lunedì 23 ottobre 2017

Perché i minijob non possono essere la soluzione

I grandi quotidiani nazionali italiani ci ricordano quanto siano utili e belli i minijob alla tedesca e che sarebbe arrivato il momento di introdurli anche nella nostra penisola. Le cose non stanno esattamente cosi'. Una ricerca del prestigioso Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) pubblicata su Die Welt evidenzia che al boom dei minijob corrisponde un boom del doppio lavoro, questo perché le esenzioni fiscali garantite dai minijob (fino a 450 € al mese) spingono i lavoratori ad iniziare un secondo lavoro. Invece della crescita professionale nell'impiego principale i minijob incentivano la creazione continua di milioni nuovi lavoretti che molto spesso sono dei veri e propri "dead-end job". Da Die Welt


Il mercato del lavoro tedesco passa da un record all'altro: mai fino ad ora la disoccupazione era stata cosi' bassa, mai nella Repubblica Federale c'erano state cosi' tante persone occupate - e il loro numero dovrebbe continuare a crescere anche questo e il prossimo anno.

Le cifre ufficiali tuttavia non riflettono le vere dimensioni della crescita occupazionale perché la parte piu' ampia del boom occupazionale da alcuni anni ha luogo in un'area del mercato del lavoro che non compare nelle statistiche ufficiali: e cioè nel doppio lavoro.

Un recente studio dell'Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) illustra la crescita quasi esplosiva dei secondi lavori: nel primo trimestre di quest'anno c‘erano 3.07 milioni di lavoratori dipendenti, autonomi o pubblici con un secondo lavoro. Il numero di coloro che hanno piu' di un lavoro dal 2003 è piu' che raddoppiato.



Nessuna tassa

Due sono i fattori che piu‘ di tutti stanno alimentando questo sviluppo; accanto al buon andamento del mercato del lavoro c'è stata soprattutto una modifica della normativa: dal primo aprile 2003 infatti sono cambiate le leggi che regolano i minijobs. Il limite massimo di guadagno è passato prima da 325 a 400 euro e in seguito ha raggiunto i 450 euro mensili; i minijobs di fatto sono stati esentati dalle tasse e dai contributi.

Chi lavora con uno o piu' minijob e guadagna fino a 450 euro, infatti, non deve pagare né le imposte sul reddito né i contributi previdenziali. La maggior parte dei lavoratori si fa esentare anche dal versamento dei contributi previdenziali. Solo il datore di lavoro versa alla Minijob-Zentrale una somma forfettaria per coprire i contributi sociali e le tasse.

Questa nuova normativa ha reso i minijob improvvisamente molto attraenti per tutte le persone che al di fuori degli orari del lavoro principale intendono guadagnare qualcosa. Nei mesi successivi all'entrata in vigore della legge infatti è cresciuto radicalmente il numero di coloro che svolgono 2 o piu' lavori.



Ci sono piu' offerte di lavoro

Da allora il numero di persone con doppia occupazione continua a crescere. I due ricercatori dello IAB, Sabine Klinger e Enzo Weber, sostengono che l’andamento sia da ricondurre allo sviluppo storicamente buono del mercato del lavoro. Chi ha un secondo lavoro beneficia del fatto che nel complesso c'è una maggiore offerta di posti di lavoro. "La crescita relativa del doppio lavoro è stata sicuramente piu' pronunciata rispetto a quella dei dipendenti con una sola occupazione", scrivono gli autori.

Cio' è confermato anche da una ulteriore analisi statistica: soprattutto nelle regioni in cui c'è piena occupazione, come il Baden-Württemberg o la Baviera, negli ultimi anni è notevolmente cresciuto il numero di minijob svolti come un secondo lavoro.

Un altro fattore importante secondo gli autori potrebbe essere il fatto che fino al 2010 i salari reali sono cresciuti solo per i lavoratori piu' qualificati. Molti lavoratori hanno percio' avvertito la pressione e la necessità finanziaria di migliorare il reddito derivante dall'attività principale.

