvocati con le stesse argomentazioni ha chiesto al governo federale di ritirare la modifica del trattato. Gli stessi consulenti del governo federale dubitano della validità giuridica del provvedimento. Alcuni immigrati hanno perfino avuto successo con i ricorsi presentati ai tribunali regionali (Landessozialgericht). La Corte Sociale Federale potrebbe ora costringere Merkel ad un cambiamento di rotta.

L'avvocato Rolf Gutmann, difensore della bulgara Lazarinka R., vuole che la corte di Kassel riconosca il diritto all'eguale trattamento per tutti i cittadini europei. Ma non al ribasso come vorrebbe il governo federale, piuttosto al rialzo: Hartz IV per tutti.

Gutmann si riferisce al diritto europeo, il quale garantisce a tutti i cittadini europei gli stessi diritti. Da una sentenza della Corte Europea del 2002 si evince infatti che le prestazioni derivanti dalla Convenzione sull'assistenza sociale sono valide per ogni cittadino UE, anche se il suo paese non ha firmato la convenzione.

Se il primo argomento non dovesse convincere i giudici, Gutmann si rifarà alla direttiva EU sul "Coordimanento dei sistemi sociali di sicurezza". Anche da questa, infatti, si puo' dedurre un diritto degli immigrati EU alle prestazioni Hartz IV. Se i giudici di Kassel decideranno di dare ascolto ad almeno uno degli argomenti di Gutmann, tutti i cittadini EU avranno diritto alle stesse prestazioni sociali in Germania.

mercoledì 30 gennaio 2013

La presunta sistemicità di Cipro


Thomas Mayer, ex capo-economista di Deutsche Bank, sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung si scaglia contro l'ennesimo Eurosalvataggio: Cipro non è sistemica e il contribuente europeo non puo' essere chiamato in causa. Da FAZ.net
Fino ad ora gli Eurosalvataggi sono sempre stati giustificati ipotizzando presunti rischi sistemici per l'intera Eurozona. In quest'ottica il salvataggio di Cipro potrebbe sembrare solo una consuetudine. Con la stessa motivazione si sono finanziati i deficit di bilancio di Grecia e Portogallo, si è convinto il governo irlandese a sostenere in maniera permanente le sue banche, e aiutato la Spagna a ricapitalizzare le casse di risparmio. Per Cipro, che ora ha bisogno di aiuti finanziari, lo stesso ragionamento è difficile da giustificare. Probabilmente anche in questo caso il contribuente europeo sarà chiamato ad intervenire. Nel frattempo, la pretesa dei  paesi Euro in difficoltà di ricevere aiuti finanziari si è trasformata in consuetudine.

Dopo le perdite causate dalla ristrutturazione del debito pubblico greco e quelle derivanti dai crediti concessi al settore privato greco, le banche cipriote lo scorso anno sono finite nei guai. I fondi necessari per la loro ricapitalizzazione, pari a 10 miliardi di Euro, hanno messo in difficoltà il bilancio pubblico e ora Cipro chiede di entrare sotto la protezione del fondo di salvataggio ESM. Il ministro delle finanze cipriota si aspetta dall'Europa la stessa solidarietà che Cipro ha mostrato in occasione del taglio del debito greco. Nel frattempo, si stima che il governo abbia bisogno di 6.5 miliardi di Euro aggiuntivi per rifinanziare i titoli di stato in scadenza e di altri 1.5 miliardi di Euro per tappare i buchi di bilancio. Con 17.5 miliardi di Euro il pacchetto di salvataggio sarebbe uguale al valore del PIL del paese, e sempre in relazione al PIL segna il record fra i prestiti concessi fino ad ora.

Con il salvataggio europoeo il debito di Cipro salirebbe al 190 % del PIL

Secondo la Commissione il rapporto debito/PIL già lo scorso anno aveva raggiunto il 90%. Con il nuovo piano di auti si arriverebbe al 190% del PIL. Sarebbe davvero un miracolo se il paese fosse in grado di rimborsare tutto il debito con le proprie forze. Ma il salvataggio non è lontano, se come nelle intenzioni dei paesi del sud Europa il fondo ESM si accollerà i costi dei salvataggi bancari, e se la BCE dal prossimo anno avrà anche il controllo bancario. Cipro potrebbe scaricare 10 miliardi di Euro di debiti bancari sul fondo ESM  in cambio di una partecipazione senza alcun valore nelle banche, lasciando al contribuente europeo l'onere di saldare il conto.

