martedì 21 agosto 2012

Sinn: fuori gli eurodeboli!


Hans Werner Sinn, dalle colonne di WirtschaftsWoche, torna a chiedere un'uscita di Atene e degli altri paesi in crisi dall'Euro. Un ulteriore taglio del debito greco non avrebbe alcun senso.

La richiesta del Fondo Monetario Internazionale (FMI) di un ulteriore taglio del debito greco è assurda. La politica deve finalmente prendere atto del fatto che l'Euro con i membri attuali non può sopravvivere - e che l'Eurozona deve essere ridotta ad un nucleo di stati capaci di far funzionare la moneta unica.

Vi ricordate ancora del maggio 2010? Allora il debito greco, pari a circa 310 miliardi di Euro, era prima di tutto nelle mani degli obbligazionisti privati. E si diceva: in nessun caso gli investitori privati potranno essere coinvolti da un taglio del debito, perchè questo avrebbe causato il crollo dell'economia mondiale. Cio' ha portato ai giganteschi pacchetti di salvataggio per 246 miliardi di Euro, di cui fino ad ora 149 miliardi di Euro sono stati già pagati. Poichè questo non è bastato, nel marzo 2012 è stato fatto un Haircut, con il quale il debito greco è stato ridotto di 107 miliardi di euro. E' stato uno dei piu' grandi tagli del debito della storia.

Ma non è servito a molto. Ogni analisi seria sulla sostenibilità del debito dovrebbe arrivare alla conclusione, che la Grecia non può far fronte ai restanti 280 miliardi di Euro di debito, pari al 132 % del PIL. Questo messaggio dovrebbe essere contenuto anche nell'analisi della Troika (BCE, IMF, EU) prevista in autunno.

La conseguenza logica è la seguente: la prossima tranche dei fondi autorizzati, che avrebbe portato alla Grecia (o meglio ai suoi creditiori) 33 miliardi di Euro, non dovrà essere pagata. A meno che i parlamenti dell'Eurozona non rinuncino alle loro richieste - cosa improbabile data la resistenza crescente al Bundestag.

Se si utilizzano i consueti calcoli di sostenibilità del debito, c'è solo una possibilità per arrivare ad una valutazione positiva nel caso della Grecia: i debiti devono essere ridotti, prima che il rapporto della Troika sia completato. Solo così è possibile spiegare che il FMI richieda  una rinuncia ad una parte dei crediti da parte della comunità internazionale nei confronti della Grecia. L'idea del FMI: se gli stati rinunciassero al 30% dei loro crediti concessi con i pacchetti di aiuto allo stato greco - circa 45 miliardi di Euro, che per la Germania equivarrebbe ad una perdita di 14.5 miliardi di Euro - la quota del debito da qui al 2020 scenderebbe al 100 % del PIL. Allora la strada sarebbe di nuovo libera, per prestare denaro alla Grecia.

Che grande idea. I debiti sono troppo alti per il servizio del debito, allora bisogna tagliare i vecchi debiti, in modo che ne possano essere fatti di nuovi. La comunità internazionale non deve piegarsi a questa logica avventurosa. La Grecia, con o senza un'analisi sulla sostenibilità del debito, non è solvibile, e questo lo sanno tutte le parti coinvolte. La spiegazione (o meglio il trucco) per molti analisti è che assumono sempre una crescita dell'economia. Se un paese cresce, si può permettere anche dei deficit, perchè l'economia cresce insieme ai debiti. 

Ma la Grecia non deve crescere, ma decrescere, per poter ridurre le eccessive importazioni e per poter generare eccedenze nelle partite correnti. Senza i surplus, non sarà mai possibile un rimborso del debito. Le analisi sulla sostenibilità del debito del FMI non sembrano proprio essere corrette.

Un paese che non cresce, può far fronte ai suoi debiti, solo se riesce a ottenere un avanzo. Questi avanzi possono essere realizzati solo dopo una contrazione, che ha inizio, quando i crediti smettono di fluire. Questa è l'amara verità. Chi vive al di sopra dei propri mezzi, può sostenere i propri debiti solo se riduce il proprio standard di vita.

Con le analisi sulla sostenibilità del debito si sono già fatti molti errori. Dedurre da queste che in Grecia è necessario un nuovo taglio del debito è grottesco.

