giovedì 24 gennaio 2019

Perché l'asse franco-tedesco è un bluff

"Il trattato del 1963 è stato il simbolo di una svolta storica: la fine della "secolare ostilità" fra i due paesi. (...) Il nuovo accordo invece è l'espressione di quello che oggi nelle relazioni franco-tedesche ancora funziona - cioè, molto, molto poco", scrive su Makroskop Peter Wahl, giornalista, scrittore ed attivista tedesco. Per l'autore il nuovo trattato di amicizia franco-tedesco esprime piu' che altro la debolezza francese ed è un compromesso per forza di cose vago fra interessi profondamente divergenti. Ne scrive Peter Wahl su Makroskop.eu


Il 22 gennaio 1963 Charles de Gaulle e Konrad Adenauer firmavano il trattato dell'Eliseo, il simbolo della fine della "secolare ostilità" tra Francia e Germania. Esattamente 55 anni dopo, Merkel e Macron, questo martedì hanno firmato ad Aquisgrana un nuovo trattato di amicizia.

L'idea di un nuovo Trattato dell'Eliseo 2.0 arriva da Emmanuel Macron. Era una delle sue proposte di riforma per la politica europea annunciate nel corso del suo famoso discorso alla Sorbona nel settembre 2017. All'epoca il neo-presidente francese pensava di poter prendere due piccioni con una fava: ridare slancio all'Eurozona e al tempo stesso provare almeno a frenare il declassamento della Francia verso il ruolo di junior partner dei tedeschi, se non addirittura di rendere la Francia great again. Il nuovo trattato di amicizia era stato pensato come un lubrificante aggiuntivo di questo processo.

Macron non è riuscito a rimettere in pista l'Eurozona. Prima di tutto a causa del governo tedesco. Quello che restava dei suoi piani, nel giugno 2018 è stato fissato nella Dichiarazione di Meseberg. [1] Invece di un budget della zona euro per "diversi punti percentuali di PIL" come aveva chiesto, c'è solo l'impegno a lavorare, nell'ambito dei negoziati sul bilancio UE, per una posta speciale di poche decine di miliardi di euro. Invece di un Fondo monetario europeo, viene stabilizzato il fondo anti-crisi ESM. Invece di un ministro delle finanze e di un parlamento dell'Eurozona c'è il vuoto. E anche sull'unione bancaria, che dieci anni dopo il crash non è ancora completata, Berlino continua a frenare.

Poco ambizioso

E proprio per non lasciare Macron completamente a mani vuote, il nuovo trattato di amicizia dovrebbe funzionare piu' che altro come una consolazione. L'accordo non riesce davvero ad impressionare nessuno. Le Monde deluso lo descrive come "poco ambizioso". Accanto alla retorica sull'amicizia europea, i 28 articoli contengono molte dichiarazioni di intenti, ma nulla di concreto.

Un esempio tipico: la politica estera dovrebbe essere coordinata in maniera piu' stretta, anche all'ONU (articolo 8), dove Berlino attualmente ha un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza. La realtà è diversa: Olaf Scholz lo scorso novembre aveva chiesto che la Francia metta a disposizione dell'UE il suo seggio permanente e il diritto di veto associato. A giudicare dalle reazioni acide provenienti da Parigi è diventato subito chiaro che l'amore francese sia per l'UE che per la Germania è così grande che proprio su uno dei pochissimi terreni sui quali Parigi mantiene ancora lo status di grande potenza la Francia non intende indietreggiare di un solo millimetro [2]. Nel trattato resta solo una frase molto diplomatica non vincolante:

"L'ammissione della Repubblica Federale Tedesca al seggio di membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una priorità della diplomazia franco-tedesca".

E questo stile attraversa l'intero documento. Anche per quanto riguarda la cooperazione militare, dove l'obiettivo principale di Macron è quello di far sostenere ai tedeschi una parte del costo delle operazioni militari francesi nelle ex colonie. Mentre la comunità politico-militare in Germania specula sfacciatamente sulla "compartecipazione al nucleare" dei tedeschi, eventualmente anche alla Force de frappe francese [3]. Gli interessi sul tema sono così divergenti che il contratto resta molto vago.

