mercoledì 6 maggio 2020

"Quella strana prova di forza dei giudici di Karlsruhe"

Prime impressioni dalla stampa tedesca dopo la importante sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe. Per Stefan Kaiser su Der Spiegel si tratterebbe di una inspiegabile prova di forza dei giudici costituzionali tedeschi che intervengono in una disputa di natura politica:


La strana prova di forza dei giudici costituzionali

(...) Perché, ci si potrebbe chiedere, la Corte costituzionale federale proprio ora ha deciso di iniziare a silurare le fondamentali misure di sostegno delle banche centrali?

Ma questa accusa da sola non basta. È compito dei giudici esaminare i ricorsi costituzionali - e il fatto che il verdetto sia  stato pronunciato proprio in questo momento, al culmine di una nuova crisi, potrebbe essere solo un puro caso.

Eppure a prima vista la sentenza non solo è irritante, come dice il giudice Voßkuhle, ma lo è anche ad un secondo sguardo. Soprattutto il ragionamento utilizzato dai giudici per argomentare sembra strano. Accusano i banchieri centrali di aver trascurato gli effetti collaterali del loro programma di acquisto di obbligazioni e di non aver fatto suffcienti previsioni sul loro "impatto economico" - e cioè cosa significano i tassi di interesse a zero per gli azionisti, i proprietari di immobili, i risparmiatori e le aziende.

I giudici intervengono in una disputa politica

Come se questi effetti collaterali non venissero discussi pubblicamente da anni - e anche dai membri del Consiglio direttivo della BCE. In ogni occasione, l'ex presidente della BCE Mario Draghi, ma soprattutto i governatori delle banche centrali nazionali, come il tedesco Jens Weidmann, ne sottolinevano le conseguenze - e su questa base hanno discusso anche violentemente.

Alcuni, tra i quali anche Draghi, ritenevano che l'obiettivo di una politica monetaria funzionante fosse così importante da doverne accettare gli effetti collaterali. Gli altri, come Weidmann, la vedevano in maniera diversa. È stata una lotta lunga e dura. In questo contesto, sembra davvero assurdo che i giudici costituzionali sostengano seriamente che non vi sia stata un'analisi sufficiente degli effetti.

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Per Mark Schieritz su Die Zeit il vero obiettivo della sentenza sarebbe quello di segnalare l'autonomia dei giudici di Karlsruhe nei confronti della Corte Europea, ma soprattutto, per il commentatore dopo questo verdetto emerge con forza un elemento: l'integrazione europea ha raggiunto i suoi limiti naturali, senza una modifica dei trattati non si potranno fare altri passi in avanti.


La Corte costituzionale federale lascia alla BCE una porta sufficientemente aperta affinché possa continuare i suoi tanto discussi acquisti di titoli di stato. Ma questa è l'unica nota positiva di questo verdetto confuso, euroscettico ed economicamente discutibile. (...)

Non c'è internet a Karlsruhe?

Secondo i giudici di Karlsruhe, la BCE non avrebbe dimostrato in maniera sufficientemente chiara se i vantaggi delle misure superano i possibili svantaggi. Il Bundestag ora è chiamato ad intervenire affinché si verifichi un siffatto test di proporzionalità. Ci si chiede pertanto, cosa faranno, secondo la Corte, gli oltre 3000 impiegati della banca centrale nelle loro lunghe giornate? Si girano i pollici? La politica monetaria corrisponde alla costante ricerca di un equilibrio fra vantaggi e svantaggi. Basta fare un clic sul sito web della BCE, per trovare pagine e pagine di interventi, post di blog e articoli dei membri del Comitato esecutivo su questo tema. Non c'è internet a Karlsruhe?

E la sentenza prosegue con lo stesso stile. Al fine di documentare il rischio derivante dai bassi tassi di interesse per i risparmiatori, i giudici citano uno studio dell'Associazione federale delle banche pubbliche, secondo il quale la politica dei bassi tassi di interesse è un pericolo. Sarebbe come fare riferimento a una dichiarazione di Daimler sulle emissioni del diesel. Chi determina effettivamente i tassi di interesse? Certamente non è solo Christine Lagarde. I giudici avrebbero dovuto chiedersi perché il denaro costa cos' poco non solo in Europa, ma perché accade lo stesso in tutto il mondo. Ma evidentemente non lo hanno fatto in maniera sufficientemente approfondita. Né  si sono chiesti cosa accadrebbe alla previdenza integrativa se i tassi di interesse aumentassero e se l'unione monetaria dovesse frantumarsi.

(..) Una spiegazione chiarificatrice sul verdetto appena dato è che i giudici di Karlsruhe stavano cercando una leva che garantisse loro il diritto permanente di avere l'ultima parola. In definitiva, non vogliono sottomettersi alla Corte di giustizia europea. E' una posizione comprensibile in termini di teoria democratica ed è nella tradizione della corte. Ma i giudici dovrebbero essere consapevoli di quello che in questo modo stanno facendo. Se la Germania pensa di potersi sottrarre al primato del diritto europeo, cosa potremmo dire allora ai polacchi o agli ungheresi che per ragioni completamente diverse hanno dei seri problemi con i requisiti europei?

La BCE ora scriverà la sua difesa, e davanti alla corte chiarirà che il nuovo piano di aiuti per il Coronavirus differisce sostanzialmente dal programma di acquisto titoli appena messo in discussione. È probabile che in questo modo possa avere successo. Anche i giudici di Karlsruhe non dovrebbero avere alcun interesse a distruggere l'unione monetaria.

