domenica 9 dicembre 2012

Il ritorno di Weidmann


Jens Weidmann, intervistato da Welt am Sonntag, torna all'attacco sui temi cari al rigorismo Bundesbank: l'OMT è un pericolo per la stabilità monetaria e l'unione bancaria minaccia il patrimonio dei tedeschi.

Jens Weidmann ribadisce la sua opposizione alla politica BCE. La vigilanza bancaria europea ha bisogno di nuovi trattati europei.

Un brontolone te lo immagini in maniera diversa. Completo blu scuro, pettinatura perfetta, una voce gentile - Jens Weidmann è il prototipo del bravo funzionario. Ma da quando il presidente Bundesbank ha votato contro il programma di acquisto BCE, l'OMT, è diventato lo spauracchio di mezza Europa. Il 44enne non si smentisce - e anche sui temi controversi, come l'unione bancaria, si permette una propria opinione.

WAS: Ha comprato una casa recentemente?

JW: No, sono passati 10 anni da quando abbiamo comprato una casa. Allora era appena nato il nostro secondo figlio.

WAS: Ma se i suoi avvertimenti sull'eccesso di liquidità sono veri, in questo momento è l'unico  investimento valido.

JW: In generale non do nessun consiglio di investimento. E' un fatto: il mercato immobiliare tedesco sta vivendo delle forti tensioni regionali. Nelle aree urbane come Francoforte o Monaco i prezzi sono saliti chiaramente. La crescita dei prezzi dipende da una serie di fattori, e il denaro a buon mercato è uno di questi.

WAS: La Bundebank mette in guardia da una bolla immobiliare. Alcuni la accusano di allarmismo, ma i prezzi delle abitazioni in un confronto internazionale restano moderati.

JW: Obiezione. Noi abbiamo posto l'attenzione su un aumento molto rapido dei prezzi, soprattutto nelle aree urbane. Ma non parliamo di una bolla, e non facciamo allarmismo. Saremmo in bolla se ci fosse una crescita molto rapida del credito immobiliare. Ma non è questo il caso. Per valutare correttamente il rischio generale, nel confronto internazionale si deve prendere in considerazione la crescita moderata dello scorso decennio. Tuttavia i bassi tassi di interesse contribuiscono all'attuale boom del mercato immobiliare. Anche l'insicurezza dell'Eurocrisi e il desiderio di parcheggiare il denaro in un porto sicuro hanno un ruolo importante. E questa non è una invenzione della Bundesbank.

WAS: Il membro tedesco del consiglio BCE Jörg Asmussen ritiene infondate queste preoccupazioni. Ha torto?

JW: Siamo d'accordo sul fatto che nel breve periodo la pressione inflazionistica resterà moderata, anche sulle materie prime non vediamo tensioni. Molti pero' si chiedono se le banche centrali saranno capaci e avranno la volontà politica di ridimensionare il corso espansivo, quando il rischio di aumento dei prezzi sarà di nuovo concreto. Queste preoccupazioni non possono essere semplicemente ignorate. Per evitarlo, la politica monetaria deve opporsi all'usurpazione operata dalla politica fiscale. E questa usurpazione ci porta ad una crescente responsabilità condivisa nei bilanci delle banche centrali...

WAS: ...che lei critica. Ma i governi sarebbero stati in grado di arrestare il kaos sui mercati finanziari?

JW: Di questo dovrebbero essere responsabili i governi. Solo i governi e i parlamenti sono legittimati democraticamente per ripartire i rischi fra i contribuenti europei. Scegliere la via della stampa di denaro, è molto piu' comodo, ma non risolve i problemi. Solo i governi e i parlamenti possono decidere e attuare politiche che rimettano le finanze pubbliche in equilibrio, aumentino la crescita e diano regole migliori all'unione monetaria.

WAS: Ma questo non accadrà dal giorno alla notte

JW: E' vero - per questo sono stati creati i fondi di salvataggio EFSF e ESM. Servono a guadagnare tempo, per rendere possibili percorsi di aggiustamento graduali. Si può' tuttavia discutere se un processo piu' lungo non sia piu' facile da trasmettere agli elettori, rispetto ad un adattamento piu' brusco. I paesi baltici con dei tagli rapidi e duri hanno pero' avuto successo.