L'intera operazione viene motivata sostenendo che dalla crisi delle banche cipriote potrebbero nascere rischi sistemici per l'intera Eurozona. Bisogna avere un bel po' di fantasia per vederla in questo modo. Il totale degli attivi delle banche nazioniali nel 2011 era di circa 110 miliardi di Euro - pari all'1.2 % del PIL dell'Eurozona o al 5% del totale degli attivi di Deutsche Bank. Poichè gli attivi sono finanziati per il 72% dai depositi bancari, i collegamenti con le altre banche europee non sono cosi' importanti - i debiti verso le altre banche sono circa 15 miliardi di Euro. A cio' si aggiunge il fatto che solo 32 miliardi di Euro di depositi bancari appartengono ai ciprioti. Il resto appartiene a clienti greci (17 miliardi) e altri stranieri (23 miliardi), la maggior parte russi o di altre repubbliche ex sovietiche. Con una tale struttura di finanziamento sarebbe molto sorprendente se una partecipazione dei creditori al risanamento delle banche in misura del 10%, pari ai 10 miliardi necessari, mettesse in pericolo l'intera zona Euro.

Oneri a carico degli stranieri

I fautori del bail-out sostengono che se si decidesse di far pagare i creditori delle banche, negli altri paesi si scatenerebbe il panico. Secondo le leggi europee sono assicurati solo i depositi fino a 100.000 €. Per gli importi che superano questa soglia, deve essere ragionevolmente previsto un rischio. Sarebbe pertanto coerente con le condizioni vigenti se almeno i depositi superiori a questo importo fossero chiamati a partecipare. Poiché probabilmente la maggior parte dei conti degli stranieri rientrano in questa classe, alla fine si potrebbe raccogliere una somma considerevole. Si potrebbe quindi coprire la mancanza di capitale delle banche, convertendo in azioni i crediti dei depositanti e degli obbligazionisti coinvolti.

Allo stato attuale l'assistenza finanziaria a Cipro è congelata. L'Eurogruppo si riunirà il 24 febbraio e prima di decidere preferisce aspettare il secondo turno delle elezioni presidenziali. Si spera che al presidente uscente Christofias, un comunista dichiarato, possa succeddere il candidato conservatore Anastasiades. Il suo compito sarà eliminare gli ostacoli sulla strada che separa l'isola dal salvataggio europeo. E cosi' cio' che per gli altri paesi è stato giusto e opportuno, per Cipro sarà  solo a buon mercato

domenica 27 gennaio 2013

I migliori come esempio


Merkel a Davos illustra la sua Agenda per l'Europa. Il punto centrale resta lo stesso: non siamo noi a dover alzare i salari, siete voi a dover deflazionare. Solo in questo modo l'Unione monetaria tornerà ad essere competitiva. Qualcuno avrà il coraggio di sfidarla su questo terreno? Da NachDenkSeiten, sito di analisi politica ed economica critico verso il rigorismo Merkeliano.
Al Forum di Davos la Cancelliera è stata finalmente chiara e ha illustrato i concetti di base della sua agenda per l'Europa. Merkel non sembra aver capito granché e vuole approfittare della situazione per attuare un cambiamento radicale in Europa. In maniera molto garbata ha ammesso che la crisi offre la possibilità di applicare all'intera Europa la sua agenda economica. Un'analisi

Quando Angela Merkel tiene discorsi importanti si serve sempre della stessa struttura testuale. A Davos tuttavia ha fatto un ulteriore passo in avanti. Anche se il suo discorso - come sempre - resta manipolatorio e caratterizzato dal solito politichese, ieri nella descrizione della sua Agenda Europea è stata un po' piu' concreta. La sua richiesta principale è stata riassunta nel modo seguente:

"In Europa vogliamo - e su questo nell'Unione Europea c'è accordo - trasformare l'Unione monetaria e quella economica in una unione di stabilità. E' il contrario di una piccola operazione d'emergenza. Piuttosto è un percorso permanente - una strada, le cui idee guida sono da un lato le riforme strutturali per una maggiore competitività  e dall'altro il consolidamento delle finanze statali. Voglio qui sottolineare ancora una volta: per me le due cose sono strettamente connesse. Consolidamento e crescita sono due facce della stessa medaglia, quando si tratta di ripristinare la fiducia".

