domenica 17 marzo 2013

Gedankenspiele: sarà la Germania ad uscire?


Frank Wiebe, redattore di Handelsblatt, propone una riflessione sugli scenari di uscita dall'Euro: la sola possibilità  è che i latini spingano i germanici fuori dalla moneta unica. da HandelsBlog

Nonostante il caos politico in Italia i mercati non sembrano essere molto preoccupati da una rottura della zona Euro. Anche io credo che le possibilità che cio' accada siano piuttosto basse. Tuttavia a volte mi chiedo: quale potrebbe essere uno scenario realistico di uscita? 

E' prima di tutto una questione politica. E da un punto di vista politico, io credo, ci sia solo uno scenario realistico: gli altri Euro-stati spingono la Germania fuori dall'Euro.

Diamo un'occhiata alle diverse possibilità. L'uscita di un Eurodebole avrebbe teoricamente effetti positivi sulla sua economia: la nuova moneta sarebbe piu' debole, il recupero di competitività molto piu' rapido rispetto alle politiche di austerità. Il problema è pero': il paese X, per non fare nessun nome, introdurrebbe la sua nuova X valuta, ma il debito pubblico ancora denominato in Euro in rapporto al PIL crescerebbe notevolmente, perché la valuta X perderebbe una parte del suo valore; lasciamo fuori dal discorso l'indebitamento privato. La situazione sarebbe probabilmente peggiore rispetto a prima. Una mossa del genere avrebbe senso se X, con una dichiarazione unilaterale, ridenominasse il suo debito nella moneta X. Di fatto questa sarebbe un'insolvenza, come una bancarotta di stato. Non è da escludere che accada qualcosa del genere. Molti governi potrebbe utilizzare questa possibilità per spingere i creditori a scendere a patti, nel tentativo di evitare lo scenario estremo.

E' anche possibile che un governo tedesco decida di uscire dall'Euro volontariamente. Probabilmente avrebbe l'approvazione di una larga parte dei cittadini e di molti professori, e forse anche di molte piccole imprese. Ci sarebbero effetti positivi e negativi. Positiva sarebbe la riduzione della spesa per il servizio del debito, se la Germania decidesse di lasciare il debito pubblico denominato in Euro. Per quanto riguarda i creditori nazionali, si avrebbe invece una levata di scudi e molti problemi: i cittadini sul conto si troverebbero il nuovo Euro indebolito, invece del piu' solido nuovo D-mark. Chiediamoci se questo è realistico. Sarebbe invece negativo: misurato in nuovi D-mark, la Germania dovrebbe rinunciare ad una parte importante dei crediti verso l'estero. Nonostante cio', una volta stimato il costo, ci sarebbero sicuramente euro-contrari pronti a prendere in considerazione questa possibilità; almeno fino a quando non ne sarebbero toccati personalmente.

L'unico problema: la Germania in Europa finirebbe per essere percepita come estremamente egoista. Si dovrebbe arrivare ad un livello di tensione davvero molto elevato, prima che un governo tedesco decida di fare un passo del genere contro il volere degli altri partner. Un passo che significherebbe percorrere nella direzione opposta una parte dell'integrazione europea e una parte della storia tedesca del dopoguerra.

Ma cosa succederebbe se gli altri paesi Euro, magari sotto la guida francese, dicessero ai tedeschi: "Avete una concezione della politica monetaria diversa, non riusciamo a venirne a capo e non possiamo accettare le vostre imposizioni per sempre. Bitte, uscite dall'Euro. Portate con voi qualche piccolo paese, con la vostra stessa cultura della stabilità. Lasciateci rimettere a posto l'Euro - come fanno i britannici e gli americani - per trovare la via di uscita dalla crisi".

E poi? Un governo tedesco potrebbe negare questa pretesa? Io non credo - con quale argomento?

L'ho già detto: è tutto molto ipotetico. Ma primo, i giochi mentali sono divertenti. Secondo, a volte è divertente pensare anche a scenari molto improbabili. 
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sabato 16 marzo 2013

L'Europa di Merkel (parte seconda)


Seconda parte dell'interessante analisi fatta da Telepolis sulla leadership merkeliana e le implicazioni europee. La prima parte è qui.
La difesa del potente settore finanziario tedesco

Il governo federale ha insistito per il rimborso possibilmente completo dei debiti sud Europei e difeso gli interessi della potente industria finanziaria tedesca. Deutsche Bank, sotto il suo capo di allora Josef Ackermann, ha plasmato la politica dei salvataggi bancari e la gestione della crisi del governo federale, riuscendo a guadagnare tempo per ridurre l'esposizione verso gli stati in crisi come Grecia  o Irlanda.

Da tempo i Ministeri federali di Berlino ricorrono alla consulenza dell'industria finanziaria, anche perché le competenze degli stessi ministeri non sono sufficienti : "Per decenni le competenze specifiche sono state ridotte; lo stato è rimasto fuori dall'economia, ha trionfato l'ideologia dominante", scrive il giornalista Wolfgang Storz:

"Oggi il Ministero dell'Economia è un guscio vuoto. Il Ministero delle Finanze, senza l'aiuto esterno (e gli interessi legati) degli studi legali, non sarebbe in grado di creare una sola legge sul mercato finanziario"

Sempre secondo Storz, "il Ministro delle finanze Schäuble nel 2011  ha avuto delle serie difficoltà nel coprire importanti posizioni all'interno del suo ministero. Il Dipartimento per la Politica Europa e quello per gli Affari monetari internazionali sono rimasti per mesi senza un capo". In parole semplici, l'influenza dell'industria finanziaria sulla politica è molto grande.