Anche su argomenti piuttosto innocui, come la promozione delle lezioni scolastiche nell'altra lingua, rivendicazioni e realtà divergono. Anche sotto la presidenza di Hollande, solo con un grande sforzo e con tanto rumore si era riusciti ad evitare una drastica riduzione delle ore di tedesco nelle scuole francesi. Anche i bambini francesi oggi preferiscono imparare l'inglese.

Altri articoli del Trattato confermano quello che già funzionava anche senza il trattato di amicizia, come ad esempio la realizzazione dei progetti per la difesa comune e l'intensificazione della cooperazione militare nel quadro della cosiddetta Cooperazione strutturata permanente  (PESCO) dell'UE (art. 3-5), oppure una piu' stretta cooperazione nell'ambito dello sviluppo dell'economia digitale, dell'intelligenza artificiale e dell'industria digitale (articolo 21).

L'ambizione di portata decisamemente maggiore è quella di sviluppare "una integrazione delle economie verso un'area economica franco-tedesca con regole comuni " (articolo 20). Se l'argomento venisse  affrontato in maniera seria, da un punto di vista politico europeo sarebbe senza dubbio interessante, in quanto equivarrebbe al concetto di „Kerneuropa“. Macron in passato aveva già dichiarato di essere un sostenitore "dell'Europa a due velocità". Una Kerneuropa tuttavia non farebbe altro che approfondire la differenziazione del livello di integrazione rispetto alle quattro o cinque velocità già esistenti adesso, intensificando ulteriormente le tendenze centrifughe in tutta l'UE.

D'altra parte, le differenze strutturali tra il modello tedesco della valuta forte e orientato all'esportazione e il sistema monetario debole orientato verso la domanda interna, tipico della Francia, probabilmente porranno dei limiti abbastanza rigidi al livello di integrazione possibile tra le due economie. Il recente rifiuto da parte del governo federale di seguire la proposta francese e di introdurre una tassa digitale sui giganti Internet parla da solo.

Il bilancio economico di Macron è magro

Anche la promessa fatta da Macron di rilanciare l'economia francese non si è trasformata in realtà. La crescita è scesa dal 2,2% del 2017 all'1,7% del 2018, ampiamente al di sotto della media della zona euro (2,1%). [4] Per il 2019 e il 2020 è prevista all'1,6%, da ottenere principalmente con la domanda interna. Il tasso di disoccupazione a fine 2018 è sceso di poco sotto il 9 %. Anche questa non è stata una pagina gloriosa. Il debito pubblico si attestava al 98,7% del PIL nel 2018 e dovrebbe scendere di poco passando al 97,2% entro il 2020. Il disavanzo delle partite correnti rimane invariato allo 0,6 per cento del PIL. Il "campione del mondo dell'export" ha un surplus del 7,8 % del PIL. La Germania è il principale partner commerciale della Francia, mentre la Francia è al secondo posto tra i partner tedeschi. Quindi, ancora una volta, Macron, che ha iniziato il suo mandato parlando di una presidenza da "padre degli dei", si è invece ridotto a a  dimensioni piu' umane. L'operazione "Make France great again" per il momento è sospesa

I Gilets jaunes

Ma Macron il colpo piu' duro l'ha ricevuto dal movimento dei Gilets jaunes. All'inizio c'è stata molta incertezza nella valutazione delle proteste - anche in una parte della sinistra. Sono letteralmente usciti dal nulla e non sembravano adattarsi allo schema familiare dei movimenti sociali. Né le scienze sociali, né i sindacati, né i partiti di sinistra avevano notato nulla. I protagonisti non erano mai stati politicamente attivi prima. Sostenevano di non essere né di sinistra né di destra e si opponevano ad ogni cooptazione dall'esterno. Sono state respinte le strutture organizzative centrali e la rappresentanza sovraregionale.

