mercoledì 2 ottobre 2019

Il crescente successo della "quota 98" tedesca

Anche nell'operosa Germania, sono sempre di piu' i lavoratori che non ne vogliono sapere di lavorare fino a 67 anni e che quindi provano a sfruttare la possibilità di andare in pensione a 63 anni con 35 anni di contributi (Frührente). Per evitare le penalizzazioni previste dalla legge (0.3% al mese), occorre tuttavia versare un conguaglio. Ne scrive la Süddeutsche Zeitung


- Sono sempre di piu' i lavoratori che versano volontariamente denaro nelle casse della previdenza sociale pubblica in modo da poter andare in pensione in anticipo senza alcuna penalizzazione.

- Dal 2015, la somma annuale versata con questo scopo è aumentata di otto volte passando a 207 milioni di euro.

- Si può iniziare a pagare i contributi aggiuntivi già dall'età di 50 anni. Una possibilità usata principalmente da chi ha già un buon stipendio, in quanto è costosa.

Per molti è un sogno difficilmente realizzabile: andare in pensione in anticipo, senza subire penalizzazioni per le prestazioni di vecchiaia. Sono soprattutto i redditi piu' alti che da qualche tempo hanno la possibilità di realizzare questo sogno - per niente economico. Per molto tempo è stato un segreto conosciuto solo dagli esperti, recentemente tuttavia è diventato sempre più popolare. In Germania, i lavoratori versano - su base volontaria - somme sempre più elevate alla previdenza sociale pubblica, in modo da poter andare in pensione già a 63 anni, senza tuttavia dover subire per anni delle penalizzazioni finanziarie .

Come annunciato dalla Deutsche Rentenversicherung (DRV Bund), nel 2018 la previdenza sociale pubblica ha incassato circa 207 milioni di euro sotto forma di "contributi volontari per compensare le future riduzioni pensionistiche". Si tratta di un "aumento di oltre otto volte" rispetto al 2015; all'epoca, infatti, erano stati solo 24 milioni di euro. E con una certa soddisfazione, Dagmar König, presidente della Bund DRV, aggiunge: l'aumento dei contributi volontari, non solo "ha un effetto positivo sulle finanze delle casse pensionistiche pubbliche", ma è "anche un segno dell'elevata fiducia dei contribuenti nella sicurezza e nella redditività della pensione pubblica obbligatoria".

Gli esperti finanziari parlano di aspettative di rendimento tra il 2 e il 4 %

Chi l'avrebbe mai pensato? Proprio la tanto vituperata previdenza sociale pubblica in Germania è diventata una  gestione patrimoniale molto ambita. In tempi di tassi di interesse a zero ciò non dovrebbe sorprendere, soprattutto se si considera un fatto importante: in nessun'altra forma di investimento il guadagno consiste nella possibilità di andare in pensione con diversi anni di anticipo.

La tendenza è diventata da tempo evidente. Nel 2018 oltre 100.000 persone assicurate si sono rivolte alla Bund DRV al fine di informarsi sulle condizioni alle quali sarebbero potute andare in pensione anticipatamente. Con la nuova "legge Flexirent", entrata in vigore a luglio 2017 e a lungo ignorata dalla grande maggioranza del pubblico, è stata introdotta una possibilità vantaggiosa per poterlo fare. Da allora, chiunque sia assicurato con la previdenza sociale pubblica e vuole andare in pensione anticipatamente senza penalizzazioni, può versare dei contributi aggiuntivi al fondo pensione. E' particolarmente attraente per i nati nel 1964, o dopo. Per loro, dal 2030 in poi, infatti, verrà applicata l'età pensionabile standard di 67 anni.

Questo limite tuttavia può essere considerevolmente anticipato grazie alle opportunità offerte dalla cosiddetta legge Flexirent: questa "pensione per assicurati a lungo termine" è prevista a partire dai 63 anni, a condizione però che si abbiano almeno 35 anni di contributi versati - compresi maternità, servizio di leva o servizio civile.

Il calcolo di base piu' o meno funziona cosi': ogni mese di anticipo della pensione corrisponde a un - 0,3 %. Calcolato su un anno corrisponde ad una riduzione del 3,6 % (0,3 X 12 mesi). Se vuoi andare in pensione 4 anni prima, devi accettare un meno 14,4 %. Oppure semplicemente aver versato prima alle casse pensionistiche pubbliche una somma, di solito a cinque cifre. Questo pagamento può iniziare già dall'età di 50 anni, ed è possibile il pagamento rateale.

Gli ultimi dati esemplificativi della Bund DRV - chiariscono le dimensioni della questione: se ti aspetti una pensione mensile di 2.400 euro e vuoi andare in pensione due anni prima, avrai una riduzione di  172,80 € al mese, e quindi una pensione ridotta a 2.227,20 €. Chi vuole evitare questa penalizzazione, può pagare in una sola volta 40.766 euro alla previdenza sociale pubblica, oppure rateizzare l'importo.