Con l'imposizione delle politiche di austerità, il governo federale ha agito a difesa degli interessi del mondo industriale e finanziario, tedesco ed europeo. Questo corso politico è tuttavia coerente con le posizioni  della coalizione di governo berlinese. Gli obblighi di risparmio degli stati europei in chiave morale sono il segno della colpa, di cui si loda la dolorosa purificazione attraverso l'autolimitazione.

La narrativa nazionale moralizzante.

Chi "ha vissuto al di sopra dei propri mezzi", ora dovrà "tirare la cinghia". Ecco perché fino ad ora è stata negata una messa in comune del debito, ad esempio attraverso gli Eurobond. In questo modo, sempre secondo la narrativa dominante, i "laboriosi tedeschi" hanno dovuto garantire "per i pigri sud-europei".

Con la sua interpretazione moralista della crisi, il governo ha finito per danneggiare se stesso. Nella Repubblica federale è sempre piu' diffusa l'immagine della Germania "ufficiale pagatore d'Europa", anche perché le responsabilità tedesche nella crisi non sono state sufficientemente dibattute, né dalla coalizione di governo né dall'opposizione.

Le campagne mediatiche contro i paesi beneficiari, come la Grecia, oppure le narrazioni in cui la garanzia debitoria tedesca viene presentata come una reale uscita finanziaria ed esagerata nelle sue dimensioni, rafforzano questa rappresentazione. A causa di questo clima - in parte creato dal governo - è diventato sempre piu' difficile riuscire ad ottenere la maggioranza per ulteriori crediti ai paesi partner.

L'autopercezione dell'ufficiale pagatore

La Germania è diventata quindi prigioniera della sua stessa ideologia e il governo ha fatto il possibile per evitare ogni dibattito sulla futura forma dell'Unione: una qualsiasi forma di stato federale porterebbe con sé un trasferimento delle entrate fiscali fra i paesi membri. Una tale forma di solidarietà istituzionalizzata fra i paesi europei, il governo federale potrebbe rivenderla ai suoi elettori, solo se accompagnata da rigidi meccanismi di risparmio applicati a tutti gli stati EU.

L'autopercezione di ufficiale pagatore è tanto piu' impressionante perchè è propio la Germania - almeno nel breve periodo - ad aver ottenuto dei vantaggi dalla crisi. Non solo il governo federale ha guadagnato un accresciuto peso politico ed economico in Europa, ma il debole corso dell'Euro durante la crisi ha reso l'export tedesco ancora piu' economico. Inoltre, il bilancio del governo federale ha avuto grandi vantaggi finanziari. Gli investitori chiedono tassi alti per i titoli sud-europei, considerati troppo rischiosi, e fuggono verso porti sicuri come la Germania. Per un lungo periodo il governo è riuscito a piazzare i suoi titoli a tasso zero, e nel gennaio 2012, per la prima volta nella storia, ad un tasso negativo.

Gli investitori hanno addirittura pagato per poter prestare denaro alla Germania. Nel complesso il governo federale si è potuto rifinanziare ad un tasso decisamente piu' basso rispetto agli anni precedenti. Tra il 2009 e il 2011 sui titoli a 2 anni ha pagato in media l'1.11 % - contro una media del 3.42% nei 9 anni precedenti.

I tassi sui Bund a 10 anni si sono mossi nello stesso modo: negli anni prima della crisi sono stati in media del 4.27%, tra il 2009 e il 2011 il valore medio è stato del 2.91 %. Con un tasso d'interesse uguale a quello fra il 2000 e il 2008, sulle obbligazioni emesse fra il 2009 e il 2011, la Repubblica Federale avrebbe dovuto pagare 45 miliardi di Euro di interessi in piu'. Il governo ha reagito a questa situazione favorevole sui mercati emettendo piu' debito.

Il potere della Cancelliera

Mentre il lavoro intergovernativo europeo ha favorito l'egemonia tedesca, nella Repubblica federale ha condotto ad un rafforzamento dell'esecutivo Merkel, e soprattutto della Cancelliera. Merkel in Germania è diventata sempre piu' presidenziale. "Il potere nella CDU di oggi si concentra nell'ufficio della Cancelliera. Tutti i ministri sono direttamente dipendenti da lei", cosi' dice Josef Schlarmann (CDU), presidente dell'Associazione delle medie imprese e da sempre critico verso Merkel. Nell'agosto 2012 diceva: "Non c'è piu' un dibattito approfondito, nella CDU di Frau Merkel tutto é presentato come privo di alternative".

Al Bundestag sempre piu' spesso viene lasciato solo un ruolo di ratifica degli accordi che i capi di governo europei hanno già firmato. Cio' mette la coalizione di governo sotto una forte pressione, perché una bocciatura degli accordi siglati a livello internazionale, metterebbe la Cancelliera in difficoltà sullo scenario europeo. Inoltre i deputati spesso si trovano a decidere con poco tempo a disposizione, a volte per le temute reazioni dei mercati finanziari, altre invece perché è il governo ad averlo deciso a tavolino.

Cosi' i parlamentari hanno dovuto votare, senza che i documenti e gli allegati tecnici, centinaia di pagine, potessero essere analizzati e se necessario modificati. Il governo ha anche direttamente ostacolato il Bundestag, ad esempio con la mancata trasmissione ai deputati di alcuni documenti sul fondo ESM. La Corte costituzionale si è pronunciata sul tema sostenendo che il governo in quel caso aveva violato i diritti del Parlamento.

