martedì 26 marzo 2013

Augstein: Merkel e Schäuble stanno incatenando gli altri popoli alla schiavitu' del debito


Jakob Augstein, columnist progressista di spicco, su Der Spiegel commenta la crisi del debito cipriota alla sua maniera: il desiderio di egemonia tedesco sta distruggendo l'Europa, dei tedeschi non ci si puo' fidare. Da Der Spiegel
Il dramma del salvataggio di Cipro ci mostra: l'Euro-conflitto è sempre piu' una battaglia per l'egemonia in Europa. Superficialmente sembra una questione economica. In verità Merkel e Schäuble stanno incatenando gli altri popoli alla schiavitu' del debito.

Nella crisi di Cipro i tedeschi hanno voluto mostrare la loro forza - ma l'hanno utilizzata per un obiettivo sbagliato, e non sono stati capaci di gestirla. I ciprioti pensavano di far pagare ai piccoli risparmiatori i costi del fallimento delle loro banche, i tedeschi hanno acconsentito perché volevano imporre il loro principio del "delitto e castigo".

Tutto il mondo era in ascolto. La garanzia sui depositi scompare, arrivano le promesse di Merkel: nel dubbio saranno i piccoli risparmiatori a dover pagare? Il piano è stato ritirato. Ora saranno i russi facoltosi a dover pagare il conto. Ma il danno è stato fatto, la fiducia minata: che valore ha la parola della Cancelliera? Il caso Cipro mostra ancora una volta: dei tedeschi in Europa non ci si puo' fidare.

Fortunatamente l'Eurogruppo si è deciso a fare il passo giusto: i piccoli risparmiatori sono garantiti, una banca fallirà, un'altra sarà ridimensionata. Ma lo spettacolo delle scorse settimane si poteva descrivere in questo modo: banchieri irresponsabili giocano e perdono il denaro dei ricchi riciclatori e i politici aiutano entrambi a salvarsi, a spese della gente comune che non ha i mezzi e le risorse per mettere in sicurezza i risparmi. E tutto questo sotto la gestione tedesca.

E' stato un segnale. La Cancelliera ha concesso a se stessa e ai tedeschi il lusso dell'ostentazione. Le esperienze storiche sono state cancellate. Sono buone solo per le tranquille serate davanti al televisore quando avvolti dalle coperte assistiamo a bocca aperta a "Unsere Mütter, unsere Väter" (serie tv sulla guerra) e al loro fallimento morale. Ma non sono importanti per il presente. Come è già accaduto due volte nella storia recente i tedeschi stanno sprofondando in un nuovo conflitto con i loro vicini. Indipendentemente dai costi e con un solo obiettivo, che fa paura: l'egemonia politica tedesca sul continente.

L'idea di Merkel di integrazione europea è la seguente: l'Europa deve piegarsi alla visione politica tedesca.

Chi crede di essere circondato da idioti, è un idiota

Nell'aggravarsi della crisi, per un momento la politica tedesca si è rivelata per quello che è:  caratterizzata da testardaggine, rietichettata fedeltà ai principi, ma che in verità è solo prepotenza. Nella politica europea Merkel ha rotto con ogni tradizione della Germania occidentale.  Non è andata diversamente con le tradizioni del suo stesso partito. Il consigliere di Merkel sulle questioni europee Nikolaus Meyer-Landrut nell'estate 2011 scriveva: tutto cio' di cui è responsabile Bruessel funziona. Cio di cui sono responsabili gli stati nazionali non funziona. Sarebbe stato logico trasferire a Bruessel piu' poteri. Merkel ha deciso diversamente. Il giornalista Stefan Kornelius ha descritto questo momento decisivo nella politica europea di Merkel.

Sotto la guida di Angela Merkel è tornata in vita l'Europa degli stati nazionali. L'ex cancelliere Schmidt ha avvisato: "La Corte costituzionale, la Bundesbank e ancora prima la Cancelliera Merkel, con grande dispiacere dei nostri vicini, si comportano come se fossero il centro d'Europa". Una parte dell'opinione pubblica tedesca si fonda su di una "prospettiva nazional-egoista". Il vecchio leader, che ha vissuto la guerra, non ha usato queste parole con leggerezza: nazional-egoista.

Nikolaus Blome sulla Bild-Zeitung ha rinominato i parlamentari di Nicosia "Zypr-Idioten" (Cipridioti) perché hanno votato contro il piano di esproprio dei risparmi degli Euro-salvatori. Ma dalla lettura del best-seller per bambini "il diario di Greg" sappiamo: chi crede di essere circondato da idioti, di solito è un'idiota. Questo Euro-conflitto si delinea sempre piu' come un conflitto per l'egemonia tedesca in Europa. Sembrerebbe una questione economica. In verità è solo lotta per il potere. I tedeschi stanno incatenando i popoli europei alla schiavitu' del debito. "Se la storia ci mostra qualcosa, è che il metodo migliore per difendere relazioni fondate sulla violenza e dargli una giustificazione morale, è usare lo strumento del debito - soprattutto perché si ha l'impressione che sia la vittima ad avere torto", cosi' scrive l'etnologo americano e attivista di Occupy  David Graeber.

Sono i piu' deboli a pagare il prezzo piu' alto

Come sempre in passato, anche oggi i perdenti vengono insultati. Chi ha debiti, è necessariamente colpevole.