La domanda è spontanea: di quale fiducia sta parlando Merkel? Si tratta della fiducia del popolo? Oppure della fiducia dei mercati? Naturalmente la seconda, è stata la Cancelliera stessa ad aver indicato come guida dell'azione politica la "democrazia basata sui mercati". Da un punto di vista economico Merkel racconta una bugia intenzionale: crescita e consolidamento delle finanze pubbliche vanno mano nella mano. Fatto recentemente smentito anche dal FMI nella discussione sul moltiplicatore fiscale - e il FMI non puo' essere certo sospettato di fare del romanticismo sociale. Frau Merkel questo la sa bene. Ma non si tratta solo del consolidamento delle finanze statali, per lei questo è solo la leva con cui puo' costringere gli altri stati sovrani ad adottare la sua Agenda:

"Si pone anche la domanda, quanto è forte la volontà politica di tenere insieme la zona Euro,  quanto è vera la disponibilità alle riforme e quanto è grande la solidarietà nella zona Euro. Io credo che negli ultimi 12 mesi su questi punti abbiamo fatto passi in avanti significativi (...)

La situazione in cui ci troviamo in questo momento, in realtà, è caratterizzata dal fatto che il fattore tempo gioca un ruolo decisivo. Abbiamo preso misure di consolidamento (...) e realizzato un'ampia varietà di riforme strutturali (...)

Ora è necessario utilizzare il tempo, affinché la situazione politica non abbia una escalation, e affinché non si crei nuova instabilità".

La crisi Euro per la Cancelliera rappresenta una possibilità, limitata nel tempo, durante la quale i nostri vicini di casa saranno disponibili a fare le riforme. C'è da meravigliarsi se Merkel si è opposta ai tentativi di disinnescare l'Eurocrisi attraverso una politica attiva della BCE? No, la strategia di Merkel è quella che Naomi Klein chiamerebbe Schock Strategy - l'uso di una crisi per far passare riforme che non sono volute né dai parlamenti né dal popolo. A Davos su questo punto si è espressa in maniera ancora piu' chiara:

"L'esperienza politica ci dice che spesso per ottenere riforme strutturali è necessario esercitare pressione. Ad esempio anche in Germania i disoccupati sono dovuti arrivare fino a 5 milioni, prima di ottenere la disponibilità all'attuazione delle riforme strutturali. La mia conclusione è questa: se l'Europa oggi è in una situazione difficile, è necessario introdurre riforme strutturali, affinché domani si possa vivere meglio".

Se Angela Merkel e il suo pubblico a Davos potranno vivere meglio con le loro "riforme strutturali", resta una questione aperta. Milioni di tedeschi, che vivono di Hartz IV oppure sono occupati con un basso salario (Niedriglohnsektor),  vedono la questione in maniera diversa. Se si considera l'effetto negativo del settore a basso salario sulla struttura salariale complessiva, si puo' dire che le riforme hanno avuto un solo risultato: a pochissimi oggi va molto meglio, e a tantissimi oggi va molto peggio. I rappresentanti di questa grande maggioranza purtroppo non erano presenti a Davos. Quale ironia della storia, il predecessore di Merkel,  Schröder, aveva candidamente presentato 8 anni prima le motivazioni delle sue riforme strutturali esattamente nello stesso luogo:

"Dobbiamo e abbiamo già liberalizzato il nostro mercato del lavoro. Abbiamo dato vita ad uno dei migliori settori a bassa salario in Europa". Gerhard Schröder durante il suo discorso del 28.01.2005 al World Economic Forum di Davos.

