martedì 6 aprile 2021

Perché la stampa tedesca e la Germania ora temono l'asse franco-italiano

Con l'uscita di scena di Merkel si apre nell'UE un vuoto di leadership che lascia molto spazio all'attivismo di Macron e Draghi in favore di un bilancio comune dell'eurozona e degli eurobond, fortemente voluti da Roma e Parigi. I tedeschi temono che alla fine saranno loro a dover pagare il conto delle ambizioni revanchiste franco-italiane. Ne scrive Die Welt

Draghi è abituato a ottenere il massimo effetto con il minimo delle parole. Nel 2012, quando era presidente della Banca Centrale Europea (BCE) gli erano bastate solo tre parole per salvare l'euro: "Whatever it takes". La BCE farà qualunque cosa sia necessario, aveva detto, per sostenere la moneta europea.

Draghi da appena due mesi è il presidente del consiglio italiano. Invece delle dichiarazioni concise, ora preferisce agire con un forte riverbero internazionale in modo da rendere chiara la sua agenda. Come all'inizio di marzo, quando l'Italia  sorprendentemente ha bloccato l'esportazione di 250.000 dosi del vaccino di AstraZeneca verso  l'Australia.

Le autorità italiane si erano effettivamente coordinate in anticipo con la Commissione UE. Ma l'impressione di fondo è che Draghi con il blocco abbia voluto mandare un segnale chiaro. Un colpo di tamburo che ha suscitato preoccupazione in tutto il mondo per un possibile blocco delle esportazioni europee. Subito dopo ha inviato i carabinieri in un magazzino dell'azinda vicino Roma, dove hanno scoperto circa 29 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca lì immagazzinate - quasi il doppio di quelle che il gruppo complessivamente in precedenza aveva fornito ai paesi dell'UE.




Draghi spinge per tornare sulla scena europea

I conoscitori di Draghi considerano il suo approccio energico come un segnale lanciato all'UE, Parigi e Berlino: l'italiano si sta facendo spazio sulla scena europea con la consapevolezza del suo potere e la volontà di modellare gli eventi. Il suo paese non deve essere più visto come un caso problematico, ma dovrà giocare un ruolo nella ridefinizione dell'UE

Il momento è quello giusto, perché la Cancelliera tedesca in autunno si dovrà dimettere. Attualmente Merkel è indiscutibilmente il politico più potente d'Europa; anche solo la sua capacità di resistere durante i summit europei, che spesso durano fino a notte fonda, è leggendaria. Crisi dell'euro, crisi dei rifugiati, Brexit, pandemia -  Merkel ha avuto un impatto decisivo sulla politica europea. Chiunque le succederà avrà bisogno di tempo per ambientarsi nel suo nuovo ruolo a livello europeo.

"Un nuovo cancelliere o una nuova cancelliera sarà lo spartiacque e cambierà anche la situazione nella struttura del potere europeo", dice Janis Emmanouilidis, direttore del centro studi del Think tank European Policy Centre di Bruxelles. "La partenza di Merkel sta creando un vuoto di potere - e Mario Draghi potrà parzialmente riempirlo".

L'ex banchiere centrale porta con sé un grande capitale politico: Draghi è estremamente ben connesso a livello europeo e sin dagli anni alla guida della BCE, molti attori in Europa hanno iniziato a fidarsi di lui. Il suo ruolo nella crisi dell'euro gli ha fatto fare un enorme salto di qualità. "Draghi è troppo importante per andare semplicemente a fare un giretto all'UE. Vuole fare dell'Italia il terzo protagonista piu' importante accanto a Francia e Germania", dice il politologo italiano Lucio Caracciolo.

Che l'Italia, come terza economia, abbia la rilevanza per farlo è fuori discussione. A differenza dei suoi predecessori, Draghi però potrebbe anche aspirare a usare il suo peso. Il suo obiettivo è trasformare l'Unione a beneficio del suo paese, si specula in Italia.

Draghi non fa mistero del fatto che sta lavorando per ottenere gli eurobond per il periodo post-pandemico. L'obiettivo finale è quello di avere un'UE con un bilancio comune che aiuti gli stati più deboli durante i periodi di recessione. E punta a una riforma delle regole sul debito: "Vuole trasformare il Patto di Stabilità in senso neo-keynesiano, in modo che si possa fare piu' debito per fare gli investimenti", dice Caracciolo.




Macron vuole essere il primo a incontrare Draghi

E Draghi a Parigi su questo tema ha un compagno d'armi: il presidente francese Emmanuel Macron sin da quando è entrato in carica, infatti, spinge per una riforma dell'UE e per ottenere un bilancio più ampio per Bruxelles. Parigi ha lavorato a lungo in favore di un'unione fiscale e per un prestito comune permanente tramite gli eurobond.

Al vertice del Consiglio UE di marzo, per la prima volta è diventato chiaro a quale livello Draghi e Macron si stiano già scambiando opinioni su questi temi. Durante la videoconferenza, infatti, sembrava che i due si fossero coordinati in anticipo. E infatti: poche ore prima del vertice i due capi di stato hanno parlato al telefono per accordarsi su un possibile divieto di esportazione dei vaccini, rivela un consigliere di Macron.

I negoziatori di Macron stanno lavorando senza sosta per organizzare una visita di stato di Draghi a Parigi. Potrebbe anche essere possibile un viaggio di Macron a Roma. L'importante è che nessuno arrivi prima di Macron e che il francese sia il primo a incontrare "Super Mario". I consiglieri del presidente francese si affrettano a sottolineare che la "fiducia è grande" e "l'alleanza è eccellente".

La speranza a Parigi è che Draghi si dimostri come il "garante della stabilità italiana e quindi della stabilità europea", come dice un assistente di Macron. Soprattutto, i due sono d'accordo sul fatto che l'UE dovrebbe aumentare i fondi per la ricostruzione post-Corona. "Entrambi sono convinti di questa necessità", dice l'Eliseo.

Per Macron, il ritorno dell'Italia nelle file dei paesi europeisti ha un valore inestimabile. Non appena la pandemia lo permetterà, Macron e Draghi vogliono firmare un Trattato del Quirinale - l'equivalente italo-francese del Trattato dell'Eliseo, con il quale nel 1963 gli ex arci-nemici Germania e Francia suggellarono la loro amicizia e la futura cooperazione e al quale si è aggiunto due anni fa il Trattato di Aquisgrana. Per mesi i francesi hanno fatto pressione su Roma affinché l'Italia partecipasse a cantieri tecnologici congiunti franco-tedeschi, come la tecnologia dell'idrogeno e il progetto di produzione congiunta di batterie.

Non è chiaro, tuttavia, fino a che punto questi progetti daranno frutti. Questa non è la prima volta che Italia e Francia speculano su una più stretta cooperazione a livello europeo, e nessuno sa per quanto tempo ancora Draghi riuscirà a mantenere il potere considerando la volatilità della politica italiana.

