domenica 17 novembre 2013

La fine dell'amiciza franco-tedesca

Il tramonto della moneta unica corrisponde anche alla fine di un'amicizia che durava da oltre 50 anni e di una lunga fase di riconciliazione. Il segno tangibile è il ritiro della brigata franco-tedesca operato dai francesi: ufficialmente per motivi di bilancio, in realtà per una divergenza sempre piu' profonda fra i due paesi. Da German Foreign Policy
La stampa tedesca commenta con titoli canzonatori la recente visita della Cancelliera a Parigi: "la grande vincitrice incontra un Hollande impotente", titolava la stampa del gruppo Springer. Riferendosi alla drammatica situazione economica francese scriveva: "il paese si avvicina al baratro". Dall'altro lato gli esperti constatano una profonda divergenza fra l'economia tedesca e quella francese. Berlino con le riforme Hartz - riduzioni salariali e compressione della spesa sociale - ha garantito all'industria tedesca un vantaggio tangibile, si scrive nell'analisi. La resistenza contro i programmi di austerità in Francia è molto forte. Le differenze economiche fra Francia e Germania sono ormai molto ampie ed è sempre piu' forte il dubbio che vi siano ancora "basi sufficientemente solide per una cooperazione franco-tedesca", si scrive in una recente analisi della Deutschen Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP). Come prova ulteriore dell'erosione dei legami fra Germania e Francia gli osservatori indicano la recente decisione del governo di Parigi di ritirare dalla Germania una parte importante della brigata franco-tedesca.

Un certo ritardo

Il diverso andamento economico registrato da Francia e Germania da quando Berlino si è imposta su Parigi nella battaglia per il potere all'interno dell'UE, viene definito dagli esperti francesi come un "disaccopiamento" ("decrochage") dell'economia del loro paese. Il tema è stato oggetto di una recente analisi che Henrik Uterwedde, direttore del Deutsch-Französisches Institut di Ludwigsburg, ha appena pubblicato presso la Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP). Secondo il documento "la Francia sarebbe sempre piu' in ritardo". Mentre l'economia tedesca continua a crescere, quella francese è in stagnazione; mentre la disoccupazione in Germania è scesa fino al 5.4%, in Francia ha raggiunto l'11%. L'export tedesco è in una fase di boom, la Francia è in profondo rosso. [2] Inoltre, sempre secondo Uterwedde l'industria francese "sta perdendo di peso": "nel 2000 il valore aggiunto creato dall'industria francese era pari al 50% di quello tedesco; 10 anni piu' tardi il rapporto era scesa al 40%" [3]. I consulenti del governo tedesco constatano apertamente che "il peso relativo della Germania sta crescendo, mentre la Francia sta perdendo influenza".

Taglio salariale: "capacità di cooperazione"

Secondo Unterwedde "non c'è alcun dubbio" che le riforme Hartz realizzate dai governi rosso-verdi abbiano creato delle condizioni favorevoli per l'economia tedesca - condizioni che alla fine hanno permesso all'industria tedesca di imporsi contro la concorrenza francese. La situazione francese di oggi ricorda "sotto molti aspetti" la situazione in cui si trovava la Germania prima delle riforme Hartz, sempre secondo Uterwedde. Tuttavia Parigi fino ad ora avrebbe ritardato le "importanti riforme strutturali" - anche a causa delle "massicce proteste politiche".  In merito all'accettazione dei tagli salariali e delle riduzioni di spesa sociale da parte dei sindacati tedeschi, nell'ambito delle riforme Hartz [5], scrive l'autore "gli accordi aziendali per la difesa del lavoro e della competitività che il management e i consigli di fabbrica hanno siglato in numerose imprese di grandi dimensioni sin dagli anni '90" hanno avuto molto successo; l'elemento determinante è stato "la capacità di cooperazione per il superamento dei problemi, da sempre presente in Germania". Considerando la propensione alla lotta tipica dei sindacati francesi, sempre secondo il documento "in Francia tale capacità di cooperazione è molto limitata".[6]

Resistenza francese

Di fatto la critica alle riforme Hartz e alla loro impronta neoliberista, al loro effetto nell'ampliamento delle differenze fra ricchi e poveri, che in Germania hanno addirittura contribuito ad ampliare le differenze di aspettativa di vita fra ricchi e poveri, in Francia è molto diffusa.[7] In una "parte considerevole della società francese c'è una forte resistenza contro queste misure neoliberiste", ammette Uterwedde. "Oltre alla valutazione negativa della politica economica tedesca", si sono aggiunte nel frattempo "le critiche verso l'egemonia economica e la politica tedesca per l'Eurozona". Quest'ultima, si dice in Francia, è rivolta in "maniera univoca a una politica di austerità". Le speranze "di un cambiamento di governo a Berlino e di un nuovo corso nella politica europea" sono andate in frantumi; in Francia dalla Grosse Koalition si aspettano "solo dei cambiamenti marginali rispetto alla precedente linea politica". A livello governativo il tentativo di resistenza francese non ha avuto buon fine: "il tentativo del presidente francese di organizzare una maggioranza in Europa senza, oppure contro la Germania, è fallito, ed ormai appartiene al passato" [8 ]