Schröder puo' essere orgoglioso del suo successore e della sua sorella nello spirito. Quello che Schröder ha applicato in Germania, sarà applicato da Merkel in tutta Europa:

"Come possiamo essere sicuri di poter raggiungere nei prossimi anni una coerenza in termini di competitività anche all'interno dell'Unione monetaria? E a tale proposito non considero un livello di competitivà medio, piuttosto una competitività misurata dal fatto che avremo accesso ai mercati mondiali (...) Io immagino - e di questo stiamo parlando nell'Unione Europea - che sottoscriveremo un patto analogo al Fiskalpakt, con il quale gli stati membri si impegneranno ad aumentare il proprio livello di competitività su determinati punti che in questi paesi non raggiungono un livello sufficiente. Si tratterà di temi come il cuneo fiscale, il costo del lavoro per unità di prodotto, le spese per la ricerca, le infrastrutture e l'efficienza amministrativa".

L'Europa dovrà quindi seguire il modello tedesco, tagliare lo stato sociale e comprimere il costo del lavoro. L'Europa perde quindi credibilità in quanto mercato e sceglie invece di impegnarsi in una competizione sui salari con i paesi in via di sviluppo. La cancelliera ha inoltre chiarito che cosa intende per armonizzazione a livello europeo dei costi del lavoro per unità di prodotto.  La Germania, secondo il messagio di Merkel, avrebbe fatto tutto bene. Cosi la Cancelleria di Berlino ha pubblicato in rete il discorso di Merkel con il titolo provocatorio: "I migliori come esempio". Quindi siamo i migliori, eh si'.

E' sorprendente quanto sia difficile imparare per la Cancelliera. Fra gli economisti amici di Merkel non vi è alcun dubbio : l'Eurozona potrà avere un futuro solo se i costi del lavoro per unità di prodotto e la produttività all'interno dell'Unione monetaria potranno convergere. Alla convergenza appartengono naturalmente entrambi i lati. La Germania dovrebbe necessariamente muoversi verso i suoi vicini, ad esempio attraverso salari piu' alti, indispensabili  per una convergenza economica. Ma di cio' la Cancelliera non ne vuol sapere. Se fosse per lei, l'Europa avrebbe una sola strada - la via verso il basso, il percorso della moderazione salariale, della riduzione dei diritti dei lavoratori e della scomparsa dello stato sociale. Imparare dalla Germania significa imparare a vincere, i migliori come esempio.

Come i nostri vicini abbiano interpretato il messaggio, è abbastanza chiaro. La domanda centrale dovrebbe essere: quale diritto vorrebbe avere Angela Merkel? Già Brecht sapeva che solo i vitelli piu' stupidi si scelgono da soli il loro macellaio. I vitelli tedeschi devono essere abbastanza stupidi, non sarebbe possibile spiegare altrimenti il successo di Merkel. Ma su questo i nostri vicini di casa non possono fare nulla. L'Europa non è un protettorato tedesco, piuttosto l'unione di diversi stati sovrani e la Cancelliera non ha alcun mandato per dettare la sua politica agli altri stati sovrani. Tuttavia, se pretende di avere "in Europa un ruolo molto proattivo",  come scritto sul sito internet della Cancelliera, Merkel non ha fondamentalmente capito che cosa esattamente significhi la democrazia.

Per raggiungere i suoi obiettivi, procede mano nella mano con la Commissione Europea. Qualcuno si meraviglia che gli europei siano stanchi di questa Europa? Un Europa che serva solo a limitare la democrazia, la sovranità e la partecipazione degli europei non ha futuro e nessuna ragione di esistere. Se gli europei vogliono salvare l'Europa e il pensiero europeo, devono liberarsi da questo abuso.  Devono sfidare Merkel. E' arrivato il momento, nonostante tutto!



sabato 26 gennaio 2013

Weimar puo' insegnare qualcosa agli eurocreditori?


La situazione della Germania dopo la prima guerra mondiale ci puo' insegnare molto sulla crisi debitoria attuale: è sufficiente vincere, non è necessario  stravincere. Da Handelsblatt.de
Quando gli stati perdono la speranza di poter ripagare i debiti, la situazione si fa pericolosa. Questo ci mostra la storia: fra la Repubblica di Weimar e la Grecia di oggi ci sono molte similitudini.

