domenica 2 febbraio 2020

Thomas Fricke - Perché i tedeschi dovrebbero solo ringraziare l'italiano Mario Draghi

"Il fatto che l'assegnazione di un riconoscimento a Draghi nel 2020 scateni ancora dei forti sentimenti di rabbia ci fornisce un'idea: quante poche possibilità abbiano anche gli avvenimenti piu' semplici quando si scontrano con una narrazione così bella - quella dell'italiano eternamente inaffidabile, che espropria gli onesti risparmiatori tedeschi - soprattutto se la storia si nutre di cliché così meravigliosi. Che si tratti di pizza o di mancanza di stabilità valutaria il risultato non cambia. Crisi.", scrive l'ottimo Thomas Fricke su Der Spiegel. I tedeschi dovrebbero solo ringraziare Mario Draghi, l'italiano, ma invece preferiscono affidarsi alla solita narrazione razzista dell'italiano inaffidabile e spendaccione che espropria il laborioso tedesco dei propri risparmi. Ne scrive Thomas Fricke  su Der Spiegel


Al momento ci sono delle domande piu' o meno importanti: che succederà con la recessione? Donald Trump sarà rieletto? Cosa accadrà al nostro settore automobilistico? 

E ce ne sono di veramente importanti: se, ad esempio la Croce al merito federale per l'ex presidente della Banca centrale europea sia meritata. Oppure meglio non dargliela, perché probabilmente è il responsabile dell'esproprio ai danni del risparmiatore tedesco.

Per essere chiari, al momento si parla proprio di questo. In ogni caso negli ultimi giorni alcuni giornali in Germania hanno riempito le loro pagine di pro e contro. E sono state illustrate diverse posizioni. Anche da parte di molti politici.

La Croce al merito non è un premio per il successo ottenuto

Ora, per ragioni di obiettività, vorremmo sottolineare che la Croce al merito non è pensata come una sorta di Nobel con cui vengono premiati dei risultati economici particolarmente convincenti. In quel caso alcune croci già conferite in seguito avrebbero potuto benissimo essere revocate (e anche molti premi Nobel). È  vero inoltre che la croce assegnata a Mario Draghi è stata data come un'eccezione. Più come un riconoscimento d'ufficio assegnato quasi automaticamente a personalità di alto livello, come ad esempio i capi delle banche centrali. Quindi secondo una buona abitudine, in maniera alquanto indipendente dalle prestazioni.

Il fatto che la premiazione di Draghi nel 2020 scateni ancora dei forti sentimenti di rabbia ci fornisce un'idea: quante poche possibilità abbiano anche gli avvenimenti piu' semplici quando si scontrano con una narrazione così bella - quella dell'italiano eternamente inaffidabile, che espropria gli onesti risparmiatori tedeschi - soprattutto se la storia si nutre di cliché così meravigliosi. Che si tratti di pizza o di mancanza di stabilità valutaria il risultato non cambia. Crisi.

Anche la stessa tesi di base secondo cui la BCE sarebbe la sola responsabile per i tassi di interesse a zero è già di per sé traballante. Certo, la BCE ha avuto un ruolo nell'evitare un nuovo aumento dei tassi di interesse. Tuttavia, il fatto che i tassi di interesse siano storicamente così bassi non ha nulla a che fare con la BCE. Altrimenti non sarebbero così bassi ovunque, anche nei paesi non appartenenti all'eurozona. Basterebbe dare un'occhiata alle statistiche sui tassi di interesse mondiali.

Nei paesi non appartenenti all'Eurozona, come ad esempio la Svizzera, i tassi di interesse sono ancora più bassi - e ancora più in rosso. Senza Draghi. E senza il cliché meridionale.

Chi non ha piu' un lavoro non può neanche risparmiare

Se sui titoli di stato tedeschi c'è un interesse negativo, ciò ha poco a che fare con la BCE, ma con il fatto che questi titoli in periodi turbolenti sono estremamente richiesti in quanto considerati investimenti sicuri. I bassi tassi di interesse sono il lato negativo del successo, per così dire. E in passato le cose non andavano diversamente. I tassi di interesse in Germania sono sempre stati più bassi che altrove. Per quello non c'era bisogno di Draghi. È anche probabile che senza Draghi e l'euro in Germania ci sarebbero stati tassi di interesse ancora piu' bassi. Come in Svizzera.

Non è necessario un alto livello di matematica per rendersi conto che ciò che alla fine per i risparmiatori conta è quello che resta dopo aver detratto l'inflazione, cioè il valore reale, e che i tassi di interesse reali oggi non sono molto più bassi di quanto non lo fossero prima: sicuramente il tasso nominale è basso, ma è anche vero che non c'è inflazione. E non è nemmeno necessario un alto livello di logica per affermare che la crisi finanziaria di per sé non può essere stata innescata da un elevato debito pubblico nei paesi del sud - se all'inizio della crisi nei paesi poi finiti in crisi come la Spagna non c'era un debito pubblico elevato.

Non importa, è semplicemente troppo bello continuare a mormorare che i sud-europei non sanno gestire il denaro - che lo sappiamo fare solo noi tedeschi.

Tutte le esperienze fatte in caso di escalation di una crisi finanziaria suggeriscono che, se nel 2012 Draghi non avesse fermato l'escalation della crisi con un vero e proprio "faremo il possibile per fermare la crisi", ci sarebbe stata una crisi ancora più grave, nella quale anche molti tedeschi avrebbero perso il lavoro. Fatto che avrebbe aiutato ancora meno i risparmiatori. Perché se non hai soldi, allora non puoi risparmiare nulla.

