martedì 27 marzo 2012

La rigidità del membro tedesco

Jürgen Stark, ex membro del board BCE, in una lunga intervista al quotidiano Handelsblatt, chiarisce il motivo delle sue dimissioni e lancia un'accusa alla BCE guidata da Mario Draghi: siamo entrati in un circolo vizioso e ci attende un futuro di inflazione.

Secondo Jürgen Stark, capo economista BCE dal 2006 al 2011, le banche centrali sono finite in un circolo vizioso. In un'intervista ci chiarisce perché le sue dimissioni sono arrivate troppo tardi e perché il tasso di inflazione potrebbe crescere rapidamente.

H: Fino a dove possono arrivare le banche centrali nella soluzione della crisi?

Stark: La banche centrali devono giocare un ruolo nella soluzione della crisi, e credo che questo ruolo l'abbiano giocato quando la crisi era acuta. Un intervento rapido, l'abbassamento dei tassi, fino a quando la stabilità dei prezzi non è minacciata, ed una efficace sostituzione del mercato interbancario non funzionante. Questo è stato fatto. Queste misure speciali, devono essere applicate fino a quando sono necessarie. Non è possibile giungere ad una loro perpetuazione. E questa perpetuazione la vediamo adesso. Se guardo alle condizioni monetarie in ambito globale, sono più espansive di quanto non fossero nel momento più critico dopo la crisi Lehman.

H: Le banche centrali sono diventate le salvatrici dei politici?

Stark: Verso le banche centrali ci sono aspettative che esse stesse hanno creato. Le banche centrali sembrano dire, noi siamo pronte a salvare tutti. A causa di queste false aspettative, alle banche centrali sono arrivate sempre nuove richieste. In sostanza devono ora fare tutto: non solo la stabilità dei prezzi, ma anche mantenere bassi i tassi di disoccupazione, mantenere inclinata la curva dei tassi e rendere piu' leggeri gli aggiustamenti di bilancio pubblico. Si tratta di un compito multifunzionale assegnato alle banche centrali e che minaccia il loro normale funzionamento.

H: La BCE ha messo a disposizione delle banche quasi un trilione di Euro per 3 anni a basso tasso. Lei è daccordo con questa misura?

Stark: Il presidente Mario Draghi ha presentato il tema e affermato che io ero daccordo con il provvedimento. Ho votato a favore del provvedimento, ma sotto altre condizioni, esattamente senza l'abbassamento del tasso di interesse di dicembre.

H: Stiamo parlando di trilioni di Euro, sono cifre ancora gestibili?

Stark: Il bilancio della BCE è di oltre 3 trilioni di euro. Questa somma si è gonfiata enormemente. Questo significa che il bilancio è cresciuto 3 volte e ammonta a circa il 30% del PIL della zona Euro. Ma non riguarda solamente il volume

H: Perché?

Stark: In seguito a questo impegno triennale un pezzo della flessibilità della BCE è andato perduto. Queste operazioni di lungo periodo sostituiscono quelle di breve periodo. In questo modo le operazioni di gestione della liquidità a breve termine si sono ridotte a meno del 10%. Tuttavia esiste una clausola di opt-out, vale a dire, la possibilità di rimborsare i crediti triennali anche dopo un anno.

H: Lei ritiene che le banche utilizzeranno le clausole di opt-out?

Stark: Non lo so. La BCE ha spinto le banche a partecipare attivamente a queste iniziative. Le banche non hanno avuto alcuna remora a rifornirsi di denaro a basso tasso in grandi quantità.

H: Non è questo un sovvenzionamento del settore finanziario?

Stark: Si rende possibile il cosiddetto carry trade. La banche ricevono denaro all'1% e in alcuni paesi possono acquistare titoli di stato che rendono fino al 4.5 o 5%. 

H: In parole molto più chiare: questo è profitto senza rischio, un invito alle banche affinché guadagnino denaro.

Stark: Si certo, potrebbero anche finanziare l'economia reale. Nessuno indica loro, in che modo devono utilizzare il denaro.