La situazione dei paesi in crisi del sud Europa è sempre piu' simile a quella della Germania dei primi anni '30. Il parallelo inizia con i fatti antecedenti: prima di entrambe le crisi c'è stato un periodo di inflazione in discesa e una fase di stabilizzazione economica. A cui è seguito un massiccio afflusso di capitale privato straniero, in parte utilizzato per investimenti produttivi. Con la crisi arrivata dagli USA il gioco è finito, causando un forte rallentamento economico - aggravato da una enorme montagna di debito estero. Nel 1932 la disoccupazione in Germania era su livelli simili a quelli odierni di Spagna e Grecia.

Recentemente gli storici dell'economia si sono occupati molto di questo periodo storico e degli anni precedenti. E lo storico economico tedesco piu' famoso, Albrecht Ritschl, professore alla London School of Economics, su questo tema ha presentato uno studio dal titolo ""The German Transfer Problem, 1920-1933".

Ritschl ritiene che le possibilità di recuperare in maniera pacifica i crediti verso uno stato sono limitate. Già allora John Maynard Keynes aveva avvertito che le esose riparazioni imposte alla Germania dopo la prima guerra mondiale avrebbero portato ad una nuova guerra.

Secondo Ritschl il rimborso non dipende solamente dalle possibilità che uno stato ha di ripagare i debiti. Ma anche dalla determinazione dei creditori nel recuperare il denaro prestato - e soprattutto dal fatto che il paese debitore ritenga ancora possibile rimborsare i  propri debiti. Il grande errore fatto allora fu il superamento di questo limite nella definizione delle riparazioni. 

Il primo esempio di incentivo sbagliato proposto da Ritschl è del 1920 e riguarda il livello delle riparazioni: all'inizio di quell'anno - quando ancora non era certo quanto il vincitore avrebbe preteso dallo sconfitto, e mentre in Germania si ipotizzavano delle richieste molto alte ma tuttavia ripagabili - la leadership politica di Berlino si comportava in maniera ancora molto costruttiva. 

Al fine di pagare le riparazioni si provvedeva a centralizzare l'amministrazione fiscale, ad aumentare le tasse e ad estendere la base imponibile. Non appena si seppe che le riparazioni avrebbero portato il debito pubblico ad essere pari a tre volte la ricchezza annua prodotta in Germania, la cooperazione si arresto' immediatamente. Come risultato, i cittadini iniziarono a non pagare piu' le tasse o a farlo in ritardo, e l'amministrazione fiscale lascio' che questo accadesse. La speranza di potersi liberare dal debito con i propri sforzi, semplicemente era venuta meno.

Per cercare di ottenere quello che spettava loro, Francia e Belgio decisero di occupare il bacino della Ruhr. Dovettero imparare a loro spese che anche con la forza militare non si poteva ottenere molto. Il governo tedesco chiese ai lavoratori una resistenza passiva e insieme alla Reichsbank fece in modo che le imprese e i loro dipendenti - nonostante la caduta della produzione - fossero in grado di pagare con denaro fresco della banca centrale. L'iperinflazione che segui' fu accettata pacificamente. Alla fine ci fu un positivo effetto collaterale: aver reso funzionante il sistema finanziario creato per il servizio del debito alle potenze vincitrici.

Il successivo presidente della Reichsbank Hjalmar Schacht nelle sue memorie scriveva che l'inflazione e gli eccessivi debiti di guerra agli occhi dei responsabili erano collegati: "I vertici della Reichsbank hanno ritenuto inutile tentare di stabilizzare il Marco, fino a quando non sarebbe stato chiaro, quale tributo di guerra la Germania sarebbe stata capace di pagare, e fino a quando non si sarebbe raggiunto un accordo con i vincitori su questo tema". Questa tesi sarebbe stata condivisa anche dal governo federale, ipotizza Schacht.

La strategia ebbe effetto, ma solo temporaneamente. Di fatto le potenze vincitrici tramite il piano Dawes, avevano trovato un modo per lasciare che la Germania continuasse a pagare con il denaro che loro stessi gli avrebbero prestato - sotto forma di crediti privati. La Germania ebbe una ripresa economica e visse la breve fase dei "Goldenen Zwanziger".

