sabato 25 gennaio 2020

Perché il vero obiettivo del MES riformato è disciplinare i paesi debitori con lo spettro dell'insolvenza di stato (prima parte)

L'ottimo Werner Polster su Makroskop ci spiega perché la riforma dell'ESM è il prodotto perfetto del radicalismo di mercato tedesco il cui vero unico grande obiettivo resta immutato: disciplinare il settore pubblico con lo spettro dell'insolvenza di stato. Ne scrive Werner Polster su Makroskop (prima parte)


Da molto tempo in Europa gli estremisti del mercato tedeschi si battono per avere una legge sull'insolvenza degli stati. Ora i solerti funzionari di Herr. Scholz hanno trovato il modo di introdurre l'insolvenza di stato in maniera clandestina all'interno del quadro normativo europeo.

"Vogliamo trasformare il meccanismo europeo di stabilità (MES) in un Fondo monetario europeo (FME) controllato dal parlamento, da inserire nel diritto europeo".

Questa proposta era già presente nell'accordo di coalizione fra Unione e  SPD siglato nel 2017. Anche se oggi non si parla piu' della trasformazione dell'ESM in un FME e di un suo ancoraggio nel diritto europeo. 

Il fatto che silenziosamente si sia abbandonata l'idea di ridefinire il meccanismo come un fondo monetario, potrebbe anche andare bene. Dopotutto, i fondi monetari sono responsabili della regolamentazione delle questioni monetarie internazionali e l'unione monetaria europea non è poi cosi' internazionale.

La questione del diritto UE è già più seria: se il MES dovesse essere ancorato nel diritto dell'UE, sulla scena europea si ripresenterebbero una parte delle divisioni provocate dalla Germania nel corso della cosiddetta crisi dell'euro. A Berlino i sovranisti e i liberali tedeschi si erano già opposti ad una sua introduzione nel diritto dell'Unione - a tal proposito la Commissione aveva presentato una proposta di riforma del trattato nel 2017 - e ovviamente avevano avuto successo. Del resto è scritto in maniera chiara ed esplicita sul documento di un think-tank nazional-liberale: l'elemento centrale è che nulla nel MES potrà essere deciso contro la volontà della Germania. E ciò non sarebbe più garantito se il trattato venisse inserito nel diritto dell'Unione.

Il nome del nuovo MES riformato in realtà è poco importante. Ma se l'onestà dovesse essere un criterio per la sua denominazione, allora sarebbe meglio chiamarlo "fondo per il salvataggio degli stati" o - ancora meglio - "Bail-out fund", in contrasto con l'attuale clausola di non salvataggio presente nel TFUE in vigore. Le questioni europee sono sempre così complicate.

La riforma del MES, che avrebbe dovuto essere approvata nel Consiglio europeo di dicembre 2019, è bloccata perché l'Italia (e altri paesi) vi si oppongono. Perché? Il punto è che il Consiglio europeo, nell'ambito del MES riformato, ha provvisoriamente concordato una sorta di diritto fallimentare per gli stati. Gli italiani sono stati spinti ad opporre resistenza dai sovranisti della Lega in quanto la riforma avrebbe reso piu' facile il fallimento degli stati, rendendo i titoli di stato italiani più costosi, riducendo significativamente in questo modo la sovranità del paese.

Una legge fallimentare per gli stati

La disciplina del diritto fallimentare per gli stati è in cima alla lista dei desideri politici degli estremisti di mercato. L'intervento dello stato nell'economia - diversamente dal tanto stimato stato di diritto - dovrebbe essere ulteriormente ridotto nelle sue possibilità fino a trasformare lo stato in un mero partecipante al mercato. O - ancora meglio - un non partecipante nel caso in cui non possa piu' prendere denaro in prestito, il che, come è noto, è una delle visioni del Ministero delle finanze tedesco, ora guidato da un socialdemocratico.

Sebbene nell'Europa del dopoguerra e prima della crisi europea ci fossero stati solo due casi di insolvenza, la Germania nel 1945 e la Russia nel 1997, il radicalismo di mercato ha continuato a condurre una vivace discussione sull'insolvenza degli stati. La Germania - ancora una volta - ha il merito di aver riaperto la discussione riportando dal Terzo mondo nell'Europa civilizzata del 2012 l'argomento della bancarotta di stato  e facendo della Grecia un esempio da imitare. Da allora, nel campo degli estremisti del mercato, la discussione è proseguita a un ritmo notevole.

