martedì 1 novembre 2016

Il mercato immobilare tedesco in bolla?

Fra gli effetti dei tassi a zero c'è anche la bolla immobiliare che si sta formando nelle principali città tedesche. Il governo di Berlino è preoccupato e propone una legge che dia a Bundesbank e Bafin (Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht)  la possibilità di intervenire per ridurre l'erogazione di credito. Handelsbatt.de intervista sul tema Stefan Bielmeier, capo economista di DZ Bank ed esperto di mercato immobiliare. Da Handelsblatt.de


I prezzi delle abitazioni nelle grandi città continuano a salire senza sosta. Secondo alcuni si sta formando una nuova bolla. Stefan Bielmeier, capo economista di DZ Bank, non è del tutto d'accordo.

HB: Herr Bielmeier, secondo una recente proposta di legge, l'autorità finanziaria di controllo Bafin e la Bundesbank in caso di formazione di una bolla immobiliare potranno intervenire per ridurre l'erogazione di credito. Come possiamo riconoscere una bolla?

Bielmeier: Non esiste una misura precisa, ed è proprio questa la difficoltà. L'aumento dei prezzi di per sé non dice nulla sul fatto che il mercato immobiliare sia sita surriscaldando. Per poter parlare di surriscaldamento è necessario ad esempio un aumento significativo dell'indebitamento delle famiglie.


HB: Un aumento per ora non c'è stato, tipicamente i tedeschi finanziano i loro appartamenti o le loro case con un 20% di capitale proprio. 

Bielmeier: Sul mercato anche i bassi tassi di interesse hanno un ruolo importante. E questo rende il finanziamento degli immobili più' accessibile. Ma tanto più' crescono i prezzi, minore sarà la quota di capitale proprio disponibile. Allo stesso tempo alcuni istituti di credito a causa della forte concorrenza potrebbero essere tentati di chiedere minori garanzie in termini di capitale ai mutuatari. Dobbiamo fare attenzione a non cadere in una spirale che poi finirà con un aumento dei rischi nel settore privato e in un surriscaldamento del mercato immobiliare.

HB: La Bafin in futuro potrebbe aumentare i requisiti necessari per l'erogazione di nuovi prestiti.

Bielmeier: E' bene che ci sia uno strumento con il quale in caso di necessità si possa bloccare una tale spirale negativa. Sebbene le misure proposte siano efficaci solo nel caso di erogazione di nuovi finanziamenti.

HB: Vede già oggi sul mercato immobiliare tedesco dei paralleli con altre bolle speculative come ad esempio in Spagna o negli Stati Uniti?

Bielmeier: Non proprio. Fino ad ora le banche si sono comportate in maniera ragionevole. Ma a causa della crescente pressione competitiva in alcune parti del mercato assistiamo già ad una certa erosione degli standard del credito. Una delle ragioni è certamente il forte aumento dei prezzi in alcune grandi città.


HB: A Francoforte i prezzi per un appartamento solo lo scorso anno sono cresciuti del 20%. A Monaco dal 2004 i prezzi sono raddoppiati. Non vede i segnali di un surriscaldamento?

Bielmeier: Monaco, Francoforte e Amburgo sono i classici esempi di città in cui i prezzi sono aumentati notevolmente. Possiamo dire che questa pressione sui prezzi al momento si estende anche alle zone circostanti - fino a dove arriva la rete di trasporto locale. Nel dibattito non dobbiamo tuttavia dimenticare: fino ad ora non abbiamo assistito ad un surriscaldamento generalizzato. Ci sono anche regioni economicamente deboli, per lo piu' rurali, dove i prezzi scendono.

HB: In un suo recente articolo scrive che i prezzi degli immobili si allontanano sempre piu' " dal livello giustificato dai fondamentali". Che cosa è giustificato dai fondamentali?

Bielmeier: Soprattutto nelle grandi città gli immobili sono ormai molto cari. Questo puo' essere spiegato con la forte domanda attuale. In alcune zone oggi si vendono appartamenti ad un prezzo che a volte equivale 30 anni di affitti, o anche di piu'. In questi casi io penso siamo già ampiamente oltre i prezzi giustificati dai fondamentali. (per un affitto mensile di 1000 Euro, un prezzo di acquisto di circa 360.000).