H: Siamo arrivati ad un finanziamento diretto degli stati?

Stark: Ci stiamo avvitando in un circolo vizioso

H: Come potrà uscire la BCE dalle numerose misure di emergenza?

Stark: Una banca centrale dovrebbe sempre avere una via d'uscita da queste misure speciali, soprattutto in scenari diversi. Ma di fronte a un impegno triennale l'uscita sarà difficile. La domanda è: come potrà la BCE mettere in atto una riduzione del bilancio? Non è solo la grandezza, è la struttura, è la durata dell'impegno e l'impossibilità per la banca centrale di riassorbire rapidamente questa liquidità, che oggi dà problemi enormi. Storicamente sappiamo che ogni politica espansiva della banca centrale porta nel breve periodo all'inflazione.

H: Se la BCE interrompesse le sue misure speciali e normalizzasse le sue politiche dei tassi, le sarebbe possibile abbandonare il trend globale del denaro abbondante a buon mercato?

Stark: Sia la politica che le banche centrali hanno ceduto alla tentazione di cercare di risolvere i problemi del mondo con un'alluvione di denaro. Poichè questo è un fenomeno globale, l'abbandono sarebbe difficile, se ci fosse uno sviluppo in direzione di prezzi piu' alti. Al momento questa abbondanza di liquidità non si mostra nei prezzi dei beni e dei servizi. Ma si manifesta già chiaramente nei prezzi delle materie prime e delle attività finanziarie. 

H: Lo può dimostrare?

Stark: In questo momento abbiamo una congiuntura debole, ma il potenziale di inflazione si è già costituito. Non siamo in circostanze normali, abbiamo questa politica monetaria globale accomodante, più una politica fiscale espansiva nella maggior parte delle economie sviluppate. Da questa combinazione potrà crearsi un cambio sulle aspettative di inflazione futura.

H: Quanto tempo ci vorrà prima di avere un elevato tasso di inflazione?

Stark: Non posso fare nessuna previsione. Ma pensi che sia la Commissione che la BCE hanno rivisto verso l'alto le loro previsioni di inflazione per il 2012. Siamo in una fase in cui le aspettative di un'inflazione inferiore al 2% nei prossimi mesi e anni sono sempre piu' remote. Nel 2012 non saremo sotto il 2%.

H: Lei crede che la crescita dei prezzi potrà diventare un problema globale?

Stark: Il rischio vale anche per i mercati emergenti. Io vedo un fenomeno globale. 

H: Si è forse perso il consenso sul fatto che la lotta all'inflazione è un obiettivo che merita di essere perseguito? Alcuni ipotizzano l'inflazione come la soluzione alla crisi del debito.

Stark: La stabilità dei prezzi a mio avviso è un traguardo culturale. Abbiamo avuto una lunga fase con tassi di interesse bassi, che potrebbe aver alterato il comportamento degli individui. Confrontate oggi la situazione fra i tassi reali a breve e quelli di lungo periodo con la situazione di 10 o 20 anni fa. I tassi reali in Germania, UK e USA sono negativi. Tassi reali negativi - anche sulle durate decennali - significano praticamente un esproprio. E' questa la preparazione ad una fase in cui dovremo fare i conti con tassi reali negativi a causa di tassi di inflazione piu alti in futuro? 

H: Quando ha maturato l'idea di uscire da questo magico sistema di moltiplicazione del denaro?

Stark: Questo è iniziato nel 2010 con l'avvio degli acquisti da parte della BCE di titoli del debito pubblico. Gli acquisti erano sul mercato secondario. Il problema è che se in un paese dove la BCE interviene, accade qualcosa di spiacevole, allora la BCE viene coinvolta, e da questi interventi si possono rischiare delle grosse perdite. In questo modo, indipendentemente dal paese, nel resto dell'area Euro la BCE perde la reputazione. Alla fine verrebbe a mancare la fiducia nella banca centrale

H: Questa perdita di fiducia è la chiave, per comprendere i motivi delle sue azioni?