La Linke è il solo partito di opposizione

Sulle questioni decisive c'è un ampio consenso fra la CDU/CSU, FDP, i Verdi e la SPD. I Socialdemocratici e i Verdi si comportano come partiti di governo in attesa, non formulano nessuna alternativa di fondo alla politica europea del governo federale e al Bundestag spesso votano insieme alla coalizione di governo. Il solo partito di opposizione è la Linke. A questi si aggiungono singoli parlamentari di altri partiti: sempre piu' Euroscettici ed Eurocontrari in uscita dalla coalizione.

Ad ogni tentativo di resistenza, il governo reagisce proseguendo con decisione nella sua politica di difesa aggressiva dello status quo: la sua politica europea consiste nel preservare l'orientamento dei trattati attuali e incoraggiare l'orientamento liberista di quelli futuri. Per fare questo si affida a completamenti e ampliamenti delle regole già in essere, come ad esempio in materia di accordi intergovernativi il Fiskalpakt. Il governo non ha saputo proporre un concetto di unione politica dell'EU, ad eccezione della sola iniziativa di Westerwelle e di altre poco concrete dichiarazioni d'intenti.

In ogni caso non possono fare affidamento su un ampio sostegno popolare. Secondo un sondaggio dell'agosto 2012, solo un tedesco su cinque si augura uno stato federale europeo, fra gli elettori della CDU solo il 17%. Solo fra gli elettori della Linke si registra un sostegno massiccio al progetto federale europeo, il 44 %. Al contrario, oltre un terzo degli elettori europei vorrebbe riportare l'EU ad una comunità puramente economica, un quarto sostiene lo status quo.

Il 15 % sono invece a favore di uno scioglimento dell'EU; nel 2009 erano solamente il 10 %. Soprattutto fra i sostenitori della FDP e dei Verdi, secondo l'indagine, crescono i critici dell'EU: se nel 2009 fra gli elettori dei Verdi nessuno sosteneva lo smantellamento dell'EU, oggi sono il 9%. Fra i Liberarali la quota degli oppositori EU è cresciuta dal 3 al 17%, e fra i Pirati è quasi un terzo.

Accanto alla politica di difesa degli interessi motivata dall'ideologia, il conflitto potenziale, suggerito da questi dati, potrebbe essere il motivo per cui il governo federale fino ad ora  non si è battuto per le riforme strutturali di lungo periodo necessarie ad affrontare la crisi. E' anche difficile immaginarsi che questo esecutivo possa fare proposte per combattere la recessione in mezza Europa oppure il crescente divario sociale all'interno del continente. Al contrario, il governo federale impone all'Europa una politica di risparmio distruttiva ancorata in maniera permanente al Fiskalpakt.
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venerdì 15 marzo 2013

Cosa vuole il professore anti Euro?


FAZ dedica un altro articolo alla nuova formazione politica anti-Euro „Alternative für Deutschland“. Chi è il suo leader Bernd Lucke e cosa vuole veramente? L'attenzione intorno al movimento è grande. Da FAZ.net
Bernd Lucke è il volto di „Alternative für Deutschland“. E' sempre gentile ed educato, ma per la politica gli manca aggressività. Il suo partito entrerà al Bundestag, lui ci crede.

Per il momento alla matricola politica Bernd Lucke le cose vanno piuttosto bene. Il suo partito, che si batte per la dissoluzione dell'Eurozona, ha appena una settimana di vita, ma lui non riesce a difendersi dai tanti interessati che lo cercano in continuazione. Il telefono del professore di economia e 5 volte padre suona senza pausa. Media nazionali ed esteri lo assalgono. La Bild Zeitung ha titolato: "Dobbiamo aver paura di questo professore anti-Euro?".

Anche i partiti tradizionali sembrano un po' nervosi. All'inizio volevano ignorare il nuovo concorrente. "No comment" si diceva qualche giorno fa dalla Adenauer-Haus. Adesso sembrano pero' inquieti, dopo che al primo incontro pubblico di „Alternative für Deutschland“  nella sala comunale di Oberursel sono accorsi oltre 1200 cittadini. La CDU teme che i suoi elettori possano uscire dal recinto. Il capogruppo dell'Unione Volker Kauder, uno degli uomini politici piu' influenti nella CDU, ha ritenuto necessaria una reazione. "Questo gruppo è la paura del futuro istituzionalizzata", ha criticato su Spiegel Online. "Dobbiamo essere coraggiosi e avere la volonta di progettare l'Europa, nonostante tutti i difetti delle regole che ci siamo dati sull'Euro fino ad ora". La Germania ha bisogno dell'Europa.

Tematizziamo le preoccupazioni della gente

Lucke non vuole sentirsi accusato di spargere paura. Il cinquantenne di Amburgo parla con calma e precisione, è esattamente il contrario di un chiassoso populista o di un agitatore. "Kauder ha ragione quando dice che tematizziamo la paura della gente. A causa dei cosiddetti Eurosalvataggi e delle garanzie miliardarie sottoscritte siamo finiti in una situazione molto pericolosa, ma il governo sembra minimizzare i rischi". Non si ritiene un anti-europeo, ma critica "l'eccessiva burocrazia" e il "deficit di democrazia" dell'Unione Europea.

Già due anni fa Lucke aveva organizzato una votazione fra circa 200 professori di economia, dei quali il 90% criticava le politiche di salvataggio Euro. Con gli Eurosalvataggi non si stanno salvando i paesi in crisi, perché questi sono scivolati in una profonda recessione; piuttosto si garantisce il denaro delle banche, dei fondi hedge, e dei creditori che hanno comprato i titoli di stato. A Cipro, teme Lucke, con il denaro dei contribuenti europei si stanno salvando i patrimoni degli evasori fiscali e della  mafia russa: "Per certi versi è perverso", secondo Lucke.

