mercoledì 24 ottobre 2018

Sahra Wagenknecht: se vogliamo salvare l'Europa dobbiamo sostenere la battaglia del governo italiano

Sahra Wagenknecht, capogruppo della Linke al Bundestag e leader storico della sinistra tedesca, intervistata da Deutschlandfunk, pur mantenendo un proprio punto di vista autonomo, esprime un sostegno convinto alla battaglia del governo italiano contro le tecnocrazie di Bruxelles: se vogliamo salvare l'Europa dobbiamo sostenere la battaglia del governo italiano per la sovranità dei parlamenti nazionali. Da Deutschlandfunk.de, un'ottima Sahra Wagenknecht



DLF: Frau Wagenknecht, Roma è sul banco degli imputati. È giusto secondo lei?

Wagenknecht: beh, vorrei dire che non ho molta simpatia per il signor Salvini. Ma non è questo il punto. Questo è un governo democraticamente eletto. La legge di bilancio riguarda la sovranità dei parlamenti. E se vuoi distruggere l'UE, allora devi fare esattamente quello che sta facendo Bruxelles.

Inoltre bisogna anche parlare di quanto possa essere sensato costringere a fare ulteriore austerità un paese che da dieci anni attraversa una lunga crisi economica, un paese in cui il reddito pro capite è inferiore a quello precedente l'introduzione dell'euro, ovviamente ciò contribuisce a far crollare l'economia. Ecco perché penso si tratti di una decisione priva di senso.

DLF: allora, dal suo punto di vista, stiamo assistendo ad una protesta giustificata contro la politica di austerità di Bruxelles?

Wagenknecht: bisogna dare a questa proposta di bilancio un'occhiata un po' più da vicino. Dentro ci sono cose molto ragionevoli. Ad esempio, l'Italia ha un altissimo tasso di disoccupazione, in particolare un elevato tasso di disoccupazione giovanile, in alcune zone del 30, 40 per cento, soprattutto nel sud del paese, e un'assicurazione contro la disoccupazione molto povera, peggio anche dell'Hartz IV tedesco, per fare un confronto. Se in questo ambito si apportano  determinati miglioramenti, o se si migliora la legge per il prepensionamento, che in una situazione di elevata disoccupazione potrebbe essere un sollievo per molte persone, si tratta senza dubbio di una scelta ragionevole.

Ci sono alcune agevolazioni fiscali. A beneficiarne sono anche le persone ricche. Se ne puo' certamente discutere. Ma ancora una volta: penso che semplicemente non sia la Commissione europea ad avere il potere di decidere in merito alla legge di bilancio dei diversi paesi, perché in questo modo stiamo distruggendo l'UE. Gli italiani non vogliono essere governati da Bruxelles, e non vogliono nemmeno essere governati da Berlino. Stiamo dando ad un governo, e in particolare ad un partito nazionalista, che in realtà è davvero semi-fascista, e a un certo signor Salvini, un'ottima possibilità per profilarsi politicamente. Sicuramente nel suo paese in questo modo sta ottenendo degli ottimi risultati e non finirà certo in difficoltà.

DLF: Frau Wagenknecht, lei ora parla di immischiarsi negli affari dell'Italia. Bisogna tuttavia ammettere che queste sono esattamente le procedure sottoscritte dagli stati dell'UE, e cioè presentare il loro bilancio a Bruxelles per farselo approvare. Tutto ciò affinché la politica fiscale europea rimanga nel complesso stabile e quindi anche l'euro sia stabile, senza finire in un'altra crisi monetaria. Possiamo davvero dire che in questo caso l'Italia può comunque andare avanti?

Wagenknecht: in primo luogo, ci sono dei trattati europei. C'è un criterio del deficit del tre percento. L'Italia è al di sotto di esso.

La seconda è una questione di ideologia economica, secondo la quale anche se un paese è in crisi deve comunque risparmiare per ridurre il debito. Fatto che è stato più volte confutato. Le economie non sono una cosa cosi' semplice che se si risparmia, si riduce il debito, e se si aumenta la spesa, il debito sale. Sembrerebbe anche plausibile. Ma non funziona così, perché risparmiare o spendere ha delle conseguenze per l'attività economica. L'Italia per molti anni ha cercato di ridurre significativamente la spesa pubblica. Il debito continuava a salire mentre l'economia crollava. E anche questo non è un concetto molto ragionevole.

Bisogna dire: se vuoi spingere l'Italia fuori dall'euro - ed è quello che sta accadendo - devi fare esattamente cosi'.

