mercoledì 15 marzo 2017

Il trauma dell'Agenda 2010 (seconda parte)

Riforma necessaria per rilanciare l'economia tedesca oppure progetto neo-liberista fondato sulla svalutazione del lavoro e sulla povertà diffusa? Quali sono stati i risultati dell'Agenda 2010 e delle riforme Hartz? Seconda parte dell'analisi di Die Zeit sugli effetti dell'Agenda 2010. Si arriva da qui-->>


Quali cambiamenti ha portato l'Agenda 2010 per i disoccupati di lunga durata e per le persone bisognose?

Prima dell'Agenda 2010 i disoccupati con almeno un periodo di lavoro alle spalle si trovavano senza dubbio in condizioni migliori. Anche chi non aveva piu' diritto all'indennità di disoccupazione vera e propria, otteneva comunque un sussidio sociale: chi era senza un lavoro in teoria aveva diritto per tutta la vita ad un massimo del 53% dell'ultimo salario netto. Le famiglie ricevevano il 57%, lo stato pagava al massimo 1.500 euro netti al mese.

Le riforme dell'Agenda hanno cambiato questa situazione. A partire dal primo gennaio 2004 a chi è senza un lavoro, al massimo dopo 2 anni di disoccupazione, spetta solo un sussidio Hartz IV. Nell'Est erano 331 € al mese, nell'Ovest 345 € al mese. "Naturalmente per molti c'è stato un peggioramento delle condizioni di vita", dice Eric Seils, ricercatore sul tema della povertà presso la Hans-Böckler-Stiftung. Ad essere colpiti sono stati prima di tutto i disoccupati di lunga durata, che in precedenza guadagnavano abbastanza bene: nel nuovo sistema, diversamente dal sistema precedente, i redditi dei partner si sommano nel calcolo delle prestazioni sociali.

"Ci sono stati anche casi di persone che percepivano un piccolo sussidio di disoccupazione e che grazie ad Hartz IV alla fine hanno avuto piu' denaro a disposizione", aggiunge Michael Löher, direttore del Deutsches Verein für öffentliche und soziale Fürsorge, che fra le altre cose è un consigliere del governo federale per il calcolo delle prestazioni Hartz IV. Secondo uno studio ciò' è accaduto prima di tutto tra le famiglie con molti figli.

Fra i cambiamenti piu' rilevanti c'è stato sicuramente l'aumento delle sanzioni. Senza dubbio anche prima dell'Agenda 2010 era possibile che ad un disoccupato fosse tagliato il sussidio di disoccupazione in caso di rifiuto di un'offerta di lavoro ragionevole. Tuttavia era una scelta a discrezione del singolo impiegato. Con l'Agenda 2010 è stato introdotto invece il principio del "sostenere e dell'esigere". La gamma dei corsi di qualificazione e le offerte di consulenza sono state ampliate, ma per coloro che non collaborano pienamente la legge prevede sanzioni obbligatorie. "Le prestazioni vengono prima drasticamente ridotte, e poi completamente negate", dice Löher del Deutsches Verein für öffentliche und soziale Fürsorge. Il disoccupato resta praticamente senza nulla, l'ufficio del lavoro non paga piu' nemmeno l'affitto e il riscaldamento. Da anni la politica discute del rigido sistema sanzionatorio, soprattutto per i giovani sotto i 25 anni. Sono in molti a chiederne una modifica.

La situazione di chi deve fare affidamento sull'assistenza sociale pubblica si è fatta senza dubbio piu' difficile. Tuttavia molti esperti ritengono che il generoso sistema di assistenza sociale degli anni ottanta e novanta, anche senza l'Agenda 2010, avrebbe avuto comunque bisogno di una riforma. Era semplicemente troppo ingombrante e molto costoso. Anche Seils, ricercatore ed esperto sul tema della povertà, non è favorevole ad un sussidio di disoccupazione basato sul reddito, come accadeva nel sistema precedente. Probabilmente fornisce gli incentivi sbagliati a coloro che lo percepiscono. Sarebbe importante invece un prolungamento dell'attuale sussidio di disoccupazione ad almeno 20 mesi. "Chi diventa disoccupato deve avere la possibilità di ricevere una somma di denaro che gli permetta di mantenere il tenore di vita precedente, e che non lo trasformi immediatamente in una persona bisognosa", dice Seils.

L'Agenda spinge le persone verso un rapido declino sociale?

E' un paradosso: l'economia in Germania continua a crescere, la disoccupazione è bassa come non accadeva da molto tempo. Eppure sono in molti a temere una riduzione del proprio tenore di vita e della propria posizione sociale - seguendo quanto detto pochi giorni fà da Martin Schulz: "Cresce la paura di perdere il proprio status sociale", ha dichiarato il candidato alla Cancelleria della SPD. E cosi' intende motivare la sua proposta di correzione dell'Agenda 2010.

Cresce fra i tedeschi la paura di perdere la propria posizione sociale, lo mostrano molte indagini. Tuttavia fra gli esperti non c'è accordo su quale sia stato il ruolo dell'Agenda 2010. "La perdita reale è molto inferiore rispetto a quella percepita", dice il sociologo Oliver Nachtwey. "Soprattutto nel ceto medio c'è stabilità. Ma è nella parte piu' bassa della società che ci sono molte preoccupazioni".

Nachtwey descrive la situazione attuale come una scala mobile che va verso il basso. "Chi non corre abbastanza in fretta verso l'alto, finisce in fondo alla scala". Puo' accadere ad esempio ad un lavoratore specializzato, che dalla disoccupazione finisce in Hartz IV, oppure ad un giovane che ottiene solo un contratto a tempo determinato e non sa se prima o poi sarà assunto a tempo indeterminato. "L'Agenda 2010 è stato il catalizzatore di un processo che sicuramente era iniziato anni prima", dice Nachtwey.

Le riforme hanno tuttavia accelerato questo processo. Non solo è aumentata la pressione sui disoccupati affinché accettino un posto di lavoro al di sotto della loro qualifica. Ma è stato creato un settore a basso salario che oggi impiega piu' del 20% di tutti gli occupati. La minaccia della povertà non è molto lontana. "Si cade piu' in fretta e piu' a fondo. Solo l'idea di poter cadere verso il basso ha terrorizzato molti", dice Nachtwey.

Allo stesso tempo oggi circa 7.5 milioni di persone lavorano in condizioni precarie - come lavoratori interinali, a tempo parziale, con contratti a tempo determinato oppure con una catena di contratti temporanei. Anche questo è un risultato dell'Agenda 2010.

Markus Promberger, ricercatore presso l'Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) ritiene che il motivo principale della paura di perdere il proprio status sociale sia stato il taglio dei sussidi di disoccupazione, legati allo status del lavoratore, e la riduzione della loro durata. "Un cambiamento che ha toccato la convinzione dei lavoratori di essere parte del ceto medio della società. Ora sanno che è possibile cadere velocemente".

Al momento la paura è smorzata dalla buona congiuntura economica. "Ma alla prossima crisi tornerà probabilmente a manifestarsi con forza" Il sociologo Heinz Bude parla di ansia latente.

Che cosa ha fatto l'Agenda 2010 per la competitività? 

La disputa è antica quanto l'Agenda 2010. E ruota attorno ad una domanda apparentemente semplice: le riforme hanno migliorato la competitività delle imprese tedesche? Una risposta chiara non c'è - come spesso accade, quando sono gli economisti a discutere.

Hans Werner Sinn ha una posizione chiara sul tema. L'ex presidente dell'IFO di Monaco, uno degli economisti piu' influenti del paese, già da diversi anni criticava lo stallo delle riforme in Germania, prima che il governo di Gerhard Schröder riformasse in maniera radicale il mercato del lavoro. Il suo libro "La Germania puo' essere ancora salvata?" è uscito nel 2003 - esattamente nell'anno in cui Schröder ha annunciato il suo piano di riforme. Lo si puo' considerare un modello.

All'epoca l'economia tedesca non aveva ancora digerito la riunificazione e dopo lo scoppio della bolla delle "dot.com" e gli attentati dell'11 settembre soffriva le conseguenze di una crisi economica globale. Nell'Europa dell'est i salari erano piu' bassi, i lavoratori pero' ugualmente qualificati - molte imprese industriali avevano deciso di trasferire i loro impianti in quei paesi. Le barrriere commerciali erano cadute, e la concorrenza si era fatta piu' difficile. 