Il problema della Grecia è e rimane: il paese è ancora troppo costoso. Lo stato ha aumentato gli stipendi dei dipendenti pubblici dall'inizio della crisi finanziaria del 30%, prima che il governo prendesse poi le note correzioni. Nonostante ciò, i suoi salari, secondo gli ultimi dati, restano ancora piu' alti che all'inizio della crisi. 

I prezzi della Grecia durante la crisi sono cresciuti del 5% in piu', rispetto ai prezzi dei concorrenti nell'area Euro. Non vi è ancora nessuna traccia della necessaria svalutazione reale, che secondo le analisi sul potere di acquisto dell'OCSE dovrebbe essere del 39%, per raggiungere il livello dei prezzi turco. 

Che cosa bisogna fare allora? I paesi ancora abbastanza solidi dell'Eurozona non devono piu' piegarsi ai trucchi contabili degli acrobati finanziari, ma piuttosto devono utilizzare il buonsenso. L'Euro con i membri attuali non è in grado di sopravvivere. Deve essere ridotto ad un nucleo di paesi capaci di farlo funzionare, mentre gli altri stati avranno di nuovo bisogno delle loro valute nazionali, per poter svalutare e tornare ad essere di nuovo competitivi.

La politica non puo' continuare a posticipare le necessarie decisioni, per quanto difficili queste possano essere.

34 commenti:

  1. Certo che questo signore ha proprio la memoria corta.

    Ma le responsabilità sono dell'FMI?

    Chi è che continua a fare il tira e molla, senza mai prendere una decisione chiara, aumentando di fatto gli interessi pagati dai paesi attualmente "in crisi", impedendogli di così di fare qualsiasi tipo di risanamento? Non è per caso la germania?

    Saranno mica le riforme greche il problema? Visto e considerato che potevano chiedere alla grecia quello che volevano, per quale motivo non gli hanno dati indicazioni più precise? Io un'idea l'avrei...

    Questo signore sta dicendo, dopo aver portato alla fame un popolo, dopo averlo costretto a seguire una cura che avrebbe funzionato solo in un giornalino di fumetti, dopo averlo spennato per bene con, ad esempio, l'acquisto delle armi germaniche :

    http://www.byoblu.com/post/2012/02/13/Armi-alla-Grecia-in-cambio-degli-aiuti.aspx

    dopo tutto questo, adesso che non serve più, possiamo buttarlo.

    Sono senza parole. Io non voglio credere che i tedeschi diano credito a questo tipo di ragionamenti.

    Anche se, visto a chi hanno dato credito nella loro storia, non mi meraviglierei più di tanto. Da questo punto di vista italiani e tedeschi mi paiono molto simili.

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    1. E lei si stupisce? la Germania ha causato, nel secolo scorso, una delle più grandi tragedie che l'umanità abbia conosciuto (lo sterminio di 6 milioni di persone, che avevano la sola colpa di essere ebrei,zingari, omosessuali). Le domando: ma secondo lei è possibile che una tale tragedia possa essere stata compiuta da un gruppo di gerarchi nazisti se questi non avessero avuto il tacito consenso di un intero popolo?

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    2. E' una semplificazione un po' eccessiva quella che stai facendo. Ovviamente un tedesco potrebbe risponderti che tu sei italiano, pertanto automaticamente mafioso e corrotto.
      E sono certo che tu non saresti d'accordo. Mi pare che Sinn stia dicendo che se volessimo veramente fare un favore ai greci, ma anche a portoghesi e spagnoli, dovremmo farli uscire dalla moneta unica. Perchè restando nell'euro non hanno nessuna possibilità di tornare alla crescita o di stare in piedi con le proprie gambe.

      A me questo non sembra un ragionamento da nazi. Anzi, l'autore ha il coraggio di schierarsi contro le lobby bancarie, e sappiamo quale influenza abbiano avuto ed avranno nei salvataggi Euro. Il punto di vista di Sinn non mi pare proprio da cestinare, onestamente.