È anche chiara un'altra cosa, e cioè: con una simile Corte sullo sfondo, non si può affrontare una questione che conosciamo già dalla crisi dell'euro e che abbiamo riascoltato durante la crisi del coronavirus. E' la politica fiscale a dover salvare la moneta unica, non la banca centrale. Ma anche qui i trattati europei stabiliscono dei limiti che impediscono agli stati membri di introdurre delle misure di vasta portata come gli eurobond. E in caso di dubbio, anche gli eurobond finirebbero davanti alla corte di Karlsruhe. Questa sentenza mostra che il potenziale della politica di integrazione nel quadro dell'attuale sistema giuridico si è ampiamente esaurito. Se vogliamo piu' Europa, bisogna cambiare i trattati.


Su Die Welt invece Holger Zschäpitz saluta con entusiasmo il verdetto della Corte di Karlsruhe e con una certa soddisfazione annuncia ai suoi lettori: il „Whatever it takes“ potrebbe essere solo un ricordo del passato:



(...) Il verdetto è un colpo di gong. Nessun esperto in materia in realtà si aspetta che le autorità monetarie di Francoforte interrompano immediatamente gli acquisti di titoli di stato. La Corte costituzionale federale, tuttavia, ha voluto chiarire alla BCE che c'è un'autorità che controlla la politica delle istituzioni monetarie. Come del resto stava accadendo durante la crisi del Coronavirus, che con tutti i suoi programmi di salvataggio a molti osservatori aveva dato la sensazione che la BCE si stesse praticamente scrivendo da sola le proprie regole e stesse operando liberamente secondo il motto del "Whatever it takes". Il duro verdetto di Karlsruhe ha notevolmente ridotto gli spazi disponibili per la BCE. Finora, il potere della BCE sui mercati finanziari si basava anche sul fatto che potenzialmente poteva agire in maniera illimitata. (...)

I giudici di Karlsruhe in questo modo hanno fatto capire che ci sono dei chiari limiti ai programmi di salvataggio e che in futuro si dovrà rispettare anche la regola del capital-key. Gli acquisti illimitati a piacimento sembrano contrastare con il principio della proporzionalità. Sebbene la sentenza si riferisca solo al programma di acquisto dalla ingombrante sigla PSPP, è naturale che tali condizioni si applichino anche al nuovo programma di salvataggio dalla sigla PEPP (Programma di acquisto per l'emergenza Pandemica), per il quale la BCE finora ha avuto tutta la flessibilità possibile. Fino a quando il Bundestag non emetterà un assegno in bianco alla BCE, il margine di manovra si restringerà considerevolmente.

"Mi aspetto che la BCE nelle prossime settimane modifichi le caratteristiche del PEPP", afferma Bernd Lucke, professore di economia ad Amburgo e uno dei ricorrenti. I giudici di Karlsruhe avrebbero definito dei criteri chiari per evitare di arrivare al finanziamento monetario degli stati, e il programma di salvataggio PEPP li avrebbe chiaramente violati. Se la BCE non dovesse agire, a Karlsruhe potrebbero esserci nuove cause, ed è ipotizzabile che i ricorrenti possano cercare di ottenere un pronunciamento immediato.

Sembra quasi che il  „Whatever it takes“ ormai sia solo un ricordo del passato.

martedì 5 maggio 2020

Preoccupazione a Berlino per la sentenza della corte di Karlsruhe

Nei palazzi del potere politico di Berlino c'è una certa preoccupazione per gli effetti che la sentenza della Corte Costituzionale federale di Karlsruhe potrebbe avere sulla stabilità finanziaria dell'eurozona. Anche se in molti sono convinti che alla fine a prevalere sarà la ragione di stato e la corte non farà un assist ad AfD. Ne scrivono Welt, Handelsblatt e la Süddeutsche Zeitung.


Da Die Welt:

Alla vigilia della sentenza della Corte costituzionale tedesca sui controversi acquisti di titoli di Stato della Banca centrale europea (BCE), il promotore del ricorso costituzionale Peter Gauweiler si auspica un rafforzamento del ruolo del Bundestag

"I programmi di acquisto da trilioni di euro che gravano sul bilancio dello stato tedesco tramite la BCE non sono mai stati discussi nemmeno per un'ora dal parlamento tedesco", ha dichiarato alla Deutsche Presse-Agentur di Karlsruhe l'ex vicepresidente della CSU e membro di lunga data del Bundestag. Gli organi della BCE si sono sottratti a qualsiasi controllo democratico. E questo non sarebbe giusto. "Le decisioni che definiscono le linee di politica economica dovrebbero essere prese da persone elette che possono anche essere sfiduciate". (...)

Il verdetto sarà annunciato questo martedì (5 maggio). L'accusa in discussione: la BCE tramite gli acquisti di titoli di stato sta praticando il finanziamento agli stati e in questo modo implementa misure di politica economica. I ricorsi costituzionali di Gauweiler e di altri attori (Az. 2 BvR 859/15 e altri) sono diretti contro l'ampio programma PSPP per l'acquisto di titoli del settore pubblico.

(...) Nel peggiore dei casi, la corte costituzionale potrebbe vietare alla  Bundesbank di partecipare agli acquisti di obbligazioni. Ciò avrebbe un impatto notevole perché la Bundesbank è il maggiore azionista della BCE - e se dovesse venire meno, in un colpo solo verrebbe a mancare circa un quarto del volume degli acquisti. Lo scenario più realistico potrebbe essere quello nel quale i giudici formulano delle condizioni che in futuro dovranno essere soddisfatte per la partecipazione tedesca agli acquisti.

Per Gauweiler questa non sarebbe neanche della preoccupazione principale. "Da 20 anni mi preoccupo per la facilità con cui si può scavalcare un parlamento", ha detto. «Nessuno ha scelto la signora Lagarde, nessuno ha scelto il signor Draghi. Tuttavia, si sono assegnati un mandato che determina la direzione politica» La francese Christine Lagarde da novembre dirige la BCE .

