mercoledì 27 giugno 2012

Gli industriali tifano Euro

Su Deutsche Mittelstands Nachrichten scopriamo che gli industriali tedeschi spingono verso una rapida unione politica. L'obiettivo è chiaro: non perdere i vantaggi ottenuti grazie al cambio bloccato con i vicini di casa.
Il presidente della BDI (Confindustria tedesca), Hans Peter Keitel, con una lettere alle associazioni confederate, ha richiesto una unione politica in Europa. Sarà necessario gestire a livello europeo la politica di bilancio. Un Euro possibilmente piu' debole sarebbe di grande aiuto per le esportazioni tedesche. 

Il presidente di BDI Hans Peter Keitel in una lettera alle associazioni aderenti ha indicato i capisaldi della nuova unione economica: "ci sono motivi politici ed economici tangibili" per il mantenimento della moneta unica.

Dal punto di vista dell'industria orientata all'export, grazie all'Euro il commercio è cresciuto: le barriere come i rischi di cambio sono state annullate. Questo per la Germania ha avuto una grande importanza. I fatti indicati da Keitels: "Solo l'anno scorso, l'export nell'area Euro è cresciuto dell'8.6%. In totale nel 2011 circa il 40% dell'export tedesco è andato nell'Eurozona...circa 3 milioni di posti di lavoro in Germania dipendono dall'export verso la zona Euro".

Keitel ritiene che il D-mark avrebbe dato la possibilità ai sud-europei di rendere i prodotti tedeschi piu' cari attraverso una svalutazione. Questo ora non puo' piu' accadere. Anche in rapporto al dollaro, l'Euro è in una migliore condizione di quella del D-mark. La tesi di Keitel: "L'Euro ha effetti asimmettrici: se il suo valore scende sotto il valore dei suoi fondamentali, si hanno effetti positivi per l'economia tedesca. Al contrario se cresce, ci sono effetti negativi per le imprese tedesche nella competizione internazionale".

Anche per quanto riguarda l'inflazione, la Germania avrebbe avuto dei vantaggi: "Di fatto, con l'introduzione dell'Euro, l'inflazione in Germania dal 1999 al 2011 è rimasta vicina all'1.5% annuo. In confronto, i prezzi al consumo con il D-mark negli anni '70 erano cresciuti di oltre il 5%, negli anni '80 e '90 del 2.6 % annuo".

I bassi tassi di interesse sono stati positivi per l'economia, scrive Keitel; anche se il capo della BDI ammette che questo ha portato gli stati e i privati ad un "eccessivo consumo a debito". Keitel sulla situazione attuale del mercato obbligazionario: "I mercati ritenevano la clausola di No-bailout non applicabile a causa degli effetti potenzialmenti disastrosi di una bancarotta statale. Dall'inizio della crisi del debito, i tassi nei paesi della periferia sono cresciuti molto. Non è chiaro quale effetto avrà l'aumento dei tassi sulla crescita futura dell'Eurozona. In ogni caso le possibilità di una politica finanziaria responsabile, durante la crisi sono cresciute. Queste opportunità devono essere utilizzate consequentemente".

E' interessante come Keitel veda la situazione della Germania ad una svolta cruciale, che a lui non appare così rosea: l'Euro non ha dato alla Germania il peso economico per poter plasmare in ambito internazionale il futuro politico. "La percentuale tedesca sul PIL globale è in diminuzione. Mentre la quota tedesca sul totale mondiale è solo del 4%, la quota dell'Eurozona è del 14.5 %. Nel nostro continente solo la EU può essere un vero competitore globale: con circa mezzo miliardo di cittadini, produce un quarto del PIL mondiale. Ogni paese singolo non può diventare un player globale, anche la stessa Germania".

Per questo motivo una forte unione politica è nell'interesse dell'industria tedesca: "Noi europei dobbiamo trasformare l'unione monetaria in una unione politca. Solo attraverso l'inserimento in un quadro istituzionale stabile, le misure di stabilizzazione potranno far crescere la fiducia. La crisi ha mostrato che una politica monetaria comune richiede la messa in comune di importanti elementi di politica economica e finanziaria. L'obiettivo centrale del trasferimento di ulteriori competenze nazionali a livello europeo è quello di promuovere il consolidamento delle politiche di bilancio e delle riforme strutturali". Secondo Keitel, queste misure comprendono il Fiskalpakt, l'ESM e il freno all'indebitamento (Schuldenbremse).

