domenica 29 aprile 2012

Weidmann, vielen Dank!

FAZ.net, a un anno dalla nomina del presidente della Bundesbank, ci dice che in fondo dovremmo essere riconoscenti verso Weidmann: ha evitato che la BCE si spingesse troppo in là nel finanziamento agli stati in crisi.
Nonostante i nuovi alleati, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ad un anno dalla sua nomina, resta in minoranza. Il suo successo risiede non tanto in quello che ha fatto, ma in quello che è riuscito a non far fare alla BCE.

Almeno per ora niente dimissioni. Se qualcuno volesse una forte reazione dall'amichevole presidente della Bundesbank Jens Weidmann, dovrebbe chiedersi se ne vale proprio la pena, dopo aver assistito all'uscita di scena dei predecessori Weber e Stark. Entrambi, dopo essersi opposti senza successo alle politiche monetarie espansive della BCE, hanno gettato la spugna lasciando la Banca Centrale Europea.

Dopo la fine del suo primo anno di presidenza, Weidmann si trova in una situazione simile, ma sembra aver l'intenzione di  completare il suo mandato. Quale vantaggio ci sarebbe per la Bundesbank, se anche lui se ne andasse? Arriverebbe un successore a rappresentare le stesse istanze di politica monetaria stabile, e all'interno del consiglio BCE avremmo gli stessi conflitti. Oppure potrebbe arrivare un presidente con una posizione piu' morbida, e sicuramente sarebbe un male per la Germania e per l'Europa.

Ma come convive Weidmann con il fatto che le sue proposte di politica monetaria nel consiglio della BCE a 23 membri, valgono solamente un voto e troppo spesso vengono bocciate? "Io sono favorevole al mantenimento dei pilastri fondamentali dell'unione monetaria" dichiara Weidmann. Con questa affermazione, il piu' giovane presidente della Bundesbank di sempre trae vantaggio dal suo modo di fare semplice e allo stesso tempo vincente. 

Anche gli avversari mostrano rispetto

Quanto è diverso Weidmann dal suo predecessore Weber, che a causa della sua determinazione ha fatto sollevare alcuni banchieri centrali, ce lo mostra un piccolo aneddoto nell'entroterra americano. Invece di seguire l'ultima presentazione all'incontro annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole, Weidmann si è procurato una piccola auto, ha invitato 4 colleghi e con loro ha fatto una gita negli incantevoli paesaggi della campagna americana.

Alcuni dei partecipanti al viaggio in campagna, sono stati in seguito invitati  da Weidmann per del buon vino e del buon cibo ad Eltville, vicino Francoforte: l'obiettivo era  discutere gli aspetti negativi della politica monetaria della BCE. Quella che ora ci sembra una cosa abbastanza innocente, durante la presidenza di Trichet avrebbe potuto portare ad una rivolta di palazzo. 

Trichet aveva infatti reagito con rabbia cercando di impedire ad alcuni membri del consiglio di prendervi parte. Senza successo, ma diversamente da come certi media lo descrivono, Weidmann nel consiglio BCE non è affatto isolato per le sue posizioni scomode. Questo invece sembra essere vero per il Vicepresidente portoghese Vitor Constancio, attaccato da tutte le parti. Weidmann al contrario gode del rispetto dei suoi avversari e in alcune questioni molto importanti anche dell'appoggio di numerosi membri del consiglio.

La speranza non è perduta

Sfortunatamente non ha alleati sufficienti per determinare le decisioni della BCE. Si pone la domanda quindi, come devono essere valutati i successi di Weidmann nel suo primo anno? Molti provvedimenti, contro i quali si è battuto, sono stati approvati contro la sua volontà. Al contrario, la BCE ha accettato solo poche delle sue proposte sull'inasprimento della politica monetaria. Per chiarire questo basta dire che le banche centrali possono decidere autonomamente se accettare come garanzia per i prestiti le obbligazioni bancarie garantite dagli stati in crisi. La Bundesbank non accetta piu' queste obbligazioni, che comunque nel suo bilancio hanno un peso abbastanza contenuto che non supera il mezzo miliardo di Euro. Questo piccolo successo deve però essere confrontato con un abbassamento del rating dei titoli accettati come garanzia, con il recente LTRO da 1000 miliardi e con una forte crescita dei crediti verso l'Eurosistema.

A Berlino si potrebbe misurare il valore di una posizione chiedendo agli elettori se la apprezzano. Ma nella politica monetaria non esistono le elezioni e i sondaggi. Senza ombra di dubbio Weidmann rappresenta in maniera convincente le posizioni di stabilità monetaria della Bundesbank. Il giudizio sul suo mandato riguarda soprattutto i provvedimenti che la BCE negli ultimi 12 mesi non ha approvato. Perchè alcuni influenti banchieri centrali nel consiglio BCE, volentieri si sarebbero spinti molto oltre. 

Di Weidmann si può certamente dire che nonostante le numerose richieste di allentamento della politica monetaria, grazie alla sua opposizione, e a quella dei suoi colleghi, non tutto è stato approvato. Si potrebbe anche finanziare un po' gli stati, hanno magari sostenuto alcuni banchieri centrali, per i quali la linea della Bundesbank è troppo rigida. Appena 100 miliardi, e poi ci fermiamo. Ma solo a pensare a certe politiche monetarie Weidmann inorridisce. Allo stesso tempo continua a credere nella persuasività delle sue argomentazioni. La speranza, che queste nel lungo periodo possano diventare maggioritarie, non è andata ancora perduta. 

Gli avversari dell'Euro fanno squadra


FAZ.net dà ancora spazio alle posizioni euroscettiche e ci racconta un appello congiunto dei liberali tedeschi insieme ai protezionisti francesi per un'uscita dall'Euro. 
L'Euro deve scomparire: a questo obiettivo lavorano un gruppo di liberali tedeschi insieme ai protezionisti francesi. La moneta unica "è stata un disastro per l'Europa e il mondo intero".

Gli euro contrari tedeschi cercano l'appoggio dei loro colleghi francesi. Venerdi scorso, sette tedeschi e sette francesi, fra di loro principalmente professori universitari ed ex manager, hanno presentato un appello congiunto per la dissoluzione della moneta unica. "L'Euro è un disastro per l'Europa intera", ha dichiarato Wilhelm Noelling, che insieme a Joachim Starbatty, Dieter Spethmann, Wolf Schäfer, Karl Albrecht Schachtschneider, Rolf Hasse e Bruno Bandulet appartiene ai firmatari tedeschi. La moneta unica ci sta portando verso una recessione "in quasi tutti i paesi dell'Eurozona", verso "un aumento sconsiderato del debito pubblico" e ad una "crescente ostilità fra i paesi creditori e quelli debitori", si dice nell'appello.

Dalla parte francese, i firmatari dell'appello sono sostenitori del protezionismo. Jean-Luc Gréau, Philippe Murer und Gérard Lafay già in marzo hanno invitato a rivedere i trattati europei per poter imporre alle frontiere dei dazi all'importazione. In Europa, i lavoratori, "non devono piu' essere sottoposti alla concorrenza dei paesi con basso costo del lavoro", hanno dichiarato i 3 firmatari. In Francia ci sono tuttavia pochi economisti di fama che si pronunciano contro l'Euro.

I consulenti economici di destra del Fronte Nazionale, che sostengono un'uscita della Francia dalla moneta unica, negli ambienti economici non godono di grande considerazione. Alcuni dei firmatari francesi sono vicini al candidato alle presidenziali Nicolas Dupont-Aignan, che al primo turno delle elezioni presidenziali lo scorso fine settimana ha ottenuto l'1.79% dei voti. Il gruppo di "esperti economici francesi e tedeschi" ci dice che sulle questioni legate al commercio mondiale non tutti i membri hanno la stessa opinione. Nel loro appello hanno richiesto soprattutto uno "sviluppo equilibrato del mercato interno europeo".

venerdì 27 aprile 2012

L'affare: disciplina in cambio di salvataggi

Anche la progressista Die Zeit si allinea alle posizioni rigoriste del governo di Berlino. Basta con la spesa sociale, dobbiamo essere un campione del risparmio, un esempio per l'Europa.
Da quando l'Olanda è sul mar Mediterraneo? L'Euro crisi è tornata, e non solo nel sud, ma anche nel nord Europa, dove ci sono i governi buoni e stabili. Cioè quelli come noi.