Gli esperti finanziari citano un'aspettativa di rendimento compresa tra il 2 e il 4%. Cosa rende la questione ancora più attraente: gli aumenti futuri delle pensioni non sono inclusi, tuttavia nessuno dovrebbe aspettarsi che il recente aumento delle pensioni (3,18 % nella Germania occidentale e 3,91 % nell'est) diventi la regola, ancor di piu' se l'attuale rallentamento economico dovesse continuare.

Una domanda completamente diversa: cosa significano la pensione a 63 anni e i relativi pagamenti per le casse pubbliche? Il sistema di previdenza sociale in questo modo verrà indebolito? È a spese dei contribuenti? Le penalizzazioni dal punto di vista del calcolo attuariale sono corrette? Secondo Bert Rürup, il più noto esperto pensionistico in Germania, le penalizzazioni applicabili sono state "definite sulla base delle tabelle di mortalità fissate a metà degli anni '80", da allora sono rimasti invariati. Il fatto è che con queste riduzioni, secondo Rürup, la Germania "nel confronto internazionale si trova in fondo alla classifica". Le penalizzazioni dovrebbero essere impostate in modo "da rendere irrilevante per il sistema pensionistico il pensionamento anticipato o posticipato". Se questo dovesse essere il caso, sarà tanto piu' problematico quanto piu' popolare sarà la pensione a 63 anni.



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martedì 1 ottobre 2019

Il grande successo del salario minimo per legge

Nonostante le gufate dei soliti economisti alla H.W. Sinn, il salario minimo per legge, introdotto quasi cinque anni fa, è stato un grande successo e ha dato un importante contributo al boom dell'occupazione degli ultimi anni, soprattutto nelle fasce salariali piu' basse.  Ne scrive il General Anzeiger 


Cosa avevano previsto i critici prima dell'introduzione del salario minimo per legge? Hans-Werner Sinn, uno dei più importanti economisti tedeschi, all'epoca aveva profetizzato fino a 900.000 disoccupati aggiuntivi. Dopo che nel 2015 è stato introdotto il salario minimo di 8,50 euro l'ora, in realtà non è successo nulla di simile - al contrario: l'occupazione è esplosa, anche e soprattutto nelle fasce salariali più basse. La Germania di oggi ha  cinque milioni di occupati e tre milioni di posti di lavoro soggetti a contributi previdenziali in piu'. I salari orari delle categorie a basso reddito sono decisamente saliti.

Quasi cinque anni dopo l'introduzione del salario minimo, il bilancio degli esperti è positivo, le sirene delle cassandre si sono placate. "Noi economisti abbiamo dovuto ammettere che le nostre previsioni erano completamente sballate. I nostri allarmi erano completamente esagerati", afferma Alexander Spermann, esperto di mercato del lavoro di Colonia. La fortunata Germania ha avuto un timing perfetto per l'introduzione del salario minimo: il 2015 si è trovato esattamente nel bel mezzo di una ripresa economica durata quasi dieci anni, e il salario minimo non ha frenato la  crescente domanda di lavoro.

Soprattutto nei settori a basso salario come la ristorazione, la vendita al dettaglio e i servizi di assistenza si è registrato un costante aumento dell'occupazione. Philipp vom Berge studia le implicazioni del salario minimo per conto dell'Institut für Arbeitsmarkt und Berufsforschung (IAB) e conferma che non sono stati rilevati effetti negativi sull'occupazione. "La diminuzione maggiore si è osservata nei mini-job, parzialmente compensata dalle conversioni in lavori part-time soggetti a contributi previdenziali".

Rilevata una crescita aggiuntiva

Contemporaneamente i salari orari nelle fasce piu' basse sono decisamente aumentati. Già ad inizio 2015, la Commissione sul salario minimo aveva registrato un balzo in avanti di oltre il 7 % rispetto al 2014 nei settori in cui il salario minimo era particolarmente diffuso. "Nella parte bassa della distribuzione dei salari dopo l'introduzione del salario minimo per legge, ci sono stati dei chiari aumenti salariali" ricorda Jan Zilius, capo della Commissione per il salario minimo.

In particolare, a trarne maggiore vantaggio sono stati i dipendenti della Germania orientale, i mini-jobber, i lavoratori scarsamente qualificati e le donne. Il salario minimo tuttavia non ha risolto il problema della povertà: perché le persone non erano a rischio povertà, oppure perché gli aumenti salariali non sono stati sufficienti a far aumentare i redditi netti delle famiglie, afferma l'esperto IAB vom Berge. "Una caratteristica che il salario minimo per legge, come strumento di politica del mercato del lavoro, non può soddisfare, è la protezione complessiva dalla povertà", afferma Zilius.

Ora invece si stanno moltiplicando i segni di recessione, e la vera prova del nove per il salario minimo deve ancora arrivare. Le aspettative economiche del Zentrums für Europäische Wirtschaftsforschung (ZEW) sono scese al livello più basso dalla fine del 2011.