Per tenere il passo, in Germania i salari dovevano crescere piu' lentamente, cosi' chiedeva Sinn. Le differenze salariali dovevano accentuarsi e il mercato del lavoro aveva bisogno di piu' flessibilità. "La scelta migliore (...) sarebbe quella di lasciare le forze di mercato libere di determinare il livello dei salari". La sua proposta corrispondeva allo spirito del tempo. "Per i lavori piu' semplici, il salario in molti casi sarà piu' basso di quanto possiamo ritenere accettabile dal punto di vista sociale", scriveva Sinn. Per compensare queste differenze lo stato dovrà pagare delle integrazioni salariali.

Da molti anni Sinn loda l'Agenda 2010. Avrebbe aumentato la competitività tedesca creando un settore a basso salario e garantendo una crescita moderata dei salari, anche nel ceto medio. Soprattutto per le persone poco qualificate è stato piu' facile trovare un impiego. "La disoccupazione di massa, che all'epoca era dilagante, è scomparsa".

La moderazione salariale dei sindacati ha sostenuto il trend. Nel complesso i costi per le aziende tedesche sono cresciuti piu' lentamente rispetto ad altri paesei - anche grazie all'Euro, che già prima della sua introduzione, sin dagli anni '90, aveva fatto scendere i tassi in Italia, Spagna e Portogallo sostenendo aumenti salariali molto al di sopra della crescita della produttività, soprattutto nel settore pubblico e nelle costruzioni.

Peter Bofinger, professore di economia a Würzburg e da molti anni membro nel Consiglio dei Saggi economici ritiene invece che le valutazioni di Sinn sulla crisi di quegli anni fossero una "diagnosi chiaramente errata". L'economia tedesca all'epoca non era gravemente malata, scriveva nel 2013 sulla Taz. "Percio' non c'era fondamentalmente nulla da cui guarire". La Germania è competitiva grazie alle sua forte industria, alla leadership nella meccanica, alla  indipendenza finanziaria delle aziende dal mercato dei capitali - oggi come allora.

I salari tuttavia non sarebbero cosi' importanti per avere successo nell'esportazione delle auto di lusso, dice Bofinger "Sono solo una piccola parte dei costi di produzione". E anche se non fosse cosi': il trend verso un abbassamento dei salari in verità è iniziato verso la fine degli anni '90, chiaramente prima dell'Agenda 2010. "Era una strategia dei sindacati per difendere i posti di lavoro". Oggi Bofinger nel suo giudizio è chiaro come Sinn, solo che arriva alla conclusione opposta: "dell'Agenda 2010 non ho mai avuto una grande opinione".

La domanda chiave nella disputa sull'Agenda 2010: le riforme hanno davvero avuto un ruolo importante nell'abbassare il costo del lavoro per le imprese? Oppure la pressione sui salari è aumentata molto tempo prima? La verità probabilmente sta nel mezzo. "La fase di moderazione salariale è iniziata prima dell'Agenda 2010", dice Stefan Kooths, capo del centro per le previsioni economiche dell'Institut für Weltwirtschaft di Kiel. "Tuttavia l'Agenda aveva elementi che hanno spinto verso il basso soprattutto i salari delle persone meno qualificate".

E anche secondo Achim Wambach, presidente del Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung di Mannheim, la competitività economica non è migliorata solo grazie alla moderazione salariale. Una ulteriore condizione favorevole è stata creata dal governo Schröder quando nel 2000 ha permesso alle società di capitali di vendere esentasse le partecipazioni incrociate che le tenevano legate fra loro. In questo modo sono stati resi disponibili per gli investimenti miliardi di Euro. Era la fine del vecchio modello Deutschland AG - una "riforma che ha portato un grande dinamismo", dice Wambach. "E con l'Agenda 2010 non aveva nulla a che fare"

domenica 12 marzo 2017

Il trauma dell'Agenda 2010

Riforma necessaria per rilanciare l'economia tedesca oppure progetto neo-liberista fondato sulla svalutazione del lavoro e sulla povertà diffusa? Quali sono stati i risultati dell'Agenda 2010 e delle riforme Hartz? Sarà il tema centrale della campagna elettorale, Die Zeit prova a fare un'analisi delle riforme introdotte dal governo rosso-verde guidato da Gerhard Schröder. Da Die Zeit - (prima parte)


L'Agenda 2010 ha precarizzato il mercato del lavoro?

Uno degli obiettivi del governo rosso-verde era quello di ridurre la disoccupazione, all'epoca intorno al 10%. In particolare erano i disoccupati di lungo periodo e i lavoratori con una bassa qualifica a dover trovare un nuovo lavoro - anche se mal pagato. Il governo ha semplificato l'assunzione dei lavoratori con un orario ridotto ed ha deregolamentato il lavoro interinale. E' diventato possibile impiegare i lavoratori interinali a tempo indeterminato ed è stato eliminato il principio secondo il quale i lavoratori interinali devono essere pagati come quelli a tempo indeterminato.

Tuttavia, secondo l'economista Holger Schäfer dell'Institut der Wirtschaft (IW) di Colonia, "l'Agenda e il boom del settore a basso salario spesso sono erroneamente messi in collegamento fra loro". Il settore a basso salario in Germania ha avuto una lunga fase di crescita - soprattutto fra il 1997 e il 2007. "La crescita era iniziata ben prima dell'Agenda 2010, che invece è entrata in vigore nel 2003/2004".

Secondo la definizione internazionale, chi ha un salario orario lordo inferiore al 60% del salario mediano è considerato un lavoratore a basso salario. In Germania, verso la metà degli anni '90, circa il 15% dei lavoratori rientrava in questo gruppo. Secondo il calcolo fatto dal Deutsches Instituts für Wirtschaftsforschung (DIW) la percentuale oggi è cresciuta fino a superare il 20% di tutta la forza lavoro. Anche secondo i dati del DIW la crescita è iniziata negli anni che hanno preceduto l'Agenda.


Piu' lavoro temporaneo, piu' minijobs

Le riforme dell'Agenda sarebbero la risposta ad un problema che di fatto la Germania all'epoca non aveva, vale a dire una bassa competitività. Già all'inizio degli anni 2000 la Germania aveva raggiunto un surplus commerciale, dice Gerhard Bosch dell'Institut Arbeit und Qualifikation dell'Università di Duisburg. La ripresa economica è arrivata tuttavia a partire dal 2004, quando le riforme dell'Agenda erano da poco entrate in vigore. "L'effetto delle leggi Hartz è stato proprio quello di impedire un aumento dei salari nella fascia media e bassa. Nonostante la crescita economica di quegli anni, il settore a basso salario ha continuato a crescere".

Sono state soprattutto le nuove leggi relative al lavoro interinale ad aver avuto un forte impatto. Il numero dei lavoratori in questo settore è piu' che triplicato, dai 300.000 di allora agli oltre 900.000 di oggi; negli anni è cresciuto e si è sviluppato un duraturo settore a basso salario. Le cifre ufficiali lo confermano: secondo la Bundesagentur für Arbeit nel 2014 il reddito mediano di un lavoratore dipendente a tempo pieno era di 3.024 € lordi al mese, quello di un lavoratore interinale era di 1.758 € lordi al mese. L'aumento del lavoro interinale ha quindi contribuito ad una ulteriore estensione del settore a basso salario, anche se questa tendenza era già iniziata negli anni novanta.


La seconda grande riforma dell'Agenda era indirizzata ai lavori a tempo ridotto - meglio conosciuti come minijob. Dal 2003 è infatti possibile guadagnare fino a 400 € mensili con un minijob, prima erano 325 €. In questo modo anche i lavori con un numero ridotto di ore sono diventati attraenti. "A partire dal 2004 è iniziato il boom dell'occupazione a tempo parziale", conferma Schäfer dell'IW di Köln. 

I dati della Bundesagentur für Arbeit indicano che nel novembre 2016 in Germania c'erano circa 4.7 milioni di minijobber. Secondo una recente ricerca della Hans-Böckler-Stiftung, circa la metà dei minijobber guadagna meno del salario minimo fissato dalla legge: i datori di lavoro semplicemente chiedono ore aggiuntive di lavoro senza che queste vengano retribuite.

L'agenda 2010 è stata la causa del boom nel mercato del lavoro?