HB: Il disegno di legge dovrebbe aiutare a prevenire lo scoppio di una nuova bolla immobiliare - e quindi anche le conseguenze per l'economia intera. Il mercato immobiliare rappresenta ancora oggi un rischio sistemico?

Bielmeier: La storia ci mostra che lo scoppio di bolle immobiliari ha sempre pesanti ricadute sull'economia reale. La nuova legge dovrà evitare esattamente questo, o per lo meno attenuare il fenomeno. I problemi di una crisi immobiliare sono duplici: da un lato un eccesso di indebitamento delle famiglie porta ad un crollo dei consumi, dall'altro il settore bancario puo' finire sotto pressione se i prestiti non vengono rimborsati.

HB: Qual'è il rischio attuale?

Bielmeier: Al momento non c'è il rischio di una crisi sistemica sul mercato tedesco, ma è bene essere preparati ed avere a disposizione strumenti adeguati. 

Flassbeck sui danni causati dall'attività preferita dai tedeschi: risparmiare

Hainer Flassbeck su Makroskop.de torna a parlare dell'eccesso di risparmio tedesco e della narrazione che la stampa tedesca mainstream fa su questo tema: l'eccesso di risparmio tedesco sta causando problemi in tutto il mondo. Da Makroskop.de


L'attività preferita dai tedeschi è "fare previdenza". Purtroppo non riflettono mai abbastanza su quali possano essere gli effetti. In altre parti del mondo, infatti, quello che i tedeschi amano fare sopra ogni cosa, risparmiare, viene visto con grande sospetto.

A volte parlare una lingua straniera aiuta immensamente, intendo anche la lingua inglese, ancora cosi' estranea per noi. Sarebbe molto piu' facile per tutti capire a cosa ci si riferisce esattamente quando in Germania si parla di "previdenza". Con il termine "previdenza" sulle pagine economiche dei giornali tedeschi si fa riferimento di solito al tentativo di mettere da parte una parte del reddito che si è scelto di non spendere oggi. Se veramente padroneggiassimo la lingua inglese, potremmo veramente capire cosa accade in realtà con la "previdenza" tedesca.

Per capire cosa potrebbe accadere alla "previdenza" tedesca, aiuta dare uno sguardo al New York Times di lunedi' di questa settimana. Sempre in merito alla famosa "previdenza" tedesca si puo' leggere:

"..gli economisti temono che si stia formando un eccesso di liquidità in Europa e Asia che potrebbe rallentare le prospettive di crescita mondiali. Questo perché il denaro invece di essere utilizzato per la costruzione di ponti ad es. in Germania o Cina, oppure in spesa per consumi in Cina e Giappone, è accumulato e riciclato nel mercato dei capitali globali, mantenendo gli interessi artificialmente bassi mentre gli investitori vanno a caccia di rendimenti. E ancora, gli economisti dicono che il peso è tutto sugli Stati Uniti, che con la sua economia fragile deve farsi carico di essere il motore del mondo. "L'Asia e l'Europa continuano ad esportare i loro risparmi in tutto il mondo", ha dichiarato Brad W. Setser, un esperto di flussi finanziari mondiali che ha lavorato al tesoro americano dal 2011 al 2015. "Tutto questo denaro in giro in cerca di una possibile allocazione non è un segnale di salute - mostra una chiara mancanza di domanda in altre parti dell'economia globale".

Non è comico? Quello che da noi viene considerata sana "previdenza", in altre parti del mondo viene vista con grande preoccupazione. I risparmi tedeschi causano tracimazioni e inondazioni. Si parla nuovamente di un eccesso di risparmio, come aveva già fatto Ben Bernanke, l'allora presidente della FED degli Stati Uniti.

Si teme che la "previdenza" tedesca ed asiatica aumenti il valore di alcuni titoli negli Stati Uniti gonfiandone il valore, tanto da non riflettere piu' in maniera corretta il valore sottostante delle imprese, in altre parole una bolla speculativa. E questa bolla è alimentata in maniera considerevole dalla "previdenza" tedesca. Ma se la bolla dovesse esplodere, non ci sarebbe piu' alcuna "previdenza".

