domenica 18 marzo 2018

Hans Werner Sinn: la coalizione Jamaika è fallita a causa di Macron

Il Prof. Hans Werner Sinn, ormai in pensione, nei giorni scorsi è stato ospite di Markus Lanz sulla ZDF per parlare di Trump, dell'UE e dell'unione di trasferimento prossima ventura. Anche questa volta non ha deluso le aspettative e ha spiegato ai tedeschi la vera ragione dietro il fallimento della coalizione Jamaika. Ne parla epochtimes.de


Giovedì sera tardi, il più famoso e illustre economista tedesco è stato ospite di Markus Lanz.

Quello che il prof. Hans Werner Sinn ha detto, senza peli sulla lingua  e sempre in pieno accordo con il segretario della FDP Christian Lindner, anch'egli in studio, viene riportato di seguito.

Trump ha ragione con le sue accuse contro l'UE

Le auto americane, secondo il professore, partito subito in quarta, vengono importate nell'UE con dazi del 10%, le nostre auto vengono esportate negli USA solo con il 2.5% di dazio. Allo stesso tempo pero' l'UE accusa Trump di voler isolare gli Stati Uniti aumentando le tariffe doganali. In realtà accade il contrario, ha spiegato Hans Werner Sinn.

L'UE in realtà cerca di proteggersi applicando tariffe doganali molto alte con l'unico scopo di difendere gli interessi di una specifica lobby economica Tutto questo accade a spese dei consumatori europei e a spese degli Stati Uniti, ma anche del terzo mondo. Nella narrazione della stampa tedesca tuttavia i fatti vengono completamente travisati.

A spese dei consumatori europei, in particolare tedeschi

Lo stesso vale per i prezzi agricoli dell'UE. A causa delle barriere doganali i prezzi dei beni alimentari sono del 20% superiori rispetto ai prezzi presenti sul mercato mondiale e piu' alti rispetto ai prezzi degli Stati Uniti. Chi se ne avvantaggia e chi invece ci guadagna? A trarne vantaggio sono gli agricoltori europei che usano le loro lobby per convincere l'UE a proteggerli mediante alte tariffe doganali. E questo naturalmente a scapito dei consumatori tedeschi, che devono pagare di piu' per il cibo che comprano.

La carne bovina quando viene importata è sottoposta a un dazio del 69%, la carne di maiale al 26%. Negli Stati Uniti il cibo è molto piu' economico.

In un normale scambio libero da dazi, i consumatori ordinari, specialmente la gente comune, avrebbero enormi benefici. Spendendo gli stessi soldi, il loro tenore di vita sarebbe nettamente superiore, perché con prezzi alimentari piu' bassi potrebbero fare la spesa a prezzi decisamente piu' vantaggiosi.

La colpa è chiaramente dell'UE che ha una politica protezionista. E gli americani si sono stancati. Per questo Trump ha minacciato: se non la smettete tasseremo le vostre auto con un dazio piu' alto.

Perchè l'UE si comporta in questo modo? Cosa c'è dietro?

La risposta corretta sarebbe quella di non fare come vorrebbe fare l'UE, e cioè imporre tariffe punitive sulle Harley Davidson. La risposta giusta  sarebbe piuttosto quella di ridurre le proprie tariffe doganali e impegnarsi a praticare un commercio libero ed equo. Hans Werner Sinn ha spiegato anche perchè l'UE vuole elevate tariffe protezionistiche o punitive e addirittura ipotizza una guerra commerciale. 

Semplicemente perchè i dazi doganali finiscono nel bilancio dell'UE e costituiscono una parte importante del bilancio UE. Il Moloch-UE  grazie ai dazi doganali si finanzia autonomamente e perciò ha interesse ad aumentare le proprie entrate, ma a spese della propria popolazione, che deve pagare prezzi piu' alti.

Ma tutto cio' si spinge ancora piu' avanti. Tutti i regolamenti e le prescrizioni in cui i prodotti alimentari vengono descritti con esattezza, (come ad esempio la curvatura dei cetrioli, o le dimensioni delle mele e delle patata etc) servono ad un solo scopo: il mercato UE deve essere chiuso verso l'esterno a favore di determinate aziende e produttori (pura politica di lobby). E questo sempre a spese dei consumatori europei.

Il protezionismo dell'UE danneggia il terzo mondo più di ogni aiuto allo sviluppo

Alla domanda di Lanz, se tutto cio' non avvenga a scapito del Terzo Mondo, ad es. del piccolo contadino africano, l'economista ha risposto: si', certo. Un economista canadese ha fatto i calcoli.

Conclusione: gli aiuti allo sviluppo verso il terzo mondo sono molto inferiori rispetto al danno, causato al terzo mondo, dal fatto che i paesi sviluppati non facciano entrare i loro prodotti nei loro mercati, cioè che il commercio estero sia fortemente limitato. Questo vale soprattutto per i prodotti agricoli in cui il terzo mondo ha un vantaggio commerciale (di prezzo).

La discussione pubblica è completamente distorta. Si cerca di imporre ogni tipo di discorso moralizzeggiante per giustificare le tariffe protettive, che in realtà pero' finiscono per colpire solo la gente comune.

La vera ragione del fallimento della "Jamaica"

Il prof. Sinn ha quindi rivelato la vera ragione dietro il fallimento della coalizione Jamaica.

