martedì 1 maggio 2018

Voci dalla Linke: "Non esiste un diritto all'immigrazione, aiutiamoli a casa loro!"

Nella Linke tedesca, dopo le recenti prese di posizione di Oskar Lafontaine e della moglie Sahra Wagenknecht, alcuni membri di spicco del partito, fra loro anche Fabio De Masi, hanno fatto uscire un documento con il quale prendono una posizione molto chiara sul tema dell'immigrazione e delle politiche per i rifiugiati: non è scritto da nessuna parte che esiste un diritto all'immigrazione, aiutiamoli a casa loro! Ne parla la TAZ.de


Nel dibattito sui profughi e sui migranti interno alla Linke diversi esponenti di spicco del partito hanno preso posizione con un documento comune "per una politica di immigrazione di sinistra, umana e socialmente regolata". Si tratta probabilmente del documento piu' dettagliato che fino ad ora abbia provato a tracciare un punto di contatto nell'attuale situazione di polarizzazione fra la leadership del partito rappresentata da Katja Kipping, schierata a favore dell'apertura delle frontiere e il capogruppo al Bundestag Sahra Wagenknecht, che invece sostiene una politica sull'immigrazione piu' restrittiva. Fra i firmatari ci sono i membri del Bundestag Fabio De Masi, Jutta Krell, Michael Leutert, Sabine Zimmermann e il membro del consiglio federale Ralf Krämer.

I firmatari si allontanano decisamente dal concetto delle "frontiere aperte". Il documento recita: "i controlli alle frontiere non sono di per sé né violenti né disumani". Senza la gestione delle frontiere gli stati resterebbero "indifesi contro la criminalità organizzata e il terrorismo".

Gli autori si schierano a favore di una distinzione fra le politiche di immigrazione e quelle sui rifugiati. "La protezione per le persone in stato di necessità è qualcosa di diverso dall'immigrazione illimitata, che riguarderebbe tutti coloro che desiderano guadagnare di piu' oppure sono alla ricerca di un tenore di vita migliore". Nel secondo caso "i paesi riceventi hanno il diritto di regolare l'immigrazione". Dopotutto anche nella carta delle Nazioni Unite non viene sancito alcun diritto universale all'immigrazione. "Non esiste di fatto alcun diritto riguardante la libertà globale di movimento o la libertà di insediamento e non ci sarà nulla di simile anche nel prossimo futuro".

Il modello delle frontiere aperte è solo una "visione per il futuro": "al momento le condizioni non ci sono. Abbiamo bisogno di soluzioni realistiche e transitorie che ci possano avvicinare a questo obiettivo". Queste dovranno "essere accettabili per i lavoratori dipendenti e per la parte meno privilegiata della società".

"Privilegio per le piccole minoranze mobili"

Degno di nota in particolare è il sesto punto del documento, intitolato "Sinistra politica e solidarietà internazionale". Mentre il dibattito di sinistra in Germania ruota attorno alla possibilità che chiunque voglia farlo possa entrare nel paese, gli autori fanno riferimento alla sinistra latinoamericana che invece discute del diritto a non dover emigrare. "Con lo stesso sforzo finanziario, spesso è possibile ottenere nei paesi di origine un multiplo di cio' che in termini di miglioramento delle condizioni di vita puo' essere raggiunto in questo paese", scrivono gli autori.

"La migrazione non regolamentata di lavoratori non offre alcuna prospettiva di alleviare la miseria del mondo, ma si rivolge direttamente a una piccola minoranza di privilegiati che si possono spostare". La migrazione di lavoratori deve essere regolata. Gli autori menzionano proposte come gli accordi speciali con i paesi non-UE per l'arrivo di lavoratori non qualificati, ma anche una lista di lavori con un'eccedenza di manodopera, per i quali non potrà essere concessa nessuna autorizzazione all'ingresso. "I processi di migrazione dovrebbero avere effetti positivi ed evitare quelli piu' negativi per tutti gli interessati, senza quindi mettere in pericolo le persone nei paesi di origine e in quelli di destinazione, ma promuovendone il benessere".

Sulla questione dei rifugiati gli autori sostengono "una politica che aiuti tutti". A cio' appartiene anche il sostegno nei confronti dei paesi fuori dall'UE che accolgono i rifugiati, sia con il denaro, sia "con l'ammissione contingentata di rifugiati" direttamente da questi stati.

Il documento evita una questione controversa all'interno del partito, come quella di indicare i casi in cui i migranti dovranno essere espulsi. Il documento serve ad alimentare il dibattito interno al partito. Al congresso del partito previsto a giugno a Lipsia, infatti, la richiesta di avere "frontiere aperte" sarà messa ai voti nella mozione presentata dai vertici del partito.

sabato 28 aprile 2018

Perché con Olaf Scholz alle finanze i tedeschi non potranno piu' dare le solite lezioncine sui salvataggi bancari

Il socialdemocratico Scholz è stato per molti anni il sindaco di Amburgo e quindi responsabile per gli oltre 20 miliardi di euro di denaro pubblico spesi per tenere a galla HSH Nordbank, la banca zombie di Amburgo al centro del piu' grande scandalo finanziario tedesco. Come faranno i tedeschi alla prossima crisi bancaria ad alzare il ditino nei confronti del sud-europei con un ministro delle finanze che dal 2011 copre gli errori e le collusioni della politica tedesca con una pioggia di miliardi pubblici? Ne parla Werner Marnette sulla Hamburger Abendblatt


Tra il 24 febbraio 2009 e il 28 febbraio 2018 grazie a HSH Nordbank sono stati bruciati oltre 13 miliardi di euro di denaro dei contribuenti tedeschi - oppure se preferite 4 milioni di euro al giorno. Cio' sarebbe stato evitabile se i politici avessero adempiuto ai loro doveri di controllo. Proprio Olaf Scholz, dal 2011 corresponsabile per i salvataggi HSH, il 28 febbario di quest'anno ha affermato: "Non vediamo alcun errore nella nostra condotta su questa vicenda".