Fra i ricorrenti di Karlsruhe ci sono anche gli ex politici di Afd Bernd Lucke e Hans-Olaf Henkel. Il professore di finanza di Berlino Markus Kerber, in rappresentanza di un altro gruppo di querelanti, ha criticato il fatto che la controversia legale ormai è in corso da più di cinque anni e che la BCE in questo periodo ha continuato a comprare obbligazioni senza freni. Ciò significa che un terzo del debito sovrano dell'area dell'euro ormai è nei bilanci delle banche centrali, ha sottolineato in una nota.

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Cosa ne pensa il governo federale della decisione della Corte costituzionale federale?

Al Ministero delle finanze sono alquanto preoccupati per la sentenza in arrivo. "Nonostante il Coronavirus, da giorni il verdetto della corta è uno dei problemi principali", dice un funzionario. Se la Corte costituzionale federale dovesse stabilire dei limiti restrittivi per la BCE, potrebbero esserci delle gravi conseguenze, questa almeno sembra essere la  preoccupazione principale al ministero

Da diversi giorni i funzionari del ministero, infatti, stanno preparando tutte le possibili interpretazioni per i vari scenari del giudizio. Non è un compito facile. Dopotutto la politica deve esprimere una propria opinione su di una "doppia indipendenza politica": la Corte costituzionale federale indipendente giudica una Banca centrale europea anch'essa indipendente. In caso di un giudizio severo, tuttavia, la banca centrale si aspetta un sostegno da parte della politica. C'è troppa preoccupazione per il fatto che la sentenza della corte costituzionale possa provocare nuovi disordini sui mercati finanziari.

Quali sarebbero le conseguenze?

Se i giudici della corte di Karlsruhe dovessero stabilire dei limiti per la partecipazione della Bundesbank ai programmi di acquisto, ciò avrebbe delle gravi conseguenze economiche, politiche e legali. Dal punto di vista giuridico ci sarebbe un conflitto tra Germania ed Europa. Dopo che la Corte di giustizia europea si era già espressa sul programma di acquisto valutandolo come legale, ora ci sarebbe la Corte suprema del più grande stato membro dell'UE  che si pronuncia con una sentenza diversa.

Dal punto di vista economico ciò probabilmente causerebbe una grande incertezza sui mercati. In termini pratici, per la BCE o altre banche centrali nazionali sarebbe possibile compensare gli acquisti della Bundesbank, ad esempio la banca centrale italiana potrebbe acquistare una quantità maggiore dei propri titoli di Stato.

Tuttavia, gli investitori potrebbero considerare una tale sentenza della Corte costituzionale tedesca come un segnale che il campo d'azione della BCE è limitato. Finora, la capacità di intervento della BCE nella crisi ha fatto affidamento sul fatto che potenzialmente può agire in maniera illimitata.

Se la sentenza dovesse suscitare dei dubbi, molti economisti temono delle forti distorsioni sui mercati. In un tal caso, sarebbe necessario un intervento della politica per impedire il collasso dell'unione monetaria.

Cosa si aspettano a Berlino?

A Berlino, nessuno crede davvero che la Corte costituzionale semplicemente intenda strizzare l'occhio al programma di acquisto della BCE. Ci saranno delle condizioni, si dice. L'unica domanda è quali. Per Berlino e per la Bundesbank sarebbe auspicabile il seguente scenario: la Corte costituzionale alza il dito indice, chiede che sia indicato un buon motivo per gli acquisti, ma si astiene dal dettare alla Bundesbank delle rigide condizioni per tali acquisti. La corte invierebbe il segnale di voler monitorare attentamente che la banca centrale non sta violando il suo mandato. Tuttavia, la sentenza non avrebbe degli effetti concreti sulla politica monetaria della BCE.

A Berlino una delle preoccupazioni principali è la seguente: in passato la Corte costituzionale federale nelle decisioni in materia di politica monetaria della BCE aveva sempre posto una particolare enfasi sulla Capital-key. In modo da evitare un trasferimento del rischio tra i paesi. Nel nuovo programma anti-crisi che la BCE ha lanciato per fronteggiare gli effetti del corona-virus, intende utilizzare questa regola "in maniera flessibile", se necessario.

Ciò potrebbe essere interpretata come una provocazione da parte dei giudici costituzionali, quiesta è la paura a Berlino. Dopotutto, finora per loro la conformità era sempre stata importante. Se i giudici di Karlsruhe dovessero sottolineare che la capital-key deve essere rispettata in ogni caso, vi sarebbe un certo nervosismo. In definitiva, ciò metterebbe in discussione il programma di acquisti di emergenza (PEPP), che attualmente sta calmando i mercati.


Lunedì a Berlino si percepiva un certo nervosismo. Il governo federale è abbottonato, non vuole "anticipare il verdetto", dice un portavoce del ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz (SPD). L'esperto di politica europea dei Verdi, Franziska Brantner, ha criticato il fatto che il governo federale ha messo l'Europa in una situazione pericolosa attraverso una politica della lingua biforcuta. "Gli occhi spaventati rivolti a Karlsruhe mostrano quanto sia pericoloso aver esternalizzato la gestione della crisi alla BCE". Dato che Berlino ha paura di imporre un'equa ripartizione degli oneri in Europa, "coloro che hanno sempre messo in guardia da un ruolo troppo forte della BCE, ora stanno mettendo sotto pressione la banca centrale".

In particolare CDU e CSU da anni chiedono di fermare la politica monetaria espansiva della BCE in modo che i tassi di interesse tornino a  crescere. Ora, tuttavia, sono in molti proprio nell'Unione a sperare che la BCE possa continuare ad acquistare obbligazioni senza limiti in modo da poter evitare gli Eurobond, ovvero le obbligazioni comuni con responsabilità condivisa. Ed è proprio la FDP che lunedì cercava di calmare le acque. La Corte costituzionale federale "non è esattamente conosciuta per fare delle rivoluzioni", afferma Otto Fricke, egli stesso avvocato e responsabile della politica di bilancio del partito. "La Corte costituzionale federale non si è mai prestata a delle sentenze che portano a una rapida inversione di marcia". (...)