In verità si tratta dell'unione di trasferimento. Il  presidente francese Macron voleva un ministro delle finanze europeo, voleva le tasse europee, voleva la possibilità di mettere in comune il debito, un'assicurazione comune contro la disoccupazione, e un'assicurazione comune sui depositi etc.

Perchè Macron lo vuole e perché molti altri nell'UE lo vogliono?

Perché in questo modo potrebbero prosciugare il contribuente tedesco e il popolo tedesco. I quali sarebbero poi chiamati a rispondere dei debiti fatti dagli altri, a pagare per i disoccupati degli altri, e a garantire ogni volta per le loro banche pericolanti etc.

Macron: se Lindner entra nel governo, sono morto

Si tratta di grandi oneri a carico del contribuente tedesco. E Macron avrebbe anche detto: 

"Se Lindner entra nel governo, sono morto. "

E questo secondo Sinn sarebbe il vero motivo del fallimento della coalizione Jamaika: la Francia non avrebbe mai voluto la FDP al governo, perchè avrebbe ostacolato la trasformazione socialista dell'UE. 

L'Italia è a terra

In verità, afferma il Prof. Sinn con una certa decisione, la domanda finale che dobbiamo porci è questa: la Germania aprirà il portafoglio per sostenere i paesi non competitivi del sud attraverso una unione di trasferimento?

E su questo tema la FDP dice: Nein, non lo faremo. I contribuenti tedeschi non possono permetterselo. Non possono farlo, servirebbe una cifra troppo grande. Ognuno deve prendersi cura di se stesso.

E allo stesso tempo questi paesi, in particolare la Grecia, continuano ad avere una disoccupazione di massa perché non sono competitivi, perchè sono costretti a restare nell'euro.

Un problema ancora più grande della Grecia è l'Italia. In Italia, la frustrazione è al massimo. Il paese è a terra. La produzione industriale italiana è del 20% inferiore rispetto al livello di dieci anni fa. Un quarto delle aziende è fallito. Oggi gli italiani dicono: fuori i soldi oppure ce ne andiamo.

Il Professore non sa come se ne esce. Perché l'Italia non è la Grecia (oltre 60 milioni di abitanti rispetto a nemmeno gli 11 milioni della Grecia). In Grecia si è cercato di coprire tutto con il denaro, la causa dei problemi tuttavia non è stata rimossa. Il denaro per salvare l'Italia, come è stato fatto con la Grecia, semplicemente non c'è.

Dopo la Brexit è saltato l'equilibrio di potere fra nord e sud, il sud ora puo' fare quello che vuole

Il maggior problema della Brexit non è, come molti credono, il fatto che le esportazioni verso la Gran Bretagna potrebbero diminuire drasticamente, ma la scomparsa del pensiero liberista britannico all'interno dell'UE. Questa forma di pensiero e questa cultura economica sono invece decisivi. E a causa della Brexit potrebbero uscirne fortemente danneggiati.

In termini concreti: nel Consiglio Europeo c'è una minoranza di blocco per la quale è necessario avere il 35% della popolazione dell'UE. Fino ad ora abbiamo avuto un equilibro fra il nord (Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Paesi scandinavi ...) e Sud (Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia ...)

I paesi del nord fino ad ora avevano il 39%, i paesi del sud il 38 % della popolazione UE. Entrambi avevano una minoranza di blocco, il sud e il nord. Quando pero' la Gran Bretagna sarà uscita, il nord avrà solo il 30% della popolazione - e quindi non avrà piu' la minoranza di blocco - il sud avrà però il 43%. Cio' significa che in futuro il sud potrà fare ciò' che vuole.

I tedeschi si accorgeranno che i loro conti sono stati saccheggiati quando ormai sarà troppo tardi

Ma non potrà funzionare, secondo il Prof. Sinn. Lo spostamento dei rapporti di forza, verso un dominio del sud, è estremamente preoccupante. Stiamo andando verso una unione di trasferimento, dalla quale non potremo piu' difenderci, perché non avremo piu' una minoranza di blocco.

E tutto ciò è stato messo nero su bianco nell'accordo di coalizione fra CDU e SPD. Le crisi degli ultimi anni, a partire dal 2010, sono state "risolte" usando sempre lo stesso principio: in sostanza hanno messo il portafogli del contribuente tedesco sul tavolo e hanno detto: non abbiate paura, ci saranno sempre i tedeschi a pagare i debiti, anche se gli altri non dovessero essere in grado.

Ma cosa accadrà fra 15 anni, chiede Sinn, quando i baby boomer andranno in pensione e vorranno avere la loro pensione di vecchiaia dai figli, che in realtà non sono mai nati. Allora tutte le garanzie promesse all'interno dell'eurozona ci cadranno sui piedi. Che succede in Germania, chiede l'economista. Che i loro conti vengono saccheggiati, i tedeschi se ne accorgono sempre quando ormai è troppo tardi.


sabato 17 marzo 2018

Il piano di emergenza per l'uscita dall'euro

Mentre Merkel e Macron a Parigi cercano un accordo per riformare la zona euro, a Berlino alcuni economisti tedeschi di spicco si riuniscono per discutere la stesura di un piano di emergenza da usare per gestire l'uscita di uno o piu' paesi dalla zona euro. Segno tangibile che le richieste di Macron, ma anche il risultato delle elezioni italiane, in Germania non fanno dormire sonni tranquilli. Ne parla Die Welt


Hans-Werner Sinn è tornato e parlare, e lo fa con una certa rabbia. Agita con forza le mani, si potrebbe pensare che stia quasi per decollare. Sta parlando di una cifra - 914 miliardi di euro. Il cosiddetto saldo del sistema Target-2 ha raggiunto questa incredibile cifra. Si tratta dei crediti che all'interno dell'eurosistema nel corso degli anni la Bundesbank ha accumulato nei confronti delle altre banche centrali del sud. 914 miliardi equivalgono a circa un terzo del PIL tedesco. "Sono davvero tanti soldi", dice Sinn. "Io non so se l'euro sia sostenibile, ma il sistema che sta dietro l'euro sicuramente non lo è", dice l'ex presidente dell'Ifo davanti al pubblico.