Stark: Per me un punto decisivo è stato il fatto che, nel sistema in cui ci troviamo - dove il denaro non ha nessun legame con l'oro o l'argento o con qualsiasi altra cosa  - la sola ancora reale è la banca centrale. L'ancora è la fiducia nella banca centrale. E questa non deve essere distrutta. E se lei comprende sotto quale pressione è stata la BCE alcune settimane fa per contribuire alla soluzione della crisi del debito, allora è accaduto quello  che si temeva. 

H: Ma questa non è stata la sola ragione per cui lei si è ritirato.

Stark: La seconda ragione riguarda l'allargamento del programma di acquisto del debito pubblico nell'estate del 2011 che dal mio punto di vista ha prodotto degli incentivi sbagliati. Ai governi è stato detto, siamo pronti ad intervenire, ma dovete fare attenzione alla vostra politica. Questo riguarda il livello di legittimazione democratica, di cui dispone la BCE. La BCE non può subordinare le sue decisioni alle scelte politiche che vengono fatte in alcun paesi. Se questa è una decisione di politica monetaria deve essere valida per tutti. Se invece questa non è una decisione di politica monetaria, allora la banca non è più indipendente ma sotto il controllo della politica. La fiducia nella banca centrale e nella sua capacità di svolgere il compito per cui è stata creata va perduta.

H: Le dimissioni del presidente Axel Weber, sono state un esempio per lei?

Stark: No, per niente. Il mio ragionamento è stato: fino a che livello può essere accettato il fatto che una banca centrale in una fase cosi' critica possa fare anche cose fuori dal proprio mandato? E' necessario non perdere mai di vista il proprio mandato. E anche quando comunica, che esistono motivi di politica economica, per acquistare il debito pubblico, allora bisogna fare attenzione agli effetti collaterali.  

H: Normalmente si combatte per le proprie convinzioni

Stark: Naturalmente abbiamo avuto una discussione aperta, gli argomenti sono stati portati sul tavolo. Ma con i miei argomenti non sono riuscito ad impormi.

H: Quale sarebbe stata l'alternativa all'acquisto da parte della banca centrale?

Stark: Deve esserci una chiara suddivisione del lavoro fra governi e banche centrali.  Avremmo dovuto chiarire che la BCE non è stata creata per salvare questo o quel paese. Se devono esserci dei salvataggi sono i governi a doverlo fare.

H: A chi era indirizzato il segnale che le in quel momento ha inviato?

Stark: Il segnale era per la politica. Io volevo anche ricordare il trattato di Maastricht e il concetto di fondo che veniva espresso. Implicitamente abbiamo accettato che uno stato membro non potesse diventare insolvente. La domanda era, dentro o fuori l'unione monetaria? Il principio è stato modificato, e per questo non c'è stata nessuna legittimazione democratica. 

H: Che cosa le ha risposto il ministro delle finanze Schäuble?

Stark: Il problema che il governo di Berlino ha individuato era l'effetto contagio, dopo il paese A arriva il B, poi il C, un processo senza fine. Minimizzare gli effetti di contagio significa: i paesi coinvolti devono modificare le loro politiche. Devono accettare una svolta a U nella loro politica economica, e allo stesso tempo è necessario erigere degli scudi difensivi. Nel senso che si aumenta il volume che gli stati sono pronti a portare in salvataggio. Ma è questa la soluzione?

H: Oggi subiamo le conseguenze degli errori del passato?

Stark: Abbiamo iniziato l'Euro con troppi paesi. Abbiamo allargato l'unione monetaria troppo rapidamente e in questo modo abbiamo aumentato l'etereogeneità. Da parte dei paesi membri ci sono stati degli adeguamenti insufficienti alle condizioni dell'unione monetaria. L'allargamento alla Grecia nel 2001 - una piccola economia, 2% del pil dell'unione monetaria - sembrava sopportabile. Invece vediamo solo ora quanto sia difficile sostenere la sua economia, quando si è trovata in problemi seri.