DLF: allora non la preoccupa il fatto che l'Italia, stato membro dell'euro, abbia un debito pubblico che supera il 130 percento del PIL?

Wagenknecht: la questione è se si tratta solo del risultato della condotta di spesa del governo, o se invece è il risultato di una crisi economica che dura da anni. E direi che si tratta decisamente della seconda opzione.

Dobbiamo ovviamente anche parlarne a livello europeo. Se ora vuoi presentarti come il sommo sacerdote del debito pubblico basso, ma non sei stato in grado nemmeno di imporre un'azione a livello europeo, ad esempio per limitare il dumping fiscale delle imprese, cosa che sarebbe anche possibile, oppure imporre alcune regole che rendano piu' difficile per le persone molto ricche eludere il fisco, allora diventa tutto molto ipocrita. Troverei sensato, se ad esempio, in Italia dove c'è una grande ricchezza privata - che è cresciuta anche durante la crisi economica, e oggi ci sono più milionari di dieci anni fa - questa venisse tassata molto più severamente. Allora naturalmente si potrebbe ridurre anche il deficit pubblico. Ma non è che l'UE abbia mai fatto delle leggi che rendano tutto ciò piu' facile, anzi al contrario: le regole dell'UE rendono tutto più difficile. Proprio la Commissione europea con il signor Juncker ormai è la personificazione del dumping fiscale, soprattutto per le grandi imprese.

DLF: il dumping fiscale, Frau Wagenknecht, è un altro argomento. Voglio tornare ancora una volta a questo immenso debito pubblico. Secondo lei non è motivo di preoccupazione se uno Stato membro dell'area dell'euro ha così tanti debiti?

Wagenknecht: lei dice che il dumping fiscale è un altro problema. Il dumping fiscale e il debito pubblico sono due questioni fra loro strettamente collegate. Se sono proprio le grandi aziende a pagare poche tasse, oppure se nei singoli paesi sono i più ricchi quelli che pagano poche tasse, allora il debito pubblico naturalmente continuerà a crescere. L'intero dibattito in corso riguarda il fatto che l'Italia possa apportare dei limitati miglioramenti all'assicurazione contro la disoccupazione e alle pensioni. Il tema della discussione è del tutto sbagliato. Su questi temi, come ho detto, il governo italiano può ottenere consenso politico, proprio perché  sono misure molto popolari nel paese, e non per nulla l'ultimo governo su questi temi ha fallito e non è stato rieletto perché la gente è stanca di vedere che le cose vanno sempre peggio, stanca di trovarsi in una situazione di emergenza sociale e di avere una disoccupazione alta. Se si fanno solo annunci, senza miglioramenti sociali, questa è un'Europa che rinuncia ad ogni credibilità.

DLF: la Commissione europea dovrebbe forse dire che in futuro intendono rinunciare alla funzione di controllo dei bilanci nazionali, e che chiunque può decidere autonomamente?

Wagenknecht: io sono per un'Europa delle democrazie sovrane e democrazia significa: le persone votano per eleggere il loro governo. Significa anche naturalmente che nessun altro paese sarà responsabile per i debiti degli altri paesi. Inoltre non penso sia giusto nemmeno se un paese pesantemente indebitato finisce nei guai e ad essere salvate con il denaro dei contribuenti sono sempre e solo le banche. Ma in Europa abbiamo una costruzione problematica, in quanto questa ci porta sempre piu' verso una sospensione della democrazia, e ad una situazione in cui le persone possono votare chi vogliono, perché tanto alla fine saranno i tecnocrati di Bruxelles o addirittura il governo di Berlino ad avere l'ultima parola e a decidere in merito alle leggi di bilancio nazionali. L'Europa in questo modo non puo' funzionare.

DLF: ma l'Italia ora vorrebbe entrambi. L'Italia vuole decidere autonomamente sul proprio bilancio, senza l'ingerenza di Bruxelles, ma allo stesso tempo vuole rimanere nell'euro e in caso di emergenza, avere anche il sostegno degli altri paesi dell'euro. Possono stare insieme le due cose?

Wagenknecht: no, le due cose non stanno insieme. Ma se continuiamo così, faremo uscire l'Italia dall'euro. Non so nemmeno se vogliano rimanerci a tutti i costi. L'euro ha portato relativamente pochi vantaggi all'Italia.

DLF: bene. Il governo di Roma, almeno, dice che vogliono assolutamente restarci. Questo è stato confermato ancora una volta dal Primo Ministro.