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    3. La mia non è affatto una semplificazione eccessiva, anzi. Ho trascorso la mia infanzia in quella che è stata considerata (ed è tutt'ora considerata dai libri di storia) una delle più feroci e sanguinarie dittature della storia (l'Argentina della "Junta", ero la la notte del golpe, risiedevo in Avenida Libertador con i miei genitori, ricordo ancora i carri armati passare sull'asfalto)e sono rientrata in Italia prima dell'inizio della guerra delle Malvinas/Falklands. Mi creda anche in Argentina, l'opinione pubblica era dalla parte dei militari (almeno dal 1974 al 1979), perchè era servita (a loro dire ) a portare ordine e ad eliminare quella che era divenuta ormai una guerra civile che, fino a quando era al potere Isabelita, stava insanguinando la nazione.Poi, la guerra civile è finita ,in un bagno di sangue dei militari , che hanno ucciso circa 30.000 persone (cifra calcolata per difetto) e l'Argentina è tornata ad essere "sicura", con grande gioia dell'opinione pubblica, però nel frattempo, dopo il 1979, è arrivata la crisi economica, i militari l'hanno gestita in maniera disastrosa e la nazione è collassata.Si ricordi, l'opinione pubblica è fondamentale in questi drammi. Quando la violenza finisce per essere così feroce , diffusa ed evidente, con tanto di cadaveri orribilmente mutilati abbandonati per la strada e la gente che commentava "bene un Montonero di meno!" (i Montoneros erano un po' come le FARC in Colombia, considerati i responsabili della guerra civile in Argentina, i miei occhi di bambina hanno visto anche questo)è davvero difficile immaginare la gente come una massa di poveri ingenui che ignora ciò che sta accadendo.
      E mi creda la stessa cosa vale per la Germania Nazista, certo i nemici non erano i "Montoneros" , ma l'antisemitismo è sempre stato qualcosa di atavico e profondamente radicato nell'animo tedesco.
      La saluto cordialmente.

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    4. grazie di cuore per la bella testimonianza. Sono daccordo sul fatto che l'antisemitismo in Germania fosse condiviso da una parte importante della popolazione, e che un'altra grande parte della popolazione ha girato la testa dall'altra parte e semplicemente ha fatto finta di non vedere. Del resto la storiografia lo conferma. Ma di tempo ne è passato molto da allora e oggi in Germania si stima che ci siano circa 15 milioni di cittadini con "Migrationshintergrund": vuol dire che sono emigranti di prima, seconda o terza generazione. Certo le elite politiche ed economiche degli ultimi anni, hanno dimostrato di credere molto di piu' ad un'europa tedesca, che non a una germania europa. E questo a noi non piace proprio.

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  2. L'autore dell articolo riporta "Non vi è ancora nessuna traccia della necessaria svalutazione reale, che secondo le analisi sul potere di acquisto dell'OCSE dovrebbe essere del 39%, per raggiungere il livello dei prezzi turco" ma svalutare rispetto a chi? non certamente i paesi euro visto che la moneta è la medesima e rispetto a questi non capisco proprio come possa svalutare.

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    1. Poiché non si può svalutare la moneta, si svalutano i salari. Che è quello che sta facendo Monti facendo aumentare la disoccupazione. Nel blog del Prof. Bagnai questo punto è spiegato molto bene.

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    2. Però baganai dovrebbe anche spiegarciche nel decennio e più dell'euro abbiamoavuto la possibilità di risparmiare sugli interessi del DP e non l'abbiamo fatto, preferendo rimandare le riforme che oggi monti deve frettolosamente fare.Certo monti avrebbe anche potuto fare una patrimoniale sui beni di privati da 1 milione di euro in sù (e il non averla fatta gleilo rimprovero), così come costuire un vero reddito di cittadinanza minimo a sostegno dei disoccupati e non solo limitarsi ad allargare la cassa integrazione per i già occupati (qesto avrebbe potuto alleggerire la posizione critica di molti cittadini). Non sarebbe stata certo la soluzione a tutti i mali, ma del resto l'uscita dall'euro per l'italia non credo proprio che lo sarebbe (problemi come corruzione, evasione fiscale, eccesso di burocrazia, ecc. rimarrebbero cmq).

      Sertin

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    3. E' come se fossimo un maratoneta che ha l'alluce valgo dalla nascita (depito pubblico, corruzione e disorganizzazione statale), eppure, nonostante questo, il maratoneta si è sempre piazzato a ridosso del podio in tutte le maratone (si ricordi che fino a qualche anno fa, nonostante DP e corruzione preesistente, eravamo la 5° industria al mondo ).

      Ora però, da un po' di anni, il maratoneta si piazza male, arriva 15°, va sempre peggio, si allontana dal podio. A guardarci bene si vede chiaramente che qualcuno gli ha messo una pietra al collo di 15 kg (l'euro) e lui, poverino, non è più competitivo.
      Ora qualcuno dice che la colpa delle sue basse performance sono da attribuire all'alluce valgo (DP, corruzione ecc...) e vorrebbe operarlo o comunque fargli fare una terapia intensiva. Altri, addirittura gli impongono una dieta ipocalorica ed ipoproteica (austerità o come le chiama lei: riforme strutturali) che lo fanno arrancare ancora di più, l'hanno dimagrito e sfinito.