E cio' offre spazio per le accuse e per l'autocommiserazione: "Senza garanzie tedesche non ci sarebbero fondi di salvataggio. Ma è proprio contro noi tedeschi che si rivolgono le critiche dei paesi in crisi, piu' spesso l'odio aperto. La Cancelliera viene denigrata con i baffi alla Hitler, le bandiere tedesche abbattute, noi tedeschi siamo i cattivi, i colpevoli di tutta la miseria", ha scritto recentemente il commentatore conservatore Hugo-Müller Vogg. E nei circoli piu' popolari come in quelli degli intellettuali si discute del partito populista di destra "Alternative für Deutschland" e della sua possibilità di ottenere un brillante successo alle elezioni federali di settembre.

Ma è tutta una bugia. Fino ad ora i tedeschi non hanno solo pagato, ma anche guadagnato. Ad esempio i risparmi sugli interessi che la Germania ha potuto realizzare dall'inizio della crisi, solo nell'ultimo anno 10 miliardi di Euro. E poi c'è il pagamento degli interessi da parte degli stati debitori. Questa è la realtà dell'Eurocrisi: i poveri di Atene stanno pagando per i ricchi in Germania.

Tutti questi tentativi in passato sono falliti. E falliranno anche in futuro. Perché gli europei non lo permetteranno. I tedeschi stanno ancora festeggiando la loro cancelliera.  Dovrebbero invece pensare alle parole dell'ex ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker: "Chi pensa che l'eterna questione della pace e  della guerra in Europa non sia piu' attuale, potrebbe sbagliarsi. I potenti demoni non sono scomparsi, stanno solo dormendo".
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lunedì 25 marzo 2013

Chi è Bernd Lucke, il professore anti Euro?


C'è grande interesse  verso "Alternative für Deutschland" e Frankfurter Allgemeine Zeitung dedica un articolo alla nuova formazione eurocritica e al suo leader, il professore Bernd Lucke. Da FAZ.net
Lucke è un professore di macroeconomia. Vorrebbe abolire l'Euro - e in questo modo salvare l'Europa. Ma non è un populista. Ritratto di un fondatore di partito.

Bernd Lucke è un professore di Amburgo ed è convinto di avere davanti a sé una carriera politica. I sondaggisti non riescono a scoraggiarlo. E neanche gli avversari politici sono capaci di demotivare quest'uomo che dietro un viso da ragazzo nasconde molto bene i suoi 50 anni. 

Lucke insieme ad altri conservatori ha fondato un partito che intende abolire l'Euro e rafforzare la democrazia. Il movimento si chiama „Alternative für Deutschland“, e la sua comparsa sulla scena ha scatenano un'ondata di consenso che ha colto di sorpresa anche l'organizzazione del giovanissimo partito. Lo ammette anche Lucke.  Naturalmente è molto bello essere trascinati da un'onda cosi' forte. Tuttavia si sente in costante tensione, e finisce per scrivere le sue mail la notte alle 2.

Con la sua opposizione all'Euro il nuovo partito intende sfidare prima di tutto le forze già in parlamento. E una provocazione l'ha lanciata Edmund Stoiber, il politico di lungo corso della CSU che si chiedeva: funziona ancora il buon vecchio modo di fare tipico dei professori?

I professori quando parlano sembrano arroganti

E' accaduto questa settimana nel talk show di Anne Will, quando Lucke è stato interrotto dalle solite parole: "ecco di nuovo un professore". Frase che ha fatto arrabbiare l'uomo di Winsen an der Luhe. Stoiber ha osservato il pubblico dopo l'offesa verbale: l'insolenza avrà avuto effetto? La reazione degli spettatori deve essere stata un po' deludente.

Ma con la sua risposta spontanea Stoiber ha colto nel segno: Lucke è un professore. E in politica puo' essere un  pericolo, o quanto meno un ostacolo nella corsa verso il successo elettorale. E cio' dipende dal fatto che i professori hanno una tendenza alla riflessione. Per questa ragione, spesso sono capaci di esporre i loro argomenti in maniera molto chiara e ordinata. Sembrano sempre molto convinti di quello che dicono, e questo suona un po' arrogante. Si esprimono con sicurezza perché hanno riflettuto a lungo sull'argomento. La riflessione è di fatto la parte centrale del loro lavoro.

A differenza dei politici, gli uomini di scienza non sembrano avere incertezze, nei loro discorsi non si nota alcun dubbio. A volte si percepisce il loro stupore quando qualcuno osa controbattere i loro argomenti. Argomenti che durante i seminari sono stati avari di soddisfazione, ma che nell'arena elettorale provocano un consenso gioioso e convinto.

Come fanno?

Lucke è molto professorale, fatto che non dovrebbe sorprendere nessuno. Del resto è difficile fare a meno dell'esperienza accademica. Già durante la prima fase della crisi economica Lucke aveva fondato il „Plenum der Ökonomen“, una comunità on-line con oltre 300 economisti. Il plenum già nel febbraio 2011 si era pronunciato a maggioranza contro il prolungamento dei fondi di salvataggio EU. L'esperienza degli esperti non ebbe molto risalto. E Lucke sembra quasi un po' indignato quando racconta la storia. O forse è solo lo stupore tipico dei professori, quando si rendono conto che i loro argomenti non riescono ad imporsi.

Lucke è un vero accademico. Ha studiato macroeconomia a Bonn e poi a Berkeley. Dal 1998 é professore di economia all'Università di Ambrugo e direttore dell'Instituts für Wachstum und Konjunktur. E' stato consigliere della Banca Mondiale, ha lavorato in America come visiting professor e ricercatore, e ha collaborato con l'OCSE.