"Ora è il momento del salvataggio permanente dell'Europa del sud"

La strada che porta a fondi di salvataggio sempre piu' grandi è sbagliata. "Tre anni fa, nella primavera del 2010, il Ministro delle finanze Schäuble disse che i salvataggi non sarebbero costati nulla al contribuente e che i programmi di aiuto finanziario sarebbero durati al massimo altri 3 anni - ora è arrivato il momento del salvataggio permanente del Sud Europa". Il governo, offrendo garanzie sul debito, si è spinto sempre piu' avanti - "i salvataggi Euro sono un fiasco", aveva detto Lucke in un'intervista alla FAZ un anno fa. "Critico il governo perché non ha una exit strategy", ammonisce Lucke. Il macroeconomista che ha studiato a Bonn e Berkeley, ha fatto ricerca sulle teorie congiunturali ed è stato consigliere della Banca Mondiale, fa la sua proposta per la soluzione della crisi Euro. "Non sto parlando di un'uscita improvvisa dall'Euro, sono per un'uscita indolore dei paesi deboli come la Grecia attraverso l'introduzione di una valuta parallela". Con questa valuta nazionale parallela, ad esempio, il governo di Atene potrebbe pagare i suoi dipendenti.

Il denaro sui conti resterebbe denominato in Euro. "In questo modo non ci sarebbe alcun incentivo verso un bank-run e non ci sarebbero fughe di capitali spinte dal panico", dice Lucke. Cosi' i paesi che nell'Unione monetaria non ce la fanno, perchè non sono competitivi, a poco a poco potrebbero uscire. Molti economisti ritengono la dissoluzione dell'Euro come un'impresa impossbile. Il Consiglio dei saggi economici (Sachverständigenrat zur Begutachtung der gesamtwirtschaftlichen Entwicklung) lo scorso anno aveva messo in guardia: le conseguenze di una rottura incontrollata dell'Euro sarebbero una violenta recessione, gli investitori si troverebbero in stato di shock.

"Uscita dall'Euro ordinata"

Lucke vuole evitare proprio questo. Parla di un'uscita ordinata dall'Euro. Con il suo partito ha già causato le reazioni rabbiose di altri economisti. Sebbene Lucke resti lontano da posizioni nazionaliste e parli addirittura "di solidarietà con i paesi in crisi", il direttore di IMK (Instituts für Makroökonomie und Konjunkturforschung ) Gustav Horn lo ha attaccato duramente. "Il tono nazionalista del fondatore del partito suona alquanto disgustoso", ha detto Horn ad „Handelsblatt Online“. "La professione in questo modo viene ulteriormente screditata, piu' di quanto non lo sia già".

In politica Lucke resta una matricola, sebbene sia stato per 33 anni membro della CDU. "Il partito incarnava i miei valori di fondo, quando si trattava di bilanciare solidarietà e libertà, inoltre sono cristiano e anti-comunista". Dopo la fine della DDR il giovane dottore in economia è stato per un breve periodo collaboratore del Comitato dei saggi per l'introduzione dell'economia di mercato nella DDR. In seguito è stato consigliere e redattore per il senatore berlinese Elmar Pieroth (CDU). Da 15 anni è direttore dell'Instituts für Wachstum und Konjunktur.

Nella CDU e nella FDP c'è preoccupazione

Chi farà le spese della nuova concorrenza? Nelle file della CDU e della FDP c'è preoccupazione. "Per noi non è un bene. Perché i voti potrebbero arrivare dal nostro elettorato", ha detto ieri il vice capogruppo dell'Unione Michael Fuchs. "Mi hanno già chiamato dei deputati della CDU per chiedermi di non scendere in campo", dice Lucke. E' in contatto anche con alcuni deputati della FDP. Altri stanno addirittura pensando di passare ad „Alternative für Deutschland“. Lucke ritiene che anche molti elettori della SPD e in generale molti contribuenti restano critici verso gli euro-salvataggi.

Tuttavia Lucke non è ancora un grande oratore. Ha qualcosa di professorale, sempre gentile e premuroso. Ma con le sue cravatte colorate fuori moda puo' sembrare anche un po' noioso. Per la politica gli manca la necessaria aggressività, e inoltre puo' risultare un po' accademico. „Herr Professor“, lo ha chiamato il capogruppo FDP Rainer Brüderle, per sottolinearne la presuntuosità, quando Lucke nel talk-show di  Maybrit Illner sulla ZDF ha ripetutamente parlato della violazione della clausola di "No bailout" nel trattato di Maastricht.

Lucke pensa di superare la soglia del 5%

Lucke è convinto che la sua „Alternative für Deutschland“ riuscirà a raccogliere le firme necessarie - 2000 in ogni Land - per l'ammissione alle elezioni federali. E' convinto di poter superare la soglia del 5 %. I ricercatori elettorali sono molto piu' scettici. Il primo tentativo di una cooperazione con i "Freie Wähler" è fallito. Secondo un recente sondaggio il 23 % dei tedeschi non esclude di votare per il nuovo partito euroscettico. Ma i risultati del sondaggio sarebbero solo un indicatore del livello generale di insoddisfazione presente fra la popolazione, sottolinea il presidente dell'Istitituo demoscopico Forsa, Manfred Güllner. "Se il partito dovesse realmente competere, raggiungerà a mio avviso un risultato simile a quello dell'iniziativa Pro DM", secondo Güllner.