Ma la legge sull'insolvenza degli stati è molto popolare anche nella sinistra, la quale si rallegra perché finalmente in caso di insolvenza di stato, anche le banche e gli stati imperialisti sarebbero costretti a versare un po' di sangue. Lo si può osservare in particolar modo nel dibattito sulle politiche di sviluppo, ma tali voci erano presenti anche nel dibattito sulla Grecia.

I contrabbandieri tedeschi al lavoro

Da molto tempo in Europa gli estremisti del mercato tedeschi si battono per avere una legge sull'insolvenza degli stati. Ora i solerti funzionari di Herr. Scholz hanno trovato il modo di introdurre l'insolvenza di stato in maniera clandestina all'interno del quadro normativo europeo. La cosa assurda è che la maggior parte dei paesi della zona euro si è fatta imporre questa follia.

Il trucco è il seguente: il MES deve essere riformato. Finora, il meccanismo in quanto tale era ancora relativamente libero dal radicalismo di mercato e avrebbe potuto essere utilizzato anche per una politica economica ragionevole. Ora invece nel trattato si dovrà inserire che prima di concedere un programma di assistenza finanziato dall'ESM è necessario garantire la sostenibilità del debito. E se il debito non dovesse essere sostenibile, allora ci sarà una ristrutturazione, fino a quando la sostenibilità del debito non sarà garantita. I mercati finanziari naturalmente ne saranno consapevoli e prezzeranno un livello di rischio aggiuntivo nelle loro richieste in termini di tassi di interesse. Questi sono i timori principali. E non sono del tutto infondati.

La sostenibilità del debito pubblico è un altro concetto che arriva dalla cucina velenosa degli estremisti di mercato. Si fa ricorso a criteri pseudoscientifici a piacimento, interrogando la sfera di cristallo per dare una risposta alla domanda: questo stato in futuro potrà ancora garantire il pagamento degli interessi e il rimborso delle obbligazioni?

Chi è responsabile della decisione sulla sostenibilità del debito? In realtà questo punto non viene affrontato nella bozza. Il testo si riduce a indicare che alla fine a decidere saranno il consiglio dei governatori del MES, vale a dire i ministri delle finanze della zona euro insieme alla Commissione europea, in ogni caso non sarà più lo stato interessato, fatto che rappresenta una  perdita significativa in termini di sovranità.

L'obiettivo evidente della riforma del MES è quello di agevolare l'insolvenza degli stati, secondo i gusti del radicalismo di mercato. Come dovrebbe funzionare tutto ciò? Dal 1 ° gennaio 2013, tutte le obbligazioni europee incorporano una cosiddetta „double-limb CACs“ (clausola di azione collettiva), una clausola che richiede una doppia maggioranza per la sua ristrutturazione: una maggioranza per la serie di obbligazioni e un'altra maggioranza per tutte le serie. Queste clausole tuttavia complicano la ristrutturazione. Il testo prevede pertanto che dal 1 ° gennaio 2022 a tutte le nuove obbligazioni si dovranno applicare solo delle "single-limb CACs", che varranno per la totalità delle emissioni, fatto che per i creditori renderebbe più semplice raggiungere la maggioranza e quindi il fallimento dello Stato.

Tutto ciò per creare un quadro normativo minaccioso in funzione del mercato dei capitali, un avvertimento indiretto ma esplicito, in modo che essi "finalmente" prezzino un giusto premio al rischio per le obbligazioni emesse. A proposito: uno studio empirico di Eichengreen e Mody (2004) giunge alla conclusione che l'introduzione delle CACs per i paesi deboli determina un aumento dei tassi di interesse, e una riduzione dei tassi, invece, per quelli forti.

La discussione sulla codificazione normativa dell'insolvenza degli stati originariamente proveniva dal dibattito sui paesi in via di sviluppo, in quanto i paesi emergenti in piu' occasioni sono stati interessati da una ristrutturazione del debito pubblico. Soprattutto perché avevano ceduto al "peccato originale": emettere debito in valuta estera. I paesi industrializzati sviluppati, tuttavia, per le loro emissioni hanno sempre respinto tali leggi, gli Stati Uniti lo fanno ancora oggi. In Germania, lo stato e le sue istituzioni a lungo sono stati esentati dalla legge sull'insolvenza

Una legge sull'insolvenza ordinata degli stati, internazionalizzata a livello del FMI, viene ostinatamente bloccata gli Stati Uniti. Le CAC non rappresentano una procedura di insolvenza statale complessiva, ma una forma soft in un ambito extra-giuridico. Con un po 'di fantasia, tuttavia, si puo' immaginare quali potrebbero essere i prossimi passi del radicalismo di mercato all'interno del diritto UE, se i tedeschi dovessero riuscire ad affermarsi senza incontrare alcuna resistenza: l'introduzione e la progettazione di una procedura completa per l'insolvenza degli stati da applicare a maggioranza qualificata in seno al Consiglio europeo.