E a casa non è molestato da un'intelligenza media. Anche sua moglie è un'accademica che nel tempo è arrivata ad essere un professore. Nel frattempo hanno avuto 5 bambini che sono riusciti a curare nonostante i loro continui spostamenti.

Ci sono famiglie che diventano un benchmark sociale. Come fanno? E poi una tale famiglia fonda anche un partito per salvare l'Europa.

Ma Lucke non è innocuo

Bernd Lucke non racconta molto della sua famiglia ad eccezione del fatto che la sua figlia sedicenne è voluta entrare nel partito del padre, "Alternative für Deutschland", ed ha insistito per pagare la quota di iscrizione con il proprio denaro. Anche ad uno dei suoi figli piu' grandi piace molto il nuovo partito fondato dal padre, almeno cosi' racconta sulla pagina Facebook.

Lucke mantiene una retorica didattico-professorale con la quale è riuscito a cavarsela piuttosto bene nei primi 2 talk-show della sua carriera politica (Anne Will e Maybrit Illner). Dice di se stesso: "Non ho avuto nessuna formazione per i media, ma ne ho decisamente bisogno".

Lucke sa comunque restare lontano dallo stile supponente dei professori. Arriva in giacca a vento, pull-over e zaino a spalla come se fosse una gita familiare allo zoo. Ma cio' potrebbe trarre in inganno. Lucke non è innocuo. Non c'è solo la sua spinta ottimista, ma anche autodisciplina e ambizione. Ora vorrebbe entrare al Bundestag.

La forza che lo spinge, la racconta lui. Ritiene le politiche di salvataggio tedesche molto pericolose per le generazioni future, e per questo, almeno per gli esperti, è vietato tacere. Per questa ragione il professore conservatore è uscito dalla CDU e ha messo in gioco la sua reputazione, compresa la sua posizione accademica, per un partito, che per ora i sondaggisti considerano ininfluente.

Le conoscenze specialistiche non sono di per sé negative per un politico

Puo' capitare che un topo metta paura ad un elefante. E chi lo sa, magari ad un certo punto le proposte del professore avranno successo. Negli ultimi anni dominati dagli eurosalvataggi è possibile che fra la gente sia sorto il dubbio sulla bontà delle scelte economiche prese dal governo.

I professori di economia hanno accusato i politici di non aver capito la crisi finanziaria. Anche la gente la vede allo stesso modo? Le turbolenze che attraversano l'Eurozona erano state già previste dai tanto disprezzati economisti. Avevano messo in guarda ad alta voce. Nessuno ha voluto ascoltarli. Adesso molti di quegli esperti sono diventati sostenitori di Alternative für Deutschland. "Siamo il partito con la piu' alta densità di professori in Germania", dice Lucke.

Tutti sono abituati ai politici generalisti che sanno tutto. Ma  non si deve arrivare a concludere che la conoscenza specialistica è un male di per sé. Come ricercatore dell'OCSE, Lucke nel 2011 ha scritto un articolo: „Debt sustainability, illiquidity and insolvency“. Per i profani è un paper incomprensibile, pieno di matematica e grafici. Ma il punto centrale era un'analisi dell'indebitamento, della solvibilità e della liquidità greca. Lucke ha analizzato meticolosamente i fondi europei di salvataggio e con i colleghi ha sviluppato scenari alternativi di uscita dall'Euro. La questione fatale per l'Europa sicuramente la conosce molto meglio di tanti deputati al Bundestag che dei pacchetti di salvataggio miliardari hanno una conoscenza superficiale.

I rapporti con i vicini europei erano buoni

Nessuno sa cosa ne sarà di „Alternative für Deutschland“. Se raccoglierà le firme necessarie per presentarsi alle politiche (almeno 2000 per Bundesland). "Ce la facciamo", pensa Lucke. Riusciranno a mettere insieme i 3 milioni di Euro di cui il partito, secondo i loro stessi calcoli, avrà bisogno per la campagna elettorale? E la domanda finale: come farà il partito ad evitare l'etichetta di partito anti-europeo, populista e di destra che mette in pericolo la pace in Europa?

La vita della famiglia Lucke smentisce queste accuse. I Lucke hanno viaggiato molto. Bernd Lucke considera se stesso, ma questa potrebbe essere solo retorica, come un combattente per la pace in Europa, che vuole dare ai paesi della periferia una prospettiva economica. 

Su una cosa ha sicuramente ragione: in considerazione delle parole d'odio lanciate dalla Grecia, dall'Italia e ora da Cipro verso la Cancelliera, è davvero difficile sostenere che l'Euro ha avvicinato i popoli europe. Le relazioni fra gli amici europei erano buone. Almeno prima dell'Euro.
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domenica 24 marzo 2013

Schäuble: non mi lascio ricattare da niente e da nessuno


Wolfgang Schäuble nel pieno della crisi cipriota trova il tempo per rilasciare un'intervista a Die Welt e difendere la posizione del governo tedesco: non ci lasceremo ricattare da niente e da nessuno, la nostra è un'offerta che non potranno rifiutare. Da Die Welt
Welt: A Cipro le cose non stanno andando molto bene. Che cosa si aspetta dal governo di Nicosia?

Schäuble: I politici di Cipro dovrebbero raccontare ai loro cittadini la verità. La nostra proposta non è mai stata quella di coinvolgere i risparmiatori. La posizione tedesca era la stessa del FMI: se le 2 banche principali non hanno un modello di business sostenibile, i costi dovranno essere sostenuti dagli investitori. Naturalmente tenendo conto dei 100.000 € di limite previsti dalla garanzia sui depositi secondo il diritto EU.