Il trucco non poteva durare a lungo. Tanto piu' che l'afflusso di crediti già nel 1929 si era prosciugato, allorché il cosiddetto piano Young entro' in vigore. Ma soprattutto il piano non toccava le esose riparazioni. Di fatto nel 1932 venne sospeso e in seguito cancellato. E di cio' fu solo Hitler ad approfittare. La decisione purtroppo arrivo' troppo tardi per la democrazia.

La lezione: quando un paese è cosi' indebitato da non poterlo obbligare a ripagare i debiti con mezzi pacifici, è nell'interesse del creditore ristrutturare il debito e riportarlo ad un livello di sostenibilità.

Tutta colpa dei sud europei


Fra le tante responsabilità dei sud europei, secondo Klaus-Peter Willsch, deputato al Bundestag della CDU, c'è anche quella di aver causato l'allontanamento della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Da Handelsblatt.de
Che la Gran Bretagna stia tirando il freno è comprensibile, alla luce dei costi dell'Eurocrisi. Se non si interviene adesso sarà l'intera Europa a esplodere, secondo il deputato della CDU Klaus-Peter Willsch.

Il discorso di Cameron dovrebbe farci riflettere. Lo si è visto al varo di ogni nuovo pacchetto di salvataggio: la Gran Bretagna non intende assistere in silenzio all'impiego di tutte le risorse finanziarie dei 27 per il servizio del debito dei paesi del sud Europa. Dal fondo EFSM, un fondo EU originariamente previsto per l'assistenza ai paesi con difficoltà nella bilancia dei pagamenti, anche al di fuori dell'Eurozona, solo per il salvataggio di Portogallo e Irlanda sono usciti 48.5 dei 60 miliardi complessivi. 

La Gran Bretagna non è mai stata Euroentusiasta, ma il paese è chiaramente uno dei partner europei piu' importanti. Non solo nel campo delle politiche di sicurezza, ma anche sui temi del libero scambio e della libertà economica resta un partner della Germania. Il suo rapporto speciale con gli Stati Uniti rafforza inoltre l'asse atlantico. 

La mia paura piu' volte espressa deve purtroppo essere confermata: l'adesione forzata alla moneta unica nella sua forma attuale sta scavando un solco fra i paesi Euro e i membri EU con una propria valuta, mentre la convivenza pacifica è messa a rischio.

La Gran Bretagna sta cercando di tirare il freno d'emergenza. Lo considero comprensibile alla luce del duraturo tentativo dei paesi periferici del sud Europa di scaricare i loro debiti sulle istituzioni europee. Alla fine anche la Gran Bretagna si trova a combattere con dei deficit eccessivi e con un elevato livello di indebitamento.

Sarebbe molto piu' importante se Londra si sforzasse di riportare gli altri stati verso un percorso di sussidiarietà - a fianco della Germania. Perché la crisi attuale è da ricondurre ad un passo troppo affrettato verso l'integrazione - l'introduzione dell'Euro con un numero eccessivo di paesi membri e con livelli di competitività molto diversi. 14 anni dopo l'introduzione della moneta unica, pensata come la "corona dell'integrazione europea", da una parte all'altra del continente l'Europa è attraversata da tensioni che la spingono verso la disintegrazione. 

Non si puo' reinventare l'Europa dando ogni mattino uno sguardo spaventato al corso delle azioni quotate in borsa. Nel caso del brutale rifiuto di tenere un referendum in Grecia, ancora una volta i funzionari europei hanno mostrato di temere il voto popolare piu' di ogni altro pericolo. Cosa c'entra tutto cio' con un'Europa libera e dell'autodeterminazione, se i protagonisti temono il voto popolare come il diavolo teme l'acqua santa?

Dobbiamo lottare per l'unione politica europea. Per questo dobbiamo riflettere su cio' che tiene unita l'Europa e su cio' che ne ha moltiplicato il benesssere. Le 4 libertà nei principali mercati europei sono conquiste che le altre regioni del mondo ci invidiano.