Quel piccolo partito falli' raccogliendo nelle urne una percentuale inferiore all'1%. In quelle elezioni la CDU aveva preparato un manifesto con la famosa domanda: "Quanto ci costa l'Euro?". Il manifesto conteneva inoltre la promessa di escludere l'assunzione di una garanzia sul debito degli altri paesi. Il trattato di Maastricht lo proibiva. "Un eccesso di debito in uno stato membro è da escludere a priori".

giovedì 14 marzo 2013

Münchau: Angelina ha qualche problemino


Wolfgang Münchau, nel suo ultimo commento su Der Spiegel, torna ad attaccare la Cancelliera sulle politiche europee e fa una (facile) previsione: Merkel fallirà. Da Der Spiegel

Angela Merkel fino alle elezioni federali vorrebbe evitare di prendere decisioni impopolari. Una strategia rischiosa. Perché la crisi Euro rischia di degenerare su quattro possibili scenari.

Fino a poco tempo fa alla Cancelliera andavano tutte bene. Il presidente della BCE Mario Draghi la scorsa estate sembrava aver messo fine alla Eurocrisi - il programma di acquisto dei titoli di stato aveva calmato i mercati. Merkel si proponeva come la salvatrice dell'Euro. Restavo sbalordito quando nei sondaggi leggevo l'approvazione del popolo tedesco verso la gestione della crisi Euro da parte di Merkel.

La crisi non è ancora tornata, ma dopo le elezioni italiane l'ottimismo è svanito. Siamo di nuovo ad un pericoloso punto di svolta. Io vedo quattro possibili sviluppi, che già prima delle elezioni federali del settembre 2009 potrebbero rivelarsi fatali per la Cancelliera.

Il primo e piu' grande pericolo al momento arriva dall'Italia. Il paese si trova in una recessione che si autoalimenta ed è paralizzato da una crisi politica. Per restare nell'Euro avrebbe bisogno di riforme interne che politicamente non è in grado di realizzare. E la Germania rifiuta di fare concessioni dall'esterno. Secondo le conversazioni da me fatte nelle scorse settimane, la sola speranza di un governo stabile e moderno nei prossimi cinque anni è un cambio generazionale al vertice di entrambi i maggiori partiti. Il partito democratico al proprio interno è lacerato. Il leader del partito Bersani, che ora sta cercando disperatamente di formare un governo, e il suo giovane sfidante Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sono acerrimi rivali. Renzi spinge per andare al potere. Tra i due c'è un divario di quasi due generazioni.

L'uscita dell'Italia è solo una questione di tempo?

C'è solo una piccola possibilità che questo cambio generazionale riesca. Ad oggi è piu' probabile un nuovo governo di tecnocrati non eletto democraticamente, che nel medio periodo finirà per rafforzare le forze radicali. In questo scenario si arriverebbe ad una maggioranza assoluta per il partito anti-establishment di Beppe Grillo. I miei interlocutori in Italia considerano questo scenario come il piu' probabile nel medio periodo. Non è ancora chiaro se si arriverà al promesso referendum sull'Euro. Ma non è nemmeno importante. Dalla recessione attuale si arriverà alla depressione, chi vorrebbe investire sotto Grillo? In questo scenario un'uscita dell'Italia dall'Euro sarebbe solo una questione di tempo.

La seconda difficile questione sono gli effetti congiunturali delle politiche di austerità, ampiamente sottovalutati dai governi. Siamo arrivati alla situazione da me prevista lo scorso anno: il piano di austerità ha fatto crollare la crescita in tutta Europa. Il rapporto debito-pil cresce, perché il denominatore (il PIL) diminuisce piu' rapidamente del numeratore (debito). L'Italia, a causa delle politiche di austerità, tanto elogiate dalla cancelliera, si dirige verso un rapporto debito/pil del 130 %. E fino ad ora anche in Germania la tanto pronosticata ripresa non è arrivata. In gennaio in Germania e Francia è scesa la produzione industriale. Con queste politiche, le possibilità che l'Euro sopravviva sono minime. Un'inversione di rotta sulle politiche di austerità sarebbe una grande sconfitta per Merkel.

Il terzo rischio è Cipro. La BCE, secondo quanto raccontato dalla FAZ, avrebbe evitato la pubblicazione di un rapporto sulla suddivisione dei patrimoni nei paesi Euro. Il rapporto è politicamente esplosivo, perché contiene un dato, che per molti lettori sarà sorprendente. Il tedesco medio è piu' povero dell'italiano medio o del francese - e non molto piu' ricco, se non per niente, del cipriota-medio.

Perchè il povero tedesco dovrebbe garantire per il ricco cipriota?

I tedeschi hanno redditi alti, ma patrimoni inferiori. La ragione principale è che i tedeschi piu' raramente sono proprietari di case o appartamenti rispetto ai cittadini degli altri stati EU. In altri paesi gli immobili sono la parte piu' importante dei patrimoni individuali. E con questa statistica arriva la domanda politica: perché i poveri tedeschi dovrebbero pagare per i ricchi ciprioti?

Il governo federale è consapevole del pericolo politico che arriva da un salvataggio di Cipro. A Bruessel si spera di raggiungere un accordo entro la fine del mese. Nella tarda primavera Cipro avrà un rimborso obbligazionario molto pesante. Ma come si fa ad ottenere il voto del Bundestag? Se il governo federale insiste sulla partecipazione del risparmiatore cipriota, va a sbattere contro i mercati finanziari. Se non lo fa, è possibile che la SPD si opponga al progetto e lo faccia cadere al Bundestag.

Il quarto rischio per Merkel è il nuovo partito anti-Euro nato questa settimana. Non credo riuscirano ad entrare al Bundestag, ma sicuramente avranno un certo successo mediatico, che  all'Unione costerà voti preziosi. L'esperienza dell'Eurocrisi mostra che ovunque, anche in Germania, c'è un terreno fertile per un movimento di protesta. E cosi' anche da noi le elezioni saranno imprevedibili.

