venerdì 3 febbraio 2012

I tedeschi non capiscono la crisi

I tedeschi non capiscono la crisi, dichiarano gli economisti e i politici anglosassoni. Come arrivano a queste conclusioni? Da Zeit.de
Lo scorso lunedi l'Europa è diventata un po' piu' tedesca, almeno sulla carta. Ad eccezione della Repubblica Ceca e della Gran Bretagna, tutti gli stati d'Europa hanno accettato di  sottoscrivere il patto fiscale ideato dal governo tedesco. Con un trattato internazionale si impegnano ad inserire dei limiti all'indebitamento secondo l'esempio del governo di Berlino.

Una vittoria per la Cancelliera ed un passo in avanti nella lotta contro i debiti pubblici. Così la si vede da Berlino, dove l'accordo di Brussels viene definito un capolavoro. L'Europa rimane una preoccupazione, dichiara invece la Casa Bianca da Washington, poche ore dopo la fine del vertice. E il primo ministro britannico David Cameron invita la cancelliera ad essere finalmente "audace e coraggiosa".

Il motivo di questo dissenso: la visione dei critici della Merkel - che non sono solo nei governi centrali ma anche nelle università - è che la crisi dei debiti sovrani non è una crisi di debito pubblico.

Allora che cos'è?

Paul de Grauwe dice di saperlo. E' un economista molto conosciuto e stimato. Il suo governo voleva nominarlo fra gli esperti per un posto nel direttorio della BCE. Ma Berlino era contraria e il governo Belga non è riuscito ad imporlo.  
In un pomeriggio nell'autunno 2009 ha tenuto una conferenza a Francoforte.  Gli oratori precedenti avevano parlato dell'eccesso di debito pubblico e sulla necessità di ridurre i deficit di bilancio pubblico. Dopo il pranzo è il turno di De Grauwe e già alla seconda frase è chiaro ciò che lui pensa: si tratta di un clamoroso errore. Molti degli scettici della sig.ra Merkel si rifanno alle analisi del Proff. De Grauwe di allora.

Al fine di comprendere le loro obiezioni, si deve andare indietro ai tempi prima dell'Euro. I cambi delle monete del Sud Europa si indebolivano costantemente, perché le loro banche centrali stampavano troppa moneta. Per questa ragione gli interessi nell'Europa del sud erano molto alti. Gli investitori prestavano il loro denaro, solo se ricevevano un compenso adeguato per il rischio. Per il finanziamento di un immobile in Spagna, la banche chiedevano piu' del 10% di interessi annui. Le persone prendevano poco a prestito, si costruiva e si consumava poco. 

Quando circa dieci anni fa è stata introdotta la moneta unica, questa situazione è cambiata radicalmente: i tassi di interesse sono scesi velocemente. Ancora negli anni '90 gli italiani dovevano pagare per un credito a 10 anni il 10%, mentre ora sono poco sopra il 5%. Simile era la situazione in Spagna, Irlanda e Portogallo. Il motivo per il crollo dei tassi di interesse:  non c'è piu una moneta nazionale in Europa e l'offerta di moneta è controllata dalla BCE che è modellata sui principi di stabilità della Bundesbank. Chi investe i suoi risparmi in Spagna o Italia, non si deve piu' preoccupare del rischio di perderli per il rischio cambio o per l'inflazione. 
Molti hanno sfruttato questa situazione. Le banche e le assicurazioni in Germania e Francia hanno mosso sempre piu' soldi verso sud. La gioia per l'arrivo dei capitali era molto grande:  le istituzioni  finanziarie hanno concesso crediti con facilità e il prezzo degli immobili è schizzato in alto. Il boom è stato finanziato con il capitale proveniente dal nord Europa. Nel 2009 gli spagnoli avevano debiti esteri pari al 97 % del PIL.

Le cifre di Paul de Grauwe parlano chiaramente: la maggior parte del nuovo debito non lo ha fatto lo Stato, ma i soggetti nell'economia privata. Mentre i deficit nel settore pubblico sono caduti negli anni precedenti la crisi, il debito delle famiglie è cresciuto rapidamente. Spagna e Irlanda avevano dei debiti piu' bassi di quelli della Germania. "Ad eccezione della Grecia, la radice del problema è nell'eccessivo indebitamento del settore privato, e non nell'indebitamento pubblico" sostiene il premio Nobel per l'economia Paul Krugman, uno dei critici piu' accesi di Angela Merkel. 
Al contrario, gli accordi politici negli scorsi anni hanno peggiorato la situazione, secondo l'interpretazioen di Krugman. Normalmente le banche centrali nei periodi di boom aumentano gli interessi e frenano l'indebitamento. Questo pero non è successo. E la BCE ha lasciato i tassi relativamente bassi. Secondo il suo mandato doveva occuparsi di tutta l'Eurozona e non solamente del Sud Europa.