L'autorità di vigilanza bancaria tedesca già nel febbraio 2009 aveva fissato una scadenza minacciando la chiusura di HSH. I capi di governo Carstensen e Beust avevano poi annunciato che HSH Bank doveva essere salvata con oltre 13 miliardi di euro. Il pacchetto di salvataggio era senza alternative, almeno cosi' dicevano.

Nove anni dopo siamo arrivati alla fine della storia. Già nel 2015 l'UE ne aveva ordinato la vendita oppure la liquidazione dopo che la banca nel corso dello stesso anno si era trovata di fronte alla bancarotta. Il 28 febbraio di quest'anno Daniel Günther e Olaf Scholz (presidenti delle regioni) si sono presentati davanti alla stampa a Kiel. "E' un grande passo verso la fine del viaggio della nostra regione nel mondo delle banche commerciali", ha detto in quell'occasione Günther. Sono seguiti discorsi impegnativi sul grande sforzo fatto per proteggere il patrimonio della regione e per evitare nuovi rischi causati dalla concessione di ulteriori garanzie. Affermazioni facilmente confutabili.

I presidenti delle regioni durante la conferenza stampa hanno spiegato che avrebbero venduto HSH come una singola banca e che avrebbero ottenuto "un prezzo di vendita inaspettatamente buono". "E' una linea di chiusura dopo gli sviluppi sbagliati negli anni fra il 2003 e il 2008", ha detto Scholz in quell'occasione. Il costo complessivo sostenuto dai cittadini tuttavia è stato tenuto nascosto. Oltre alla frase fatta "il fantasma è qui, ma è imprigionato", in quell'occasione Scholz non ha avuto altre parole per i cittadini.

In realtà la banca non è vendibile, e non è in alcun modo possibile ottenere un valore positivo dalla sua vendita. Il valore aziendale è negativo per diversi miliardi di euro. Il prezzo pagato, pari a un miliardo di euro, a causa del "meccanismo di aggiustamento del prezzo di acquisto" è puramente fittizio. Nei fatti le 2 regioni pagano ai "compratori" un importo pari alla somma delle garanzie di 10 miliardi di euro e gli lasciano una banca che è stata ripulita dai crediti inesigibili a spese dei cittadini. Olaf Scholz ha reagito in maniera alquanto irritata alle domande critiche della stampa sull'uso della garanzia da 10 miliardi di euro. "Avete fatto una ricerca non corretta", ha rimproverato a un rappresentante della stampa.

L'irritazione del Bürgermeister è comprensibile, si sente preso di mira. Olaf Scholz già da anni sapeva molto bene che il pacchetto di salvataggio sarebbe fallito e i 10 miliardi di euro di garanzia sarebbero stati interamente utilizzati. Anche durante la sua presidenza HSH ha potuto continuare a scaricare indisturbatamente il peso dei suoi crediti deteriorati sui cittadini e a mostrare profitti, laddove in realtà non ce n'erano. Al piu' tardi nel 2015 il perfido gioco della banca sarebbe dovuto finire, visto che le perdite accumulate dal 2009 ammontavano a oltre 5 miliardi di euro e il fallimento non era piu' evitabile.

Olaf Scholz e Torsten Albig (presidenti delle regioni) hanno salvato la banca ancora una volta: si sono fatti approvare dai parlamenti regionali una garanzia di 16.2 miliardi di euro, hanno condonato agli armatori oltre 800 milioni di debiti e hanno scaricato sui cittadini crediti navali inesigibili per oltre 6 miliardi euro. L'UE con la decisione di imporre la vendita della banca entro il 28 febbraio 2018, o in alternativa la risoluzione della banca, ha reagito correttamente, ma ormai era troppo tardi. E' lecito avere qualche dubbio sul fatto che quella di HSH si tratti effettivamente di una vendita. Si tratta piuttosto di un accordo con i fondi hedge Cerberus e JC Flowers, mediante il quale i compratori e il consiglio di HSH sono riusciti ad imporre i loro interessi e quelli di alcuni  particolari clienti bancari a scapito di quelli dei cittadini. La "vendita" sarebbe piuttosto una risoluzione privata realizzata insieme agli Hedge-Fund, con la quale è stato garantito un livello massimo di opacità rispetto a quanto sarebbe accaduto con una risoluzione gestita secondo le procedure pubbliche. Per Cerberus e J.C. Flowers sarà invece un affare miliardario, soprattutto se ci dovessero essere accordi paralleli con il consiglio di HSH e con gli armatori.

La stretta interdipendenza fra la politica, le imprese e HSH Norbank probabilmente è la vera la ragione dietro questo disastro di dimensioni miliardarie. Si è costituito un cartello del silenzio che non ha alcun interesse a fare un chiarimento. Il Prof. Martin Hellwig, esperto di banche, ha trovato parole molto chiare sull'argomento: "i responsabili della banca e dei governi sono riusciti ad evitare con successo una discussione pubblica grazie alla copertura, la minimizzazione dell'accaduto e alla mancanza di risposte. Le decisioni sui salvataggi del 2009, 2013, 2015/2016 si basavano su previsioni evidentemente sbagliate. (...) la responsabilità in democrazia è un'altra cosa".