Naturalmente l'Olanda non è un'altra Grecia. Ma lo stato si è indebitato troppo rapidamente, e i debiti privati sono immensi. Il governo voleva risparmiare di piu' - ma è caduto a causa dei populisti.

Ogni caso è diverso, da Madrid, via Roma fino ora a Den Haag. La struttura però resta sempre la stessa: l'economia stagna, i lavoratori perdono il lavoro, allora bisogna risparmiare, riducendo il livello generale di benessere. I cittadini si arrabbiano, le borse crollano, e i politici dopo poco -  come ora in Olanda - perdono il loro posto.

A tutto ciò gli Stati Uniti reagiscono come i partiti di opposizione in Europa, accusando i tedeschi di rovinare l'economia continentale con i loro diktat di risparmio. Sarebbe meglio se Berlino garantisse per i debiti dei partner europei e mettesse a disposizione del denaro per la crescita. E allora si avrebbe finalmente la calma nella casa europea.

Detto chiaramente, tutto questo si adatta molto allo stile americano, visto che loro sono i piu' grandi debitori del mondo e non si troverebbero piu' soli in questo ruolo. Ma l'Europa è diversa dall'America: salvataggi in cambio della disciplina, questo deve essere lo scambio, altrimenti un paese dietro l'altro finirà nel vortice del basso rating e degli alti interessi.

Tutti guardano alla Germania. Che cosa fa Berlino durante il boom economico attuale invece di risparmiare in maniera lungimirante? Pianifica nuove prestazioni sociali come il Betreuungsgeld (assistenza alle famiglie) e l'aumento delle pensioni. Non importa che cosa si pensa dei singoli provvedimenti - la somma di spesa prevista, rende la Germania, i cui debiti sono circa l'80% del PIL, poco credibile come esempio per il patto di risparmio.

L'Europa ha bisogno della Germania, ma come campione del risparmio. La crisi tornerà di nuovo, forse anche piu' forte. I governi faranno qua e là ancora nuovi debiti, piu' di quanto non sia previsto dal patto. Questo appartiene al gioco. Ma se non è Berlino ad obbligare al risparmio e alle riforme, non lo farà nessun'altro. Alla fine  sarebbe ancora piu' difficile salvare l'Euro e far crescere l'Europa insieme.

La democrazia è un lusso?

La democrazia è un lusso e non tutti se la possono permettere. Sulla stampa tedesca sono sempre piu' frequenti gli articoli sul finanziamento pubblico dei partiti in Grecia. L'unione di trasferimento resta inaccettabile. Da Handelsblatt.de
Come lo stato anche i partiti in Grecia sono di fatto insolventi. E' richiesta a tutti l'austerità - ma stanno arrivando le elezioni. Così i politici cercano di ottenere in maniera disinvolta un po' di denaro - a spese dell'Eurozona.

I 2 partiti tradizionali greci, il partito conservatore e quello socialista, che da quasi 4 decenni si alternano al potere, non hanno portato solamente il paese verso il disastro del debito. Anche le finanze dei partiti sono in condizioni desolanti. Per la campagna elettorale in vista del voto decisivo del 6 maggio, i partiti politici hanno bisogno di denaro fresco - e si servono allegramente dal bilancio dello stato in piena crisi.

Il partito conservatore Nea Demokratia (ND) ha 127.6 milioni di Euro di debiti con le banche. Con entrate annue pari a circa 17 milioni di Euro è chiaro: non rimborserà mai i propri debiti. Non va meglio alle finanze del Pasok (Partito socialista): ad entrate annue di 15.9 milioni di Euro corrispondono debiti bancari per 113.8 milioni.

Nonostante la crisi, i partiti accumulano sempre nuovi debiti: negli ultimi 2 anni la ND ha preso a prestito ulteriori 25 milioni di Euro, il Pasok invece ha fatto ben 65 milioni di Euro di nuovi debiti. Nonostante questi prestiti, il partito deve ai suoi dipendenti ancora diversi mesi di stipendi. La ND ha bollette dell'elettricità non pagate per circa 670.000 Euro e per l'affitto della sede principale nella Athener Syngrou-Avenue diversi mesi di ritardo. 

E ora c'è anche una campagna elettorale da condurre. Il 6 maggio ci saranno le elezioni per il nuovo Parlamento. Da dove dovrebbe arrivare il denaro? Le casse dei partiti sono vuote. I politici allora cercano di arraffare il denaro dei contribuenti. Prima che il Parlamento fosse sciolto a metà aprile, era stata votata una variazione ad una legge, che assicurava ai partiti un pagamento straordinario di 29 milioni di Euro. Ma non è abbastanza. Nelle scorse settimane i  5 partiti parlamentari hanno autorizzato per la campagna elettorale uno stanziamento di ulteriori 10 milioni di Euro. Di questi, 4 milioni erano per i socialisti, 3.4 milioni per i conservatori, e il resto era per i gruppi piu' piccoli.

Solo occasionalmente ci sono state delle opposizioni: il precedente ministro degli esteri Dora Bakogianni, presidente del movimento liberale "Allenza democratica" ha definito il comportamento dei partiti greci come "incorreggibile". Vuole infatti agire legalmente contro quelli che lei definisce dei "saccheggi alle casse dello stato". Anche 4 deputati socialisti hanno votato contro il finanziamento ai partiti, che alla fine è stato approvato con 155 voti favorevoli e soli 56 voti contrari.

I partiti greci si finanziano tradizionalmente con il denaro dei contribuenti. La ND lo scorso hanno ha ricevuto circa 4 milioni di euro di contributi volontari,  ma ha ricevuto piu' del triplo, esattamente 12.7 milioni, dalle casse dello stato. 

La discrepanza è ancora piu' grande nel Pasok: i contributi dei militanti sono di circa 1.1 milioni a fronte di 15 miloni di contributi statali. Questo modello di finanziamento corrisponde alla mentalità politica dominante dei partiti politici greci, secondo cui lo stato è una sorta di self service, dove non si paga ovviamente. Solo nello scorso decennio i partiti greci hanno incassato 550 milioni di Euro dei contribuenti. Nonostante la crisi finanziaria e il programma di risparmio si sono approvati nel corso dell'ultimo anno una ulteriore aggiunta di denaro: hanno incassato 54 milioni di Euro di finanziamenti statali, 6 milioni in piu' degli anni precedenti. 

Che siano i due maggiori partiti a volersi appropriare del denaro dei contribuenti è plausibile. Proprio a loro stanno scappando gli elettori. Mentre nelle elezioni dell'ottobre 2009 circa l'80 % dei voti era andato al Pasok e alla ND, secondo gli ultimi sondaggi, i 2 partiti raggiungerebbero insieme il 36 % dei voti. Dopo le elezioni del 6 maggio dovranno cavarsela con ancora meno denaro.

L'importo dei contributi è infatti definito dalla percentuale di voti che il partito ha ottenuto nelle precedenti elezioni. Per ogni voto i  partiti ricevono in media 9.93 Euro. Questo è quasi il triplo di quanto ricevono in partiti in Germania. Si potrebbe allora dire: i greci vogliono pagare per la loro democrazia. Tuttavia, attraverso i fondi europei per il salvataggio anche i contribuenti degli altri stati dell'Eurozona prendono parte al finanziamento dei partiti nella patria della democrazia, ovviamente in maniera involontaria.

giovedì 26 aprile 2012

Sinn: i crediti Target 2 finanziano i deficit delle partite correnti dei GIIPS


Hans Werner Sinn sul blog di Handesblatt, risponde a questo intervento di Gruener e ci parla della natura dei crediti Target-2: hanno sostituito il capitale privato e stanno finanziando i deficit delle partite correnti dei GIIPS.
Caro Grüner,

nessuna obiezione di principio, solo un problema di comunicazione. Voglio inziare chiedendole perché sostiene di avere una visione diversa da quella di Joerg Kramer e dalla mia sul fatto che i deficit delle partite correnti anche prima della crisi fossero abbastanza grandi. ("Di fatto in Italia e negli altri paesi GIIPS dell'Eurozona già da molto tempo si accumulano  deficit delle partite correnti"). Mi vuole attribuire di aver scritto o detto che i deficit delle partite correnti dei GIIPS sono causati dai crediti Target? Questo sarebbe sicuramente falso, perchè la mia tesi centrale è che il credito facile e a buon mercato arrivato prima della crisi ha alimentato una bolla creando i deficit delle partite correnti. 