Daniel Gros, al vertice del think tank con sede a Bruxelles Centre for European Policy Studies (CEPS), ritiene che tali riflessioni siano principalmente un pio desiderio. "Un asse Parigi-Roma negli ultimi decenni è stato ipotizzato decine di volte, ma non se ne è mai fatto nulla", dice il politologo. "L'intesa franco-tedesca è così importante perché entrambi i paesi arrivano da punti di vista diversi e dietro di loro ci sono molti altri paesi membri che hanno punti di vista simili". Una stretta collaborazione tra Parigi e Roma, invece, è molto meno interessante per l'Europa, ha detto. Ciononostante, nei prossimi mesi potrebbe causare uno scompiglio nell'UE.




venerdì 2 aprile 2021

Cosi' gli azionisti di Daimler beneficiano degli aiuti pubblici

Dopo aver incassato centinaia di milioni di euro dal governo federale sotto forma di sovvenzioni per il Kurzarbeit (cassa integrazione), Daimler e BMW stanno per distribuire miliardi di euro di dividendi ai loro azionisti, ovviamente a spese del contribuente tedesco, visto che il Kurzarbeit è stato finanziato ricorrendo al bilancio pubblico. Ne scrive Kontext


Il CEO di Daimler Ola Källenius ha annunciato buone notizie in vista della riunione degli azionisti di questo mercoledì. Nonostante la crisi, infatti, l'azienda è riuscita a "superare in maniera significativa" le aspettative per l'anno finanziario 2020. E come riportato da "Handelsblatt", anche il presidente del Consiglio di Sorveglianza sembra assecondarlo: Manfred Bischoff infatti dichiara che il gruppo "ha superato a pieni voti lo stress test della crisi pandemica" e che l'azienda è "ottimamente posizionata per il futuro". In cifre, questo significa che gli azionisti riceveranno una quota di 1,44 miliardi di euro di utili per l'anno di crisi, quasi il 50% in più dell'ultima volta. Anche le azioni stanno volando alto. Mentre a dicembre 2019 - prima dell'arrivo del Coronavirus - erano ancora valutate poco meno di 50 euro l'una, attualmente sono arrivate a quasi 75 euro.

Come è riuscita questa impresa in tempi di crisi? In ogni caso, un po' di aiuti ricevuti non sembrano aver fatto danni. Nel marzo 2020, ad esempio, Källenius aveva sottolineato che Daimler non aveva bisogno di aiuti di Stato. Ma poco dopo l'azienda ha mandato decine di migliaia di dipendenti in Kurzarbeit, con l'Agenzia Federale per l'Impiego che ha contribuito con 700 milioni di euro per il suo finanziamento. Invece di restituire il denaro della crisi ai contribuenti, questo ora viene trasferito per vie traverse agli investitori, i piu' grandi dei quali attualmente arrivano dalla Cina e dal Kuwait.

Un attimo però! Il Kurzarbeit non è forse una prestazione assicurativa? E in questo contesto, Daimler, che ha versato contributi per molti anni, non avrebbe forse diritto a ricevere questi pagamenti?


Non  è solo moralmente discutibile

Sembrerebbe tutto normale. Ma il movimento Finanzwende non intende lasciar passare indisturbato questo argomento. L'organizzazione non governativa, infatti, sottolinea che attualmente le prestazioni di lavoro a orario ridotto (cassa integrazione) non vengono più pagate dai contributi dei lavoratori, ma sono finanziate dalle tasse: "dato che la spesa per le prestazioni di cassa integrazione è esplosa passando da 157 milioni di euro nel 2019 a oltre 20 miliardi di euro nel 2020", si legge infatti nel testo che accompagna la campagna per il blocco di tali dividendi, che diversamente sarebbero cofinanziati dallo Stato. Per far fronte agli alti costi dovuti alla cassa integrazione, infatti, l'agenzia per l'impiego ha esaurito le sue riserve finanziarie. Anche il governo federale è dovuto intervenire fornendo un'iniezione di denaro. Inizialmente sotto forma di prestito, ma con una caratteristica speciale, come sottolinea Finanzwende: "Se [la Agentur für Arbeit] non dovesse rimborsare i circa 10 miliardi di euro entro la fine del 2021, l'aiuto sarà convertito in sovvenzioni che non dovranno essere rimborsate".

Essere sostenuti con fondi del bilancio statale e allo stesso tempo distribuire profitti è senza dubbio moralmente riprovevole, dice Lena Blanken, che dirige la campagna di Finanzwende. Nel caso di Daimler, tuttavia, lo considera "anche discutibile dal punto di vista del business". Da un lato, infatti, la pandemia e la crisi economica non sono ancora finite, quindi disporre di un solido cuscinetto finanziario non farebbe male. E d'altra parte, l'azienda avrà probabilmente bisogno di tutte le risorse di cui dispone per gestire al meglio il passaggio verso l'elettromobilità. Mentre una sontuosa distribuzione di profitti andrà verso gli azionisti, l'azienda sta anche pensando di tagliare migliaia di posti di lavoro. Nell'ambito di ampie misure di riduzione dei costi, l'anno scorso, infatti, il budget per  ricerca e sviluppo era  già stato tagliato di un miliardo di euro.

Miliardi di profitti nonostante la pandemia

(...) In questo senso Daimler non è un caso isolato. Anche BMW la scorsa primavera ha mandato 30.000 dipendenti in Kurzarbeit - allo stesso tempo Susanne Klatten e Stefan Quandt, che hanno ereditato le loro partecipazioni nell'azienda, hanno incassato quasi 800 milioni di euro di utili.

Anche se i danni economici della pandemia continueranno a riverberarsi per molto tempo ancora e lo Stato sta cercando di stabilizzare l'economia con trilioni di euro, le 100 maggiori aziende quotate hanno intenzione di dare ai loro azionisti 40 miliardi di euro dei loro profitti nonostante la pandemia. Tuttavia, come critica il movimento Finanzwende, "non sono ancora previste condizionalità per le aziende che hanno beneficiato dell'indennità di cassa integrazione".

Ricevere un aiuto, trattenerlo per poi pagare il doppio dell'importo agli azionisti può significare due cose - entrambe le quali non danno una buona immagine della società che li percepisce: o non aveva davvero bisogno dell'aiuto e questo è stato usato per la massimizzazione del profitto in chiave antisociale. Oppure l'azienda potrebbe effettivamente fare buonuso degli aiuti - ma gli azionisti hanno un interesse personale di breve termine maggiore rispetto al benessere di lungo periodo dell'azienda.

In vista della prevista distribuzione degli utili, Lena Blanken e Finanzwende hanno scritto una lettera aperta al CEO di Daimler Källenius. "Un tale comportamento", scrivono, "si fa beffa dello spirito di solidarietà, senza il quale una società non può superare unita una crisi". Ma Daimler non sembra essere interessata ad avviare un dibattito pubblico. La risposta dell'azienda è molto breve: il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza avevano presentato una proposta per la distribuzione degli utili, proposta che sarebbe stata spiegata e giustificata all'assemblea generale annuale. "Vi prego di capire che non stiamo anticipando questo punto dell'ordine del giorno". Osiamo fare una previsione: appare alquanto improbabile che oggi gli azionisti votino contro un sontuoso pagamento degli utili.



giovedì 1 aprile 2021

E se invece la Corte di Karlsruhe stesse preparando la vendetta?

E se invece la Corte di Karlsruhe dopo lo smacco della scorsa estate sugli acquisti di titoli di stato da parte della BCE questa volta stesse cercando una rivincita contro la Corte di Giustizia europea e contro la Commissione? Improbabile ma non impossibile, almeno secondo alcuni economisti di spicco, ne scrive la FAZ.net

Prima di maggio non sarà possibile capire se la Corte costituzionale federale accoglierà il ricorso contro l'emissione di debito da parte dell'UE per finanziare il Fondo per la ricostruzione post-Corona da 750 miliardi di euro. Tanto più che da quando la Corte venerdì scorso ha chiesto al presidente tedesco di non firmare la corrispondente legge tedesca, almeno temporaneamente, la Commissione UE continua a fare il possibile per mantenere una certa compostezza. La ratifica della risoluzione in merito alle risorse proprie necessarie per l'assunzione di debito sta procedendo come previsto, si ripete quasi come se fosse una preghiera. 16 stati hanno ratificato la risoluzione e altri sei vogliono farlo entro la fine di aprile. Quale sarà la data di ratifica non è ancora chiaro per Ungheria, Polonia, Paesi Bassi e Austria. Ma i diplomatici dell'UE sostengono che questa situazione non rappresenti una grave minaccia in termini di ritardo. La Germania potrebbe restare da sola. (...)