Secondo la Bundesagentur für Arbeit  (BA) il numero dei disoccupati nel febbraio 2017 era di 2.762.000 persone. In termini percentuali è pari al 6.3%. I numeri lo mostrano chiaramente: a piu' di dieci anni dall'entrata in vigore delle cosiddette riforme Hartz, la situazione sul mercato del lavoro tedesco è molto buona. Nel gennaio 2005, quando sono entrati in vigore gli ultimi provvedimenti dell'Agenda, c'erano 4.8 milioni di disoccupati.

Dietro questi dati  tuttavia c'è un trucco statistico. Ma anche se al numero dei disoccupati fossero aggiunte, ad esempio, le persone sottoposte ad una misura dell'ufficio del lavoro oppure che si trovano in una situazione di pre-pensionamento - e la BA parla di sottooccupazione invece che di disoccupazione - il trend resterebbe positivo. A febbraio 2017 c'erano 3.76 milioni di sottooccupati, all'inizio del 2005 erano circa 6.1 milioni. Tra il 1992 e il 2005  sono scomparsi circa tre milioni di posti di lavoro con un'assicurazione sociale. Dal 2005, tuttavia, sono stati creati diversi milioni di nuovi posti di lavoro.


E' allora possibile considerare le riforme Hartz come la forza trainante del boom nel mercato del lavoro. E' davvero cosi'? "Alla domanda, quali sono i veri meriti dell'Agenda 2010, probabilmente non potremo mai rispondere al 100%", dice Schäfer dell'IW Köln. Il motivo: non c'è uno scenario di confronto. Nessuno può' dire come si sarebbe sviluppato il mercato del lavoro senza le riforme.

E' aumentata la paura di perdere la posizione sociale.

Secondo Schäfer ci sono indizi abbastanza chiari per poter parlare di un successo dell'Agenda. Un indicatore importante sarebbe la soglia di occupazione. Descrive quale deve essere la crescita economica minima affinché possano essere creati nuovi posti di lavoro. Nel 2000, per poter mantenere costante la disoccupazione, era ancora necessaria una crescita del PIL dell'1.9%. Nel 2011 questa soglia è scesa all'1.4%.

In particolare Hartz IV unificando le prestazioni sociali e le indennità di disoccupazione ha aumentato l'incentivo ad accettare un lavoro, dice Schäfer. Lo si vede statisticamente nel passaggio ad Hartz IV: "poco prima che finisca il sussidio di disoccupazione, in molti accettano un lavoro", dice Schäfer. C'è molta paura di diventare Hartz IV, senza poi riuscire ad uscirne. Prima delle riforme, invece, i disoccupati erano finanziati dai sussidi di disoccupazione in maniera quasi indeterminata.

Ma Schäfer dice anche: non è solo merito dell'Agenda 2010: "la crescita economica, lo sviluppo demografico e non ultima la moderazione salariale hanno contribuito alla riduzione della disoccupazione". Le riforme sono arrivate al momento giusto, e hanno contribuito a ridurre la crescente disoccupazione tedesca.

"Il mercato del lavoro oggi funziona meglio", dice Enzo Weber, dell'Institut für Arbeitsmarkt und Berufsforschung (IAB). In uno studio si è occupato del cosiddetto matching fra domanda e offerta sul mercato del lavoro. Vale a dire: disoccupati e lavoro riescono ad incontrarsi? "Dal 2005 sono aumentate in maniera significativa le possibilità di uscire dalla disoccupazione", scrive Weber in uno studio sull'Agenda 2010. Con l'Agenda è diminuito il rischio di una cronicizzazione della disoccupazione - con i rischi connessi per la partecipazione al mercato del lavoro e alla vita sociale.


Che cosa ha fatto l'Agenda 2010 per i disoccupati di lunga durata?

Un obiettivo chiave delle riforme Hartz consisteva nel riportare rapidamente i disoccupati sul mercato del lavoro. Per ottenere questo risultato le riforme cercavano di fare pressione prima di tutto dal punto di vista finanziario: chi è disoccupato da oltre un anno in maniera continuativa - disoccupati di lungo periodo - dal 2005 ha diritto solo al sussidio di base Hartz IV. I sussidi di disoccupazione, in precedenza erogati a tempo indeterminato e decisamente più' alti, sono stati aboliti.

Allo stesso tempo le riforme Hartz hanno perseguito l'obiettivo di riportare sul mercato del lavoro i percettori di un sussidio sociale. Chi è in grado di lavorare almeno 3 ore al giorno è considerato disoccupato e deve essere intermediato dai Jobcenter oppure riqualificarsi, esattamente come accade a tutti gli altri disoccupati.

Nel 2006, un anno dopo l'introduzione di Hartz IV, il numero dei disoccupati di lungo periodo ha raggiunto il livello massimo di circa 1.86 milioni. Nel 2016 erano scesi invece a 993.073.

Forte calo nei primi anni

Particolarmente evidente è il calo dei disoccupati di lunga durata fra il 2006 e il 2009, oltre 700.000 in meno. Tim Obermaier, ricercatore presso l'Institut für Sozialpolitik und Arbeitsmarktforschung di Koblenz (ISAM) è convinto che questo drastico calo nei primi anni delle riforme Hartz sia dovuto soprattutto al fatto che i destinatari di un sussidio sociale, che inizialmente erano stati dichiarati erroneamente in grado di lavorare, in seguito sono scomparsi dalle statistiche. Ulrich Walwei, vicedirettore dell'Instituts für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung, contraddice questa interpretazione. Le riforme Hartz avrebbero reso il mercato del lavoro piu' ricettivo. E questo avrebbe aiutato anche i disoccupati di lunga durata.

Tuttavia è evidente che il trend positivo dei primi anni si è arrestato: fin dal 2011 il numero dei disoccupati di lunga durata è rimasto relativamente costante intorno a un milione. E' necessario considerare che anche una malattia oppure un periodo di occupazione di poche settimane puo' essere sufficiente per far ripartire dall'inizio il calcolo sulla disoccupazione. Il numero delle persone che da oltre un anno è senza un lavoro in realtà sarebbe nettamente superiore.

Il giudizio sulle riforme Hartz non puo' dipendere solo dal numero di disoccupati di lunga durata che hanno trovato un nuovo lavoro, secondo Walwei, ma anche dal numero di coloro che non lo sono ancora diventati. L'introduzione del reddito di base (Hartz IV) si è trasformato in un importante incentivo che ha spinto molte persone a cercarsi e ad iniziare quanto prima un nuovo lavoro.


>>Continua<<

martedì 7 marzo 2017

I dati sulla disoccupazione tedesca sono credibili?

Sono in molti a ritenere che i dati sulla disoccupazione tedesca siano "abbelliti" dal governo, Der Spiegel prova a spiegare le reali dimensioni della disoccupazione in Germania. Da Der Spiegel


Ogni mese l'Agenzia Federale per il Lavoro (Bundesagentur für Arbeit, BA) pubblica i dati mensili sulla disoccupazione, lo ha fatto anche mercoledi' scorso. E ogni mese l'opposizione e le parti sociali rilanciano la stessa critica di fondo: i dati sono stati abbelliti, i senza lavoro in realtà sarebbero molti di piu', ma il governo usa dei trucchi per farli sparire dalle statistiche ufficiali.

E' vero? La statistica ufficiale dà un quadro eccessivamente ottimistico del mercato del lavoro? La risposta: Sì e No.

Si', perché in realtà ci sono molte piu' persone senza un lavoro rispetto a quelle ufficialmente "disoccupate" secondo i dati della BA.

No, perché la BA ogni mese pubblica accanto al dato ufficiale un altro dato - che non nasconde -, e che ci dà un quadro più' realistico del mercato del lavoro. E anche perché le stime ufficiali supplementari, necessarie per avere un quadro completo dei dati sulla disoccupazione, sono accessibili senza problemi su Internet.

1 - La disoccupazione ufficiale

E' il codice della previdenza sociale (Sozialgesetzbuch) a indicare chi deve essere considerato ufficialmente disoccupato:

- chi si è registrato come disoccupato all'ufficio del lavoro (ed è disponibile per le loro intermediazioni) e

- non lavora oppure lavora meno di 15 ore la settimana ed

- è in cerca di un lavoro con assicurazione sociale

In linea di principio questi criteri non sarebbero l'ideale per cercare di abbellire i dati sulla disoccupazione. Lo mostra il confronto con gli standard dell'ILO (International Labour Organisation), un'organizzazione dell'ONU: secondo gli standard ILO è sufficiente un'ora di lavoro alla settimana per essere considerato economicamente attivo e scomparire dalle statistiche. In Germania al contrario anche chi lavora 14 ore la settimana viene considerato disoccupato.