In ogni caso, la politica di Berlino si è preparata anche per l'evento piu' improbabile. Il piano di emergenza prevede che venga immediatamente inviato un segnale congiunto subito dopo la sentenza di Karlsruhe in modo da garantire la stabilità dell'euro. Anche a Francoforte, ci hanno lavorato per tutto il fine settimana. E oltre al piano europeo, la sentenza ha anche un significato politico interno: AfD è stata fondata per aiutare a buttare giù l'euro.
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domenica 3 maggio 2020

Quintuplicate le nuove domande di Hartz IV

Sono soprattutto i cassintegrati provenienti dai settori a basso salario e i lavoratori autonomi senza dipendenti che in queste prime settimane di crisi economica stanno facendo domanda per ottenere l'aiuto di Hartz IV, alimentando un vero e proprio boom di domande. E nelle prossime settimane la situazione è destinata a peggiorare, anche nella "ricca" Monaco di Baviera. Ne scrive la Süddeutsche Zeitung


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Al Job Center di Monaco gli effetti della crisi causata dal Coronavirus sono già ben visibili: nelle ultime quattro settimane, infatti, il numero delle nuove domande per avere accesso ai sussidi Hartz IV è quintuplicato rispetto alla media dei mesi precedenti, salendo fino a circa 4.700 richieste. Particolarmente colpiti dalla crisi sono soprattutto i freelance, i lavoratori autonomi senza dipendenti e i cassintegrati nei settori a basso salario, e molti di loro probabilmente nei prossimi mesi dovranno chiedere l'aiuto di Hartz IV. 

Il direttore del centro per l'impiego di Monaco, Anette Farrenkopf, ritiene che i numeri continueranno a salire molto rapidamente. La città di Monaco sarebbe particolarmente colpita a causa della sua variegata scena artistica e culturale, che soffre per la cancellazione degli eventi, e a causa dell'alta percentuale di dipendenti nel settore dei servizi. Per il settore alberghiero e della ristorazione, ad esempio, le prospettive sembrano alquanto desolate a causa delle attività commerciali chiuse e della mancanza di turisti.

All'inizio dell'anno, tuttavia, le cose stavano andando molto bene: il Jobcenter aveva registrato un calo del numero di persone in cerca di lavoro. Il numero delle famiglie percettrici di un sussidio Hartz IV era sceso di circa il 7% passando a 36.000, per un totale di 70.000 persone. Ma da quando sono state applicate le restrizioni di movimento e l'economia si è fermata, il numero è aumentato in maniera significativa. "Siamo lieti che il pacchetto sociale del governo federale adottato a fine di marzo ci consenta di garantire un livello di sicurezza di base a condizioni facilitate per tutti quei cittadini che stanno perdendo una parte del loro reddito oppure non hanno piu' i mezzi di sostentamento economico", sottolinea Farrenkopf. "Non è previsto un controllo sui risparmi, in modo che le persone non debbano mettere mano alle loro riserve di emergenza". Il limite per una persona è di 60.000 euro di risparmi per i beni immediatamente utilizzabili, e di 30.000 euro per ogni altro membro della famiglia.

In questo periodo di crisi, diversamente dal solito, nei primi sei mesi di ricezione delle prestazioni viene riconosciuto l'intero ammontare delle spese di abitazione e di riscaldamento. Il processo di richiesta è stato reso più semplice e di conseguenza più breve. Anche per le persone che percepivano Hartz IV prima della crisi, l'approvazione ora avviene automaticamente. (...)

Non ci sono previsioni affidabili sugli sviluppi possibili. Le restrizioni nella vita pubblica, tuttavia, si ripercuoteranno con un certo ritardo sul lavoro del Jobcenter. Il direttore del Jobcenter, infatti, prevede un ulteriore aumento delle domande a partire da maggio. Perché molti di coloro che in aprile hanno ricevuto solo un'indennità di cassa integrazione, come i parrucchieri e i dipendenti nel settore della ristorazione, dopo il primo pagamento probabilmente scopriranno che hanno bisogno di ulteriori sussidi Hartz IV, perché altrimenti i soldi per vivere non bastano. Già ora circa un quarto delle nuove domande per la sicurezza di base supplementare provengono da lavoratori già in cassa integrazione (Kurzarbeit). Gli sviluppi ulteriori sono difficili da prevedere, anche perché in futuro le indennità di cassa integrazione saranno aumentate. D'altro canto è probabile che il numero dei beneficiari di un sussidio di disoccupazione che necessitano anche della sicurezza di base sia destinato a crescere, visto che molti di questi lavoravano in un settore a basso salario.

Particolarmente colpiti sono i cosiddetti lavoratori autonomi senza dipendenti (Solo-Selbstständig). Ad esempio, tassisti, insegnanti di musica con clienti privati, artisti, grafici, designer, allenatori, istruttori di fitness, docenti e liberi professionisti. Il Jobcenter consiglia di richiedere gli aiuti in tempo utile e di non aspettare troppo a lungo solo per falso orgoglio. E' sempre piu' evidente, ad esempio, che molti lavoratori autonomi stanno facendo affidamento sugli aiuti di emergenza garantiti dalla Baviera, ma che questi soldi non sono affatto sufficienti per garantire il sostentamento di chi ne fa richiesta, e al massimo coprono solo i costi operativi delle loro società.

Nonostante la difficile situazione, il centro per l'impiego cerca di continuare con la normale intermediazione di lavoro per i disoccupati. Ci sono offerte di lavoro principalmente nella vendita al dettaglio di generi alimentari e nella logistica, anche l'agricoltura è alla ricerca di lavoratori, ma questa a Monaco non ha un ruolo così importante. C'è anche bisogno di personale nell'assistenza ai malati e agli anziani e nelle ferrovie, afferma Farrenkopf. Quando le restrizioni sulla vita pubblica verranno meno, il centro per l'impiego intende continuare ad offrire la formazione professionale, al momento fortemente limitata: "Due terzi dei nostri utenti non sono qualificati o non hanno qualifiche professionali". Nel frattempo, non resta che rimanere in contatto telefonicamente, senza lasciare le persone sole.