Nessuno tuttavia vuole affrontare la questione cruciale e cioè se la Corte Costituzionale voglia effettivamente fermare o meno il Fondo per la ricostruzione. Secondo Guntram Wolff, direttore del think tank Bruegel di Bruxelles,  potrebbe trattarsi di un pericoloso errore. "Dopo le critiche feroci alla decisione azzardata sul programma di acquisto di titoli di stato della Banca centrale europea, i giudici ora potrebbero essere in cerca di una vendetta", avverte l'economista tedesco. Lars Feld, economista ed ex presidente del Consiglio degli esperti economici del governo tedesco,  a sua volta mercoledì su Twitter ha sottolineato che alla fine tutto ruoterà intorno alla questione della garanzia data dalla Germania, almeno teorica, sui debiti degli altri stati nell'ambito del Fondo per la ricostruzione - anche se il default di un altro stato dell'UE alla fine resta alquanto irrealistico.


Leggi anche: Per la politica tedesca è arrivata l'ora della verità




Karlsruhe sta drammatizzando

Lucas Guttenberg del Centro Jacques Delors di Berlino, invece ipotizza che Karlsruhe stia solo drammatizzando e che alla fine eviterà un serio scossone alla politica dell'UE. E un "NO" di Karlsruhe lo sarebbe sotto due aspetti. In primo luogo, il denaro del fondo non sarebbe piu' erogato nei tempi previsti. È vero che l'UE potrebbe spostare il fondo su di una nuova base giuridica, in quel caso probabilmente intergovernativa, come ha già ipotizzato di fare nella disputa con l'Ungheria e la Polonia sul meccanismo dello stato di diritto. Ma questo richiederebbe molto tempo e gli stati membri dovrebbero poi nuovamente ratificare la decisione. In secondo luogo, la capacità complessiva dell'UE nel suo insieme di agire politicamente verrebbe ancora una volta fondamentalmente messa in discussione.

Inoltre, come nel caso della sentenza della BCE, la Corte costituzionale federale fornirebbe a paesi come Polonia e Ungheria un argomento contro il riconoscimento delle decisioni della Corte di giustizia europea (CGCE) - proprio perché Karlsruhe rimetterebbe ancora una volta in discussione il fatto che solo la CGCE è responsabile dell'interpretazione del diritto comunitario. L'intervento dei giudici di Karlsruhe non è problematico, a condizione che entro la fine di giugno si riesca a liberare la strada. La Commissione poi potrà emettere obbligazioni come previsto nella seconda metà dell'anno. Da qui al 2026, infatti, la Commissione vuole raccogliere tra i 150 e i 200 miliardi di euro all'anno con questo scopo. Diventerebbe così il più grande emittente di obbligazioni sul mercato dell'eurozona. Quest'anno, tuttavia, il volume delle obbligazioni emessse inizialmente sarebbe molto più basso. Nel 2021 andrà agli stati solo il 13% del denaro del Fondo per la ricostruzione. Il grosso del denaro rimanente è riservato ai tre anni successivi.



Perchè il ricorso costituzionale contro il Recovery fund in Germania non fa paura

Se questa settimana l'indice Dax di Francoforte ha segnato l'ennesimo record storico è evidente che in Germania il mondo degli affari e della finanza non sta prendendo troppo sul serio il ricorso costituzionale del fondatore di AfD Bernd Lucke contro il Recovery fund. Per Handelsblatt, il quotidiano dell'economia e della finanza, Bernd Lucke sarebbe addirittura un piantagrane in cerca di vendetta e visibilità che in Germania rappresenterebbe al massimo se stesso e il suo piccolo gruppo del "Bündnis Bürgerwille". Ne scrive Handelsblatt.de

Sul tema non è stato deciso ancora nulla. Ma il modo in cui la Corte costituzionale federale venerdì ha messo un freno temporaneo al Fondo per la ricostruzione dell'UE lascia una certa sensazione di disagio. "La motivazione vera sarà presentata in seguito", scrivono i giudici, come se le argomentazioni in una questione così delicata fossero facoltative. 

La Corte costituzionale con la sua ordinanza priva di commenti ha reagito all'adozione della cosiddetta risoluzione sulle risorse proprie da parte del Bundestag e del Bundesrat. Per la prima volta nella sua storia, la risoluzione permetterà all'UE di prendere molto denaro in prestito..

Questi mezzi finanziari a loro volta, serviranno per alimentare il fondo di ricostruzione da 750 miliardi di euro, il quale dovrà curare le cicatrici economiche lasciate dalla pandemia e fornire un importante finanziamento di partenza per la modernizzazione digitale ed ecologica dell'Europa.

Accordandosi sul fondo per la ricostruzione, i capi di stato e di governo dell'UE l'anno scorso hanno voluto inviare un segnale importante: l'Europa, nell'affrontare la peggiore crisi del dopoguerra, è unita. Da allora, il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz parla di "momento Hamilton": come nell'America di 230 anni fa, infatti, l'Europa si sta trasformando in uno stato federale. 

Questa retorica ora però potrebbe tornare a vendicarsi. La base giuridica per un salvataggio una tantum in tempi di emergenza è molto più solida delle basi europee e costituzionali di un'unione fiscale. Per quanto quest'ultima sia auspicabile, non è saggio confondere il dibattito con il Fondo per la ricostruzione. 


Karlsruhe non vuole farsi dettare la linea da Bruxelles

Ma il tempo stringe. Solo se tutti gli stati membri entro maggio avranno ratificato le decisioni sull'allocazione delle risorse proprie, allora l'UE entro luglio potrà iniziare a pagare gli aiuti.

Questo calendario però ora è in pericolo. I giudici di Karlsruhe hanno temporaneamente vietato al presidente federale Frank-Walter Steinmeier di firmare la legge costituzionale. La Corte costituzionale, che tiene molto alla sua indipendenza, non è incline a lasciarsi dettare le decisioni da Bruxelles.

Il gruppo dei querelanti riunito intorno al fondatore di AfD Bernd Lucke si sentirà confermato e vendicato, ma stanno giocando un gioco pericoloso. Se l'Europa economicamente non vuole restare ancora più indietro rispetto a Stati Uniti e Cina ha bisogno di un impegno in termini di solidarietà molto più ampio dei 750 miliardi di euro concordati. 

Insieme al suo "Bündnis Bürgerwille" Lucke vuole presentarsi come il campione di una maggioranza silenziosa ancora presente in Germania. Per fortuna la volontà dei cittadini che Lucke crede di incarnare è un fenomeno minoritario. 

La Corte costituzionale dovrebbe esaminare la decisione sulle risorse proprie con la massima attenzione, ma in fretta. Non deve lasciarsi strumentalizzare da un piantagrane.



lunedì 29 marzo 2021

Perché il progetto di un caccia franco-tedesco è ad un passo dal fallimento

Doveva essere il progetto di punta del nuovo militarismo franco-tedesco, invece il progetto FCAS per lo sviluppo di un caccia europeo di ultima generazione sembra essere già fallito prima di partire. La notizia è molto importante anche per l'Italia visto che il progetto "Tempest" al quale partecipano italiani, britannici e svedesi sembra essere già sulla buona strada e in una fase di sviluppo molto piu' avanzata.  Ne scrive il sempre ben informato German Foreign Policy



Fino a 300 miliardi di euro

Il FCAS (Future Combat Air System) attualmente è il progetto di riarmo di punta a livello UE. Il nucleo del progetto è un Next Generation Fighter (NGF), un ulteriore sviluppo dell'attuale quinta generazione ma ancora più moderno, una generazione di aerei che comprende tra gli altri anche lo statunitense F-35, il russo Sukhoi Su-57 e il cinese Chengdu J-20. I più moderni jet europei da combattimento, come lo Eurofighter o il Rafale francese, fanno invece parte della quarta generazione. La quinta generazione è caratterizzata in particolare dal fatto che i jet in questa categoria hanno caratteristiche stealth, mentre la sesta viene ulteriormente definita come parte di un complesso sistema di combattimento, collegato in rete tra l'altro con droni e sciami di droni. Berlino e Parigi già nel luglio 2017 avevano concordato a livello governativo lo sviluppo e la produzione congiunta del nuovo jet da combattimento (NGF) e dell'intero sistema di combattimento aereo (FCAS); l'anno scorso nel progetto era stata ufficialmente inserita anche la Spagna. Il progetto viene finanziato principalmente da Dassault (Francia) e Airbus (Germania, Spagna). Il costo dello FCAS, che sarà operativo dal 2040, viene stimato tra gli 80 e i 300 miliardi di euro.