WAS: Lei pensa veramente che i greci avrebbero dovuto ridurre la loro spesa pubblica ancora piu' rapidamente?

JW: Se la Grecia avesse veramente applicato le misure concordate nel 2010, oggi sarebbe molto piu' avanti. E ci sono restrizioni su entrambi i lati: i paesi in crisi hanno bisogno di tempo per attuare le riforme. Ma se il processo durerà troppo, crollerà la sostenibilità politica nei paesi donatori. Le banche centrali non possono e non devono oltrepassare queste tensioni.

WAS: I suoi oppositori sostengono che la banca centrale sia la sola istituzione in grado di garantire tale processo.

JW: Questo argomento è molto pericoloso: potrebbe diventare presto una profezia che si autoavvera, sovraccarica di compiti la politica monetaria, e implicitamente dichiara il consiglio della BCE  l'organo di governo economico dell'Eurozona. All'interno di un sistema democratico, la politica non dovrebbe funzionare in questo modo. Il consiglio BCE non è stato votato dal popolo. Deve perseguire un solo obiettivo: la stabilità della moneta.

WAS: I suoi colleghi nel consiglio non la vedono ovviamente in maniera drammatica come lei. Il lussemburghese Yves Mersch ha messo in guardia dai pericoli del non agire.

JW: Non nego che ci fosse bisogno di agire. Io discuto dei mezzi che sono stati scelti per agire. Al posto del programma OMT della BCE in estate sarebbe potuto entrare in azione il fondo di salvataggio EFSF.

WAS: I mercati finanziari non credono che il fondo di salvataggio possa bastare per Spagna e Italia -  la BCE sicuramente.

JW: Nessuno mette in discussione il fatto che la BCE abbia il potere di influenzare i mercati. La domanda è se questo debba essere la misura della nostra azione. La BCE non puo' risolvere i problemi di fondo della zona Euro. Su questo sono pienamente d'accordo con il presidente Draghi. Dal maggio 2010 abbiamo acquistato titoli in continuazione. La domanda dovrebbe essere allora: tali acquisti hanno facilitato l'adozione delle riforme necessarie - o invece hanno solo posticipato le riforme?

WAS: Dagli errori precedenti la BCE dovrebbe avere imparato: in futuro acquisterà solamente i titoli dei paesi che faranno veramente le riforme.

JW: Se ne puo' discutere: quanto è indipendente la politica monetaria quando la sua azione è legata alla politica economica e fiscale? Quanto questo approccio possa essere credibile, ci deve ancora essere mostrato.

WAS: Giriamo la domanda: quando è credibile la condizionalità?

JW: Le mie preoccupazioni sono generalmente note, ed erano uno dei motivi per il disaccordo sul programma.

WAS: Lei ritiene che i suoi colleghi nel Board BCE non prendano seriamente la presunta condizionalità?

JW: Io credo che i miei colleghi siano veramente convinti. Ma nel dubbio c'è sempre la tentazione di dare piu' importanza ad una gestione della crisi di breve periodo.

WAS: Cosi' la condizionalità è solo l'illusione di calmare gli elettori del nord Europa - mentre la stampa di denaro va avanti?

JW: Non posso sottoscrivere. L'OMT, per i suoi sostenitori, è il tentativo di utilizzare le risorse della banca centrale, mentre si affrontano i problemi di fondo dei paesi in crisi. Ma la banca centrale si sta avvicinando troppo alla monetizzazione del debito, e sta assumendo decisioni di distribuzione dei rischi appartenenti ai governi eletti. Inoltre, l'interruzione del programma, nel caso in cui un paese non rispetti le condizioni, resta un problema irrisolto.

WAS: I suoi colleghi sostengono che nel consiglio BCE manca unità - a causa sua.

JW: Abbiamo preso decisioni che ci stanno portando ai limiti del nostro mandato - che ci possa essere un'opinione comune lo reputo improbabile. Tenuto conto della portata delle decisioni, i cittadini dovrebbero poter conoscere i pro e i contro nel nostro dibattito, per poter formare un giudizio fondato. Presso altre banche centrali e su temi molto meno controversi - come negli Stati Uniti - accade lo stesso, non cosi' di rado.

WAS: Le si sente messo da parte?

