martedì 14 febbraio 2012

Le belle armi per Atene


Die Zeit, voce fuori dal coro, ci racconta gli affari tra Berlino ed Atene: aerei, sottomarini, panzer e fatture insolute.


Fregate, sottomarini e carri armati: per l'esercito greco non ci sono misure di risparmio. E la Germania ne trae vantaggio.

Il nostro interlocutore  ha in testa chiara la lista dei desideri del Ministero della  Difesa greco: fino a 60 aerei da combattimento del tipo Eurofighter per circa 3.9 miliardi di Euro. Fregate francesei per circa 4 miliardi, motovedette per 400 milioni di euro. Questa sarebbe la somma prevista per la modernizzazione della flotta greca. Mancherebbero ancora le munizioni per i Panzer Leopard, e si dovrebbero sostituire 2 elicotteri di fabbricazione americana Apache. E poi bisognerebbe comprare dei sottomarini tedeschi, prezzo complessivo: 2 miliardi di Euro.

Quello che ci racconta l'uomo che esce ed entra dal Ministero della Difesa greco suona alquanto assurdo. Uno stato che è vicino al fallimento e che viene sostenuto con i miliardi dell'Unione Europea, vuole acquistare grandi quantità di armi. L'uomo che incontriamo in un caffé di Atene lo si vede spesso nelle foto vicino al ministro o ai generali dell'esercito greco, telefona spesso a queste persone, e sa come muoversi. Sa quanto sensibile sia il tema, e vorrebbe perciò non far comparire il suo nome sul giornale. Non considera l'acquisto di armi un tema da rendere pubblico. "Se la Grecia in marzo riceverà come previsto la prossima tranche di aiuti finanziari da 80 miliardi, c'è una possibilità molto concreta, di chiudere dei nuovi contratti per la fornitura di armi".

Se dovesse rimanere disponibile anche un miliardo, ci rivela il nostro interlocutore, potremmo ordinare il primo Eurofighter oppure fare un ordine vincolante per le fregate. 

Veramente incredibile: in questi giorni si decide se la Grecia deve rimanere nella moneta unica o tornare alla Dracma. Negli stessi giorni i medici trattano negli ospedali di Atene solo i casi piu' urgenti, scioperano i conducenti dei bus, mancano i libri nelle scuole e migliaia di dipendenti pubblici dimostrano contro il loro prossimo licenziamento. Il Governo approva un piano di tagli che non risparmierà nessun cittadino. 

Nelle forze armate e nell'industria della difesa ogni pacchetto di risparmio governativo è passato senza lasciare tracce. 

La Grecia dopo il Portogallo è il piu' grande acquirente di armi tedesche.

Nel 2010 il bilancio della difesa greco era di quasi 7 miliardi di Euro. Questo rappresenta circa il 3% del PIL del paese, una cifra che nella NATO raggiunge solo gli USA. E nel 2011 il ministero della difesa greco ha ridotto di 500 milioni di Euro gli acquisti di armi. Per quanto riguarda il numero dei 130.000 mila soldati per ora non cambia nulla.

Fra i partner europei della Grecia ce ne sono pochi che si pronunciano pubblicamente per un il blocco delle spese militari greche. Uno di questi è Daniel Cohn-Bendit, capo dei verdi all'Europarlamento: "Dall'esterno i paesi europei intervengono praticamente in tutti gli ambiti di azione del governo greco. Agli infermieri sarà ridotto lo stipendio, e tutto il possibile sarà privatizzato. Solo il bilancio della difesa, si sostiene, sarebbe un diritto sovrano degli stati. Questo è surreale"

Cohn-Bendit ritiene che dietro l'esitazione dell'Europa si nascondano degli interessi economici molto forti. E il maggior approfittatore della politica di armamento greca in Europa è la Germania, campione europeo del risparmio. Secondo il resoconto sull'expport di armi del 2010 appena pubblicato, la Grecia dopo il Portogallo - un altro stato vicino al fallimento - è il più grande acquirente di armi tedesche. I giornali spagnoli e tedeschi, hanno diffuso il rumor, secondo il quale Angela Merkel e Nicolas Sarkozy durante un meeting in ottobre con il presidente Papandreu, gli avrebbero ricordato di completare gli ordini di armi aperti e esortato a farne di nuovi. Negli ambienti di Papandreu questo non è stato confermato, anche il governo federale avrebbe smentito: "le notizie secondo le quali la cancelliera  Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy avrebbero proposto alla Grecia nuovi contratti per l'acquisto di armamenti, sono prive di fondamento" ha comunicato per e mail un portavoce del governo federale di Berlino. 

L'acquisto di armamenti ha portato all'esplosione del debito pubblico greco.