Da parte del governo inizialmente è stato avviato un duro scontro. Il Ministro del Bilancio Gérald Darmanin ha parlato di "peste bruna". Ma anche con tutte le peculiarità del movimento ben presto si è capito che le diverse rivendicazioni potevano trovare un punto in comune nel contrasto alle riforme neo-liberiste di Macron."Si tratta in sostanza di una rivolta anti-liberista" [5]. Per questa ragione in poco tempo il movimento ha ottenuto la simpatia di due terzi della popolazione e il sostegno della maggioranza della sinistra francese.

Ciò che i sindacati e la sinistra non erano mai riusciti a fare, dopo solo tre settimane invece è riuscito ai gilet jaunes: Macron è stato costretto a fare concessioni in materia di politica sociale. L'aumento della tassa sul diesel, detonatore del movimento, è stato ritirato e sono state approvvate misure di politica sociale per un volume di 10,3 miliardi di euro.

Nessuno può sapere come il movimento potrà andare avanti. Potrebbe stancarsi e disintegrarsi, ma potrebbe anche arrivare a nuovi estremi, come ad uno sciopero generale. Tuttavia ci sono già degli effetti che vanno ben oltre la politica sociale:

- Merkel è un'anatra zoppa, a Londra c'è il caos, il governo socialdemocratico di minoranza a Madrid non andrà avanti a lungo e l'Italia non scoppia dalla voglia di assumere la leadership politica in Europa, la grande speranza della politica europea di Parigi ormai è tramontata;

- sullo sfondo la Brexit, Trump, il rallentamento dell'attività economica e tutti gli altri problemi irrisolti dell'UE, in questo quadro la sua politica europea e la sua capacità di risolvere i problemi continueranno a diminuire;

- non dovrebbe essere possibile continuare con il programma di riforme à la Hartz-IV di Macron. Se dovesse proseguire il suo corso neoliberale rischia una resistenza ancora più grande di quanto non stia già accadendo ora;

- le tensioni interne nella sua République en Marche sono aumentate bruscamente. Il presidente anche fra le sue fila non è più indiscutibile;

- la Francia probabilmente infrangerà i criteri di Maastricht con il 3,2% di deficit. Senza le coperture potrebbe arrivare al 3,4 %. Prima delle proteste era previsto solo il 2,8%. Quindi nella gestione della crisi dell'euro la posizione di Macron di fronte a Berlino e agli altri intransigenti è praticamente inconsistente;

- nelle elezioni per il Parlamento europeo di maggio Macron rischia una pesante sconfitta. Diversamente da qualsiasi altra elezione, si vota con un sistema elettorale puramente proporzionale, vale a dire che verrà mostrato l'effettivo equilibrio di potere in maniera ragionevolmente realistica. Nei sondaggi, il "salvatore d'Europa" da diversi mesi resta sotto il 20 %. Al vertice c'è Marine Le Pen, che dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali, da molti veniva data per politicamente morta. Sebbene il Parlamento europeo in termini di potere politico non sia molto rilevante, le prossime elezioni avranno un alto significato simbolico.

Il trattato del 1963 era il simbolo di una svolta storica: la fine "dell'ostilità secolare" fra i due paesi. Non deve essere glorificato, perché in quel momento a formare il quadro in cui si inseriva il trattato dell'Eliseo c'erano pochi sentimenti nobili attintenti alla sfera delle relazioni interpersonali, come ad esempio la riconciliazione e l'amicizia, ma piuttosto dei duri fatti geopolitici - come la totale disfatta militare della Germania e la guerra fredda. Ma era di importanza storica. Il nuovo accordo invece è l'espressione di quello che oggi ancora funziona nelle relazioni franco-tedesche - cioè, molto, molto poco.