La nuova costellazione a tre 

Anche se tra i gruppi partecipanti al progetto FCAS ci sono sempre state delle rivalità e delle lotte intestine per l'influenza, alla fine dello scorso anno queste si sono intensificate [1], specialmente a partire dal febbraio 2021. Un fattore rilevante è stato il coinvolgimento della Spagna nel progetto, fortemente voluto da Berlino, ma contro la volontà di Parigi. Per il governo tedesco, infatti, la nuova costellazione a tre è tatticamente vantaggiosa: dato che i principali partecipanti tedeschi e spagnoli al progetto FCAS - rispettivamente Airbus Defence and Space di Taufkirchen vicino Monaco e la filiale di Airbus in Spagna - appartengono allo stesso gruppo, questi avrebbero un vantaggio sul principale partecipante francese Dassault. E questo aspetto sembra avere avuto un grande peso sul governo francese. Parigi tradizionalmente attribuisce grande importanza alla capacità di agire in modo indipendente dell'industria della difesa; il Rafale, ad esempio, proviene esclusivamente dalla produzione francese, mentre l'Eurofighter è prodotto in una cooperazione multinazionale. Di conseguenza Dassault contribuisce con la maggior componente di know-how al nuovo jet da combattimento (NGF) - e ora dovrà controllare il modo in cui la concorrenza tedesco-spagnola cercherà di sottrarre la conoscenza accumulata assicurandosi parti lucrative della produzione. Alla Dassault, infatti, hanno "l'impressione ... di avere più da perdere che da guadagnare" dal progetto FCAS, ha spiegato recentemente l'esperto militare francese Jean-Charles Larsonneur: "Non stiamo forse sprecando le nostre conoscenze tecnologiche?"[2]

"Discussioni difficili"

In febbraio, nonostante le energiche pressioni politiche seguite al Consiglio di difesa franco-tedesco del 5 di febbraio, non era stato possibile trovare una soluzione alle lotte intestine: "Ci sono state discussioni difficili", sono state le parole pronunciate dell'entourage vicino al presidente francese Emmanuel Macron alla fine del mese scorso. [3] In seguito, a inizio marzo, è sembrato che le tensioni iniziali si allentassero: "FCAS non è più in pericolo di vita", aveva detto il capo di Dassault Eric Trappier. [4] Nel frattempo, però, i dubbi sono tornati a farsi sentire. Oltre alle differenze industriali, Parigi continua a chiedere che il nuovo jet da combattimento sia in grado di trasportare armi nucleari e che possa decollare da una portaerei; Berlino, che non ha né armi nucleari né una portaerei, invece, non vi attribuisce alcuna importanza. Al contrario, dalla capitale tedesca recentemente hanno fatto sapere che il FCAS potrebbe diventare troppo costoso: dato che "i costi operativi delle forze armate stanno passando dal 2 al 3 per cento annuo" e visto che l'aumento della Bundeswehr a 203.000 soldati costa "due miliardi di euro in più all'anno", potrebbe essere necessario stabilire "nuove priorità nel settore degli armamenti", ha spiegato l'ex commissario del Bundestag per le forze armate (dal 2015 al 2020) Hans-Peter Bartels. Egli chiede infatti: "La Germania ha bisogno di un piano B" [5].

"Piano B"

E il "piano B" è stato messo in campo all'inizio di questo mese anche dal capo di Dassault Trappier. Trappier afferma che è ancora favorevole al "piano A" - lo sviluppo e la produzione del nuovo caccia e dell'intero FCAS insieme ad Airbus Defence and Space e Airbus Spagna. A causa delle divergenze per ora rimaste irrisolte, tuttavia, non si può evitare di pensare a possibili alternative. Trappier spiega: "Per quanto riguarda la tecnologia, Dassault è in grado di costruire un aereo da sola." [6] I gruppi francesi Safran e Thales sono senza dubbio in grado di costruire motori per aerei da combattimento e garantirne l'elettronica; MBDA, con sede a Le Plessis-Robinson, un sobborgo di Parigi, può produrre i missili. L'industria francese dispone quindi del know-how necessario. Anche gli esperti lo confermano: la Francia  "quasi certamente" è in grado di produrre almeno il jet da combattimento di sesta generazione, secondo una recente valutazione del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. [7] Il top management di Airbus Defence and Space, a sua volta ammette apertamente di non avere un "piano B": se il "Piano A" dovesse fallire, in quel caso gli F-35 degli Stati Uniti conquisteranno completamente il mercato europeo della difesa, ha detto recentemente il manager di Airbus Antoine Bouvier. [8]

Modello concorrente "Tempest"

Le controversie sul FCAS e l'opzione dei francesi di andare avanti da soli con il progetto, se necessario, sono ancora piu' spiacevoli per Berlino dato che il progetto europeo rivale, il sistema di combattimento aereo britannico "Tempest", non solo sta facendo progressi, ma ora ha anche coinvolto atri paesi dell'UE. Il progetto "Tempest" è stato lanciato ufficialmente nel luglio 2018, un anno dopo che FCAS aveva ricevuto il via libera; l'obiettivo è quello di costruire un jet da combattimento di sesta generazione con un sistema di scorta di droni e sciami di droni. Due stati dell'UE non coinvolti nel FCAS stanno ora partecipando al progetto - l'Italia con la sua azienda del settore difesa Leonardo e la Svezia con Saab. Gli esperti confermano che "Tempest" sta facendo notevoli passi in avanti. Il governo britannico ha deciso di ridurre significativamente l'acquisto originariamente previsto di 138 F-35 statunitensi e di investire i fondi liberati nel progetto "Tempest"; recentemente Londra ha messo a disposizione due miliardi di sterline per i prossimi quattro anni. [9] Secondo i piani, il sistema di combattimento aereo britannico dovrebbe essere operativo dal 2035 - quattro anni prima del FCAS, se mai si riuscirà a realizzarlo.


[1] S. dazu Der digital-militärische Komplex.

[2], [3] Thomas Hanke: Steht Europas Mega-Rüstungsprojekt vor dem Aus? handelsblatt.com 01.03.2021.

[4] Thomas Hanke: Rüstungskonzerne Airbus und Dassault bemühen sich um Rettung von Mega-Projekt. handelsblatt.com 08.03.2021.

[5] Hans-Peter Bartels, Thomas Raabe: Berlin braucht einen Plan B. tagesspiegel.de 05.03.2021.

[6] Christina Mackenzie: Dassault boss Trappier floats 'Plan B' considerations for the troubled FCAS warplane. defensenews.com 05.03.2021.

[7] Justin Bronk: FCAS: Is the Franco-German-Spanish Combat Air Programme Really in Trouble? rusi.org 01.03.2021.

[8] Sebastian Sprenger: Airbus tells French lawmakers there's no 'Plan B' for FCAS. defensenews.com 18.03.2021.

[9] Aaron Mehta: New British plan looks to boost F-35 numbers, but is it still aiming for 138? defensenews.com 23.03.2021.


mercoledì 24 marzo 2021

Un altro ricorso alla Corte Costituzionale tedesca, questa volta contro il Recovery fund...