Chi è  allora che non sa gestire i soldi?

Ci sono molte critiche nei confronti di ciò che Mario Draghi ha fatto nel dettaglio. Sarebbe stato meglio se i soldi spesi dalla BCE per i salvataggi fossero finiti direttamente sui conti correnti dei cittadini - in modo da poterli spendere nella vita reale e non nel mondo finanziario. L'economia dell'eurozona in quel caso sarebbe uscita dalla zona pericolosa molto prima e non ci sarebbero stati i tassi di interesse negativi.

Ma anche questo non cambierebbe molto nell'assurdità della narrazione sul malvagio Draghi.

In verità la narrazione dovrebbe essere diversa: semmai dovremmo ringraziare Mario Draghi, l'italiano, se oggi abbiamo ancora una valuta così stabile. Perché è stato lui a correggere gli errori del ministro delle finanze tedesco: quando nella fase acuta della crisi, quasi dieci anni fa, si è ostinatamente rifiutato di aiutare i Greci - condotta che ha solo alimentato i dubbi sulla volontà di far fronte alla crisi facendo aumentare il panico sui mercati finanziari.  

Il buon italiano economicamente sopraffatto dal tedesco? Certo, è difficile raccontare questa storia nel collegio elettorale. E ancora piu' difficile sui gazzettini di partito. Andrebbe a sbattere contro ogni cliché.

Se ci fosse bisogno di indicare una ragione sostanziale per tutti coloro che in questo paese hanno ricevuto una Croce al merito, allora se la sarebbe meritata molto più Draghi - che non il suo predecessore, Jean-Claude Trichet, oppure Wolfgang Schäuble. Perché Trichet nel 2008 ha sottovalutato l'escalation della crisi finanziaria globale, a differenza dei suoi colleghi negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e in questo modo ha peggiorato la situazione dell'eurozona.

Tutte le esperienze fatte con l'insorgere del panico durante una crisi finanziaria insegnano che in tali crisi è importante rassicurare che si farà il possibile affinché il panico non abbia la meglio. Proprio come fece il bravo Mario Draghi nel 2012 - fermando la crisi. Solo che questa nel frattempo si era terribilmente intensificata.

Un dramma tedesco. E forse uno degli errori più gravi che un ministro delle finanze tedesco abbia mai fatto nel dopoguerra.

Domanda di controllo: se la diagnosi è corretta e rimanesse solo una Croce al merito federale, a chi la dareste? A Wolfgang Schäuble? O a Mario Draghi? Esattamente.


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sabato 1 febbraio 2020

"Il becchino del risparmiatore tedesco"

"Oggi il Presidente federale, su proposta del Ministro degli Esteri Maas (SPD), conferirà la Croce di merito al becchino dei risparmiatori tedeschi, Mario Draghi", scrive Jörg Hubert Meuthen, leader di AfD e professore di economia.  Su The European ci spiega perché secondo lui, Mario Draghi, il "becchino del risparmiatore tedesco", non merita la massima onorificenza tedesca. 


Oggi il Presidente federale, su proposta del Ministro degli Esteri Maas (SPD), conferirà la Croce al merito al becchino dei risparmiatori tedeschi, Mario Draghi.

È davvero un mistero quale possa essere il grande merito di quest'uomo nei confronti del benessere dei cittadini del nostro paese. E' stato proprio lui che per oltre otto anni, con una politica monetaria completamente folle, ha spinto verso un livello di totale assurdità il più importante strumento di controllo e indirizzo della banca centrale, vale a dire il tasso di interesse.

Sotto la sua guida, infatti, iniziata il 1 ° novembre 2011, i tassi di interesse della BCE in otto lunghi anni si sono sempre mossi in una sola direzione: verso il basso. Con Mario Draghi ci sono stati numerosi tagli ai tassi di interesse (fino ai tassi negativi sui depositi bancari), mai però un singolo aumento dei tassi.

http://www.leitzinsen.info/eurozone.htm

Nessun aumento dei tassi! E questo nonostante il fatto che nel frattempo l'economia della zona euro sia cresciuta in maniera significativa - naturalmente anche grazie alla artificiale apertura dei rubinetti del denaro - fatto che, secondo gli standard in vigore fino ad oggi, avrebbe ovviamente dovuto porre fine alla politica monetaria ultra-espansiva.

Ma non lo ha fatto. Ancora di più: le paratoie sono state aperte sempre di piu', non solo sotto forma di una costante riduzione dei tassi di interesse, ma anche attraverso l'acquisto di obbligazioni, che secondo molti esperti finanziari sono a tutti gli effetti dei finanziamenti ai governi, quindi inammissibili.

Per gli stati, specialmente nell'Europa meridionale, ma anche per il ministro delle finanze tedesco, tutto ciò è stato estremamente piacevole. Le riforme importanti sono state posticipate e in Germania ci si è persino potuti adornare con lo “Schwarze Null”

Uno zero nero, che in realtà è stato raggiunto a spese dei risparmiatori e che in realtà non è altro che un'espropriazione mascherata di questi risparmiatori: dall'inizio della crisi finanziaria e dall'inizio dell'orgia dei salvataggi, a causa della politica dei tassi di interesse a zero i risparmiatori hanno perso oltre 120 miliardi (!) di euro - in termini di  potere di acquisto reale (cioè non solo in termini di tassi di interesse nominali perduti!).