Quello che la FAZ non capisce - e dobbiamo purtroppo dire anche nei prossimi 1.000 anni non capirà - è la stretta relazione fra il semplice atto di mettere da parte del denaro e il fatto che sia necessario trovare qualcuno disponibile ad indebitarsi per la stessa somma. Investire si diceva prima, ma la parola è deteriorata, da quando viene utilizzata per descrivere l'attività che si limita ad utilizzare i risparmi per andare a caccia di rendimenti in giro per il mondo.

Cio' che la FAZ non ha ancora capito è che deve liberarsi quanto prima del suo editorialista Thomas Mayer, che pochi giorni fà ha scritto qualcosa di terribile e imperdonabile, e cioè che nel frattempo anche le aziende tedesche sono diventate risparmiatrici. Ma se le imprese non possono fare la "previdenza" (evidente dato il saldo settoriale), e per ogni buon economista è chiaro che lo stato non potrà occuparsi della "previdenza" data la sua inefficienza cronica, di fatto solo l'estero potrà garantire la "previdenza" tedesca. Ma se l'estero considera la "previdenza" tedesca come denaro in eccesso e quindi causa di pericolose bolle e di altre allocazioni errate, anche l'ultimo dei tedeschi "previdenti" dovrà ammettere prima o poi che il piccolo e incantato mondo in cui il risparmiatore al mattino porta alla cassa di risparmio locale il denaro guadagnato con il suo duro lavoro e il pomeriggio dello stesso giorno l'imprenditore locale lo prende a prestito per investire in capannoni e nuove attrezzature ormai non esiste piu' da molto tempo.

sabato 29 ottobre 2016

Il retroterra economico tedesco

German Foreign Policy, osservatorio sulla politica estera tedesca, analizza l'egemonia delle imprese tedesche nei paesi dell'Europa dell'Est: sempre piu' fabbriche cacciavite, poche prospettive di sviluppo autonomo locale, di fatto un retroterra economico tedesco. Da german-foreign-policy.com

Uno studio recentemente pubblicato dalla società di consulenza Deloitte conferma la forte egemonia delle imprese tedesche nell'economia dell'Europa orientale. Al primo posto in termini di influenza economica nella regione ci sono le case automobilistiche tedesche. Polonia, Ungheria e altri paesi dell'Europa dell'est sono ormai incorporati nella catena del valore globale dei costruttori tedeschi, che tuttavia lasciano a questi paesi uno spazio molto limitato per uno sviluppo indipendente. Anche per questa ragione i paesi dell'Europa orientale restano bloccati in quella che gli economisti chiamano "Middle-Income Trap": già da diversi anni, infatti, l'avvicinamento di questi paesi al reddito medio europeo procede a rilento.

Posizioni di vertice

Nel report annuale pubblicato dalla società di consulenza Deloitte, relativo alle 500 maggiori aziende in termini di fatturato operanti nell'Europa dell'Est, le filiali regionali delle grandi multinazionali tedesche hanno una posizione di primo piano. La controllata di VW Škoda è al terzo posto, Audi Hungaria Motor al sesto, Volkswagen Slovakia all'ottavo. Fra i primi 50 posti ci sono anche RWE, Mercedes Benz Mfg Hungary, Lidl Polska e Metro AG. Le aziende genuinamente dell'Europa dell'Est non si piazzano in buona posizione, e se lo fanno si tratta principalmente di società completamente o parzialmente sotto il controllo dello stato operanti nel settore dell'energia e delle materie prime oppure società appartenenti ad oligarchi. Fra le aziende private dell'est nel Consumer Business, solo 2 (Agrokor e Eurocash), operanti nel settore agroalimentare quindi a minore intensità di capitale, riescono ad entrare fra le prime 50.

Go east

Le case automobilistiche tedesche, che oggi occupano posizioni di vertice nell'Europa dell'est, già dagli anni '90 avevano iniziato a costruire le loro fabbriche nella regione. Hanno poi intensificato le loro attività dopo l'allargamento verso est dell'UE del 2004. Per la realizzazione di questi investimenti hanno approfittato massicciamente delle sovvenzioni pubbliche e dei mezzi messi a disposizione dai fondi strutturali dell'UE. Secondo i calcoli di un istituto di ricerca polacco, il fatturato di VW, Lidl, Siemens e altre aziende tedesche derivante dall'export verso questi paesi, fra il 2004 e il 2015 è cresciuto, grazie ai soldi provenienti dai fondi UE, per un valore pari a 31.5 miliardi di Euro. [2] 