La mia previsione è che Merkel sull'Euro fallirà. Il mio dubbio è se accadrà prima delle elezioni, oppure in un qualche momento dopo le elezioni.
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mercoledì 13 marzo 2013

Prosegue il successo di „Alternative für Deutschland“


Grande interesse per la prima uscita pubblica di „Alternative für Deutschland“, il partito Eurocritico che si oppone agli Eurosalvataggi e propone di inserire nei trattati europei una clausola per l'uscita dalla moneta unica. Da FAZ.net
La prima uscita pubblica di „Alternative für Deutschland“ attira oltre 1200 persone. Con la loro critica i professori di economia hanno toccato un nervo scoperto nell'insoddisfazione del ceto medio.

Prima che il pubblico si riversasse nella sala comunale di Oberursel, i fondatori del nuovo partito hanno tenuto una conferenza stampa. Per un movimento che ha un sito internet da appena una settimana, l'interesse è grande. Circa due dozzine di giornalisti sono qui per sapere qualcosa in piu' sul nuovo partito „Alternative für Deutschland“. Davanti alla porta c'è una troupe televisiva italiana a fare le riprese. Nella sala rivestita di legno ci sono altre troupe televisive, i radioreporter tengono i loro registratori sotto il naso di Bernd Lucke. Lo snello professore di economia di Amburgo, che nonostante i suoi 50 anni ha ancora il viso di un ragazzino, risponde con pazienza alle domande.

Il vostro partito non danneggia l'ideale europeo? "L'Europa sta affondando", ha risposto. E l'Euro ne è responsabile. La moneta unica non è un fattore di pace, piuttosto un elemento di divisione. Nell'Europa del sud ha rovinato l'economia, perché i paesi non piu' competitivi non possono svalutare. Nel nord, soprattutto alla Germania, sono stati imposti enormi rischi per i programmi di aiuto miliardari. "A questa moneta e a questa Europa non c'è alcuna alternativa, dicono i governi e le opposizioni, che su questo tema hanno una politica unica. Ma un'alternativa c'è sempre" secondo Lucke: la dissoluzione dell'Euro e il ritorno alle monete nazionali, o a zone monetarie piu' piccole.

Il giornalista Konrad Adam, co-fondatore del partito, ha attaccato la presunta mancanza di alternative: "Pensiamo che la mancanza di alternative sia falsa e pericolosa, perché ci priva dei nostri diritti". L'ex capo della Cancelleria di stato nel Land Hessen, Alexander Gauland, come Lucke dopo molti anni ha lasciato la CDU, attacca: "Chi parla di "Euro come una comunità di destini", cerca solo di tenere in piedi una valuta che non funziona".

Il partito è ancora piccolo e giovane, ma Lucke è sorprendentemente fiducioso. "Le leggi devono essere rispettate, ma dobbiamo inserire un diritto di uscita nei trattati EU". Questa modifica "dovrebbe essere negoziata con i partner europei". E' innegabile: "se l'Euro dovesse dissolversi ci sarebbero delle turbolenze economiche, queste potrebbero anche costarci care". Si dovrebbe "discutere di una suddivisione solidale dei costi fra i partner". Ma se i "leader politici europei decidono di restare testardamente nell'Euro, gli squilibri continueranno a crescere e si arriverà ad una rottura disordinata". In questo modo anche il mercato unico potrebbe essere a rischio, se alcuni stati decidessero di alzare di nuovo le barriere doganali. "Sarebbe sicuramente peggio di un'uscita ordinata", secondo Lucke, il quale riesce ad affrontare ipotesi cosi' difficili con grande calma e cortesia tipicamente anseatica.

Il suo collega Joachim Starbatty, professore di economia, assiste invece con piu' temperamento. L'uscita dall'Euro renderà solamente visibili i costi per l'indebitamento già accumulati. Con gli Eurosalvataggi non si stanno salvando i paesi, ma le banche. La Grecia è in recessione da 6 anni, Italia e Spagna da 3 anni. "Dobbiamo passare dai salvataggi bancari a quelli statali". E la fine dell'Euro con una svalutazione sarebbe la sola possibilità. Sul fatto che una rivalutazione della valuta tedesca non danneggi l'export, insiste la giornalista del „Wall Street Journal“. Una rivalutazione non sarebbe un grande problema, aggiunge Starbatty. "La Germania è da sempre un paese con una valuta orientata all'apprezzamento". Dopo la guerra erano necessari 4.2 marchi per un dollaro, negli ultimi tempi il cambio era sceso a 1.3 dollari.

Per l'economia tedesca i forti apprezzamenti del Marco non sono mai stati un problema, ci spingevano verso l'innovazione. Per la popolazione una rivalutazione significava un guadagno in termini di potere di acquisto. "L'ex ministro dell'economia Karl Schiller lo chiamava dividendo sociale". Dal 2000 il potere di acquisto delle masse non è cresciuto, al contrario i profitti delle aziende del Dax sono cresciuti enormemente. L'economista di Tubingen con cio' vuole dire che l'Euro ha aiutato enormemente l'industria dell'export, ma non ha promosso il benessere generale. "Guardate alla Svizzera, nonostante un forte apprezzamento l'economia è in espansione e la quota dei disoccupati è vicina al 2.5 %", ha esclamato Starbatty.