Su questo ho già scritto molto.  Adesso il capitale privato non fluisce più come in precedenza e i deficit devono essere finanziati con la stampa di denaro. Non è possibile che ci siano delle incomprensioni. E perché Kramer sarebbe in errore quando dice che i saldi Target finanziano i deficit delle partite correnti? In fondo lo dice anche lei. Forse non sto capendo e forse lei mi può aiutare. Sostituire il capitale privato che non arriva piu' come faceva fino all'inizio della crisi, equivale a finanziare i deficit delle partite correnti. La differenza è solo semantica, non nei fatti, in quanto parliamo di un vincolo di bilancio. La bilancia negativa delle partite correnti deve essere finanziata o con l'importazione di capitali o con i crediti Target. Quando l'importazione di capitali diminuisce, deve essere sostituita dai crediti Target, o i deficit delle partite correnti scendono anch'essi. Altre possibilità non esistono.

Per rispondere alla sua domanda, sulle alternative possibili: se fosse piu' difficile ottenere prestiti dalla BCE, i prezzi nel sud Europa si ridurrebbero, e la tanto necessaria svalutazione reale, che fino ad ora nei dati sul deflatore del PIL non abbiamo ancora visto, potrebbe finalmente iniziare. Lei crede che l'Eurozona può resistere se si continua a fornire credito di nascosto attraverso la BCE ad un tasso unitario che non considera i rischi? Non stiamo combattendo una crisi acuta, ma un problema duraturo. In alcuni casi siamo già al quinto anno di finanziamento dei deficit delle partite correnti da parte della BCE. Per quanto ancora intende sostituire l'afflusso di credito privato con del credito pubblico forzoso? Il passaggio ad un'economia centralizzata può avvenire anche gradualmente.

Mit freundlichem Gruß
Hans Werner Sinn

mercoledì 25 aprile 2012

Deflazione salariale? Ja, genau!


Se ce ne fosse ancora bisogno, Die Welt ci ricorda la misura della moderazione salariale tedesca degli ultimi 10 anni: esattamente da quando i vicini di casa non possono piu' svalutare. I dati sono quelli di uno studio dell'Ufficio Federale di Statistica (Statistisches Bundesamt) appena pubblicato.

Il costo del lavoro  in Germania negli ultimi 10 anni è cresciuto molto piu' lentamente di quanto non sia accaduto negli altri paesi europei. Ma ancora oggi i posti di lavoro tedeschi sono fra i piu' costosi.

In nessun altro paese EU il costo del lavoro negli ultimi 10 anni è cresciuto così lentamente come in Germania. Secondo l'Ufficio Federale per la Statistica, il costo di un'ora di lavoro nel settore privato dal 2001 al 2011 è salito solamente del 19.4 %.

A confronto: nella vicina Francia il costo del lavoro nello stesso periodo è cresciuto del 39.2 %, piu' del doppio; in media nella EU è cresciuto del 36.1 %. I costi del lavoro si compongono del salario lordo e dei costi indiretti sostenuti dal datore di lavoro.

Nel 2011 i datori di lavoro in Germania hanno pagato in media 30.10 € per un'ora di lavoro. Solo in 6 dei 27 paesi dell'Unione Europea il valore era piu' alto: al primo posto c'è il Belgio con 39.3 €, seguito dalla Svezia a 39,10 € e Danimarca a 38,9 €.

Anche la Francia con 34.2 €, il Lussemburgo con 33.7 € e l'Olanda con 31.1 € sono davanti alla Germania. La Bulgaria con 3.5 € l'ora ha il costo del lavoro piu' basso.

Malta paga i costi indiretti piu' bassi

Nel settore manifatturiero tedesco, particolarmente forte nella competizione internazionale, il costo medio di un'ora di lavoro è intorno ai 34.3 €. In questo settore la Germania in confronto con l'Europa è al quinto posto. Un'ora di lavoro nell'industria era del 48 % piu' costosa rispetto alla media EU, ma del 4 % piu' economica rispetto alla Francia. 

Su 100 Euro di guadagno lordo, i datori di lavoro lo scorso anno pagavano 28 € di costi indiretti aggiuntivi. "Con questa cifra la Germania è sotto la media EU di 32 €, piazzandosi sedicesima, a metà della classifica europa", scrivono gli statistici. 

Ogni 100 € di salario lordo in Svezia vengono pagati 52 € di costi indiretti, in Francia 50 € (i 2 paesi al vertice piu' alti), mentre a Malta si trovano i piu' bassi con 10 €. La componente principale dei costi indiretti sono i contributi sociali del datoro di lavoro, soprattutto le assicurazioni sociali, i piani pensionistici aziendali e i costi per il pagamento degli stipendi nei casi di malattia. 

martedì 24 aprile 2012

In viaggio verso il Club Med


Ancora un commento affilato da Wirtschaftswoche, il settimanale economico piu' letto in Germania. Questa volta, il capo redattore Tichy consiglia ai tedeschi di trascorrere una vacanza sul mediteranno per abituarsi alle politiche monetarie da Club Med dei prossimi anni: l'inflazione è in arrivo. 
Dovreste trascorrere le vostre vacanze sul mar Mediterraneo - ed esercitarvi alla mediterraneizzazione dell'economia.

Presto dovremo chiamare di nuovo i pompieri dell'Euro. Questa volta l'incendio è in Spagna. I tassi di interesse arrivano fino al 6 % - il livello che ha costretto la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo a chiedere l'assistenza europea. Ma la Spagna è grande, e il Re non spara a misere pecore ma agli elefanti. Pertanto i mezzi per spegnere l'incendio - da sola la Germania garantisce per 320 miliardi di Euro - ben presto non saranno di nuovo sufficienti, e le scale di salvataggio saranno troppo corte. Così già nelle prossime settimane la BCE comprerà titoli del debito pubblico per decine o centinai di miliardi di Euro oppure metterà a disposizione centinaia di miliardi di denaro fresco di stampa, nel tentativo di soffocare il fuoco.

La tradizione della Bundesbank di una moneta forte è ormai da tempo scomparsa. Peggio ancora: pare che anche la Francia nella febbre da campagna elettorale passerà dalle politiche di consolidamento a quelle di indebitamento e il patto europeo di stabilità andrà perduto.

Davanti a noi ci sono anni dominati da una cultura economica mediterranea: inflazione e svalutazione sul Dollaro, sul Franco svizzero e sullo Yuan. Come in Grecia, Spagna o Francia, questa è una cultura dove la spirale dei rialzi salariali accresce la disoccupazione e riduce la competitività mentre nello stesso tempo i debiti crescono. Il falso presupposto di questo approccio economico è quello secondo il quale solo i disavanzi pubblici possono far crescere i bilanci pubblici.

E ora non ha piu' alcun senso lamentarsi del fatto che i salvataggi Euro sono in contrasto con tutti i principi ragionevoli della politica monetaria o di un bilancio solido: è meglio prepararsi in anticipo, invece di meravigliarsi quando l'inflazione inizierà a galoppare. La BCE di Mario Draghi ha già superato la linea Maginot, che dovrebbe limitare l'inflazione sotto il 2%.

E che cosa succede? L'inflazione non arriva subito. Si tratta di un processo insidioso e lento come un cancro, che prolifera sempre in nuovi settori. La boom del momento è il cemento, che spinge il prezzo degli immobili e degli affitti, e ci mostra la brutta faccia dell'inflazione: code di compratori che aspettano sventolando banconote, prima di poter comprare quei pochi beni disponibili. Ludwig Von Mises nel 1912 aveva già descritto come l'inflazione favorisce alcuni gruppi e ne opprime altri. Meglio di tutti allora era andata ai dipendenti e funzionari pubblici, secondo Mises.

Perchè i loro salari sono sempre i primi ad essere aumentati. E dobbiamo dare una volta ancora ragione postuma ai classici dell'economia, il settore pubblico infatti in Germania ha ricevuto un sostanzioso aumento salariale. E gli altri sindacati nelle prossime settimane non si accontenteranno della solita moderazione salariale. No, non voglio criticare questa politica sindacale, come alcuni lettori sostengono: io capisco che i lavoratori tedeschi non possono essere sempre il salvadanaio d'Europa. E alla fine i nostri politici non sono molto meglio dei propri elettori. Ciò è comprensibile: cibo da povera gente per i propri elettori, per fare in modo che il vicino possa continuare a cacciare elefanti. Questo è un programma, che anche il piu' idealista dei politici non può sostenere a lungo. Così gli Euro salvataggi si tramuterannno in una nuova politica di stabilità mediterranea.