La posizione dominante dell'industria automobilistica

I produttori di auto tedeschi hanno in totale nell'Europa orientale 33 fabbriche dove si producono circa 3.6 milioni di veicoli all'anno. Il settore ha pertano un'importanza fondamentale per i singoli paesi. Lo stabilimento VW, da poco inaugurato a Września, è per la Polonia il piu' grande investimento estero di tutti i tempi. Si prevede che aumenterà notevolmente l'export polacco di auto e pezzi di ricambio verso la Germania, che già nel 2015 rappresentava il 13% sul totale dell'export. Sitauzione simile in Slovacchia, dove le fabbriche VW, Peugeot e Kia garantiscono il 44% di tutta la produzione industriale e il 35% di tutto l'export.

Nessun trasferimento di conoscenza

Mentre le aziende automobilistiche considerano i nuovi stabilimenti in Polonia, Ungheria, e Slovacchia come un'estensione delle loro catene di montaggio, in alcuni casi le aziende tedesche hanno trasferito nei paesi dell'est anche i propri reparti di ricerca e sviluppo. La ricerca di punta, tuttavia, sia nel settore auomobilistico che in altri settori, è rimasta in Germania. Alle succursali locali non è stata lasciata alcuna libertà. "Le aziende tedesche, a differenza di molte aziende austriache, ad esempio, hanno portato con sé nelle succursali locali i loro manager e le loro culture aziendali. In questo modo hanno mantenuto un maggiore controllo sui processi innovativi locali", constata l'economista Dalia Marin. [3] Cio' ha permesso alle aziende tedesche, sempre secondo l'economista, a differenza ad esempio delle società austriache, di mantenere il controllo sulle parti piu' redditizie della catena del valore ed evitare una fuoriuscita dei profitti verso l'Europa dell'Est.

La "Middle-Income Trap"

Uno studio del Thinktank polacco OSW (Ośrodek Studiów Wschodnich), che ha analizzato le relazioni economiche fra la Germania e il gruppo Visegrad ("V4"), mette in guardia: "La cooperazione fra i paesi V4 e la Germania implica, per i paesi del V4, il rischio di restare bloccati ad un livello medio di sviluppo". [5] Secondo l'autore dello studio Konrad Popławski, gli stati Visegrad negli ultimi decenni sono diventati una parte importante nella catena del valore delle imprese tedesche, senza peraltro aver raggiunto la forza necessaria per uno sviluppo autonomo. Polonia, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia non dispongono ad esempio di aziende hi-tech nazionali oppure di marchi propri altamente redditizi. Per questa ragione, al momento questi paesi non possono essere considerati niente piu' che un retroterra economico della Germania. 

[2] Evaluation of benefits to the EU-15 countries resulting from the implementation of the Cohesion Policy in the Visegrad Group countries. www.ibs.org.pl.
[3] Dalia Marin: Schwächer als Bratislava. Die Zeit 28.07.2016.
[5] Konrad Popławski: The Role of Central Europe in the German Economy. www.osw.waw.pl

venerdì 28 ottobre 2016

A che punto siamo?

A che punto siamo con il riequilibrio della bilancia commerciale fra Germania ed Eurozona? Secondo i dati appena pubblicati su destatis.de, relativi ai primi 8 mesi del 2016, l'avanzo con l'unione monetaria continua a crescere e non c'è traccia di un aggiustamento dei flussi commerciali con i paesi dell'Eurozona. Alcuni dati:




Export tedesco verso Europa, UE ed Eurozona nei primi 8 mesi del 2016


Import tedesco da Europa, UE ed Eurozona nei primi 8 mesi del 2016


Solo nei primi 8 mesi del 2016 l'avanzo commerciale con l'Eurozona è pari a 54.6 miliardi di Euro, in netta crescita rispetto ai primi 8 mesi del 2015 (circa 52 miliardi). Se non ci fosse l'effetto distorsivo del porto di Rotterdam, molto probabilmente l'avanzo commerciale con l'Eurozona sarebbe ancora piu' grande.

L'avanzo con l'Italia, SOLO nei primi 8 mesi dell'anno, è di crica 6.3 miliardi di Euro, in aumento rispetto ai 5.8 miliardi del 2015. Si riduce, ma di poco, il gigantesco disavanzo francese, e gli effetti di Brexit sul saldo commerciale per ora sono contenuti.