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giovedì 23 gennaio 2020

Sostiene Alice Weidel

Il Presidente Frank-Walter Steinmeier ha deciso di conferire a Mario Draghi la Croce al merito tedesca, vale a dire la massima onorificenza al merito della Repubblica federale. Alice Weidel non sembra essere d'accordo. Dal profilo FB di Alice Weidel


Il 31 gennaio, i già maltrattati risparmiatori tedeschi prenderanno un altro schiaffo in faccia. Il presidente federale Frank Walter Steinmeier ha deciso di conferire proprio all'ex-capo della BCE Mario Draghi la Croce al merito tedesca!

Il più alto riconoscimento della Repubblica Federale, che in realtà dovrebbe onorare i meriti inestimabili in favore del bene comune, in questo modo andrà proprio all'uomo che con la sua politica dei tassi di interesse a zero ha espropriato i risparmiatori come nessun altro aveva fatto prima, ha sperperato il denaro dei contribuenti e ha annientato centinaia di miliardi di euro di interessi, fatto che equivale a una catastrofe quando si tratta della previdenza integrativa di molti cittadini!


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mercoledì 22 gennaio 2020

Sempre piu' persone in Germania hanno bisogno di un secondo lavoro, e quasi sempre è un minijob

E' l'altra faccia del boom economico degli ultimi anni: più di 3.5 milioni di occupati hanno bisogno di un secondo lavoro, quasi sempre un minijob, per sbarcare il lunario. Segno evidente che gli working-poor stanno crescendo anche nella "ricca" Germania del boom economico. Ne scrive la Süddeutsche Zeitung.


Secondo la Bundesagentur für Arbeit in Germania ci sono circa 3,5 milioni di occupati con un secondo lavoro. Per più della metà di loro, le difficoltà finanziarie sono state la motivazione principale per iniziare un secondo lavoro.

Continua a crescere il numero di coloro che svolgono un secondo lavoro - quasi il 7 % di tutti i tedeschi fra i 18 e i 65 anni. A fine giugno 2019, erano registrati circa 3.538.000 occupati con piu' di un impiego, come si evince da una risposta della Bundesagentur für Arbeit (BA) a una interrogazione della Linke al Bundestag, come riporta la Neue Osnabrücker Zeitung. Rispetto a giugno 2018 sono circa 123.600 persone in più, con un incremento pari la 3,62 %. Un anno prima, secondo l'agenzia per l'impiego, il numero era stato di circa 3,3 milioni. Secondo i calcoli dell'Institut für Arbeitsmarkts - und Berufsforschung, il numero degli occupati con piu di un lavoro dal 2003 al 2017 è più che raddoppiato.

Secondo quanto riferito, quasi tre milioni di persone oltre a un lavoro regolare hanno anche un mini-job. Più di 345.400 persone erano invece registrate in due rapporti di lavoro soggetti a contributi previdenziali. La terza variante più comune era invece la combinazione di due o più cosiddetti minijobs. Questo è il caso per 260.700 persone.

Secondo uno studio condotto dalla Fondazione Hans Böckler nel marzo 2019, il 53 % degli intervistati affermava che a spingerli verso un secondo lavoro erano state le difficoltà finanziarie o lo stato di bisogno. Il 24 %degli intervistati con un secondo lavoro dichiarava inoltre di non riuscire a trovare un lavoro a tempo pieno e che quindi doveva ricorrere ai sussidi pubblici Hartz (Aufstocker).

Il deputato della Linke al Bundestag Sabine Zimmermann per contrastare questa tendenza chiede un aumento del salario minimo "in un primo passo ad almeno 12 euro l'ora" . 
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lunedì 20 gennaio 2020

"Il fallimento delle assicurazioni sulla vita ormai è inevitabile"

"Il 2021 sarà l'anno del fallimento delle assicurazione sulla vita tedesche", scrive Axel Kleinlein, presidente dell'associazione per la difesa dei clienti delle assicurazioni. Anni e anni di tassi a zero, indispensabili per tenere in piedi il carrozzone della moneta unica, in Germania hanno spinto un intero settore, quello dei fondi pensione e delle assicurazioni sulla vita, ad un passo dal disastro. Ne scrive Axel Kleinlein su Manager Magazin


Il 2019 ancora una volta ha dolorosamente messo il settore delle assicurazioni sulla vita di fronte alla cruda realtà. La ripresa non è in vista. Ma almeno fino a quando l'industria potrà ancora strisciare, c'è speranza. Ma il 2019 mi fa dubitare del futuro, la speranza vacilla. La capacità di adattamento del settore delle assicurazioni sulla vita è decisamente in calo.