Nel febbraio 2017 questi criteri erano soddisfatti da circa 3.76 milioni di persone. Nonostante cio' il numero ufficiale dei disoccupati è di circa 2.76 milioni, un milione in meno.

Disoccupazione ufficiale febbraio 2017

2 - Sottooccupati

Come si è visto, circa un milione di persone in Germania non vengono considerate ufficialmente disoccupate, anche se rientrerebbero nei criteri sopra-indicati: sono considerate sottooccupate. Fra questi ci sono:

- chi partecipa ad una qualche forma di politica attiva per il mercato del lavoro, oppure

- persone temporaneamente malate (si prevede tuttavia che in futuro saranno in grado di lavorare), oppure

- chi ha superato i 58 anni e percepisce un sussidio Hartz IV


Fra le misure di politica attiva per il mercato del lavoro ci sono ad esempio:

- attivazione e integrazione: training per la scrittura delle candidature

- formazione: aggiornamento professionale

- sostegno agli stranieri: corsi di lingua e corsi di integrazione

Per una parte relativamente piccola di questo gruppo sembrerebbe ragionevole l'esclusione dal calcolo del numero di disoccupati - come per le circa 19.000 persone che hanno un lavoro e per le quali il datore di lavoro riceve un contributo dall'Arbeitsamt (sono considerati nel gruppo "altre misure", "weitere Maßnahmen"). Ed è solo con molta buona volontà che si possono tenere fuori dal calcolo sui disoccupati i partecipanti ai corsi di lingua e di integrazione (considerati alla voce "sostegno agli stranieri" o "Fremdförderung"), come accade per una parte dei rifugiati arrivati in Germania nel corso del 2015.

La stragrande maggioranza degli "altri sottooccupati", tuttavia, sono senza ombra di dubbio disoccupati:  lo sono ad esempio i partecipanti ad un corso di formazione sulla scrittura delle candidature della durata di 2 settimane, oppure i percettori di un sussidio Hartz IV con un "Ein-Euro-Job". E la regola secondo cui i percettori di Hartz IV oltre i 58 annni e disoccupati da oltre un anno spariscono dalla statistica è puro abbellimento.

Alla luce di queste considerazioni, nel febbraio 2017 i disoccupati non sarebbero 2.76 milioni, bensi' 3.76 milioni.


Non si puo' tuttavia accusare la BA di voler nascondere questi dati. Vengono pubblicati - insieme ai dati ufficiali sulla disoccupazione - nella categoria dei sottooccupati. A febbraio 2017 i sottooccupati erano 3.76 milioni, fra questi ci sono anche coloro che hanno avviato una nuova attività e ricevono un contributo della BA. 

Tuttavia anche questo dato non dà un quadro completo della dimensione complessiva della disoccupazione

3 - Riserva silenziosa

Alla cosiddetta riserva silenziosa appartengono le persone che non sono ufficialmente registrate come disoccupate all'ufficio del lavoro - ma che  sarebbero comunque disposte ad accettare un posto di lavoro. Questo vale ad esempio per le persone che fino ad ora non hanno mai lavorato e che non hanno alcun diritto ai sussidi di disoccupazione, perché ad esempio il coniuge guadagna troppo. Un altro gruppo sono coloro che per rassegnazione hanno abbandonato la ricerca di un lavoro, ma che riprenderebbero a lavorare se ci fossero posizioni disponibili nel loro settore.

Quante siano le persone che appartengono alla riserva silenziosa non puo' essere calcolato con precisione, poiché non sono stati registrati come disoccupati. Il loro numero tuttavia puo' essere stimato, per farlo ci sono diversi metodi. Sul tema l'Ufficio di Statistica Nazionale arriva a conclusioni diverse rispetto all'Agenzia Federale per il Lavoro. Un esempio: nel 2012 lo IAB, l'istituto di ricerca dell'Agenzia per il lavoro, calcolava 567.000 persone in questa condizione - secondo altre stime piu' recenti sarebbero solamente 232.000.

A differenza dei sottooccupati, nel caso della riserva silenziosa, è quindi ragionevole che la BA le escluda dalle statistiche sulla disoccupazione - semplicemente non è possibile conoscere, neanche lontanamente, il loro numero. Tuttavia esistono, e anche le persone nella riserva silenziosa sono a tutti gli effetti dei disoccupati. 

Per il 2017 lo IAB stima una riserva silenziosa di 271.000 persone. Nel grafico seguente è inclusa nel calcolo - deve essere considerata come un'approssimazione, non come una cifra esatta.


Nel febbraio 2017 in Germania c'erano quindi circa 4 milioni di persone disoccupate - e non 2.76 milioni, come riportato dai dati ufficiali sulla disoccupazione. 

La situazione attuale, tuttavia è decisamente migliore di quella di dieci anni fà. Perché anche allora le regole secondo le quali le persone venivano escluse dalla statistica erano fondamentalmente le stesse - il pregiudizio diffuso, secondo cui le statistiche sulla disoccupazione sono permanentemente manipolate dal governo è falso. Il grafico seguente mostra come la disoccupazione a partire dal 2005 sia diminuita - dai circa 6.5 milioni di disoccupati di allora, ai poco meno di 4 milioni di oggi.


domenica 5 marzo 2017

Lettera aperta di Christoph Butterwegge a Martin Schulz

Christoph Butterwegge, professore di scienze politiche, ricercatore sul tema della povertà e recentemente candidato alla Presidenza della Repubblica per la Linke, scrive una lettera aperta al candidato alla Cancelleria della SPD, Martin Schulz: c'è bisogno di una coalizione rosso-rosso-verde per rimettere in discussione l'Agenda 2010 e superare gli errori del passato. Dal Kölner Stadt-Anzeiger. 


Lieber Martin Schulz,

pochi giorni fà Lei era seduto vicino a me in prima fila all'Assemblea Federale. Entrambi abbiamo scelto di fare della giustizia sociale il faro della nostra azione politica, per questo io ripongo in lei la speranza di un grande cambiamento politico nel nostro paese. Non posso tuttavia farmi illusioni su di un partito da cui nel 2005 sono uscito a causa dell'Agenda 2010 e delle leggi Hartz, e che nonostante all'epoca al Bundestag ci fosse una maggioranza rosso-rosso-verde abbia preferito dare vita ad una "Große Koalition" con la CDU.

Per queste ragioni molti militanti profondamente frustrati e milioni di ex elettori della SPD oggi proiettano le loro speranze e i loro desideri su di lei, sebbene negli anni passati la leadership del partito li abbia sempre delusi. Lei puo' essere orgoglioso delle migliaia di nuovi tesserati che dopo la sua nomina a candidato SPD - intelligentemente messa in scena da Gabriel - hanno scelto di entrare nel partito. Nel 1972, l'anno della campagna elettorale di "Willy", ci furono piu' di 100.000 nuovi tesserati sotto i 35 anni. Peccato che nonostante cio', il partito, che poco dopo avrebbe superato il milione di tesserati, oggi non abbia nemmeno la metà delle tessere che aveva allora. Da quando lei ha deciso di sfidare Angela Merkel sono soprattutto i giovani a voler entrare nella SPD, e questo ci mostra l'enorme fascino che gli ideali di solidarietà e giustizia sociale continuano ad avere in un periodo in cui il divario fra i ricchi e i poveri si è fatto sempre piu' profondo.

Mi pare che lei abbia riconosciuto la crescente disuguaglianza sociale come il problema principale nello sviluppo della nostra società, tuttavia non è andato oltre qualche accenno sul modo in cui i rapporti di distribuzione attuali potrebbero essere corretti. Se mettesse in discussione Hartz IV dovrebbe mettere in discussione il cuore delle riforme che Gerhard Schröder nel suo famoso discorso sull'Agenda 2010  all'epoca aveva ben illustrato. Le regole rigide e le sanzioni draconiane dei Jobcenter, soprattutto per gli under 35, non solo sono vessatorie per chi le subisce, ma hanno costretto i lavoratori, i consigli di cogestione e i sindacati ad accettare condizioni di lavoro peggiori e salari piu' bassi. Sono molto curioso di conoscere le sue proposte di modifica.