Ma su questo tema i responsabili politici non hanno voluto discutere. Volevano che si continuasse a finanziare il loro modello di business non piu' sostenibile. Cio' va oltre ogni immaginazione. E dopo una notte molto lunga, alla fine abbiamo trovato un compromesso. Adesso il popolo è arrabbiato e si lamenta: aah, Frau Merkel! E il suo Ministro delle Finanze cosi' testardo! Riesco a convivere con cio'. Ma mi dispiace che il Parlamento di Nicosia abbia bocciato il piano di salvataggio. Questa decisione non è stata certo la migliore per Cipro.

Welt: Nel frattempo il parlamento di Cipro ha approvato la prima parte di un nuovo piano di salvataggio. Ne fanno parte un fondo di solidarietà da finanziare con con le risorse delle casse pensionistiche. E' stata decisa anche una separazione delle banche e una riduzione nel movimento di capitali. La votazione su di un prelievo forzoso sui depositi al contrario è stata rinviata. Su queste basi l'EU potrà dare il suo aiuto?

Schäuble: Qui ed  ora, mentre stiamo facendo questa conversazione, non posso dare una valutazione definitiva. A Cipro continuano le trattative mentre le negoziazioni della Troika con il governo cipriota non sono ancora terminate. Solo se la Troika arrivasse alla conclusione che c'è un programma in grado di risolvere i problemi di Cipro e coerente con le leggi in vigore, il piano potrebbe ricevere l'approvazione dell'Eurogruppo.

Per il momento posso solo dire che il punto centrale di un programma di aiuti per Cipro dovrà essere la sostenibilità del debito e la riduzione dei rischi risultanti da un settore bancario sovra dimensionato. E' ancora tutto da vedere se l'obiettivo sarà raggiunto con la proposta di cui si parla nelle ultime ore. Una cosa è certa...

Welt: Che cosa?

Schäuble: I paesi dell'Eurozona intendono aiutare i ciprioti, ma le leggi devono essere rispettate, gli aiuti devono essere sensati e il programma dovrà risolvere il problema alla radice. E lasciare fuori i depositi fino a 100.000 €uro. L'idea di risolvere il problema bancario scaricandolo  sui fondi pensione l'ho già rifiutata nell'incontro dell'Eurogruppo fra venerdi e sabato. Se nell'Eurogruppo ci fosse accordo sul fatto che nella proposta arrivata da Cipro questi criteri sono soddisfatti, saremmo pronti a chiedere il voto del Bundestag.

Se questo dovrà essere fatto con un voto speciale oppure nella prima seduta di aprile, dipenderà dal Bundestag. Entrambe le possibilità sono fattibili. Ma prima di parlare dei tempi e delle modalità, abbiamo bisogno di una proposta concreta dei ciprioti e di una valutazione positiva della Troika. Ed entrambi non sono ancora disponibili al momento della nostra conversazione.

Welt: Si avvicina la bancarotta del primo paese Euro?

Schäuble: Vorremmo possibilmente evitare che Cipro scivoli verso il fallimento. Le condizioni generali per un programma di aiuto non cambiano. La BCE potrà garantire i crediti di emergenza per le banche cipriote solo fino a lunedi. Cipro ha una strada difficile da percorrere - in entrambi i casi.

Ma non è il risultato della testardaggine europea, piuttosto un modello di business che non funziona piu'. Cipro dall'autunno 2011 non ha piu' accesso ai mercati finanziari. Le obbligazioni cipriote sono junk bond. E le due banche principali sono di fatto insolventi.

Welt: Come è entrato il paese nell'unione monetaria?

Schäuble: Cipro è entrato a far parte dell'EU nella speranza che il piano dell'allora segretario ONU Kofi Annan portasse al superamento della divisione sull'isola. E' diventato un membro dell'unione monetaria perché ha soddisfatto i requisiti economici di quel momento.

Welt: Ed ora dovremo fare il possibile per tenere Cipro nella zona Euro?

Schäuble: Esatto. Sono un europeista convinto. Ed è risaputo che non faccio speculazioni su certe domande. Ma è anche risaputo che non mi faccio ricattare - da niente e da nessuno. Gli altri dovranno fare i conti con cio'. Sono consapevole delle mie responsabilità per la stabilità dell'Euro. Se prendiamo delle decisioni sbagliate, facciamo un cattivo servizio all'Euro.

Welt: Per il protocollo, i risparmi in tutti gli altri paesi Euro sono sicuri?

Schäuble: I depositi sono sicuri in Germania, come in tutti i paesi europei. La possibilità che un paese europeo diventi insolvente non sussiste. In Germania esistono i sistemi di garanzia bancaria nel caso molto improbabile che una banca finisca in difficoltà, e nel caso ancora piu' improbabile che questo sistema di salvataggio non fosse sufficiente, il governo federale sarebbe pronto ad intervenire. Per Cipro significa: con il programma di aiuti proposto, il paese puo' essere difeso dall'insolvenza. E cio' riguarda anche l'assicurazione sui depositi.

Welt: Il caso Cipro mette il vento nelle ali al nuovo partito anti-Euro "Alternative für Deutschland". Potrebbe costare la rielezione alla Cancelliera?