[1] PRESSE- UND INFORMATIONSAMT DER BUNDESREGIERUNG. Erklärung von Meseberg. Das Versprechen Europas für Sicherheit und Wohlstand erneuern. 19.6.2018. https://www.bundesregierung.de/Content/DE/Pressemitteilungen/BPA/2018/06/2018-06-19-erklaerung-meseberg.html
[2] Le Figaro, 30.11.2018; S.8
[3] Major, Claudia (2018): Germany’s Dangerous Nuclear Sleepwalking. Carnegie Europe.
http://carnegieeurope.eu/strategiceurope/?fa=75351&utm_source=rssemail&utm_medium=email&mkt_tok=eyJpIjoiTURFME1EaGxaRFE0Wm1ZeiIsInQiOiIzVm1ZY1g1NXBmUFp2Wm5YejMyYThnZGl3N1REM25VTVhQN2l5dHJQZ2tyZnlva2NuUzVXTUJvMmZLTURtOUZQdGEwXC9MbEsyejd6UTNBZlJQb3BTOERjWUx0RFZTYzJ4Q21HalRJMHhkMENVZDBneW5uM3d6Sjh5elBiNlF2TUwifQ%3D%3D
[4] Alle Zahlen in diesem Absatz nach: Wissenschaftlicher Dienst des Deutschen Bundestages; Referat PE 2 EU-Grundsatzangelegenheiten, Fragen der Wirtschafts- und Währungsunion. Aktuelle wirtschaftliche Lage in Frankreich und Auswirkungen der Protestbewegung „gilets jaunes.” Stand: 11. Januar 2019
[5] Aus der knappen, aber ziemlich treffende Analyse der Bewegung (in deutscher Sprache) unter: https://www.attac.de/fileadmin/user_upload/Kampagnen/Europa/Downloads/Attac_DE-Projektgruppe_Europa_-_Solidarita__t_mit_Gelbwesten_18jan2019.pdf


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10 commenti:

  1. Risposte
    1. Non essere criptico, che cosa stai cercando di dirci?

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    2. Beh, leggi il trattato e fatti una tua opinione e confrontala con questa stravagante analisi. La mia è che hanno fatto un patto d'acciao istituendo una 'supenazione' che sarà il motore della UE o comunque il suo baricentro. Noi potevano contribuire se in questi decenni non avessimo preferito fregarcene altamente salvo poi dover accettare passivamente quanto altri proponevano.

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    3. Sono moderatamente d'accordo con la tua analisi e ritengo il contenuto dell'articolo invece molto interessante. E' evidente che i tedeschi aspirano alla piena riabilitazione sulla scena politica internazionale e ad avere un ruolo di primo piano, forse anche meritato, per questo Berlino insiste sul seggio permanente all'ONU e possibilmente su una capacità nucleare a disposizione della Germania, che non potrà essere una bomba tedesca ma dovrà essere necessariamente rivenduta come una bomba europea o una bomba franco-tedesca. Ovviamente i tedeschi vorrebbero anche avere a disposizione una forza militare da dispiegare nel mondo per difendere i loro interessi strategici, ma per farlo hanno bisogno di rassicurare il mondo con la storia della forza militare europea e della grande amicizia con i tedeschi. Io non credo tuttavia che il governo di Berlino abbia realmente intenzione di mandare i propri soldati a morire in Africa per difendere gli interessi di Parigi nelle sue ex-colonie.
      Credo anche che a Berlino siano pienamente consapevoli della grande debolezza economica dei francesi, di fatto un paese irriformabile, con un indebitamento estero in rapida crescita (dati eurostat), una deindustrializzazione che va avanti da decenni e un saldo commerciale estero che negli ultimi 12 mesi ha superato i 60 miliardi di euro di deficit. Quindi da un lato Berlino cerca di sfruttare la debolezza di Parigi per ottenere qualche ritorno sul piano politico-militare, dall'altro i francesi danno un calcio al barattolo dell'euro lungo la strada che non si sa bene dove dovrebbe portare. Da anni ormai i francesi sono i veri vincitori dell'euro, vivono ampiamente al di sopra delle loro possibilità senza che i tedeschi accennino a voler staccare la spina.
      Per quanto riguarda l'Italia, l'euro resta essenzialmente una questione franco-tedesca partita con l'appoggio di Washington in un periodo in cui gli americani non si preoccupavano troppo dell'esuberanza tedesca, una partita alla quale siamo stati invitati a partecipare insieme agli iberici e agli altri sud-europei proprio per cercare di contenere l'esuberanza dei tedeschi, da sempre un problema non trascurabile per i vicini di casa. Nel frattempo gli americani, anche prima del biondo platinato, hanno iniziato a preoccuparsi per l'eccesso di simpatia dei tedeschi, da sempre una loro caratteristica, (ti ricordi lo scandalo delle intercettazioni americane sui telefoni tedeschi fatte dalla soffitta dell'ambasciata tedesca a Berlino?) e il quadro geo-politico è cambiato radicalmente. Non c'è bisogno di dilungarsi troppo, è difficile che l'Italia possa fare a meno dell'aggancio all'economia tedesca, ma prima di legarsi mani e piedi al mondo germanico con un altro trattato di amicizia politico-militare forse conviene pensarci un po' e contare fino a 10, o forse fino a un miliardo.