La performance emotiva di Sinn mostra che l'Eurozona è lontana dall'aver superato le difficoltà, come la politica e i media spesso vorrebbero far credere. A Berlino  alcuni economisti molto noti martedì si sono riuniti per discuterne. Il loro obiettivo era quello di sviluppare un piano di emergenza a cui ricorrere in caso di disintegrazione della moneta unica. Con il titolo „Is the Euro sustainable – and what if not“ alcuni importanti economisti tedeschi e internazionali si sono trovati per discutere i costi e le conseguenze di un possibile collasso dell'euro, le riforme che potrebbero facilitare l'uscita di un paese e le esperienze storiche relative alla caduta delle precedenti unioni monetarie.

L'invito a Berlino è arrivato dal'università privata ESMT e dal Max-Planck-Institut per il diritto fiscale e la scienza delle finanze. E' possibile che la  situazione nell'unione monetaria si sia stabilizzata grazie alla ripresa economica congiunta, ma i saldi Target in continua crescita evidenziano le fratture economiche all'interno della zona euro. E le elezioni italiane hanno mostrato che il pericolo di una dissoluzione dell'euro è tutt'altro che scomparso. In Italia il capo della Lega Italiana, il partito populista di destra - uno dei vincitori delle elezioni - ha  dichiarato che solo la morte è irreversibile, una moneta certamente non lo è. Mentre la politica si preoccupa di stabilizzare l'eurozona, gli economisti vorrebbero invece essere preparati nel caso in cui la moneta unica dovesse fallire.

"La probabilità che l'euro finisca non è pari a zero. Come economisti dobbiamo prenderla in considerazione", ha detto Kai Konrad, esperto di finanza presso il Planck-Institut. Ad assecondarlo c'era il presidente del Consiglio dei Saggi Economici (Sachverständigenrat), Christoph Schmidt: "bisogna essere preparati anche ad eventi alquanto improbabili".

E' necessario discutere una clausola di uscita

Secondo gli economisti presenti ci sarebbero tre scenari di uscita ipotizzabili: l'uscita di un paese senza il consenso degli altri, l'uscita con il consenso degli altri, oppure l'esclusione di un paese contro la volontà del paese uscente. Per tutti questi scenari non esiste un quadro giuridico chiaro, afferma Clemens Fuest, presidente dell'Ifo.

Sebbene l'eurozona con l'articolo 50 del trattato UE abbia previsto una clausola di uscita, l'abbandono della moneta unica nei trattati resta legato indissolubilmente anche all'uscita dall'UE. Non è desiderabile, dice Fuest: "al momento l'uscita di un paese non è all'ordine del giorno, proprio per questa ragione sarebbe il momento buono per discutere una clausola di uscita dall'euro", dice Fuest. Potrebbe essere incluso nei trattati nell'ambito dell'attuale processo di riforma. Fuest tuttavia non raccomanderebbe a nessun paese di uscire. Secondo Fuest una tale clausola potrebbe avere un'influenza disciplinante. "L'adesione all'euro è accompagnata dal fatto che il paese deve accettare le regole della zona euro", dice Fuest, riferendosi soprattutto all'Italia. Li' il capo della Lega Salvini ha chiesto che l'Italia ignori gli accordi di politica fiscale che l'Italia stessa ha sottoscritto. "Questo è incompatibile con l'appartenenza all'area dell'euro", dice Fuest.

Alcuni economisti vorrebbero far uscire dall'euro chi infrange in maniera seriale le regole comuni. I trattati al momento non contemplano la possibilità che alcuni paesi si difendano dall'obbligo di dover trasferire risorse agli altri paesi tramite una opzione di uscita, ma per il futuro non sarebbe da escludere.

E' necessario che ci siano regole per l'uscita

"I vantaggi derivanti dall'avere regole di uscita chiare consisterebbero nel ridurre i costi macroeconomici legati all'uscita, compresa l'incertezza, rendendo i conflitti fra gli stati meno probabili", afferma Fuest. Potrebbe esserci maggiore incertezza sul futuro dell'eurozona. "Tutto questo spinge verso la creazione di ostacoli procedurali elevati che rendano difficile l'uscita, ma non per un'assenza di una procedura di uscita", dice Fuest.

Le clausole di uscita potrebbero servire come protezione contro la redistribuzione delle risorse a spese dei singoli stati. Paesi piu' ricchi come la Germania o l'Olanda, grazie ad una clausola di uscita, potrebbero difendersi dalla trasformazione dell'eurozona in una unione di trasferimento. Una clausola di uscita potrebbe aiutare anche i paesi piu' deboli, come l'Italia, che con una loro moneta nazionale, potrebbero tornare nuovamente competitivi.