D'altra parte la ricchezza è stata redistribuita verso gli azionisti e i proprietari di immobili, i cui valori reali, a causa del diluvio di denaro, sono aumentati di prezzo quasi automaticamente. I milioni di cittadini che sin dalla fase iniziale non erano a conoscenza di questi meccanismi sono rimasti invece fregati. Forse bisognerebbe chiedere a queste persone cosa ne pensano oggi dell'assegnazione della Croce al merito federale al becchino dei tassi di interesse sui loro risparmi.

Per questi "perdenti forzosi" della politica di Draghi, è solo una piccola consolazione sapere che ora anche da parte di circoli estremamente competenti ci siano delle critiche molto forti nei confronti della sua politica monetaria: alcuni mesi fa, importanti autorità monetarie di spicco in Germania, Francia, Paesi Bassi e Austria hanno scritto una accorata lettera comune di protesta in merito alla politica della BCE. Il testo inizia cosi':

"Come ex banchieri centrali e cittadini europei, assistiamo con crescente preoccupazione al corso politico anti-crisi della BCE ".

La "Neue Zürcher Zeitung" riporta con maggiori dettagli questa lettera delle ex-autorità monetarie in un articolo leggibile, che cito:

“Mettono in guardia dagli effetti collaterali negativi dei tassi di interesse estremamente bassi o persino negativi. Il danno collaterale inizierebbe dal settore bancario e si sposterebbe verso i fondi pensione e poi all'intero settore finanziario. Si potrebbe aggiungere che l'effetto del tasso di interesse composto, con tutti i suoi benefici, è stato abolito.

Inoltre, vi sono effetti redistribuivi in favore dei proprietari di beni reali che potrebbero innescare tensioni sociali. Con i suoi tassi di interesse estremamente bassi, inoltre, la politica monetaria mantiene in vita delle aziende che non sarebbero competitive se i tassi di interesse fossero più elevati".

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Cerchiamo quindi di essere chiari: oggi, dal presidente Steinmeier, su proposta del sig. Maas e con il gentile sostegno della sig.ra Merkel, si può ottenere la Croce al merito federale per essersi assunto la responsabilità di una politica monetaria che le ex-autorità monetarie ritengono profondamente disastrosa tanto da poter divorare l'intero settore finanziario e allo stesso tempo promuovere in futuro tensioni sociali in maniera imprevedibile.

È difficile mantenere la calma. Senza farsi troppi scrupoli, la politica ha osservato e ha partecipato attivamente nel gettare a mare la collaudata politica orientata alla stabilità della Bundesbank, mentre le principali promesse sull'euro che l'Unione (CDU-CSU) aveva fatto agli elettori sono state infrante ("Non ci sarà il salvataggio degli altri paesi dell'euro", "L'euro sarà stabile come il Marco tedesco") - e ora questa politica conferisce un riconoscimento al becchino dei risparmiatori tedeschi con la più alta onorificenza tedesca.

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venerdì 31 gennaio 2020

Prosegue la campagna anti-Draghi della Bild

Prosegue la campagna anti-Draghi in chiave nazionalista della Bild, al centro di tutto c'è il mito del risparmiatore tedesco tradito e defraudato dalla BCE a guida italiana e dal "conte Draghila". Dalla Bild


L'uomo che ha bruciato miliardi di euro viene decorato...

Oggi a mezzogiorno al Palazzo Bellevue il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha assegnato la Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Federale Tedesca a Mario Draghi, l'uomo che ha defraudato miliardi di euro ai diligenti risparmiatori tedeschi.

Steinmeier ha elogiato l'ex capo della BCE per la sua "competenza indiscussa in materia di politica monetaria" e per il "coraggio" mostrato nel suo ruolo di autorità monetaria. E inoltre ha aggiunto: “in tempi burrascosi è riuscito a tenere insieme l'euro e l'Unione Europea. In questo modo ha dato un grande contributo all'Europa. E con ciò ha fatto un ottimo servizio anche al nostro paese - lo dico con la massima consapevolezza".

Un plauso che difficilmente un risparmiatore potrebbe capire e giustificare. Perché solo nel 2020, Otto Normal (il tedesco medio) a causa dei tassi di interesse negativi di Draghi perderà più di 24,5 miliardi di euro - quasi 300 euro a testa per ogni cittadino!

Steinmeier nel suo discorso ha anche detto di considerare l'Ordine al merito federale come "un riconoscimento molto più appropriato rispetto all'elmo prussiano che le era stato dato all'inizio del mandato". Un colpo alla BILD.

Nel marzo 2012, infatti, all'inizio del suo mandato, la BILD aveva regalato a Draghi un elmo prussiano a spillo del 1871. Draghi aveva aggiunto: "L'elmo prussiano è un ottimo simbolo del mandato fondamentale della BCE: mantenere la stabilità dei prezzi e proteggere i risparmiatori". E poi: "La Germania è un modello ".

Steinmeier: “L'elmo a punta ricorda un periodo in cui l'Europa sarebbe dovuta guarire secondo la ricetta tedesca (am deutschen Wesen soll die Welt genesen). Fortunatamente oggi siamo più avanti: la Germania fa parte di questa Europa comune".

Per anni la Banca centrale europea guidata da Draghi (autunno 2011 - autunno 2019), ha garantito denaro a basso costo con dei bassi tassi di interesse - per la gioia dei mutuatari, causando tuttavia una grande sofferenza ai risparmiatori tedeschi: non ci sono più interessi sui conti deposito e sui conti correnti. Ma dato che i prezzi continuano a salire (inflazione), si riduce il potere d'acquisto del risparmio!