Una nuova cultura economica richiede anche un nuovo comportamento economico. La cultura della stabilità del nord Europa sarà sostituita dai comportamenti economici di chi è già ben abituato all'inflazione. E questo può essere alla lunga uno svantaggio per il benessere e la crescita. Ma non lo potrete cambiare. Perciò iniziate ad abituarvi questa estate per la nuova dolce vita nel Club Med.

lunedì 23 aprile 2012

Sinn: l'esplosione dell'Euro è vicina


Ancora un intervento di Hans Werner Sinn, l'economista tedesco piu' ascoltato, questa volta a Vienna. Le sue tesi non cambiano e il linguaggio resta pieno di immagini offensive. Da Die Presse.com
L'economista tedesco Werner Sinn non vede nessuna alternativa all'uscita della Grecia dall'Euro e ritiene la pace in Europa in pericolo. "Da vicini di casa, siamo diventati creditori e debitori"

"Il paziente è malato, assume oppio, si è abituato all'oppio, e noi gliene diamo sempre di piu'". Così l'economista Hans Werner Sinn vede il dilemma della Grecia e dei paesi Euro. Nella sua presentazione all'Accademia Austriaca delle Scienze di Vienna, ha mostrato mercoledi sera un quadro desolante. Si è pronunciato contro il "Club Med", come lui chiama senza rispetto i paesi del sud Europa, che dovranno essere sostenuti forse per sempre. "Pagheremo per 10 anni e poi saremo sempre al punto di inizio".

Sinn non crede, che paesi come la Grecia o la Spagna all'interno dell'Euro possano ripagare il debito.  Ciò che sta accadendo alla Spagna, ci dice lapidario "coinvolgerà anche noi". E continua: "L'Euro ha causato la stessa crisi di cui ora sta soffrendo". Prima dell'introduzione dell'Euro, paesi come Italia e Grecia nascondevano la loro mancanza di competitività con delle massicce svalutazioni. Chi sottoscriveva allora delle obbligazioni greche, arrivava a ottenere anche il 25% di rendita, perché si sapeva che erano ad alto rischio. Ma con l'arrivo dell'Euro questo pericolo è scomparso improvvisamente e i paesi hanno ricevuto del denaro a basso costo perchè lì "era in corso una festa", dice Sinn con tono informale. I greci hanno aumentato il loro standard di vita con il credito facile, che ha portato ad un aumento degli stipendi e ad un aumento dei prezzi. In Spagna il settore delle costruzioni ha avuto un boom - finanziato con il denaro a buon mercato tedesco. 

La stampante di denaro in cantina

Il problema fondamentale della mancanza di competitività è stato coperto per almeno 10 anni dall'Euro. "Adesso invece arriva la verità". Conclusione: in Portogallo i prezzi sono del 35 % troppo alti, in Grecia del 30 %, in Spagna e Francia del 20 % e in Italia del 15 %. Questa perdita di competitività sarebbe "il principale problema dell'Europa", ci dice Sinn e aggiunge :" Da qui potrebbe arrivare la rottura dell'Euro, e molto probabilmente arriverà". 

Dopo il fallimento Lehmann, quando dalle banche non affluiva piu' denaro, il "party del sud Europa" è andato felicemente avanti. "Ciascuno aveva una stampante di denaro in cantina", dice Sinn, che naturalmente sa, che il denaro non deve essere piu' stampato,  per essere portato in circolazione. "Viene creato al computer". La conseguenza :"Il sistema Euro è in una fase esplosiva, ma al rallentatore"
Ma perché la BCE richiede sempre minori garanzie, quando gli stati si rifinanziano? Sinn: "Perchè il "Club Med" sotto la guida francese ha il 70 % dei voti nel consiglio della BCE".

 Sinn continua poi descrivendo un futuro alquanto cupo. La difesa ad ogni costo dell'Euro potrebbe essere comprensibile " se almeno la moneta unica garantisse la pace in Europa". Ma con tutte le garanzie offerte per la Grecia e gli altri paesi, "si sta seminando la discordia" e constata: "Da vicini di casa siamo diventati creditori e debitori".

J'admire le modèle allemand...


"Sarkozy il tedesco", dopo aver perso la battaglia per l'egemonia sull'Europa presto perderà anche l'Eliseo. La sua ricetta era quella di copiare le dure riforme HARTZ IV e importare in Francia nuova povertà. Ma gli elettori non sembrano essere convinti. Da German-Foreign-Policy.com


La recente sconfitta francese contro la Germania per l'egemonia in Europa delinea l'attuale campagna presidenziale francese. Lo confermano i risultati di un'analisi che la Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP) ha appena pubblicato. La conseguenza è che la parte conservatrice dell'establishment parigino si vede costretta a imitare in Francia la politica di deflazione salariale (Hartz IV) introdotta dal cancelliere Gerhard Schröder - a costo di aumentare la povertà nella società francese - per poter difendere l'economia francese dalla schiacciante concorrenza tedesca.

Altre alternative non sono possibili. Le battaglie per una soluzione della crisi attraverso un incremento della domanda interna, infatti, sono state perdute. Le politiche di risparmio vengono infatti rivendute dalla UMP agli elettori come il "modello tedesco". Non c'è alcun dubbio: sotto le richieste tedesche di austerità,  la Francia è diventata il "Juniorpartner" della " Germania, leader indiscusso dell'Europa".

Modello HARTZ IV

L'intensa attrazione esercitata dalla Germania sulla UMP, il partito del presidente uscente, secondo la ricerca DGAP, ha motivi economici: "il punto centrale resta l'andamento dell'economia". Già da un po' di tempo a Parigi ci si lamenta  che le imprese francesi non riescono piu' ad essere competitive nei confronti di quelle tedesche. Le riforme rosso-verdi (Hartz IV) hanno ampliato la povertà nella Repubblica Federale, ma hanno portato consistenti vantaggi alle imprese tedesche, mentre quelle francesi nello stesso periodo perdevano competitività. I tentativi degli ultimi anni di opporsi all'austerity tedesca con una politica di aumento della spesa e della domanda sono falliti. Le forze conservatrici francesi vedono ora come unica possibilità di superare la crisi quella di copiare il modello tedesco, per tentare di recuparare la competitività perduta, almeno nel lungo periodo. "Ciò che in Francia viene presentato come modello tedesco, corrisponde all'agenda 2010 del governo Schroeder", sostiene la DGAP. "I francesi lavorano meno dei tedeschi", si poteva infatti leggere in gennaio sulle prime pagine dei giornali economici francesi. "Oggi la Germania raccoglie i frutti dell'agenda 2010 " ribadiva l'amministratore di EADS Louis Gallois in marzo ad un incontro della DGAP: "Le esperienze tedesche ci devono ispirare". Che la povertà in Germania a causa delle riforme Hartz IV è fortemente aumentata e che la stessa cosa accadrà alla Francia, non lo dice però nessuno.

L'orientamento del presidente francese uscente e dell'UMP verso il modello tedesco è stato preparato sistematicamente dallo scorso anno. "La via tedesca di uscita dalla crisi" era il titolo di una pubblicazione bilingue, con la quale la sede parigina della fondazione Konrad Adenauer ha soddisfatto il desiderio crescente dei francesi di conoscere i segreti del modello tedesco. Nell'ottobre 2011 la prima delegazione della UMP è andata a Berlino, per poter preparare il programma con i vertici della CDU. 

Ma Sarkozy non è sempre stato filo tedesco, ci dice sempre la ricerca: nel 2007 si "era orientato molto di più agli USA e alla Gran Bretagna" e alla Germania invece si riferiva "sempre in relazione alla seconda guerra mondiale e al nazismo". Ma dopo le lunghe trattative sull'uscita dalla crisi Euro - da cui Parigi è uscita sconfitta - Sarkozy ha imparato a riconoscere "l'importanza dell'alleanza franco tedesca per l'integrazione europea". "Da "Sarkozy l'americano", come lui stesso amava definirsi, è diventato "Sarkozy il tedesco". E tuttavia, l'appiattimento sul modello tedesco, in Francia non è privo di polemiche. Nel partito socialista (PS) il "comportamento della Merkel è paraganato a quello di Bismarck", racconta sempre la ricerca DGAP. 