Quale vantaggio avrebbero i disoccupati dal prolungamento dell'indennità di disoccupazione per gli ultra-cinquantenni, se un quarto di tutti i nuovi disoccupati nemmeno ne ha diritto e la grande maggioranza dei disoccupati riceve un sussidio Hartz IV? Con le riforme Hartz, le indennità per i disoccupati di lungo periodo (erano tra il 53 e il 57% del salario netto) sono state sostituite da un'indennità di sussistenza minima, il sussidio Hartz IV appunto. Questo è stato di gran lunga il provvedimento piu' drastico nella storia del diritto sociale e del lavoro della Repubblica Federale. Su questo argomento non si puo' tacere se si vuole essere credibili quando si parla di giustizia sociale.

Mi conceda di dire che la SPD nell'ambito delle politiche dell'Agenda ha fatto diversi errori, che lei dopo l'elezione a Cancelliere vorrebbe correggere. In verità l'errore decisivo è stato proprio l'Agenda 2010 con il concetto collegato di stato sociale "attivante". I disoccupati sono stati messi in una posizione subordinata e passiva, si è cercato di farli sentire colpevoli per la loro condizione. Al contrario la politica dello stato sociale attivo, come fino ad allora lo avevamo conosciuto, si basa sulla convinzione che non sono le persone colpite ad essere pigre, ma l'economia e il sistema sociale nel quale esse vivono.

Lei, gentile Martin Schulz, limita la solidarietà in maniera eccessiva alla parte centrale della società e chiede giustizia sociale "per le persone che lavorano duramente e che rispettano le regole", come Bill Clinton aveva già fatto anni fà negli Stati Uniti, prima di sopprimere gli aiuti sociali. Milioni di disoccupati lavorerebbero molto volentieri, anche duramente, tuttavia non lo possono fare - in alcuni casi da decenni - a causa delle loro basse qualificazioni professionali, della chiusura di una fabbrica, o di una grave malattia. Il prossimo governo - si spera guidato da lei - dovrebbe prima di tutto occuparsi di queste persone disoccupate, per lo piu' svantaggiate e destinatarie di un sussidio, perché tutte le persone - non solo gli occupati e le persone rispettose della legge - hanno il diritto di vivere in condizioni dignitose.

Lo stesso vale per le piccole pensioni. La sua annunciata "stabilizzazione del livello delle pensioni" per milioni di lavoratori non servirà a molto, perché con i tagli introdotti dal governo rosso-verde, molti pensionati ormai sono vicini alla soglia di povertà. E' necessario ritornare al livello delle pensioni di fine anni '90 e quindi alla possibilità di garantire un tenore di vita dignitoso a chi ha decenni di anzianità lavorativa. Il rafforzamento della previdenza integrativa, recentemente introdotto dalla Große Koalition, indebolisce la previdenza obbligatoria pubblica ed espone i lavoratori al rischio dei mercati finanziari.

E' necessario rifiutare il concetto neo-liberale di giustizia sociale espresso dal precedente candidato SPD Peer Steinbrück, che nel 2003 si era pronunciato a favore di una giustizia sociale basata "sulla performance", posizione ribadita poco prima delle elezioni del 2013 con queste parole: "giustizia sociale significa fare una politica per coloro che si impegnano per il futuro del nostro paese: che apprendono e si riqualificano, che lavorano, che fanno figli e li educano, che fanno impresa e creano lavoro, in altre parole, di coloro che fanno qualcosa per sé e per la società. La politica deve occuparsi di loro". No, il nostro stato sociale deve occuparsi di tutti, anche di coloro che hanno problemi, anche e soprattutto di queste persone; dei disabili, dei senza tetto, dei tossicodipendenti, di tutti coloro che secondo le parole di Steinbruch non possono essere considerati dei "fornitori di prestazioni".

Negli ultimi sondaggi il suo partito è davanti alla CDU/CSU. Per mantenere fino al giorno delle elezioni del 24 settembre l'ondata di ottimismo scaturita dalla sua candidatura, oltre ad una leadership simpatica e divertente, saranno necessari un programma attraente, la prospettiva di una maggioranza credibile per la SPD e un progetto comune con i futuri partner di governo. In caso di una coalizione con la CDU, anche se Lei fosse il Cancelliere, non ci sarebbe alcuna speranza di trasformare in realtà un'agenda politica fondata sulla solidarietà e la giustizia sociale. Per fare cio' Lei avrà bisogno di una coalizione rosso-rosso-verde e di un ampio supporto nella società civile. SPD, Verdi e Linke sono uniti dalla richiesta comune di un'assicurazione sanitaria unica che dia allo stato sociale un nuovo e piu' solido fondamento e che possa rappresentare una piattaforma programmatica unitaria per la coalizione rosso-rosso-verde (SPD, LINKE e Verdi).

Non appena hanno sentito il suo appello per una maggiore giustizia sociale e intuito la possibilità di un reale cambiamento di direzione politica, i lobbisti, gli economisti neo-liberali e gli altri opinionisti ci hanno immediatamente messo in guardia: c'è il rischio di un crollo del sistema produttivo tedesco affondato dal peso crescente delle prestazioni sociali e del welfare. Considerando le reazioni rabbiose delle associazioni degli industriali, Lei avrà bisogno di piu' coraggio, come del resto ha chiesto anche il Presidente della Repubblica neo-eletto Frank-Walter Steinmeier nel suo recente discorso all'Assemblea Federale. Anche nel caso in cui Lei fosse eletto Cancelliere, senza una proposta politica di ambia portata non Le sarà possibile superare le fratture sociali e le aberrazioni politiche sviluppatesi a partire dall'inizio dello scorso decennio.

Mit solidarischen Grüßen

Ihr Christoph Butterwegge 

giovedì 2 marzo 2017

Corruzione alla tedesca

Come si fa ad invadere i mercati esteri con i propri prodotti? Semplice, basta un po' di pressione politica e qualche tangente. A Monaco e Brema sono iniziati 2 nuovi processi per corruzione contro i dirigenti di alcune importanti aziende tedesche operanti nel settore della difesa: avrebbero pagato tangenti in Grecia per potersi aggiudicare dei contratti di fornitura molto lucrativi. Da german-foreign-policy.com


Sono iniziati i nuovi processi per i casi di corruzione aggravata relativi alla vendita di armi in Grecia, gli imputati sono i manager di importanti aziende tedesche produttrici di armi. Le procure di Monaco e Brema hanno formalizzato l'accusa nei confronti degli ex dirigenti delle aziende produttrici di armi Rheinmetall e Krauss Wegmann (KMW); i manager sarebbero personalmente responsabili per il pagamento di tangenti finalizzate all'ottenimento di contratti molto redditizi per la fornitura di carri armati e di un sistema di difesa aereo. In Grecia questi ordini hanno causato un danno immenso; sia prima che durante la crisi hanno infatti gravato con somme considerevoli sul bilancio pubblico e alla fine il conto è stato pagato con il denaro dei cosiddetti aiuti finanziari. Con il nuovo processo sarà forse possibile chiarire le circostanze, ma non è previsto un sollievo per le casse della Grecia. Anche la giustizia greca ha fatto le proprie indagini, tuttavia le multe per le condanne a Monaco e Brema non finiranno nelle casse greche ma in quelle della giustizia tedesca.

Favori

La compra-vendita di armi fra Germania e Grecia, oggetto dell'attuale processo per corruzione, inizia verso la fine degli anni '90. La Grecia in quel periodo aveva avviato una nuova fase di riarmo. La causa scatenante era stato il caso "Imia", uno scontro con la Turchia per 2 scogli disabitati fra le isole greche di Kalimnos e la terra ferma turca nei pressi di Bodrum, che all'inizio del 1996 stava per trasformarsi in una guerra fra 2 stati alleati nella Nato. Circa un quarto degli ordini fatti dalla difesa greca in quel periodo, diversi miliardi di Euro, furono assegnati ai produttori di armi tedeschi. Cio' è particolarmente degno di nota perché alla fine degli anni '90 nell'UE si discuteva di un possibile ingresso della Grecia nell'Eurozona; grazie alla pressione tedesca e contro le forti resistenze di altri paesi membri, l'adesione all'Euro fu finalmente concessa al vertice UE del giugno 2000. Che gli ordini di armi abbiano contribuito a cambiare la posizione di Berlino non è provato; ma è un dato di fatto che fossero parte di una lunga serie di favori greci nei confronti della Germania, favori che sicuramente hanno contribuito a migliorare il clima fra i due paesi: Atene dopo molti anni di opposizione aveva rimosso il suo veto contro la candidatura della Turchia all'ingresso nell'UE, da molto tempo caldeggiata da Berlino; i gruppi industriali tedeschi avevano ricevuto miliardi di dollari di ordini per i giochi olimpici di Atene del 2004; il 14 settembre del 2001 la Corte di Appello di Atene decideva che il pignoramento delle proprietà tedesche in Grecia per la compensazione delle vittime del nazismo richiedeva un consenso preventivo del Ministero della Giustizia greco - che di fatto fino ad ora lo ha impedito. 