In un'analisi separata, gli autori dello studio Klinger e Weber, utilizzando i dati della Bundesagentur für Arbeit, hanno cercato di capire chi sono coloro che svolgono un secondo lavoro. Non c'è da sorprendersi nello scoprire che sono soprattutto gli occupati che guadagnano molto poco ad avere un secondo lavoro. Di conseguenza la probabilità di svolgere un secondo lavoro è sicuramente piu' alta nelle fasce di reddito piu' basse.

Molte donne hanno due posti di lavoro

Nell'ambito di questa indagine, fatta sui dati del ministero, non erano considerati i lavoratori autonomi. "Se lo studio dovesse prendere in considerazione anche i lavoratori autonomi che hanno un secondo lavoro, nelle statistiche probabilmente comparirebbero anche persone con una buona situazione finanziaria", dice l'autore Enzo Weber. "Spesso si tratta  di persone che cercano di guadagnare autonomamente un po' di soldi sfruttando le loro elevate competenze".

Attualmente gli esperti del mercato del lavoro distinguono tra due gruppi di secondi lavori: nel primo ci sono persone che svolgono un secondo lavoro perché con la loro attività principale guadagnano troppo poco e quindi dipendono dal reddito percepito con il secondo lavoro. Nel secondo gruppo ci sono invece coloro che hanno solo un part-time e che vorrebbero lavorare di piu'

In questo secondo gruppo ci sono soprattutto donne; sono infatti le donne ad essere sovrarappresentate fra coloro che esercitano un secondo lavoro, cosi' come fra i lavoratori a basso reddito. Ad un altro  gruppo appartengono invece gli scienziati o i ricercatori che per ragioni di prestigio svolgono un secondo lavoro oppure coloro che semplicemente provano piacere nello svolgere una seconda attività; è il caso ad esempio dei manager che insegnano all'università, o degli impiegati che dopo il lavoro vanno a suonare con una band musicale.

I vantaggi dovrebbero essere eliminati

Gli autori  fondamentalmente criticano il fatto che lo stato sovvenziona i minijobs attraverso l'esenzione delle tasse e dei contributi. "Questo beneficio statale nei confronti dei minijobs non è necessario e dovrebbe essere annullato", afferma Weber, direttore della ricerca IAB. Utlizzare le esenzioni fiscali dei minijobs per spingere le persone ad avere piu' di un lavoro è una scelta miope.

"Al momento il sostegno fiscale del governo incentiva le persone ad intraprendere un minijob come secondo lavoro, un lavoro che di fatto non porta nulla se non un po' piu' di soldi. Sarebbe invece necessario migliorare le opportunità di reddito nel lavoro principale, ad esempio attraverso una riduzione dei contributi e delle tasse per i redditi piu' bassi", sostiene Weber.

"Le persone dovrebbero essere incentivate a lavorare nella loro attività principale, impegnandosi in quello che fanno, eventualmente ampliando l'orario di lavoro, in modo da svilupparsi professionalmente ed essere in grado di versare contributi per avere poi una pensione in vecchiaia. Aver ridotto le tasse e i contributi sociali per i minijob è servito solamente a mettere le persone sulla strada sbagliata".

11 commenti:

  1. In Italia i minijob si chiamano voucher. Hanno una regolamentazione un po' diversa ma in sostanza quello sono: contratti atipici per lavori marginali. Un contratto che regolamenti questi lavori occasionali c'è sempre stato (i minijob tedeschi sono stati introdotti nel 1977) e quando non vengono utilizzati il lavoratore è pagato irregolarmente (leggi 'in nero'). Se l'attuale disciplina non piace si può procedere a modifiche ma non si possono eliminare. Ho letto sporadicamente la pubblicazione del Dr.Philipp vom Berge e del Prof.Enzo Weber dell'Istituto IAB (n.11 del 19.04.2017) e le osservazioni mosse sono un po' meno critiche. Non ho trovato nè lì nè nell'articolo del Die Welt il suggerimento a prolungare le ore lavorative dell'attività principale (fattibile?) ma confidando nella tua buona fede può essere che sia riportata altrove (ho letto l'articolo del 29.08.2017). Aumentare i contributi oltre a non servire per quanto riguarda la pensione può invece disincentivare l'uso dei contratti (leggi 'lavoro nero') perchè l'incremento dal 2003 non è certo dovuto principalmente a quello delle proposte di lavoro ma della modifica alle condizioni in essere all'epoca, in primo luogo all'aumento del tetto utilizzabile: da 325 a 400 (oggi 450) euro mensili. Prima del 2003 c'era un maggiore lavoro sommerso, per questa ragione tra le riforme si è presa in considerazione quella dei contratti atipici. Molti lavoravano in nero e prendevano contestualmente gli assegni sociali, il tutto garantiva loro redditi vicini a quelli di chi lavorava regolarmente.

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    1. In considerazione della natura stessa dei Voucher questi non possono assolutamente essere paragonati ai minijob, che sono dei veri e propri contratti di lavoro stabile, che certificano nella sostanza il sottosalariamento e lo sfruttamento, che diventano istituzionalizzati. I voucher sono ben altra cosa, e le loro modalità di applicazione chiariscono perfettamente la differenza: si applicano cioè solamente a casi di collaborazioni OCCASIONALI, quindi prive di continuità temporale, e non possono superare, nell'ultima versione licenziata dallo Stato, un determinato ammontare annuale per lavoratore (mi pare 2.500 euro), in più possono essere utilizzati solamente dalle FAMIGLIE e non dalle aziende. Queste due ultime norme sono sacrosante, altrimenti si potrebbe tranquillamente abusare dei voucher per far lavorare le persone da parte delle aziende poco più che in nero, visto che i voucher implicano solamente il versamento della ritenuta d'acconto sul compenso.
      In pratica i voucher (come è giusto che sia) vanno a coprire una fascia limitata e ben delineata di rapporti lavorativi, che rischiavano effettivamente di rimanere preda del lavoro nero in senso stretto, cioè privo anche della tutela assicurativa.
      Non cerchiamo come al solito di ciurlare nel manico fingendo che i minijob in fondo "ce li abbiano tutti"... Che suona tanto come un modo del solito supertifoso (e un po' Kapò) Cocucci per "mallevare" i tedeschi dalle loro responsabilità...
      L'Italia ha in ogni caso flessibilità più che a sufficienza, in particolare dall'approvazione del Jobs Act, quindi direi che non può essere certamente tacciata di "non fare i compiti a casa", per dirla "alla bruxellesca"

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    2. "In considerazione della natura stessa dei Voucher questi non possono assolutamente essere paragonati ai minijob, che sono dei veri e propri contratti di lavoro stabile" se dopo anni durante i quali si è parlato (più a vanvera) di questi Minijob questa è la tua conoscenza allora è inutile discutere. Fatti spiegare da VdG, che a differenza tua il tedesco lo sa, cosa sono i "geringfügige Beschäftigungen", la loro regolamentazione e la loro storia.

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    3. E la decisamente scarsa conoscenza comprende anche i voucher il cui tetto annuale è di 5.000 euro (2.500 per un singolo datore di lavoro), possono riguardare anche un rapporto di lavoro continuativo purché non ecceda le 280 ore annuali e possono essere utilizzati da privati, aziende e professionisti. Insomma non ne hai azzeccata una, complimenti. Stanno avendo scarso successo (guarda un po'...) per cui delle due l'una: o le attività sono state regolate da forme contrattuali alternative (ci credo poco) o pagate in nero dato che la terza ipotesi, ovvero che vi sia stata una riduzione di queste richieste di lavoro, tenderei ad escluderlo a priori.