Negli otto anni del suo mandato i risparmiatori tedeschi hanno perso 120 miliardi di euro, come calcolato dalla Banca Comdirect in esclusiva per la BILD.

Alla fine del mandato alla BCE del presidente Draghi, la BILD Zeitung, con l'aiuto degli economisti di Allianz, ha calcolato quanto denaro i risparmiatori tedeschi hanno perso sui loro 10.000 euro depositati su di  un libretto di risparmio.

Secondo Allianz, il potere d'acquisto di 10.000 euro sul libretto di risparmio da gennaio 2009 all'inizio del 2019 è sceso a 9.676 euro: meno 324 euro - una perdita superiore al 3,2%!


Sui conti deposito non vincolati (Tagesgeldkonto) a giugno 2019 gli originali 10.000 euro erano diventati solo 9.017 euro. Vale a dire, corretto per l'inflazione, un risparmiatore con un conto deposito avrebbe perso 983 euro di potere d'acquisto - pari ad una perdita di valore superiore al 9,8%!

La BILD pertanto nell'estate 2019 ha chiesto a Draghi di restituire l'elmo prussiano! Ma Draghi ha risolto il problema. Lo ha anche detto in parte in tedesco: “C'è un vecchio detto tedesco: un regalo è un regalo. Ho intenzione di tenerlo ".

Critica al riconoscimento a Draghi

I politici della CDU, della CSU e della FDP criticano il riconoscimento conferito all'ex banchiere centrale dell'eurozona in quanto lo considerano incomprensibile. "Qual è il merito del signor Draghi nei confronti del nostro paese?", ha detto ad esempio Markus Blume, il segretario generale della CSU, alla "Bild am Sonntag". I critici da sempre si lamentano per la politica dei tassi di interesse a zero della BCE tenuta sotto Draghi, a spese dei risparmiatori tedeschi.

Il ministro degli Esteri Heiko Maas (SPD) per questa ragione aveva proposto l'ex presidente della Banca centrale europea. Secondo l'Ufficio della Presidenza, anche i precedenti capi della BCE Jean-Claude Trichet e Wim Duisenberg avevano ricevuto questo alto riconoscimento.




"Draghi ha distrutto la fiducia in una antica virtù tedesca: la parsimonia"

L'assegnazione della Croce di Merito tedesca a Mario Draghi, come era prevedibile, divide la stampa in due fazioni: da un lato i filo-europeisti lodano la scelta del presidente tedesco, dall'altro gli euro-critici e i liberal-conservatori attaccano Steinmeier accusandolo di totale mancanza di empatia nei confronti dei sentimenti del popolo tedesco, che in larga parte sarebbe vittima delle scelte della BCE a guida italiana. I sagaci commentatori della Bild-Zeitung tuttavia omettono di ricordare che grazie "all'italiano", come lo chiamano loro, dal 2011 il DAX è piu' che raddoppiato, che il valore degli immobili continua a crescere senza sosta, che il governo federale ha risparmiato oltre 400 miliardi di interessi passivi sul debito, che dal 2020 non ci sarà piu' la perequazione fiscale fra i Laender e che dal 2021 il tanto odiato "Soli" sparirà, per non parlare del lunghissimo boom economico degli ultimi 7 anni, degli aumenti salariali, e si potrebbe continuare.... Epoch Times, testata online vicina ad AfD, raccoglie alcune delle critiche comparse in questi giorni sulla stampa tedesca. 



Venerdì il Presidente della repubblica Frank-Walter Steinmeier presso lo Schloss Bellevue di Berlino assegnerà la Gran Croce di merito di 1a classe della Repubblica federale tedesca a Mario Draghi, presidente per molti anni della BCE, incarico conclusosi nell'ottobre 2019. Il riconoscimento è stato proposto dal Ministro degli esteri Heiko Maas. 

Una certa sorpresa in merito all'assegnazione del riconoscimento era già stata espressa in anticipo anche dal portale "Bloomberg". Nell'articolo, infatti, era scritto che l'ex presidente della BCE questa settimana riceverà il massimo riconoscimento tedesco, "ma probabilmente non avrà l'amore immortale del paese". Il portale di notizie finanziarie considera degno di nota anche il fatto che, a differenza dei suoi predecessori Jean-Claude Trichet e Wim Duisenberg, Draghi non abbia ricevuto il premio durante il suo mandato. 

"Bild Zeitung": "Croce di merito più costosa" nella storia del paese 

Il motivo ufficiale dell'onoreficienza assegnata a Draghi è che egli è riuscito a salvare l'euro. Nell'ambito della crisi greca e e della crisi causata dall'elevato onere debitorio negli altri paesi dell'Eurozona, la persistenza della moneta unica era stata piu' volte messa in discussione. Gli enormi impegni in termini di responsabilità condivisa sul debito, condivisi affinché i paesi colpiti dalla crisi non uscissero dall'euro, e garantiti dai paesi dell'eurozona con un bilancio in pareggio, in Germania in piu' occasioni erano stati oggetto di critica. La "Bild-Zeitung" già all'inizio di questa settimana aveva scritto "dell'ordine di merito più costoso che il nostro paese abbia mai assegnato". 