Keitel vuole che queste misure vengano adottate rapidamente. Il leader BDI è inoltre consapevole " che lo sviluppo ulteriore del processo di integrazione europeo deve essere accompagnato  da una legittimazione democratica". 

11 commenti:

  1. Come tutti gli eurodattili (che sono un po' più furbi degli eurosauri), parla di trasferimento di competenze a livello europeo. E meno male che non dice di "sovranità", che è un'idiozia vuota di significato. Il problema è che in italiano il verbo trasferire (immagino anche in tedesco) ha un implicito moto da luogo e moto a luogo, e richiede quindi tre cose:
    1) un oggetto del trasferimento. In questo caso le competenze.
    2) Un luogo dove si trovano oggi. Le istituzioni nazionali.
    3) Un luogo dove vengono a trovarsi dopo il trasferimento. L'Europa, dicono gli eurodattili.
    E qui casca l'asino. Perché la contropartita di "istituzioni nazionali" non è "Europa", ma "Istituzioni Europee". Bene, quali? Nessun lo sa.
    E sempre a proposito di legittimazione democratica, sacrosante parole, non è solo il processo che va legittimato una tantum. Anche Mussolini e Hitler una tantum furono legittimati dalle elezioni, ma poi di queste non si parlò più.
    Sono le istituzioni che fungono da approdo del trasferimento che devono essere legittimate democraticamente, cioè periodicamente, con tutto quel che comporta in termini di trasparenza, responsabilità, divisione dei poteri, meccanismi di scioglimento ordinari e straordinari, ecc. ecc. ecc.
    Che ci dice Herr Keitel di tutto questo?

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    1. hydeparkcorner28 giugno 2012 03:49

      "lo sviluppo ulteriore del processo di integrazione europeo deve essere accompagnato da una legittimazione democratica", queste parole pronunciate dal sig. Keitel, sono piuttosto chiare, inequivocabili e pro Europa; Hans Peter Keitel è il presidente della BDI, non è un costituzionalista, per cui non può formulare l’architettura giuridica dell’Europa Federale. E’ possibile che nessuna cosa vada bene in e per l’Europa?

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    2. anch'io non trovo nulla di ambiguo in quello che ha detto Keitel, ma non posso dire che mi piaccia.
      Secondo me si sta commettendo lo stesso errore che si e' fatto con l'euro, cioe' creare un'unione non perche' ci si vuole tanto bene, ma per spaccare il culo al mondo (economicamente ovviamente).
      E' un po' come una coppia che decide di vivere assieme non perche' si amano ma per dividere le spese della casa: e' ovvio che al primo screzio volano i piatti.
      Mi si puo' dire che anche l'unificazione dell'italia non e' avvenuta grazie all'amore folle, ma solo ad una pura necessita' (di non essere invasi da qualsiasi esercito straniero e dai savoia che dovevano far soldi).
      Alla fine per l'italia ha funzionato ma si e' dovuti passare attraverso sforzi titanici di unificazione linguistica e culturale e il processo non e' ancora finito.
      Cosa si fara' per l'europa? Si avranno mai europei del futuro che si sentiranno veramente a casa a Groeningen come a Palermo?

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    3. Il link al documento completo:

      http://www.deutsche-mittelstands-nachrichten.de/Executive-Letter_25%20Juni%202012.pdf

      Die Wettbewerbsfähigkeit der deutschen Wirtschaft hat seit der Einführung des Euro deutlich zugelegt.
      Unternehmen konnten durch verstärkte Investitionen im Euroraum kosteneffi zienter produzieren. Der Wegfall der Wechselkursunsicherheiten hat dazu einen wichtigen
      Beitrag geleistet. Strukturreformen haben zusätzlich die Produktivität gesteigert. Folglich sind die Lohnstückkosten im ersten Jahrzehnt des 21. Jahrhunderts hierzulande
      deutlich moderater gestiegen als im Rest des Euroraums.
      02

      Klar ist, dass sich diese Eff ekte nun nicht einfach fortschreiben lassen. Weitere Strukturreformen müssen angepackt werden. Erinnern wir uns: Zur Zeit der D-Mark wurden Wettbewerbsvorteile regelmäßig durch eine Aufwertung der D-Mark oder eine
      Abwertung der Währungen der südeuropäischen Länder zunichte gemacht. Diese Währungsrisiken werden durch die gemeinsame Währung gebannt.