Come altri prima di lui, Olaf Scholz puo' sentirsi sicuro davanti alla legge. Secondo l'ufficio del procuratore di Amburgo i membri del governo non "hanno la responsabilità delle decisioni prese, le hanno solo preparate". Il ruolo dei deputati viene invece considerato in maniera diversa. Se commettono errori a causa di informazioni mancanti, si rendono passibili di azioni giudiziarie, in quanto avrebbero avuto il diritto "di pretendere ulteriori informazioni dal Senato". Questo tuttavia è stato ripetutamente impedito sin dal 2009 dai governi regionali e dai vertici di HSH giustificando questa condotta con il segreto bancario.

Sarà ora interessante vedere come si comporteranno i due parlamenti regionali. Come nel 2009 i documenti relativi alle decisioni sono a disposizione dei deputati regionali. Documenti che non danno risposte ad alcune importanti domande e in cui si afferma senza una prova che una risoluzione ordinata della banca sarebbe stata la strada peggiore.

Il totale delle perdite causate da HSH Nordbank alla fine potrebbe essere di oltre 20 miliardi di euro, ma diventerà percepibile solo nel giro di qualche anno, grazie a politici come Olaf Scholz che sono riusciti a nascondere le perdite all'interno di altre società veicolo.


Puntate precedenti sullo stesso tema: Salvataggi alla tedeska: come è andata a finire?

Schäuble 2.0

Chi è il socialdemocratico Olaf Scholz, il nuovo ministro delle finanze tedesco? Nelle prime uscite pubbliche ha voluto mostrare una certa continuità con il suo predecessore tanto che la stampa tedesca lo ha ridefinito uno "Schäuble 2.0". Sullo sfondo i salvataggi greci, lo scenario perfetto dove mostrare la proverbiale rigidità del membro tedesco. Ne parla German Foreign Policy.


"Come Schäuble, solo un po' piu' carino"

Il nuovo ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz (SPD) sta cercando di portare avanti la dura linea di politica fiscale imposta dal suo predecessore Wolfgang Schäuble, nonostante la crescente pressione internazionale. L'ex sindaco di Amburgo, durante le sue prime apparizioni pubbliche nella sua nuova veste di ministro, si è visibilmente sforzato di sottolineare la continuità della politica fiscale tedesca. Cosi' ad esempio in un discorso tenuto presso il German Marshall Fund of the United States (GMFUS) ha voluto sottolineare di ritenere indispensabili politiche fiscali "solide"; in una tavola rotonda presso la sede del FMI a Washington ha poi ribadito di voler insistere sulle cosiddette "riforme strutturali", che in realtà altro non sono che i programmi di austerità, imposti da Berlino all'eurozona - con conseguenze socio-economiche devastanti. Sulle proposte di riforma avanzate dal presidente francese, come l'istituzione di un ministro delle finanze dell'eurozona, durante le sue uscite pubbliche Scholz non si è mai pronunciato. Una unione bancaria per lui sarebbe pensabile solo dopo aver ridotto i crediti a rischio nei paesi europei in crisi. Scholz sta cercando piuttosto di smorzare le aspettative di molti paesi europei in merito alla possibilità "che il nuovo governo tedesco possa aprire i cordoni della borsa". Il nuovo ministro delle finanze "su molti punti sta portando avanti il corso politico del suo predecessore", scrivevano gli osservatori in occasione della sua apparizione pubblica a margine del meeting di primavera del FMI a Washington. [1] La stampa economica ha scritto di lui: "Scholz è come Schäuble, solo un po' piu' carino".

Sempre in cerchio

Particolarmente controversa è la gestione del debito sovrano greco che venerdì scorso è stata all'ordine del giorno in occasione della riunione del "Gruppo di Washington" fra il FMI, la BCE, il MES ed i ministri delle finanze dei quattro paesi più grandi della zona euro. Il FMI insiste affinché la Grecia ottenga una sostanziale riduzione del debito, senza la quale Atene non è in grado di riportare sotto controllo le proprie finanze, è stato ripetuto piu' volte da Washington. Berlino tuttavia si ostina a bloccare questo accordo: da circa tre anni il dibattito fra il FMI e il ministro federale delle finanze "si muove in un cerchio", per il FMI la politica di austerità tedesca in Grecia sarebbe infatti troppo estrema, constata la stampa economica [3]. Il FMI si rifiuta di versare il suo contributo di 1.6 miliardi di euro nel programma di aiuti per la Grecia.

Berlino contro Parigi

Berlino preferirebbe l'abbinamento del taglio del debito - ad esempio il rimborso degli interessi sulle obbligazioni greche da girare ad Atene - con ulteriori "misure di privatizzazione". [5] In caso di buona condotta di Atene al governo greco verrebbero trasferiti 1.6 miliardi di euro, si dice. Collegando direttamente le misure sulla riduzione del debito con il controllo politico si potrebbe fare in modo "che il governo di Atene anche nei prossimi anni non si discosti troppo dal corso di riforme intrapreso fino ad ora". La tipica durezza tedesca contrasta pero' con la posizione francese, che vorrebbe invece andare incontro ad Atene e mira a concedere ad un paese  economicamente devastato uno sconto sul debito per almeno 18 miliardi di euro. [6] Il contesto: Atene è in trattative dirette con Parigi per l'acquisto di 4 fregate francesi da utilizzare nell'ambito di una partenariato strategico per la difesa aerea dell'Egeo - contro ogni attacco della Turchia. 