Il centralismo di Bruessel deve  tuttavia essere frenato dalla diversità europea e dalla libertà dei suoi stessi popoli auto-determinati. Con la sussidiarietà abbiamo per questo lo strumento adeguato: solo cio' che a livello nazionale non puo' essere gestito e controllato in maniera adeguata, potrà essere accessibile al legislatore europeo. 

venerdì 25 gennaio 2013

Non disturbate il contribuente tedesco


Deutsche Mittelstands Nachrichten, ci spiega perché i salvataggi greci sono scomparsi dai giornali tedeschi e perchè i politici della CDU e della FDP  hanno smesso di bulleggiare gli eurodeboli.  
Alla Grecia servono ancora altri miliardi. La Troika ha tuttavia deciso di non imporre ulteriori misure di austerità in modo da evitare nuovi disordini ad Atene.  E Bruessel non intende in alcun modo compromettere la rielezione di Angela Merkel. Per questa ragione non si parlerà di aiuti finanziari per un po' di tempo.

La Grecia avrà un'altra possibilità per applicare le riforme già negoziate. Nei mesi scorsi di fatto non è successo nulla. Per poter dare una veste di ufficialità a questa situazione di stallo, i rappresentanti del FMI, della BCE e della EU (Troika), hanno deciso di non chiedere al governo Samaras ulteriori misure di austerità.

Ufficialmente la Troka ha concesso la moratoria sul risparmio per dare ai greci la possibilità di mantenere gli impegni sottoscritti. Cosi' scrive il quotidiano greco Kathimerini. I creditori internazionali sono particolarmente insoddisfatti per il sistema fiscale. Lo scorso anno infatti il fisco greco è riuscito a raccogliere appena il 30% delle imposte dovute. Con la pausa sui programmi di risparmio, il governo greco potrà elaborare una possibile soluzione per il problema dell'evasione. 

Di fatto l'intenzione dell'EU è influenzare gli sviluppi in Germania. A Bruessel si teme che i tedeschi, prima delle elezioni politiche, possano rendersi conto che il salvataggaio greco non sta funzionando come dovrebbe. Per poter risanare le finanze greche, infatti, dovranno essere applicati ulteriori programmi di risparmio oppure nuovi miliardi dovranno essere pompati verso Atene, affinché il governo greco possa continuare a servire il debito. Recentemente è emerso che la Grecia per poter raggiungere gli obiettivi di risparmio concordati, avrà bisogno di ulteriori miliardi di aiuto e di un taglio del debito del 25%.

Le forze politiche piu' estreme in Grecia uscirebbero rafforzate da nuove misure di risparmio. E questo è cio' che si teme maggiormente a Bruessel, visto che tali sviluppi non sarebbero controllabili.

Ma soprattutto la Troika vuole evitare che in Germania il malcontento per i pagamenti senza fine verso i paesi in crisi possa sfociare in un movimento euro-scettico. Angela Merkel a Bruessel non è molto apprezzata, tuttavia resta un fattore calcolabile. La cancelliera è infatti nota per la sua capacità di reagire in maniera flessibile alle diverse situazioni.

Negli ambienti internazionali si teme anche che la SPD possa seguire un percorso simile a quello di Francois Hollande e con misure contro le banche e i milionari possa introdurre nel paesaggio europeo un nuovo scenario di lotta di classe. Per i francesi le cose non vanno poi cosi' male: la loro economia è ancora in larga parte controllata dallo stato e il progetto di Hollande è il prototipo di una comunità del debito europea. Dalla Germania, il cassiere dell'EU, a Bruessel ci si aspetta una gestione dell'economia solida.

Se le preoccupazioni sulla lotta di classe, di fronte ai milioni di Euro di onorari di Peer Steinbruck sembrano infondate, a Bruessel si preferisce affidarsi a cio' che è stato già testato. Percio' la moratoria sul risparmio in Grecia significa prima di tutto: il contribuente tedesco per alcuni mesi non dovrà piu' essere disturbato con temi spiacevoli come i pagamenti miliardari o i pacchetti di salvataggio.

La EU da tempo ha un occhio molto vigile sui governi nazionali: in Grecia, il non eletto Lucas Papademos è diventato il salvatore, in Italia l'alunno di Goldman Mario Monti. E' quindi solo una logica conseguenza il fatto che a Bruessel si prenda in considerazione con la stessa attenzione il paesaggio politico interno tedesco.