Programmi congiunturali

I contratti arrivati dalla Grecia verso la fine degli anni '90 sono stati di notevole importanza per molte aziende tedesche operanti nel settore della difesa. Questo riguarda ad esempio i 4 sommergibili della classe 214, la cui vendita alla marina greca era stata conclusa dalla tedesca HDW (oggi: ThyssenKrupp Marine Systems, TKMS) fra il 2000 e il 2002. HDW aveva iniziato verso la fine degli anni '90 con la costruzione di celle a combustibile per la marina tedesca; la fornitura ad Atene dei sommergibili della classe 214, alimentati con le stesse celle a combustibile, aveva permesso di scaricare all'estero una parte degli immensi costi di sviluppo. La vendita ad Atene di 170 carri armati Leopard 2, per il costruttore di carri armati Krauss-Maffei Wegmann (KMW) "è stato un programma congiunturale molto gradito", scrivevano i commentatori. Mentre la KMW con quest'ordine ha incassato 1.7 miliardi di Euro, per i 4 sommergibili la HDW/TKMS ha incassato 2.1 miliardi di Euro. I pagamenti si sono protratti a lungo; una parte importante è stata recuperata solo grazie all'intervento del governo tedesco a partire dal 2010, quando la Grecia è sprofondata nella crisi e per poter pagare le fatture ai fornitori di armi tedeschi [2] ha dovuto utilizzare i cosiddetti aiuti finanziari da Bruxelles.

Processi per corruzione

Le circostanze che hanno condotto le parti a firmare un accordo per la fornitura di armi sono state chiarite in diversi processi e ora sono oggetto di due nuovi procedimenti giudiziari. Il riesame giudiziario di quanto è accaduto è stato possibile in quanto in Grecia diverse persone coinvolte hanno rotto il loro silenzio e hanno scelto di collaborare con la giustizia. Sia in Grecia che in Germania sono quindi iniziati dei nuovi processi. Uno di questi riguarda la vendita alle forze armate greche del sistema di difesa aerea Asrad da parte della società di Brema STN Atlas, nel frattempo acquisita da Rheinmetall. L'affare ha portato 150 milioni di Euro nelle casse di STN Atlas, ora Rheinmetall Defence Electronics (RDE). Per poter ottenere il redditizio contratto, secondo la ricostruzione della procura di Brema, Atlas all'epoca avrebbe pagato 3.3 milioni di Euro. I pagamenti sarebbero avvenuti fra il 1998 e il 2011. Rheinmetall, dopo un primo processo già perso a Brema verso la fine del 2014, ha dovuto pagare 37 milioni di Euro - il profitto illegalmente ottenuto (36.7 milioni di Euro) piu' una multa da 300.000 Euro. Ora pero' la procura di Brema con un nuovo procedimento giudiziario ha rinviato a giudizio i 5 Manager di Rheinmetall ritenuti personalmente responsabili. L'atto era dovuto in quanto gli imputati si erano resi responsabili anche individualmente, cosi' si dice nel provvedimento [3].

Relazioni utili

La Procura di Monaco ha formulato un'altra accusa: l'oggetto è la vendita di 24 obici da panzer alle forze armate greche da parte della KMW. L'azienda tedesca per questo affare ha incassato 188 milioni di Euro. L'accusa è convinta che anche per quest'ordine siano state pagate delle tangenti - e piu' precisamente attraverso un discutibile "ufficio per la consulenza nell'Europa del sud-est" che si ritiene sia stato istituito solo con questo scopo. I titolari dell'ufficio erano due ex deputati della SPD al Bundestag, Dagmar Luuk e Heinz-Alfred Steiner. Luuk era stato in Parlamento tra il 1980 e il 1990, e fra le altre cose era stato anche responsabile per i rapporti con il partito fratello greco PASOK; Steiner, in parlamento dal 1980 al 1994, è stato vicepresidente della Commissione Difesa. Entrambi erano in stretto contatto con Ákis Tsochatzópoulos, importante politico del PASOK ellenico, che dal 1996 al 2001, la fase calda del riarmo greco, è stato il Ministro della Difesa ad Atene. Attraverso "l'ufficio per la consulenza nell'Europa del sud-est", secondo le ricostruzioni dell'accusa, dal 2000 al 2005, per aprire la strada ai cannoni da panzer, sarebbero fluiti verso la Grecia oltre 5 milioni di Euro. Nel 2006 l'ufficio in questione è stato sciolto. Le persone che secondo le ricostruzioni dell'accusa sarebbero coinvolte nell'affare respingono ovviamente ogni accusa - fra questi c'è anche l'allora Amministratore della KMW (1999-2005) ed oggi Presidente del Consiglio di Sorveglianza Manfred Bode, un top-manager nell'industria delle armi tedesche che per il suo lavoro e per i suoi servizi ha ottenuto l'Ordine di Merito Federale (2007) e quello della Baviera (2009). [4]

Condanne utili

Per i responsabili dei reati, anche una condanna da parte della giustizia tedesca potrebbe configurarsi come vantaggiosa. Ad Atene infatti è in corso un'indagine nei loro confronti in cui sono plausibili pene piu' severe. In un caso di corruzione molto simile, gli avvocati dell'imputato - si trattava di un ex-funzionario Siemens - secondo una ricostruzione, hanno cercato "di ottenere in Germania, nel minor tempo possibile, una condanna dell'ex-manager alla libertà vigilata e ad una multa di circa un milione di Euro": solo in questo modo sono riusciti ad evitare che "il loro cliente dovesse rispondere anche alla giustizia greca". [5] Poiché in Europa nessuno può' essere condannato 2 volte per lo stesso reato, il suo trasferimento alla giustizia greca per la stessa accusa era stato reso impossibile. Anche nei nuovi casi di corruzione gli imputati potrebbero sperare in una pena piu' bassa in Germania, visto che nel nostro paese già dopo 5 anni i reati di corruzione cadono in prescrizione; il processo potrebbe essere quindi trasformato in un semplice caso di evasione fiscale. Un effetto collaterale dei processi celebrati in Germania è che le multe non saranno pagate nelle casse greche ma in quelle della giustizia tedesca; è già accaduto piu' volte. Anche in questi processi, ad avvantaggiarsi della corruzione che tanti danni ha causato alla Grecia, ma che invece alle aziende tedesche ha portato molti contratti lucrativi, sarà ancora una volta la Germania.

[1] Gerhard Hegmann: Dreckiges Erbe des deutsch-griechischen Panzer-Deals. www.welt.de 04.01.2014.
[2] Jörg Kronauer: "Wir sind die Herren des Landes". Der deutsche Griff nach Griechenland - Geschichte einer Unterwerfung. Hamburg 2016.
[3] Bestechungsverdacht gegen deutsche Rüstungsmanager. Frankfurter Allgemeine Zeitung 23.02.2017.
[4] Klaus Ott: Griechische Geschäfte. www.sueddeutsche.de 11.07.2016. Peter Hornung, Søren Harms: Top-Manager der Rüstungsindustrie angeklagt. www.tagesschau.de 21.02.2017.
[5] Ex-Siemens-Manager Christoforakos macht umfangreiche Aussagen. www.spiegel.de 04.07.2009


giovedì 23 febbraio 2017

La lotta di classe è qui - Il successo di AfD nell'est

Ottima traduzione appena ricevuta da Claudio. Prima parte di un bellissimo reportage che Die Zeit dedica allo straordinario successo elettorale di AfD a Bitterfeld, in Sachsen-Anhalt, e in molte altre zone dell'Est. A Bitterfeld alle regionali del 2016 AfD ha superato il 31%: un risultato che non puo' essere spiegato solo con la rabbia per l'ondata di migranti. Grazie Claudio per l'articolo! Da Zeit.de


A Bitterfeld, città della working class, AfD è il primo partito. I loro elettori non hanno problemi solo con gli immigrati, bensì anche con il capitalismo.