Leader e Juniopartner

Sui rapporti di potere che stanno alla base del nuovo orientamento verso la Germania della UMP e del passaggio da "Sarkozy l'americano" al "tedesco" si è pronunciato recentemente il Centro per gli studi politici dell'Universtità di Zurigo - in uno studio sullo sviluppo dell'Europa sotto la pressione dell'Eurocrisi. Nella ricerca si afferma che il governo federale tedesco nella discussione sulla soluzione della crisi ha imposto le proprie posizioni. Da allora è chiaro : la Germania è "il leader indiscusso europeo", la Francia viene invece declassificata al livello di Junior partner. Il centro studi svizzero riassume " Mai fino ad ora nella storia dell'unificazione europea si era visto un grado simile di superiorità di uno stato sugli altri".

domenica 22 aprile 2012

Target 2, vielen Dank!


Su Handelsblatt, scopriamo che al di sopra delle Alpi ci sono anche voci fuori dal coro che ringraziano la BCE per il LTRO e per i saldi "Target II". Che cosa sarebbe successo all'Unione monetaria se la BCE fosse stata a guardare? Hans Peter Gruener, economista dell'Università di Mannheim, mette in guardia dalle facili conclusioni alla Werner Sinn.


Molti economisti tedeschi criticano i saldi Target 2  dell'Eurosistema, di solito definiti "crediti Target". Voglio iniziare con la tesi centrale sostenuta da Hans Werner Sinn:

"I crediti target hanno la stessa natura dei fondi di salvataggio europei, che spostano il risparmio tedesco dalla Germania verso l'estero, con la protezione della comunità internazionale, ma di fatto solo con la protezione del contribuente tedesco. Questo credito fa in modo che i posti di lavoro siano creati all'estero invece che nel nostro paese".

Jörg Krämer (capo economista di Commerzbank) arriva ad una simile valutazione negativa:

"La BCE finanzia la bilancia commerciale negativa dei paesi periferici facendo assumere ai paesi del nord Europa dei grossi rischi"

Entrambe le tesi sono almeno in parte vere, ma è solo un frammento del quadro completo, che potrebbe portare a delle conclusioni politiche sbagliate. 

Di fatto in Italia e negli altri paesi GIIPS dell'Eurozona già da molto tempo si accumulano  deficit delle partite correnti. Questi deficit delle partite correnti tendono a ridursi, anche se negli ultimi tempi in maniera non molto pronunciata.

Quello che è cambiato è il comportamento degli investitori. Gli investitori tedeschi non sono piu' disponibili a investire nei paesi GIIPS e i risparmiatori di questi paesi portano il loro denaro in Germania.

Assistiamo in questo momento ad una fuga di capitali e ad un allontanamento degli investitori internazionali. Di conseguenza, solo attraverso la garanzia fornita dalla BCE è possibile il rinnovo dei crediti alle banche GIIPS da parte degli altri paesi europei.

Come questo fatto possa essere giudicato, lo possiamo capire solo se riusciamo a figurarci l'alternativa. Se la BCE avesse assistito alla fuga di capitali senza battere ciglio, saremmo arrivati ad una liquidazione delle obbligazioni del sud Europa, in quanto le banche sarebbero state obbligate a ridurre pesantemente gli attivi nei loro bilanci.

Un credit crunch o perfino una insolvenza delle banche del Sud Europa sarebbero stati molto probabili. Nel corso di una crisi di queste dimensioni, gli investitori tedeschi avrebbero perso una parte del loro capitale investito in questi paesi e i lavoratori tedeschi molti posti di lavoro.

Se si deve confrontare l'immissione di liquidità della BCE - di cui i saldi target sono una conseguenza - con questo scenario di insolvenza generale, allora il giudizio è molto diverso da quella fornito dal mio collega Sinn.

I saldi Target si sviluppano perchè il capitale tedesco, grazie alla protezione degli stati europei, viene difeso da eventuali perdite dovute ad una insolvenza sulle obbligazioni delle banche del Sud Europa.

I rischi derivanti, secondo i trattati, devono essere sostenuti da tutti gli stati dell'Eurozona in quanto azionisti della BCE. Tuttavia questo per alcuni paesi resta poco credibile in quanto un paese insolvente non potrebbe in alcun modo partecipare ad un aumento di capitale della BCE.

La politica monetaria della banca centrale comporta per i contribuenti di alcuni paesi europei l'assunzione di grossi rischi. A causa del rischio inflazione, se gli sforzi di riforma in Italia e Spagna dovessero fallire, ci sarà anche il rischio di investire in titoli non indicizzati all'inflazione. Allo stesso tempo potrebbe diminuire la pressione sui paesi GIIPS per una riduzione duratura dei deficit delle partite correnti.

Quando valutiamo una politica, dobbiamo pensare alle soluzioni alternative. Il mondo perfetto è raramente disponibile come alternativa. Questo vale anche per la politica della BCE. Se l'alternativa era una ridotta offerta di liquidità attraverso il LTRO, gli esiti per l'Europa ma anche per la Germania sarebbero stati devastanti.

Il generoso LTRO e l'ampliamento delle garanzie accettate, non avevano certamente l'obiettivo di spostare posti di lavoro dal nord al sud Europa. Daranno invece al governo italiano e spagnolo il tempo necessario per portare a termine il consolidamento senza causare una recessione. Senza l'avvitamento in una crisi economica ancora piu' profonda, anche i posti di lavoro in Germania alla fine saranno piu' sicuri.

Dicendo questo non voglio certo sminuire i possibili effetti collaterali, che del resto sono evidenti. L'aggiustamento dei prezzi dei fattori produttivi nel sud Europa sarà probabilmente reso piu' difficile ed una non efficiente allocazione delle risorse sarà favorita dai criteri  poco convincenti per la concessione di credito. 

Il LTRO e la nazionalizzazione delle politiche di credito comportano per la Germania e per altri paesi dell'Eurozona dei grossi rischi, che si aggiungono a quelli dei pacchetti di salvataggio europei. E' stato invece sostituito il rischio di una bancarotta della banche italiane con quello di una lunga e duratura negazione delle necessarie riforme nel Sud Europa. 

Allora cari colleghi: a parte il tasso di interesse piu' alto, quale sarebbe stata l'alternativa?

sabato 21 aprile 2012

Referendum sul pareggio di bilancio?


"Die Tageszeitung" ci racconta che un gruppo di cittadini intende portare il Fiskalpakt e le leggi sull'ESM davanti alla Corte Costituzionale: c'è bisogno di piu' democrazia nelle decisioni sull'Euro. L'unione di trasferimento è sempre piu' lontana.
Una variegata associazione di cittadini minaccia un ricorso alla Corte Costituzionale contro le leggi sui salvataggi Euro. La richiesta: sul Fiskalpakt dovrà  decidere un referendum.

La minaccia è chiara: "Referendum - altrimenti ricorreremo alla corte costituzionale" come è scritto sul nuovo sito web www.verfassungsbeschwerde.eu, dove un gruppo di cittadini guidati dall'associazione "Mehr Demokratie" propone una maggiore partecipazione democratica alle leggi sui salvataggi Euro. Se la decisione sul fondo ESM e il Fiskalpakt non arriverà da un referendum, i promotori della campagna intendono presentare un ricorso alla Corte costituzionale - con il supporto di molti cittadini che potranno prendere parte all'azione senza dover sostenere alcun costo.

A differenza di altre azioni già annunciatie, come quella del leader di "Die Linke" Gregor Gysi o del deputato CSU Peter Gauweiler, la nuova azione non si rivolge al contenuto politico o finanziario, ma piuttosto "alla riduzione di democrazia che ne consegue" ci dice Roman Huber, leader di Mehr Demokratie. ESM e Fiskalpakt  "spostano i luoghi di decisione verso organi non trasparenti e privi di controllo" critica Huber. "I Parlamenti in questo modo sono privati dei loro poteri decisionali".

Per il ricorso costituzionale, che dovrà essere presentato immediatamente dopo l'approvazione della legge, l'associazione ha dalla sua parte 2 prominenti giuristi: il precedente Ministro della Giustizia Herta Däubler-Gmelin (SPD) e Christoph Degenhart, esperto di diritto pubblico di Leipzig. Degenhart considera le possibilità di successo molto alte. 