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    4. Facciamo a capirci Maurizio: "stabile" nel senso che si stabilisce un orario di lavoro, che dovrà essere rispettato, e un monte ore settimanale, cosa che non mi risulta, dalle informazioni fornite dal sito stesso dell'INPS, sia necessaria nel caso del Libretto di Famiglia (CHE E' UTILIZZABILE SOLO DALLE FAMIGLIE, come ti dissi...), il contratto di lavoro occasionale è un'altra cosa. E' vero che il limite complessivo annuale è di 5.000 euro per lavoratore e non di 2.500, ma rimane la sostanza di una collaborazione limitata anche economicamente che non può e non deve diventare il lavoro principale della persona (mi risulta ci siano milioni di minijobber in Germania, e non credo che tutti facciano solo 3 messi alla volta per poi passare a lavori stabili...)
      Le stesse ragioni che per te sono di "insuccesso" dei voucher costituiscono invece secondo me un sostanziale "successo", nel senso che i voucher NON DEVONO avere "successo". Devono regolamentare, nei limiti del possibile, collaborazioni occasionali che NON DEVONO DIVENTARE PRASSI ed evitare quantomeno che manchino i presupposti basilari di sicurezza sul lavoro.
      E' proprio il fatto che i voucher tedeschi abbiano avuto così tanto successo a decretare il fatto che hanno di fatto sostituito occupazioni contrattualmente più decenti, finendo per diventare nella sostanza sottoccupazione.
      Vedo che in Italia vengono utilizzati poco nella nuova versione perchè sono stati imposti molti limiti e complicazioni all'utilizzo, ma siamo sempre lì: la coperta la tiri da una parte e si accorcia dall'altra. Se ne faciliti troppo l'utilizzo poi diventa uno strumento di sottoccupazione e sfruttamento, proprio come in Germania... E' in larga parte anche questa la ragione per cui queste forme contrattuali sono largamente osteggiate: semplicemente perchè le "nobili" aziende, se "facilitate" nell'uso spesso ne abusano...

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    5. Allora, per "facciamo a capirci" vai al sito dell'Agenzia Federale per il Lavoro: jobboerse(dot)arbeitsagentur(dot)de e seleziona tra le offerte utilizzando i criteri di ricerca quelle che propongono un minijob come compenso, leggi e mi indichi quale tra queste ritieni essere inadeguate, inaccettabili o altro così da verificare l'affermazione "...i voucher tedeschi abbiano avuto così tanto successo a decretare il fatto che hanno di fatto sostituito occupazioni contrattualmente più decenti, finendo per diventare nella sostanza sottoccupazione."

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    6. Dai Maurizio non far perdere tempo... Che cosa mi vuoi raccontare? Che per essere criticabili le occupazioni dei minijob dovrebbero prevedere di grattare il sale in miniera con le unghie???
      Su siamo seri... Sappiamo benissimo perchè i minijob sono criticabili: perchè costituiscono una forma di precarizzazione "stabilizzata" del lavoro, e vengono (in barba ad ogni norma europea) erogati a costo ZERO dalle aziende, perchè tanto c'è mamma stato che paga i contributi (quei pochi che riconoscerà). Ovviamente poi sono serviti anche e soprattutto a moderare i salari medi in Germania, onde garantirne la "competitività"...
      Dopotutto se hanno avuto tutto questo successo ma sono identiche alle occupazioni "tradizionali" sarai tu a dovermi spiegare perchè le aziende in Germania vi si rivolgono così tanto. O sbaglio? Sentiamo...
      Scommetto che le aziende tedesche vi si rivolgono per filantropia, per fare un favore ai lavoratori! Giusto? Lo sapevo...