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    4. Faccio fatica a seguire la logica di questo 'pot-pourri' di argomentazioni varie ma in sostanza citando l'articolo di Galli della Loggia hai ribadito ciò che intendo: Francia e Germania proseguono nel loro asse politico e lo rilanciano. Inoltre sfugge che quando si parla di Germania e soprattutto di proposte franco-tedesche non ci si deve limitare a loro ma occorre tenere presente che attorno c'è una galassia di altre nazioni che quasi sempre, se non sempre, condividono le loro posizioni. Una prova l'abbiamo avuta proprio noi quando Conte è andato ad elemosinare un deficit al 2,4% e si è ritrovato tutti contro, nessuno che è stato al suo fianco! Dopo lunghe trattative si è giunti al 2% che è stato accettato proprio grazie all'intervento del governo tedesco che ha spinto la Commissione UE ad accettare dato che rispetto a quanto si chiedeva la differenza era di pochi decimali. E chi è commissario UE agli Affari Economici e Monetari? Le altre nazioni hanno loro malgrado accettato questo accordo 'mandando giù il boccone'.

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    5. francesi 'vincitori dell'euro', ma solo nei termini in cui sono stati indirettamente sussidiati nella value-chain tedesca. l'euro ha depresso l'economia francese anche peggio di quella italiana, il confronto su dati eurostat è impressionante. paradossalmente, per la francia l'unica alternativa alla catastrofe economica post-euro di domani è dissolversi in questa specie di sacro romano impero; cioè, scegliere la catastrofe politica oggi.. !

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    6. @Maurizio Cocucci, mi ero dimenticato che le lenzuolate nei commenti erano la tua specialità, evidentemente ti piace scriverli ma fai fatica a leggerli, ma soprattutto pur di darmi contro ignori i 2 punti centrali dell'ottimo Galli della Loggia, che oltre ad asfaltare la non pervenuta Moscerini e l'europeismo ingenuo tipico del piddinismo scrive che A) il trattato era già stato annunciato nel sett. 2017 da Macron quindi molti mesi prima che l'attuale governo italiano entrasse in carica, e leggerlo in chiave anti-populista come piace a te e a buona parte della stampa ha poco senso B) che la Francia in questa coppia alla guida dell'Europa ha il ruolo di valvassore, semplicemente perchè i francesi al di là della scenografia, una partnership con i tedeschi non se la possono permettere, e questo a Berlino lo sanno molto bene. E mi pare siano 2 punti centrali anche nell'articolo qui sopra.

      @Matteo Monaco, perdonami è un'espressione un po' generica e superficiale dire che i francesi sono i vincitori dell'euro, perché ovviamente la Francia non è una bella signora bionda ma ha 65 milioni di abitanti e situazioni molto diverse fra loro, tuttavia possiamo dire che lo stato francese continua a macinare deficit per tenere in piedi tutti i suoi carrozzoni, o campioni nazionali, a dei tassi che non potrebbe permettersi senza il capitale politico che i tedeschi continuano a concedergli. Oltre ad indebitarsi con l'estero a tassi bassissimi, grazie all'euro hanno fatto enormi acquisizioni all'estero che senza la moneta unica probabilmente non avrebbero mai fatto, e mi sembra proprio questo il senso del vivere al di sopra dei propri mezzi: indebitarsi a tasso zero con l'estero, investire all'estero per portare a casa aziende produttive e redditizie (solo in Italia negli ultimi anni Parmalat, Edison, fondi Pioneer, BNL etc), in Germania poi hanno portato a casa Opel (che invece i tedeschi non avrebbero mai dato a Marchionne). E poi con i profitti provenienti dall'estero finanziare il deficit commerciale e quindi importare tante belle Mercedes da Stoccarda, tanto gli euro necessari li mette gentilmente a disposizione la BCE.