JW: Personalmente non mi sento messo nell'angolo. E di fatto le decisioni non sono cosi' unanimi come ci si potrebbe immaginare. Inoltre, non ho certo accettato questo ruolo per essere amato da tutti

WAS: Ma non pensa sia necessario avere almeno un po' di supporto?

JW: Non è che per le mie posizioni non riceva alcun supporto. E poi: quale sarebbe l'alternativa? Cambiare la mia opinione per amore del quieto vivere oppure non esprimersi piu? Non la considero la strada giusta.

WAS: E cosi' si arriva alla situazione paradossale in cui la cancelliera difende la BCE - contro le critiche della Bundesbank.

JW: Che l'OMT da un punto di vista politico possa essere attraente non l'ho mai negato. Ma questo non può essere il metro di misura. Abbiamo bisogno della nostra bussola. Quello che i governi si aspettano da noi, lo si puo' vedere chiaramente nel caso della Spagna. Con la richiesta di un tasso di interesse massimo sui titoli pubblici, la politica monetaria diverrebbe subordinata alla politica fiscale. Ha fatto bene il membro del consiglio BCE Benoît Cœuré a respingere questa proposta. Ma il processo ci mostra anche le aspettative suscitate dal programma OMT.

WAS: Dopo tutto le banche centrali con i finanziamenti alle banche greche hanno tenuto in piedi  il paese per mesi. Siamo finalmente alla fine?

JW: I ministri delle finanze della zona Euro hanno deciso di coprire i fabbisogni di Atene con nuovi crediti e nuovi trasferimenti dai loro stessi bilanci. Purtroppo le banche centrali non potranno restarne fuori: una parte dei finanziamenti necessari alla Grecia dovrebbe arrivare dai cosiddetti "T-bills" - obbligazioni di breve durata. Questi T-bills, per i quali non c'è alcun mercato, saranno acquistati in gran parte dalle banche commerciali greche che potranno poi di nuovo finanziarsi con i mezzi delle banche centrali. Vedo tutto cio' con grande preoccupazione: saranno le banche a colmare una parte dei requisiti di finanziamento.

WAS: L'attuale pacchetto di aiuti considera la Grecia liquida, non è chiaro ancora per quanto. Un altro pesante taglio del debito è solo una questione di tempo?

JW: La recente decisione di tagliare i tassi di interesse e il programma di riacquisto del debito già rappresentano una rinuncia dei creditori. Ma la sostenibilità del debito non è automatica. Considero tuttavia giusto, almeno per il momento, non avviare un'ampia ristrutturazione del debito. Sarebbe un trasferimento di denaro che premierebbe il mancato raggiungimento degli obiettivi, senza aver risolto i problemi di fondo della Grecia. Pertanto questa è la mia posizione: se ci dovrà essere, un futuro taglio del debito dovrà essere preso in considerazione solo nel caso in cui la strada delle riforme venga completata con successo

WAS: Che cosa significa questo per le obbligazioni nel portafoglio della BCE?

JW: Se fosse andata come si auspicava la Bundesbank, non avremmo acquistato nessuna obbligazione e non avremmo avuto questo problema. Ma una cosa è chiara: come banca centrale non dovremmo rinunciare volontariamente a questo credito. Sarebbe una chiara violazione del divieto di finanziamento agli stati.

WAS: La vigilanza bancaria presso la BCE da lei tanto criticata non è stata ancora approvata. Sollevato?

JW: La Bundesbank ha sempre sottolineato che l'unione bancaria è una pietra importante per una unione monetaria stabile. E cio' è possibile solamente con standard di supervisione piu' elevati e se l'indipendenza della BCE non viene compromesssa. E' importante che il governo tedesco condivida queste posizioni e consideri piu' importante la qualità della velocità.

WAS: Lei vede ancora la possibilità di impedire un accordo?

JW: Non è una mia preoccupazione. Mi riguarda molto di piu', invece, evitare il conflitto di interessi fra politica monetaria e vigilanza bancaria. Non vedo come sulla base giuridica vigente, sia possibile trasferire i compiti di vigilanza bancaria alla BCE. Una soluzione giuridicamente corretta implica una modifica dei trattati BCE.

WAS: Una modifica dei trattati EU potrebbe richiedere anni. Chi potrebbe nel frattempo vigilare le banche?