Quanto siano grandi le differenze lo ha illustrato chiaramente Sinn. Affinché i paesi piu' deboli possano raggiungere la Germania in termini di prezzi, la Germania dovrebbe avere un'inflazione del 4.5% piu' alta rispetto a quella degli altri paesi della zona euro per i prossimi 10 anni.



I migliori economisti su un terreno politico minato

L'uscita di un paese sarebbe costosa anche per la Germania. Se un paese dovesse uscire, la Bundesbank finirebbe per perdere i suoi crediti Target nei confronti del paese uscente. La sola Italia attualmente ha un debito verso l'eurosistema pari a 444 miliardi di euro.

Se ad uscire fosse invece la Germania, ad essere coinvolto sarebbe l'intero importo dei 900 miliardi di crediti Target. In questo caso sarebbe infondata la preoccupazione di una eccessiva sopravvalutazione del nuovo D-Mark: "la Bundesbank, secondo il modello della Banca Nazionale Svizzera, potrebbe intervenire con acquisti massicci per mantenerne basso il valore", ha affermato Fuest.

Ma gli storici dell'economia mettono in guardia dall'accettare con troppa semplicità uno scenario di rottura dell'euro. La storia mostra che il crollo di un'unione monetaria porta con sé delle turbolenze. "Di solito, il crollo di un'unione monetaria causa anche il crollo della corrispondente unione doganale", ha detto Albert Ritschl, storico economico della London School of Economics.

E questa è stata la quintessenza della euro-conferenza. Anche se un piano generale ancora non c'è: dopo tutto era il primo incontro fra economisti di alto livello a muoversi su di un terreno politicamente minato.

giovedì 15 marzo 2018

Salvataggi alla tedeska: come è andata a finire?

HSH Nordbank è il piu' grande scandalo finanziario degli ultimi decenni, una banca pubblica zombie che nel corso degli ultimi anni è stata tenuta in vita con oltre 20 miliardi di euro di denaro pubblico. Dopo lunghi tentativi di vendita, nei giorni scorsi il fondo americano Cerberus e altri investitori hanno rilevato la parte sana della banca. Test.de intervista sulla vicenda Werner Marnette, ex ministro dello Schleswig-Holstein nonché profondo conoscitore della vicenda, il quale non ha dubbi: per i cittadini è una truffa, si tratta di una vendita fittizia. Da Test.de 


L'ex ministro per gli affari economici dello Schleswig-Holstein, Werner Marnette (CDU) aveva tempestivamente richiamato l'attenzione sui rischi che a causa di HSH Nordbank gravavano sui contribuenti. Si è dovuto dimettere dall'incarico perché nessuno nel governo regionale di Kiel aveva voluto ascoltare i suoi avvertimenti. "La vendita fittizia della banca è una truffa ai cittadini", dice Marnette in un'intervista a test.de - e ci spiega perché anche dopo la vendita della banca i problemi non sono affatto risolti.

Test: HSH Nordbank è stata venduta. Tutto è bene quel che finisce bene?

Marnette: No, non è una vera vendita, è una finzione. HSH Nordbank dal punto di vista aziendale è invendibile. Perché la banca nei suoi libri contabili ha ancora miliardi di euro di rischi. Per questo nessun'altra banca ha voluto rilevare HSH Nordbank. I crediti deteriorati e gli altri rischi non verranno rilevati dai nuovi proprietari, ma continueranno ad essere un enorme peso per i cittadini di Amburgo e dello Schleswig-Holstein. Perché le due regioni continueranno a garantire anche dopo la vendita.

Test: quali sono al momento gli oneri per i contribuenti?

Marnette: non conosciamo ancora tutti i rischi e gli oneri per i contribuenti. Probabilmente saranno piu' di 20 miliardi di euro. Di sicuro ci sono 13 miliardi di euro che sono già andati. Perchè HSH Nordbank ha già esaurito i 10 miliardi di euro di garanzia concessi dalle regioni di Amburgo e dello Schleswig-Holstein, oltre ai 3 miliardi di euro che entrambi i Laender avevano versato nel 2009 come iniezione di capitale. A cio' si aggiungono le rettifiche di valore e gli obblighi pensionistici di HSH Nordbank, per i quali garantiscono anche i contribuenti. Si tratta di almeno 1.5 miliardi di euro. E ci sono altri rischi. HSH Nordbank è una scatola nera, perché le perdite che potrebbe arrivare dal finanziamento delle flotte marittime ancora non si conoscono. I contribuenti vengono tenuti all'oscuro, non sanno cio' che potrebbe accadere. Neppure i deputati dei 2 parlamenti regionali conoscono le cifre. In aprile pero' saranno chiamati a votare sull'accordo di vendita deciso oggi.

Test: la banca pero' è sulla strada del miglioramento. Lo scorso anno dovrebbe aver realizzato 300 milioni di profitti

Marnette: non ci credo. La HSH Nordbank nel corso degli ultimi anni non ha mai realizzato profitti con le proprie forze. Le cifre positive ci sono state solo perché le garanzie delle regioni Amburgo e Schleswig-Holstein sono state utilizzate per compensare i rischi. Questo non sarebbe stato permesso a nessuna normale compagnia tedesca. Solo nel 2016 la banca ha subito una perdita di 6.2 miliardi di euro. Vale a dire: le perdite sono superiori al capitale proprio in bilancio. La banca già nel 2015 non era piu' solvibile e doveva essere liquidata.