Molto dipenderà dalla sopravvivenza del ben sperimentato metodo per la definizione del salario minimo al duro scontro politico. In Germania, diversamente da quanto accade in Francia o nel Regno Unito, è una commissione indipendente a fissare l'aumento annuale del salario minimo, non è compito del governo. Allo stesso tempo, la commissione, composta dai datori di lavoro e dai rappresentanti dei dipendenti, è legalmente vincolata da standard molto precisi. Il salario minimo pertanto deve seguire l'evoluzione della contrattazione collettiva, tenendo conto dell'inflazione e della situazione economica. Fino ad ora il salario minimo di conseguenza è cresciuto solo moderatamente. In Germania si attesta attualmente a € 9,19 l'ora, nel confronto UE si trova a metà classifica.

Per il 2020 la Commissione ha fissato, prima del previsto, un ulteriore aumento a 9,35 euro, che in fase di recessione potrebbe rappresentare un  doloroso aumento dei costi per molte aziende. Ma i datori di lavoro lodano il sistema del salario minimo. "È positivo che il salario minimo segua lo sviluppo dei salari collettivi e quindi una dinamica di costante aggiustamento", afferma Steffen Kampeter, presidente della Confederazione delle associazioni dei datori di lavoro. I sindacati e i partiti alla sinistra del centro la vedono in maniera diversa. Vogliono imporre un salario minimo di almeno dodici euro o anche di più, e alcuni ritengono che la Commissione sia un ostacolo.


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lunedì 30 settembre 2019

Un'autostrada per il populismo tedesco

Le dimissioni di Sabine Lautenschläger dal direttorio BCE e il progressivo allontanamento dalla tradizione della Bundesbank, secondo Anja Ettel, sono il terreno perfetto su cui far crescere e fiorire il populismo tedesco. Ne scrive Anja Ettel su Welt


Mario Draghi nel 2012 probabilmente è riuscito ad impedire il collasso dell'eurozona, ma a causa della sua politica monetaria i tedeschi ora si sentono espropriati della loro previdenza integrativa. Le dimissioni del membro tedesco dal direttorio BCE, Sabine Lautenschläger, sono l'espressione di una crescente alienazione dalla banca centrale europea.

La Banca centrale europea (BCE) fin dalla sua nascita ha sempre sottolineato che la nazionalità, all'interno dell'autorità di controllo della moneta unica, non gioca alcun ruolo. Ancora più notevole è il fatto che nei due decenni dall'avvio della BCE, i tedeschi in piu' di un'occasione abbiano gettato la spugna. Le dimissioni del membro del board della BCE Sabine Lautenschläger sono solo l'ultimo esempio ed espressione di una crescente alienazione. Il divario tra ciò per cui la Bundesbank si era distinta e ciò che la BCE, modellata sull'esempio della banca centrale tedesca, sotto la pressione delle numerose crisi è riuscita a fare, si è ampliato.

La famosa promessa del 2012 del presidente della BCE Mario Draghi di fare "tutto il necessario" per salvare l'euro avrà impedito il crollo imminente dell'unione monetaria. Ma allo stesso tempo ha rappresentato l'addio all'eredità della Bundesbank e al suo attenersi a delle regole ferme e affidabili in materia di politica monetaria. Una valuta che funziona si basa sulla fiducia. Vi sono quindi delle ottime ragioni per stabilire dei confini molto chiari tra la politica fiscale e quella monetaria e per non praticare il finanziamento monetario agli stati.

Negli ultimi anni questa fiducia tuttavia ha sofferto molto. Soprattutto in Germania, dove molti risparmiatori, dopo anni di interessi negativi, si sentono deprivati delle loro pensioni integrative. E tutto ciò da parte di un'istituzione che, per una buona ragione, è separata dal processo democratico e quindi in grado di agire e governare in maniera indipendente. Se i banchieri centrali si allontanano dai cittadini, si crea il terreno fertile per far prosperare i populisti. Anche la BCE dovrebbe prendere sul serio queste preoccupazioni, invece di mettere a tacere queste legittime preoccupazioni fra le proprie fila.

Deve essere chiaro: con le dimissioni di Lautenschläger la Germania non dovrà in alcun modo rinunciare a un posto nel direttorio. La Germania con un buon 26 %, resta il principale azionista. Sarebbe un segnale fatale se il maggiore azionista in futuro non fosse più rappresentato nel direttorio. Pertanto ora si dovrà cercare un guardiano della moneta di alto livello professionale e con una forte tolleranza alla frustrazione. E già questo restringe il numero dei possibili candidati. Il governo federale farebbe bene a non ridimensionare l'importanza della selezione, senza restringere i criteri sulla base del partito o del sesso. C'è troppo in ballo.