Durezza tedesca

ll ministro delle finanze tedesco durante i negoziati dovrà portare a termine "un difficile esercizio di funambolismo" [7], si dice. Ma la crescente pressione internazionale per allentare il regime di austerità si scontra con una forte ostruzione interna: i tagli al debito in Germania non "sono esattamente popolari". In particolare all'interno del gruppo parlamentare dell'Unione c'è resistenza nei confronti di ogni concessione ad un paese impoverito da 8 anni di diktat. Si teme che con l'uscita dal draconiano regime di austerità si possano rafforzare i partiti di destra come AfD oppure l'ala piu' estrema della FDP. La CSU, con le elezioni in Baviera alle porte, non ha nessun interesse ad avviare una discussione su questo tema e cerca di mantenere il silenzio sull'argomento. Il Bundestag tuttavia entro l'estate dovrà prendere una decisione in merito alle misure concrete da intraprendere per ridurre il debito di Atene. In Germania, una certa durezza nei confronti della Grecia viene considerata come un mezzo relativamente sicuro per accumulare capitale nella politica interna. Anche il capo dell'ufficio di Cancelleria Altmaier, ancora a febbraio, aveva voluto legare il pagamento di una ulteriore tranche di aiuti ad Atene con la richiesta di rendere piu' rapidi i pignoramenti delle case .[8]



[1] Roland Pichler: Der neue spricht wie der alte Finanzminister. stuttgarter-nachrichten.de 20.04.2018.

[2] Christian Ramthun: Scholz ist wie Schäuble, nur netter. wiwo.de 20.04.2018.

[3] Martin Greive, Jan Hildebrand, Ruth Berschens: IWF wartet auf Deutschland - Finanzminister Scholz soll Griechenlands Schuldenlast lindern. handelsblatt.com 17.04.2018.

[4] Jan Strupczewski: Euro zone to link debt relief to sound future Greek policies. reuters.com 21.04.2018.

[5] Martin Greive, Jan Hildebrand, Ruth Berschens: IWF wartet auf Deutschland - Finanzminister Scholz soll Griechenlands Schuldenlast lindern. handelsblatt.com 17.04.2018.

[6] Martin Greive, Jan Hildebrand: Hilfen für Griechenland könnten Finanzminister Scholz in Bedrängnis bringen. handelsblatt.com 03.04.2018.

[7] Martin Greive, Jan Hildebrand, Ruth Berschens: IWF wartet auf Deutschland - Finanzminister Scholz soll Griechenlands Schuldenlast lindern. handelsblatt.com 17.04.2018.

[8] Altmaier macht Druck auf Athen. n-tv.de 19.02.2018.

venerdì 27 aprile 2018

Mark Schieritz: la risposta tedesca a Macron per evitare che AfD diventi il primo partito

Mark Schieritz su Die Zeit prova a delineare la risposta minima che la politica tedesca potrebbe dare a Macron sul tema delle riforme europee, senza destabilizzare il panorama politico tedesco e senza spianare la strada ad Alternative fuer Deutschland. Da Die Zeit.

Mark Schieritz

Secondo un vecchio detto, il meglio è nemico del bene. Lo stesso vale per la discussione sulle riforme proposte dal presidente francese Emmanuel Macron. 

Macron la scorsa estate ha presentato dei piani ambiziosi per una riorganizzazione dell'unione monetaria e da allora attende una risposta da Berlino. Il fatto che i tedeschi si trovino in difficoltà nel dare questa risposta, spesso viene interpretato come un'indicazione di un certo livello di apprensione dei tedeschi sulle politiche europee, ma questa è solo metà della storia.

La redistribuzione non funziona ovunque

Che per la Germania e la Francia non sia cosi' facile trovare una convergenza, ha semplicemente a che fare con i diversi interessi politici. Una maggiore redistribuzione in Europa non funzionerebbe allo stesso modo per tutti i paesi. Detto in altre parole: cio' che potrebbe tenere sotto controllo i populisti nell'Europa del sud, metterebbe le ali ai populisti del nord.

Si sostiene anche che la Germania avrebbe dei vantaggi se ad esempio venisse introdotta una garanzia europea sui depositi, in quanto si ridurrebbe il rischio di una crisi bancaria. Questo argomento è economicamente corretto, ma non cambia la realtà politica con cui il governo federale deve fare i conti.

Nessuno alla fine avrebbe un vantaggio reale se i depositi bancari in Italia fossero protetti un po' meglio ma se contemporaneamente AfD dovesse diventare il primo partito alle prossime elezioni generali - il che, se si guardano i sondaggi sulla Germania dell'est, non puo' essere affatto escluso. Alla fine anche i risparmiatori tedeschi non ne trarrebbero alcun vantaggio.

C'è una risposta possibile per Macron che nei fatti potrebbe far progredire l'unione monetaria senza destabilizzare il panorama politico tedesco? La buona notizia è: esiste.