I portavoce e i rappresentanti del settore assicurativo cullano i clienti, la politica e i media con delle notizie confortanti su dei presunti successi. Ma da queste storie di successo non dovrebbe in alcun modo scaturire una fiducia cieca e immotivata. Gli osservatori dovrebbero piuttosto preoccuparsi per la reale situazione in cui versa il settore delle assicurazioni sulla vita. Le paure qui espresse tuttavia hanno un obiettivo: nessuno, per favore, nel 2021 potrà dire che non sapeva nulla e che non ha avuto modo di prepararsi.

L'anno che si è appena concluso ci ha fornito delle prime impressioni su quello che ci aspetta. Con Generali Deutschland, quattro milioni di contratti sono stati inviati al run-off - con un futuro alquanto incerto e ceduti ad un investitore che essenzialmente con quei contratti già stipulati intende ottenere un profitto. La soddisfazione dei clienti della previdenza integrativa ormai è di importanza secondaria. Nel 2019 abbiamo anche visto il fallimento del primo fondo pensione e l'autorità di vigilanza ne sta attualmente gestendo l'attività. Tutti cattivi presagi.

Ma l'esperienza del 2019 che più mi preoccupa è che gli assicuratori sulla vita e i loro lobbisti non hanno alcuna consapevolezza della situazione.

Siamo in condizioni catastrofiche perché gli assicuratori non sono stati in grado di effettuare dei calcoli ragionevoli. Per decenni le aziende hanno fatto dei calcoli con dei tassi di interesse garantiti molto elevati, basandosi unicamente sul principio della speranza. Cosa hanno calcolato i matematici e gli attuariali quando hanno preso in considerazione il tre, il tre e mezzo o il quattro percento? "Andrà bene", "Ci saranno sempre interessi" - con frasi simili negli anni '80 e '90 gli attuariali erano soliti confortarsi a vicenda. E l'autorità di controllo ha sempre annuito.

I fondi pensione sono stati i primi ad essere colpiti

Solo con un grande sforzo e  grazie a leggi e regolamenti sempre nuovi, a partire dal 2011 è stato possibile aiutare le compagnie assicurative. Il solo cambiamento della legge sulla riserva degli interessi aggiuntivi poco più di un anno fa ha salvato dalla bancarotta almeno sei compagnie di assicurazioni sulla vita. Ma il settore non è riuscito a utilizzare il 2019 per agire e preparare i clienti ai futuri tagli delle garanzie e al fallimento delle stesse compagnie assicurative.

In ogni caso, gli assicurati da anni sono costretti a subire delle gravi perdite.

Non solo a causa degli scarsi risultati commerciali che quasi ovunque affossano i ritorni. Gli assicurati vengono privati anche ​​dei ritorni che dovrebbero essere trasferiti ai clienti nell'ambito della cosiddetta "assegnazione minima". Miliardi di euro, che in realtà dovrebbero essere una importante componente della previdenza integrativa, restano fermi nelle riserve speciali per sostituire il capitale proprio e i fondi propri. Quello che sembra complicato, tuttavia, ha una conseguenza fatale per le società per azioni: i dividendi degli azionisti sono più alti.

Molti assicuratori hanno optato per gli azionisti

Nella battaglia fra gli interessi degli azionisti e quelli degli assicurati, le compagnie assicurative hanno scelto gli azionisti. Nel 2020 probabilmente vedremo ancora una volta il pagamento di dividendi ad un livello molto elevato, mentre il ritorno dagli interessi continuerà a diminuire e verranno usati sempre più fondi per coprire le garanzie previste.

In sintesi: nel 2020 saranno ancore di piu' i fondi pensione a ritrovarsi in ginocchio, molti assicuratori sulla vita chiuderanno la loro attività ai nuovi clienti, andranno in ristrutturazione o cederanno tutti i loro clienti insieme ai contratti. L'industria non riuscirà a evitare gravi squilibri, il 2021 quindi sarà l'anno del fallimento delle assicurazioni sulla vita tedesche. E anche nel 2020 il settore assicurativo non sarà in grado di ammettere i propri errori, imparare dagli errori e ripensare la propria attività.