      Lui effettivamente l'alluce valgo ce l'ha ed è un problema per un maratoneta, è chiaro. Ma la causa del sensibile peggioramento dei risultati è chiaramente la pietra al collo visto che il problema all'alluce è congenito.
      Certo rimuovendo il problema all'alluce qualche posizione si potrà anche recuperare, ma ci sono dei costi (sociali) e dei tempi tecnici. Temo che il povero maratoneta, del tutto guarito, con quella pietra al collo non riuscirà mai ad essere competitivo.

      Naturalmente questa è una semplificazione, se non l'ha convinta spero l'abbia almeno divertita!

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    4. Io glielo spiego invece in maniera più tecnica. Se importi più di quanto esporti la differenza o aumenta il debito pubblico o aumenta quello privato (o entrambi in varie proporzioni ovviamente).
      Quindi se avessimo ridotto ancora di più il debito pubblico, avremmo indebitato al suo posto i privati, hai presente la Spagna? Ecco.

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    5. Caro Alessandro (scusami se ti do del tu), ma col caro trolletto FQ Sertin non credo ci sia molto da spiegare...basti l'ultima frase per capire dove vuole andare a parare...anche perchè nessuno ancora gli "spiegò" che il fatto che "abbiamo risparmiato sugli interessi del debito" è anche causa del nostro attuale dissesto...La "credibilità" che ci ha regalato la moneta euro ha permesso infatti l'afflusso di ingenti capitali esteri che, in pratica come spiega il Prof. Bagnai, sono causa di un elevato indebitamente privato in Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia ecc... dovuti ad una "mancata" apposizione nei trattati di Maastricht (non l'avranno mica fatto apposta mi chiedo? ;) ) di un limite all'indebitamente estero dei vari stati membri. Perchè fermare questo indebitamente significa sostanzialmente fermare gli afflussi di capitali ai privati...ciò che ha mandato a gambe all'aria i cosiddetti PIIGS...ricordiamoci sempre, come dice Bloomberg "irresponsible borrowers can’t exist without irresponsible lenders. Germany’s banks were Greece’s enablers. Thanks partly to lax regulation, German banks built up precarious exposures to Europe’s peripheral countries in the years before the crisis". Cordiali saluti.

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  3. >>Lo stato ha aumentato gli stipendi dei dipendenti pubblici dall'inizio della crisi finanziaria del 30%<<

    Ma dove li trova questi dati statistici?

    Siin,sembra proprio un dilettante.

    Poi,come si spiega che:"più austerità e più debito pubblico" ?

    http://keynesblog.investireoggi.it/piu-austerita-e-piu-debito-pubblico/


    Nikolas

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  4. Ma per Sinn l'Italia è da sbattere fuori o da tener dentro?

    MArioC

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    1. Nel ragionamento di Sinn, l'Italia resta. Lui considera l'indebitamento estero e le partite correnti, per decidere chi deve restare dentro e chi stare fuori.

      Ad esempio, i dati greci sono riportati qui, e le partite correnti, nonostante i 4 anni di quaresima, restano in profondo rosso:

      http://www.querschuesse.de/griechenland-ausenhandelsdaten-fur-juni/

      In fondo sa bene che l'Euro deve restare un vantaggio per la Germania, e quindi c'è bisogno di Francia e Italia. La Francia peraltro resta ancora il principale cliente dei tedeschi. E Sinn lo sa bene, questo.

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    2. Mi pare una deduzione logica la Tua, ma mi piacerebbe sapere se (e naturalmente come) Sinn si è espresso recentemente ed esplicitamente vs l'Italia. Solo perchè poi i lettori tedeschi del medesimo Sinn non mi paiono dotati del Tuo stesso senso logico :)

      MArioC

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    3. No, in questo post non parla di Italia, ma andando a ripescare i suoi vecchi contributi vedo che:

      http://vocidallagermania.blogspot.de/2012/06/luscita-temporanea-delleuro.html

      qui parla di uscita temporanea, ma non menziona l'Italia, parla di Spagna e Grecia, ma non di Italia

      http://vocidallagermania.blogspot.de/2012/05/werner-sinn-10-anni-di-stagnazione.html

      qui esprime seri dubbi sul fatto che l'Italia riesca a deflazionare prezzi e salari per tornare competitiva all'interno dell'Euro, ma non parla di uscita.

      http://vocidallagermania.blogspot.de/2012/02/salvare-la-grecia-allinterno-delleuro-e.html

      E qui continua a perorare la causa dell'uscita di Atene dall'Euro.