Ma chi ascolta a Berlino, Brussel e Atene ha qualche dubbio sulla descrizione del ruolo della Germania dato dal governo di Berlino. L'industria degli armamenti ha una forte influenza nella capitale - quanto, ce lo racconta Hilmar Linnenkamp. E' stato per anni vice direttore per il Dipartimento degli Affari Internazionali al Ministero della Difesa, e oggi è consigliere presso la fondazione "Wissenschaft und Politik". "L'industria degli armamenti ha tradizionalmente degli ottimi rapporti con i vertici govenativi" ci dice. 

Questo emergeva chiaramente durante le visite di stato in Grecia: i membri del governo tedesco dichiaravano i loro desideri di export, ed i greci ribadivano le loro esigenze di import. Tutti sapevano che "la Grecia stava investendo troppo nel suo esercito", ci dice Linnenkamp. Così i greci nel corso degli anni hanno ammassato enormi montagne di debiti.

Di uno di questi affari miliardari ce ne parla anche il nostro uomo, nel caffé del centro di Atene. Il governo greco già nel 1999 voleva ordinare 90 Eurofighter e perciò aveva parlato con il produttore EADS e con il ministro degli esteri di allora Joschka Fischer (Verdi). I lobbisti dell'industria delle armi di allora non riuscivano a contenere la loro gioia: "avevamo bisogno di un ministro degli esteri Fischer che parlasse con il presidente greco di allora Simitis. Un ministro dei Verdi che trattava con un presidente socialdemocratico per l'acquisto di aerei da guerra" ci dice il nostro interlocutore. Peccato che l'affare si sia fermato ad una lettera di intenti - con molto dispiacere del governo federale e del consorzio militare EADS.

Tra il 2005 e il 2007, così raccontano persone vicine al precedente governo greco, la cancelliera Merkel ha cercato di convincere ancora i greci a mantere le loro promesse. Il capo di governo di allora Kostas Karamanlis voleva però giocare con il tempo. I contenuti delle riunioni di governo sono riservati: ma in questi incontri "non sarebbe usuale per la cancelliera Merkel fare pressione per l'acquisto di Eurofighter" ci dice oggi una portavoce del governo di Berlino.

Ancora nella primavera del 2010 il Ministro degli Esteri Westerwelle (FDP) aveva ricordato al governo greco dell'acquisto promesso degli Eurofighter, poche settimane prima che il fallimento di Atene fosse reso pubblico. "Westerwelle aveva richiesto un impegno per gli Eurofighter", ci dice qualcuno che ha assistito ai colloqui molto da vicino. Il ministro degli esteri aveva di nuovo assicurato sul quotidiano greco Kathimerini : "Non facciamo pressione sul governo greco per l'acquisto. Ma se ad un certo punto una decisione per l'acquisto di aerei da combattimento dovesse essere presa, i paesi del consorzio Eurofighter, che qui attraverso la Germania sono rappresentati, dovrebbero essere presi in considerazione nella decisione. All'interno dell'Unione Europea questo sarebbe pienamente normale". Poche settimane dopo aveva richiesto Westerwelle sul giornale Börsen Zeitung più disciplina dai paesi del Sud Europa: "ci aspettiamo, prima che ci siano discussioni sugli aiuti, che la Grecia esegua pienamente i propri compiti a casa per il consolidamento di bilancio".

Come si spiega questo comportamento? Ci dice l'esperto di armamenti Linnenkamp: "è stato completamente da irresponsabili, nel pieno della crisi economica greca, proporre il tema degli Eurofighter".

Ma non riguarda solamente gli Eurofighter: l'ultimo report sull'export di armamenti ci mostra  che la Grecia nel 2010 ha importato dalla Germania esattamente 223 Panzer del tipo M109 provenienti dai depositi della Bundeswehr e perfino un sottomarino della classe 214. Valore totale degli affari: 403 milioni di Euro. Negli anni precedenti anche la Krauss-Maffei Wegmann aveva guadagnato abbondamente nel sud Europa. L'azienda di Monaco aveva consegnato 170 Panzer Leopard-2 ad Atene, per un valore di 1.7 miliardi di Euro. Quando i greci sono rimasti indietro con i pagamenti, i funzionari pubblici nel governo di Berlino hanno discusso di nuovo il tema: "la linea era quella di cercare di incassare gli arretrati verso l'industria degli armamenti" dichiara un lobbista tedesco.

Anche i sottomarini della Thyssen Krupp, gli elicotteri della Eurocopter e i missili della Diehl BGT Defence sono l'orgoglio dei militari greci. La spesa militare ha contribuito molto all'esplosione del debito pubblico greco. La Grecia non è solamente al vertice della classifica europea della percentuale di spesa in armamenti in rapporto al PIL. Secondo l'istituto di ricerca svedese sulla pace SIPRI fra il 2005 e il 2009 solo Cina, India, gli Emirati Arabi e la Corea del Sud hanno registrato piu' import di armi di quanto non abbia fatto la Cina.