Il cortile tedesco

Gli stessi dubbi vengono ora espressi non solo in ambito economico e di politica finanziaria, ma anche nel dibattito sulla politica estera e militare. Cosi' uno sguardo alla storia della politica estera e degli interventi militari dell'UE mostrano che sin dagli anni '90 sono serviti a difendere gli interessi tedeschi nell'Europa dell'est e del sud-est: con la guerra in Jugoslavia, l'allargamento ad est dell'UE e il "partenariato orientale", che a fine novembre dovrebbe essere incoronato da un accordo per una piu' stretta integrazione fra i diversi paesi dell'Europa orientale e del Caucaso con l'UE. Gli interessi francesi in Africa sono stati messi da parte, indimenticabile è l'intervista all'allora ministro della difesa federale Volker Rühe nel 1994: "L'Eurokorp non è un Afrikacorp"[9], oppure il fallimento pilotato da Berlino dell'Unione mediterranea proposta da Parigi[10]. La Francia nei suoi tradizionali bacini di influenza in Africa è sempre piu' debole, scrivevano già 2 anni fa i consiglieri del governo di Berlino; nel lungo periodo "la distanza fra Parigi e i paesi del Mediterraneo potrebbe diventare ancora piu' grande".[11] Il contrario accade invece per le posizioni tedesche nei suoi tradizionali bacini di influenza nell'Europa dell'est e del sud-est.

La brigata franco-tedesca

In questo contesto Parigi alla fine di ottobre ha deciso di ridimensionare drasticamente la brigata franco-tedesca. La sua fondazione risale ad un accordo tra Helmut Kohl e François Mitterrand nel 1987; nel 1989 è stata istituita come simbolo della riconciliazione franco-tedesca. La Francia ha piu' volte sollecitato l'utilizzo della brigata; la Repubblica Federale l'ha sempre impedito, non per ragioni pacifiste, piuttosto perché la Germania se avvia un'operazione militare lo fa nel suo interesse, non per difendere gli interessi francesi. La linea ufficiale di Parigi recita: a causa di risparmi inevitabili, il prossimo anno il 110° Reggimento di fanteria sarà ritirato dalla caserma di Donaueschingen in Baden-württemberg. Si tratta di una parte importante della brigata franco-tedesca. Di fatto, nella decisione di ritiro, la motivazione principale è stata il riconoscimento che la parte tedesca nel progetto binazionale segue solo i propri interessi e non è interessata ad un ribilanciamento. Gli osservatori confermano che la Francia, invece, nelle ex-colonie non ha sacrificato le sue basi militari. L'imposizione degli interessi  tedeschi ha condotto a tagli nei progetti bilaterali - anche nella brigata franco-tedesca.

Dubbi

Come scrive Henrik Uterwedde in riferimento alle questioni economiche e finanziarie, negli ultimi tempi "ci sono sempre piu' dubbi sul fatto che vi siano le condizioni minime per il proseguimento della cooperazione franco-tedesca" [12]. Dubbi di questo genere sono emersi anche in ambiti molto diversi - tutti risultati del tentativo di imporre un'egemonia tedesca.

[1] s. dazu Am längeren Hebel, Germanische Strenge und Ein Tabubruch
[2] s. dazu Hartz IV für alle
[3] Henrik Uterwedde: Ende der Divergenzen? Perspektiven der deutschen und französischen Wirtschaftspolitik, DGAPanalyse No. 11, November 2013
[4] s. dazu s. dazu Die Dominanz über Europa
[5] s. dazu Sparen für Deutschland
[6] Henrik Uterwedde: Ende der Divergenzen? Perspektiven der deutschen und französischen Wirtschaftspolitik, DGAPanalyse No. 11, November 2013
[7] Soziale Schere geht weiter auseinander - Arme sterben fünf Jahre früher als Reiche; www.rtl.de 10.10.2013
[8] Henrik Uterwedde: Ende der Divergenzen? Perspektiven der deutschen und französischen Wirtschaftspolitik, DGAPanalyse No. 11, November 2013
[9] s. dazu Ein Land am Abgrund
[10] s. dazu Kein Gegenpol
[11] s. dazu Kulturkämpfe

[12] Henrik Uterwedde: Ende der Divergenzen? Perspektiven der deutschen und französischen Wirtschaftspolitik, DGAPanalyse No. 11, November 2013