Se dovesse esserci un'interpretazione diversa o alternativa di questi dati, fatemi pure sapere, grazie!


mercoledì 26 ottobre 2016

In Germania c'è anche un po' di Grecia

Se i contribuenti della Baviera non vogliono pagare per i debiti fatti dalla città di Brema, perché dovrebbero voler pagare le indennità dei disoccupati andalusi? In Germania, dopo lunghe discussioni e diversi ricorsi alla Corte Costituzionale da parte delle regioni piu' ricche, il governo ha deciso di abolire il Länderfinanzausgleich, e cioè' i trasferimenti dai Laender ricchi del sud a quelli poveri del nord e dell'est. Frank Schäffler su huffingtonpost.de


In Germania c'è anche un po' di Grecia. Almeno per quanto riguarda la mancanza di responsabilità sul federalismo. Ad esempio, su ogni abitante di Brema grava una quota di debito pubblico pari a 32.735 €. Un valore molto piu' alto rispetto al debito pubblico che pesa su ogni greco. Li' il debito pro-capite è di 28.500  €.

Come in Grecia anche a Brema l'onere del debito è troppo pesante e non puo' essere gestito solo con la crescita economica. E come accade in Grecia grazie all'UE e agli altri stati membri, Brema riceve trasferimenti regolari dal governo federale e dalle altre regioni tedesche.

Dal Governo Federale nel 2015 sono arrivati 563 milioni di Euro di trasferimenti straordinari e nell'ambito della perequazione fiscale (Länderfinanzausgleich) sono arrivati altri 600 milioni di Euro. Per il Länderfinanzausgleich siamo ormai alla fine, presto sarà abolito. Il governo federale e le Regioni hanno finalmente trovato un accordo sul tema. E' giusto ed è corretto che sia così! 


Modifiche di base necessarie al federalismo

E' sempre stato disincentivante, in quanto i pochi Laender donatori devono far fronte ad una lunga lista di Laender beneficiari. Al momento solo le regioni Hamburg, Hessen, Baden-Württemberg e Bayern sono fra i pagatori netti. Nel 2015 sono stati versati 9.5 miliardi di Euro. Sembra molto ma sul totale delle entrate fiscali, pari a 620 miliardi di Euro, sono appena l'1.5%.

Per questa ragione l'accordo è solo una mini-riforma. Di fatto ci sarebbe bisogno di una riforma del federalismo piu' profonda. Poichè questo modello di federalismo crea gli incentivi sbagliati: punisce la buona politica e premia quella cattiva.

Se i Laender Brema o Saarland non riescono a far fronte alle loro spese e il loro debito continua a salire, allora sarà il governo federale a dpver intervenire aiutando le regioni con dei pagamenti straordinari. Affinché i 2 Laender a partire dal 2020 possano accettare la riorganizzazione della perequazione (Länderfinanzausgleich), si è deciso che riceveranno aiuti straordinari per il risanamento delle loro finanze pari a 800 milioni di Euro. 

Negli ultimi anni non è cambiato molto nella situazione finanziaria di base delle regioni debitrici. Il vero problema non è la dimensione delle regioni. Lo si puo' vedere dal fatto che la piccola regione di Amburgo fino ad ora ha sempre pagato, mentre la grande regione Nord Rhein Westfalia ha quasi sempre incassato. 

Un federalismo competitivo lascia le responsabilità al rispettivo livello politico

Il problema, come in Grecia, è la separazione fra rischio e responsabilità. Se i Laender fanno scelte sbagliate, ad esempio assumono troppi funzionari oppure avviano troppi progetti ambiziosi e costosi, ad essere responsabili e a pagarne le consequenze non sono il Land Brema e i suoi abitanti, ma tutta la Germania. In Germania non è prevista l'insolvenza dei comuni o delle regioni. In caso di difficoltà deve intervenire il governo federale. 

Non dovrebbe essere cosi'. Un federalismo competitivo lascia la responsabilità delle decisioni politiche al livello politico in cui queste decisioni sono state prese. Se un paese o un comune vive al di sopra delle proprie possibilità, allora dovrà risolvere da solo il problema del consolidamento delle sue finanze. Se questo non funziona, sarà necessario negoziare con i creditori una soluzione. 