Nonostante tutti gli oneri, la motivazione resta alta, e riflette la coesione che a Monaco si può vedere ovunque: "Tutti danno una mano affinché le persone ricevano il denaro che è urgentemente necessario". Farrenkopf sottolinea che tanto piu' rapidamente vengono compilate le domande, tanto più velocemente saranno pagati gli aiuti; il tempo medio di elaborazione è di otto giorni.


sabato 2 maggio 2020

Liberi professionisti e freelance verso Hartz IV

Anche in Germania i fondi per gli aiuti immediati ai Freelance e ai lavoratori autonomi messi a disposizione dal governo federale e dai Laender non bastano, e allora per molti autonomi l'unica strada percorribile è quella di richiedere un sussidio Hartz IV. Ne scrive Die Zeit


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Karen Huber da metà marzo la notte non riesce piu' a dormire. Anche se allo stesso tempo sa bene come si gestice lo sconforto interiore: la giovane laureata in economia, infatti, lavora nella formazione per adulti ad Amburgo, dove tiene dei corsi sul tema della consapevolezza e la gestione dello stress e offre consulenza psicologica e coaching. "Lavoro con gruppi, ci scambiamo idee e facciamo esercizi insieme", dice. In tempi di coronavirus, durante i quali le persone devono mantenere le distanze, gli incontri di gruppo tuttavia non sono piu' richiesti.

Dallo scoppio del coronavirus in Germania, infatti, tutti i suoi corsi sono stati cancellati. Huber è una lavoratorice autonoma, ed improvvisamente si è trovata da un giorno all'altro senza nulla. I corsi digitali non possono sostituire questo tipo di scambio di gruppo, dice, perché il lavoro è troppo personale per essere svolto in questo modo. "In giro si legge molto sui lavoratori autonomi della cultura che ora sono costretti a chiedere aiuto, ma anche per quelli degli altri settori le cose si mettono male".

Insegnanti di yoga, tuttofare, grafici, interpreti, agricoltori e insegnanti di musica - ci sono circa quattro milioni di lavoratori autonomi in Germania, circa la metà dei quali sono "Solo-Selbstständige", vale a dire non hanno dipendenti. Il governo federale ha erogato a piccoli e microimprenditori aiuti per un totale di 50 miliardi di euro, che possono essere richiesti per coprire un periodo di 3 mesi. I lavoratori autonomi con un massimo di cinque dipendenti ricevono un contributo una tantum di 9.000 euro, mentre chi ha un massimo di dieci dipendenti 15.000 euro. Esistono anche opzioni per il differimento fiscale e i prestiti di emergenza, ad esempio da parte della banca KfW. Gli stati federali pagano anche degli aiuti di emergenza, ma quanto si può ottenere varia da regione a regione. La situazione si fa chiaramente difficile per chi era già indebitato prima della crisi. Perché in quel caso i creditori chiederanno di utilizzare immediatamente quegli aiuti di emergenza per rimborsare i loro debiti.

Karen Huber ad Amburgo ha richiesto e ottenuto un pagamento una tantum di 2.500 euro. "Ma i soldi mi bastano solo per due mesi, non coprono nemmeno i costi di gestione", afferma. Prima di allora, incassava circa 2.000 euro al mese provenienti dal suo lavoro: "Non ci facevo certo i salti, ma ci vivevo decentemente".

Voleva richiedere anche l'aiuto federale - ma la domanda è stata respinta. Quei soldi arrivano solo a chi deve coprire dei costi operativi mensili, come ad esempio l'affitto di un ufficio o un contratto di leasing per attrezzature tecniche. Il suo commercialista per questa ragione vorrebbe presentare un ricorso. "Il pagamento una tantum dei Laender è previsto per tre mesi, ma cosa succede dopo?"

Huber ritiene di essere stata lasciata sola dalla politica. "La crisi in Germania ha colpito tutti, ma non per tutti è stata di natura esistenziale, come invece lo è per noi lavoratori autonomi". Perché per lei non c'è alcuna azienda che continua a pagarle un salario, anche se solo per un breve periodo. "Credo che in Germania ci sia una grande ingiustizia". Huber ha preso in considerazione la possibilità di richiedere Hartz IV. "Ho chiesto una consulenza, ma probabilmente non ne ho diritto a causa dei miei risparmi, che includono i fondi versati nella previdenza integrativa", afferma.

La stagione sarebbe iniziata proprio ora

Martin Orgler invece ha già presentato la domanda per ottenere un sussidio Hartz IV. Anche lui ha avuto problemi a compilare la sua domanda e ora spera di non aver commesso errori che gli impediscano il pagamento rapido del sussidio. Orgler, che preferirebbe non dare il suo vero nome, a Berlino fa la guida turistica. Anche lui a marzo si è trovato improvvisamente disoccupato. Si guadagnava da vivere con i turisti stranieri, in particolare dagli Stati Uniti, ai quali offre un tour giornaliero nella Berlino storica.

A causa del Coronavirus, l'industria del turismo di Berlino, tuttavia, è completamente in ginocchio. Alcune agenzie di viaggio più piccole potrebbero non riprendersi mai a causa degli introiti persi. "La stagione sarebbe iniziata proprio in questi giorni, ma il mio programma degli appuntamenti è completamente vuoto", afferma Martin Orgler. A causa del rigido divieto di viaggio, non si riesce a vederne la fine. "Questo mese ho avuto esattamente zero euro di reddito e questa situazione probabilmente continuerà per tutta l'estate." Quello della guida turistica non è certo un lavoro che può essere svolto nell'ufficio di casa. Oltre a ciò Orgler recensiva concerti per un quotidiano di Berlino, ma anche questo lavoro si è fermato a causa della cancellazione degli eventi fino a ottobre. 