5 commenti:

  1. La storia è storia, e ci insegna che la Germania può avere il primato economico , ma non quello politico in Europa. Non solo la Francia non accetterà mai il primato e il peso politico che quella rivendica , in virtù della sua potenza economica ma credo che anche lo zio Sam sia in allerta. La Francia si vedrà costretta ad uscire dall'unione monetaria ed a rimettere in discussione i trattati europei , infatti la rivolta recente in Bretagna dimostra come sia verosimile quello che viene prospettato nell'articolo circa l'impossibilità di attuare politiche ultraliberiste e deflazione salariale in Francia. Ma a quel punto la Francia sarà seguita a ruota da tutti i PIIGS. La Germania sarà isolata e dovrà scegliere tra una politica rivolta ad Est , con tutti i rischi e gli interrogativi del caso, o un drastico ridimensionamento. Dal momento che i tedeschi sono sempre tedeschi andranno avanti finché gli verrà loro permesso. Già adesso, comunque , in più occasioni si è avuto modo di vedere come le politiche e gli interessi portati avanti in questa Europa dell'euro, fossero sempre di stretto stampo nazionale. Basti pensare all'intervento francese in Libia , insieme agli inglesi, a tutto danno degli interessi italiani, con il bel risultato che tutti sappiamo ed all'assoluta mancanza di ogni forma di solidarietà non solo fra nazioni ma anche fra le classi lavoratrici ed i sindacati europei.Vedi il caso Grecia. In ogni caso il sogno dell'Europa Unita sarà in frantumi.
    GioC

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    1. diciamo che il sogno dell'Europa unita è già in frantumi, e di questo passo la vedo abbastanza difficile portare la moneta unica fino al 2020.... sono peraltro pienamente d'accordo con te sul fatto che la partita piu' importante per la moneta unica in questo momento si gioca in Francia, con le tensioni in Bretagna, le contestazioni ad Hollande e la crescita inarrestabile del FN i prossimi mesi saranno molto interessanti...

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  2. Lo scenario disegnato è quello comunque di nazioni europee contro nazioni europee e ciò in netto contrasto con i trattati, proprio quei trattati che ad alcune nazioni viene imposto di rispettare ed ad altre no, che dicono che ci deve essere coordinamento tra le politiche economiche. Io credo che da una uscita della Francia e dei Piigs la Germania non abbia nulla da guadagnare. 1. Apprezzamento importante della nuova moneta tedesca. Per riguadagnare le posizioni dovrebbero ancora di più reprimere il mercato interno, ma i margini sarebbero piccoli. 2. Deprezzamento delle monete di Francia e Piigs con recupero di competitività e probabile inflazione modesta. 3. La Germania non può espandersi più di tanto a est perchè a est c'è ancora la Russia che, pur indebolita, non gradirebbe l'espansionismo tedesco che è sempre egemonico.

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    1. La Germania è vittima di se stessa e delle sue pulsioni piu' profonde, per questo Kohl ha insistito per portarla nella moneta unica, perché conosceva molto bene i rischi che la Germania è capace di procurare a se stessa se perde il contatto con il mondo esterno. E questo è puntualmente accaduto, in poco piu' di 20 anni di ritrovata sovranità è riuscita a creare il vuoto politico intorno a sé, l'intera crisi Euro è l'ennesima prova della scarsa lungimiranza della leadership di quel paese, le elite tedesche restano profondamente egoiste e di memoria corta: hanno dimenticato in fretta i disastri del passato e con la loro stupida politica di potenza degli ultimi 20 anni stanno ponendo le basi per il prossimo disastro...

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    2. mi fa piacere che adesso lo dica anche tu.. :-)

      comunque ( a parte essere degliinguaibili idioti geopolitici :-)) non esageriamo col dare ,come sempre , ai tedeschi colpe superiori al reale . "l' europa unita "e' da sempre un mito stante la grande diversita' socioculturale dei suoi popoli e puo' quindi essere costruita solo sotto il dominio unificante di una " nazione forte", ma con scarse probalita' di successo visto che ci ha provato da carlomangno in poi ( carlo V napoleone e hitler) ha sempre fallito proprio per la suddetta disomogenieta' culturale.
      Se quindi la nuova super-germania puntasse anche stavolta allo stesso scopo di fare un "europa tedesca" fallirebbe di nuovo, se invece puntasse solo a costituire una "grande svizzera" a dominanza tedesca ( come nel modello originale :-)) allora potrebbe riuscire , ma di sicuro dentro quella "grande svizzera" ci potrebbero stare solo pochi dei 27 stati ue
      Quindi in definitiva tutto dipendera' dall' ingordia tedesca, ma stante la suddetta "inguaribile idiozia geopolitica" direi che un nuovo fallimento e' scontato.
      ws

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