      Del resto non è una novità, per lui è necessario ridurre il perimetro Euro. Sono convinto che nelle sue ipotesi l'Italia farebbe parte di questo nuovo euro ristretto. Appena trovo conferma la posto. Grazie

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    4. Grazie 1000 :)

      MArioC

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    5. Come ho già detto in precedenti interventi, l'euro è stato creato essenzialmente per...l'Italia. Cioè, al netto dei paesi med, che rischiavano comunque un arretramento della crescita se avessero mantenuto l'impostazione dello stato sociale e già erano gravati da deficit di lungo periodo delle partite correnti (l'euro ha solo portato a livelli da terzo mondo il loro indebitamento estero), la partita dell'euro nasce essenzialmente come strumento per consolidare l'europa franco-tedesca e togliere di mezzo l'ingombrante concorrenza italiana nella contesa sulla "rendita" del mercato unico (la base su cui consolidare la forza economica minacciata dai paesi emergenti, consentendo un tesoretto di ricchi mercati per ripartire nel gioco mondiale).

      Se si conosce la vicenda a partire dallo SME, si comprende meglio questo presupposto essenziale. La questione è strettamente intrecciata con la revanche verso il mondo sindacale e le istanze sociali-redistributive, che in Italia aveva assunto connotati "ideologici" asfissianti e ha reso il terreno fertile perchè il nostro mondo bancario-imprenditoriale accettasse il gioco d'azzardo (alla distanza suicida, ma la cultura anche economica non è il forte delle nostre classi dirigenti) del "vincolo esterno".
      Insomma un gigantesco tradimento della intera nazione, da un lato, e il disegno di accentramento del potere economico dall'altro, che hanno condotto a un'applicazione del washington consensus all'europea, cioè su base etno-geografica ANCHE oltre che sociale-verticale.
      Sinn questo lo sa benissimo, perchè sa che l'Italia senza l'euro, prima che i monti di turno (dopo i carli, ciampi, amato, prodolo) finiscano l'opera, rischia di diventare la spina del fianco della germania e costringerla a competere ad armi (valutariamente e non è poco) pari.
      Siccome l'euro è una macchina distruttiva sovradimensionata sarà presto anche il turno della Francia e l'euro finirà: allora forse Sinn si sveglierà e inizierà a dare la colpa all'Italia (ormai in ginocchio)...Ma questa è la storia dei (molto) prossimi anni

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    6. Grazie Quarantotto per il chiarimento. Sinn ha forti dubbi sulla possibilità per la moneta unica di andare avanti con gli attuali membri, e per questo propone l'uscita di Spagna, Portogallo e ovviamente Grecia ma non si batte per la fine della moneta unica, è convinto infatti che abbia portato grandi vantaggi alla Germania.
      In questi giorni non ho tempo di tradurre, sono in vacanza, ma tornerò prsto...

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  5. Vabe',Siin e' troppo lontano e non puo' dare una risposta forse potrebbe darla lei: >>Lo stato ha aumentato gli stipendi dei dipendenti pubblici dall'inizio della crisi finanziaria del 30%<<

    Ma dove li trova questi dati statistici )degli aumenti del 30%?

    Siin,sembra proprio un dilettante.

    Poi,come si spiega che:"più austerità e più debito pubblico" ?

    http://keynesblog.investireoggi.it/piu-austerita-e-piu-debito-pubblico/


    Nikolas

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  6. oggi la Grecia e il Portogallo.
    Nel 2013 la Spagna.
    Nel 2014 Italia.


    Ahh Werner Sinn che bravo e furbo !

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  7. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  8. il Governo Berlusconi è caduto non per il bunga bunga. Ma per il piano segreto di uscita dall'euro preparato dal prof. Paolo Savona per Giulio Tremonti.