Il settore non sarà in grado di evitare gravi squilibri

Cosa ci si può quindi aspettare da questo anno: il settore assicurativo e i politici della GroKo probabilmente impediranno un limite massimo alle commissioni. Anche se il collasso di alcune aree del settore delle assicurazioni sulla vita è imminente, probabilmente si continueranno a pagare delle commissioni molto salate, in particolare ai distributori e alle strutture di distribuzione, fino all'ultimo minuto.

È un peccato che, ancora una volta, sia un'associazione di consumatori a dover dare delle cattive notizie. Sfortunatamente l'industria stessa non sembra essere in grado di farlo. Si tratta di una domanda cruciale per il futuro: oltre alla pensione statale, vogliamo anche dei piani pensionistici coperti dal capitale versato? Ora dovrebbe essere finalmente chiaro che se vogliamo continuare a fare affidamento su un po 'di copertura del capitale, ciò non dovrà accadere con un'assicurazione sulla vita, in nessun modo con una simile frode legalizzata.


Axel Kleinlein è a capo del Bundes der Versicherten (BdV) Deutschlands, la principale associazione per la difesa dei clienti delle assicurazioni. 


domenica 19 gennaio 2020

"La modifica del MES al Bundestag non ha la maggioranza necessaria"

"La modifica del MES al Bundestag non ha la maggioranza necessaria" afferma Frank Schäffler, deputato al Bundestag per la FDP e capogruppo in commissione finanze. Un articolo uscito qualche giorno fà su Die Welt ci spiega perché al Bundestag AfD e FDP sul MES daranno battaglia. Da Die Welt


(...) La trasformazione dell'ESM in una sorta di Fondo monetario europeo è costata diversi mesi di negoziati e molte discussioni. E ora la sua approvazione potrebbe fallire proprio al Bundestag tedesco. Il governo federale non lo esclude.

Il motivo è una coalizione composta da AfD e FDP che si sta mobilitando contro i piani del Ministero delle finanze per far approvare l'ESM al Bundestag. Gli esperti del governo hanno reagito e attualmente stanno cercando di chiarire quale sia la maggioranza necessaria per far approvare in parlamento il trattato modificato.

"La questione dei requisiti di maggioranza necessari è ancora all'esame", afferma il governo federale in risposta a una interrogazione del gruppo parlamentare della FDP al Bundestag.

Gli esperti di diritto europeo: i cambiamenti del MES richiedono una maggioranza parlamentare di 2/3

La FDP ha incaricato il giurista ed esperto di diritto europeo Frank Schorkopf dell'Università di Gottinga per chiarire la questione del voto. Schorkopf ha presentato il suo parere a inizio dicembre e ha concluso che affinché la Germania possa ratificare la rifoma dell'ESM al Bundestag il trattato dovrà essere approvato con una maggioranza di due terzi del parlamento.

Il MES non fa parte del diritto UE, ma si basa su di un trattato indipendente tra i paesi dell'euro. Come tutti i trattati internazionali, pertanto, la riforma dovrà essere ratificata dai parlamenti nazionali. A Berlino tuttavia c'è preoccupazione per la maggioranza necessaria con la quale la riforma dovrà essere approvata al Bundestag.

La domanda centrale è la seguente: le modifiche al trattato sono solo degli adeguamenti tecnici oppure, con l'approvazione dell'ESM graveranno sul bilancio pubblico dei rischi aggiuntivi con un impatto significativo sulle competenze di bilancio del Bundestag? Questo è ciò che è accaduto con il primo trattato ESM.

All'epoca, tuttavia, il governo federale in parlamento aveva la maggioranza dei due terzi. Nel frattempo però ha perso questa maggioranza. Il gruppo della FDP avverte che le maggiori competenze del fondo in materia di salvataggi bancari creeranno dei nuovi significativi rischi per il bilancio pubblico. Il gruppo parlamentare di AfD al Bundestag nel frattempo ha annunciato che se la modifica del trattato dovesse avvenire a maggioranza semplice si rivolgerà sicuramente alla Corte costituzionale federale.

"La modifica del MES al Bundestag non ha la maggioranza necessaria", afferma Frank Schäffler, deputato della FDP al Bundestag. "Ciò risulta chiaramente dal rapporto di Schorkopf e persino il governo federale non è sicuro di quale sia la maggioranza parlamentare necessaria". Schäffler e i suoi colleghi di partito, inoltre, sono alquando disturbati dal fatto che il governo federale e l'amministrazione dell'ESM stiano operando come se la riforma fosse già stata approvata.