Se la California non puo' pagare i suoi funzionari, deve mandarli in vacanza obbligata. Il governo centrale di Washington non interverrebbe mai. Anche in Svizzera la responsabilità collettiva per i fallimenti locali o cantonali non è prevista.

Quando nel 1998 il comune di Leukerbad nel Cantone di Wallis dichiaro' l'insolvenza, i creditori pretendevano di essere rimborsati dal cantone e dal governo federale, i quali invece rifiutarono il pagamento. Alla fine i creditori furono costretti a rinunciare al 78% dei loro crediti. Da allora le condizioni di finanziamento dei comuni, dei cantoni e dello stato federale svizzero si differenziano in base alla solidità.

Questo federalismo competitivo funziona anche perché in Svizzera ogni livello amministrativo non solo puo' determinare le spese con un'autonomia decisamente maggiore rispetto a quella prevista nel nostro paese, ma anche le entrate. 

Cantoni e comuni hanno una vasta autonomia fiscale che lascia nelle loro casse l'80% delle entrate fiscali. In Germania è solo il 50% e a parte alcune piccole tasse minori, i Laender e i comuni non possono imporre nuove tasse. Un maggiore federalismo fiscale sarebbe un vantaggio anche per la Germania.


lunedì 24 ottobre 2016

La manovra di Schäuble

Il Ministro Schäuble vorrebbe trasferire al fondo ESM il controllo sui bilanci pubblici nazionali. Il principio di fondo secondo Schäuble sarebbe sempre lo stesso: chi mette i soldi, i tedeschi, ha il diritto di bocciare o approvare i bilanci nazionali. Tomasz Konicz su Telepolis.de
Il Ministro delle Finanze Schäuble sta lavorando per dare a Berlino il controllo sulle politiche di bilancio degli stati europei.

Ancora una volta il governo federale prova ad allargare l'egemonia tedesca in Europa ampliando le sue possibilità di intervento politico. Per dirla con le parole usate dal Wall Street Journal, Il Ministro delle Finanze tedesco Schäuble vorrebbe avere un "cane da guardia con i denti". 

Controllo tramite il Fondo ESM

A metà ottobre Schäuble ha avviato una manovra per estendere il controllo diretto su uno degli elementi centrali della sovranità statale dei membri UE: le politiche di bilancio. Secondo il Ministro tedesco in futuro dovrebbe essere il fondo di salvataggio ESM a controllare i progetti di bilancio dei paesi dell'Eurozona, come riportato anche dalla FAZ. Sempre secondo Schäuble la Commissione UE non sarebbe piu' adatta a svolgere questo compito.

Alla base della proposta ci sarebbe il rifiuto della Commissione di sottomettersi alle richieste di Schäuble. Il Ministro tedesco sarebbe infatti irritato con i burocrati di Bruxelles per la decisione di non multare Spagna e Portogallo in seguito al superamento del limite del 3% nel rapporto fra deficit e PIL.

Promemoria: dal 2013 la Commissione ha ricevuto ampi poteri in tema di controllo dei bilanci dei paesi della zona Euro e ora ha il potere di sanzionare gli stati con un deficit eccessivo. La Commissione tuttavia non è obbligata, le sanzioni rimangono a discrezione della Commissione stessa.

Ma chi era stato ad imporre queste regole non troppo tempo fà? Naturalmente questi requisiti erano stati introdotti sotto la pressione di Berlino con l'obiettivo di applicare quelle stesse misure di austerità che la Germania aveva imposto all'Eurozona. La vittoria negoziale di allora tuttavia non era stata completa. 

Le Regole per il controllo dei bilanci in vigore dal 2013 sono state introdotte in seguito a forti scontri fra i paesi Euro: la Germania voleva che la Commissione nell'ambito dei suoi poteri di controllo sui bilanci pubblici potesse sanzionare automaticamente i singoli paesi, mentre la maggioranza dei paesi della zona Euro si era schierata contro ulteriori riduzioni della sovranità. Il compromesso raggiunto prevedeva che le sanzioni fossero uno strumento a discrezione della Commissione.

Tutti devono rispettare le regole

Le politiche per la gestione delle crisi si formano attraverso una lotta di potere interna fra gli stati europei - di solito la Germania riesce ad avere il sopravvento sugli altri. Nelle burocrazie europee c'è sempre una battaglia fra i funzionari tedeschi, desiderosi di affermare le loro politiche austerità, e i sud europei di orientamento keynesiano che vorrebbero rilanciare le economie dei paesi in crisi.