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domenica 29 settembre 2019

"Un incarico alla persona sbagliata"

"Lautenschläger non avrebbe dovuto attaccare Draghi, ma Scholz. Le sue dimissioni ci mostrano che non ha mai veramente capito quale fosse il suo compito. La sua uscita di scena pertanto non è un peccato. Si trattava comunque di un incarico assegnato alla persona sbagliata". L'ottima Ulrike Herrmann sulla Taz commenta le dimissioni di Sabine Lautenschläger.


È un danno di immagine per la Banca centrale europea: il membro tedesco del direttorio, Sabine Lautenschläger, ha dato le dimissioni dal suo incarico. Ufficialmente non vengono indicate le ragioni, ma ufficiosamente è chiaro che intende protestare contro la politica monetaria del presidente della BCE Mario Draghi.

Draghi recentemente ha imposto l'acquisto di nuove obbligazioni: a partire da novembre dovranno essere investiti ogni mese 20 miliardi di euro. Le penali per le banche, inoltre, sono state ridotte. In futuro le banche dovranno pagare lo 0,5 % di interessi sui depositi presso la Banca centrale europea, rispetto allo 0,4 % di oggi.

Un grido di protesta ha attraversato la Germania. Ancora una volta si è parlato di un "esproprio" dei risparmiatori tedeschi i quali sarebbero stati privati dei tassi di interesse sui loro risparmi. Le banche si lamentano del fatto che presto finiranno tutte in bancarotta, e molti tedeschi ancora una volta ritengono che la Germania sia "l'ufficiale pagatore d'Europa". La Bundesbank e la Lautenschläger ovviamente hanno fatto del loro meglio per gonfiare ulteriormente questa isteria collettiva presentandosi sulla scena come i critici di Draghi.

Ma questa eccitazione collettiva è chiaramente esagerata. Draghi non è un "Conte Draghila", come è stato soprannominato dalla Bild Zeitung, che succhia il sangue dei tedeschi. La sua politica monetaria è sostenuta da una maggioranza all'interno del Consiglio direttivo della BCE ed è un compromesso: sebbene le banche stiano pagando un tasso di interesse negativo dello 0,5 % - recentemente sono state introdotte molte eccezioni, con le banche che nel complesso devono pagare alla BCE meno di quanto non accadesse fino ad ora. Anche gli acquisti di obbligazioni sono modesti: ci sono stati tempi in cui la BCE spendeva 60 miliardi di euro al mese per rilanciare l'economia dell'Eurozona.

Soprattutto, va ricordato che la congiuntura dell'economia tedesca non è affatto robusta come invece ritengono la Lautenschläger e la Bundesbank. Nel secondo trimestre, l'economia del paese si è fermata, mentre l'umore ai piani alti è pessimo. Non c'è alcun spazio per aumentare i tassi di interesse.

Cosa c'è di vero: la politica monetaria di Draghi non è stata particolarmente efficace. Sebbene la BCE sia stata in grado di impedire il collasso dell'Eurozona, l'economia europea tuttavia non ha mai fatto realmente progressi.

E nessuno lo sa meglio di Draghi stesso. In ogni discorso non manca di sottolinearlo: il potere della banca centrale è limitato. La sua politica sui tassi di interesse può essere efficace solo se i principali paesi dell'eurozona fanno la loro parte. Draghi ha ripetutamente fatto appello alla Germania: i salari nel paese sarebbero dovuti crescere piu' in fretta e il governo tedesco avrebbe dovuto investire di più. Come sappiamo, le cose sono andate diversamente. Il ministro delle finanze della SPD Olaf Scholz continua a insistere sullo "schwarze Null" .

Lautenschläger quindi non avrebbe dovuto attaccare Draghi, ma Scholz. Le sue dimissioni ci mostrano che non ha mai veramente capito quale fosse il suo compito. La sua uscita di scena pertanto non è da considerarsi un peccato. Si trattava comunque di un incarico assegnato alla persona sbagliata.
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sabato 28 settembre 2019

Welt - Tempi sempre piu' duri per il risparmiatore tedesco

Prosegue la retorica del risparmiatore tedesco tradito ed espropriato da una BCE ormai saldamente in mano ai latini, questa volta è Die Welt a incensare il contributo di Sabine Lautenschläger e a rammaricarsi per la sua partenza anticipata dalla BCE. Ne scrivono su Die Welt i soliti Anja Ettel e Holger Zschäpitz


Sabine Lautenschläger, membro del board della BCE, si dimette in anticipo sulla scadenza del suo mandato. È già la terza tedesca a gettare la spugna. Secondo le informazioni disponibili a Die Welt, era sempre più frustrata per lo stile autoritario della leadership di Draghi.

Può sembrare paradossale, ma ad inizio anno la quota tedesca della Banca Centrale Europea è salita dal 25,5 al 26,4 %. Dal punto di vista dei contenuti, tuttavia, continua a ridursi l'influenza del maggiore azionista. Il fatto che la Germania al momento all'interno della BCE si trovi sulla difensiva, lo si può  leggere anche nella recente decisione.

