giovedì 20 dicembre 2018

La questione tedesca

"L'immagine che la Germania ha di sé è cambiata radicalmente rispetto al XIX secolo"; ma quel "senso di superiorità morale è rimasto", scrive German Foreign Policy, facendo un parallelo fra la questione tedesca del 1871 e quella attuale. La Germania di oggi si trova esattamente nella stessa condizione del 1914: "di fatto la maggiore potenza in Europa, ma in una situazione di conflitto con molti altri stati". Ne parla il sempre ben informato German Foreign Policy


"Non in grado di resistere alle crisi"

Nella politica europea della Germania, secondo gli esperti, sarebbero necessari dei cambiamenti, in particolar modo in merito alla moneta unica. Una grave debolezza dell'Unione monetaria è il fatto che l'Eurozona, nonostante le varie misure adottate dopo lo scoppio della crisi finanziaria, "da tempo ormai non è in grado di resistere alle crisi", scrive Daniela Schwarzer, direttrice dell'Istituto di ricerca della Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP) [1]. In effetti, il problema di fondo resta immutato: "l'introduzione della moneta unica senza una politica economica comune ... divide politicamente il Nord dal Sud Europa", scrive il direttore dell'Istituto per la politica di sicurezza dell'Università di Kiel (ISPK), Joachim Krause. [2] Le richieste, soprattutto da parte della Francia, di introdurre una sorta di governo economico per l'Eurozona, come proposto dal presidente Emmanuel Macron nel suo discorso in favore di un bilancio dell'Eurozona, fino ad oggi sono state regolarmente bloccate da Berlino; sebbene un altro focolaio di crisi, ad esempio a causa della situazione di instabilità in Italia e delle sue banche, non sia affatto da escludere. In futuro, se non si prenderanno delle misure precauzionali, avverte l'esperto della DGAP Schwarzer, potrebbero sorgere "crisi di entità ancora maggiore". Le risposte ad hoc, come quelle date a partire dal 2010, sarebbero oggi ancora più "difficili" di quanto non fossero allora "poiché la polarizzazione politica all'interno dell'UE e all'interno degli stati membri è aumentata".

"Divisi"

Come sollecitato, fra gli altri, anche dal direttore dell'ISPK Krause, Berlino dovrebbe finalmente affrontare "i problemi strutturali dell'Eurozona", e non solo quelli. Il governo federale e l'UE, infatti, dovrebbero mettere in agenda anche il "problema dell'immigrazione", che fino ad oggi "ha diviso l'Europa orientale da quella occidentale" [4]. In realtà "la gestione da parte del governo federale della crisi dell'euro (dal 2010) e della crisi migratoria del 2015", "ha fatto rivivere la diffidenza nei confronti del presunto unilateralismo tedesco e delle sue ambizioni egemoniche". Krause ritiene che ciò sia controproducente. Nonostante ciò Berlino si appresta ad approfondire ulteriormente i solchi già esistenti in Europa estendendo il voto a maggioranza nell'UE. La decisione di accogliere i rifugiati nell'UE, presa a maggioranza nel settembre 2015, aveva irritato diversi paesi membri dell'est spingendoli a schierarsi con forza contro la Repubblica federale e provocando una frattura che dura ancora oggi, e che probabilmente continuerà ad approfondirsi [5]. Il governo federale si sta infatti concentrando su una ulteriore e rapida espansione delle decisioni da prendere a maggioranza e vorrebbe sottrarre ai singoli paesi dell'UE il diritto di veto sulla politica estera e perfino su quella militare. Se i singoli Stati membri in futuro dovessero essere scavalcati su ulteriori importanti decisioni, il potenziale per ulteriori rotture politiche non potrebbe che aumentare.

1871 e 1990

L'ambivalenza della politica di Berlino - imporre le proprie posizioni sulle questioni chiave, unita all'incapacità di ottenere un riconoscimento generale per queste stesse posizioni - recentemente ha spinto alcuni osservatori a fare un confronto con alcune fasi antecedenti della storia tedesca. Da quando la Repubblica federale ha "trovato una nuova forza economica" - "diciamo da circa il 2005" - ha di nuovo "quella posizione dominante in Europa di cui già si parlava ai tempi dell'impero di Bismarck", scrive lo Storico Andreas Rödder. [7] "Fin dal 1871 e dal 1990 la questione tedesca" - "ha riguardato il tema della compatibilità fra la forza tedesca e l'ordine europeo". Altri paesi europei ai tempi dell'impero del Kaiser avevano già individuato una "minaccia proveniente dalla forza tedesca" e consideravano la Germania allo stesso tempo "imprevedibile e volubile". "Questo punto di vista sulla Germania è stato confermato ancora una volta dalla crisi debitoria dell'euro e dalla crisi dei rifugiati". In entrambi i casi la Repubblica federale "ha agito da sola" cercando di imporre la propria volontà agli altri paesi membri dell'UE. In termini di politica di potenza, la Germania "oggi si trova esattamente dove si trovava nel 1914" - "di fatto la maggiore potenza in Europa", ma in conflitto con molti altri stati [8]. Il membro della CDU Rödder ritiene che ciò sia "inquietante".