Si sentiva fortunato, era riuscito ad ottenere 5.000 euro di aiuti d'urgenza dal Senato di Berlino; questi soldi a Berlino erano stati messi a disposizione per alcuni giorni a titolo di risarcimento per la perdita del reddito, ma i 250 milioni di euro garantiti sotto forma di aiuto di si sono subito esauriti. E i soldi non dureranno a lungo neanche per lui. Orgler è stato in grado di richiedere Hartz IV solo perché qui temporaneamente si applicano regole meno rigide: fino al 30 giugno 2020, infatti, vengono accettate le domande anche con costi abitativi più elevati del solito, Orgler quindi non dovrà trasferirsi con sua moglie e suo figlio a causa del suo affitto troppo alto. I risparmi, inoltre, non saranno presi in considerazione per un periodo di sei mesi, e questo vale anche per la previdenza integrativa, così importante per i lavoratori autonomi. Chi ha messo da parte più di 60.000 euro, tuttavia, dovrà prima usare questi soldi altrimenti non riceverà gli aiuti dallo stato. "Se la crisi continua ancora a lungo, dovrò pensare di iniziare a fare qualcosa di completamente diverso", afferma il laureato in storia. Che adora il suo lavoro.

Attualmente online ci sono numerosi webinar e offerte gratuite per fare della formazione su Internet. "I lavoratori autonomi potrebbero utilizzare il tempo libero per acquisire nuove competenze", consiglia Angela Broer, amministratore delegato di HalloFreelancer, una start-up che fa parte del social network XING. La sua azienda ha appena avviato un nuovo progetto per supportare i lavoratori autonomi. I liberi professionisti potranno rilasciare alle aziende una sorta di buono per i lavori di cui avranno bisogno in futuro, il che significa: il lavoro sarà pagato in anticipo ed eseguito solo quando sarà tornata la necessità. Il prerequisito è che la società appaltatrice possa permetterselo finanziariamente, e inoltre c'è la volontà di tenere occupati i liberi professionisti. Legalmente è possibile pagare le fatture anche prima che il servizio venga prestato, afferma Broer.

Anche Karen Huber e Martin Orgler amano lavorare in proprio, se non fosse per il problema dell'incertezza finanziaria. Perché la crisi mostra che quando gli ordini spariscono, che sia a causa delle restrizioni della pandemia o a causa di un periodo troppo lungo di malattia, i lavoratori autonomi sono da soli. Karen Huber afferma di essere sfinita a causa della paura per il futuro della sua esistenza e di essere anche dimagrita senza riuscire a trovare un equilibrio, perché anche i concerti e i viaggi con gli amici sono stati eliminati.

Martin Orgler la vede in maniera un po' piu' pragmatica. "Sono abituato a vivere con pochi soldi e pochi consumi, non è un problema per me. Forse è perché sono cresciuto nella DDR". Per lui è molto peggio non poter tornare al lavoro. "Mi manca molto il mio lavoro. Non sapere se e quando potrò tornare a farlo mi sta uccidendo".

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Per molti lavoratori autonomi Hartz IV è l'unica via d'uscita

Se per il governo di Berlino non è un problema trovare 9 o 10 miliardi di euro per salvare Lufthansa, i soldi per gli aiuti immediati promessi ai lavoratori autonomi in molti casi non si sono ancora visti e forse non si vedranno mai. Per alcuni di loro non resta altro che richiedere l'aiuto di Hartz IV. Ne scrive la Frankfurter Rundschau


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Mareike Kesten (nome inventato) pensa che probabilmente non riuscirà piu’ ad avere i soldi. Il 25 marzo, infatti, la proprietaria del salone per la cura delle unghie ha presentato una domanda per l'erogazione degli aiuti d'emergenza al Land Brandeburgo - e poi, tranne una conferma di ricezione, per settimane non ne ha piu' saputo nulla. Su sua richiesta, la Brandenburg Investment Bank le ha assicurato che chiunque avesse presentato una domanda corretta avrebbe ricevuto i soldi sul conto nel corso del mese di aprile. Ma dopo un mese, durante il quale molti altri lavoratori autonomi della sua regione sono rimasti a mani vuote, la questione per lei è già "conclusa": "Non arriverà nulla", Kesten ne è convinta. Ora posso solo sperare che i saloni di bellezza riaprano quanto prima.

Kesten non è sola. Mentre molti piccoli imprenditori subito dopo l'inizio del programma per l'erogazione degli "aiuti d'emergenza" si sono rallegrati per aver ricevuto sul conto il denaro dal governo regionale o statale, cresce invece il numero di coloro che stanno ancora aspettando i soldi e che sono sempre più preoccupati per il loeo sostentamento. Un gruppo di Facebook, fondato il 10 marzo, sul quale i piccoli imprenditori si scambiano informazioni sulla loro situazione e sugli aiuti di stato, ha raggiunto quasi 19.000 membri, e ogni giorno se ne aggiungono di nuovi in cerca di consigli e incoraggiamento.

La maggior parte di questi gestisce piccole imprese o sono lavoratori autonomi, in una ampia gamma di settori: dai tuttofare, ai consulenti assicurativi, ai piccoli spedizionieri, agli showmen oppure fotografi. Il problema principale è l'erogazione lenta degli aiuti di emergenza da parte dei Laender. "È quasi passato un mese ormai e non ci sono ancora né soldi né una risposta dal Land dello Schleswig-Holstein", ha scritto un uomo. "Come va da voi?" Quasi 50 persone hanno risposto: aiuto richiesto il 24 marzo - ancora nessuna risposta. Inviato il primo aprile - non ho ancora sentito nulla. Il 27 marzo inviato - finora ho ottenuto solo l'approvazione.