Schäuble: Naturalmente sono in molti ad essere preoccupati. E ci sono quelli che di queste preoccupazioni intendono approfittare. Ma la maggioranza ha fiducia nella Cancelliera e nel suo ministro, e nel fatto che continueremo a fare la cosa giusta. Negli ultimi 3 anni abbiamo avuto molti successi. Tutti gli scenari di apocalittici non si sono concretizzati. Al contrario. Abbiamo rafforzato l'Eurozona e i suoi meccanismi.

Tutta l'Europa è sulla strada del consolidamento, della stabilizzazione e del miglioramento della competitività. Sono fermamente convinto che l'Eurozona uscirà dalla crisi molto piu' forte di quando vi è entrata. In Germania la situazione è molto buona. Basta guardare al bilancio pubblico e ai dati sulla disoccupazione. Dobbiamo convincere la gente che stiamo realizzando una politica di grande responsabilità. Che possono fidarsi. Allora tali partiti resteranno senza argomenti.
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sabato 23 marzo 2013

Schäffler: la zona Euro è un club fondato sul ricatto


Frank Schäffler, deputato FDP euroscettico e ribelle, sempre piu' vicino agli eurocontrari di Alternative für Deutschland, torna ad attaccare gli eurosalvataggi e lancia un'accusa: l'Euro-club ormai si fonda sul ricatto e il mercanteggiamento a oltranza, la costruzione europea sta per crollare. Da Handelsblatt.de
Il caso di Cipro mostra: le politiche di salvataggio hanno trasformato l'Europa in un bazar. Se non si cambia, il progetto di integrazione europea è destinato a fallire.

Tutti minacciano tutti. Recentemente ho scritto che l'Irlanda si è trovata nelle condizioni di ricattare la Germania e l'intera zona Euro. In quel caso si trattava di ottenere nuove e piu' vantaggiose condizioni per le banche irlandesi. Ora la Troika ricatta Cipro con un'offerta da 10 miliardi di Euro: prendere o lasciare. Il governo ha accettato, ma il parlamento invece ha votato contro. Cipro allora ha tentato di migliorare la sua posizione negoziale mettendo sotto scacco la Troika con l'aiuto dei russi.

La BCE ha offerto immediatamente supporto minacciando l'interruzione dei prestiti ELA, con cui per oltre 2 anni nel totale silenzio ha rifinanziato le banche cipriote. Durante questo periodo ha assistito senza muovere dito al deflusso di capitali. Le politiche di salvataggio hanno trasformato l'Eurozona in un club fondato sul mercanteggiamento e il ricatto. 

Dalla costruzione europea esce fumo. Se la politica europea non cambia, presto vedremo uscire anche le fiamme e i salvatori europei resteranno fermi a fissare le rovine fumanti, che un tempo erano il progetto di integrazione europea. In piu' occasioni ho chiesto e descritto una diversa gestione politica. Voglio spiegare ancora una volta il mio piano C e poi entrare nel dettaglio del caso Cipro.

Abbiamo bisogno -  in termini generali - di un ritorno all'economia di mercato e allo stato di diritto. Vale a dire: lo stato puo' tollerare che le imprese vadano in bancarotta. Quello che va bene per Schlecker e Opel, deve essere valido anche per le banche. Se il fallimento di Schlecker è stato gestito senza il denaro del contribuente, lo stesso deve accadere anche per il fallimento di ogni banca.

La politica deve concentrarsi sul quadro generale, lo stato deve mettere a disposizione i giudici fallimentari. Le insolvenze sono basate su procedimenti stabiliti dalle leggi. Se ne occupano i curatori fallimentari e i giudici preposti, non una Troika o un governo. L'economia di mercato significa: chi prende rischi ha la possibilità di avere un guadagno. L'economia di mercato significa anche: i rischi possono concretizzarsi. Questo vale sia per gli investitori che per gli obbligazionisti bancari. Lo stesso vale per chi investe in titoli di stato.

Nel caso specifico di Cipro significa che le banche cipriote devono essere trattate in maniera separata rispetto ai problemi dello stato cipriota. La Troika sostiene che il settore bancario cipriota abbia bisogno di 10 miliardi di Euro di ricapitalizzazione. Si riferisce alla sua generalità, ma questo è semplicemente assurdo. Non è il settore bancario ad avere bisogno di denaro, piuttosto alcune banche. In un'economia di mercato non esiste un settore collettivo. Al contrario, ogni impresa agisce in maniera individuale ed è responsabile per se stessa. E questo è vero soprattutto in considerazione della sua struttura di finanziamento.

Se una banca è in difficoltà finanziarie, devono essere coinvolti prima di tutto i diversi gruppi di creditori e azionisti. Questi hanno sottoscritto contratti molto complessi. Dai quali risulta, in caso di insolvenza, in quale grado di priorità si troveranno. Da questi contratti risulta anche la procedura necessaria in caso di insolvenza. Per i creditori e gli azionisti potrebbe anche risultare vantaggioso versare altro denaro. Se ad esempio gli investitori russi o i creditori delle banche cipriote lo ritengono opportuno, potrebbero fare un aumento di capitale. Ci sono già riflessioni in questa direzione.

A volte è necessario aggiungere denaro buono dopo averne perso un po' con un investimento cattivo. In questo caso i creditori e gli azionisti stringono i denti e incassano la perdita. E' l'economia di mercato, e nelle banche cipriote dovrebbe funzionare allo stesso modo.

Se la politica lasciasse funzionare l'economia di mercato, allora il destino delle banche non graverebbe sul bilancio dello stato cipriota. In una economia di mercato, i salvataggi bancari sono realizzati senza il denaro dei contribuenti. Se il denaro dei contribuenti è coinvolto, significa: lo stato si immischia nell'economia e interferisce con il funzionamento del mercato. Ne consegue che il problema della banche in crisi è indipendente dal bilancio dello stato. 