La linea rossa è stata superata

Attraverso l'ESM e il patto fiscale la "linea rossa verso uno stato federale europeo" è stata superata, la stessa linea rossa che la Corte Costituzionale con le ultime decisioni sugli Euro-salvataggi aveva indicato. Pertanto la Costituzione dovrà essere cambiata con un voto popolare. 

Däubler-Gmelin critica il fatto che il Fiskalpakt non potrà piu' essere emendato e i futuri parlamenti avranno un margine di decisione molto limitato. Una maggiore partecipazione dei parlamenti è necessaria, in quanto "sarebbe un danno per l'Europa" se le decisioni importanti fossero prese solo dalle "elite di governo". Poiché per il Fiskalpakt è necessaria una maggioranza di due terzi, la SPD avrebbe la possibilità di fermare il provvedimento. La Däubler-Gmelin critica in maniera indiretta il fatto che questa posizione di potere non venga utilizzata in maniera offensiva.  Alla domanda su quale sia il giudizio che dà alla condotta dei socialdemocratici, l'ex ministro dichiara alla TAZ: "Nel partito si decide molto spesso sulla base di aspettative tattiche".

La diregenza della SPD tace sulle critiche della Däubler-Gmelin.

I leader della SPD non hanno voluto commentare la critica della Däubler-Gmelin e il possibile ricorso alla corte costituzionale. Il deputato SPD Carsten Sieling si è dichiarato daccordo con queste posizioni. Däubler-Gmelin si riferisce "alla lunga fila di regole del Fiskalpakt, i cui effetti non sono ancora stati sufficentemente chiariti"  dichiara Sieling alla TAZ. Una decisione sull'adesione da parte della SPD potrebbe esserci "quando le domande rimaste aperte saranno sufficientemente chiarite" e gli emendamenti già concordati. 

Per i Verdi, il capogruppo in Parlamento Volker Beck ha dichiarato che non condivide le preoccupazioni costituzionali, ma invece è daccordo su un maggior coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni. "Le nostre richieste vanno nella stessa direzione", dichiara Beck.

Il governo federale ha pianificato il voto sull'ESM e il Fiskalpakt per la fine di maggio; SPD e Verdi hanno però messo in discussione questo programma.

venerdì 20 aprile 2012

La Bundesbank denunciata per i saldi "Target II"

Sempre la FAZ, ci racconta che le idee di Hans Werner Sinn fanno proseliti. Un professore di Monaco di Baviera vuole portare in tribunale la Bundesbank.
Da settimane ormai alcuni economisti ci mettono in guardia dai rischi nascosti nel bilancio della Bundesbank, all'interno del sistema di pagamento "Target II". Un giurista di Monaco ha denunciato il consiglio direttivo della Bundesbank accusandolo di malversazione.

L'esperto di diritto economico Bernd Schünemann ha denunciato il consiglio direttivo della Bundesbank accusandolo di malversazione. Il professore universitario fa riferimento alle accuse mosse dal famoso economista Hans Werner Sinn e dal precedente presidente della Bundesbank Helmut Schlesinger nei confronti del sistema di trasferimento di crediti fra le banche centrali  (Saldi target).

Schuenemann sarà sostenuto dalla Fondazione delle Imprese Familiari. "Le persone responsabili, di fronte alla dimensione dei rischi assunti, non possono continuare a guardare da un'altra parte" ha dichiarato il presidente della fondazione Brun-Hagen Hennerkes alla FAZ: "I vertici della Bundesbank e del governo federale non avrebbero dovuto permetterlo alla BCE. Avrebbero dovuto invece impedire ogni potenziale danno per la Repubblica Federale e per i suoi contribuenti"

"Target II" è il nome di un sistema per i pagamenti transfrontalieri in Europa, che fino a poco tempo fa era conosciuto solo nel ristretto circolo dei banchieri centrali. La Bundesbank all'interno di questo sistema di pagamento internazionale ha accumulato crediti nei confronti della BCE per oltre 600 miliardi di Euro.

Da settimane l'economista Hans-Werner Sinn avverte dei pericoli nascosti nei bilanci della Bundesbank. Se in futuro un paese dovesse uscire dall'Euro o se l'Euro dovesse dissolversi, la Germania perderebbe una buona parte di quella somma. Anche nella Bundesbank si discute dei saldi Target già da tempo: in una lettera indirizzata al presidente della BCE Mario Draghi, Weidmann si era mostrato molto preoccupato per la dimensione raggiunta da questi crediti. 

Crescono i saldi Target II della Bundesbank


La F.A.Z. ci racconta che i saldi Target II anche nel mese di marzo hanno continuato la loro corsa. I crediti della Bundesbank hanno assunto dimensioni gigantesche: tornerà mai indietro questo denaro?
I crediti della Bundesbank verso l'Eurosistema all'interno del sistema "Target II" sono cresciuti molto rapidamente nel mese di marzo. Secondo i dati della banca centrale, i crediti della Bundesbank verso la BCE al 31-03 raggiungevano la somma di 615,592 miliardi di Euro contro i 547,047 miliardi di Euro di fine febbraio. I crediti target sono così cresciuti del 12.5 %, dopo che nel mese di febbraio erano cresciuti del 9.8 %.

Il problema dei saldi "Target II"

I saldi "Target II" nei confronti della BCE rispecchiano prima di tutto la domanda crescente di denaro della banca centrale, da parte dei paesi del sud Europa. Le banche italiane, spagnole o greche, infatti, ricevono sempre meno credito dai paesi del nord Europa, credito di cui hanno bisogno per  finanziare i deficit delle partite correnti. Poiché appartengono alla zona Euro, hanno accesso al rifinanziamento della BCE, che sostituisce in questo modo il credito privato.

Le passività e i crediti fra i paesi in deficit e i paesi in avanzo sono saldati dalla BCE; per la Germania i saldi risultano in una crescita continua dei crediti verso l'Eurosistema. La Bundesbank considera i crediti Target II come un'espressione delle differenze nella competitività fra i paesi membri dell'Eurozona. Per questo ritiene necessario introdurre delle regole piu' severe per l'accesso al denaro della banca centrale. In questo modo la quantità di denaro concesso attraverso il sistema "Target II" verrebbe limitata.

giovedì 19 aprile 2012

Bolla immobiliare in Germania? Parte seconda


Seconda parte del lungo articolo di "Die Zeit" sul boom immobiliare tedesco. La prima parte è disponibile qui.

Brandl-Peverali si è informato, nella casa in Reuterstrasse devono essere fatti ancora molti lavori. A 110.500 abbandona l'asta, e alla fine per 115.500 la casa va a una giovane dottoressa. Dopo l'asta arriva in sala scuotendo la testa il rappresentante della WL Bank. "Un anno fa saremmo stati felici, se un appartamento come quello fosse stato venduto alla metà del valore di mercato" ci dice. "Quello che ora sta succedendo semplicemente non ha senso".

E la follia si è impadronita di tutta la città. Solo nell'ultimo anno i prezzi per le vecchie case di Berlino sono saliti di oltre il 10%, in media, intendiamoci. Intorno alla Chamissoplatz a Kreuzberg con le sue facciate Gruenderzeit (seconda metà dell'800) i prezzi al metro quadrato nell'ultimo anno si sono raddoppiati. Sulla Merhingdamm, viale berlinese a sei corsie, c'è uno stabile, nel quale le abitazioni costano fino a 4.800 € per metro quadrato. "Prima in una zona così rumorosa non saremmo riusciti a vendere", ci dice Nikolaus Ziegert, la cui agenzia sta trattando la proprietà. Oggi il rumore non è piu' un problema.

E non solo a Berlino è così. Secondo le stime della Bundesbank, nel 2011, gli immobili nelle grandi città, si sono apprezzati del 5.5 %. Nelle posizioni vantaggiose, come Hamburg-Hoenfelde, i compratori pagano per un appartamento in un condominio un 45 % in più di quanto non pagassero un anno fa. Questo è ancora piu' notevole visto che i prezzi degli immobili erano scesi per anni e anni.