Innanzitutto l'unione monetaria non è piu' nelle condizioni in cui si trovava allo scoppio dell'ultima crisi. E' stato creato un fondo per la gestione delle crisi, l'ESM, che puo' erogare aiuti agli stati in difficoltà. C'è un regime comune per la gestione delle crisi bancarie. C'è una banca centrale, che ha dimostrato che anche in caso di emergenza non esiterebbe a prendere misure non convenzionali per difendere la stabilità della valuta.

Queste cose sono state sostenute anche dai tedeschi, sebbene noti economisti avessero messo in guarda dall'iperinflazione e dal collasso debitorio. In realtà oggi l'inflazione è piu' bassa di quanto non fosse prima della crisi. Anche il debito pubblico sta calando, e probabilmente possiamo essere felici del fatto che a governare il paese siano i politici e non gli economisti.

Una lacuna nell'architettura anti-crisi

La BCE sta raggiungendo il limite delle sue possibilità nella misura in cui non puo' fissare un tasso di interesse specifico per gli stati in crisi. Quando la possibilità di fare debito pubblico si esaurisce, resta solo l'accesso al fondo ESM. E al momento le risorse vengono erogate solo se la stabilità dell'intera area valutaria è in pericolo e al paese richiedente vengono imposte condizioni difficili. E di questo molti stati hanno paura.

Questa lacuna nell'architettura anti-crisi potrebbe essere colmata se in futuro il fondo ESM potesse intervenire anche in caso di un'emergenza non cosi' grave. Si potrebbe ipotizzare ad esempio che il fondo trasferisca denaro alle assicurazioni nazionali contro la disoccupazione, in modo da evitare che alle persone che perdono il lavoro vengano tagliati anche i sussidi. Quando la crisi sarà superata, questi soldi dovranno poi essere ripagati al fondo.

Cio' aiuterebbe i paesi colpiti e in Germania sarebbe politicamente rivendibile, almeno se il governo avesse il coraggio di fare un tentativo. Un ulteriore vantaggio: al di là delle proposte di ampia portata fatte da Macron, non è necessario modificare i trattati europei, cosa che al momento non è politicamente fattibile.

L'Eurozona sarebbe salva per sempre con questa soluzione minima? Probabilmente no, ma diventerebbe almeno un po' piu' stabile. E non è poco di questi tempi.

lunedì 23 aprile 2018

Hartz IV: poco per vivere, troppo per morire

La ZDF (RAI 2 tedesca) intervista Frank Steger, un consulente Hartz IV che a Berlino aiuta le persone in difficoltà a difendersi dalle richieste e dalle vessazioni dei Jobcenter. Steger sulle sanzioni previste da Hartz IV non ha dubbi: servono solo a tenere in piedi un gigantesco settore a basso salario e sono una minaccia alla dignità delle persone. Ne parla la ZDF


heute.de: l'ex cancelliere federale Gerhard Schröder, per giustificare l'introduzione di Hartz IV, sottolineo' allora che non esiste alcun diritto alla pigrizia. Le sanzioni possono essere considerate una risposta pedagogicamente giustificata?

Steger: è un vecchio pregiudizio quello quello secondo il quale la disoccupazione sia dovuta alla pigrizia. Questo argomento viene usato spesso per screditare le persone e per alimentare le discussioni da bar, ma non riflette la realtà. Questo approccio non riesce a spiegarci perché in Germania nel mercato del lavoro abbiamo situazioni molto diverse. I bavaresi non sono necessariamente piu' diligenti dei tedeschi dell'est. Piuttosto, secondo la nostra esperienza, la stragrande maggioranza delle persone vorrebbe lavorare e partecipare alla vita sociale. 


Parlare di pigrizia è servito piu' che altro a giustificare la propria politica di riduzione dei diritti sociali. Le sanzioni sono uno strumento collaudato per far avanzare il settore a basso salario, cresciuto massicciamente grazie ad Hartz IV. E si tratta in primo luogo di questa minaccia. Il problema: le persone sanno di poter essere sanzionate se non sono disposte a cedere alle pressioni esercitate su di loro. Ecco perché finiscono per accettare ogni lavoro possibile anche con un pessimo stipendio. Gerhard Schröder a Davos durante l'incontro dei capi di stato e delle elite economiche si è persino vantato di aver "creato il piu' grande settore a basso reddito in Europa".

heute.de: con quale frequenza nella consulenza quotidiana ha a che fare con persone colpite da sanzioni Hartz IV?

Steger: quantitativamente si tratta di un problema marginale. Il tasso di sanzioni è intorno al 3%, percentuale che si riflette anche nel nostro lavoro. Sono altri i temi che dominano la routine di consulenza. Si tratta soprattutto dell'assunzione dei costi per l'alloggio. A Berlino, come altrove, i sussidi concessi dallo stato ai beneficiari di Hartz IV spesso sono insufficienti per coprire il costo reale degli alloggi. Alle persone colpite viene quindi chiesto di ridurre le spese per l'affitto, possibile pero' solo allontanandosi dalla città. Di solito nelle grandi città è pura teoria. L'unica via di uscita: le persone colpite devono pagare con il loro sussidio Hartz IV la differenza esistente fra i costi di affitto effettivi e quelli ricevuti con il sussidio per l'alloggio. In questo modo finiscono per scendere sotto al livello minimo di sussistenza. Ma quando il sanzionato arriva da noi, in genere per la persona coinvolta si tratta di una questione di sopravvivenza.

heute.de: quali sono le conseguenze delle sanzioni per le persone colpite?

