mercoledì 18 dicembre 2019

Il bastone e la carota

Su Handelsblatt il professore Harald Benink ci spiega perché ormai con l'Italia e gli italiani è arrivato il momento del bastone e della carota: riforme strutturali in cambio di investimenti europei. Lo scambio dovrebbe essere formalizzato attraverso un "Grand Deal" fra governo italiano ed UE. Il timing di questa nuova strategia sembra perfetto per rispondere al dibattito italiano sul MES. Ne scrive il professor Benink su Handelsblatt


Gli ultimi mesi nella politica italiana sono stati alquanto turbolenti. E' nato un nuovo governo, senza la Lega di Matteo Salvini, per riaffermare la leadership politica e sostenere i mercati finanziari europei. Il leader della Lega chiedeva infatti nuove elezioni per poter diventare lui stesso il primo ministro.

Ma la fase di stabilità politica potrebbe non durare a lungo. L'Europa non dovrebbe farsi sfuggire l'occasione e tendere una mano all'Italia per trovare un accordo generale.

L'Unione europea si trova in una situazione critica. Da un lato, l'avvicinarsi della Brexit crea nuove incertezze sulle relazioni future con la Gran Bretagna, dall'altro, a causa dei problemi economici e finanziari, presto in Italia potrebbe svilupparsi una nuova crisi ancora più grande. La situazione attuale dovrebbe essere utilizzata per ripensare l'instabile situazione economica, finanziaria e politica europea.

In Europa è necessario circoscrivere le dinamiche negative del discorso politico. E ciò è particolarmente vero per la maggior parte della popolazione degli Stati membri dell'UE, che vede il progetto europeo come una minaccia, più che come un'opportunità.

Ciò è particolarmente evidente in Italia. Essendo uno dei membri fondatori dell'UE, il paese sta vivendo l'allontanamento e la mancanza di solidarietà nella governance della zona euro e nella gestione dell'immigrazione, in particolare da parte dei paesi dell'Europa settentrionale come Germania e Paesi Bassi. Ciò ha portato i partiti populisti ad essere ancora più popolari.

È ovvio che in Italia ci sono problemi strutturali ed economici. Ciò riguarda soprattutto la mancanza di drastiche riforme strutturali nel mercato del lavoro e dei servizi, nella riscossione delle imposte e nel sistema pensionistico. Per troppo tempo il paese ha rinviato le riforme necessarie, e in questo modo ha ridotto la sua competitività e il suo potenziale di crescita di lungo periodo.

La politica della BCE non ha creato gli incentivi

Allo stesso tempo le politiche dell'UE spesso non sono state adeguate. Da un lato la politica monetaria della BCE ha mantenuto i tassi di interesse sui titoli di stato italiani a un livello molto basso, senza pretendere delle condizioni speciali.

Questi bassi tassi di interesse hanno ridotto gli incentivi per la realizzazione di riforme economiche di vasta portata. D'altro canto le regole del Patto di stabilità e crescita dell'UE sono vincolanti e presto potrebbero portare a delle multe nei confronti dell'Italia, che a loro volta finirebbero per peggiorare ulteriormente la dinamica politica.

È giunto il momento di stringere un grande accordo fra Italia ed UE per migliorare la situazione politica. E ciò richiede un piano d'azione economico e politico per i prossimi cinque anni che metta in collegamento un'agenda dettagliata per le riforme economiche e strutturali da realizzare, con dei potenziali investimenti europei.

L'idea di base è che per ciascuno dei cinque anni siano previsti passi concreti sul piano normativo e nell'attuazione delle riforme. Alla fine di ciascuno di questi cinque anni, si dovrà quindi verificare se l'Italia ha attuato le misure concordate. In caso positivo l'Italia potrebbe essere premiata con ingenti investimenti dell'UE, in particolare nei settori come le infrastrutture e l'economia della conoscenza.

C'è molto in ballo

Un simile approccio fatto di carota e bastone non è mai stato provato prima. Ciò cambierebbe il discorso politico e darebbe la possibilità alla leadership politica italiana di spiegare alla propria popolazione che l'Europa non solo richiede difficili riforme economiche e disciplina di bilancio, ma agisce anche in maniera solidale sotto forma di investimenti. E questo potrebbe promuovere l'accettazione politica di misure anche difficili da parte dell'elettorato.

La sfida è quella di prevenire un'escalation della crisi politica tra Italia ed Europa. Tale escalation potrebbe portare a una crisi di fiducia nell'affidabilità creditizia del debito italiano e nelle banche del paese che hanno investito pesantemente in titoli di stato.

Date le dimensioni dell'economia italiana e, soprattutto, dato l'enorme debito pubblico, una crisi in Italia molto probabilmente porterebbe a una grave crisi bancaria e finanziaria nel resto d'Europa, fatto che avrebbe anche enormi conseguenze sul futuro dell'euro.

È quindi importante che il nuovo presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il nuovo presidente della BCE, Christine Lagarde, approfittino del momento per concludere con l'Italia un grande accordo. C'è molto in ballo ed è urgente un nuovo approccio.

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6 commenti:

  1. Ma fatti li c...i tua

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    1. No. Negli ultimi 3 o 4 anni, per contrastare le BUFALE, in particolare tre gigantesche, scrivo direttamente ai loro autori e p.c. a decine o centinaia di destinatari. Ho inviato finora un centinaio di lettere. Non ha risposto quasi nessuno. Il "quasi" è rappresentato da (cito a memoria): un giornalista di ‘Repubblica’ (destinatario p.c.), che volle parlarmi per telefono, avendomi preso per un grande esperto di pensioni (i giornalisti esperti hanno dei referenti per i vari temi); da una giornalista di ‘Repubblica’ che volle parlarmi per telefono per dirmi, incazzata, di non scriverle più; da 4 docenti universitari (con la coda di paglia) che mi hanno chiesto di cancellarli dalla mia mailing list, cosa che ho rifiutato; da un quinto docente universitario che ha intavolato una discussione infinita per convincermi che non aveva scritto una grossa fesseria sulle pensioni; due volte da un docente di unibg, per complimentarsi con me per il mio lavoro di controinformazione, la seconda volta proprio in merito a questa mia lettera ad Handelsblatt; l’ultimo, il 5.3 u.s., dal Segretariato Gen. del Quirinale, al quale, come extrema ratio, ho inviato p.c. le mie prime due lettere al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulle loro errate interpretazioni di norme delle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero.
      Francamente, anche io ero curioso di vedere se mi avrebbero risposto i giornalisti tedeschi. Non l’han fatto finora.
      PS: Tu sei il filotedesco sfegatato che ho incrociato anni fa su lavoce.info?

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    2. Chiedo scusa, ho omesso Stefano Scarpetta dell'OCSE, sulle loro false notizie sulle pensioni italiane. PS: Sono tutti riportati nel mio blog.

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  3. "Tu sei il filotedesco sfegatato che ho incrociato anni fa su lavoce.info?"
    Sì è lui...

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