A tratti la conferenza stampa è sembrata un seminario teorico di politica monetaria all'Università. In politica Lucke non ha molta esperienza, per sua stessa ammissione. Ma il sostegno dei cittadini gli dà coraggio. "Siamo un movimento di base", dice. Il partito ha iniziato con 55 sostenitori, di cui oltre la metà hanno un titolo di professore. Nel frattempo i membri sono già oltre 2000, dopo appena una settimana dall'annuncio pubblico.

Il programma di „Alternative für Deutschland“ ha 3 punti fondamentali: chiede di fermare gli Eurosalvataggi, critica "l'eccessiva burocrazia e il deficit democratico dell'EU" e infine intende "fermare la degenerazione e il declino del parlamentarismo e della cultura democratica". Dato che i parlamenti europei in seguito agli Eurosalvataggi sono stati privati dei loro poteri e ridotti a pure comparse. Un ulteriore punto programmatico di cui Lucke ha parlato è la semplificazione "dell'ipercomplicato diritto tributario tedesco".

C'è ancora un certo scetticismo sulla possibilità per il nuovo e piccolo partito di partecipare alle elezioni federali di settembre. Lucke vorrebbe raccogliere in 2 mesi in ogni Land 2000 firme  per poter essere ammesso alle elezioni. "Riusciremo con il vostro lavoro. Qui ci sono già 1200 persone, con voi otterremo le firme necessarie".

Il team televisivo italiano osserva con grande attenzione che cosa sta nascendo. L'Euroscetticismo è arrivato da tempo anche nei paesi core.

Ricchezza e povertà in Germania


Jakob Augstein, commentatore progressista, su Der Spiegel attacca il rapporto del governo sulla povertà in Germania: hanno provato ad abbellire i dati ma non ci sono riusciti, le diseguaglianze sono troppo evidenti. Da Der Spiegel.
Il governo federale ha cercato di abbellire il "Rapporto sulla povertà" - tuttavia i dati ci mostrano ugualmente la miseria sociale nel nostro paese. Dieci anni dopo il lancio dell'Agenda 2010, dell'economia sociale di mercato non c'è piu' traccia.

"La ristrutturazione dello stato sociale e il suo rinnovamento sono diventati inevitabili. Non si tratta di dare il colpo di grazia, piuttosto di conservare l'essenza dello stato sociale".   Parole pronunciate da Gerhard Schröder nel suo discorso del 14 marzo 2003 con il quale annunciava l'Agenda 2010.

Dieci anni dopo è chiaro: l'obiettivo è stato mancato, lo stato sociale colpito duramente. La Germania sta diventando una società di classe. Dovremo riabituarci al concetto. Sono finiti i tempi in cui il capitalismo sociale faceva almeno credere possibile il "benessere per tutti" (Ludwig Erhard). L'era dell'economia sociale di mercato è finita.

C'è stato un grande esproprio. Ma in Germania non sono stati i ricchi ad essere espropriati. Piuttosto il popolo.

Il "Rapporto del governo federale sulla ricchezza e la povertà in Germania", presentato la scorsa settimana (qui un riassunto e qui una verifica dei fatti) ce ne dà una testimonianza. Bisogna guardare da vicino per decifrare il triste messaggio. Nei mesi che hanno preceduto la pubblicazione il governo si è sforzato molto per abbellirlo e manipolarlo.

Ma in verità non hanno potuto fare nulla per cambiarlo: la Germania è un paese con grandi ingiustizie. Nel 1970 il decile piu' alto dei tedeschi dell'ovest possedeva il 44% delle attività finanziarie nette. Nel 2011 erano il 66%. Le imposte sui salari, i redditi e i consumi - sostenute dalla massa - sono pari all'80% del totale delle entrate fiscali, le imposte sui redditi d'impresa e i profitti sono solo il 12%. Quasi 8 milioni di tedeschi ricevono un cosidetto basso salario (Niedriglöhn). 12 milioni di individui vivono al limite o sotto la soglia di povertà. Il 25% degli occupati in Germania ha un lavoro precario: lavoro interinale, lavoro a tempo, contratti d'opera, tirocini. Il 50% dei nuovi posti vacanti è a tempo determinato.

Chi ne approfitta si crea la propria rappresentazione della realtà

Si potrebbe andare avanti con altre statistiche, alcune sono nel rapporto, altre sono state compilate dagli scienziati sociali. Ma tutto cio' in realtà è risaputo da tempo. La maggioranza delle persone continua ad alzare le spalle con indifferenza. "Resta aperta una sola domanda: perché non c'è nessuna resistenza nei confronti dei redditi troppo elevati o verso gli aumenti di ricchezza eccessivi?", si chiede lo storico Hans-Ulrich Wehler.

Wehler dovrebbe conoscere la risposta: che cosa sono i numeri rispetto agli interessi? E che cos'è la verità rispetto alle strutture del potere? L'industria, i partiti di governo, una larga parte dei media, ricercatori e istituti di ricerca docili - tutti aiutano a negare i fatti, a relativizzare, a ignorare. Il cartello di chi ne approfitta è cosi' forte che non si deve piu' nemmeno prendere in considerazione la realtà dei fatti. Hanno creato una nuova realtà.

E quando non si hanno piu' argomenti, arriva l'affermazione: il denaro non rende veramente felici. Come recentemente ha detto il deputato Matthias Zimmer (CDU) durante il dibattito al Bundestag: "l'intero dibattito viene condotto pensando solo ai fattori materiali".

Un sistema della menzogna

Nel frattempo possiamo assistere al declino di questa società con i nostri occhi. Le scuole cadono a pezzi, le città si sgretolano, le strade sono fatiscenti, agli incroci ci sono persone che tirano fuori dalla spazzatura i vuoti a rendere. Ma ci hanno insegnato a non fidarci piu' dei nostri occhi e a considerare le ingiustizie necessarie e le assurdità ragionevoli. Tutto serve ad uno scopo: lasciar fluire verso l'alto i redditi che vengono prodotti in basso e allo stesso tempo fare il possibile per nascondere quello che accade. Le leggi, la struttura delle tasse, i valori - il sistema.