Steger: le sanzioni hanno un enorme impatto sulle condizioni di sussistena minime. Se ad esempio su di una prestazione di 416 euro viene imposta una sanzione del 30%, perché magari un'offerta di lavoro non è stata accettata, al sanzionato restano meno di 300 euro al mese per sopravvivere. Le sanzioni vengono comunque applicate per tre mesi, anche se la persona interessata dovesse poi accettare il lavoro.

heute.de: sono veramente gravi i motivi che portano i Jobcenter a comminare delle sanzioni?

Steger: è stato documentato che il 70% delle sanzioni viene imposto perché la persona non si è presentata ad un appuntamento. Questo spesso non accade perché le persone colpite non vogliano rispettare le regole, ma semplicemente perché sono disorganizzate. Non hanno un calendario per gli appuntamenti oppure non aprono regolarmente la posta che ricevono, perché ad esempio hanno paura.

heute.de: in quale misura secondo lei l'espressione "troppo poco per vivere, troppo per morire" puo' essere applicata ad Hartz IV?

Steger: anche dal punto di vista scientifico è stato calcolato che i sussidi standard, a seconda del nucleo da cui vengono percepiti, sono fino a 150 euro troppo bassi. Per chiarire: la somma prevista dalle tariffe standard per l'alimentazione e le bevande è di 4.77 euro al giorno. Per l'educazione ci sono 1.06 euro al mese. Riuscire a sopravviere, a dir poco, è una sfida. Vediamo ogni volta che le persone colpite dopo il 20 del mese hanno dei problemi a sopravvivere. Per non parlare di quando un elettrodomestico si rompe.

heute.de: Hartz IV e l'idea secondo cui bisogna "aiutare e pretendere" sono ancora attuali?

Steger: sono dell'opinione che Hartz IV sin dalla sua introduzione sia superato e mi auguro si possa tornare ad un sistema di sicurezza sociale in grado di proteggere dalla disoccupazione e di mitigarne le conseguenze. A Berlino abbiamo la situazione in cui solo il 20% dei disoccupati percepisce un'indennità di disoccupazione. L'altro 80% percepisce un'indennità Hartz IV. In linea di principio oggi la disoccupazione è sinonimo di povertà. Si tratta di una grave aberrazione socio-politica. Dopo un anno di disoccupazione le persone devono aver utilizzato la maggior parte dei loro beni ed essersi spogliate di tutto per poter accedere alle prestazioni Hartz IV. Già questa è sufficiente come umiliazione, per non parlare delle sanzioni.

venerdì 20 aprile 2018

Rehberg (CDU): "Macron non l'ha capito ma sui soldi tedeschi si decide a Berlino"

L'intervista a Deutschlandfunk di Eckhardt Rehberg, membro della commissione bilancio al Bundestag per la CDU, non lascia alcun dubbio sulla posizione del tedeschi in merito alle riforme europee. Il messaggio per il giovane presidente francese è chiaro: Macron non l'ha ancora capito ma sull'utilizzo dei soldi tedeschi si continuerà a decidere a Berlino. Chi vuole avere i soldi dei tedeschi dovrà accettare le condizioni imposte dal Bundestag, mentre la garanzia comune sui depositi si farà nel giorno di poi dell'anno di mai. Da Deutschlandfunk.de


DLF: Herr Rehberg, quale messaggio dovrebbe portare con sé Macron da Berlino?

Rehberg: Macron dovrebbe portare con sé il messaggio che in molti ambiti in cui ci si puo' aspettare un valore aggiunto da una collaborazione a livello europeo, è necessario sostenere l'approfondimento dell'Unione Europea - i temi relativi alle politiche di sicurezza, alla difesa delle frontiere esterne, alla tassazione delle imprese, alla politica digitale comune, oppure alla politica comune in maniera di asilo. Siamo invece scettici in merito alle sue proposte e a quelle della Commissione UE dello scorso dicembre - che devono essere viste nello stesso contesto - relative allo sviluppo del fondo monetario europeo e dell'unione bancaria.

DLF: che cosa la preoccupa di questi piani?

Rehberg: quando io ad esempio guardo alle proposte di Macron e della Commissione UE sul tema del fondo monetario europeo, vedo che i diritti di partecipazione dei parlamenti, del Bundestag tedesco, che sono garantiti dalle sentenze della Corte Costituzionale tedesca, non vengono nemmeno presi in considerazione. La legge di bilancio del parlamento tedesco oggi dice che è necessario coinvolgere il Bundestag in ogni transazione dell'ESM e ci aspettiamo, come è indicato anche nel contratto di coalizione, che i diritti di partecipazione del parlamento tedesco e della commissione bilancio del Bundestag non vengano ridotti. E non è possibile che la Commissione UE voglia avviare un percorso di modifica dei trattati che escluda i parlamenti nazionali. Vorremmo essere coinvolti. Alla fine si tratta dei soldi dei contribuenti tedeschi.

DLF: ma l'Europa puo' davvero uscire dalla crisi attuale tenendo tutto nelle mani dei singoli stati dell'UE senza trasferire almeno alcune delle competenze alle istituzioni europee?

Rehberg: dipende della condizioni quadro, e la Commissione UE ad esempio non ha dato buona prova di sé in materia di monitoraggio del patto di stabilità. Ci sono state circa 100 infrazioni e nessuna è stata sanzionata. Non abbiamo nulla ad esempio contro un fondo monetario europeo, che sia indipendente dalla Commissione UE, come accade per la BCE o per la Banca Europea per gli Investimenti. Ma se ci sono fondi nazionali, bisogna dare ai parlamenti e ai governi nazionali il diritto di esprimersi.