Cosi' Berlino ha già stanziato 1,9 milioni di euro per fare in modo che l'ESM entro l'estate possa assumere 15 nuovi dipendenti aggiuntivi per i nuovi compiti. "I nuovi posti potranno essere creati solo e nella misura in cui l'accordo per la modifica del MES è stato ratificato da tutti i parlamenti nazionali", afferma un parere della FDP in commissione bilancio. (...)

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sabato 18 gennaio 2020

"La Baviera è la più grande istituzione caritatevole tedesca"

"La Baviera è la più grande istituzione caritatevole tedesca" scrive Handelsblatt in riferimento al sistema di compensazione finanziaria fra i Laender tedeschi grazie al quale negli ultimi 10 anni i bavaresi hanno versato piu' di 50 miliardi di euro ai "fratelli" meno fortunati dell'est, una buona parte dei quali finiti ai berlinesi che in 10 anni hanno incassato quasi 40 miliardi. Dopo anni di proteste e un ricorso alla corte costituzionale, a partire dal 2020 il sistema della compensazione fra i Laender sarà smantellato, la domanda tuttavia è sempre la stessa: se un bavarese non vuole finanziare lo stile di vita rilassato dei berlinesi, perché dovrebbe essere disposto a pagare il sussidio per un disoccupato andaluso, greco o calabrese? Da Handelsblatt


La Baviera è la più grande istituzione caritatevole tedesca, almeno per quanto riguarda la politica finanziaria. Nell'ultimo decennio, infatti, il  Freistaat bavarese ha versato 50,7 miliardi di euro nel sistema della perequazione finanziaria statale (Länderfinanzausgleich). Gran parte del denaro proveniente da Monaco tuttavia è finito a Berlino: dal 2010 al 2019, infatti, la capitale tedesca ha ricevuto finanziamenti per 39,5 miliardi di euro provenienti dal fondo per la compensazione finanziaria ed il Land è stato il leader indiscusso fra i 16 stati federali. Lo mostrano i dati di Handelsblatt sulla base degli ultimi dati forniti dal Ministero delle finanze tedesco.

Solo nell'ultimo anno, la Baviera ha versato nel fondo per la compensazione finanziaria piu' di quanto non avesse mai fatto fino ad ora: 6,7 miliardi di euro. Il Freistaat da solo ha contribuito per più della metà dell'intero fondo. Segue a distanza considerevole il Baden-Württemberg, che ha contribuito con 2,44 miliardi di euro, circa 600 milioni in meno rispetto all'anno precedente. Al contrario è aumentata la quota degli altri due "paesi donatori": il Land Hessen ha pagato 1,91 miliardi di euro, Amburgo 120 milioni.

Markus Soeder presidente della Baviera
I restanti dodici stati federali hanno invece ricevuto denaro. Anche nel 2019 Berlino resta di gran lunga il principale Land destinatario: con 4,33 miliardi di euro ha ricevuto solo qualcosina in meno rispetto al 2018. Gli altri grandi Laender beneficiari sono stati la Sassonia con 1,18 miliardi, il NRW con 1,04 miliardi e la Bassa Sassonia, che per la prima volta in sei anni è scesa a 831 milioni di euro.

In totale nel 2019 sono stati redistribuiti circa 11,16 miliardi di euro, un po' meno rispetto all'anno record 2018, quando i miliardi distribuiti erano stati 11,45. 

Oltre alla Baviera, negli ultimi dieci anni anche il Baden-Württemberg ha versato molto denaro nel fondo per la compensazione: un totale di 24,24 miliardi di euro. L'Assia invece ha raggiunto i 18,39 miliardi di euro, Amburgo, che durante lo scorso decennio è stato sia un Land donatore che destinatario, ha versato nel fondo 440 milioni di euro.


Tra il 2010 e il 2019 i maggiori beneficiari, oltre a Berlino, sono stati la Sassonia, che ha ricevuto circa 10,5 miliardi di euro e il NRW con poco più di 8 miliardi di euro. Anche Brema in rapporto alle sue dimensioni, con circa sei miliardi di euro, ha incassato molto.

La perequazione finanziaria statale in Germania ha lo scopo di garantire condizioni di vita uniformi in tutto il paese. Viene calcolata sulla base di diversi parametri come la forze economica e fiscale di un paese. Ciò significa ad esempio che la Sassonia riceve molto denaro dal fondo, anche se non ha debiti, mentre da sola la Baviera deve farsi carico di più della metà della compensazione. Ci sono sempre stati da parte dei Laender pagatori delle forti critiche nei confronti della perequazione finanziaria fra le regioni, Baviera e Assia avevano anche minacciato un ricorso alla corte costituzionale.