Il pronunciato "cambiamento di tendenza" (Bundesbank) non è solo una conseguenza dei bassi tassi di interesse. Molti tedeschi si trasferiscono verso le zone metropolitane. I giovani sono attratti dalle prospettive di lavoro, mentre gli anziani dalle distanze brevi e dalle cure mediche disponibili. La conseguenza è che i prezzi nelle città crescono mentre in molte regioni rurali stanno scendendo. Inoltre, sempre piu' tedeschi vivono in case da single, fatto che alimenta la domanda di abitazioni.

Ma soprattutto è la paura dell'inflazione e di una riforma valutaria a spingere molti cittadini verso il mercato immobiliare. Secondo un sondaggio della società IVD, il 54% dei tedeschi considerano gli immobili la migliore difesa contro la perdita di valore della moneta. Un agente immobilare berlinese ha perfino notato, che i telefoni suonano piu' spesso, quando a Bruxelles si stanziano miliardi per la stabilizzazione dell'Euro.

E non tutti i boom creano gli stessi problemi. Dopo anni di declino dei prezzi, una inversione di tendenza nel mercato immobiliare arriva forse in ritardo. E visto che la congiuntura è buona, i tedeschi si possono permettere abitazioni migliori, senza doversi indebitare eccessivamente.

L'acquisto di immobili a credito è reso piu' difficile, rispetto agli Stati Uniti, dalle politiche conservative delle banche tedesche. Gli istituti di credito di solito pretendono per i crediti immobiliari un capitalre di almeno il 20% - mentre in America spesso ai compratori non era richiesto nessun capitale iniziale. Inoltre gli americani possono in ogni momento accendere una ipoteca sulla loro casa, cosa che da noi è molto piu' difficile. In Germania in questo momento "non ci sarebbe alcune bolla in corso" ci dice un'analisi del gigante bancario Unicredit.

E così di solito funziona: la speranza attrae gli investitori, il valore delle case cresce, le banche concedono piu' credito, gli investitori diventano piu' audaci e spengono il loro cervello.  Chi vuole restare fuori, se tutti ai party parlano della nuova casa appena acquistata?  Prima o poi  il boom inizia ad autoalimentarsi e gli esperti hanno sempre nuovi argomenti per dire che questo è normale, sebbene i prezzi da molto non abbiano piu' nulla a che fare con la normalità. Ancora nel luglio 2005 - i prezzi delle abitazioni USA erano raddoppiati in confronto a 5 anni prima - e l'allora capo della banca centrale Alan Greenspan aveva negato fermamente che si trattasse di una bolla. Poco dopo era iniziata la grande crisi.

Dopo lo scoppio, tutti lo sapevano molto bene, ma quando la bolla si stava formando nessuno lo aveva notato - anche questo appartiene alla logica della speculazione.

Steffen Sebastian, economista immobiliare dell'Università di Regensburg, osserva "l'inizio di una bolla". Alla fine in Germania la popolazione sta diminuendo, da dove dovrebbe arrivare la domanda duratura di immobili? Inoltre, la fase dei bassi tassi di interesse un giorno dovrà finire. Chi ha finanziato a credito la sua casa, avrà una brutta sorpresa quando le rate mensili aumenteranno.

Paradossalmente le nuove regole sul settore finanziario possono rendere le cose ancora piu' diffcili. Fino ad ora le banche tedesche hanno concesso crediti immobiliari di lunga durata ad un tasso  di interesse annuo fisso. In futuro gli istituti di credito dovranno assicurare in maniera aggiuntiva tali prestiti di lunga durata, in modo da essere meglio attrezzati per i tempi di crisi. Questo secondo le valutazioni del "Koelner Institus der deutschen Wirtschafts" porterà molte banche a convertire i mutui in un tasso variabile, in quanto la copertura per questi prestiti non sarebbe necessaria. Poiché queste variazioni dei tassi di interesse arriveranno direttamente al consumatore, il mercato immobiliare subirà variazioni maggiori di quanto non accada oggi.

Lo scoppio di una bolla immobiliare è probabilmente il peggio che possa accadere ad un'economia. Quando i possessori di immobili realizzano che il valore del loro immobile sta calando, consumano di meno. E quando non possono piu' pagare i loro debiti, si creano dei buchi nei bilanci delle banche, e l'offerta di moneta all'economia collassa. Il crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti ha causato la crisi economica maggiore dal dopoguerra.

L'agente immobiliare berlinese Klaus Fuchs, un'impresa individuale, appartiene agli scettici, e anche lui non vuole rivelare il suo vero nome. Fuchs si è specializzato in condomini in affitto. Fra i suoi clienti ci sono investitori che fino ad ora avevano investito negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, persone che si sono spinte fino a Berlino perchè qui i prezzi erano ancora bassi. Al momento i prezzi sarebbero troppo alti, secondo Fuchs. Proprio gli stranieri, che non conoscono il mercato, stanno comprando a prezzi troppo alti. "Come intermediario vivo degli sprovveduti", ci dice, "ma non ne ho fra i miei clienti". 

E anche in Germania il boom si autoalimenta. La situazione è resa esplosiva dal fatto che la Repubblica federale appartiene ad una unione monetaria: normalmente la banca centrale dovrebbe assumere un ruolo attivo quando l'economia si surriscalda. Aumentando i tassi, l'acquisto di immobili diventa meno attrattivo. Solo che la Germania non ha più nessuna banca centrale. La BCE è responsabile per l'intera unione monetaria - e se qui da noi l'economia cresce ancora con forza, in Spagna ed Italia è in forte contrazione, e il timore di nuovi guai all'inizio della settimana ha fatto crollare di nuovo le borse.

Il sud Europa avrebbe bisogno di tassi ancora piu' bassi, se possibile, la Germania sicuramente piu' alti. Questo non può accadere, perché la BCE può definire un tasso di interesse unico per tutti i paesi  Euro. Si orienta secondo la media - e per questo alimenta il boom locale in corso.

Le autorità monetarie hanno riconosciuto il problema. Le autorità di vigilianza nei paesi minacciati da un surriscaldamento dei prezzi dovranno in futuro frenare la concessione di credito delle banche nazionali, in modo che queste siano costrette a ridurre i prestiti per l'acquisto di immobili.

In Germania sarà incaricato un nuovo "comitato per la stabilità finanziaria" a cui appartengono la Bundesbank e la Financial Supervisory Authority - come è scritto in una proposta di legge, che il governo intende approvare entro la fine del mese. Il compito del comitato sarà quello di "avvertire in anticipo dei pericoli per la stabilità finanziaria e suggerire  ai responsabili nazionali i provvedimenti possibili per la loro eliminazione". Ma i nuovi strumenti non sono mai stati utilizzati. Nessuno sa che effetto avranno - e se le autorità avranno il coraggio di chiudere il rubinetto del credito ai cittadini quando la situazione si farà piu' grave. Tuttavia, per tutta la fase crescente, in una bolla speculativa si vive abbastanza bene. 

Gli americani hanno festeggiato per quasi un decennio, prima che arrivasse lo scoppio.  

mercoledì 18 aprile 2012

Bolla immobiliare in Germania? Parte prima


Die Zeit ci racconta la nuova corsa al mattone che impazza in Germania. I cittadini tedeschi impauriti dall'inflazione e i risparmiatori del sud Europa in fuga da economie in crisi alimentano un boom immobiliare mai visto prima.

Piu' 30%, piu' 50%, piu' 100%: gli stessi agenti immobiliari avvertono dei prezzi folli a Berlino, Monaco e co. I tedeschi stanno comprando in maniera frenetica.

Il mondo ideale di Florian Münch è a 500 metri dalla stazione della metro di Amburgo "Eppendorfer Baum" in una tranquilla strada laterale. Per raggiungerlo si passa davanti a due agenzie immobiliari, un negozio di mobili, un wine bar, e un negozio di spezie, "posizione privilegiata" come si dice in gergo.  C'è anche una chiesa, il cui atrio circolare sembra l'ingresso per il paradiso. In questa zona, in mezzo a facciate art nouveau di color vaniglia, alberi alti e canti di uccelli, dovrebbe crescere sua figlia. Così ha deciso Florian Münch. "In qualche modo qui la situazione è ancora buona" ci dice.

Chi intende acquistare in questa zona paradisiaca, deve essere almeno milionario.