Test: sarebbe stato meglio liquidare la banca invece di venderla?

Marnette: la banca doveva essere liquidata già diversi anni fa. A cosa serve incassare un miliardo di euro dalla vendita della banca se nel peggiore dei casi sul contribuente alla fine potrebbero gravare oltre 20 miliardi di euro? Sono soldi che mancheranno per gli asili, le scuole, le università e altri importanti compiti delle regioni. La vendita fittizia della banca è una truffa al cittadino perché ancora nessuno ha rivelato quali saranno i costi finali per la banca. I nuovi proprietari non scopriranno le carte. Assurdo è anche il fatto che i consulenti assunti per il processo di vendita alla fine avranno incassato quasi 200 milioni di euro.


Le puntate precedenti:





mercoledì 14 marzo 2018

Non è rimasto molto dei piani altisonanti di Macron

Ottima sintesi di Eric Bonse da Lost in Europe sullo stallo delle trattative franco-tedesche in merito al progetto di riforma della zona euro. Oettinger e Altmaier stanno lavorando dietro le quinte per affondare il piano Macron e ci sono quasi riusciti, ormai non resta molto del progetto di riforma del presidente francese. Ancora una volta i primi della klasse non ne vogliono sapere di cooperare. Da Lost in Europe


L'euro avrà un proprio budget, un proprio parlamento e un ministro delle finanze – cosi’ auspicava il capo di stato francese Macron. In verità non resta molto delle altisonanti visioni per una unione monetaria completa e sovrana. Due politici tedeschi si oppongono.

La Große Koalition a Berlino ha promesso "una nuova partenza per l'Europa". Il governo federale tedesco vorrebbe soprattutto andare incontro alle richieste di Macron.

Sull’agenda delle riforme ci sarebbe "un alto grado di accordo con il presidente francese", cosi' aveva rassicurato la Cancelliera in un recente Video-Podcast.

A Bruxelles tuttavia non pare proprio che le cose stiano in questo modo - anzi sembra esattamente il contrario. Il Commissario al Bilancio Oettinger e il Ministro alle Finanze ad interim Altmaier (entrambi CDU) continuano a frenare sistematicamente i piani di Macron.

Le aspettative sul futuro dell'eurozona divergono pero' radicalmente. Macron chiede un Ministro delle Finanze della zona euro che abbia a disposizione un proprio budget miliardario.

Con queste risorse sarebbe possibile ammortizzare gli shock economici e stimolare nuovi investimenti, cosi' secondo Macron. L'obiettivo sarebbe una "unione monetaria sovrana", aggiunge il Ministro delle Finanze Le Maire.

Entrambi nelle scorse settimane sono stati sostenuti dal Presidente del FMI Lagarde. Un bilancio della zona euro renderebbe possibile "una politica finanziaria anti-ciclica, se necessaria", aveva detto la francese a Parigi.

"Sappiamo fin troppo bene che c'è resistenza da parte della Germania", ha aggiunto Lagarde. Ma si tratterebbe di avere anche una maggiore solidarietà in Europa.

Ma Lagarde ha fatto i conti senza Oettinger. L'uomo di Merkel a Bruxelles - come la Cancelliera, e' decisamente contrario ad un bilancio della zona euro.

"Nuove crisi debitorie"

Oettinger vorrebbe invece mettere a disposizione non piu' di 25 miliardi di euro dall'attuale bilancio dell'UE - ma solo a partire dal 2021, e suddivisi in 7 anni.

E' una somma ridicola, critica l'esperto finanziario della Linke De Masi. Perché in questo modo si riuscirebbe a mettere insieme solo lo 0.03 % del PIL dell'eurozona - troppo poco per muovere qualcosa.

"Se la domanda interna della zona euro si indebolisse e si creassero nuovi disavanzi delle partite correnti, avremmo una nuova crisi debitoria", avverte l'ex deputato.

Pillole amare

Anche l'obiettivo di Macron, quello di stabilizzare l'euro, non sembra convincere Oettinger. La nuova linea di bilancio è pensata per altri scopi: Oettinger vorrebbe portare nell'euro paesi come la Bulgaria e promuovere riforme strutturali in quel paese. 

In particolare fa riferimento ad una riforma neoliberista delle pensioni e del mercato del lavoro; Oettinger vorrebbe addolcire queste pillole amare con i soldi dell'UE.

Il politico della CDU a Bruxelles porta avanti un'idea controversa di Merkel. Al culmine della crisi euro infatti la Cancelliera voleva spingere paesi come l'Italia o la Spagna a fare le riforme strutturali mediante dei "contratti di riforma".

Dalla porta di servizio

Ma la proposta ha incontrato una massiccia resistenza nel Consiglio Europeo. E ora ritorna dalla porta di servizio della Commissione UE - Oettinger ringrazia.

Anche il Fiskalpakt, con il quale tutti i paesi della zona euro dovrebbero impegnarsi a raggiungere lo "Schwarze Null" (pareggio di bilancio) è tornato sull'agenda dei funzionari di Bruxelles.

L'ex presidente francese Hollande avrebbe voluto affondare il patto; il suo successore Macron ora dovrà mandarlo giu'. E secondo i desideri di Oettinger dovrebbe addirittura essere inserito nei trattati UE...