Sabine Lautenschläger, il rappresentante tedesco nel consiglio di amministrazione della BCE, ha dato le dimissioni. La ex vicepresidente della Bundesbank lascerà l'incarico a fine di ottobre, due anni prima di quanto previsto dal suo mandato.

Le ragioni della sorprendente decisione, nel secco comunicato stampa della BCE, non sono state indicate. Secondo quanto risulta a Die Welt, tuttavia, Lautenschläger non era più d'accordo con il corso della BCE e apparentemente sempre più frustrata a causa dello stile di leadership autoritario del presidente Mario Draghi. La recente decisione del Consiglio direttivo di tagliare ulteriormente i tassi di interesse e rilanciare il controverso programma di acquisto delle obbligazioni sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

"Le dimissioni non sono state una sorpresa, Sabine Lautenschläger da molto tempo ormai nella BCE si trova in un ruolo di opposizione interna e per questo è stata emarginata nella comunicazione", afferma l'ex capo-economista della BCE Jürgen Stark, il quale aveva lasciato prematuramente la banca centrale nel 2011. "Se con i propri argomenti alla lunga non si riesce ad incidere, si può restare fedeli e accettare la situazione. Ma poi devi anche essere in grado di guardarti allo specchio".

Lautenschläger lascerà la BCE esattamente insieme a Draghi. Il mandato del terzo presidente della BCE durerà regolarmente fino al 31 ottobre. Sebbene il successore Christine Lagarde sia considerata piu' conciliante nei modi e nella comunicazione, si può tuttavia supporre che Lagarde  - la cui permanenza dal punto di vista temporale supera di gran lunga la partenza di Draghi - sia probabilmente d'accordo con la decisione presa a settembre. Lagarde, soprattutto, durante la sua audizione al parlamento europeo, ha lasciato intendere che vede ancora spazi di azione aggiuntivi nella politica monetaria della BCE.

Una comprensione completamente diversa della politica monetaria

Il fatto che Lautenschläger per il prossimo futuro non potesse sperare in alcun modo in un cambiamento sostanziale della politica monetaria potrebbe aver contribuito alla decisione. Il modo in cui la decisione è stata comunicata fornisce una visione più profonda dei fatti. Alle 19:45, dopo il normale orario di ufficio, la banca centrale ha informato della decisione di Lautenschläger con sette brevi righe di comunicato.



Lautenschläger è il terzo membro tedesco che in soli due decenni di storia della BCE sceglie di lasciare prematuramente il lavoro nel board della BCE. Nel dicembre 2011, era stato l'allora capo economista Stark a lasciare il consiglio in quanto non voleva sostenere il corso di salvataggio dei paesi in difficoltà avviato dall'allora presidente Jean-Claude Trichet.

In particolare, la frattura allora si era consumata sul programma di acquisto di obbligazioni SMP. Stark come Segretario di Stato presso il Ministero delle finanze aveva svolto un ruolo chiave nella redazione del Patto di stabilità dell'UE tra il 1995 e il 1998 e in qualità di capo economista della BCE non voleva partecipare allo smantellamento del suo lavoro.

"Il problema che spinge i rappresentanti tedeschi a lasciare la BCE mostra chiaramente quanto siano cambiate l'unione monetaria e la BCE", afferma Stark. Chiunque sia cresciuto nella Bundesbank ha una comprensione completamente diversa della politica monetaria e di cosa faccia parte del mandato della banca centrale - e di cosa no.

Nel 2011 si era dimesso anche il capo della Bundesbank Axel Weber. Weber all'epoca era considerato il candidato più probabile per la successione di Trichet, il cui mandato terminava nel 2011. In quell'occasione tuttavia fu l'italiano Draghi a diventare il capo della BCE. Persino il successore di Stark, Jörg Asmussen, trasferitosi dal Ministero delle finanze al Comitato esecutivo della BCE, ha resistito solo 2 anni a Francoforte. La sua partenza, tuttavia, aveva probabilmente a che fare con dei motivi di carriera. Asmussen nel 2014 è tornato nella politica di Berlino.

La BCE perde una sostenitrice della politica monetaria più dura

Lautenschläger, invece, che aveva preso il suo posto nel board, lascia dopo soli cinque anni. La giurista è considerata una profonda conoscitrice delle banche. Si era occupata di vigilanza bancaria già presso la Bundesbank, compito per il quale era stata responsabile anche a livello europeo, fino a febbraio di quest'anno, in qualità di vicepresidente della supervisione bancaria della BCE .

Anche i risparmiatori ne subiranno le conseguenze. La possibile inversione nella tendenza dei tassi di interesse potrebbe essere ulteriormente rimandata. Con la partenza di Lautenschläger, la BCE perde un sostenitore convinto di una politica monetaria più dura. Il predominio delle cosiddette colombe continuerà ad espandersi.