I ritardi ci sono in quasi tutti gli stati federali, ma un numero particolarmente elevato proviene dal Nord Reno-Westfalia. Lì la Cancelleria di Stato poco prima di Pasqua ha completamente interrotto il pagamento degli aiuti dopo aver scoperto che dei truffatori avevano tentato di utilizzare dei siti web fasulli per ottenere gli aiuti immediati. All'inizio il NRW aveva infatti posto una particolare enfasi nel cercare di rendere il processo particolarmente veloce, completamente digitale e "il più semplice, snello e non burocratico possibile". Così aveva affermato il ministro delle finanze del NRW Andreas Pinkwart (FDP). (...)

Ma non ci sono solo i ritardi a causare una forte incertezza per i tanti che ora sono seriamente preoccupati per la loro esistenza professionale; molte procedure e regolamenti non solo differiscono da uno stato federale all'altro, ma cambiano anche all'interno del singolo Land. Le differenze sono evidenti, ad esempio, quando si tratta di capire ciò che può essere pagato con i fondi degli aiuti di emergenza. Il contesto: secondo le linee guida federali, gli aiuti dovrebbero essere utilizzati solo per coprire i costi operativi come gli affitti degli uffici o i costi del personale. Le perdite in termini di reddito, invece, non devono essere compensate. Molte società individuali sono quindi escluse dalla rete di assistenza per il Coronavirus in quanto non hanno quasi nessun costo operativo. Finanziano le loro spese di sostentamento direttamente con i loro redditi.

La crisi causata dal Coronavirus colpisce i lavoratori autonomi: i regolamenti sono "lontani dalla realtà"

I regolamenti pertanto sono "lontani dalla realtà della maggior parte dei lavoratori autonomi", afferma Robert Flachenäcker. È un fotografo e gestisce un piccolo studio a Francoforte. La sua specialità sono le fotografie dell'iride in grande formato. Con il suo studio sicuramente ha dei costi operativi e per questo in parte ha potuto beneficiare anche degli aiuti. Ma non trova giusto che il titolare di una Srl (GmbH), ad esempio, possa usare gli aiuti per farsi un proprio stipendio, mentre un libero professionista come lui se dovesse avere problemi a coprire le sue spese di sostentamento dovute alla perdita di guadagno dovrebbe richiedere Hartz IV.

Perché Hartz IV attualmente per molti lavoratori autonomi resta l'ultima risorsa. Almeno nella maggior parte degli stati federali. Alcuni Laender - come il Baden-Württemberg, Amburgo e la Turingia - sono andati oltre le normative federali e concedono sussidi agli autonomi per le spese di sostentamento. All'inizio anche il NRW e Berlino avevano gestito gli aiuti in modo simile, ma ora li hanno aboliti. In Baviera, sono stati pagati 1.000 euro al mese anche agli artisti indipendenti.

Queste differenze regionali, tuttavia, non sono l'unica cosa a confondere i lavoratori autonomi e i proprietari di piccole imprese che si tengono da soli la propria contabilità. Molti a causa della fretta hanno commesso degli errori durante la compilazione dei documenti per la  domanda. Il ministro dell'economia bavarese Hubert Aiwanger (Freie Wähler) ha spiegato così i lunghi tempi per l'elaborazione delle domande nel suo Land. Durante una conferenza stampa di metà aprile, si è infatti lamentato del fatto che molte delle persone colpite, apparentemente non erano in grado di completare in maniera corretta la domanda di due pagine. E questo avrebbe causato un sacco di lavoro inutile per l'amministrazione.

In Baviera, secondo il quotidiano regionale Mainpost, fino al 17 aprile, solo 150.000 delle 400.000 richieste di aiuti di emergenza ricevute erano state elaborate, nonostante il massimo utilizzo del personale.

La crisi del Coronavirus colpisce i lavoratori autonomi: rabbia e paura per la propria esistenza

Nella loro grande incertezza, molte persone colpite cercano consigli nei forum e nei social network, dove le voci, la rabbia e la paura esistenziale provocano una miscela esplosiva. Robert Flachenäcker nella sua cerchia di conoscenti ha osservato che per molte persone la rabbia "cuoce a fuoco lento". Lentamente tutti si stanno svegliando dalla prima ondata di "shock" e iniziano a mettere in discussione i requisiti legali, a causa dei quali a soffrire sono soprattutto le piccole imprese: "Chiedono: perché posso mettermi in fila davanti a Obi, ma non posso farlo da solo ad un tavolo fisso nel negozio di kebab?"

Non è sorpreso dall'impazienza: "Molti finiranno per restare strozzati". Anche lui avrebbe chiuso il suo studio se non avesse ricevuto dei soldi entro la fine di questo mese. Perché Flachenäcker presume che molti lavoratori autonomi alla fine dovranno anche investire in pubblicità e promozioni speciali prima di riavviare la propria attività dopo il blocco.

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martedì 28 aprile 2020

Daniel Stelter - Una patrimoniale del 20% sulle famiglie italiane!

Daniel Stelter è un economista tedesco che in questi giorni sta facendo il giro della stampa per ribadire la sua opposizione agli eurobond e soprattutto per spiegare ai tedeschi che gli italiani si possono e si devono salvare da soli applicando una tassa patrimoniale straordinaria del 20% sui beni delle "ricche" famiglie dello stivale. Secondo Stelter sarebbe impensabile chiedere alle "povere" famiglie tedesche di trasferire altre risorse verso l'Italia, un paese in cui la ricchezza privata delle famiglie, secondo l'autore, è decisamente piu'  alta. Ne scrive Daniel Stelter su Focus.de


Nell'intervista alla "Süddeutsche Zeitung" di lunedì scorso, il Presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte ha criticato la posizione dei governi di Germania e Olanda. La loro prospettiva "deve cambiare". In questa crisi è necessaria la solidarietà europea e per questo è arrivato il momento di emettere delle obbligazioni comuni.

