giovedì 25 ottobre 2012

La guerra di Jens


La guerriglia di Weidmann contro la BCE è difficile da interpretare: vuole affossare l'Euro o sta solo cercando di guadagnare potere negoziale? Un'analisi su Die Zeit, Dieter Wermuth.
Paul de Grauwe, il professore di economia belga, non ha avuto peli sulla lingua quando sul Financial Times ha accusato Jens Weidmann di condurre una guerriglia contro la BCE (“Stop this guerrilla campaign against ECB policy”). In questo modo il presidente della Bundesbank danneggia la credibilità dell'Euro e rende difficile la creazione di un'istituzione che possa rendere la moneta resistente alle crisi.

Il messaggio di Weidmann è: "Outright Monetary Transactions", il programma di acquisto illimitato di titoli di stato, mette in pericolo la stabilità della moneta. Il presidente Bundesbank rifiuta infatti la possibilità che la BCE possa agire da "lender of last resort" per i governi europei senza piu' accesso ai mercati. Poiché nel consiglio BCE è in minoranza e il principio di unanimità non è piu' in vigore, può far sentire la sua voce solo con uscite pubbliche o attraverso i media. De Grauwe ritiene che Weidmann stia creando l'atmosfera per un'uscita della Germania dall'unione monetaria.

Anche io a volte ho questa impressione: dalla Bundesbank non arrivano proposte per risolvere la crisi, a parte imporre l'austerità nei paesi periferici. Alla base di cio' sta la convinzione che attraverso il risparmio si ristabilisca la fiducia sul mercato dei capitali e i rendimenti possano scendere. In questo modo l'indebitamento tornerebbe a dimensioni sostenibili. Una cura cosi' radicale puo' aver funzionato in Estonia e Irlanda, dove c'è un forte senso di solidarietà e le cosiddette svalutazioni interne sono state possibili (cioè forti riduzioni dei salari), ma è una illusione pensare che questa possa essere la giusta soluzione anche per la Spagna, e l'Italia, per non parlare di Grecia, Portogallo e Cipro.

Tutti questi paesi si trovano in una profonda recessione con alta disoccupazione. Le riforme strutturali dopo anni danno finalmente i primi effetti positivi, e sembrano prevalere  sui provvedimenti di natura restrittiva sollecitati dalla Bundesbank. La medicina ha effetto se somministrata a piccole dosi e in un lungo periodo di tempo, il dosaggio di massa è  mortale. Sarebbe la fine dell'Euro. La Bundesbank sembra volere questo.

In verità la BCE si sta  sempre piu' sviluppando, volente o nolente, in una una normale banca centrale. Il cui compito principale non riguarda solo il mantenimento della solvibilità degli stati e delle banche durante le crisi esistenziali, che nel sistema capitalistico si presentano ciclicamente (anche se raramente). Le banche e le finanze dello stato sono così legate fra loro che gravi difficoltà finanziarie da un lato, mettono in pericolo inevitabilmente le solvibilità dell'altro. Se una banca centrale vuole stabilizzare un sistema finanziario durante la crisi, deve essere in condizione, se necessario, di sostenere entrambe le parti.

In tempi normali la stabilità dei prezzi è l'obiettivo primario: ma non viviamo in tempi normali. Deficit elevati e debiti in crescita non ci portano necessariamente ad una crescita del tasso di inflazione e ad una perdita di potere di acquisto. L'esempio piu' recente è il Giappone, dove il debito pubblico presto raggiungerà il 250% del PIL, contemporaneamente ad una deflazione. In altre parole, preoccuparsi per la stabilità del valore della moneta, è sicuramente un merito, come sempre non sbagliato, ma va ampiamente al di là di quello che oggi dobbiamo fare. 