Wagenknecht: finché sono dentro, devono dire cosi', perché altrimenti lo spread e la speculazione sui mercati finanziari assumerebbe forme estreme. È già ora siamo in una situazione in cui questi extra-rendimenti non vengono pagati a causa delle dimensioni del debito. I titoli italiani pagano un elevato premio al rischio perché si ipotizza che l'Italia potrebbe lasciare l'euro, e naturalmente si tratta di una speculazione molto pericolosa. Tuttavia, sono la Commissione europea e la Banca centrale europea a gettare altra benzina sul fuoco. Voglio dire, per molti anni ha acquistato obbligazioni governative in una dimensione che, a mio avviso, non era affatto giustificata. Ma ora lancia un segnale di stop e, naturalmente, i rendimenti salgono.

Ancora una volta: se vogliamo che l'euro funzioni, allora deve funzionare su basi democratiche. E naturalmente, se la democrazia negli Stati membri è sospesa, il risultato in Europa sarà una crescente sensazione di frustrazione e di rifiuto, e l'affermazione del signor Salvini il quale non è certo conosciuto come un fervente sostenitore dell'Europa. Ci sono tuttavia altre opzioni, ovviamente, ma bisogna vedere se c'è la volontà di sostenerle e promuoverle. 

DLF: Sahra Wagenknecht, è il capogruppo della Linke al Bundestag. Grazie per il suo tempo questa mattina.


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25 commenti:

  1. Giustamente l'analisi della signora mischia sapientemente verità inoppugnabili a minchiate intergalattiche perché sì viva Leuropa ma solo se fa comodo alla Germania. I tedeschi rimarranno sempre per prima cosa tedeschi. Siamo sicuri che sia saggio continuare per questa strada, con questi compagni di viaggio?

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    1. siamo sicuri del contrario!
      Solo dei cretini o dei venduti potevano metterci in questo casino !
      Adesso uscirne sarà un problema , ma è certo che se dovessimo uscire noi ,le ossa se le romperebbero Germania e Francia in primo luogo.
      Comunque , al di la dell'Italia , se l'Europa continua in questo modo , non solo è la maniera migliore per distruggere "il giocattolo" , ma finisce in guerra civile europea !

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    2. ma de che...queste si che sono minchiate intergalattiche, e basta guardare film di fantascienza tornate tra noi gente... ci voleva una rottura in questo menage di rottinculo, ma non vi rendete minimamente conto che ci vogliono tenere schiavi del sistema? chi sono i cretini e i venduti veri se non chi ci ha reso schiavi di Bruxelles, quel figlio di puttana di Prodi bisognerebbe metterlo alla griglia insieme al bastardo di De Benedetti con contorno di Renzi e Berlusconi bolliti, queste teste di cazzo che ci hanno venduti per i loro sporchi interessi e dei loro amici industriali , in tutti questi anni di governo non una, dico non una sola cosa è mai stata fatta per migliorare le condizioni degli italiani...ci hanno solo ammazzato economia, scuola, lavoro, sanità e stato sociale, ora vogliono attaccarci sul piano dei risparmi girando il "manopolone" di sto cazzo di spread, è una guerra che ci stanno facendo Francia e Germania...intoocuuloo alla Merkel!!!

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    3. Concordo. Prodi andrebbe appeso insieme a Monti!

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  2. Al di là delle imprecisioni riguardanti i trattati in vigore, con i parametri di Maastricht che sono al momento sospesi per essere sostituiti in regime di prorogatio da quelli del Fiscal Compact, se si fa parte di una unione tra Stati è fondamentale rispettare regole e trattati. Se non ti sta bene non ne fai parte, così come se si abita in un condominio non fai quello che ti pare. Ma soprattutto se hai sottoscritto un trattato lo devi rispettare a prescindere da quale governo e Parlamento lo hanno approvato e sottoscritto.
    Comunque sia la posizione di Sara e quella della maggioranza dei 'diversamente competenti' al governo è che il problema non è la UE e le sue rappresentanze ma gli investitori: è a loro che chiedi i soldi per coprire il deficit, non alla Commissione! E se fai un condono, un reddito di cittadinanza e riduci le imposte, il tutto a deficit, non puoi certo pensare che il conto lo paghino gli investitori. Di investimenti degni di tale definizione non c'è nulla, forse a Sara questo aspetto è sfuggito.

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    1. A parte i suoi appunti e le critiche, non ho capito quale sarebbe per lei la strada giusta. Forse il prostrarsi come hanno fatto i governi precedenti?