Dimitris Droutsas è uno dei pochi greci che su questi numeri si esprime volentieri. Fino al 2001 è stato Ministro degli Esteri greci. "Non abbiamo speso così tanto per la difesa solo perchè questo ci faceva piacere" ci dice. I confini greci dovevano essere difesi contro i flussi migratori dal Nord Africa e dall'Asia e ogni giorno abbiamo conflitti con la Turchia. "Come ministro degli esteri ho sempre ricevuto, quasi ogni giorno, notizie sulla violazione del nostro spazio aereo da parte di aerei turchi". "Inoltre la Grecia ha guardato con preoccupazione alla crescente attività della marina turca nel mar Egeo e solo 35 anni fa abbiamo vissuto l'invasione turca di Cipro". Da allora  i greci vivevano in uno stato di paura. Che ci sia stata una corsa agli armamenti con la Turchia, anche se entrambi fanno parte della NATO, Droutsas lo considera legittimo: "Che noi vogliamo o no, la Grecia è obbligata ad avere a disposizione una larga forza militare".

E' mancata fino ad ora la pressione dall'esterno a bloccare il riarmo.

Gli uomini come Droutsas non devono temere la rabbia del proprio popolo. Il settore militare  garantisce infatti sicurezza e posti di lavoro. In un paese senza industrie significative questo vuol dire molto. Le industrie militari tedesche l'hanno capito presto e si sono legate strettamente con le industrie greche. Qualcuno che ha trattatto a lungo sull'argomento racconta: "in Grecia gli affari legati agli armamenti erano un dare e un avere. Che cosa ricevo in in cambio se compro da voi un panzer? Si trattava sempre di ricompense. Ogni politico che sottoscriveva un contratto con le aziende tedesche, sperava che una parte del denaro versato potesse tornare indietro".

Quando nel 2003 è stato siglato un contratto per l'acquisto di Panzer Leopard con l'azienda di Monaco Krauss-Maffei Wegmann (KMW), questo non ha garantito solo posti di lavoro tedeschi, ma anche centinaia di lavori per l'azienda Hellenic Defence Veichle Systems nella città portuale tedesca Volos. Questa azienda, controllata dal gruppo KMV, fu fondata proprio per ottenere la Grecia come cliente: e successivamente le è stato assegnato il montaggio di 100 Panzer. Oggi i suoi dipendenti si sono specializzati nella manutenzione dei Panzer e dei loro accessori. Gli stessi lobbisti si meravigliano che la Grecia, secondo il registro delle armi delle Nazioni Unite abbia 1614 carri armati nell'inventario. "In questa regione così impervia, con i panzer, i greci non potrebbero fare nulla" ci dice un esperto del settore. Nonostante questo sono stati acquistati.

Lo stato sociale si restringe, il bilancio della difesa si allarga.

Anche il cantiere di Kiel HDW (Howaldtswerke-Deutsche Werft) hanno fatto buoni affari con la Grecia. Affinché la vendita degli U-boot (sottomarini) del valore di 2.85 miliardi potesse concludersi, i tedeschi hanno dovuto acquistare la barcollante Hellenich-Shipyards-Werft ad Atene. Questo ha garantito 1.000 posti di lavoro ai greci.

Che in Grecia non si levassero critiche per i contratti miliardari con la Germania, non suscita meraviglia. Dietro le quinte i militari e i lobbisti erano daccordo "perchè nel settore si sapeva con esattezza quello che la Turchia stava ricevendo, e corrispondentemente si faceva pressione affinché noi greci potessimo disporre dello stesso" dichiara un politico greco. 
Anche la pressione dall'esterno ad arrestare il riarmo, ancora ad oggi non c'è stata. Le conseguenze: secondo le indicazioni della Troika (EU, FMI, BCE) il budget della difesa non sarà toccato. Secondo il programma di stabilità e crescita, già nel 2010 il budget per gli armamenti doveva essere ridotto dello 0.2 %, pari a 457 milioni di Euro. Questo sembra molto, ma nello stesso documento si propone di tagliare la spesa sociale di 1.8 miliardi di Euro. Anche nel 2011 si dovevano ricercare ulteriori tagli alla spesa per la difesa. Concretamente questo non è stato ancora fatto. 

Il Parlamento greco ha utilizzato questa libertà prontamente. Nel bilancio 2012 si prevede che lo stato sociale debba diminuire di un ulteriore 9 %, circa 2 miliardi di Euro. I contributi alla NATO dovrebbero aumentare del 50 % fino a raggiungere i 60 milioni di Euro, le spese per il Ministero della difesa dovrebbero crescere di 200 milioni di Euro e raggiungere 1.3 miliardi di Euro: una crescita del 18.2 %.

E il governo tedesco? Così ci dice un portavoce del governo di Berlino: "il governo sostiene il programma di consolidamento del primo ministro Papademos. E' accettato che il governo greco prenda misure di risparmio anche in ambito militare". Allo stesso tempo il portavoce riferisce che che ci sono dei casi di mancato pagamento in merito alla fornitura di armi. "Ci sono stati con i precedenti governi delle conversazioni su casi particolari di ritardo nei pagamenti. Il governo federale tuttavia si aspetta che tali contratti vengano onorati"

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