De Grauwe ipotizza che la Bundesbank in realtà voglia riguadagnare il suo vecchio ruolo di primo piano fra le banche centrali europee. Questo non lo posso credere. Una simile strategia sarebbe incompatibile con il mandato della Bundesbank, secondo cui la banca centrale deve sostenere la politica generale del governo federale, se non ci sono preoccupazioni per l'inflazione. Io credo invece che la posizione rigida di Weidmann in realtà serva ad imporre la posizione tedesca nelle negoziazioni sui fondamenti istituzionali dell'unione monetaria. Una volta che i trattati sono stati firmati, non si potrà fare molto. Asmussen, il rappresentante tedesco nel consiglio BCE, gioca il ruolo del "good cop", Weidmann fa quello del "bad cop" - i ruoli li conosciamo dai classici film polizieschi. La strategia di Weidmann è però un gioco con il fuoco.

Ancora una cosa: lo scetticismo di Weidmann verso la moneta unica ha almeno un effetto positivo: l'Euro è relativamente debole (poiché ancora non è stato salvato) -  e questo vale almeno come un medio programma congiunturale. 

5 commenti:

  1. Ancora non mi è chiaro cosa ci guadagnerebbe la Germania dall'uscita dall'€

    RispondiElimina
  2. Ma magari il solerte Jens si portasse la germania fuori dall'euro!
    Ci dicesse cosa vuole che facciamo per aiutarlo e lo faremo (Voci faglielo sapere tu che "puoi") :-)
    Sarebbe troppo bello per essere vero!
    Forza Jens!
    Insisti e magari fai presto (non vorrei che ti fossi accorto che l'euro ogni giorno avvantaggia di più la germania e che sapessi che la tua "minaccia" implicita non sia altro che un bluff, mannaggia!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se dovessi incontrarlo per strada non mancherò di farlo presente, anche se i circoli dei banchieri francofortini restano per me inaccessibili. Il mio habitat è il lumpenproletariat ;-)

      Comunque, l'ipotesi la "Germania segherà il ramo su cui è seduta" a ma pare sempre piu' difficile. L'euroscetticismo, anche nell'elettorato, resta marginale, la mobbizzazione greca sembra essersi fermata. Ci sono un po' di parlamentari ribelli che non voteranno altri pacchetti di aiuti alla Grecia, il governo sul tema non ha una propria maggioranza, ma correrà in aiuto la SPD, come in passato. Schieritz ha piu' volte sostenuto che Weidmann e la Bundesbank, anche se lo volessero, non hanno la forza di fermare la BCE e la politica berlinese. Il mondo industriale e finanziario poi sappiamo che per interessi di parte, sostengono l'euro senza se e senza ma. Non vedo segnali che indichino una direzione diversa, almeno al di sopra delle alpi.

      Elimina
    2. Caro "voci" ma la germania sta segando il ramo su cui è seduta lo stesso.
      Al più abbandonda la impresentabile facciata del leone che insulta l'agnello di inquinargli l'acqua mentre beve..." a valle". Tutto qua.
      Per "segare il ramo" alla germania basta continuare e propugnare i "compiti a casa", l'austerità e il fiscal compact.
      Non deve fare più niente altro.
      Il calo della domanda UE, da recessione in avvitamento, sarà tale da affossare anche il suo stesso PIL e da mettere in difficoltà, con le sofferenze del suo sistema bancario, la sua stessa crescita e tenuta sociale. E mica passerà molto tempo, visto che gli squilibri commerciali permangono mentre i tassi di cambio reale, grazie anche alle tensioni sui prezzi determinate dalla tassazione e dal sistema di rilevazione dell'inflazione, sono sempre lì..

      Elimina
  3. hydeparkcorner29 ottobre 2012 06:02

    Da ilsole24ore: Il presidente della Bce lo confessa in un'intervista allo "Spiegel" ........... In riferimento alle polemiche che lo hanno visto recentemente contrapposto al presidente della Buba, Jens Weidmann, Draghi si augura che «certe discussioni si svolgano in maniera più controllata. Io e il signor Weidmann continuiamo ad avere molto rispetto l'uno per l'altro. Abbiamo lo stesso obiettivo e le nostre differenze di opinione sugli strumenti giusti non sono insormontabili». Non ho niente da aggiungere e commentare.

    RispondiElimina