    Giò

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    1. Anonimo, sarebbe interessante se tu potessi approfondire gli aspetti di questo piano segreto, grazie

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  9. Allora? Arriva questo piano segreto? Io non sto piu' nella pelle dalla curiosita'

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  10. Non credo che Sinn voglia l'Italia nell'euro ristretto.
    Mi pare che Bagnai e Sinn dicano più o meno le stesse cose, con poche differenze.
    La differenza fondamentale è di tipo "goofy": quella che per Sinn è una salita, per Bagnai è una discesa.
    Per entrambi i paesi con maggiore inflazione hanno accusato una perdita di competitività che ha prodotto importazioni eccessive e quindi disavanzi nel conto corrente della bilancia dei pagamenti. Per entrambi i problemi del debito pubblico nascono da qui. Lo dice Bagnai (il problema non è il debito pubblico, ma il debito privato estero), lo dice Sinn («Ma la Grecia non deve crescere, ma decrescere, per poter ridurre le eccessive importazioni e per poter generare eccedenze nelle partite correnti. Senza i surplus, non sarà mai possibile un rimborso del debito»).
    Per Bagnai la Germania ha attuato una "deflazione competitiva", ha fatto di tutto per tenere bassi i suoi prezzi. Ma non mi pare spieghi perché in altri paesi, Italia compresa, dopo l'euro i prezzi sono saliti più che in Germania.
    Per Sinn alcuni paesi si sono trovati e si trovano in difficoltà perché non hanno tenuto sotto controllo l'inflazione; non è la Germania che ha tenuto bassi i prezzi, sono gli altri che li hanno lasciati salire. Accenna pure a una causa: ingenti flussi di capitali dai paesi "forti" (Germania, ma anche Olanda) ai paesi "periferici" (soprattutto Grecia, Portogallo e Spagna). Ma vede in questo più un problema per la Germania (minori investimenti) che per i paesi "periferici"; non arriva, cioè, a proporre controlli sui movimenti dei capitali (e Bagnai? neanche lui; è una delle differenze - non marginali - tra lui e Brancaccio).
    È vero che Sinn ha puntato il dito contro altri paesi (Grecia in primo luogo) più che contro l'Italia, ma il suo ragionamento si estende facilmente all'Italia: se l'Italia continuerà a far salire i prezzi (come sta succedendo), ne deriveranno problemi nelle partite correnti e il rimborso del debito sarà sempre più difficile; alla fine dovrà uscire dall'euro.
    E Bagnai? La stessa cosa. Basta sostituire "salita" con "discesa": visto che la Germania tiene bassi i suoi prezzi rispetto ai nostri, ecc. ecc. meglio che usciamo dall'euro.

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    1. Indubbiamente sia Sinn che Bagnai conoscono bene le cause della crisi e sanno che ci troviamo di fronte ad una tipica crisi da bilancia dei pagamenti. Ma se leggi questo post capisci che fra i 2 ci sono differenze sostanziali:

      http://goofynomics.blogspot.de/2012/02/sinn-e-linflazione-nelleurozona-una.html

      Sinn si rende perfettamente conto che Grecia, Spagna e Portogallo non potranno tornare ad essere competitive nell'Euro e per questo propone un'uscita temporanea per rendere possibile quella svalutazione interna che altrimenti non sarebbe né politicamente sostenibile, né economicamente realizzabile.

      Sinn dice anche che Italia e Francia, usando dati FMI, hanno bisogno di una svalutazione interna del 15-20% per raggiungere i livelli tedeschi, ridurre l'indebitamento estero ed eliminare i deficit commerciali. Ripeto, non ho trovato ancora articoli in cui Sinn perora la causa dell'uscita italiana dall'Euro. Sa bene che l'Euro ha avvantaggiato la Germania e che i francesi restano il cliente piu' importante della Germania.

      Sinn non dice mai che la Germania dovrebbe aumentare i salari del settore privato e incrementare la spesa pubblica per diventare la vera locomotiva europea, si sofferma sempre sulla deflazione interna del sud europa necessaria a recuperare competitività: non siamo noi a dover inflazionare, siete voi a dover deflazionare.

      Inoltre non mi pare che Sinn attribuisca alla svalutazione interna tedesca degli ultimi 10 anni (agenda 2010, riforme Hartz, precarizzazione del mercato del lavoro etc) un ruolo centrale nella nascita degli squilibri europei. Mi pare che Bagnai reputi questa politica mercantilista come una delle cause principali.

      Insomma, a me le differenze sembrano tante e difficili da ignorare.