Se il problema delle banche fosse gestito in questo modo e se i il loro fallimento fosse lasciato al finanziamento fatto attraverso i mercati, allora i problemi di Cipro sarebbero di gran lunga piu' piccoli.

Secondo i dati della Troika, saranno 7 i miliardi di Euro destinati al finanziamento del bilancio pubblico e al rimborso dei titoli di stato in scadenza. Cipro nel terzo trimestre del 2012 aveva circa 15 miliardi di debito pubblico, pari all'84% del suo PIL. Supponendo che Cipro fino al proprio risanamento dovrà fare altri 5 miliardi di Euro di debito aggiuntivi, l'onere del debito salirebbe fino al 110 % del PIL.

Il danno per l'Europa è già smisurato

Questi debiti sarebbero sostenibili, soprattuto perché i creditori di Cipro sanno che il paese non intende gettare il denaro nel salvataggio delle proprie banche e che non intende garantire per i debiti bancari. Per gli investitori in titoli pubblici le necessità di finanziamento sarebbero prevedibili, in quanto lo stato non sarebbe costretto a farsi carico degli imponderabili rischi bancari. Nella partita doppia di Cipro, sul lato Avere, ci sarebbero anche i potenziali ricavi dei giacimenti di gas davanti alle sue coste.

La mia tesi: Cipro non ha piu' accesso al mercato dei capitali perché gli investitori ritengono che dovrà garantire per le sue banche. E nel peggiore dei casi anche Cipro dovrà trovare un accordo negoziale con i suoi creditori. Per i creditori degli stati le cose non dovrebbero essere molto diverse rispetto a quelli delle banche. Ogni investitore si sceglie il proprio debitore, e deve sopportarne le perdite in caso di errore oppure se valuta in maniera sbagliata il merito di credito.

Queste sono le regole fondamentali dell'economia di mercato. Le politiche di salvataggio hanno sostituito queste leggi con un mercanteggiamento politico. Hanno trasformato il semplice eccesso di indebitamento di una banca - negli Stati Uniti dal fallimento di Lehmann il 15 settembre 2008 sono state smantellate 458 banche - in una farsa politica di dimensioni gigantesche.

Tutta l'Europa sta discutendo sul futuro delle banche cipriote. Fino a poco tempo fa nessuno le conosceva e nemmeno c'era bisogno di conoscerle. Per il normale cittadino non avevano alcuna reale importanza. Ma i salvatori europei hanno trasformato in un dramma il destino imprenditoriale di alcune banche estere di medie dimensioni, come se si trattasse di una catastrofe naturale.

Il danno per il progetto di pace europeo già oggi è immenso. Le politiche di salvataggio sono la negazione dell'economia di mercato e dello stato di diritto.
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Colpirne uno, per educare tutti gli europei del sud


Lost in Europe, un interessantissimo blog di analisi politica ed economica, propone un'interpretazione della condotta tedesca sul caso cipriota: era necessario un caso esemplare da usare come avvertimento per gli europei del sud. Da Lost in Europe
Nella crisi di Cipro le parti si preparano a tutte le opzioni. Piano A, Piano B, uscita o espulsione - tutto è possibile. Gli osservatori a Bruxelles hanno un senso di dejà-vu: come è accaduto un anno fa con la Grecia, Berlino vuole trasformare Cipro in un caso esemplare.

Ricordiamocelo: Schäuble, Söder, Rösler - nell'estate 2012 hanno invitato ripetutamente la Grecia ad uscire. Solo un raid del segretario del tesoro americano Geithner sull'isola di Sylt aveva portato ad una svolta.

Ancora una volta è stato necessario un americano per salvare la Germania e l'Europa da un disastro economoco e da un grande incidente di politica estera. Se lasciamo che Cipro esca, ci saranno dei danni enormi.

E' chiaro che Merkel, Schäuble & Co. intendono usare questa crisi per farne un caso esemplare. Lo ha spiegato in maniera molto chiara il Ministro delle Finanze maltese Scicluna, quando sul "Times of Malta" ha descritto la riunione di venerdi' scorso. Citazione dal "Times of Malta":


"So the package had to create the precedent of penalising the depositor rather than the taxpayer. Of course, like all attacks, the collateral damage to be suffered by the Cypriot people could not be avoided. The €18 billion financial gap had to be filled in partly by a €10 billion EU bail- out and a matching €8.5 billion bail- in. This includes gold sales, privatisation, a stiff levy on interest from bank deposits covering both guaranteed and non guaranteed ones, and an ambitious 4.5 per cent of GDP consolidation which will cut Cyprus’s enormous debt back to 100 per cent by 2020. More questionable for a micro state is a proposed downsizing of their domestic banking sector to European average proportions.

All this was “agreed” to by the Cypriot government representative who, with a pistol to the head, was naturally unusually co- operative. But it took nearly 10 long hours before the Cypriot minister’s body and soul became exhausted enough for him to assent to this accord. As soon as that happened Schauble demanded that all wire transfers to and from the Cypriot banks would cease forthwith.

The feeling one got on exiting the meeting in the early hours of the day was that never in one’s life would one like to dream the experience let alone live it. That is indeed salutary to any finance minister who needs to be reminded that any fiscal slippage in the country’s public finances is done at a great risk to the country’s economic welfare"


Scicluna parla di un'aggressione, di una "pistola puntata alla testa" e di una lezione di vita che Schäuble ha dato agli "amici ciprioti" e agli altri ministri delle finanze. L'insegnamento: ogni situazione finanziaria difficoltosa puo' essere rischiosa per la vita!