In Germania agli avvocati specializzati in diritto costituzionale non manca mai il lavoro: il professore di Amburgo Bernd Lucke, fondatore di AfD, sta preparando infatti un altro ricorso costituzionale contro la legge per l'approvazione del fondo europeo per la ricostruzione post-corona. Ne scrive la FAZ.net


l fondo europeo per la ricostruzione post-Corona (NGEU) nato per cercare di compensare i danni causati dal Coronavirus sarà oggetto di un nuovo caso di ricorso alla Corte costituzionale federale - ancora prima che la corrispondente legge entri in vigore. Se ne sta occupando il "Bündnis Bürgerwille" intorno al quale ruota il professore di economia di Amburgo Bernd Lucke.

Con una mossa insolita, il gruppo lunedì ha inviato a Karlsruhe un annuncio per la presentazione di un reclamo costituzionale e una richiesta di ingiunzione temporanea per impedire al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier di firmare la legge. Temono infatti che diversamente i regolamenti potrebbero entrare in vigore già questa settimana. Ciò significherebbe che la Germania sarebbe vincolata dal trattato ancora prima che la Corte costituzionale federale lo abbia esaminato.

L'annuncio è stato quindi combinato con una richiesta fatta al presidente del secondo senato responsabile, Doris König, di informare Steinmeier in merito al reclamo costituzionale e alla richiesta. Chiederà al Presidente federale, "secondo la prassi istituzionale consolidata", di non approvare la legge fino a quando i giudici di Karlsruhe non si saranno pronunciati sull'ingiunzione provvisoria o sul procedimento nella causa principale, secondo l'annuncio fatto dal professore di diritto di Marburg Hans-Detlef Horn, a disposizione della F.A.Z.

Lucke ha sottolineato che l'iniziativa non riguarda un attacco ai fondi anti-Corona per gli stati dell'UE in quanto tali, ma riguarda le modalità di finanziamento. Secondo i piani attuali, infatti, l'UE intende raccogliere fino a 750 miliardi di euro di debito sul mercato dei capitali per poter aiutare gli stati UE in difficoltà sotto forma di sovvenzioni e prestiti.

Si tratta di un pacchetto di salvataggio di "proporzioni storiche", come viene sempre sottolineato. Si basa su di una decisione del Consiglio europeo che deve essere ratificata da tutti gli Stati membri dell'UE. In Germania, ciò viene fatto attraverso la "Eigenmittelbschluss-Ratifizierungsgesetz" (ERatG), discussa al Bundestag questa settimana.



domenica 21 marzo 2021

Il mistero di Breitscheidplatz resta irrisolto

Ci sono nuovi elementi nelle indagini sull'attentato di Breitscheidplatz a Berlino che lasciano ipotizzare la non presenza del tunisino Anis Amri quella sera alla guida del camion. In particolare il sospetto attentarore in piu' occasioni avrebbe smentito a conoscenti ed amici ogni coinvolgimento nell'attentato terroristico, mentre nella versione "ufficiale"  dei fatti si parlava addirittura di una sua plateale rivendicazione. Era abbastanza difficile del resto credere alla versione ufficiale del terrorista solitario che in un normale giorno lavorativo, in una normale periferia industriale di Berlino da solo fa fuori un corpulento autista polacco e poi con il suo camion gira per la città indisturbato fino a sera. Una ricostruzione molto interessante da Telepolis


Il tunisino Anis Amri, ufficialmente considerato l'autore dell'attentato di Breitscheidplatz a Berlino, dopo l'attacco terroristico avrebbe ripetutamente negato a conoscenti e amici di avere a che fare con l'attentato. Una prima indicazione di ciò si trova nei documenti sull'interrogatorio dell'Ufficio federale di polizia criminale (BKA), di cui Telepolis aveva riferito nel dicembre 2020.

Ora c'è un secondo esempio, secondo il quale Amri in una conversazione personale avuta con una persona vicino alla moschea Fussilet, subito dopo l'attentato, avrebbe sostenuto di non essere coinvolto nell'attacco e di essere stato accusato ingiustamente.

La questione nel 2020 era ancora oggetto di indagine. L'ufficio del procuratore federale aveva classificato il dossier su questo argomento come segreto tenendolo nascosto sia alle vittime che ai loro avvocati, i quali avrebbero effettivamente il diritto di ispezionarli, oltre che ai membri eletti del parlamento. Una delle ragioni è che nella vicenda sarebbe coinvolto un informatore dello Stato.


Il dubbio che Amri non fosse l'uomo alla guida del camion lanciatosi sul mercato di Natale il 19 dicembre 2016 che ha ucciso in totale di dodici persone è presente ormai da tempo ed è supportato da una serie di piste oggettive. Alcuni di questi elementi sono emersi anche nella commissione d'inchiesta del Bundestag: impronte digitali mancanti e frammenti di DNA di Amri inconsistenti all'interno del camion che ha commesso il crimine. Sono state invece trovate tracce di una "persona sconosciuta 2" non ancora identificata.

Il fatto che lo stesso presunto assassino neghi il suo coinvolgimento è rilevante perché, stando all'interpretazione ufficiale, si sostiene addirittura che abbia confessato il crimine. Ad esempio, si ipotizza che abbia mostrato in maniera plateale il saluto islamista a una telecamera di sorveglianza della stazione della metropolitana dello Zoo pochi minuti dopo l'attacco.

Lasciando deliberatamente il suo portafoglio con un permesso di soggiorno, così come i suoi due telefoni cellulari all'interno del camion, avrebbe dato un segno della sua confessione in merito al crimine.




La prima smentita di Amri

La prima smentita di Amri sulla sua presunta perpetrazione del criminie si trova nei protocolli dell'interrogatorio della BKA del 2017, secondo i quali un certo Mohamed A., fratello di Khaled A., con il quale Amri aveva condiviso una stanza fino al giorno dell'attentato, aveva ricevuto un messaggio di Anis Amri sul suo cellulare, insieme ad una fototessera e ad un testo con la seguente dicitura:

"Ragazzi, non posso mostrarmi in pubblico, non ho niente a che fare con quanto accaduto. Non farei mai una cosa del genere nella mia vita. Tutte bugie!!! Per favore, condividete TUTTI questo post e non credete a questi media. Aiuto!!! Dio vi benedica tutti miei fratelli e sorelle".

Non dice quando o dove il messaggio sia stato inviato. Gli investigatori della BKA vi si sono imbattuti perché un altro testimone aveva rivelato loro la sua comunicazione via Whatsapp con Mohamed A. Il 31 dicembre 2016 gli era stato trasmesso il messaggio di Amri.

La BKA deve essere stata consapevole della natura esplosiva dei fatti, perché li ha riassunti in una nota supplementare. Non è infatti chiaro come gli investigatori abbiano potuto gestire la pista. Mohamed A., la prima fonte conosciuta, non è nemmeno piu' stato interrogato sull'argomento. Il fratello di quest'ultimo, Khaled A., dopo l'attacco ha dichiarato immediatamente di essersi liberato dei suoi due cellulari. Sostiene di averne venduto uno e di aver buttato via l'altro. Se abbia effettivamente ricevuto il messaggio non è stato quindi accertato.

Lo stesso vale per Bilel Ben Ammar. Egli sostiene, infatti, di aver cancellato tutti i messaggi Whatsapp di Amri dopo l'attacco, aveva riferito agli interrogatori nel gennaio 2017 - ammettendo quindi involontariamente la possibile conoscenza del colpevole. A quel punto, il piano per deportare Ben Ammar in Tunisia era già in atto da tempo, anche se il soggetto veniva considerato come un sospettato. E questo poi è stato portato a termine il 1° febbraio 2017.

La seconda smentita

Ora emergono diverse pagine di un file che documentano una seconda smentita da parte del presunto colpevole, le quali sarebbero state aggiunte alle indagini della Procura federale e dell'Ufficio federale di polizia criminale nel maggio 2020.