Le prime reazioni del mercato sono state abbastanza chiare: l'euro è sceso al livello più basso dal 2017, in quanto le attese di una politica monetaria più conciliante rendono la moneta unica meno attraente. Allo stesso tempo anche i rendimenti dei titoli di stato a lunga scadenza sono fortemente diminuiti, è probabile infatti che i tassi di interesse rimangano bassi a lungo. In borsa invece hanno perso valore i titoli degli istituti di credito che vivono di interessi. Le azioni di Deutsche Bank sono scese dell'1,5 per cento.

Ora ci si inizia a chiedere chi sarà il successore di Lautenschläger. La Germania, come la Francia e l'Italia, tradizionalmente ambisce ad avere uno dei sei seggi del Consiglio Direttivo. La variante più probabile è che il governo federale invii nel direttorio un'altra donna. Tra i possibili candidati vi sono l'attuale vicepresidente della Bundesbank Claudia Buch o l'economista di Bonn Isabel Schnabel, che è anche un membro del cosiddetto Consiglio dei saggi economici.

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Verso la fine del boom immobiliare

Dopo il violento crollo della manifattura, gli istituti di ricerca tedeschi segnalano che il lunghissimo boom immobiliare ormai è agli sgoccioli e  anche per il mattone si avvicina il punto di svolta. Cosa accadrà alle banche e agli investitori una volta che la bolla immobiliare sarà scoppiata? Ne scrive Handelsblatt su dati forniti dall'Institut der deutschen Wirtschaft (IW)


Il mercato immobiliare tedesco si avvicina irrimediabilmente ad una svolta. "Siamo alla fine del boom", afferma Ralph Henger, specialista nel settore immobiliare presso l'Institut der deutschen Wirtschaft (IW). Ogni quattro mesi, infatti, l'IW redige un indice immobiliare disponibile in esclusiva per Handelsblatt. I dirigenti delle società di sviluppo immobiliare e gli investitori istituzionali valutano la situazione del settore e gli sviluppi sul mercato immobiliare tedesco.

Il risultato: in questo autunno è stato registrato il peggiore valore a partire dal 2014. Il clima nel  settore immobiliare è calato per la terza volta consecutiva. Per quanto riguarda gli uffici, la consulenza immobiliare internazionale di JLL prevede per quest'anno un calo dei nuovi spazi in affitto nelle sette maggiori città tedesche, tra cui Berlino, Francoforte e Monaco, di circa il 4 % rispetto al 2018. Alcuni esperti sono ancora più pessimisti per quanto riguarda il mercato degli spazi adibiti al commercio al dettaglio.

Il mutato clima immobiliare colpisce anche Henning Koch. Koch è un gestore che compra immobili in tutto il mondo per conto di Commerz-Real, la consociata di gestione dei fondi di Commerzbank, e si muove a livello internazionale alla ricerca di investimenti di valore  per i fondi dell'azienda - in particolare per il fondo immobiliare aperto da 15 miliardi di euro Hausinvest.

Negli ultimi tempi, tuttavia, si è mosso più che altro come venditore: nel suo bilancio di vendita di questi primi nove mesi dell'anno ci sono un edificio per uffici a Singapore, uno a Vienna, due hotel a Londra, un negozio al dettaglio vicino Lisbona. Koch vorrebbe investire il capitale il piu' rapidamente possibile, anche sul mercato interno. Ma è esigente: "nella situazione attuale, siamo molto selettivi quando si tratta di acquistare".

Il manager di Wiesbaden condivide questa sua riluttanza con molti colleghi. Dopo anni di boom, per la prima volta quest'anno, l'indagine autunnale sull'indice immobiliare IW è stata dominata da aspettative negative: "per i prossimi dodici mesi, nel settore ci sono più aziende che prevedono uno sviluppo negativo rispetto a quelle che ne prevedono uno positivo", sintetizza Ralph Henger. Ad essere sondati sono stati gli sviluppatori di grandi progetti di costruzione, gli investitori e i proprietari di uffici, centri commerciali o grandi complessi abitativi.


Le loro dichiarazioni sulla situazione attuale e sulle aspettative future del business nell'ultimo sondaggio autunnale hanno causato una discesa di quasi undici punti percentuali dell'indice sul clima degli affari, indice che ha raggiunto il livello più basso dall'inizio della raccolta dati nel 2014. "E' stato decisivo il fatto che il clima nel settore immobiliare sia peggiorato per la terza volta consecutiva", afferma Henger. Secondo la teoria della ricerca, ciò segnala un cambio di direzione nello sviluppo economico.

Inversione di tendenza con ritardo

Il mercato immobiliare quindi segue l'umore generale dell'economia tedesca. Nel secondo trimestre questa si è contratta dello 0,1 %. Molti esperti si aspettano un segno negativo anche per il terzo trimestre, e in quel caso la Germania entrerebbe ufficialmente in recessione. A ciò bisogna aggiungere che i principali istituti di ricerca tedeschi hanno recentemente abbassato le loro previsioni di crescita sia per il 2019 che per il 2020.

