martedì 20 settembre 2016

H. W. Sinn: i tassi a zero impediscono la ripresa

H. W. Sinn, ormai in pensione, non rinuncia ad attaccare la politica delle banche centrali: i tassi a zero sono la vera causa della lunga stagnazione. Da Wirtschaftswoche

Denaro a basso costo e tassi a zero non stimolano la crescita, piuttosto aiutano a difendere i patrimoni dei ricchi. Una ripresa duratura sarà possibile solo con un cambio di paradigma economico. 

Quando John Williams, il presidente del potente distretto FED degli stati della costa ovest, ha recentemente proposto di aumentare l'obiettivo di inflazione della FED dal 2 al 3%, molti investitori hanno tirato un sospiro di sollievo. Hanno interpretato la proposta come un segnale per ulteriori bassi tassi di interesse. Tassi più' alti avrebbero significato azioni ed immobili ad un prezzo più' basso - e quindi bilanci in difficoltà.

Williams ha motivato la sua raccomandazione con il pericolo di una "Stagnazione Secolare", un concetto introdotto nel 1938 da Alvin Hansen, un contemporaneo di Keynes. Stagnazione secolare significa: c'è un duraturo eccesso di risparmio rispetto agli investimenti, che anche con i tassi a zero non scompare, perché le opportunità di investimento redditizie sono esaurite. Hansen intendeva smaltire gli eccessi di risparmio attraverso un permanente deficit di bilancio dello stato.

Williams invece si affida alla politica monetaria. Poiché il tasso di interesse reale naturale, quello con il quale viene realizzata la quantità necessaria di investimenti, è nullo o addirittura negativo, la banca centrale dovrebbe puntare a raggiungere un'inflazione più' alta con un tasso di interesse nominale più' basso.

Con la sua paura di una stagnazione secolare l'autore non è solo. Economisti come Carl Christian von Weizsäcker o Larry Summers hanno espresso timori simili. Anche io nel 2009 ho descritto i pericoli di una stagnazione secolare di tipo giapponese.

Nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti, ed in considerazione degli interventi delle banche centrali, ai limiti del loro mandato, emerge una nuova ipotesi. Io la chiamo "malattia cronica auto-prodotta".

Alla base di questa ipotesi c'è il ciclo economico Schumpeteriano. A causa di aspettative regolarmente errate si formano bolle speculative. Le bolle scoppiano, e dopo si torna alla crescita. Gli investitori in previsione di un aumento dei prezzi e dei redditi acquistano immobili e proprietà commerciali, fondano nuove imprese. I prezzi immobiliari crescono, c'è un boom edilizio. 

Inizia una fase di espansione, che si autoalimenta con l'aumento della domanda interna e che coinvolge anche il settore dei servizi. I redditi crescenti spingono la concessione del credito, e l'economia inizia a surriscaldarsi. La valuta si apprezza, l'import aumenta.

Poi la bolla scoppia. L'economia collassa, i prezzi degli immobili scendono, la valuta si deprezza, le aziende falliscono. Terreni, capannoni e case restano inutilizzati e invenduti, e non meno importante, anche i lavoratori restano senza un impiego. Con prezzi più' bassi, un tasso di cambio più' basso e salari più' bassi ci sono nuovi investitori pronti ad entrare, e a fondare nuove aziende con nuove idee di business. Dopo la "distruzione creatrice" c'è una nuova fase di espansione.

Nella fase attuale la distruzione creatrice, come base per una nuova fase espansiva, viene impedita dalla politica monetaria. Le banche centrali si sono lasciate persuadere dai possessori di patrimoni a superare il ciclo economico di Schumpeter mediante la stampa di denaro su larga scala. Hanno fermato la caduta dei prezzi degli asset ed evitato la dissoluzione di molti patrimoni, ma hanno anche evitato che un numero sufficiente di giovani imprenditori e investitori entrasse in campo.

Ad occupare la scena sono sempre le vecchie imprese che a fatica restano a galla, ma che non hanno le forze necessarie per fare nuovi investimenti. Soprattutto in Europa si tengono in vita aziende e banche zombie, bloccando i concorrenti emergenti, che potrebbero guidare la crescita futura. Cosi' l'economia si irrigidisce in una situazione che assomiglia alla stagnazione secolare di Hansen - ma che in realtà è una stagnazione auto-prodotta.

Poiché i bassi tassi implicano un alto valore dei patrimoni, ma non guadagni in conto capitale, i tassi dovranno essere sempre ulteriormente ridotti al fine di garantire agli investitori finanziari i guadagni e i redditi personali da essi derivanti. Con i tassi calanti l'economia finisce in una situazione di "malattia cronica permanente". Questa potrà terminare solo quando nella politica monetaria ci sarà un cambio di paradigma - se non una vera e propria rivoluzione culturale. 

1 commento:

  1. Summer citava anche altri possibili eventi distrttivi-creativi oltre alle crisi... Oltre a beni e capitali si portano via anche qualche milione di esseri umani, ma poi quelli che restano possono ripartire.

    RispondiElimina