Ancora più controversa degli eurosalvataggi era stata la politica dei tassi di interesse a zero che Draghi aveva prescritto all'eurozona, combinata con i programmi di acquisto delle obbligazioni che aveva ordinato alla BCE e che continueranno ad essere portati avanti anche dopo aver lasciato l'incarico. Secondo Philip Fabian, il commentatore della "Bild", i tassi di interesse a zero di Draghi, ai risparmiatori tedeschi sono costati 120 miliardi di euro in termini di potere d'acquisto reale. Secondo i calcoli di Comdirekt e Barkow Consulting, riportati dalla "Westdeutsche Zeitung", dal 2011 sarebbero stati addirittura 133,3 miliardi di euro. 

I risparmiatori tedeschi, inoltre, devono fare i conti anche con gli interessi negativi sui loro risparmi. La conclusione di Fabian: “Con la sua politica monetaria, Draghi ha distrutto la fiducia in una antica virtù tedesca: la parsimonia. La Germania per questo non dovrebbe onorarlo". 

Il più stretto alleato della Merkel durante la crisi dell'euro 

Anche il deputato della CDU al Bundestag, Klaus-Peter Willsch, critica con forza il riconoscimento assegnato a Draghi. Secondo Willsch "Draghi non merita la Croce al merito federale perché ha abusato dell'indipendenza della BCE minando il divieto di finanziamento agli stati". Con la sua dottrina dei bassi tassi di interesse ha anche "danneggiato gravemente i risparmiatori tedeschi". 

La controversie che Draghi ancora suscita in Germania illustrano chiaramente le sfide che il suo successore Christine Lagarde dovrà affrontare quando si tratterà di costruire dei ponti verso l'economia più importante dell'area monetaria, continua Bloomberg. Per questo Lagarde ora sta persino cercando di imparare il tedesco e di stabilire dei contatti con i funzionari di ogni livello. 

Secondo il portale, il fatto che ora Draghi nonostante tutte le controversie emerse dovrebbe ricevere un riconoscimento di cui "difficilmente aveva più bisogno rispetto a quelli già ottenuti" è un atto di riconoscimento da parte della Cancelliera tedesca Angela Merkel - per l'impegno di Draghi nel salvataggio dell'euro. Nel 2012 aveva dichiarato di voler fare "tutto ciò che è necessario" per evitare la fine dell'eurozona. In questo modo aveva dato sostegno a Merkel che all'epoca aveva annunciato: "se l'euro fallisce, fallisce l'Europa!" 

"La spada di Damocle del fallimento incombe ancora sull'eurozona" 

In una rubrica sul blog „Tichys Einblick“, l'esperto di politiche di bilancio Oswald Metzger, che nel 2008 è passato dai Verdi alla CDU, ipotizza che da parte della leadership politica tedesca non si alzeranno delle critiche quando Draghi venerdì arriverà a Berlino. Il tenore sarà piu’ o meno questo: Draghi ha salvato la zona euro. 

Il fatto che Draghi in realtà "abbia organizzato un massiccio trasferimento di ricchezza dall'Europa settentrionale a quella meridionale per spingere verso il basso i tassi di interesse dei paesi debitori" solleva dei dubbi sull'adeguatezza del premio, come del resto la bolla che la sua politica dei tassi di interesse a zero ha creato nei mercati immobiliari e azionari. Ma Metzger teme che presto questa bolla potrebbe scoppiare, con conseguenze gravi quanto quelle viste al tempo della crisi finanziaria degli anni 2010. 

"Le aziende che oggi sopravvivono solo perché possono permettersi di rimborsare il proprio debito grazie ai bassi tassi di interesse crolleranno e porteranno con sé verso l'abisso un certo numero di banche” 

Il suo successore Lagarde farebbe bene a tirare il freno, dice Metzger. Quanto più a lungo la politica della BCE di Draghi proseguirà anche sotto Christine Lagarde, tanto minore sarà la possibilità di un aumento dei tassi graduale e sostenibile, come la fine degli acquisti di obbligazioni. 

Inoltre, sempre secondo Metzger, il giubilo per il salvataggio dell'euro potrebbe rivelarsi prematuro: "La spada di Damocle del fallimento è ancora sospesa sull’eurozona, anche se è sempre meno al centro dell'attenzione politica".
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lunedì 27 gennaio 2020

Il governo tedesco ha risparmiato oltre 400 miliardi di euro di interessi

Secondo i calcoli della Bundesbank il governo tedesco, grazie ai tanto criticati tassi a zero della BCE a guida italiana, ha risparmiamo nel corso degli anni oltre 400 miliardi di euro di interessi. Ne scrive NTV su dati Bundesbank


I risparmiatori sono infastiditi, le banche sono insoddisfatte, ma il governo federale può fare un bel sorriso: grazie ai continui ribassi dei tassi di interesse, lo stato tedesco ha risparmiato un bel po' di soldi per il servizio del debito. Dal 2008 al 2019, secondo gli ultimi calcoli, saranno più di 400 miliardi di euro.

Lo stato tedesco grazie alla lunga stagione dei bassi tassi di interesse a partire dalla crisi finanziaria ha risparmiato oltre quattrocento miliardi di euro. Tra il 2008 e la fine del 2019 i risparmi sugli interessi passivi sono stati circa 436 miliardi di euro, come dimostrano i calcoli della Bundesbank.

La banca centrale tedesca è arrivata a questi numeri confrontando le spese effettivamente sostenute per il servizio al debito, con i valori ipotetici che sarebbero risultati da un tasso di interesse medio invariato rispetto a quello del 2007. I risparmi per il solo 2019 sono stati di circa 58 miliardi di euro. Secondo i dati, nel 2007 il tasso di interesse medio era del 4,23  %. Nel 2019, invece, sul suo debito lo stato edesco ha dovuto pagare in media solo l'1,40 per cento.