H: L'ex capo della BCE  Trichet non ha contribuito alla creazione di questi problemi? Se avesse detto di no ai governi, le cose non sarebbero andate diversamente?

Stark: L'allora presidente della BCE Trichet lo ha fatto molto chiaramente, ma la pressione sulla BCE all'epoca era molto forte. E non solo da parte dei politici europei, ma la pressione era internazionale

H: La pressione è stata esercitata anche su di lei?

Stark: No su di me no. Io non ero nemmeno presente al meeting dei capi di stato con la commissione di inizio maggio 2010. C'era una sensazione di impotenza e allo stesso tempo la sensazione che qualcosa si dovesse fare. E in questo scenario si chiese alla BCE di intervenire sui mercati - e di annunciare questo ai mercati prima dell'apertura del lunedi mattina. Abbiamo poi proseguito con la creazione del fondo da 750 miliardi di Euro. Queste informazioni sono state date ai mercati il lunedi mattina, incluse le informazioni da parte della BCE: "Interveniamo per motivi di politica monetaria". Ciò ha naturalmente accelerato i passi successivi.

H: Che cosa significa per lei personalmente?

Stark: Ho pensato subito alle dimissioni, mi sono consultato la notte di lunedi con alcuni amici e colleghi. Sono tutti giunti alla conclusione che questo non poteva essere un motivo, dovevo restare. Me per l'anno e mezzo successivo ho rimpianto la mia decisione, di non aver dato le dimissioni immediatamente.

H: Quando siamo arrivati al dunque, lei si è consultato con qualcuno?

Stark: No, con nessuno ad eccezione di mia moglie. Dopo la decisione di acquistare i titoli del debito pubblico nel maggio 2010 sono caduto in un enorme conflitto di lealtà. Conflitto di lealtà con le istituzioni, e conflitto con me stesso soprattutto, dovevo restare fedele ai miei principi. Allo stesso tempo dovevo rappresentare la linea ufficiale delle istituzioni, è difficile mantenersi in equilibrio a lungo. Quest'anno e mezzo per me è stato molto duro: se si fa un altro passo nella stessa direzione, allora giuro che dovrò dire NO. E questo è accaduto ad inizio dell'agosto 2011.

H: Come ha reagito la cancelliera Angela Merkel alle sue decisioni?

Stark: Si è contenuta. E ha detto che sarebbe stato inutile tentare di influenzare la mia decisione.

H: Lei non è riuscito ad imporre la sua visione di stabilità. Gli altri membri del consiglio BCE con una visione simile, non combattono una battaglia persa in partenza?

Stark: La situazione è oggi ancora più difficile. Arrivo alla conclusione, che nel medio periodo sono necessari 2 cambiamenti nel modo in cui gestiamo l'Eurosistema. Primo, considero non sostenibile un consiglio BCE con 23 o forse in futuro 27 o 30 o piu' membri. Qui è necessario un cambiamento. Questo sarà naturalmente molto difficile, perchè è necessario un cambiamento ai trattati.

H: Quale riforma di politica monetaria ha in questo momento in mente?

Stark: Quello che immagino è un comitato di politica monetaria, composto al massimo da 9 persone che prende le decisioni di politica monetaria per l'intera area monetaria. Secondo, ritengo necessario per le decisioni importanti, come quelle prese dal consiglio BCE, vengano resi pubblici i voti, quando le decisioni non sono consensuali. Con i nomi. Questo deve essere trasparente, in modo che sulle decisioni importanti non si possa dire che sono state prese a larga maggioranza, quando invece il consenso era limitato.

H: Questo è quello che dice spesso il presidente BCE Mario Draghi. All'esterno si dà l'immagine di una BCE in perfetta armonia.

Stark: Teoricamente la BCE verso l'esterno dovrebbe sembrare unitaria nelle sue decisioni. Ma in caso di dissenso su questioni di fondo è necessaria una maggiore trasparenza.

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