      A me pare chiaro: ci stanno dicendo che bisogna fare il possibile per difendere la moneta unica, perchè se torniamo a cambi flessibili i paesi piu' deboli si potranno di nuovo difendere dalle aggressioni commerciali con le svalutazioni.

      Ora gli va dato atto di essere almeno diretti, e di non affidarsi ad eccessive parafrasi.

      Gli industriali tedeschi difendono l'Euro perchè sono dei sognatori, perchè pensano alla fratellanza europea, o perchè vogliono l'armonia fra i popoli?? NO NO NO

      Perchè vogliono fare quattrini, ed è anche una cosa normale, aggiungo io. Ma se loro difendono gli interessi del sistema industriale tedesco, gli euroentusiasti italiani, quali interessi stanno difendendo?

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    4. ma quelli del sistema industriale tedesco! Ovvio! Solo che gli euroentusiasti italiani (o piddini) non lo sanno, e quando gli dici che PD sta per Pro Deutschland subiscono una sorta di asintonia cognitiva per cui finiscono per non credere nemmeno ai propri occhi.

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    5. hydeparkcorner29 giugno 2012 13:33

      La politica è l'arte del compromesso, ok l'Europa Federale un giorno diventerà una realtà; probabilmente sarà un matrimonio d’interesse (economico) e d’amore (culturale); come ho già detto, sono un ottimista della volontà, certo è un esercizio difficile e apparentemente utopico, ma le circostanze e i requisiti necessari per affrontare la globalizzazione ci obbligano a raggiungere il traguardo di una vera Unione Europea Federata. Io ho una madre inglese, un padre italiano (di Bolzano), una zia e due cugini francesi, possiedo un piccolo appartamento in Spagna, in un anno per ragioni familiari e piacere giro l’Europa, la contaminazione di usi e abitudini c’è, anche se è poco manifesto, esiste un sentimento di appartenenza all’Europa.

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    6. io queste cose le facevo anche con la lira, solo che non sentivo parlare di disoccupazione al 36%, ci si spaventava se era al 10%. Io ho cugini in Francia e per andarli a trovare andavo in banca, cambiavo un po' di lire, e passavo la frontiera (allora non c'era Schengen ma non ti controllavano lo stesso, adesso invece con Schengen ti controllano!)

      Insomma giravo negli altri paesi da pari, non da "porco" (ovvero PIG, nuovo simpatico termine coniato per indicare gli amati "confederati" del sud).

      E poi non sarebbe stato male, parlando dell'Italia, chiedere l'opinione ai cittadini. In italiano si chiama, se ricordo ancora il nome, democrazia.

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  2. La costruzione dell'Euro, ho imparato in questi lunghi e tormentati mesi, è stata fatta per far sì che la Germania acquistasse sempre di più la capacità di produrre e vendere merci soprattutto agli altri paesi europei, e ha favorito questo meccanismo "prestando" soldi a chi non li aveva per produrre e smerciare sempre più prodotti.
    Il meccanismo si è rotto quando è subentrata la crisi finanziaria-economica, da cui il Capitale, soprattutto anglo-americano non riesce ad venirne a capo.
    Le banche tedesche, dovendo rientrare delle grosse perdite dovute, genericamente ai derivati, hanno dovuto togliere credito ai paesi che prima sovvenzionava largamente. Da qui la crisi debitoria degli Stati europei, soprattutto quelli che importavano più merci tedesche, i paesi mediterranei.