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domenica 26 gennaio 2020

Perché il vero obiettivo del MES riformato è disciplinare i paesi debitori con lo spettro dell'insolvenza di stato (seconda parte)

L'ottimo Werner Polster su Makroskop ci spiega perché la riforma dell'ESM è il prodotto perfetto del radicalismo di mercato tedesco il cui vero unico grande obiettivo resta sempre lo stesso: disciplinare il settore pubblico con lo spettro dell'insolvenza di stato. Seconda parte, si arriva da qui




Educare il mercato dei capitali

Uno sguardo alla storia recente: i fanatici dell'ordoliberismo tedesco - ancora una volta - si sono fatti trovare pronti ai blocchi di partenza. Hanno fanno in modo che l'insolvenza di stato venisse proiettata sulla parete sin dalla prima fase della crisi greca. La gestione della crisi dovrà basarsi su "una partecipazione ai costi della crisi in maniera equa e sostanziale da parte del settore finanziario", recitava la dichiarazione del Consiglio europeo del 7 maggio 2010. Durante la famigerata passeggiata di Deauville (fra Merkel e Sarkozy) nell'ottobre dello stesso anno questa proposta era stata poi perfezionata: la legge sull'insolvenza degli stati dovrà confluire nel quadro normativo europeo. Ancora una volta un francese si era fatto condizionare da un tedesco. E quando, su pressione tedesca, si è messa in pratica l'insolvenza di stato ordinando alla Grecia di andare dal parrucchiere per un "hair-cut", era stato proprio un altro francese, l'allora capo della BCE Trichet, a ritenere che questa fosse una decisione catastrofica.

Ci aveva visto giusto. Pochi giorni dopo Deauville i mercati finanziari, infatti, hanno preso d'assalto l'Irlanda spingendo il paese sotto l'ombrello di protezione del fondo salva-stati, in seguito la stessa sorte è toccata al Portogallo. In seguito, nelle fasi di maggiore spavento, ci si è affrettati a sottolineare che l'hair-cut greco era stato un caso unico.

Nella letteratura giuridica, le leggi riguardanti l'insolvenza degli stati vengono trattate come un tentativo di mettere un po 'd'ordine nelle relazioni fra creditori e debitori nel caso si presentino dei problemi di pagamento o delle inadempienze, anche nel tentativo di creare una maggiore razionalità per entrambe le parti, non necessariamente a spese del debitore.

Ciò può essere vero per i paesi in via di sviluppo e per quelli emergenti, ma il dibattito europeo sul diritto fallimentare degli stati ha un contesto e un quadro completamente diverso. L'insolvenza statale in questo caso è un altro piccolo ingranaggio nella macchina complessa e allo stesso tempo fragile dell'unione monetaria, un'altra rotella che dovrebbe rallentare la tendenza dei governi a fare nuovo debito. Nel primo decennio dell'unione monetaria, questo macchinario consisteva essenzialmente in un solo ingranaggio, la cosiddetta clausola di no-bail-out nel TFUE. Questo piccolo marchingegno non ha impressionato piu' di tanto il mercato dei capitali, motivo per cui a tutte le obbligazioni europee si applicava lo stesso tasso di interesse, di fatto si praticavano gli Eurobond.

Nel frattempo i tedeschi si sono preoccupati di creare altri piccoli ingranaggi per rendere la macchina ancora più spaventosa agli occhi del mercato dei capitali: i memorandum d'intesa per i paesi sotto programma, compreso il bullismo della troika e delle istituzioni europee, il pareggio di bilancio in Costituzione, l'inasprimento del patto di stabilità, l'hair-cut greco, l'aggressione delle agenzie di rating, le società nazionalizzate ecc. Con il MES riformato e l'insolvenza statale incorporata verrà aggiunto un altro ingranaggio finalizzato alla soppressione del debito pubblico.

Gnomi da giardino nel fienile

Gli stati deboli sono occupati con le normative fallimentari e lasciano che le relative clausole siano aggiunte alle loro obbligazioni. Gli stati forti non ci pensano nemmeno lontanamente ad abbandonare una simile spazzatura di mercato così radicale. L'UE non è uno stato, quindi in qualche modo è un'istituzione ancora debole. A tale proposito, la discussione sull'insolvenza di stato contenuta nel MES è perfetta per l'UE - si potrebbe dire. Ma tutta questa spazzatura tipica del radicalismo di mercato, compresa l'implementazione dell'hair-cut greco, è stata introdotta nell'unione monetaria dagli gnomi da giardino tedeschi. Questa è una prima metà della luna.

L'altra metà della luna è dominata dalla seguente questione: di fronte a guerre commerciali, escalation di boicottaggi e a blocchi geo-economici fluidi come potrà l'euro restare una moneta riconosciuta e accettata a livello mondiale?. La semplice risposta è la seguente: funzionerà soltanto se gli gnomi da giardino tedeschi dediti alla regolamentazione si faranno da parte e lasceranno che la discussione economico-politica in Europa possa cambiare direzione: via dalla tendenza interna che spinge verso una guerra di logoramento contro il debito pubblico con l'unico obiettivo di instaurare una dittatura educativa finalizzata alla stabilità, verso invece una direzione esterna orientata ad un rafforzamento dello stato, possibile solo attraverso gli Eurobond.

I pochi studi critici sull'argomento presuppongono delle condizioni problematiche: da un lato un mercato dei capitali irrazionale ma dominante, dall'altro degli stati che vi si subordinano senza alcuna connessione.