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    7. Ho scritto che non seguo il filo logico della replica perché il soggetto è il Trattato di Aachen e tu mi parli di bomba atomica alla Germania, una fuffa a tutti gli effetti, di Trump, che tra 2 anni gli elettori lo cacceranno a pedate, e preoccupazioni americane (?) per una presunta egemonia tedesca motivata dalle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto più nazioni, non solo la Germania. Parli di una Francia 'debole', strano... gli investitori mi sembra diano loro grande credito a guardare la curva dei rendimenti e la ragione c'è se la si vuol vedere e si posseggono le basi di conoscenza in materia economica: il PIL cresce grazie alla domanda interna nonostante il deficit delle partite correnti. A chi come te ha tanta passione per il Target2 dovrebbe avere un indizio in più: a novembre scorso la Francia (più precisamente la sua banca centrale) aveva un passivo di 46 mld contro i 117 mld del 2008, si tratta quindi di entrare nei dettagli e vedere ll perché. Per la cronaca l'Italia (Bankitalia) aveva un deficit di 23 mld nel 2008 e 492 mld a novembre scorso. L'indice di affidabilità del debito pubblico è AA per i francesi, BBB il nostro. Il ranking circa l'innovazione tecnologica vede la Francia al 15° posto mentre noi al 29°. Certo che al confronto con la Germania la Francia risulta sul piano economico e finanziario inferiore ma compensa con quello politico ed il fatto che la Germania aspiri ad un maggiore ruolo lo vedo comprensibile. Per questo aspetto e per quanto scritto prima è evidente che la Germania preferisca una alleanza stretta con i francesi (sinceramente molto più affidabili) che con l'Italia.

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  2. Grazie alle tue traduzioni sto notando un aspetto che avevo sottovalutato, e che invece si presenta spesso, come un sottotesto che riguarda le testate più diverse. Per esempio qui,

    "l'amore francese sia per l'UE che per la Germania è così grande che proprio su uno dei pochissimi terreni sui quali Parigi mantiene ancora lo status di grande potenza la Francia non intende indietreggiare di un solo millimetro".

    Ora, questo modo di pensare è un campanello di allarme. Non è 'normale' ricattare moralmente i cosiddetti partner, cioè chi già subisce i danni economici di un'alleanza ipocrita, perché riconoscano di essere inferiori e ti cedano tutto quel che vuoi. Inoltre, ricordiamoci che questi hanno perso la WWII come noi, e sono oltretutto impegnati a NON disporre di un'arma atomica. Di questo passo, le poche alternative che restano sono piuttosto cupe.

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    1. Grazie per l'interesse, mi pare che il commento di Galli della Loggia di oggi sul Corriere vada diritto al punto, ad esempio quando scrive:

      "In realtà il significato vero del trattato non sta nei suoi articoli, che non sono davvero gran cosa. Sta nel trattato puro e semplice, nel fatto che i suoi contraenti abbiano deciso di stringerlo, e di farlo ora. Di fronte all’affollarsi di critiche all’interno dell’Unione Europea e dei conseguenti propositi di riforma della stessa, il trattato significa la riaffermazione da parte di Francia e Germania non del proprio impegno europeista, bensì della propria volontà di mantenere sulla Ue l’egemonia di fatto che entrambe da molto tempo vi esercitano (più esattamente: che vi esercita la Germania, camuffandola dietro la collaborazione della Francia che vi si presta in qualità di interessata vassalla)."

      oppure

      "Il che a sua volta significa in generale che una politica estera europea non ci sarà mai e che di conseguenza ben difficilmente anche l’Unione potrà mai diventare da qui a chissà quando un vero soggetto politico."

      Decisamente da leggere

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