E' un sistema della menzogna. Gli ideologi del liberalismo parlano volentieri di obiettivi da raggiungere. Ma non viviamo in una società meritocratica, piuttosto in uno stato corporativo. Nel suo discorso sull'Agenda, 10 anni fa Schröder aveva detto: "Non è accettabile che in Germania le possibilità di iscriversi ad un liceo siano per un giovane della borghesia da 6 a 10 volte piu' alte rispetto a quelle di un giovane proveniente da un famiglia di lavoratori". Ed oggi Sigmar Gabriel al Bundestag ancora una volta ha detto: "Lo stato sociale deve fare in modo che le origini non diventino un destino. Non vogliamo che siano le origini a determinare il destino degli individui".

Gli obiettivi di politica sociale sono stati mancati. Quelli di politica economica raggiunti. L'agenda politica introdotta da Schröder e portata avanti da Merkel, ha rafforza l'economia tedesca, ma ha indebolito i tedeschi.

Il rapporto sulla povertà nel suo punto piu' sconvolgente mostra quante poche illusioni si facciano ancora i cittadini sulla realtà tedesca. Quando si chiedono le cause della ricchezza nella società, un quarto nomina le capacità e il duro lavoro. Un numero molto piu' grande la riconduce alle origini (46 %) o alla rete sociale (39 %). Quelli molto delusi considerano la disonestà (30%) e le ingiustizie del sistema economico (25%) come le ragioni principali del benessere economico.

Che cosa è piu' spaventoso: il realismo delle persone oppure la loro passività?
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martedì 12 marzo 2013

C'è bisogno di una "Agenda 2020"?


Schröder non si rende conto dei danni fatti con la sua "Agenda 2010". Convinto della bontà dei suoi provvedimenti e supportato dagli applausi dei conservatori propone nuove riforme per garantire la competitività tedesca. Un commento di Claus Heinrich da Tagesschau
Le ferite causate da Gerhard Schröder con la sua "Agenda 2010" non si sono ancora rimarginate, che ora per il decimo anniversario della riforma propone un supplemento e lo chiama "Agenda 2020". L'ex Cancelliere è in stato confusionale? Non è stato Schröder a portare il suo partito, la SPD, ai limiti della propria identità e ai confini della sopravvivenza? Schröder è personalmente corresponsabile per cio' di cui oggi la SPD si lamenta a gran voce:  la svalutazione e lo svilimento del lavoro onesto.

Alle riforme del mercato del lavoro del 2003 mancavano i paracarri. Chi dopo decenni di duro lavoro si trova ad essere disoccupato, dopo solo 12 mesi finisce al livello dei sussidi sociali - Hartz IV. Cio' è umiliante. Milioni di posti di lavoro a tempo pieno sono stati smontati in tanti piccoli e sottopagati Minijobs, Part time e lavori interinali.

Molte persone che lavorano 40 ore la settimana e anche di piu' ricevono sussidi con il denaro dei contribuenti per poter  sopravvivere. Sociale è quello che crea posti di lavoro? Per niente! Aufstocker (lavoratori che ricevono un sussidio), Ein-Euro-Job, privatizzazione del collocamento - la lista dei peccati di Schröder, Clement e Steinmeier è lunga. Hanno relativizzato i presunti successi di questa politica e sostenuto il suo ruolo decisivo nell'aver accompagnato durante gli anni zero l'economia tedesca verso un cambiamento strutturale. Quale sia stato esattamente il ruolo di questa riforma nella riduzione della disoccupazione strutturale, nessuno lo puo' dire esattamente. Una cosa è certa: il bilancio dell'Agenda ha molte ombre.

Solo con un grande sforzo, il nuovo segretario della SPD Sigmar Gabriel, dopo il prezzo pagato alle elezioni del 2009 per la politica di Schröder, ha potuto salvare l'essenza del marchio della socialdemocrazia: la giustizia sociale. Le risposte programmatiche si chiamano ad esempio salario minimo e regole per limitare il lavoro temporaneo. Ci si chiede: perché non lo hanno fatto subito? In ogni caso: il partito si é riconciliato solo in parte con se stesso, i sindacati e i tanti elettori delusi. Lo stesso candidato indisciplinato alla Cancellieria Peer Steinbrück ha evitato la parola troppo carica di significati "Agenda".

Un po' di umiltà e di autocritica farebbe bene anche all'ex Cancelliere. Al contrario sembra pieno di orgoglio. Sguazza fra gli applausi della parte sbagliata: funzionari economici, professori liberisti ed editorialisti schierati. Per far loro piacere propone addirittura un'Agenda 2020.

Una provocazione, che tuttavia sembra condividere. Non chiede solamente piu' denaro per l'istruzione e le scuole materne. Questo lo fanno tutti. Prepara i tedeschi a considerarsi finalmente un paese di immigrazione. Abbiamo bisogno di immigrati per poter avere successo nella competizione internazionale di lungo periodo. Questa è una risposta completamente diversa alla sfida demografica rispetto alla pensione a 70 anni e all'abolizione della tutela contro i licenziamenti, proposte dei professori liberali.

Con l'immigrazione e contro l'impoverimento - sarebbe un bel tema ad esempio per la noiosa campagna elettorale. Peccato che Schröder questi pensieri interessanti abbia deciso di metterli sotto l'etichetta consumata "Agenda". Possibilità sprecata?