In effetti, è vero che le regole e i regolamenti forniti dal radicalismo di mercato, come la sostenibilità del debito, le CACs e l'insolvenza statale mirano a simulare la sottomissione dello Stato nei confronti del mercato dei capitali. In effetti è cosi' - lo si è visto nella piu' recente crisi finanziaria del 2008 - ed è proprio quando si aprono delle voragini o degli abissi, che i mercati finanziari si affidano allo stato come ad un salvatore, come a una specie di prestatore di ultima istanza.

In situazioni normali i mercati dei capitali sono in parte irrazionali, ma in parte anche razionali. Nel primo decennio dell'unione monetaria, ad esempio, sul mercato dei capitali si riteneva - in maniera abbastanza razionale - che fosse impensabile per i principali attori dell'Unione monetaria esporre uno dei suoi membri a delle minacce esistenziali. Ecco perché si credeva all'ipotesi degli Eurobond. I rappresentanti degli stati, in particolare quelli tedeschi, hanno agito in maniera irrazionale intensificando la crisi greca. Le nuove obbligazioni con l'etichetta CAC e con il marchio "Attenzione al rischio!" non possono soddisfare le esigenze degli investitori sui mercati obbligazionari, i quali dovranno essere educati per riuscire ad entrare nel dettaglio delle nuove normative governative. Al contrario, sui mercati obbligazionari, oltre al rischio, sarà richiesto anche un certo livello di sicurezza. E gli asset di gran lunga più sicuri sono i titoli di stato emessi da uno stato forte e razionale. Per l'unione monetaria europea, questi sono gli Eurobond.




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sabato 25 gennaio 2020

Perché il vero obiettivo del MES riformato è disciplinare i paesi debitori con lo spettro dell'insolvenza di stato (prima parte)

L'ottimo Werner Polster su Makroskop ci spiega perché la riforma dell'ESM è il prodotto perfetto del radicalismo di mercato tedesco il cui vero unico grande obiettivo resta immutato: disciplinare il settore pubblico con lo spettro dell'insolvenza di stato. Ne scrive Werner Polster su Makroskop (prima parte)


Da molto tempo in Europa gli estremisti del mercato tedeschi si battono per avere una legge sull'insolvenza degli stati. Ora i solerti funzionari di Herr. Scholz hanno trovato il modo di introdurre l'insolvenza di stato in maniera clandestina all'interno del quadro normativo europeo.

"Vogliamo trasformare il meccanismo europeo di stabilità (MES) in un Fondo monetario europeo (FME) controllato dal parlamento, da inserire nel diritto europeo".

Questa proposta era già presente nell'accordo di coalizione fra Unione e  SPD siglato nel 2017. Anche se oggi non si parla piu' della trasformazione dell'ESM in un FME e di un suo ancoraggio nel diritto europeo. 

Il fatto che silenziosamente si sia abbandonata l'idea di ridefinire il meccanismo come un fondo monetario, potrebbe anche andare bene. Dopotutto, i fondi monetari sono responsabili della regolamentazione delle questioni monetarie internazionali e l'unione monetaria europea non è poi cosi' internazionale.

La questione del diritto UE è già più seria: se il MES dovesse essere ancorato nel diritto dell'UE, sulla scena europea si ripresenterebbero una parte delle divisioni provocate dalla Germania nel corso della cosiddetta crisi dell'euro. A Berlino i sovranisti e i liberali tedeschi si erano già opposti ad una sua introduzione nel diritto dell'Unione - a tal proposito la Commissione aveva presentato una proposta di riforma del trattato nel 2017 - e ovviamente avevano avuto successo. Del resto è scritto in maniera chiara ed esplicita sul documento di un think-tank nazional-liberale: l'elemento centrale è che nulla nel MES potrà essere deciso contro la volontà della Germania. E ciò non sarebbe più garantito se il trattato venisse inserito nel diritto dell'Unione.

Il nome del nuovo MES riformato in realtà è poco importante. Ma se l'onestà dovesse essere un criterio per la sua denominazione, allora sarebbe meglio chiamarlo "fondo per il salvataggio degli stati" o - ancora meglio - "Bail-out fund", in contrasto con l'attuale clausola di non salvataggio presente nel TFUE in vigore. Le questioni europee sono sempre così complicate.

La riforma del MES, che avrebbe dovuto essere approvata nel Consiglio europeo di dicembre 2019, è bloccata perché l'Italia (e altri paesi) vi si oppongono. Perché? Il punto è che il Consiglio europeo, nell'ambito del MES riformato, ha provvisoriamente concordato una sorta di diritto fallimentare per gli stati. Gli italiani sono stati spinti ad opporre resistenza dai sovranisti della Lega in quanto la riforma avrebbe reso piu' facile il fallimento degli stati, rendendo i titoli di stato italiani più costosi, riducendo significativamente in questo modo la sovranità del paese.

Una legge fallimentare per gli stati

La disciplina del diritto fallimentare per gli stati è in cima alla lista dei desideri politici degli estremisti di mercato. L'intervento dello stato nell'economia - diversamente dal tanto stimato stato di diritto - dovrebbe essere ulteriormente ridotto nelle sue possibilità fino a trasformare lo stato in un mero partecipante al mercato. O - ancora meglio - un non partecipante nel caso in cui non possa piu' prendere denaro in prestito, il che, come è noto, è una delle visioni del Ministero delle finanze tedesco, ora guidato da un socialdemocratico.