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    2. Bisogna rispettare ahimè i trattati sopratutto se hai fatto parte di un governo che il Fiscal Compact l'ha votato come ha fatto la Lega. Se ti impegni a fare il pareggio di bilancio, lo fai mettere in costituzione poi non puoi andare a lamentarti

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    3. La strada ce l'abbiamo davanti agli occhi, o meglio sotto i piedi e riguarda il meridione. Il settentrione segue il ritmo del nord Europa mentre il sud no, questo perché si sono sempre prese strade inefficaci come pensare di industrializzarlo ma l'esperienza insegna che si possono solo creare isole felici o meno come gli stabilimenti (ex) Fiat e ILVA per citare alcuni esempi. Il meridione ha tutte le premesse per essere la metà turistica d'eccellenza d'Europa ma occorre non solo dirlo ma investire. Occorre un piano notevole che pian piano porti le regioni a beneficiare di questa facoltà, il turismo trascinerà poi settori come l'immobiliare e l'artigianato coinvolgendo poi via via tutti i settori. Gli esempi ci sono: Trentino Alto Adige e Veneto, che sono prive di industrie se non qualche eccezione, e proprio il turismo è stato il motore dello sviluppo. Questo per dirla sinteticamente. Per un piano come questo certo che ci si può finanziare andando a deficit, gli investitori sarebbero favorevoli a prestare, non erto a fronte del programma del governo attuale.

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    4. Sinceramente, di trasformare Sicilia, Puglia e Sud in resort per i ricchi "milanesi" (che siano tedeschi o olandesi, poco cambia) non vedo né la necessità né mi auguro avvenga. Il turismo può essere UNA delle voci, magari importante, del bilancio, ma qual è la pregiudiziale che impedisce di creare industri al Sud? Solo perché quella che c'era fino agli '80 primi '90 sia stata fagocitata dalla concorrenza (malafede?) dell'industria del Nord Italia non vuole dire che al Sud non se ne possa fare. Permettendo a chi ci nasce, in quei posti, di restarci e create ricchezza a casa sua.
      Mica tutto deve finire per forza a taralucci e vino come quando Fiat e Pirelli (ahahaha!) "investivano" (AHAHAHAHAH!) al Sud. Quella del Solo Turismo! puzza tanto di colonialismo.

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    5. Il veneto privo di industrie???

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    6. Industrializzare una regione (per Jackari, per industria intendo aziende con oltre 250 dipendenti, ovvero grandi imprese, e nel Veneto rappresentano sì e no l'1% del tessuto economico) non significa offrire incentivi per portare qualche impresa che dia lavoro a poche decine di migliaia di cittadini. Finora il meridione ha visto solo emigrazione, praticamente da sempre, nonostante i vari tentativi di industrializzazione ovviamente finiti nel nulla perché non ha senso delocalizzare al sud da parte di una azienda del settentrione ma anche straniera, se non per beneficiare degli incentivi e una volta terminati chiudere baracca e burattini e arrivederci (come accaduto finora).
      So bene che questa strada non verrà intrapresa perché la testa è quella che è e non la si cambia, ma è un problema di chi ci abita, non certo mio. Si andrà quindi avanti a emigrare con l'unica differenza che dalle valige di cartone si passa ai trolley, dal treno iperaffollato magari si prende Flixbus che ne trasporta ogni giorno verso la Germania a centinaia. E per fare il cameriere o il muratore. Ospedali fatiscenti e carenti, scuole e università di basso profilo, vie di comunicazione precarie e del tutto inadeguate. Ma chi ha voglia di investire? Nemmeno chi risiede dato che la premessa è la presenza di un adeguato bacino di clientela, non certo una massa di disoccupati e poveri.
      Avanti così, contenti voi/loro.

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    7. Vedo che hai la tua definizione di regione industrializzata per la quale una regione con oltre il 35% dei redditi provenienti da attività industriali non è da considerarsi come una regione industrializzata (probabilmente manco l´italia -seconda manifatture d´europa - lo è. Grazie all´euro nel meridione si è tornati alla emigrazione come all´inizio del secolo scorso. Evidente che non ci sono speranze di industrializzazione con l´euro. Ma di sicuro -come in Veneto- non si campa di solo turismo....