Anche il ministro delle finanze ad interim Altmaier cerca di fermare le richieste francesi. "Ho avuto l'onorevole compito di frenare alcune aspettative esagerate", aveva detto il braccio destro di Merkel dopo la riunione dell'eurogruppo di gennaio.

In quell'occasione si era parlato dell'unione bancaria. Sono anni che la Germania continua a bloccare l'introduzione di un'assicurazione congiunta sui depositi bancari della zona euro.

La Francia ora chiede che sia la Germania a spianare definitivamente la strada. Al piu' tardi entro il vertice UE di giugno l'unione bancaria dovrà essere completata, ha detto il ministro delle finanze Le Maire.

Ma Altmaier non ha fretta. Fino alla piena attuazione potrebbero essere necessari altri 10 anni, aveva detto. Le banche devono prima ridurre i loro crediti deteriorati.

Anche nel recente incontro dei ministri della zona euro le varie posizioni si sono scontrate duramente. La discussione deve essere stata veramente accesa, come ha ammesso lo stesso Altmaier.

Aria pesante nell'eurogruppo

"Non parlerei di una tempesta purificatrice, ma era chiaro che non ci saremmo allontanati dai nostri principi". In parole semplici: nulla si muove, Berlino continua a bloccare.

La disputa riguarda anche il fondo di salvataggio della zona euro, l'ESM. La Germania vorrebbe trasformarlo in un Fondo Monetario Europeo, ma anche questa riforma è bloccata nel singhiozzo franco-tedesco.

Berlino non vuole rinunciare al diritto di veto tedesco per i prestiti ai paesi euro in crisi. Al contrario Parigi chiede di passare al voto a maggioranza per poter essere piu' rapidi nella concessione degli aiuti finanziari.

Stabilità Vs Solidarietà

Dietro ci sono visioni diverse per l'Europa: Parigi chiede maggiore solidarietà, Berlino sottolinea invece la stabilità. Nelle regole di voto non cambierà nulla, insiste Altmaier.

Su una questione importante come questa un accordo non sembra essere in vista. Dopotutto la riforma dell'ESM è ufficialmente inserita nell'agenda dell'UE. E' una proposta che risale all'ex Ministro delle Finanze Schäuble. Non è rimasto molto dei piani altisonanti di Macron. Di un Ministro delle Finanze per la zona Euro non se ne parla nemmeno piu'...

martedì 13 marzo 2018

Merkel ha già scaricato Macron?

Ne parlano Lost in Europe e l'ultimo numero di Der Spiegel, di solito ben informato: Merkel e Altmaier avrebbero già scaricato il presidente francese con il suo piano di riforma dell'eurozona. Resterebbe in campo il documento di Schäuble. Da Lost in Europe.


"La questione è disdetta": in maniera alquanto lapidaria Berlino si congeda dalle iniziative franco-tedesche per la riforma dell'eurozona. A causa dei negoziati di coalizione pare che sia semplicemente mancato il tempo, riporta Der Spiegel.

Originariamente la Cancelliera Merkel e il capo di stato francese avrebbero dovuto presentare un piano comune in marzo. Non se ne farà nulla - ma in questo caso rinviato probabilmente significa anche cancellato!

Perché la mancanza di tempo è solo un pretesto. Il braccio destro di Merkel, Altmaier, negli ultimi mesi ha trovato tutto il tempo di cui aveva bisogno per bloccare le richieste dei francesi all'interno dell'eurogruppo. 

Il ministro delle finanze della zona euro e il bilancio euro sono stati rimossi dall'ordine del giorno, il completamento dell'unione bancaria (concretamente: un'assicurazione comune sui depositi) è stato rinviato al giorno di poi nell'anno di mai.

Allo stesso tempo Merkel e Altmaier continuano a spingere il controverso Fiscal Compact e la ristrutturazione del fondo ESM dominato dai tedeschi. In breve, lavorano sistematicamente contro i piani di Macron.

Non c'è da stupirsi che ora non si riesca a trovare un accordo. Dopo tutto il ritardo offre al nuovo ministro delle finanze O. Scholz (SPD) la possibilità di tentare un nuovo inizio.

Ma dovrà prima di tutto rimuovere quegli ostacoli che Merkel e Altmaier segretamente hanno costruito dietro le spalle della SPD. Vorrà farlo e riuscirà ad imporsi?

Ho dei dubbi, molto forti. Invece sembra proprio che stia per mettere fine alla "Partenza dell'europa" (di cui parlavano prima di tutto i socialdemocratici), prima ancora che sia iniziata...

Thomas Mayer - La fonte del denaro italiano

Thomas Mayer, ex capo-economista di Deutsche Bank, dal suo blog sulla FAZ analizza il risultato elettorale italiano e la nuova situazione politica, ovviamente dal punto di vista tedesco. Secondo l'economista gli italiani non avrebbero di che lamentarsi, almeno fino a quando riusciranno ad ottenere denaro a buon mercato dalla BCE. Dalla FAZ.net



Sembrava tutto così facile. L'estate scorsa, mentre partecipavo a un incontro organizzato da un influente Think Tank di Bruxelles i presenti erano fermamente convinti che nei dodici mesi successivi si sarebbe aperta una finestra di opportunità per l'approfondimento dell'unione monetaria. Emmanuel Macron si era impegnato con grande entusiasmo e Angela Merkel, che aveva appena raggiunto un  picco temporaneo nei sondaggi pre-elettorali, aveva fatto sperare in una sua cooperazione. Lo scopo di tale approfondimento doveva essere quello di portare avanti la condivisione dei debiti pubblici in modo da sollevare la BCE dal compito di finanziare gli stati indebitati. Il mandato del Presidente della BCE Mario Draghi scade nel settembre 2019 e non ci si può aspettare che il suo successore garantisca bassi tassi di interesse come invece ha fatto lui durante tutto il suo mandato. Fino all'estate del 2018 tuttavia non arriverà una decisione.