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    7. Guarda, se c'è uno che è qui solo per far perdere tempo questo sei proprio tu che dimostri solo una enorme ignoranza sul tema oltre che stoltezza. Ignoranza quando affermi che i minijob vengono utilizzati in prevalenza nelle imprese manifatturiere mentre è il settore dei servizi che ne assorbe la maggior parte e il manifatturiero è invece quello che ne conta meno in termini percentuali (circa il 10%). Ignoranza perché non influisce sul costo del lavoro dato che il costo orario è simile a quello di un full time o part-time. Stiamo parlando di lavoretti marginali e spesso occasionali a tempo determinato quindi con compensi bassi. Se avessi letto qualche annuncio lo avresti appurato peronalmente. Dimostri stoltezza perché il mio invito a leggere le offerte di lavoro aveva lo scopo, non di trovare condizioni di lavoro degradanti o di sfruttamento, bensì attività che non possono essere regolate con forme contrattuali diverse come ritieni. In Germania non ci si lamenta dei minijob in quanto tali, semmai di non trovare un posto di lavoro, cioè un tipo di lavoro, migliore e quindi meglio retribuito. E la stessa cosa, salvo se l'utilizzo è illecito, è per i voucher da noi. Vi sono molte attività che non puoi retribuire con un tempo indeterminato o uno determinato. E mentre i voucher sono stati introdotti da noi nel 2003 con la legge Biagi sotto il governo Berlusconi, in Germania questa tipologia di contratti vige dal 1977, nel 2003 hanno solo subito delle modifiche, prima fra tutte l'incremento del tetto retribuibile, passato da 325 a 400 euro mensili. Poi hanno tolto il limite di ore settimanali che era di 15. Ma i dati statistici, che tu non conosci, attestano che il costo orario è in linea con quello di lavoratori con contratto tipico che svolgono compiti simili, e non hanno assolutamente inciso sul costo del lavoro generale. E non sono a costo zero! Ma dove hai letto questa scemenza? Hanno un cuneo fiscale che si aggira attorno al 30%, che per la verità di fiscale ha poco, anzi nulla perché in Germania è prevista una soglia sotto la quale non si paga nulla (8820 euro annui per quest'anno), prevede infatti ad esempio per la previdenza sanitaria un 13%, un 15% previdenziale a carico del datore di lavoro e il 3,7% a carico del lavoratore più un paio di voci di pochi decimali. Ci sono i minijob commerciali e quelli per il settore privato con alcune differenze tra loro.

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  2. che i voucher servano a fare emergere il lavoro in nero è semplicemente una fanfaluca.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/05/voucher-lo-studio-inps-girone-infernale-che-non-fa-emergere-il-nero-servono-solo-a-tenere-basso-il-costo-del-lavoro/3074836/
    E visto che non servono nemmeno a quello, non c'è NESSUN ragione per mantenerli. A parte schiavizzare i lavoratori.

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    1. Ad essere precisi quella è la deduzione dell'autore dell'articolo, il documento originale diffuso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal titolo "I Contratti di Lavoro dopo il Jobs Act" a cura del Comitato Scientifico per il monitoraggio della riforma del mercato del lavoro (01/2016) fornisce solo dati e poche valutazioni tra le quali non vi è nessuna affermazione che attesti ciò che il giornalista ha riportato. Ora, passare da 40 milioni di voucher da 10 euro cadauno a oltre 100 milioni in due anni (2014-2016) può significare due cose: sono state create attività retribuite con questo tipo di contratto oppure la regolarizzazione (almeno da punto di vista formale) tramite questo (leggi passaggio da lavoro in nero a pagato formalizzato tramnite voucher). Non risulta in alcun modo dalla lettura dei flussi contrattuali un passaggio da altre forme contrattuali a questa dei voucher.

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  3. In italia i minijon sono i posti di lavoro in nero.
    E difatti quello è un minijob alla nord europea: un nero legalizzato senza alcuna tutela e con giusto un versamento per tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro.
    Fine.

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