Quando il deputato dell'Afd Daniel Roi vuole spiegare perché la gente della sua circoscrizione elettorale è così arrabbiata non va al centro dei rifugiati. Va al lago. L'acqua riluce oscura, sulla riva ci sono le panchine per il picnic e nei lotti dei camper permanenti svernano le canoe. Lì accanto campeggia la réclame del circolo nautico: “la vela non deve essere costosa”. 



Goitzsche è il nome del lago che è sito all'estremità di Bitterfeld-Wolfen, una città nella parte sud-orientale della Sassonia-Anhalt. Qui in estate le persone stendono i loro teli, fanno il bagno, vanno in canoa e praticano lo sci d'acqua. 


È un mercoledì di dicembre, il bavero del cappotto di Roi è sollevato verso l'alto e la barba è accuratamente rasata. Lui ha 29 anni ed è uno dei pochi giovani che qui non è solamente nato ma anche deciso di restarci. A dieci anni entra nel corpo dei volontari dei vigili del fuoco. A diciotto avvia la sua prima iniziativa civica. A 25 diventa membro dell'AfD. Alle elezioni regionali del marzo 2016 riceve il 31% dei voti, primo fra i candidati del suo collegio elettorale. In tutto ciò il lago ha svolto un ruolo importante.

Prima, quando Roi era un bambino e il muro non era ancora stato abbattuto, qui rimbombavano le scavatrici che lavoravano in una delle aree minerarie ricche di lignite più estese della DDR. In seguito al crollo della Germania Est la zona si deindustrializzò e dalla cava a cielo aperto fu ricavato un lago artificiale. Il suolo venne bonificato, il cratere fu riempito d'acqua e lungo i pendii vennero piantati gli alberi. In seguito furono tracciati dei percorsi pedonali e furono costruiti parcheggi. Il tutto richiese più di 200 milioni di euro tra incentivi allo sviluppo federali, regionali, europei e soldi dei contribuenti. Tre anni fa però il comune di Bitterfeld-Wolfen ha venduto larga parte del lago ad una società privata per soli 2,9 milioni di euro. Il nome della compagnia è “Blausee” (n.d.t. “lago blu”) ed è specializzata nella privatizzazione di patrimonio naturalistico, avendo già acquistato dallo Stato diversi laghi. Il proprietario è l'imprenditore farmaceutico multimiliardario Adolf Merckle.

“La collettività ha pagato affinché il lago fosse abbellito” dice Roi “e chi ne ha tratto giovamento?” Punta il dito verso un tratto recintato della riva. Là, dietro delle canne palustri alte quanto un uomo, ci sono due case galleggianti con i tetti a terrazza costruite in vetro e legno chiaro e con un accesso esclusivo al lago. In una rimessa per le barche si trova uno yacht a motore cromato sollevato con il cric. Sulla recinzione è affisso il cartello “Proprietà privata, vietato l'accesso”. Un po' più a nord, su un'incantevole penisoletta, dei cingolati spianano la riva: direttamente a ridosso dello specchio d'acqua stanno costruendo un complesso residenziale. “Miliardari” dice Roi e la parola risuona come se fosse un'ingiuria.

Alle elezioni in Sassonia-Anhalt Bitterfeld-Wolfen è il Comune dove l'AfD ha preso più voti. Nei giorni successivi al voto sono venuti giornalisti da Amburgo, da Berlino, dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Volevano sapere i motivi che avevano spinto così tanta gente a votare l'AfD. Hanno ripreso la piazza del mercato, hanno mostrato persone che indossavano pantaloni da jogging grigi, che si ingozzavano di grassi würstel e che apostrofavano come “negri” gli immigrati e come “criminali” i politici. Hanno documentato la realtà, ma hanno raccontato solo mezza verità. 

È da parecchio tempo che il successo dell'AfD non si basa più soltanto sull'odio nei confronti degli stranieri o sulla rabbia nei confronti della cancelliera Merkel; sono riusciti – più di ogni altro partito – ad approfittare dello strappo sociale che attanaglia la Germania, quello tra ricchi e poveri, tra città e campagna, tra l'élite globalizzata e il piccolo uomo di provincia. L'indignazione dei politici come Roi è generata tanto dall'accoglienza verso i rifugiati quanto dai trucchetti contabili delle grandi multinazionali, dalla privatizzazione di beni pubblici e dalle aziende che prima ricevono sovvenzioni dallo Stato per milioni di euro e poi delocalizzano all'estero. 

Il popolo umile contro il capitale globale: con questo slogan la destra sta racimolando i voti di quanti – in passato – votavano a sinistra, un fenomeno che si registra in tutta l'Europa: nelle aree deindustrializzate dell'Inghilterra settentrionale, nelle campagne della Polonia, nella Germania orientale e nel sud della Francia. Marine Le Pen, leader del Front National, si presenta come la paladina della classe lavoratrice francese, il quasi presidente austriaco Norbert Hofer dell'FPÖ viene visto come il difensore del numero crescente di lavoratori a rischio di esclusione sociale. Nella regione della Ruhr, un tempo feudo rosso, vista l'alta densità di acciaierie e miniere di carbone, l'AfD sta mettendo su un'organizzazione per i lavoratori con l'intento di strappare voti all'SPD e alla Linke. 

A Bitterfeld tutto ciò non è più necessario. Qui l'SPD durante l'ultima tornata elettorale ha ottenuto solo l'8% dei voti. La Linke è scesa al 13%, che per gli standard dell'ex Germania Est rappresenta un pessimo risultato. E, sebbene nelle recenti votazioni per il sindaco non abbia vinto l'AfD, bensì il candidato della CDU sostenuto da un'ampia coalizione, alle elezioni per il Parlamento regionale di settembre l'AfD è riuscita a superare tutti i singoli grandi partiti. 

“Che ne è di quelli che dal successo non ottengono nulla?”

Daniel Roi monta nella sua Skoda grigia. Nel portaoggetti della portiera c'è un volantino dell'AfD, un depliant per la circoscrizione elettorale: la parola “profugo” non compare nemmeno una volta, si parla però di argomenti come i pensionati in difficoltà, i tagli ai vigili del fuoco, i quartieri operai in degrado e le scuole che vengono chiuse. Roi dichiara di avere paura per il proprio Paese. Quando spiega perché non fa riferimento tanto ad una questione d'identità quanto al problema della ridistribuzione; quando cita “quelli di sopra” intende politici influenti ma anche potenti multinazionali, Merkel&Merckle insomma. “Quelli che stanno in alto” dice Roi “sono quelli che si sono presi il Goitzsche”. 

Roi preme sull'acceleratore. Si lascia il lago alle spalle e si dirige verso la zona industriale, là dove ai tempi della DDR l'impianto chimico di Bitterfeld e Wolfen avvelenava l'aria; dopo la riunificazione grandi multinazionali vi hanno costruito i propri impianti di produzione. Roi passa davanti alla fabbrica di colore bianco del colosso farmaceutico Bayer che a Bitterfeld produce le compresse dell'aspirina. Poi è la volta dell'impianto giallo-grigio dell'Heraeus che qui produce vetro al quarzo, cui fa seguito il forno di fusione della Guardian Industries, una multinazionale americana che fabbrica lastre di vetro.

Osservata da qui Bitterfeld può sembrare un piccolo miracolo economico. Dove un tempo c'erano fabbriche decrepite adesso si produce secondo standard ambientali elevati. Là dove decine di migliaia di persone persero il proprio lavoro in seguito alla dissoluzione della DDR il tasso di disoccupazione è nel frattempo nuovamente calato: da oltre il 20% nel 2003 a meno dell'8% nel 2016. Nel reparto chimico, il settore economico più importante della regione, gli stipendi continuano a salire. “L'economia mette il turbo” dice il sindaco della città, “la via del successo è spianata” fa eco il presidente dell'agenzia locale per l'incentivazione dell'economia. Il deputato Afd Daniel Roi invece si interroga: “Che ne è di coloro che dal successo non ottengono nulla?”