Secondo quanto riferito nel novembre 2019, infatti, un "informatore" avrebbe comunicato quanto segue: Amri aveva detto a Semsettin E., conosciuto alla moschea di Fussilet, in una "conversazione personale" subito dopo l'attentato, che non era coinvolto nell'attacco e che era stato accusato ingiustamente. Lui, Amri, diversi mesi prima aveva già consegnato la carta d'identità trovata nel camion usato per il crimine alla polizia di Berlino.

A fine aprile 2020, Semsettin E. era stato chiamato a comparire come testimone davanti alla polizia. Perché ciò sia accaduto così tardi non è chiaro. La persona convocata tuttavia faceva comunicare al suo avvocato che intendeva esercitare la sua facoltà di non rispondere. Non si è presentato per l'interrogatorio. Fatto già di per sé insolito.

Ancora più insolito, tuttavia, è il fatto che la Procura Federale, come autorità principale, abbia accettato tutto ciò. Il procuratore senior responsabile aveva riferito alla BKA di essersi astenuto dall'applicare "misure coercitive per effettuare l'esame dei testimoni".

A differenza delle persone accusate, i testimoni non hanno il diritto corrispondente e completo di rifiutarsi di fornire informazioni. In linea di principio, devono presentarsi all'interrogatorio e spiegare e giustificare il loro rifiuto per ogni domanda.


È forse per proteggere quell'informatore del novembre 2019? Quali informazioni aveva esattamente? Non c'è una risposta a questa domanda, perché l'intero file, come hanno appreso gli avvocati delle vittime e i membri della commissione d'inchiesta del Bundestag è bloccato. Il procuratore generale lo ha classificato come segreto. Se non viene rilasciato nemmeno al Bundestag, nel file ci deve essere una verità nascosta e importante.

Il turco-tedesco Semsettin E. apparteneva al nucleo radicale della moschea Fussilet di Berlino-Moabit, ufficialmente chiusa dopo l'attacco.

Date le dimensioni ridotte della struttura, si può presumere che Amri ed E. si conoscessero. La dichiarazione in merito ad una "conversazione personale" tra i due, tuttavia, ha causato un certo mal di testa alla BKA. Se i due si fossero incontrati, questo significherebbe che Amri dopo l'attacco non avrebbe immediatamente lasciato la città, ma che sarebbe stato ancora in contatto con diverse persone.

Si sostiene inoltre che Amri nella conversazione abbia fatto riferimento anche ai documenti d'identità che fino al giorno successivo poi non sono stati trovati nel camion, quando forse si trovava già in fuga, una telefonata suggerirebbe anche questo.

Questo a sua volta significherebbe che il fuggitivo possedeva un telefono cellulare, cosa che la BKA nega ufficialmente. I suoi due telefoni cellulari conosciuti sono stati trovati e sequestrati sul camion del crimine. E quando Amri è stato ucciso, in ogni caso non avrebbe dovuto avere con sé un telefono cellulare, almeno secondo i documenti ufficiali.

Non è stato coinvolto nell'attacco? Bisogna essere cauti. Amri almeno ad una certa ora si trovava sul camion, dato che le sue impronte digitali sono state trovate all'esterno. E con sé portava la pistola con cui è stato assassinato l'autista polacco quando lui stesso è stato ucciso in Italia.

Da questo punto di vista, senza dubbio può essere considerato un partecipante al crimine. Ma può anche essere considerato il principale attentatore che il 19 dicembre 2016 ha guidato l'autoarticolato di 40 tonnellate contro la folla al mercatino di Natale di Breitscheidplatz dove sono morte dodici persone e decine di persone sono rimaste ferite?

Ci sono dubbi in merito ai quali si aggiungerebbero le due smentite di Amri. Nessuna impronta digitale o DNA completo di Amri è stato trovato in parti inamovibili della cabina del camion. Sono state invece trovate tracce di altre persone che non sono ancora state identificate.

Per esempio, il materiale relativo al DNA di una "persona sconosciuta", chiamata UP 2, in non meno di quattro posti: tra gli altri, sul poggiatesta del sedile del conducente, sulla maniglia di regolazione del sedile e sulla leva di apertura interna della porta del conducente. La persona poteva essere seduta al posto di guida.

I dubbi sul fatto che Anis Amri fosse al volante del camion che ha commesso il crimine sono formulati anche da tre esperti che l'anno scorso sono stati incaricati dal comitato investigativo di esaminare le prove delle tracce e le indagini della BKA: un criminologo, un esperto forense di DNA e uno specialista in dattiloscopia ("Fine delle certezze ufficiali nel caso Amri").

Il 25 marzo, le loro perizie saranno presentate al pubblico in una sessione speciale della commissione U del Bundestag.

sabato 20 marzo 2021

Perchè la Gran Bretagna globale preoccupa sempre di più Bruxelles e Berlino

La guerriglia europea sul vaccino britannico di AstraZeneca si inserisce nel quadro del processo di allontanamento politico ed economico di Londra dall'UE nel post Brexit, a preoccupare Bruxelles e Berlino c'è anche il crollo dell'export tedesco verso l'isola e il riorientamento geopolitico dei britannici, sempre piu' proiettati verso la regione indo-pacifica. Ne scrive il sempre ben informato German Foreign Policy


Campagna contro AstraZeneca

Nel Regno Unito la campagna avviata dall'UE contro il vaccino di AstraZeneca (con sede a Cambridge) ha suscitato un profondo risentimento. L'UE e diversi paesi membri, non ultima la Germania, hanno attaccato duramente l'azienda britannica per i ritardi nella consegna, ponendo inizialmente una restrizione di età sull'uso del vaccino e denigrando regolarmente la sua efficacia, ritenuta piu' bassa rispetto al vaccino BioNTech/Pfizer (Germania/USA); recentemente inoltre si è aggiunto un divieto di vaccinazione a causa di alcune ambiguità su diversi casi di coagulo di sangue avvenuti in seguito alla vaccinazione. Le lamentele dell'UE nel Regno Unito sono fonte di rabbia perché altri vaccini (BioNTech/Pfizer, Moderna o Johnson & Johnson) sono stati ripetutamente consegnati in ritardo generando effetti collaterali - tra cui coaguli di sangue - a volte con una conseguente morte, senza causare attacchi comparabili; la restrizione sull'età massima per il vaccino AstraZeneca nel frattempo è stata revocata in maniera alquanto sottotono. La campagna dell'UE, tuttavia, ha seriamente danneggiato la reputazione del vaccino britannico, che - raccomandato anche dall'OMS - viene prodotto su licenza dal Serum Institute of India (SII) per molti paesi più poveri.

Convocato al Ministero degli Esteri

Le tensioni sono state esacerbate, in secondo luogo, dal fatto che l'UE - nel tentativo di distogliere l'attenzione dal suo fallimento nel procurarsi i vaccini - sta ora ricorrendo al divieto di esportazione, con AstraZeneca e il Regno Unito di nuovo al centro della vicenda. Il primo caso del 4 marzo ha già causato proteste internazionali: l'Italia, in accordo con la Commissione UE, ha vietato l'esportazione in Australia di 250.000 dosi di vaccino AstraZeneca riempite ad Anagni, a sud-est di Roma, - con la motivazione che l'UE avrebbe avuto bisogno del vaccino stesso [1]. Dato che la campagna dell'UE contro AstraZeneca ha ridotto significativamente l'accettazione pubblica del vaccino, quasi otto milioni di dosi giacciono attualmente inutilizzate nei magazzini di tutta l'UE. [2] Commentando la recente minaccia del presidente della Commissione Ursula von der Leyen di vietare le esportazioni di vaccini verso il Regno Unito, il ministro degli Esteri Dominic Raab ha detto che "questo genere di politica azzardata" effettivamente la si era già vista all'opera in "paesi con regimi meno democratici". Raab aveva precedentemente convocato al Ministero degli Esteri l'ambasciatore dell'UE nel Regno Unito per l'affermazione falsa, ripetuta tuttavia con insistenza, secondo la quale Londra avrebbe imposto un divieto di esportazione sui vaccini. [4]