Münch è un uomo in Jeans e maglioncino, per lui è un po' difficile pensare che per una casa in questa zona ha speso un intero patrimonio. Lo chiama "il mio progetto segreto". Sua sorrella credeva fosse impazzito, quando gli ha detto il prezzo, e anche i pochi amici che sono venuti a sapere del prezzo, hanno pensato la stessa cosa. E così non ne parla più con nessuno. Anche in questo articolo il suo nome è stato cambiato. Florian Münch ha cercato per tre anni, all'inizio pensava di spendere 450.000 Euro, ora invece è arrivato al doppio, per una casa da 170 metri quadrati.

Appuntamenti per la visita delle abitazioni ad Amburgo: solo pochi minuti per l'acquisto milionario.

Nell'abitazione del sig. Münch saranno necessari circa 100.000 Euro di ristrutturazione. Quanto esattamente - ancora non lo sa. Non resta tempo per i dettagli: c'erano anche altri compratori interessati, che la volevano tanto quanto lui, e gli era già capitato un paio di volte che gli avessero soffiato l'appartamento perché era stato un po' esitante. Una volta un compratore aveva detto sì, addirittura prima di vedere l'abitazione. Un'altra volta Münch ha dovuto aspettare per ore al freddo con altri 40 interessati davanti alla casa e dopo un paio di minuti di visita decidere, se per lui valeva un milione di Euro. 

Quello che accade ad Hamburg-Eppendorf succede praticamente in tutti i centri urbani tedeschi. Sul mercato immobiliare di Berlino nel 2011 sono stati realizzati oltre 10 miliardi di Euro, a Francoforte le agenzie inseriscono i loro annunci solo una volta altrimenti vengono inondate dalle richieste, a Duesseldorf gli interessati all'acquisto devono a volte aspettare per settimane prima di avere un appuntamento dalla banca, una casa nel progetto immobiliare di Monacao "The Seven" - una vecchia centrale termica convertita - costa 22.000 Euro per metro quadrato.

Ci sono agenzie immobiliari alla disperata ricerca di un immobile che per un suggerimento possono offrire come ricompensa un Krugerrand (moneta d'oro) il cui valore è di oltre 1.200 €. Su immobilienscout24.de - il portale piu' importante nella compravendita di immobili - ogni giorno vengono consultati 6 milioni di annunci. Il fondo di investimento americano Cerberus sta trattando l'acquisto di 20.000 abitazioni tedesche - per un prezzo complessivo stimato intorno al miliardo di Euro. La Germania oggi è un paese dove è in corso una guerra per la casa.

Già c'è la paura, che la situazione possa sfuggire di mano. Gli immobili negli ultimi anni si sono apprezzati sensibilmente, scrive la Bundesbank nel suo ultimo report mensile, e Joerg Asmussen, membro del direttorio della BCE, avverte che è necessario seguire il prezzo degli immobili con attenzione.

Achtung, allarme speculazione! Tradotto dal linguaggio sobrio dei banchieri centrali - e proprio in Germania, dove i cittadini dopo molti anni difficili, per la prima volta si accorgono che il mercato può anche salire. E dove i politici volentieri puntano il dito verso le economie del debito anglosassoni. 

Che cosa sta succedendo qui? I tedeschi sono diventati alla fine pazzi come gli americani, che in preda ad una febbre da immobile hanno messo il loro paese nei guai? La crescita dei prezzi degli immobili aveva reso credibile l'illusione della ricchezza e del benessere, mentre oggi le nuove città da sogno marciscono nelle periferie, e l'economia affonda nei debiti.

I risparmiatori dei paesi in crisi vogliono portare in sicurezza i loro risparmi

Una prima risposta non la si trova in Germania ma in Svizzera. Piu' precisamente a Basilea. Nei pressi della stazione ferroviaria in una zona tranquilla c'è un edificio a forma di cilindro con una facciata di acciaio e vetro in aria: la centrale delle banche per i regolamenti internazionali. Chi supera le porte di sicurezza entra in un mondo parallelo. Tappeti pesanti che assorbono ogni suono, vetri oscurati. Negli uffici climatizzati gli specialisti della finanza controllano per conto della comunità internazionale i flussi internazionali di denaro.

Poichè quello che accade qui dentro non è destinato a diventare pubblico, non è possibile fare nomi. Ma si può dare un'occhiata alla fila di dati che a Basilea vengono analizzati. Mostrano che i flussi internazionali di capitale hanno cambiato direzione: se negli ultimi anni grandi quantità di capitali tedeschi erano affluiti all'estero, ora gli investitori esteri trasferiscono i loro capitali verso la Germania. Sono principalmente risparmiatori spaventati dei paesi del Sud Europa in crisi, che vogliono mettere in sicurezza i loro risparmi. Oppure fondi di investimento dall'Asia, Scandinavia o Nord America che si spettano rendimenti succosi dall'economia tedesca in pieno boom. 

Sempre piu' spesso investono in immobili. L'agenzia di servizi immobiliari CB Richard Ellis parla addirittura di una "corsa agli immobili nelle regioni metropolitane tedesche". A Berlino le stime suggeriscono che lo scorso anno gli investitori stranieri hanno realizzato un terzo di tutti gli acquisti immobiliari. 

Una di queste è Einar Skjerven, 46 anni, vestito scuro, capelli semi lunghi pettinati all'indietro, da 20 anni nel mondo finanziario. Per la società di investimento norvegese Industrifinans ha investito a Berlino 145 milioni di Euro. A intervalli regolari Skjerven organizza tour delle proprietà attraverso Berlino. Davanti ad un palazzo nella Pappeallee nel quartiere di Prenzlauer Berg si ferma. Una facciata austera, 16 abitazioni, anno di costruzione 1905.

Industrifinans ha comprato lo stabile per 730.000 € e tre anni piu' tardi lo ha rivenduto per 1.19 miliioni di Euro - un aumento di valore del 63 %. Al momento Skjerven è alla ricerca di abitazioni per un altro fondo, e questo è un grosso lavoro. Gli immobili dovevano essere acquistati entro il 31 di agosto dello scorso anno. Ma il termine è stato posticipato "perchè erano semplicemente troppo costosi" ci dice Skjerven.

Non c'è da stupirsi, i professionisti ricevono sempre piu' la concorrenza dai privati cittadini. Una parte del denaro in fuga dal sud Europa arriva sui conti delle banche tedesche, che così possono offrire ai loro clienti credito molto economico. Chi in Germania vuole prendere a prestito del denaro, può approfittare della crisi in corso nel Sud Europa: per un prestito immobiliare a 10 anni le banche pretendono un tasso di interesse del 3 % invece del 5 o 6% come accadeva fino a poco tempo fa. Ogni punto percentuale in meno su un credito di 500.000 Euro, comporta la riduzione della rata mensile di circa 420 €. Questo rende l'acquisto attrattivo - e fa salire i prezzi.

Prima interi stabili rimanevano vuoti, oggi si vendono da soli.

Le conseguenze si possono notare nel quartiere berlinese di Neukölln. Davanti alla pretura si è formata una lunga coda. E' in programma un'asta giudiziaria. In anticamera, al controllo di sicurezza, si fermano così tante persone che non si riesce piu' ad aprire la porta. La maggior parte vuole acquistare l'appartamento per conto proprio, sono sulla trentina, alcuni indossano scarpe da jogging e tute sportive. Quasi tutti non hanno visto ancora l'abitazione. "Appena un anno fa potevamo essere felici se qualcuno si fosse fatto vivo" ci dice un rappresentante della banca specializzata in immobili WL Bank, che ha ottenuto l'asta.

In questi giorni si tratta un'abitazione da 3 stanze nella Reuterstrasse 2, 86 metri quadrati; valore di mercato 67.000 €. La Reuterstrasse è nel centro di Neukölln, ancora un quartiere difficile, dove uomini con la canottiera a costine portano a passeggio i loro cani da combattimento. Ma questo non sembra disturbare la maggior parte dei giovani, che da qualche tempo vi si trasferiscono in massa. Joachim Brandl-Peverall offre per un conoscente italiano.  E' uno specialista del settore immobiliare e fino a poco tempo fa ha lavorato per un investitore immobiliare. Conosce Berlino e negli ultimi mesi ha già partecipato a diverse aste giudiziarie. Tre settimane fa ha visto come un'abitazione mediocre nel quartiere di Neukölln sia andata per un valore di mercato doppio ad una giovane coppia. La fermata del bus davanti la porta di casa e il pessimo stato della casa probabilmente non hanno disturbato i giovani acquirenti. "Le persone molto spesso non sanno quello in cui si stanno incastrando" ci dice.  --CONTINUA--