Non appena le autorità tedesche hanno la sensazione di aver perso il controllo sulle istituzioni europee oppure sulle regole dell'Eurozona, pretendono la creazione di nuove istituzioni oppure di nuove regole per rafforzare il controllo sulle politiche di crisi. L'Eurozona puo' funzionare "solo se ci sono delle regole e queste possono anche essere rispettate", le parole del Ministro delle Finanze tedesco riportate dal WSJ.

Tutti devono rispettare le regole, che ovviamente Schäuble stesso ogni volta definisce sulla base degli interessi tedeschi. Anche se sbagliata, è una logica perfetta per la Germania campione mondiale dell'export, la cui congiuntura si fonda sugli avanzi con l'estero e sull'esportazione di debiti - pubblicamente poi ci si indigna per i debiti prodotti all'estero da questa stessa politica. 

La Germania sarebbe insoddisfatta per il modo in cui a Bruxelles le nuove regole sono applicate, riporta la Süddeutsche Zeitung (SZ): 

"Il Governo tedesco considera sbagliato il comportamento della Commissione Europea e la sua volontà di ampliare di fatto la libertà di cui gode nel valutare i bilanci pubblici degli stati nella zona Euro. Soprattutto per quanto concerne la valutazione dei paesi finanziati con i crediti del fondo ESM. Anche il ruolo della BCE nella valutazione dei paesi in crisi, a causa dei conflitti di interessi, è stato fatto oggetto di critiche".

In altre parole: le linee guida imposte fino ad ora da Berlino, sono diventate per lo stesso governo di Berlino insufficienti, in quanto la Commissione, secondo il governo tedesco, abusa del suo potere discrezionale e non impone in maniera scrupolosa i diktat di risparmio di Schäuble. E come sarebbero le nuove regole che Schäuble, in cooperazione con l'immancabile Jens Weidmann, vorrebbe dare all'Eurozona?

Proposta della Bundesbank: l'ESM come il FMI

Mentre Schäuble criticava la Commissione Europea, la Bundesbank anticipava le modifiche che vorrebbe apportare alle regole dell'Eurozona: l'ESM dovrà essere ulteriormente rafforzato mediante il trasferimento delle competenze della Commissione e della BCE, con le quali Berlino si trova in costante disaccordo.

Le proposte di Schäuble e della Bundesbank indebolirebbero le istituzioni europee e trasformerebbero di fatto l'ESM in un fondo monetario europeo, cosi' riporta la SZ. Si tratta di una vecchia idea di Schäuble che risale al 2010 e che egli allora non era riuscito ad imporre.

Fino ad ora la Troika composta da FMI, BCE e Commissione si è fatta carico del lavoro sporco, ora il Ministro delle Finanze tedesco vorrebbe istituzionalizzare in maniera duratura questi compiti nell'ESM e portarli sotto il suo controllo. Bundesbank e Ministero delle Finanze tedesco vogliono formalmente togliere potere alle istituzioni dell'UE, che già durante la crisi si erano trasformate in mere facciate europee dietro le quali si sono scatenati difficili conflitti nazionali. 

Secondo la SZ, Schäuble e Weidmann motivano le loro proposte sostenendo che i "finanziatori dell'ESM", gli stati europei, con i loro crediti finanziano i paesi in crisi. In altre parole: chi paga ha diritto di parola. 

venerdì 21 ottobre 2016

Perché in Germania è necessario rilanciare gli investimenti

Marcel Fratzscher, presidente del prestigioso Deutschen Instituts für Wirtschaftsforschung (DIW Berlin), istituto di ricerca vicino agli interessi degli industriali, su Makronom.de lancia un appello al governo tedesco: il FMI ha ragione, in Germania è necessario rilanciare gli investimenti pubblici e privati. Da Makronom.de

Jobwunder, boom economico, consumi in crescita: la Germania oggi si sente la superstar europea. Tuttavia un po' piu' di modestia non farebbe male - perché i dati positivi riflettono solo una fase di recupero rispetto al passato. La politica dovrebbe piuttosto riflettere sui regali elettorali e fare di piu' per rafforzare gli investimenti pubblici  e privati. Un commento di Marcel Fratzscher.