La prima battuta d'arresto per questo piano è arrivata con le elezioni federali tedesche, che per Merkel non hanno portato quello che invece i sondaggi estivi avevano previsto. Per un breve periodo si era affacciato anche il possibile disastro di una coalizione giamaicana, in cui una FDP ribelle avrebbe potuto impedire una maggiore "solidarietà europea". Poi questa possibilità è sfumata ed è tornata la fiducia quando il segretario temporaneo della SPD Martin Schulz ha fatto inserire nel contratto di coalizione la politica europea dettata dal Presidente della Commissione Juncker. Con il voto favorevole dei membri della SPD, la Groko non solo intende portare avanti il piano per l'approfondimento dell'unione monetaria, ma vorrebbe mettere a disposizione dell'Europa piu' denaro. Ancora piu' di quanto previsto. Osservando i fatti dalla parte di chi vuole approfondire l'unione monetaria: sarà finalmente arrivato il momento buono per completare quello che stavano aspettando da tanto tempo?

L'esito delle elezioni parlamentari in Italia potrebbe impedirlo. Il 70% ha votato per quei partiti populisti che hanno promesso una "benedizione dal cielo": meno tasse per i ricchi cittadini del nord, un reddito di base decente e incondizionato per il sud piu' povero, maggiori investimenti e pensioni minime per tutti. Anche gli automobilisti e gli amanti degli animali dovrebbero poter pagare meno tasse. In realtà in Italia potrebbe nascere una grande coalizione di populisti con un programma unico: "benessere per tutti, senza considerare i costi".

Ma i vincitori delle elezioni fra loro restano nemici e alla fine non se ne farà nulla. Il governo Gentiloni, in carica dalla precedente legislatura, potrebbe restare ancora a lungo, anche senza una maggioranza parlamentare. Ma cio' non dovrebbe scoraggiare i vincitori delle elezioni dal creare maggioranze parlamentari variabili al fine di garantire alle loro clientele i benefici finanziari promessi attingendo direttamente dal bilancio pubblico. Con o senza un nuovo governo, le finanze pubbliche italiane sotto la pressione dei populisti rischiano di andare fuori controllo, piu' di quanto non accadesse in passato. Dal punto di vista italiano l'iniziativa franco-tedesca per la messa in comune del debito arriverebbe proprio al momento giusto.

Se non ci fossero pero' i governi testardi di alcuni paesi del nord dell'UE, che nel frattempo hanno preso una dura posizione contro questo tipo di "solidarietà europea". E' probabile che la prospettiva dell'enorme montagna debitoria italiana, in continua crescita, possa alimentare la loro opposizione alla messa in coumune. Proprio la creazione di un fondo monetario europeo basato sul diritto UE quale strumento per la messa in comune del debito e per i trasferimenti fra gli stati potrebbe fallire per il veto di uno di questi paesi. In questo modo fallirebbe pero' anche il piano per alleviare il peso che grava sulla BCE.

La BCE, con l'approvazione soprattutto del governo federale tedesco, si è impegnata a fare tutto il possibile per mantenere l'euro in vita. Per raggiungere questo obiettivo sono indispensabili bassi tassi di interesse e l'accesso illimitato dei paesi dell'euro al mercato dei capitali per finanziare i titoli di stato in scadenza e il nuovo indebitamento. La politica italiana potrebbe spingere la BCE a dover fare ancora di piu' per svolgere questo compito. Il mandato previsto dai trattati e cioè la garanzia della stabilità dei prezzi potrebbe passare in secondo piano. Come potrebbero mai aumentare i tassi di interesse se questo dovesse rendersi necessario? I politici populisti sono sicuri della loro causa. Se fino a non troppo tempo fa avevano minacciato di introdurre una valuta parallela, queste minacce ormai sono superate. Sono semplicemente superflue: soprattutto fino a quando i partiti italiani potranno continuare a fare affidamento sulla BCE quale fonte di denaro per le promesse elettorali fatte alle loro clientele.


lunedì 12 marzo 2018

Il malato d'Europa

Secondo i media mainstream e secondo alcuni economisti tedeschi l'Italia sarebbe il vero malato d'Europa nonché il pericolo principale per l'Eurozona e l'UE. Per una parte della stampa tedesca la vera speranza degli eurocritici italiani sarebbe il piano di riforma dell'UE proposto da Macron. Ne parla german-foreign-policy.com