Alcuni dei lettori di questo blog e molti tedeschi saranno soddisfatti per questa lezione. Finalmente la Germania è rimasta inamovibile, finalmente un paradiso fiscale è stato smantellato! Perfino Verdi e SPD applaudono.

Ma la gioia naturalmente è destinata a durare poco. Da un lato Schäuble è corresponsabile della crisi, come già scritto (“Schäubles Schuld”). La questione poteva essere risolta amichevolmente già in autunno.

Dall'altro ha imposto a Cipro condizioni impossibili da soddisfare. Ha preteso un "bail-in", vale a dire una partecipazione dei risparmiatori al salvataggio. Ma le casse sono vuote. E' come cercare di rubare qualcosa a un povero - per poi meravigliarsi di non aver trovato nulla.

Ma soprattutto Schäuble è stato arbitrario. Perché Cipro deve cambiare il suo modello di business, se i paradisi fiscali Lussemburgo, Irlanda e Olanda possono andare avanti tranquillamente?

Perché gli investitori russi sono cattivi, mentre quelli britannici, americani e tedeschi (pesantemente esposti in Irlanda) sono buoni? Perché i britannici e i tedeschi hanno potuto salvaguardare i loro investimenti a Cipro, al contrario i russi non hanno potuto?

A quanto pare - ancora una volta - si trattava di farne un caso esemplare per gli europei del sud. Probabilmente si vuole dare anche a Italia e Spagna una dimostrazione di forza. Il nord invece è escluso - e questo non va bene.

venerdì 22 marzo 2013

Il dumping salariale tedesco

Il governo Belga accusa la Germania di dumping salariale e ricorre presso la Commissione Europea. Il salario minimo non esiste e quando esiste non viene rispettato, le nostre aziende stanno chiudendo per colpa vostra: in Germania è tutto permesso. Da FAZ.net






Il governo belga solleva delle dure accuse contro i vicini tedeschi: nei settori a basso salario, i vostri lavoratori sono sottopagati. Il Belgio annuncia un ricorso alla Commissione Europea.

Il governo belga intende portare la Germania davanti alla Commissione Europea accusandola di dumping salariale. Il governo tedesco, infatti, permette che lavoratori provenienti principalmente dall'est Europa siano sfruttati e sottopagati nei cosiddetti settori a basso salario (Niedriglohnsektor), accusano il Ministro del Lavoro Monica de Coninck e il Ministro dell'Economia Johan Vande Lanotte. Poiché non esiste un salario minimo, le macellerie, le aziende di giardinaggio o le segherie tedesche possono offrire i loro servizi ad un prezzo cosi' basso che i concorrenti belgi finiscono fuori mercato.

Questa concorrenza sleale spingerebbe le imprese a delocalizzare dal Belgio alla Germania. "Non cerchiamo lo scontro", ha dichiarato De Coninck. Ma le pratiche indegne devono essere fermate. Già lo scorso anno, la Commissione nelle sue raccomandazioni specifiche per gli stati membri, aveva criticato la Germania a causa dei salari troppo bassi in rapporto alla produttività.


Tutto è permesso

La Germania deve impegnarsi affinché la situazione cambi. Anche fra i 7.5 milioni di minijobber sono ancora troppo pochi quelli che riescono a fare il salto verso un lavoro full time regolare. Indipendemente da questo, il portavoce ha chiarito che la Commissione europea da tempo spinge i diversi paesi ad introdurre per legge un salario minimo. Sarebbe un importante contributo per evitare che le persone con un posto di lavoro finiscano per vivere in povertà.

La critica belga riguarda prima di tutto l'utilizzo nei macelli tedeschi di lavoratori dall'Europa dell'Est con una paga oraria di pochi Euro all'ora. Per questa ragione, invece di farla macellare in Belgio, è diventato piu' economico far lavorare la carne in Germania per poi reimportarla in Belgio, secondo il ministro Vande Lanotte. Poiché in questi settori non esiste un salario minimo, la bassa paga oraria finisce per non infrangere alcuna legge. "Tutto è permesso", ha detto il Ministro dell'Economia. Anche i sindacati europei sostengono lo stesso argomento da molto tempo.

Di fatto la situazione secondo gli esperti è un po' piu' complessa. Molti dei lavoratori dall'Europa dell'Est sono occupati illegalmente: o come pseudo-lavoratori autonomi oppure come dipendenti di società fittizie. Tuttavia anche nel settore edile, dove esistono i minimi salariali, i lavoratori vengono pagati meno di quanto previsto dai contratti.

Si tratterebbe prima di tutto di applicare meglio le regole già esistenti, si dice alla Commissione Europea. Le autorità europee già l'anno scorso hanno presentato proposte concrete, che pero' secondo il parere dei Verdi e dei Socialdemocratici al Parlamento Europeo avrebbero portato ad un indebolimento dei controlli.

Che la Commissione possa avviare un'azione legale contro la Germania per dumping salariale è abbastanza improbabile. L'introduzione di un salario minimo è una responsabilità esclusiva degli stati. Manca la base giuridica, ha detto il portavoce di Andor. Semmai, le raccomandazioni specifiche fatte per ogni paese potranno essere utilizzate come un primo passo per ulteriori azioni contro la Germania. La loro funzione è stata rafforzata all'interno delle piu' ampie riforme europee introdotte dopo lo scoppio della crisi Euro.