DLF: Herr Macron non ha capito?

Rehberg: Herr Macron, se guardo alle sue idee originali, avremmo dovuto creare un nuovo budget per la zona euro, senza condizioni, senza regole, senza criteri. Diciamo sì alla solidarietà europea, ma solo con regole e condizioni.

DLF: la domanda è ovvia e si ripropone: se guardiamo a quello che è successo durante la crisi finanziaria ed economica, allora la situazione non è pressante? Un bilancio separato dell'UE avrebbe un senso, un bilancio con il quale le istituzioni europee potrebbero reagire a specifiche situazioni di crisi negli stati membri dell'UE.

Rehberg: il meccanismo europeo di stabilità ha dimostrato di funzionare, ed è necessario porsi una domanda fondamentale: chi è responsabile per la stabilità economica e la competitività dei paesi?. A nostro avviso si tratta di una responsabilità essenzialmente nazionale e non è possibile che con questo denaro si finisca per impedire le riforme di cui alcuni paesi hanno bisogno. Senza regole, senza condizioni, secondo l'Unione non si potrà utilizzare il denaro dei contribuenti tedeschi. E se parliamo degli ordini di grandezza - ne nomino solo uno - se dovessimo creare un euro-budget per la zona euro di 100 miliardi di euro, la Germania dovrebbe contribuire con circa 30 miliardi. Sarebbe denaro che dovrebbe provenire dal bilancio federale e dovremmo decidere di ridurre gli investimenti nelle infrastrutture digitali, o nelle scuole tedesche e cosi' via. Queste sono le decisioni che alla fine dovremmo prendere.

DLF: signor Rehber, vuole frenare anche sul tema dell'unione bancaria?

Rehberg: Ja! Penso che considerando lo stato attuale di molte banche europee, ancora piene di prestiti inesigibili, sia inaccettabile voler portare avanti un'assicurazione comune sui depositi. Difficilmente riusciremmo a spiegarlo al risparmiatore tedesco. Non siamo contrari ad una garanzia comune sui depositi, ma prima è necessario eliminare i crediti inesigibili o almeno ridurli in maniera consistente. Dopo questa riduzione potremmo iniziare a parlare di un'assicurazione comune sui depositi.

DLF: e questo potrebbe durare anche anni?

Rehberg: ci vorranno anni, perché penso che non sia politicamente sostenibile, con il nostro sistema bancario fondato su tre pilastri, le casse di risparmio, le banche popolari e soprattutto le banche private, dovremmo garantire il 40, il 50 o il 60% dei crediti inesigibili nei loro bilanci.

DLF: Herr Rehberg, allora possiamo affermare che rifiuta tutte le proposte fatte da Macron in materia di politica economica e finanziaria, almeno nei loro elementi centrali?

Rehberg: no, non è un rifiuto. Soprattutto laddove vediamo un valore aggiunto nell'affrontare le questioni a livello europeo, in quel caso ci stiamo. E vorrei anche sottolineare: io vengo dalla Germania del nord. C'è una lettera di otto ministri delle finanze, in particolare del nord Europa, che sottolineano di non condividere diversi aspetti delle proposte di Macron e della Commissione di Juncker. Dobbiamo fare attenzione: l'Europa non è solo Francia e Germania. L'Europa è composta da 27 stati dell'UE e 17 stati dell'eurozona. E' sempre stata una buona cosa coinvolgere anche i piccoli paesi.

DLF: Herr Macron è un uomo con una certa reputazione. Si è guadagnato l'immagine del riformatore, dell'innovatore carismatico, un uomo che puo' far uscire l'UE dal suo letargo. Queste aspettative sono troppo alte?

Rehberg: se ci si concentra sui temi giusti - ne menziono alcuni: difesa europea comune, migrazione, confini esterni - abbiamo una montagna di lavoro da fare davanti a noi. Pertanto a mio avviso bisognerebbe concentrarsi sul possibile, sul necessario, e non su una visione qualsiasi che una larga parte d'Europa vede in maniera critica. 

giovedì 19 aprile 2018

Il Jumbo-Rat, ovvero la nuova supercazzola *

Il Jumbo-rat è la risposta di Merkel per contenere l'attivismo del giovane presidente francese. E' stato illustrato martedi' a Berlino, ne parlano tutti i giornali, ma sembra una proposta fatta apposta per distogliere l'attenzione dal fatto che al Bundestag l'unione di trasferimento resta politicamente insostenibile. La filosofia che lo ispira probabilmente è la stessa degli ultimi 10 anni: riforme in cambio di aiuti finanziari e investimenti. Quali sono le riforme da fare per avere accesso agli aiuti finanziari saranno ovviamente i tedeschi a deciderlo. Ne parla Handelsblatt


La coincidenza temporale ha un carattere politico simbolico: nello stesso giorno in cui il presidente francese a Strasburgo tiene un importante discorso politico sull'Europa, il gruppo parlamentare dell'Unione a Berlino prepara un documento volto a rallentare molti dei progetti per l'approfondimento dell'unione monetaria. Emmanuel Macron ha chiesto di agire con urgenza, il partito della Cancelliera Angela Merkel al contrario mette in guardia dal prendere decisioni avventate.