Sebbene nell'Europa del dopoguerra e prima della crisi europea ci fossero stati solo due casi di insolvenza, la Germania nel 1945 e la Russia nel 1997, il radicalismo di mercato ha continuato a condurre una vivace discussione sull'insolvenza degli stati. La Germania - ancora una volta - ha il merito di aver riaperto la discussione riportando dal Terzo mondo nell'Europa civilizzata del 2012 l'argomento della bancarotta di stato  e facendo della Grecia un esempio da imitare. Da allora, nel campo degli estremisti del mercato, la discussione è proseguita a un ritmo notevole.

Ma la legge sull'insolvenza degli stati è molto popolare anche nella sinistra, la quale si rallegra perché finalmente in caso di insolvenza di stato, anche le banche e gli stati imperialisti sarebbero costretti a versare un po' di sangue. Lo si può osservare in particolar modo nel dibattito sulle politiche di sviluppo, ma tali voci erano presenti anche nel dibattito sulla Grecia.

I contrabbandieri tedeschi al lavoro

Da molto tempo in Europa gli estremisti del mercato tedeschi si battono per avere una legge sull'insolvenza degli stati. Ora i solerti funzionari di Herr. Scholz hanno trovato il modo di introdurre l'insolvenza di stato in maniera clandestina all'interno del quadro normativo europeo. La cosa assurda è che la maggior parte dei paesi della zona euro si è fatta imporre questa follia.

Il trucco è il seguente: il MES deve essere riformato. Finora, il meccanismo in quanto tale era ancora relativamente libero dal radicalismo di mercato e avrebbe potuto essere utilizzato anche per una politica economica ragionevole. Ora invece nel trattato si dovrà inserire che prima di concedere un programma di assistenza finanziato dall'ESM è necessario garantire la sostenibilità del debito. E se il debito non dovesse essere sostenibile, allora ci sarà una ristrutturazione, fino a quando la sostenibilità del debito non sarà garantita. I mercati finanziari naturalmente ne saranno consapevoli e prezzeranno un livello di rischio aggiuntivo nelle loro richieste in termini di tassi di interesse. Questi sono i timori principali. E non sono del tutto infondati.

La sostenibilità del debito pubblico è un altro concetto che arriva dalla cucina velenosa degli estremisti di mercato. Si fa ricorso a criteri pseudoscientifici a piacimento, interrogando la sfera di cristallo per dare una risposta alla domanda: questo stato in futuro potrà ancora garantire il pagamento degli interessi e il rimborso delle obbligazioni?

Chi è responsabile della decisione sulla sostenibilità del debito? In realtà questo punto non viene affrontato nella bozza. Il testo si riduce a indicare che alla fine a decidere saranno il consiglio dei governatori del MES, vale a dire i ministri delle finanze della zona euro insieme alla Commissione europea, in ogni caso non sarà più lo stato interessato, fatto che rappresenta una  perdita significativa in termini di sovranità.

L'obiettivo evidente della riforma del MES è quello di agevolare l'insolvenza degli stati, secondo i gusti del radicalismo di mercato. Come dovrebbe funzionare tutto ciò? Dal 1 ° gennaio 2013, tutte le obbligazioni europee incorporano una cosiddetta „double-limb CACs“ (clausola di azione collettiva), una clausola che richiede una doppia maggioranza per la sua ristrutturazione: una maggioranza per la serie di obbligazioni e un'altra maggioranza per tutte le serie. Queste clausole tuttavia complicano la ristrutturazione. Il testo prevede pertanto che dal 1 ° gennaio 2022 a tutte le nuove obbligazioni si dovranno applicare solo delle "single-limb CACs", che varranno per la totalità delle emissioni, fatto che per i creditori renderebbe più semplice raggiungere la maggioranza e quindi il fallimento dello Stato.

Tutto ciò per creare un quadro normativo minaccioso in funzione del mercato dei capitali, un avvertimento indiretto ma esplicito, in modo che essi "finalmente" prezzino un giusto premio al rischio per le obbligazioni emesse. A proposito: uno studio empirico di Eichengreen e Mody (2004) giunge alla conclusione che l'introduzione delle CACs per i paesi deboli determina un aumento dei tassi di interesse, e una riduzione dei tassi, invece, per quelli forti.

La discussione sulla codificazione normativa dell'insolvenza degli stati originariamente proveniva dal dibattito sui paesi in via di sviluppo, in quanto i paesi emergenti in piu' occasioni sono stati interessati da una ristrutturazione del debito pubblico. Soprattutto perché avevano ceduto al "peccato originale": emettere debito in valuta estera. I paesi industrializzati sviluppati, tuttavia, per le loro emissioni hanno sempre respinto tali leggi, gli Stati Uniti lo fanno ancora oggi. In Germania, lo stato e le sue istituzioni a lungo sono stati esentati dalla legge sull'insolvenza

Una legge sull'insolvenza ordinata degli stati, internazionalizzata a livello del FMI, viene ostinatamente bloccata gli Stati Uniti. Le CAC non rappresentano una procedura di insolvenza statale complessiva, ma una forma soft in un ambito extra-giuridico. Con un po 'di fantasia, tuttavia, si puo' immaginare quali potrebbero essere i prossimi passi del radicalismo di mercato all'interno del diritto UE, se i tedeschi dovessero riuscire ad affermarsi senza incontrare alcuna resistenza: l'introduzione e la progettazione di una procedura completa per l'insolvenza degli stati da applicare a maggioranza qualificata in seno al Consiglio europeo.

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