Da quest'anno si applica un nuovo sistema 

Da quest'anno si applicherà un nuovo sistema, quello vecchio infatti è scaduto a fine 2019 insieme al Solidarpakt II pensato in favore dei Laender orientali. Il precedente sistema di compensazione finanziaria statale perciò non è più applicabile. I Laender federali in cambio riceveranno più di 9 miliardi di euro di stanziamenti dal governo federale e entro il 2030 l'importo aumenterà fino a 13 miliardi di euro ogni anno. In cambio il governo federale riceve maggiori diritti di intervento in aree che sono in realtà di competenza degli stati federali, come le autostrade, l'amministrazione fiscale, gli investimenti nelle scuole e la gestione delle amministrazioni online.


domenica 22 dicembre 2019

H. W. Sinn - Perché i saldi Target stanno scendendo

Dalle colonne della FAZ, il professore H. W. Sinn prosegue la sua battaglia sulla natura dei saldi Target e questa volta risponde a chi nei giorni scorsi, dopo una inattesa riduzione dei saldi tedeschi, aveva subito ipotizzato una normalizzazione della situazione sui mercati finanziari europei. Dalla FAZ.net, il professore Hans Werner Sinn


Dopo anni di saldi Target in crescita, nell'ottobre 2019 c'è stato un primo calo dei saldi che a molti è sembrata quasi un'inversione di tendenza. Il solo saldo Target della Bundesbank, che nel mese precedente era stato di 915 miliardi di euro, è sceso di 78 miliardi arrivando a 837 miliardi di euro. A novembre questo crollo è stato parzialmente compensato da un nuovo aumento fino a 871 miliardi di euro, ma resta comunque un calo considerevole.

Alcuni commentatori hanno individuato in questa svolta un segno della normalizzazione della situazione sui mercati finanziari. È stato "un duro colpo per tutti i critici della moneta unica e per i profeti della crisi dell'euro", si poteva leggere su Internet, e parole simili erano riportate anche nelle cronache dei giornali. Questa valutazione è errata, se non completamente sbagliata.

Lo è perché implicitamente equipara il rischio di un crash con l'esistenza stessa dei saldi Target. In realtà il sistema Target protegge l'economia da un'improvvisa fuga degli investitori privati ​​e aiuta a evitare il crollo del sistema. I crediti pubblici all'interno dell'eurosistema, misurati dai saldi target, in caso di emergenza sostituiscono i prestiti dei privati ​​ed evitano in questo modo  dei possibili fallimenti.




Il problema con i saldi target in realtà non è il rischio di un crash, ma il rischio di credito implicito per la Germania. I beni, le azioni, le società, i beni immobili e i titoli di debito che sono diventati di proprietà estera o che sono stati estinti in cambio dei crediti target della Bundesbank sono ormai andati, resta solo da vedere se il corrispettivo equivalente verrà mai rimborsato. Il rischio di credito non riguarda solo l'eventuale uscita di un paese dalla zona euro, ma ciò che  spesso viene trascurato, è che quando uno stato fallisce, fallisce anche il sistema bancario locale.

A ciò si aggiunge il fatto che i crediti target minano la democrazia, rendono la Germania ricattabile, hanno effetti redistribuivi significativi e rallentano la crescita economica. In primo luogo, senza chiedere il loro consenso e senza la partecipazione dei loro parlamenti, i cittadini vengono resi  responsabili per i rischi di credito. Se l'Eurosistema fosse stato costruito sulla base dei sistemi di pagamento privati, consentiti dal Trattato di Maastricht, i rischi sarebbero stati spostati sugli investitori privati. In secondo luogo i rischi Target rappresentano una potenziale minaccia da parte dei paesi debitori, grazie ai quali possono forzare un'unione di trasferimento e l'introduzione di una garanzia congiunta sui depositi bancari. In terzo luogo, la copertura assicurativa gratuita garantita dai contribuenti riduce il premio al rischio con il quale i paesi con un indebitamento eccessivo possono indebitarsi. Ciò provoca ulteriore debito aggiuntivo e priva i paesi esportatori di capitali di una parte dei loro proventi derivanti dagli investimenti all'estero. In quarto luogo, i saldi Target non proteggono solo le banche, le aziende e gli stati sani da una possibile irrazionalità dei mercati, ma consentono anche agli stati in difficoltà e alle aziende zombie che non possono più far fronte ai debiti di astenersi dal fare le riforme necessarie per il proprio risanamento.