JW: Se la politica vuole davvero l'unione bancaria puo' rapidamente portare avanti i necessari processi decisionali. Fino ad ora il controllo bancario ha avuto una responsabilità nazionale. In ogni caso la vigilanza bancaria non sarà in grado di iniziare il proprio lavoro dal prossimo anno.

WAS: Lei chiede che le banche garantiscano i loro titoli pubblici con capitale proprio. Vuole rendersi completamente impopolare alla politica?

JW: Non si puo' tentare di porre fine alla dipendenza fra banche e stati con una unione bancaria - e allo stesso tempo assistere alle banche che si riempiono di titoli di stato. Se i governi vogliono veramente interrompere questo circolo vizioso, allora i titoli pubblici devono essere garantiti con capitale proprio come ogni altro credito, per poter coprire il rischio di credito. Altrimenti questa dipendenza sarebbe semplicemente trasferita dal livello nazionale a quello europeo.

WAS: Pensa seriamente che la politica possa accettare questa proposta - e rendere piu' difficile il finanziamento degli stati in Europa?

JW: E' certamente nell'interesse del governo di Berlino che i contribuenti tedeschi non diventino, per la via traversa dell'unione bancaria, responsabili della solvibilità degli altri stati. 

WAS: Che cosa farà nel 2019 quando scadrà il suo mandato e avrà già compromesso il gradino successivo della sua carriera - diventare presidente BCE?

JW. Non è quello il tema. Ora è importante superare la crisi e trasformare l'unione monetaria in una unione di stabilità. Per fare questo mi posso impegnare molto bene anche dai vertici della Bundesbank.

17 commenti:

  1. Dunque, la Lettonia ha perso fra il 2008 e il 2009 il 22% del Pil; l'Estonia il 18%; la Lituania il 14,7% nel 2009. Questo per ricordare cosa hanno comportato i tagli rapidi e duri che piacciono tanto a questo personaggio. Quando poi questi paesi saranno ritornati al Pil che avevano prima, ne riparleremo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ma se come vicino di casa hai i russi, è il caso dei baltici, penso tu sia disposto ad accettare di tutto pur di tenerli fuori...

      Elimina
    2. Osservazione interessante. Mi piacerebbe saperne di più. Ovviamente, mi interessa sapere che tipo di ripresa stanno vivendo i Paesi Baltici. Se si tratta di un semplice recupero del Pil distrutto o se effettivamente nelle loro economie sta succedendo qualcosa di nuovo. E ovviamente, quali sono i tassi di inflazione. Perché se una volta recuperato il Pil che avevano prima, si ritrovano con lo stesso livello dei prezzi di prima delle riforme... non so se mi spiego.

      Elimina
  2. Non capisco se sono semplicemente ideologicamente ottusi o se sono davvero dei monetaristi sadici e malintenzionati.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo sguardo è fisso, tipico dell'ottuso.

      Elimina
  3. Non hai capito fanno i loro interessi, che cos'altro dovrebbero fare?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fanno quelli che credono i loro interessi, ma poi - per ottusità, appunto, intesa come mancanza di flessibilità mentale e quindi di capacità di correggere la rotta - portano allo sfascio se stessi e gli altri.

      Elimina
    2. ottusità sicuramente, molto egoismo, e la convinzione di poter eliminare il rischio transferunion mandando tutti gli altri paesi in deflazione.
      L'obiettivo tedesco, memori dell'esperienza con la Germania est, è di evitare la temuta transferunion. Solo in questa ottica è possibile spiegare quello che stanno facendo.
      Hanno già visto che dopo oltre 20 anni dalla riunificazione permangono grandi differenze fra ovest ed est, che anzi continuano a divergere, nonostante la montagna di denaro investito all'est. Questo è il disegno Bundesbank-Merkel. Proviamo a spiegarlo agli appassionati del fogno europeo...

      Elimina
    3. Se il problema è questo, il mio progetto Certificati di Credito Fiscale (ipotizzando, si capisce, che si riesca a presentarlo nelle sedi opportune) non dovrebbe incontrare opposizione da parte loro: mantiene in essere l'euro fornendo però ai vari paesi uno strumento di espansione monetaria (e quindi un recupero di sovranità monetaria), riequilibra la competitività dei paesi eurodeboli e fa venir meno la necessità della transfer union. Che cosa ne pensi ?