Il FMI pochi giorni fà ha criticato il governo federale per la sua politica finanziaria sbagliata. Il Fondo chiede al governo tedesco di utilizzare lo spazio fiscale - il cosiddetto "fiscal space" - per rilanciare gli investimenti pubblici e privati e in questo modo rafforzare la crescita in Germania e in Europa. Questo appello in Germania è caduto nel vuoto, molti lo rifiutano. Otmar Issing, - uno dei precedenti capo-economisti della BCE e uno dei piu' importanti economisti tedeschi - ha risposto sulla FAZ a queste critiche.

Issing giustamente mette in guardia dalla debolezza degli investimenti in Germania e chiede al governo di aumentarli in maniera significativa. Questi investimenti secondo Issing non dovrebbero essere finanziati facendo nuovo debito, ma con una riorganizzazione del bilancio pubblico: una spesa piu' elevata dovrebbe essere bilanciata da una riduzione dei consumi pubblici.

In un contesto di solido sviluppo economico al Ministro delle Finanze non mancano certo le entrate fiscali. Una larga parte dello spazio fiscale disponibile il governo lo ha utilizzato per regali elettorali economicamente non molto sensati, come ad esempio la riforma delle pensioni. Costo: 10 miliardi di Euro all'anno.

Otmar Issing ha ragione anche quando sottolinea che una maggiore spesa pubblica in Germania non basterebbe a rilanciare la crescita in Italia e negli altri paesi in crisi.

Ci sono tuttavia diversi buoni motivi per ripensare la politica fiscale in Germania. L'argomento secondo il quale la Germania ha già raggiunto il potenziale produttivo massimo e quindi non ha bisogno di una maggiore spesa pubblica non è corretto. Perché il problema principale dell'economia tedesca è che la crescita potenziale negli ultimi 20 anni è stata troppo bassa ed è ancora troppo bassa.

La Germania oggi si sente la superstar europea: c'è un miracolo occupazionale, l'economia è in piena espansione, i consumi crescono. Tuttavia in molti ignorano che l'andamento dell'economia del paese è, ed è stato, tutt'altro che impressionante. Due fatti lo mostrano chiaramente. L'economia tedesca da inizio 2008 è cresciuta dell'8%, solo l'% all'anno. E' molto poco, ed è chiaramente sotto l'attuale crescita potenziale, cioè fra l'1.25% e l'1.50%.

Ancora piu' deprimente è la performance economica degli ultimi 2 decenni. Dall'inizio dell'unione monetaria nel 1999 l'economia tedesca è cresciuta del 3% in meno rispetto all'economia francese e del 10% in meno rispetto a quella spagnola. Ci dimentichiamo volentieri che ancora 10 anni fà la Germania era il malato d'Europa che suscitava nei suoi vicini la stessa compassione con la quale oggi i tedeschi guardano agli altri paesi in crisi. Per questa ragione alla Germania farebbe bene un po' piu' di modestia. I buoni tassi di crescita attuali riflettono una fase di recupero rispetto agli anni perduti di inizio 2000.

Queste cifre mostrano che la piu' grande debolezza economica della Germania è un livello troppo basso di investimenti, che in ultima analisi è la causa della bassa crescita della produttività e dell'economia negli ultimi 20 anni. Gli investimenti non solo creano un aumento della domanda di breve termine - ma hanno effetti ancora piu' importanti sul lato dell'offerta con un aumento della produttività e del potenziale di crescita.

La Germania ha bisogno di una svolta nella politica fiscale. Il "freno all'indebitamento" (Schuldenbremse) è giusto e necessario ed ha contribuito alla riduzione del debito pubblico, purtroppo anche a scapito degli investimenti pubblici. Il governo federale dovrebbe ripensare i suoi regali elettorali e al loro posto rafforzare gli investimenti pubblici. In questo contesto assisto con una certa ansia  alle sempre piu' grandi promesse di riduzione delle tasse che i partiti politici attualmente stanno facendo agli elettori.

Piu' investimenti, partendo da quelli pubblici, rafforzerebbero la produttività e la crescita potenziale dell'economia tedesca, aiuterebbero a mantenere i posti di lavoro buoni nel paese, e assicurerebbero un futuro sicuro alle aziende e ai lavoratori tedeschi.