Disputa sull'Irlanda del Nord

Se gli attacchi dell'UE ad AstraZeneca e alla campagna di vaccinazione britannica avevano causato una certa indignazione anche negli ambienti "Remain" rimasti fedeli all'UE, contribuendo quindi ad indebolire la poesizione dell'UE nel Regno Unito, la disputa sulla fornitura di merci britanniche all'Irlanda del Nord ha causato ulteriori tensioni. Secondo l'accordo sulla Brexit, infatti, alcune regole del mercato unico europeo continuerebbero ad essere applicate in Irlanda del Nord; poiché però dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione questo non accade più, le merci che da lì entrano in Irlanda del Nord devono essere controllate per verificare la conformità con queste regole. Questo pone significativi problemi pratici, in particolare per la consegna dei generi alimentari così, dato che i colloqui con Bruxelles finora non hanno prodotto alcuna soluzione, Londra ha esteso il periodo di transizione che scadeva alla fine di marzo, fino alla fine di settembre, per evitare gli scaffali vuoti nei supermercati. L'UE ritiene che si tratti di una violazione del trattato sulla Brexit - e ha avviato una procedura di infrazione presso la Corte di giustizia europea; Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione UE, lamenta che Londra "starebbe minando la fiducia fra di noi" [5] Le procedure di infrazione, tuttavia, non sono rare nell'UE; a metà 2020, ad esempio, solo contro la Repubblica federale ce n'erano 81 in corso. [6]

Asia-Pacifico regione di crescita

Parallelamente all'aumento delle tensioni politiche, anche i legami economici del Regno Unito con l'UE si stanno indebolendo. E questa è chiaramente una tendenza di lungo periodo. Ad esempio, la quota dell'UE a 27 nell'export britannico di beni e servizi era già in calo dal 2002, quando aveva raggiunto il massimo storico del 54,9%: nell'anno pre-crisi del 2019, era ferma al 42,6%. Anche la quota dell'UE a 27 sulle importazioni dal Regno Unito nel lungo periodo è in calo; dal raggiungimento del valore massimo del 58,4% nel 2002, è diminuita costantemente, passando al 51,8% del 2019. Per il Regno Unito contemporaneamente sta diventando sempre più importante il commercio con i paesi non UE - una tendenza che ha favorito il voto di una parte dell'élite britannica in favore della Brexit ed è ora probabile che diventi ancora più pronunciata: negli ultimi mesi, infatti, Londra ha concluso accordi di libero scambio con il Giappone e con diversi stati del sud-est asiatico e sta cercando di concludere un altro accordo di libero scambio con l'India, mentre in futuro vuole concentrarsi ancora di più sulla regione Asia-Pacifico, che già ora è la regione con la quota maggiore (35%) della produzione economica globale ed è anche quella a più rapida crescita economica.

Mercato di sbocco in crisi

Il fatto che l'importanza dell'UE per l'economia britannica nel lungo termine stia diminuendo, colpisce in particolar modo l'industria tedesca, di gran lunga il più grande fornitore del Regno Unito nel continente europeo. Mentre il Regno Unito nell'anno pre-Brexit del 2015 era ancora il terzo cliente dell'export tedesco dopo Stati Uniti e Francia (con un volume di 89,2 miliardi di euro), nel 2019 le esportazioni tedesche verso le isole britanniche ammontavano già a poco meno di 79 miliardi di euro, l'anno prima della crisi da Coronavirus - vale a dire dieci miliardi in meno, anche se le esportazioni tedesche nel complesso nello stesso periodo erano aumentate significativamente. Questo calo è dovuto solo in parte al deprezzamento della sterlina rispetto all'euro. Per questo a gennaio 2021, il primo mese in cui è stato applicabile l'accordo di libero scambio post-Brexit tra l'UE e il Regno Unito, l'Ufficio federale di statistica ha riportato un drammatico calo del 29 % per le esportazioni tedesche verso il Regno Unito e un ulteriore calo del 56,2 % delle importazioni rispetto al gennaio 2020. [7] Mentre parte di questo calo è dovuto alla crisi causata dal coronavirus e ai problemi di passaggio dopo la scadenza degli accordi transitori sulla Brexit, una recente ricerca della London School of Economics (LSE) ha concluso che entro il 2030 il commercio dell'UE con il Regno Unito potrebbe ridursi di un terzo. [8]

"Svolta verso l'Indo-Pacifico"

Il riorientamento economico della Gran Bretagna è accompagnato da un cambio di paradigma politico, delineato in dettaglio in un documento strategico presentato martedì scorso dal primo ministro Boris Johnson. Il documento ("Global Britain in a competitive age"), elaborato nel corso dello scorso anno, prevede infatti uno spostamento della politica estera britannica verso la regione "Indo-Pacifica", che Londra individua come il nuovo centro della politica mondiale. Il documento afferma che sarà importante cooperare sempre più strettamente con gli stati filo-occidentali - non da ultimo in vista delle lotte di potere dell'Occidente contro la Cina. Gli esperti stanno già discutendo di come la svolta britannica verso l'Asia influenzerà la cooperazione in materia di politica estera e militare con l'UE, alla quale Berlino in linea di principio attribuisce grande importanza - non ultimo per poter utilizzare il potenziale delle forze armate britanniche nelle future missioni militari dell'UE [10]. Se per realizzare questo obiettivo ci possano essere abbastanza interessi convergenti, da molti ora viene messo in dubbio.


[1] S. dazu Europa zuerst.
[2] Jakob Blume, Thomas Hanke, Hans-Peter Siebenhaar, Christian Wermke: Stopp für Astra-Zeneca: In der EU wird Impfstoff zur Mangelware. handelsblatt.com 17.03.2021.
[3] Kate Devlin, Tom Batchelor, Jon Stone: Raab compares EU to dictatorship as row over access to vaccines escalates. independent.co.uk 18.03.2021.
[4] Jessica Elgot: Raab summons EU official as anger grows over UK vaccine export claims. theguardian.com 09.03.2021.
[5] Verfahren gegen London. Frankfurter Allgemeine Zeitung 16.03.2021.
[6] S. dazu Deutsche Sonderwege.
[7] Exporte im Januar 2021: +1,4% zum Dezember 2020. destatis.de 09.03.2021.
[8] Chris Morris: Why has UK trade with Germany fallen so dramatically? bbc.co.uk 10.03.2021.
[9] Global Britain in a competitive age. London, March 2021
[10] S. dazu Das europäische Militärdreieck und Die Zukunft der Kriegführung.

venerdì 19 marzo 2021

Voci dalla Germania in 50 post!



Se vuoi approfondire il dibattito tedesco sull'eurocrisi,

Se vuoi conoscere le nuove ambizioni geopolitiche di Berlino,

Se vuoi andare oltre i soliti stereotipi e le solite banalità sulla Germania ricca ed efficiente rilanciate a reti unificate dai nostri media mainstream,



è di nuovo disponibile una raccolta di 50 imperdibili post direttamente dal blog che dal 2012 racconta in italiano il dibattito tedesco sull'eurocrisi e approfondisce alcuni aspetti poco conosciuti del grande miracolo economico tedesco...





I 50 Post pubblicati dal 2012 sul blog Voci dalla Germania sono raggruppati in 6 sezioni tematiche:

1) Ricchezza e povertà in Germania

2) La profonda insostenibilità politica dell'unione di trasferimento

3) Hartz IV: inferno o paradiso?

4) E' l'inizio della fine dell'euro?

5) Moderazione salariale in Germania

6) 2018-19 - I mesi dello scontro con l'UE e la Germania




Tutte le traduzioni sono state rilette e controllate, presentano un commento di introduzione oltre ad un link all'articolo originale.