      Elimina
    4. grazie Marco, idea affascinante e anche un po' complessa, credo comunque di aver capito il concetto di fondo. Ci vorrebbe il parere di un'econometrista per capire se in un momento in cui tutti stanno cercando di intercettare la domanda estera per risolvere i problemi interni, il contributo che arriva dall'estero puo' veramente risollevare le sorti della nostra economia. E' possibile,il nostro manifatturiero è forte, ma forse IMHO 2 anni non sono pochi. Credo sia il limite di ogni politica mercantilista: se i tuoi vicini di casa, principali partner commerciali, fanno la stessa cosa, la tua azione perde efficacia. Ai tedeschi è andata bene perchè si sono mossi con 10 anni di anticipo, mentre gli altri erano in boom e nessuno pensava alla crisi.
      IMHO, resta indispensabile la collaborazione della principale economia europea. Saremmo comunque all'interno dello stesso paradigma: l'unione monetaria resta una guerra commerciale combattuta a colpi di deflazioni salariali fra la Germania e il resto d'europa. Io lo ripeto da mesi su questo blog: le retribuzioni tedesche, i rinnovi dei contratti collettivi (compreso il mio) stanno crescendo in maniera sostenuta, recuperano sull'inflazione. In quello dobbiamo sperare, senza la loro collaborazione la crisi non si risolve...

      Elimina
    5. Voci, una precisazione e una domanda.

      La mia proposta non è mercantilista perchè agisce sui due lati del cuneo fiscale. Meno costi per l'azienda e più redditi per il lavoratore. In questo modo l'Italia aumenta l'export ma riprendono anche i consumi interni e l'import.
      L'obiettivo non è creare un surplus commerciale ma una bilancia equilibrata. Oggi abbiamo molto contratto il deficit commerciale perchè è crollata la domanda interna. L'obiettivo è accrescere sia l'import che l'export, mantenere il saldo commerciale in equilibrio ma con un interscambio decisamente più alto.
      Siccome agiamo non sulla creazione di un surplus commerciale ma su un recupero generale di domanda, colmare l'output gap in due anni è possibile (poi se vogliamo fare tre per cautela OK, il meccanismo funziona comunque - un commento simile me l'ha fatto Guido Crosetto, l'unico politico - finora - con cui ho brevemente discusso la proposta).

      La domanda: quanto è forte oggi in Germania il recupero dei salari rispetto all'inflazione ? non credo più di un punto o due, altrimenti sarebbero caduti i margini delle aziende. Questa strada di riequilibrio del sistema euro la proponeva Krugman (ai miei Certificati di Credito Fiscale non aveva pensato... :) ) ma ci credeva poco, appunto perchè i tedeschi dovrebbero accettare 7% di inflazione salariale per 3 anni per pareggiare il CLUP con il Sud Europa. Con 1%-2% non ci si arriva più...

      Elimina
    6. sicuramente i salari tedeschi non crescono del 7%, nessun dubbio. Ma crescono piu' dell'inflazione e probabilmente piu' dei salari italiani.

      hai provato a sottoporre l'idea al prof. Bagnai?
      potresti ricevere suggerimenti importanti sull'argomento...

      Elimina
    7. Si' e ne ho anche gia' discusso con Claudio Borghi. Confido che sentirai parlare presto della cosa...

      Elimina
  4. A leggere tutti e voi 4 qui sopra capisco che i banchieri hanno davvero vita facile a prendervi tutti per il naso appioppandovi debiti che pensate non essere vostri ma che poi attraverso inflazione o ripagamento del debito pubblico (vostro o altrui) dovrete cmque ripagare voi.

    E il bello e' che invece credete di avere capito tutto....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Complimenti per l'originalità del commento.
      Mandaci le tue interpretazioni dello scenario economico-finanziario, sono veramente interessato ad acculturarmi.

      Elimina
    2. Lorenzo, sarebbe interessante approfondire il tuo pensiero. Aspettiamo di sapere qualcosa di piu'...

      Elimina
  5. Qualcuno ha notizie di Thilo Sarrazin?
    Sono preoccupato.

    RispondiElimina