È perciò errato ipotizzare che il calo dei saldi Target indichi una "normalizzazione" della situazione sui mercati finanziari. In realtà il calo è il risultato dell'introduzione degli interessi negativi sui depositi bancari introdotti da parte delle rispettive banche centrali nazionali. E ciò non deriva dalla crescente fiducia del mercato, ma da una mossa draconiana da parte del Consiglio direttivo della BCE per indirizzare i capitali privati nei paesi della zona euro colpiti dalla crisi.

Con la decisione del consiglio direttivo del settembre 2019, il tasso di interesse negativo sui depositi delle banche è stato fissato allo 0,5% e allo stesso tempo è stata introdotta una soglia molto alta al di sotto della quale non si applicano gli interessi per l'eccesso di liquidità delle banche (superiori al requisito di riserva), pari a sei volte il requisito minimo di riserva. L'importo di questa soglia corrisponde a circa la metà della liquidità in eccesso complessiva all'interno dell'Eurosistema, vale a dire circa 900 miliardi di euro.

Se la liquidità in eccesso fosse stata distribuita uniformemente in tutti i paesi, gli interessi negativi non avrebbero avuto alcun effetto sui saldi Target. Tuttavia non è stato così. Piuttosto, l'estrema disparità nella distribuzione della liquidità all'interno della zona euro, misurata e resa possibile anche dai saldi target, ha creato tra le banche europee delle transazioni di arbitraggio reciprocamente vantaggiose che hanno ridotto nuovamente questi saldi. A causa di questa disparità nella distribuzione, si sono resi disponibili nei paesi in crisi dell'area mediterranea dell'eurozona  degli importi significativi inutilizzati di liquidità in eccesso, che potevano essere riempiti con della liquidità aggiuntiva senza dover pagare interessi negativi. Contemporaneamente le banche tedesche detenevano enormi somme di liquidità in eccesso rispetto agli importi di esenzione al di sopra dei quali devono pagare degli interessi negativi. Prestando una parte di tali eccedenze all'Europa meridionale a un tasso di interesse che si trovava da qualche parte tra meno 0,5% e 0, sia le banche tedesche che le banche dell'Europa meridionale sono state in grado di realizzare un profitto: le prime perché hanno dovuto pagare meno interessi negativi, le seconde perché avevano dei prestiti di rifinanziamento che avevano ottenuto dalla loro banca centrale allo 0%, e che erano in grado di rimborsare con prestiti concessi dalle banche tedesche a tassi di interesse negativi. Il prestito di denaro all'Europa meridionale, ottenuto in modo quasi forzoso, ha ridotto i saldi Target tedeschi perché in questo modo si è ridotta la somma dei trasferimenti netti verso la Germania, misurata dal saldo target tedesco. 

Sarà necessario capire fino a che punto si spingeranno le misure finalizzate ad evitare gli interessi negativi. Sicuramente in Germania non porteranno alla completa eliminazione della liquidità in eccesso tramite la soglia priva di interessi negativi, perché in qual caso gli interessi negativi sarebbero dovuti anche al sud. Ad un certo punto l'effetto si esaurirà. Ovviamente, ciò non significa, come si potrebbe pensare, che i saldi target non possano scendere ulteriormente, dato che i profitti della Bundesbank derivanti dagli interessi negativi pagati dalle banche tedesche vengono condivisi all'interno dell'Eurosistema e accreditati alle banche centrali del sud grazie al sistema Target. I crediti Target tedeschi diminuiscono a causa del trasferimento degli interessi negativi sui depositi alle altre banche centrali dell'Eurosistema, e in questo modo scendono anche i debiti Target dei paesi in crisi. Analogamente a quanto accade nel caso di partner privati in un contratto di credito, l'accumulo dei tassi di interesse negativi porta a una riduzione sia dei crediti che delle passività.

La riduzione dei saldi target legata agli interessi negativi ovviamente è solo un effetto di lungo termine, che nel breve periodo non è molto significativo. In futuro i saldi potrebbero anche essere sommersi dall'effetto dei nuovi acquisti di titoli di stato appena decisi dalla BCE. Ma qualunque cosa accada: da un punto di vista economico è difficile interpretare un declino dei saldi, che è stato e sarà causato dai tassi di interesse negativi e dagli sconti sugli interessi negativi, come una qualche forma  di normalizzazione del mercato dei capitali o anche come una pillola calmante per gli investitori e i contribuenti tedeschi.