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    8. La tua ignoranza è imbarazzante. Nel dopoguerra il Triveneto era un'area alquanto depressa. Il boom lo si è avuto a partire dalla metà degli anno '70. Il turismo ha fatto da volano in quanto ha permesso di mettere a contatto residenti di nazioni diverse ma principalmente ha trascinato interi settori economici. Non ti parlo di analisi input-output macroeconomici perché è come parlare di Teoria della Relatività ad un aborigeno australiano, ma te la rappresento come l'influenza di un settore, in questo caso turismo, su altri come quello delle costruzioni, immobiliare, progettuale e a seguire indirettamente ad altri dato che dai guadagni ne consegue una spesa in beni e servizi diversi. Per quanto concerne la definizione di 'industria' se non hai capito che il riferimento è alla proporzione di grandi realtà produttive rispetto al totale, alla quale mi riferivo, significa che hai difficoltà anche cognitive del linguaggio. Quantomeno avrai sentito parlare di "modello nordest", fenomeno che oltre ad averlo studiato a suo tempo l'ho anche messo in discussione, che non descrive propriamente una economia basata o costituita da alta presenza di grandi imprese come c'era (e in parte c'è) nel famoso triangolo industriale Torino-Genova-Milano. Due modelli diversi messi a confronto.
      Che l'emigrazione dal meridione non sia stato fenomeno di massa negli anni della lira (e del boom economico) verso il settentrione e l'estero è sorprendente.

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    10. grazie per gli insulti
      adesso è più chiaro

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    11. caro cocucci, ecco perché in Italia non ci si capisce
      c'è sempre qualcuno che ne sa più di tutti gli altri. Tutti abbiamo diritto alla parola sbagliata o giusta.
      La presunzione non giova a nessuno. Solo le persone stupide vogliono imporre il proprio pensiero.
      Giuliano

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  3. Fortunatamente la Compagna Sahra Wagenknecht è al di fuori delle polemiche nostrane quindi, almeno lei, non è costretta a dire delle stupidaggini. Certo per fare una efficace manovra di investimenti serviva redistribuire la ricchezza anche tramite prelievo fiscale accessorio sui patrimoni, come del resto è indicato anche nella finanziaria del nuovo governo spagnolo. Dal punto di vista tedesco, anche a sinistra, non si possono condividere i rischi di un paese che spende e spande senza controllo, come darle torto. Il problema che riscontra la Wagenknecht è che non puoi tagliare le tasse a chi si è arricchito e distribuire la ricchezza a debito. Questo governo però si regge su una alleanza con un partito di centrodestra quindi la parte virtuosa è concentrata nella lotta agli sprechi e nelle riforme dei codici e della giustizia che renderanno più attrattivo il paese per quanto riguarda la possibilità di investire. L'altra parte a sostegno della povertà e disoccupazione renderà meno asfittico il mercato interno, motivo della sofferenza del comparto commercio fatta eccezione per i beni di Giffen.

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  4. la strategia è solo rilevare il nostro debito (farlo tornare nelle mani degli investitori italiani) costituendo una banca pubblica (cassa depositi prestiti +bancoposta) che possa acquistare i titoli inveduti!la strategia probabilmente sarà attuata con titoli CIR!germania e francia docet!

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  5. se l'avversario ti LODA guardati alle SPALLE

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  6. La manovra non deve cambiare, se cambia e segnio di sottomissione e torneranno a fare tutto ciò che vogliono fregandosene dei cittadini ,la manovra e giusta anzi tropo giusta da far paura a molti europarlamentari perché si sta svegliando tutta l'Europa .

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  7. Ma nessuno capisce che l'Europa così com'è oggi è solamente un piano per portare i governi al maggiore indebitamento affinché i potenti e/o illuminati tipo Soros possano acquistarne il debito per poi schiavi zare tutti.... Nessuno di voi che siete competenti conosce il "NUOVO ORDINE MONDIALE".... Andate a fare una ricerca su internet che è meglio.... Le scelte dell'attuale governo sono in opposizione al disegno di Lobby e Illuminati....

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  8. Non esiste al mondo che come nazione l’Italia debba rispondere a Bruxelles o a Berlino perché se no non ci dovrebbero essere più Italia Germania Belgio e tutte le altre nazioni ma chiamarsi solo Europa allora si che gli altri possono Decidere per noi finché noi saremo Italia noi dobbiamo avere il nostro bilancio e le altre nazioni il proprio senza interferenze

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    1. Certo, basta uscire e starsene da soli. Ma se fai parte di una unione devi accettare regole di condominio che comunque non riguardano come spendi i soldi tuoi ma quelli che non hai.

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  9. caro cocucci, paragonare le regole di condominio con accordi/trattati "internazionali" denota una certa confusione mentale.
    Si legga il trattato di Lisbona se ne ha il coraggio e
    se è così preparato come dice di essere in materia politico/economica sarà un giochetto estrapolarne il contenuto.

    Giuliano

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