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  11. Quel post mi pare dimostri solo che più due autori dicono cose simili, più si sforzano di differenziarsi a tutti i costi. Un vizio molto diffuso nell'"accademia".
    Basta considerare che Sinn dice che dopo l'euro il livello dei prezzi è salito troppo in alcuni paesi, e Bagnai risponde che... i differenziali di inflazione prima dell'euro erano molto più ampi!
    C'entra come i cavoli a merenda, perché prima dell'euro la soluzione era semplice: si svalutava!
    È proprio l'impossibilità di svalutare che rende critici differenziali relativamente bassi (bassi rispetto a prima) che però si cumulano negli anni.
    E il bello è che Bagnai questo l'ha detto sempre chiaramente.
    Posso capire che a Bagnai non piacerebbe essere accostato a Sinn, ma continuo a vedere solo una differenza "goofy": per Sinn sono gli altri ad aver lasciato salire troppo i prezzi («non siamo noi a dover inflazionare, siete voi a dover deflazionare» - e se non volete/potete, allora uscite: v. dichiarazione di Bogenberg, proposta g), per Bagnai è la Germania "mercantilista" ad aver tenuto bassi i prezzi, la deflazione sarebbe terribile, meglio uscire.
    Ciascun paese (Italia compresa) può scegliere se optare per la deflazione: è una scelta politica.
    Per Sinn, chi non vuole/può deflazionare dovrebbe uscire; per il resto, non dice cosa singoli paesi dovrebbero fare (la Grecia è un'ovvia eccezione). Sinn si limita a dire cosa dovrebbe fare la Germania (opporsi ad aiuti illimitati, chiedere una revisione delle regole di decisione della BCE e del TARGET 2 ecc.), Bagnai si limita a cosa dovrebbe fare l'Italia (uscire, non deflazionare).
    Tutto qui.

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    1. Anonimo, hai ragione, perché Bagnai non vuole essere in nessun modo avvicinato a Sinn. Ma a me pare ci sia una grande differenza. Bagnai propone un'uscita dall'Euro da sinistra: la deflazione e il dualismo del mercato del lavoro danneggiano i salariati e rendono il peso del debito insostenibile. O la Germania cambia la propria politica di bilancio e salariale oppure l'Euro si schianterà da solo.

      Sinn dice che dall'Euro bisogna far uscire gli eurodeboli, ma dice anche che la moneta unica va difesa perché ha creato grandi vantaggi per la Germania. A lui non stanno a cuore i circa 10 milioni di tedeschi che guadagnano meno di 10 € lordi l'ora. A lui interessa che i risparmi dei tedeschi non siano impiegati per togliere le castagne dal fuoco alle banche britanniche, francesi e americane. Uno approccia il problema dalla parte dei creditori, l'altro dalla parte dei debitori. E' vero, c'è di mezzo la goofynomics (e un ego molto espanso) ma sono due prospettive abbastanza diverse.

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    2. Sull'uscire dall'euro "da sinistra" secondo Bagnai, temo che un Emiliano Brancaccio avrebbe qualcosa da dire...
      Quanto a Sinn, da quello che ho letto (compreso quanto da lui verosimilmente ispirato, come la dichiarazione di Bogenberg), direi che teme soprattutto due cose: un aumento dell'inflazione (punto 8 della dichiarazione), la perdita dei crediti TARGET2.
      Riguardo a questi ultimi, il timore in Germania è tale che Weidmann è arrivato a chiedere che gli attivi in Target 2 vengano assicurati!
      Circa l'inflazione, Bagani fa bene a sottolineare che il contenimento dei prezzi aumenta la competitività. Ma si tratta solo di competitività coi paesi dell'eurozona?
      Il surplus commerciale tedesco è composto più o meno in parti uguali da quello verso l'eurozona e quello verso il resto del mondo. Quanto a quello verso l'eurozona, Sinn non lo considera un vantaggio; come dice la dichiarazione di Bogenberg, a che servono gli avanzi commerciali se si riducono a crediti nei confronti di paesi che non possono onorare i loro debiti? Evidente, oltre che esplicito, il riferimento ai crediti TARGET2. Il vero vantaggio è un mercato comune che consenta alle aziende di acquisire dimensioni tali da metterle in grado di competere nel mondo, non solo in Europa.
      Qui probabilmente Bagnai ha ragione: le industrie tedesche puntano a grandi dimensioni anche mediante l'acquisizione di roba nostra (e magari a Cassino sarebbero contenti). Ma il loro obiettivo prioritario non è esportare in Europa.
      Emblematico, mi pare, il caso dell'auto. È vero che la FIAT (prescindendo da quanto dice Della Valle) ha subito una concorrenza di prezzo da parte della Volkswagen: Marchionne lo ha detto chiaramente, anche se in modo alquanto goffo. Ma davvero la Volkswagen considera vitale competere in un mercato in cui abbiamo un'auto ogni due persone? La Volkswagen punta sì a esportare, anche (non solo) grazie alla competitività di prezzo, ma... esporta due terzi della sua produzione fuori dell'Europa!
      In sostanza: Sinn difende un "modello" che ha consentito alla Germania di essere protagonista nel mercato globale, e lo propone ai partner europei; Bagnai vede solo Italia e Germania.
      Sì, c'è anche questa differenza...