Gli avvenimenti mostrano quanto la posizione di Merkel sia al centro del campo di battaglia: la Cancelliera subisce la pressione dei partner europei affinché dia finalmente una risposta alle richieste di Macron. Entro la fine dell'estate vorrebbe raggiungere un accordo con il francese su alcune proposte comuni. Tuttavia Merkel deve fare attenzione a non sovraccaricare il suo gruppo parlamentare. Che si tratti del completamento dell'unione bancaria, dell'istituzione di un fondo monetario europeo o di un bilancio della zona euro - tutto deve essere approvato dal Bundestag. E l'Unione su molti aspetti è alquanto critica.

La Cancelliera vorrebbe mettere al centro del dibattito altri temi: allontanarsi dai tanto impopolari trasferimenti e spostare l'attenzione verso il miglioramento della competitività europea. Già da alcune settimane il suo staff lavora ad una proposta per ridisegnare l'architettura di Bruxelles. Il progetto prevede il rafforzamento del ruolo dei ministri dell'economia. L'Eurogruppo, in cui si incontrano i ministri delle finanze, dovrebbe essere allargato anche ai ministri dell'economia. Un tale "Jumbo-rat" non dovrebbe riunirsi necessariamente ogni mese, ma diverse volte all'anno.

L'obiettivo è chiaro: secondo Merkel non si tratterebbe solo di creare nuovi fondi da cui attingere denaro, come ad esempio il budget per l'eurozona richiesto da Macron, ma di rafforzare l'economia. La Cancelliera ritiene infatti che l'aumento della competitività sia un compito chiave per l'Europa. Inoltre sarà necessario fare di piu' affinché l'economia dei paesi euro non si sviluppi in maniera divergente, almeno cosi' si dice. E qui gli incontri fra i ministri delle finanze e dell'economia dovrebbero fornire impulsi.

La Cancelliera ha annunciato il suo piano martedì durante la riunione del gruppo parlamentare dell'Unione - anche per dare in quella seda una risposta al discorso di Macron a Strasburgo. "La questione della convergenza è importante, tanto quanto quella della competitività", ha detto la Cancelliera, secondo quanto riportato dai presenti. Oltre ai ministri delle finanze anche quelli dell'economia dovranno scambiarsi opinioni, e ha detto: "insieme ai ministri delle finanze dovremmo istituire un Jumbo-Rat per favorire una maggiore convergenza e aumentare la competitività".

Nel gruppo parlamentare dell'Unione la presa di posizione è stata ben accolta. Ma cosa dirà Macron? Giovedi' quando Macron arriverà a Berlino, Merkel gli parlerà del suo piano. E' probabile che il presidente francese non abbia nulla in contrario. Dopotutto in Francia il ministro delle finanze e quello dell'economia sono la stessa persona. Ma difficilmente Macron potrà accontentarsi.

In realtà il presidente francese aveva piani di tutt'altra portata. Ma anche egli avrà notato che i tempi in Europa sono cambiati. I nazionalisti sono in crescita. In Polonia, Ungheria, Gran Bretagna, Olanda, Austria e presto in Italia sono o saranno al governo oppure fanno già parte della coalizione di governo. E in Germania l'Unione resta sotto la pressione di AfD e di una sempre piu' euroscettica FDP.

In questo contesto intorno al pro-europeo Macron si sta creando il vuoto - e questo martedi' al Parlamento europeo gli è stato anche fatto notare. I suoi sogni di integrazione volavano alti, ma ormai appartengono al passato. Macron è atterrato sul terreno della realtà dell'UE nell'anno 2018. Un progetto ambizioso come quello dell'esercito europeo, di cui aveva parlato nel suo primo discorso europeo dell'autunno scorso, non è stato nemmeno menzionato.

(...) "Troveremo entro giugno insieme alla Francia una soluzione comune", ha affermato Merkel martedi'. Anche il partner di coalizione SPD sta facendo pressione - sebbene lo stesso ministro delle finanze Olaf Scholz (SPD) sui piani di riforma dell'UE finora abbia avuto una posizione molto attendista o addirittura scettica. Il leader del gruppo parlamentare della SPD Andrea Nahles ha invece esortato l'Unione almeno a rispettare l'accordo di coalizione il cui titolo è proprio: "Una ripartenza per l'Europa". Lei è rimasta "sorpresa dal fatto che siano state tracciate molte linee rosse da parte dei nostri partner di coalizione, che io tuttavia non posso accettare", ha detto Nahles.

Il Jumbo-rat proposto da Merkel potrebbe oltrepassare la linea rossa tracciata dalla SPD, o comunque al ministero delle finanze il piano viene visto in maniera alquanto scettica. Dopo otto anni i socialdemocratici sono riusciti ad ottenere il ministero che gli permette di avere una maggiore influenza sulla politica europea. Non hanno nessuna voglia di vedersi nuovamente accanto proprio Peter Altmaier (CDU), il ministro dell'economia fidatissimo  di Merkel.

Un accordo per una riforma europea richiederà pertanto a tutte le parti la capacità di scendere a compromessi. E questo è chiaro a tutti (...).

* Il termine supercàzzola (storpiatura dell'originale supercàzzora[1]) è un neologismo (entrato nell'uso comune dal cinema) che indica un nonsense, una frase priva di senso logico composta da un insieme casuale di parole reali e inesistenti, esposta in modo ingannevolmente forbito e sicuro a interlocutori che, pur non capendo, alla fine la accettano come corretta[2]. Il termine è utilizzato per indicare chi parla senza dire nulla (Fonte Wikipedia)