Ma l'inversione di tendenza sul mercato immobiliare non è ancora visibile. Per una semplice ragione: "il settore immobiliare è un settore in ritardo, il rallentamento dell'economia quindi si farà sentire con un certo ritardo sia sugli affitti che sui rendimenti", spiega Christian Schulz-Wulkow, Managing Partner di Ernst & Young Real Estate. Ciò può essere dimostrato, ad esempio, nel mercato immobiliare degli uffici.

Lì la domanda dipende dal fatto che le aziende creino o sopprimano posti di lavoro. Secondo una elaborazione della consulenza immobiliare internazionale JLL vi sarebbe una chiara correlazione tra il barometro sull'occupazione dell'istituto Ifo e la domanda di uffici. Se l'indice diminuisce di cinque punti percentuali, il numero di nuovi spazi per gli uffici diminuisce del dieci percento, con circa 3 trimestri di ritardo.


In effetti il barometro dell'occupazione Ifo nella prima metà dell'anno è sceso di circa il 5%. Ma questo calo non è ancora arrivato sul mercato dell'affitto per gli uffici. Entro la fine dell'anno, tuttavia, JLL prevede un calo significativo dello spazio affittato per i nuovi uffici.

La tendenza al ribasso tuttavia non è ancora visibile, afferma Timo Tschammler, capo tedesco della società di consulenza immobiliare internazionale JLL, e fa riferimento alla bassa percentuale di spazi inoccupati nelle grandi città. "A Berlino, ad esempio, meno del 2% di tutti gli uffici è vuoto. Prima che gli affitti diminuiscano, questa quota dovrà aumentare al 7,4 per cento, secondo i nostri calcoli".

Al momento secondo l'esperto dell'IW Henger non è questo il caso: "nel mercato degli uffici non c'è quasi nessuna costruzione speculativa". Molti degli edifici per uffici previsti sono già stati affittati prima del completamento. "Gli errori del passato, che hanno portato a edifici vuoti per ben oltre il 10% nei centri per uffici di Dusseldorf e Francoforte, non sembrano ripetersi", afferma l'economista dell'IW.


Le prospettive nel settore del commercio sono invece più pessimistiche: "stiamo osservando con preoccupazione il settore del commercio al dettaglio", afferma Koch, manager di Commerz-Real. "Sicuramente in questo settore ci troveremo di fronte ad un grande cambiamento" Non c'è da meravigliarsi quindi che le aspettative dei dirigenti immobiliari in nessun altro settore siano così negative come nel settore del commercio al dettaglio.

Nonostante ciò il manager di EY Schulz-Wulkow ritiene che l'industria abbia ancora risorse per attutire il rallentamento economico. Ma ne limita l'ambito: "gli investitori immobiliari a causa dei prezzi già alti, ora avranno bisogno di piani aziendali molto ambiziosi per ottenere nel lungo termine un risultato dai loro investimenti".

Alcuni dirigenti di società immobiliari intervistati dall'IW ne sono ben consapevoli: "le risposte alle nostre dettagliate domande ci mostrano che ci sono già i primi amministratori delegati che si aspettano addirittura una riduzione degli affitti e dei prezzi", afferma l'autore dello studio Henger. La maggior parte degli intervistati tuttavia prevede che gli affitti continueranno a salire, più dei prezzi di acquisto. Una novità per Henger e quindi un altro indizio del fatto che il punto di svolta è stato raggiunto: finora gli affitti sono sempre rimasti indietro rispetto ai prezzi di acquisto.

"Il cambio di aspettative per quanto riguarda i prezzi e gli affitti è il tipico segnale di un'inversione di tendenza sul mercato immobiliare." Gli aumenti degli affitti tuttavia non saranno in grado di compensare l'indebolimento della dinamica dei prezzi, Henger ne è convinto. Ciò significa che i rendimenti immobiliari storicamente bassi a causa dei prezzi esageratamente alti torneranno a crescere. "E i rendimenti più elevati sono un'espressione del fatto che i rischi dell'investimento immobiliare torneranno ad essere presi in considerazione", afferma l'economista.

I mercati immobiliari rimangono tesi

Gli inquilini e gli acquirenti di appartamenti nelle metropoli tedesche possono sperare in un imminente calo degli affitti e dei prezzi? Non proprio. Come la maggior parte degli osservatori, anche Henger prevede che la situazione di elevata domanda di alloggi e l'offerta ancora insufficiente nelle aree metropolitane per il momento resteranno invariate.

Tuttavia, sia per i proprietari che per gli sviluppatori di nuovi immobili, non sarà facile come lo è stato di recente imporre dei prezzi di vendita e degli affitti sempre più elevati. "Per le aziende che operano nelle aree residenziali, il motto attuale è: non potrà andare meglio di ora".

