martedì 31 gennaio 2012

Wolfgang Münchau ci spiega perché il taglio del debito greco previsto non basterà.








L'inferno della democrazia greca:  Der Spiegel


La crisi in Grecia viene ancora considerata politicamente, non economicamente. Il taglio del debito, del quale si sta discutendo adesso, non sarà sufficiente. E' già chiaro: in autunno i creditori di Atene resteranno di nuovo delusi.


La diplomazia era un tempo l'arte di mandare qualcuno al diavolo in maniera cosi elegante, che lui non vedesse l'ora di partire per il viaggio. Questa è la cosa importante da sapere sulla partecipazione del settore privato in caso di insolvenza. Si dice al creditore che dovrà rinunciare a qualcosa, così alla fine sarà contento di non aver perso tutto. 


Nella sfortunata storia dell'imminente fallimento dello stato greco, i negoziati con i creditori vanno avanti. La scorsa settimana, nonostante le attese, non si è giunti a nessun accordo. Il tempo rimasto è poco. E ora anche il Fondo monetario internazionale (IMF) ha fatto sapere che tutto questo potrebbe non bastare. La BCE e attraverso di essa anche il contribuente dovranno partecipare ai costi del fallimento. Che ora è solo una questione di tempo.


Da quando in ottobre i politici e gli investitori si sono messi daccordo per un taglio del debito volontario del 50 %, la situazione economica in Grecia è peggiorata di molto. Siamo nel quinto anno della recessione e l'economia del paese continua a cadere in picchiata senza freni. La UE e il FMI pretendono ora dalle banche e dagli altri investitori una partecipazione volontaria di circa il 70 %. Siamo arrivati al punto  dove i capi della negoziazione delle banche non possono aspettarsi una piena accettazione dalle proprie truppe. Cosi molti investitori hanno assicurato i loro crediti verso la Grecia con prodotti assicurativi complessi. Le assicurazioni non scattano in caso di partecipazione volontaria alla ristrutturazione. Per questi investitori una caduta del 100 % è meglio di una partecipazione volontaria ed è anche relativamente poco importante, se si arriva ad un accordo tra i negoziatori e il governo greco. La rinuncia al debito si farà comunque, in un modo o nell'altro, volontario o no, se necessario anche con leggi retroattive.


Anche in questo modo il problema non sarà risolto. I combattenti a Berlino, Brussel e Atene non si sono nemmeno presi la briga di chiedere a chi in Argentina, Brasile o Cile ha dovuto affrontare gli stessi problemi. Ricevo molte emails disperate da ex ministri delle finanze o banchieri centrali del Sud America che mi chiedono perchè in Europa si vogliono ripetere tutti gli errori che loro hanno già fatto in passato. Il piu' grande errore degli Argentini nella loro crisi 10 anni fa è stata una partecipazione confusa dei privati alla ristrutturazione. La partecipazione dei privati che aveva caratteristiche simili a quelle della Grecia, accelerò il crollo totale dell'economia argentina nel 2001.


La strategia della UE è politica, non economica.


La Grecia ha debiti per quasi il 170 % del PIL. Anche se il debito rimane costante, cresce l'indebitamenteo in relazione al prodotto interno lordo perchè l'economia cade di anno in anno.  Il paese si trova in una classica trappola del debito. La Grecia non ha alcuna possibilità di uscire da una situazione di elevato indebitamento. 


La strategia dell'EU e del fondo monetario internazionale prevede che attraverso la partecipazione del settore privato i debiti si riducano dal 170 % al 120 %. Perché 120 %? Questa è una decisione politica, non economica. Con la strana logica europa si argomenta che , il 120 % di indebitamento/pil è la situazione italiana. E l'Italia è solvente. 


Se l'Italia con il 120 % è ancora solvente, dipenderà solamente dalla capacità di mantenre gli interessi sul debito bassi. Io ho molti dubbi in merito. Chiaramente la Grecia si trova in una situazione molto peggiore. La Grecia ha già dietro di sé un taglio del debito. Con le riforme non sta andando molto bene. Il governo di Lucas Papademos incontra difficoltà nella loro attuazione. Nelle elezioni parlamentari in primavera è grande il rischio che prevalga una maggioranza politica contraria alle riforme. Non conosco un singolo investitore che potrebbe aver fiducia in una Grecia con un rapporto debito pil del 120 %. Non piu' tardi dell'autunno del 2012 arriverà il prossimo taglio del debito.


Il taglio del debito dovrebbe essere fatto ora.


Ho sentito dire da voci provenienti da ambienti vicini alla troika che la situazione è molto piu' catastrofica di quanto non si ammetta all'esterno. La Grecia ha bisogno di un taglio che riduca i debiti al 60 % o al massimo 80% del PIL. In caso contrario, la Grecia non riuscirà a uscire dalla spirale verso il basso. Questo significa che la BCE e i governi europei dovrebbero cancellare una larga parte dei loro crediti verso la Grecia. In Germania arriverebbero le prime vere perdite dall'inizio della crisi dell'Euro. Poi si dovrebbe assicurare al paese del denaro fresco per farlo rimanere nella moneta unica. Oppure semplicemente tirare la corda fino a strapparla e assumere le conseguenze.


Allora un'uscita della Grecia dalla zona euro diventerebbe piu' probabile. Io sono daccordo con Thomas Mirow, il capo della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, sul fatto che un'uscita della Grecia dalla moneta unica potrebbe destabilizzare l'intera Europa. Chi guarda solamente al rischio Grecia nascosto nelle banche tedesche, sottovaluta la complessità della reazione che si potrebbe scatenare. Presumo che anche il Portogallo seguirebbe, che a sua volta porterebbe gli spagnoli sull'orlo del precipizio e che metterebbe in serio pericolo anche la Francia. 


L'alternativa a questo scenario da horror: la politica europea dovrebbe immediatamente provvedere a un taglio del debito greco che possa definirsi tale. Poi si dovrebbe stabilizzare economicamente il paese in modo da rallentare la recessione. 


Ma la diplomazia europea va in un'altra direzione. Così manda se stessa all'inferno. Ed è anche felice di fare il viaggio. 





2 commenti:

  1. l’affidabilissima DB (leva=60), che malauguratamente detiene i miei miseri averi, NON RIESCE A FARMI AVERE 1300 FRANCHI SVIZZERI CASH. Temporeggia dicendomi “stiamo contattando altre agenzie di zona per racimolare la somma richiesta”! Manco gli avessi chiesto 130k.

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  2. Anonimo, tanto qui non fallisce nessuno. Ma non erano(quasi)invincibili quelli di DB?

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