    La polemica sui quattro-tre sottomarini tedeschi che la Grecia ha dovuto continuare ad onorare come "acquisto", nonostante una crisi devastante in cui ha dovuto drammaticamente ridurre i redditi della propria popolazione di almeno un terzo è il tipico esempio di come il meccanismo prodotto dall'Euro si è sviluppato. Tutto a vantaggio delle industrie tedesche.
    Un altro piccolo esempio è dato dai veicoli circolanti ad Atene, tutti nuovi, e la maggior parte made in Germany. Era la Germania che finanziava il popolo greco all'acquisto di merci, sopratutto ed essenzialmente tedesche, in modo che le sue industrie girassero, il Capitale trovasse i suoi profitti, gli operai tedeschi trovassero lavoro, il popolo greco era chiamato a lavorare per pagare la merce e gli interessi su queste, chiaramente non pagando in contanti.
    Il sistema bancario europeo ci ha lucrato splendidamente.
    Tant'è che una uscita della Grecia porterebbe ad una esposizione delle banche francesi di circa 630 miliardi di euro ed una esposizione delle banche tedesche di circa 450 miliardi di euro.

    Ripeto, il gioco si è rotto, e fino ad oggi, sono state messe pezze e fatti rammendi sulla crisi che viviamo.
    Pezze che sono costati anche più di 1000 miliardi, questa è la cifra che la BCE di Mario Draghi ha "regalato" al sistema bancario europeo, sia il 23 dicembre 2011 sia il 28 febbraio del 2012. La BCE di Mario Draghi ha già fatto capire che se questi soldi non bastassero, e non bastano, è disposta ad aprire ulteriormente la borsa.

    La riunione del 28 e del 29 giugno è un ulteriore stillicidio di notizie che avanzano, si impattano, si rigirono e trovano il suo contrario. Resta il dato, questa politica, non riesce a trovare soluzioni definitive e si trascina da un vertice all'altro girando a vuoto, rammentando qualcosa, mettendo qualche rattoppa sul buco, 100 miliardi al sistema bancario spagnolo.
    Si tenta di avere una visione d'insieme, rimandando alle elezioni in Germania del 2013, quando invece i problemi avanzano e pretendono soluzioni immediate.

    In questa fibrillazione continua, prima o dopo arriverà l'infarto che deciderà come la situazione si evolverà. Una certezza è che quando si produrrà l'infarto, nessuno avrà la capacità di controllare un bel nulla, tutt'al più si potrà raccogliere i cocci per quelli che, nella situazione data avranno più capacità di visione e di lungimiranza e saprà donare speranza e far ricominciare a sognare.
    martelun

    www.progettoalternativo.com

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  3. L'europa, a meno di un golpe, andrà in default.
    I tedeschi avendo bloccato il cambio e fatto sottrarre la sovranità monetaria a molti stati, hanno potuto lucrare come lo hanno fatto gli americani con l'Argentina.
    Soluzioni....
    Si uscire da questa situazione devastante senza se e senza ma.
    Annullare tutti i trattati esistenti, riprendersi la propria sovranità monetaria, nazionalizzare le banche che, attualmetne stanno incamerando molto debito pubblico italiano, per cui acquisendole in quanto sono ampliamente insolventi, il debito si annulla, e per ultimo ripristinare un cambio più equo con gli altri stati.
    Comprendo benissimo gli interessi degli industriali tedeschi e della Merkel, del resto hanno tutti i vantaggi nel continuare il giochino, che purtroppo come dice il proverbio, tutti i troppi storpiano.
    Tutto il resto è un pur parlè.

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  4. Salve a tutti e complimenti per il blog.
    Sono uno studente universitario laureando in economia aziendale e management e sto elaborando una tesi magistrale dal titolo:" i fondamenti dell'Unione europea: cesure e continuità dal modello tedesco di politica economica". Devo dire che ho preso spunti molto importanti attraverso la lettura del blog.
    Avrei bisogno di sapere se è possibile contattare in privato il creatore del blog, poichè avrei bisogno di essere indirizzato verso alcune letture per elaborare le conclusioni della mia tesi.
    cercherò di spiegare meglio il tutto in privato e chiedo scusa anticipatamente a "voci dalla Germania" se questo post sarà ritenuto inopportuno e fuori luogo.
    distinti saluti
    Vincenzo Gagliardi
    p.s allego la mia mail vincenzo_gagliardi1@libero.it

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    1. se ti posso essere di aiuto, volentieri.

      aggiungo l'indirizzo email al blog appena posso...

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