Soprattutto in Germania la congiuntura non era buona. Era il momento in cui la Germania veniva considerata il malato d'Europa. Piu' di 5 milioni di disoccupati e il Presidente parlava di una crisi dello Stato. Il presidente di allora della Banca Centrale, J.C. Trichet si mise a ricercare una via di mezzo - con il risultato che i tassi nel sud europa rimasero troppo bassi alimentando ulteriormente il boom, mentre nel nord rimasero troppo alti approfondendo la crisi. 

Ma anche i governi hanno fallito. Hanno permesso che i salari andassero fuori controllo. Nel sud sono aumentati bruscamente in modo da far spendere alla gente ancora piu' soldi. E poiché a causa dell'aumento dei salari anche i costi delle imprese sono saliti, le merci spagnole e italiane sono diventate piu' care in rapporto ai prodotti di altri paesi. Per questo motivo gli italiani e gli spagnoli hanno acquistato molto dall'estero e i debiti esteri sono cresciuti. 

Il contrario è successo in Germania: le aziende hanno mantenuto i salari bassi, cosa che è riuscita molto facile grazie alle riforme del mercato del lavoro della cosiddetta Agenda 2010. Come risultato, i prodotti tedeschi sono sono diventati internazionalmente piu' economici e all'estero hanno avuto un grande successo. I tedeschi stessi acquistano troppo poco dall'estero. Producono piu' di quanto consumano, e sono diventati uno dei piu' grandi creditori del mondo. I crediti verso l'estero crescono costantemente e si avvicinano al trilione di Euro.
Si può anche dire questo: una parte significativa della ricchezza tedesca è investita all'estero dove viene utlizzata di nuovo per l'acquisto di prodotti tedeschi. Gli alti risparmi nel nord e il boom nel sud Europa sono da questo punto di vista 2 facce della stessa medaglia. 

Ma i vincitori non amano riconoscere questo ciclo bizzarro. Presto ci si accorge che la crescita non è sostenibile. Quando la bolla scoppia, gli Stati del sud Europa devono accorrere per sostenere le banche e i cittadini troppo indebitati. Così aumentano i debiti degli stati, e sono necessari i fondi per il salvataggio. Gli stati del nord al contrario sono preoccupati per i loro piu' importanti clienti, e per i loro soldi investiti all'estero che con un fallimento sarebbero a rischio. 

Paul Krugman vede nei flussi di capitale dal nord al sud la causa principale della crisi dell'Euro. L'agenzia di rating Standard & Poor ha recentemente dichiarato che i problemi finanziari dell'Unione monetaria sono "una conseguenza dei crescenti squilibri esterni tra il nucleo dell''Unione monetaria e la cosiddetta periferia".

Se questo sia vero ne discutono gli esperti, ma è cruciale: chi condivide la diagnosi di Krugman, ritiene che gli appelli di Angela Merkel vadano nella direzione sbagliata, se l'obiettivo è prevenire crisi future. Invece di porre limiti al debito pubblico, dovrebbero essere inseriti dei limti all'indebitamento privato e agli avanzi commerciali con l'estero. 

Gli esperti consigliano di coordinare i salari europei, in modo che le importazioni e le esportazioni fra i paesi non divergano troppo e non si creino risparmi in eccesso. Altri suggeriscono il controllo del credito bancario. In questo modo le autorità dei paesi in boom economico sarebbero in grado di imprimere una stretta creditizia - incentivando invece gli istituti dei paesi in crisi ad un'estensione del credito. In questo modo sarebbe possibile controllare gli eccessi economici che ci hanno portato nella situazione attuale. 

Se la crisi è il risultato di un eccesso di debito privato, generato dagli squilibri commerciali fra i paesi europei, e se questa è veramente la causa, per gli europei non è una buona notizia. Una crisi del debito privato è notoriamente piu' difficile da risolvere di una di debito pubblico. I debiti pubblici possono essere abbattuti attraverso un taglio della spesa pubblica oppure attraverso un innalzamento delle tasse. Non è cosi' facile da realizzare politicamente, ma in principio fattibile: il denaro è già nel paese, in teoria solo distribuito in maniera sbagliata. I debiti privati possono essere abbattuti, solo se un paese per un lungo periodo di tempo vende all'estero piu' merci di quante non ne importi. Questo significa: i nord europei dovrebbero spendere di piu', e le imprese del sud ridurre i salari e portare sul mercato dei prodotti innovativi. E' un processo difficile da avviare. In ogni caso dura molto. 5 anni dicono alcuni economisti, 20 anni dicono altri. 

Secondo i critici, invece, c'è solo un'altra alternativa: i paesi in crisi escono dall'Eurozona e reintroducono la loro propria moneta. Potrebbero svalutare la loro valuta e recuperare la competitività abbastanza rapidamente. Per i tedeschi sarebbe molto piu difficile esportare, e allo stesso tempo avremmo un periodo di caos finanziario.

E questo è quello che gli economisti anglosassoni profetizzano per l'Europa. Secondo il loro punto di vista è semplicemente logico.

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