Chi fosse interessato al testo può trovarlo a questo link


Ringraziamo in anticipo chi vorrà contribuire al progetto Voci dalla Germania!

giovedì 18 marzo 2021

La fine del sistema Merkel in un paese in crisi

Il sistema Merkel è alla fine e la CDU a pochi mesi dalle elezioni politiche non ha né una leadership né un programma all'altezza per fronteggiare e gestire i numerosi e gravi problemi del paese. La crisi sociale ed economica nel paese reale è sempre piu' profonda e grave mentre l'elettorato non ha piu' fiducia nella leadership della Cancelleria. Un commento molto interessante di Thomas Schmoll da N-TV


Come se fosse stata immortale, per anni CDU e CSU avevano fatto affidamento soprattutto sulla popolarità della Cancelliera. Il "tu mi conosci" aveva sostituito i contenuti. Ora la CDU invece ha un problema: si è svuotata in termini di persone e di contenuti.

Ricordiamolo: alle elezioni federali del settembre 2013 la CDU e la CSU hanno festeggiato un risultato sensazionale. Il 41,5% dei cittadini aveva votato per loro. La vittoria era stata conquistata prima di tutto da Angela Merkel, la quale aveva condotto la Germania attraverso la crisi del debito sovrano europeo. La cosa sorprendente del suo trionfo è che quel risultato era stato ottenuto con una campagna elettorale in gran parte vuota. Trasformando il prolungamento della durata in vita delle centrali nucleari in una uscita dal nucleare, era riuscita a sottrarre ai Verdi un tema di mobilitazione cruciale.

La strategia di Merkel fino ad oggi può essere spiegata con una sola frase: "Tu mi conosci". La scienza politica la chiama "mobilitazione asimmetrica". La cristiano-democratica ha capito che non si tratta di programmi, concetti e slogan. Sono decisive la fiducia e la credibilità. Un esempio: "Le infermiere sono gli eroi silenziosi della Germania". La citazione viene dalla campagna elettorale per il Bundestag del 2013. Quattro anni dopo, però, in un programma televisivo per le elezioni del Bundestag un'infermiera ha attaccato la Cancelliera: "Lei è al governo da dodici anni e ai miei occhi non ha fatto molto per il settore infermieristico".




CDU e CSU nel 2017 hanno comunque ottenuto il 32,9 %. Un crollo, ma - dopo la crisi dei rifugiati che ha portato AfD al Bundestag - un risultato forte, molto al di sopra di quello della SPD, che si è fermata al 20,5%. La Cancelliera ha continuato ad avere fiducia. Ciò che alcuni hanno criticato come una mancanza di chiare convinzioni politiche o persino di visione, da altri è stato invece lodato come un pragmatismo intelligente e un'abile azione politica. Il risveglio nella crisi causata dal Coronavirus è stato ancora più violento: la constatazione che Merkel non ha la necessaria concentrazione su ciò che è necessario fare e la necessaria capacità di leadership.



Durante la crisi solo una volta Merkel si è mostrata in forma smagliante

"Gli infermieri sono gli eroi silenziosi della Germania", è la sua frase del 2013 che ha ripetuto più volte anche durante la pandemia. Il problema dell'assistenza - nonostante tutti i buoni propositi del Ministro della salute Jens Spahn prima della prima ondata di Coronavirus - rimane irrisolto. E lo stesso vale per molti altri problemi. La Germania per oltre dieci anni è rimasta indietro nelle riforme, questo perché Merkel ha preferito amministrare per non turbare nessuno e per preservare la reputazione della CDU come partito popolare. Basti pensare alla riforma fiscale del "sottobicchiere di birra" per anni promessa dall'Unione. Il paese ha mancato la modernizzazione digitale. Ma ampi settori della popolazione non se ne sono accorti, solo perché a loro non manca nulla.

La spaccatura si era già fatta evidente durante la crisi dei rifugiati, quando Merkel con la frase "possiamo farcela" pensava di parlare a nome di tutta la popolazione. Avrebbe potuto funzionare se dietro di sé avesse avuto l'elettorato al completo. Ma non l'ha fatto; il paese da tempo era già profondamente diviso. Lo stile presidenziale del governo è esploso in faccia al capo del governo. Per la prima volta importanti politici della CDU/CSU come Horst Seehofer si sono schierati contro Merkel. La tempesta poi è finita in un bicchiere d'acqua. Ma dato che la Cancelliera ha mostrato poco intuito, i mugugni sono diventati più forti.

Il fatto che gli indici di approvazione di Merkel all'inizio della pandemia siano saliti, probabilmente ha avuto molto a che fare con la frase: "Tu mi conosci". La gente tra Rügen e la Foresta Nera aveva ancora fiducia in lei. Avevano tutte le ragioni per farlo. In effetti, la Cancelliera ancora una volta sembrava in piena forma - ma ancora una volta come gestore della crisi, molto meno invece come capo del governo. Spahn e il ministro dell'economia Peter Altmaier sono apparsi invece incompetenti e non all'altezza di affrontare i compiti. Poi c'è il "vecchio caso" Andreas Scheuer: il ministro dei trasporti è la prova vivente che l'incompetenza non deve essere un ostacolo alla carriera. Perché Merkel non abbia ancora cacciato il politico della CSU dal governo resta un grande mistero




Non adatto al futuro

Merkel non solo è riuscita a cullare una parte della popolazione con la politica dell'attesa, ma anche il suo partito. E ora deve affrontare il compito di reinventarsi. È sorprendente che la CDU si comporti come se da qui alle elezioni generali ci fosse un'eternità. Il segretario Armin Laschet sta fallendo nel tentativo di spiegare alla popolazione: "l'elezione del Bundestag riguarda la domanda: come possiamo modellare la Germania nel dopo pandemia?" Come se la repubblica, anche se non ci fosse stato il Coronavirus, fosse mai stata in grado di affrontare il futuro. La pandemia ne ha solo messo in luce tutti i deficit in maniera spietata.

Tali affermazioni hanno il solo scopo di distrarre dal fatto che sono stati proprio Merkel e la CDU/CSU - a volte sostenuta dalla FDP, a volte dalla SPD - a fare della Germania quello che è oggi: uno stato industriale con la necessità di fare riforme e investimenti, che non è più il famoso campione mondiale di amministrazione e perfetta organizzazione. Laschet cerca di nasconderlo annunciando un "decennio di modernizzazione", ma per il resto rimane principalmente vago e cerca di copiare Merkel parlando molto senza dire nulla.

L'elezione per la presidenza del partito ha mostrato quanto la CDU sia vuota in termini di leadership. Le donne sono state completamente assenti. Friedrich Merz si è rivelato essere un arrogante ed egoista in cerca di vendetta senza la minima idea di una strategia politica. La loro debolezza in termini di contenuto - ciò che la CDU rappresenta sta gradualmente diventando tanto poco chiaro quanto il "contenuto" della SPD - è stato mostrato dalle dichiarazioni su Twitter scritte sotto una foto di Laschet, pubblicata 24 ore dopo le prime proiezioni per la Renania-Palatinato e il Baden-Württemberg: "E' il momento di un nuovo inizio per il nostro paese: dobbiamo usare le possibilità offerte dalla pandemia per rendere il nostro paese migliore". Possibilità della pandemia? Questo è quello che Laschet dovrebbe spiegare alle persone che oggi hanno paura per il loro futuro.

In verità, dopo Merkel ci sarà un nuovo inizio che tuttavia risveglia l'impressione: dopo di me, il diluvio. Il fatto che la CDU cominci a definire il suo programma sei mesi prima delle elezioni, anche se la sua leader mancata Annegret Kramp-Karrenbauer ne ha parlato costantemente, potrebbe addirittura costare caro al partito della Cancelliera. Sarebbe la ricevuta per la capacità di sopportazione del partito al sistema Merkel, che ormai ha fatto il suo tempo.