Lungo la strada si snoda un imponente sistema di tubazioni, un reticolato di oleodotti multicolori trasportano idrogeno e cloro gassoso da una fabbrica all'altra: attraversano la città come un sistema vascolare e riforniscono le fabbriche di prodotti chimici, mentre queste ultime dovrebbero provvedere a rifornire la città di posti di lavoro. Quantomeno questo era il piano.

Molti dipendenti lautamente retribuiti dalla Bayer o dalla Guardian non vivono però a Bitterfeld ma a Halle o a Lipsia, ed è lì che spendono i loro guadagni. Anche il tasso di disoccupazione non appare più così roseo se osservato più da vicino: molte persone infatti sono andate via o in pensione. Pertanto non è facile stabilire se sia più la città a trarre profitto dalle multinazionali o viceversa. “La Bayer realizza alti profitti ma versa pochissime tasse” rivela Kay-Uwe Ziegler, un collega di partito di Daniel Roi, anch'egli di Bitterfed. Né la Bayer né la città hanno voglia di esprimersi su questo punto: segreto fiscale. Ma un consigliere comunale della Linke afferma che la Bayer effettivamente non pagherebbe cifre esorbitanti in tasse ,un “segreto di Pulcinella” a suo giudizio. Preferisce non dire altro, non vuole inimicarsi un colosso industriale tanto potente. 

Sia ben chiaro: non è che siccome le statistiche sulla disoccupazione non sono negative tutti qui se la passino bene. Nell'autunno 2016 l'istituto demoscopico di Allensbach ha interrogato gli elettori. Il 38% dei sostenitori dell'AfD riteneva di far parte “ della schiera di coloro che in Germania sono rimasti indietro mentre agli altri va sempre meglio”, la percentuale più alta fra tutti i partiti.

In un isolato vicino alla zona industriale, in un piccolo appartamento con il pavimento in laminato, abita Diana Riemann. Sul bracciolo del sofà c'è un pupazzo di Arlecchino, nell'armadio a parete un angelo di porcellana. Sul tavolino in vetro nel salotto, tra la guida TV e un numero di Wochenspiegel, è riposta una brochure azzurra: è il programma dell'AfD. Alle politiche di settembre 2017 Riemann vuole andare a votare; per la prima volta da quasi venti anni. 

Diana Riemann in realtà si chiama in un altro modo, ma lei non vuole essere riconosciuta, teme di perdere il lavoro. Riemann non lavora alla Bayer, dove gli stipendi sono alti e c'è un autorevole consiglio di fabbrica. Lavora per la Soex, un'azienda che ricicla vestiti usati. 700 lavoratori smistano cappotti, pantaloni, t-shirt e scarpe. In tre turni, giorno e notte. Lei trascorre otto ore al giorno immersa tra gli stridii dei carrelli elevatori e il frastuono delle presse, continuamente chinata. Sul tavolo ci sono i monitor che controllano se i lavoratori svolgono correttamente le loro mansioni, a seconda del reparto si arriva fino a due tonnellate di vestiti al giorno.

Gli abiti che Riemann smista puzzano. L'aria che respira è stantia. Il lavoro che svolge è monotono. “Piglia, piglia, piglia” dice lei, aprendo e chiudendo i pugni; il suo dito medio è storto. “Dito a scatto” e lo fa balzare in avanti. Nervi infiammati e mal di schiena, questo è il prezzo da pagare per il suo posto di lavoro. Quando ha il turno mattutino si alza alle quattro meno dieci. Quando torna a casa è distrutta. Alle 18:45 guarda il telegiornale RTL. Non va a letto più tardi delle 20:30. 

Il salario della Riemann è leggermente più alto di quello minimo. Non ha diritto alle ferie pagate e alla tredicesima. Le spettano tre settimane di ferie ma non decide lei quando prenderle. Alla Soex la gran parte dei dipendenti ricevono le ferie a luglio, quando le macchine sono in manutenzione: luglio però è alta stagione e farsi una vacanza è quasi ovunque troppo costoso. 

Riemann dice che se trovasse qualcosa di meglio, magari un'occupazione in un'attività commerciale, come cassiera da KiK o da Edeka, cambierebbe subito lavoro. Che le aziende cercano manodopera, che il tasso di disoccupazione scende e che il gettito fiscale è in aumento, queste sono tutte cose che Riemann ha già sentito. Ma non ne sente gli effetti. La sua condizione nel 2016 è la stessa del 2003. 

All'epoca in Sassonia-Anhalt una persona su cinque era disoccupata e chi aveva un lavoro aveva la sensazione di essere facilmente rimpiazzabile. Era il tempo della disoccupazione di massa, dei tagli e delle riforme “Agenda 2010”. Il governo a guida socialdemocratica ridusse i sussidi per la disoccupazione, diminuì le tutele sui licenziamenti e cominciò a controllare meticolosamente i bisogni e le necessità di coloro che richiedevano aiuti sociali. Tutto ciò mirava a rinforzare l'economia e a preparare il Paese alla globalizzazione e al cambiamento demografico. Alla fine queste riforme sarebbero dovute tornare utili a tutti.

La CDU pretese tagli ancora più radicali. Nel 2003 tenne un congresso di partito non lontano da Bitterfeld. Sul palco c'era una signora in tailleur. Con voce ferma richiese “un abbassamento del costo del lavoro”. Propose un patto ai lavoratori come Diana Riemann: promise loro “benessere e sicurezza” reclamando in cambio “flessibilità e rendimento”. Questa donna di nome faceva Angela Merkel e quel congresso tenutosi a Lipsia viene oggi ricordato come la cesura neoliberista nella storia della CDU. Dimostrarsi flessibili, rafforzare il senso di autoresponsabilità, stringere la cinghia. Questo era il leitmotiv dell'anno zero, l'imperativo della recessione.

(Fine prima parte) ...Seconda parte

sabato 18 febbraio 2017

Oskar Lafontaine sul pericolo di un'Europa tedesca

Riflessione molto interessante di Oskar Lafontaine sull'evoluzione dell'egemonia tedesca in Europa e sulle nuove ambizioni militari di Berlino: dopo la moneta unica un ruolo di primo piano nell'integrazione degli eserciti europei. Dal profilo FB di Oskar Lafontaine.

oskar lafontaine


L'Europa tedesca, la nuova nazione guida,

presto avremo l'Europa da cui Thomas Mann ci aveva messo in guardia: l'Europa tedesca. Senza mostrare il minimo imbarazzo, qualche tempo fa i media hanno celebrato Merkel come la nuova regina o imperatrice d'Europa. I fatti: nella politica economica la Germania domina i paesi europei, e l'euro - per la Germania una moneta troppo debole, per i paesi del sud troppo forte - garantisce la supremazia dell'industria dell'export tedesca in Europa e nel mondo. E quando un paese come la Grecia per un po' di tempo cerca di opporsi alle richieste tedesche, il Feldmaresciallo di Merkel, Wolfgang Schäuble, ci fa sapere la data in cui la sua pazienza finirà: e quel giorno "isch over".

Ora la nazione guida tedesca ha scoperto un nuovo terreno di gioco. La FAZ con un certo orgoglio scrive: "La Bundeswehr sta diventando l'esercito guida in Europa all'interno della NATO". Una brigata della Repubblica Ceca ed una rumena saranno portate sotto il comando di una divisione tedesca, in modo da poter aumentare il potenziale di combattimento congiunto. Le forze armate olandesi hanno dato il buon esempio ed hanno di fatto già subordinato due terzi delle loro unità alle strutture di comando tedesche. Anche con la Polonia sono in corso sforzi analoghi per creare strutture comuni nelle forze armate, trattative che il governo polacco sta portando avanti in silenzio. La FAZ non dimentica di sottolineare che ciò' aprirà "nuove prospettive di business per i produttori di armi tedeschi ed europei". Contemporaneamente fra le forze politiche conservatrici e i giornalisti cresce la richiesta di un'arma nucleare tedesca. E naturalmente, almeno cosi' si dice, dovremmo ampliare il bilancio militare per arginare la "minaccia russa", sebbene la Nato spenda in armi 13 volte quanto spende la Russia. 

Senza rendersene conto, gli "exportnazionalisti tedeschi" e i sostenitori di un "esercito àncora" tedesco in Europa stanno lavorando per danneggiare ulteriormente il progetto europeo. Gli europei non vogliono essere governati da Berlino. Thomas Mann aveva ragione: i tedeschi non dovrebbero battersi per "un'Europa tedesca", ma per una "Germania europea".