In questo contesto gli stati membri con un avanzo delle partite correnti saranno chiamati a fornire un contributo alla riduzione degli squilibri macroecnomici con un aumento dei salari. Se gli stati non dovessero rispettare la decisione, la Commissione potrà tuttavia infliggere solo sanzioni molto contenute.

Münchau: senza unione bancaria l'Euro ha i giorni contati


Münchau, nel suo piu' recente commento su Der Spiegel, torna a parlare della crisi cipriota e lancia un avvertimento: senza l'unione bancaria l'Euro è destinato a fallire. Cipro è solo l'inizio. Da Der Spiegel.
Il Parlamento di Nicosia con il suo rifiuto di espropriare i clienti delle banche ha evitato il peggio. Il pessimo escamotage proposto dai paesi EU è fallito. Ecco perché un'insolvenza dello stato non sarebbe la cosa peggiore.

Angela Merkel e Wolfgang Schäuble erano le menti dietro  l'attentato ai risparmi ciprioti. Trovo incredibile il modo in cui i bravi partiti di opposizione tedeschi commentano lo scampato pericolo. All'inizio mentre la casa stava bruciando, hanno parlato a bassa voce. Cosi' Wolfgang Schäuble ha potuto ripetere indisturbato sui media la storia secondo cui sarebbe tutta colpa del presidente cipriota Nikos Anastasiades. Sarebbero stati i ciprioti alla fine ad aver deciso il prelievo dai depositi dei piccoli risparmiatori. Al contrario, è stato prima di tutto il ministero di Schäuble ad aver messo in campo l'imposta patrimoniale.

La partecipazione dei piccoli risparmiatori è il risultato della proposta tedesca, sommata ai vincoli di politica interna a Cipro. L'economista spagnolo José Carlos Diaz ha commentato: in Europa non ci sono segni di vita intelligente.

Cipro si dirige verso un default sovrano - a meno che una delle parti non decida di arretrare dalle proprie posizioni. Una bancarotta di stato ed un'uscita dall'Euro non sarebbero in ogni modo lo scenario peggiore. Ancora peggio è lasciare che la Germania e Cipro continuino a vivere insieme all'interno di una unione monetaria che entrambi realmente non supportano.

Cipro non vuole un'interferenza negli affari interni

La crisi di Cipro è un chiaro esempio: mostra che ogni unione monetaria ha necessariamente bisogno di una unione bancaria. Non sto parlando del controllo bancario che si sta centralizzando a Francoforte, piuttosto di una gestione centrale delle crisi bancarie e di una garanzia europea sui depositi. In una vera unione monetaria non sarebbe arrivato Putin in aiuto, se veramente arriverà, ma i signori e le signore del controllo bancario.

Arriverebbero nel paese in gran segreto, muniti di pieni poteri esecutivi. Prenderebbero in consegna le banche, metterebbero i sigilli alle porte e rimborserebbero il piccolo risparmiatore fino al limite della garanzia sui depositi in vigore. Tutto il resto del patrimonio ancora disponibile verrebbe liquidato - prima le azioni, poi le obbligazioni subordinate, poi le senior e alla fine i depositi superiori al limite della garanzia.

L'importo della garanzia a Cipro è di 100.000 €. Io credo si dovrebbe ridurre a 50.000 €, ovviamente non va bene se fatto a posteriori. In questo modo molti problemi sarebbero risolti.

Il problema in Europa è che la Germania non sostiene l'unione bancaria e Cipro impedisce un'ingerenza nelle questioni interne. Per questa ragione io credo il problema sia irrisolvibile, almeno all'interno di una unione monetaria.

La banche cipriote hanno bisogno di capitale, non di credito

Anche un ulteriore prestito dalla Russia non sarebbe di grande aiuto, perchè Cipro resterebbe schiacciato dal peso degli interessi. Le banche cipriote hanno bisogno di capitale, non di crediti. Una volta bocciata la tassa patrimoniale, non è chiaro da dove dovrebbe arrivare il denaro. A meno che i russi non considerino l'aiuto a Cipro come un investimento militare strategico che gli offre una base navale all'interno della zona Euro. A coloro che caldeggiano questa soluzione, auguro buon divertimento.

Piu' realisticamente si dovrebbe lentamente iniziare a prendere confidenza con l'idea di un default sovrano. Senza una garanzia comune sui depositi e una gestione comune delle crisi bancarie, l'Euro non potrà essere tenuto insieme ancora a lungo. Non c'è via di uscita dalla desolante situazione di Cipro, Grecia, Spagna e Portogallo. Questi paesi sono troppo deboli per risanare il loro settore bancario. E i fondi di salvataggio europei non saranno di aiuto. Le somme previste sono troppo piccole.

In Germania la crisi di Cipro è il terreno di coltura ideale per il nuovo partito anti-Euro "Alternative für Deutschland". Io non condivido le loro posizioni - al contrario. Ma almeno le loro idee hanno una cerca consistenza. L'uscita dall'Euro paventata dal partito è una diretta conseguenza dell'evidente limite alla solidarietà mostrato da Merkel. Quello che invece non è affatto coerente, è la combinazione fra la politica europea di Merkel e la promessa di voler mantenere l'Euro ad ogni costo. 

Non ci sarà una rottura dell'Euro sul caso Cipro. E' un paese troppo piccolo. Ma Cipro ci mostra il modo in cui l'Euro si dissolverà.