Il senso di superiorità tedesco

Rödder inoltre, facendo riferimento ai crescenti conflitti all'interno dell'UE, mette in guardia dall'arroganza tedesca. Nel diciannovesimo secolo, a differenza del Regno Unito o della Francia, la Germania non poteva fare riferimento a un territorio tradizionalmente definito - e quindi "si considerava una nazione culturale". Questa "coscienza di sé e del proprio ruolo" ha "sempre implicato una tendenza alla superiorità morale", sostiene Rödder, che insegna storia contemporanea all'Università Johannes Gutenberg di Mainz. [9] Sicuramente "l'immagine che di sé ha la Germania è radicalmente cambiata rispetto al XIX secolo"; ma quel "senso di superiorità morale è rimasto". Oggi si esprime "contro i polacchi" considerati xenofobi, "o gli ungheresi, per esempio, o anche i pazzi inglesi che osano lasciare l'UE". Al contrario, "i tedeschi ritengono di essere una potenza civile multilaterale e illuminata", mentre in altri paesi dell'UE vengono percepiti come una minaccia egemonica. Su questa discrepanza si tende a "riflettere troppo poco", avverte Rödder: "anche questa è una costante storica, e cioè che i tedeschi sono molto concentrati su se stessi".
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[1] Daniela Schwarzer: Das nächste Europa. Die EU als Gestaltungsmacht. deutschland-und-die-welt-2030.de.
[2] Joachim Krause: Der Wandel der internationalen Ordnung. deutschland-und-die-welt-2030.de.
[3] S. dazu Das Eurozonen-Budget.
[4] Joachim Krause: Der Wandel der internationalen Ordnung. deutschland-und-die-welt-2030.de.
[5] S. dazu "Deutsche Überheblichkeit".
[6] S. dazu Wie man weltpolitikfähig wird.
[7] Claudia Schwartz: Der Historiker Andreas Rödder: "Alle haben Angst vor Deutschland, einschliesslich der Deutschen selbst". nzz.ch 28.11.2018.
[8] S. dazu Alles oder nichts.
[9] Claudia Schwartz: Der Historiker Andreas Rödder: "Alle haben Angst vor Deutschland, einschliesslich der Deutschen selbst". nzz.ch 28.11.2018.


4 commenti:

  1. I tedeschi hanno molto di cui vergognarsi dallo sterminio degli ebrei fino ad oggi alle truffe Cum-Cum Cum-Ex e Diesel-Gate per cui Weidmann ha anche dichiarato che per colpa proprio del Diesel-Gate l'immagine della Germania sia stata rovinata. Ma hanno molto di cui essere orgogliosi: hanno avuto scienziati come Einstein, Lewisonh che ha creato le banche del sangue contribuendo a salvare insieme all'austriaco Landsteiner (scopritore dei gruppi sanguigni) 1,3 miliardi di persone circa; ma anche Haber (altro ebreo) che inventò i fertilizzanti chimici per l'agricoltura che ha permesso molta più produttività agricola salvando 2,7 miliardi di persone circa; nessuno mette in dubbio che i tedeschi siano un grande popolo, ma forse hanno alzato un po' troppo la cresta, e per fargliela abbassare gli andrebbe raccontato che se si è evitata la guerra nucleare e termonucleare lo si deve a un italiano Enrico Fermi, romano d'origine piacentino-baresi nel 1934 arrivò vicinissimo alla fissione nucleare dell'uranio ma per un millesimo di millimetro di alluminio non riuscì a scoprirla (i tedeschi la scopriranno solo nel dicembre del 1938 con Hanh e Strassmann), se l'avesse scoperta i tedeschi avrebbero avuto 3 anni e mezzo in più di ricerca sarebbero arrivati anch'essi alla atomica e ci sarebbe stata prima una guerra nucleare eppoi l'inverno nucleare che avrebbe distrutto l'agricoltura con miliardi di morti e portato immigrazione di massa e altre guerre fino all'estinzione dell'umanità. Almeno questo è quello che dicono il Nobel per la Fisica 1984 Carlo Rubbia e il prof. Gino Segrè dell'Università della Pennsylvania, che quando parlano di Fisica difficilmente si sbagliano; poi ci sono sempre delle facce da ebete come Cocucci che che non capiscono nulla ma che provano a smentire dei Nobel (anche anti-€ come Stieglitz)... Morale: noi italiani con una non-scoperta abbiamo salvato più vite dei tedeschi grazie all'errore di Fermi e ai Ragazzi di Via Panisperna.
    Luca il PATRIOTA

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    1. Grazie Luca per i commenti sempre generosi, a parte gli insulti al dott. Cocucci da Friburgo, per il resto sempre al top!

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    2. Luca, il Nobel è un riconoscimento assegnato per contributi scientifici e riguardanti studi specifici (cioè non generici). Non è il risultato di un esame che accerti la conoscenza della materia nel sensi che così come in medicina ci sono diversi settori di competenza, lo stesso è per l'economia: ogni economista è specializzato in settori particolari. Fatta questa premessa e precisando che Stiglitz il Nobel lo ha condiviso con altri due economisti:
      George Akerlof e Michael Spence (non si capisce perché il merito vada solo al primo), ti domando per quale studio i tre si sono visti riconoscere l'ambito premio. .

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  2. Beh sembrerebbe ci sia una possibilità per la speranza, dopotutto...

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