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    3. Entrambi propongono un punto di vista e proposte che possano in qualche modo avvantaggiare il loro paese, e fai bene a sottolinearlo. Ma a mio parere Sinn ha una visione molto ideologica e poco scientifica. Di fronte alla situazione che l'Europa sta vivendo, e presumibilmente continuerà a vivere nei prossimi anni, perchè quest'uomo continua a difendere la moneta unica? Non pensi che richiedere delle garanzie reali a fronte dei saldi target sia profondamente arrogante e forse anche meschino? Tutto per difendere la tripla A tedesca.
      Se non ci credi:

      http://vocidallagermania.blogspot.de/2012/07/sinn-la-germania-deve-pretendere.html

      Che cosa c'è di europeo in una proposta come questa?

      Quanto al modello di sviluppo che la Germania intende imporre all'Europa. Ok, i tedeschi sono il secondo esportartore mondiale, l'Italia è fra i primi 7 0 8, ma gli altri paesi del sud, hanno davvero molto da esportare? Quale livello dovranno raggiungere i salari del sud europa per far tornare questi paesi competitivi? E dei 6 milioni di disoccupati spagnoli, che si fa? Li mandiamo tutti a Monaco e Stoccarda?

      Ovviamente Sinn a queste domande non darà mai una risposta, perchè sappiamo cosa vuole: difendere gli interessi tedeschi.

      Ma poi questo modello export-oriented, oltre a creare grandi problemi ai vicini di casa, significa anche questo:

      http://vocidallagermania.blogspot.de/search/label/deflazione%20salariale

      Ti invito a leggere qua e là questi post, perchè il successo delle Audi e delle VW in Cina, è merito anche della moderazione salariale degli ultimi 10 anni. Nessuno mette in dubbio la qualità dei prodotti, ma è un dato di fatto che i salari sono rimasti fermi per un lungo periodo. E' davvero questo il modello che ci piace? Non ne sono sicuro.

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    4. Moderazione salariale, mini jobs, ecc. Tutto vero.
      A dire la verità, però, a me colpisce soprattutto un fatto.
      Dopo la riunificazione, la Germania si è trovata ad avere a est una sorta di "mezzogiorno": struttura industriale antiquata e in disarmo, disoccupazione al 20% (picco massimo raggiunto nel 2003).
      Però la disoccupazione nella ex Germania Orientale cala da anni ed è ormai al 10-12%, mentre quella del nostro mezzogiorno aumenta e ha recentemente superato il 17%.
      Il problema è che da noi ognuno pensa (se può, altrimenti è lasciato) a se stesso, mentre in Germania - e non solo - impera da decenni l'idea che alla moderazione salariale deve corrispondere una contropartita. In Germania si tratta di un consolidato contesto istituzionale, fin dalle leggi di codeterminazione del 1951-52; da noi si è solo capaci di chiedere "flessibilità" e "moderazione" non-si-sa-bene-perché (vedi recente morte del sogno Fiat).
      Forse è meglio avere un lavoro e un salario moderato che né l'uno che l'altro.

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  12. Anonimo, è interessante vedere che anche la commissione EU sta prendendo di mira la moderazione salariale tedesca, indicandola come la causa principale della crisi.

    A differenza della politica tedesca che continua a ripetere il mantra dei latini che vivono al di sopra delle loro possibilità.

    http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/menschen-wirtschaft/eu-kommissar-laszlo-andor-deutschland-hat-die-krise-mit-verursacht-11897426.html

    Vediamo come va a finre, il dibattito si fa interessante...

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  13. Perdonami, da qualche giorno ho veramente molto da fare e sono costretto a essere brevissimo: non presentare un'intervista a un singolo commissario come se fosse il punto di vista ufficiale della commissione, bitte ;-)
    Diciamo piuttosto che i diversi paesi europei vanno in ordine sparso e, tra questi, soprattutto l'Ungheria del tuo László Andor e di ... Viktor Orbán!

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