Per quanto tempo ancora il settore rimarrà sui livelli attuali non è prevedibile. Dopotutto, gli osservatori del mercato concordano sul fatto che l'allentamento monetario annunciato dalla BCE nella sua ultima seduta compenserà almeno parzialmente gli effetti economici negativi.

Gli assicuratori, i fondi pensione, i fondi di investimento e gli investitori privati ​​in cerca di investimenti relativamente sicuri continueranno a fare affidamento sul settore immobiliare per mancanza di alternative, afferma Tschammler, capo della JLL Germania. "Nonostante i prezzi siano cresciuti, ci sono ancora tassi positivi". Inoltre, secondo il sondaggio IW, la Germania resta una destinazione popolare per gli investitori stranieri. "E anche questo dovrebbe contribuire a supportare l' economia del settore", conclude Henger.

E anche se secondo il sondaggio dell'IW è cresciuto il numero di amministratori delegati locali che ora puntano sulle vendite, c'è ancora una maggioranza che punta sulla crescita del settore. Il manager di Commerz-Real Koch è ottimista: entro la fine dell'anno, vuole concludere diversi affari. Questa volta come acquirente.

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giovedì 26 settembre 2019

Boom delle Tafel fra i pensionati

Le Tafel sono associazioni di volontariato che distribuiscono ai bisognosi i generi alimentari ricevuti in dono dai supermercati o dalle aziende, in pratica un indicatore affidabile del livello di povertà nella società tedesca. Anche in questi anni di boom economico le Tafel hanno continuanto a registrare afflussi da record, soprattutto fra i pensionati. Ne scrive Die Welt





Il numero delle persone costrette a fare ricorso all’assistenza delle Tafel nell’ultimo anno è aumentato del 10%. Attualmente ci sono 1,65 milioni di persone che dipendono dalle donazioni di cibo. Particolarmente significativo è stato l'aumento fra i pensionati. 



Il numero di utenti delle Tafel nell’ultimo anno è aumentato del 10% salendo a circa 1,65 milioni. Soprattutto fra gli anziani, l'aumento del 20 % rispetto allo scorso anno è stato "drammatico", commenta da Berlino l'Associazione delle Tafel tedesche. L’associazione mette in guardia da un ulteriore aggravamento del problema e chiede contromisure drastiche. 



"Questo sviluppo è allarmante: nei prossimi anni il tema della povertà fra gli anziani ci travolgerà con forza, come accade oggi con il cambiamento climatico", ha dichiarato il capo dell'associazione Jochen Brühl durante il recente bilancio annuale. Per combattere la povertà sono pertanto necessarie "riforme di vasta portata" e "obiettivi interministeriali vincolanti ". 


Una pensione troppo bassa, dopo quello di una disoccupazione di lunga durata, è il secondo motivo più comune che spinge le persone a chedere aiuto alle Tafel, afferma Bruhl. Ma ad essere "completamente inaccettabile” è anche il “numero crescente di utenti fra i bambini e gli adoloscenti". Ci sono quasi 50.000 giovani in più che dipendono dal sostegno alimentare delle Tafel, con una crescita del 10%. 

Complessivamente, la percentuale di bambini e adolescenti fra gli utenti delle Tafel è del 30%. In Germania i bambini vengono "sistematicamente" trascurati, il sistema educativo tedesco è uno dei "più impermeabili" fra quelli dei paesi OCSE. 

C'è stata una riduzione tra i rifugiati 

Con gli attuali 500.000 fra bambini e adolescenti bisognosi costretti a fare ricorso alle Tafel, stiamo coltivando la "povertà fra gli anziani di domani". E’ sempre più chiaro che anche la povertà viene ereditata, afferma Brühl. Sarebbe pericoloso per la società se una parte delle diverse generazioni dovesse considerarsi esclusa e abbandonata. Al contrario, nell’ultimo anno i rifugiati sono scesi al 20 % del totale. 

Brühl è molto critico in quanto questo sviluppo, prevedibile da almeno dieci anni, le Tafel lo sottolineano da anni - senza tuttavia aver suscitato una reazione nella politica. "Il tema della povertà ha bisogno di proposte orientate ad una soluzione concreta e deve essere posto in cima all'agenda politica", chiede il capo del Tafel. "Noi delle Tafel siamo una specie di sismografo della società", ha detto Brühl parlando di uno "sviluppo allarmante". 

A livello nazionale, attualmente ci sono 947 Tafel con 60.000 collaboratori. Il 90 pe cento è composto da volontari. "20,4 milioni di ore all'anno di volontariato", ha dichiarato Brühl. Se dovessimo pagare un salario minimo, equivarrebbe a un controvalore di 180 milioni di euro. La maggior parte dei volontari sono donne (61 %) e anziani (63 %). Il 20 % sono bisognosi o ex-bisognosi. Solo il 6 % dei volontari ha meno di 30 anni.
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