Un pericolo per l'eurozona

Dopo la vittoria elettorale delle forze euroscettiche e di destra italiane, gli economisti tedeschi e i media mainstream lanciano i loro avvertimenti per mettere in guarda dal rischio di una grave crisi nella terza economia dell'eurozona. Il paese rischia un "collasso debitorio", titolavano i quotidiani economici poco prima delle elezioni (Handelsblatt). [1] Clemens Fuest, presidente dell'IFO Institute di Monaco metteva in guardia da "un aumento del debito pubblico in presenza di un'economia stagnante", che "potrebbe portare l'Italia alla bancarotta". Friedrich Heinemann del Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (ZEW) vedeva già a rischio "la sopravvivenza stessa dell'euro e dell'UE" nel caso in cui il governo italiano decidesse di lanciare un'offensiva all'interno dell'eurogruppo dominato dalla Germania. Lo scontro potrebbe svilupparsi in maniera simile a quanto era accaduto con la Grecia nell'estate del 2015. Invece di tagliare le spese e ridurre il debito, secondo l'economista di Commerzbank Marco Wagner, "c'è il rischio che l'Italia avvii politiche redistributive con ampi tagli fiscali e prestazioni sociali aggiuntive" (Focus) [2]. Wagner sottolinea inoltre che "le forze euroscettiche" vedrebbero con favore la proposta europea del presidente francese, il quale vorrebbe una redistribuzione a livello europeo e la trasformazione dell'eurozona in una "unione di trasferimento".

Speranza in Macron

Il capo economista di Commerzbank, Jörg Krämer, ipotizza che l'Italia possa trasformarsi nel potenziale "punto di rottura dell'unione monetaria" (Merkur.de) [3]. L'economista ritiene tuttavia improbabile una rapida uscita del paese dall'unione monetaria, poiché i partiti populisti e di destra italiani sperano ancora nella riforma dell'UE proposta da Macron. A Roma si nutre la speranza, spiega Krämer, che "il nuovo governo federale tedesco appoggi le idee di Macron in materia di politiche europee", che nella loro attuazione prevederebbero la trasformazione dell'unione monetaria in una unione di trasferimento. La "graduale introduzione di un'assicurazione europea sui depositi e l'istituzione di fondi speciali per l'eurozona nel bilancio europeo", per i politici italiani sarebbero altamente desiderabili; la politica italiana non intenderebbe abbandonare l'unione monetaria, piuttosto cambiarla. Inoltre Roma gode della protezione della Banca Centrale Europea (BCE). "Purtroppo" la BCE si comporta come un "difensore" che protegge i paesi come l'Italia attraverso una politica monetaria estremamente espansiva, commenta il capo economista di Commerzbank. Una deliberata escalation della crisi debitoria italiana causata dagli oneri crescenti derivanti dal peso degli interessi e che obbligherebbe il paese alla capitolazione - direzione verso la quale Berlino aveva invece spinto il paese all'inizio della crisi euro - al momento non sembrerebbe possibile. Gli investitori da tempo ormai sanno che "la BCE sostiene l'Italia e che in caso di crisi comprerebbe ancora piu' titoli di stato", commenta Krämer. Nessun speculatore si posizionerebbe contro una "BCE con tasche infinitamente profonde".

Ultimo avvertimento

Lo European Council of Foreign Relations (ECFR) [8] in una recente presa di posizione considera invece l'Italia sulla stessa strada della Gran Bretagna. Il Paese sarebbe il vero "malato d'Europa", la cui classe politica da molti anni ormai "non si trova piu' nella cabina di guida dell'UE". Anche nei media tedeschi mainstream il risultato viene considerato "un ultimo avvertimento" per l'UE dominata dai tedeschi. Berlino si deve decidere, è scritto: Roma è il centro di "una rivolta populista che potrebbe contagiare l'europa intera", per questa ragione Francia e Germania devono prendere le contromisure (Die Zeit) [9]. Questo tuttavia non sarà facile: Macron si batte per una "unione di trasferimento" che Berlino invece rifiuta; Merkel ha perseguito una politica sui rifugiati liberale che ha incontrato il rifiuto di Parigi. I due governi entro il 2019 devono trovare un compromesso sulla riforma della zona euro. E' ora di mettere in discussione il "diktat sul risparmio tedesco", scrive l'autore molto prudentemente; Parigi tuttavia "non puo' pretendere da Berlino un trasferimento di denaro irrealistico". Merkel tuttavia dovrebbe rendersi conto che con la sua politica sui rifugiati ha diviso l'europa. Un "compromesso" secondo questo modello equivarrebbe ad una rigida politica di espulsione e contemporaneamente in una riduzione poco piu' che cosmetica dei diktat tedeschi sull'austerità.

[1] Dietmar Neuerer: Nach der Italien-Wahl droht dem Land der Schulden-Kollaps. handelsblatt.com 03.03.2018.
[2] Marco Wagner: Bis auf Geld ausgeben wird die neue Regierung nicht viel machen. focus.de 05.03.2018.
[3] Corinna Maier: "Italien bleibt die Sollbruchstelle der Währungsunion". merkur.de 05.03.2018.
[4] S. dazu Der Preis der Exportprofite.
[5] András Szigetvari: Der Euro, der Klotz an Italiens Bein. derstandard.de 01.03.2018.
[6] Bad loans at Italian banks fall to three-year low. businessinsider.com 10.10.2017.
[7] Dietmar Neuerer: Nach der Italien-Wahl droht dem Land der Schulden-Kollaps. handelsblatt.com 03.03.2018.
[8] Josef Janning: Italy: Following Britain towards the exit? ecfr.eu 02.03.2018.
[9] Alexander Mühlauer: Die Italien-Wahl ist für Europa die letzte Warnung. sueddeutsche.de 06.03.2018.