A parte il fatto che preferirei aiutare l'Italia in maniera intelligente e per farlo sarebbe meglio mobilitare i nostri crediti TARGET-2 in costante crescita, anche se ad un certo punto si pone il tema della giustizia. Non solo le famiglie italiane, secondo tutti i dati disponibili, sono significativamente più ricche di quelle tedesche, ma sono anche meno indebitate.

Lo scorso fine settimana, pertanto, su Twitter ho sottolineato che l'Italia potrebbe risolvere da sola il problema del suo debito pubblico. Un prelievo una tantum del 20 % del patrimonio sarebbe sufficiente per ridurre il debito pubblico italiano del 100 % del PIL, portandolo ad un livello inferiore rispetto a quello tedesco. Anche dopo un simile taglio, infatti, le famiglie italiane avrebbero ancora un patrimonio superiore rispetto a quello delle famiglie tedesche.

Questa tesi tuttavia ha scatenato una accesa discussione che è culminata con la dichiarazione di un importante economista tedesco secondo il quale si tratterebbe di un calcolo non credibile, che avrebbe inevitabilmente portato a una grave depressione in Italia. Motivo per cui non si tratterebbe di un'opzione praticabile e per questa ragione è necessario aiutare l'Italia mediante l'emissione di obbligazioni comuni.



Un motivo sufficiente per farmi dare un'occhiata più da vicino ai numeri. Perché se si respinge con veemenza una tassazione della ricchezza privata nel paese che chiede solidarietà, e allo stesso tempo non si riscontrano problemi nell'imporre oneri aggiuntivi ai contribuenti di un altro paese, allora deve essere qualcosa davvero impossibile.

Ma in realtà le cose stanno diversamente.

Il punto di partenza per le mie considerazioni sono i seguenti fatti (tutti numeri arrotondati):

- Gli italiani hanno un patrimonio privato di 9.900 miliardi di euro.

- Il debito dello stato italiano è di 2.500 miliardi di euro.

- Il PIL italiano prima del Covid era di 1.800 miliardi di euro.

- Una tassa del 20% sulla ricchezza privata porterebbe 1.980 miliardi di euro: lo stato resterebbe quindi con un debito di 520 miliardi di euro, che corrispondono a meno del 30% del PIL. Se si volesse ridurre il debito al 60 % del PIL, sarebbe sufficiente una tassa del 14 % sulla ricchezza privata.

Poiché questo calcolo approssimativo ha incontrato diverse critiche, esaminiamo più da vicino i dati. La tabella fornisce una panoramica dei livelli di debito dei vari settori - governo, società non finanziarie e famiglie - in percentuale rispetto al prodotto interno lordo dei rispettivi paesi:



Questi dati sono estremamente interessanti:

- La Francia è in testa nella classifica del debito, con il 316,8 % di debito non finanziario rispetto al PIL. Nessuno dovrebbe quindi sorprendersi del fatto che sia proprio la Francia ad attribuire così tanto valore alle obbligazioni comuni a livello di eurozona

- I Paesi Bassi hanno il piu' basso livello di debito pubblico, ma un livello molto elevato di debito privato.

- In nessun altro paese il settore privato è così poco indebitato come lo è in Italia! In nessun altro paese le famiglie sono così poco indebitate, e solo in Germania le società hanno meno debiti in rapporto al PIL.

Quindi è ovvio - come del resto ho fatto io - chiedersi perché l'Italia non si aiuti da sola. E' evidente che non si tratta di un problema di debito eccessivo, ma di un'errata distribuzione tra il settore statale e quello privato. Se il governo italiano trasferisse parte del proprio debito verso il settore privato, questo sarebbe comunque meno indebitato rispetto al settore privato della maggior parte degli altri paesi.

Quindi sicuramente non è una questione di numeri. Per questo i critici avanzano l'ipotesi secondo la quale non lo si potrebbe fare perché andrebbe a gravare in maniera eccessiva sul settore privato.

L'alternativa sostenuta dai miei critici è che gli altri paesi dell'UE - soprattutto la Germania - si facciano carico dei debiti. Ma questo non sarebbe altro che un rimborso basato sulla forza economica, motivo per cui questa idea mi soddisfa solo in misura molto limitata. Come ho sottolineato più volte, anche qui, sono favorevole ad aiutare l'Italia. Ma il paese dovrebbe e potrebbe fare qualcosa per se stesso.

Non è solo teoria

È molto facile applicare un prelievo una tantum sui patrimoni. Secondo i dati del Credit Suisse, le famiglie italiane, se rapporatata al PIL, hanno la più grande ricchezza privata fra i paesi europei.

Banca d'Italia riferisce regolarmente sullo sviluppo della ricchezza privata.

Nel 2017 erano 9.743 miliardi e queste erano le posizioni più importanti (in miliardi ciascuna):

Immobiliare residenziale: 5.247

Contanti / depositi bancari: 1.361

Azioni: 1,038

Assicurazioni/pensioni: 995

Immobili commerciali: 679

Fondi di investimento: 524

Obbligazioni: 314

Per inciso, le famiglie italiane detengono direttamente solo 100 miliardi di titoli di stato. I principali creditori sono le banche e gli istituti esteri e - ovviamente - la BCE. Una tassazione della ricchezza non sarebbe quindi un taglio del debito, come ha notato un altro critico delle mie considerazioni sull'imposta patrimoniale italiana.

Continuiamo con il calcolo: supponiamo che lo stato italiano voglia organizzare una ripartenza dell'economia e quindi ridurre drasticamente il suo debito del 100 percento del PIL, come da me ipotizzato. Sarebbero 1.800 miliardi di euro, vale a dire circa il 18,5 % della ricchezza delle famiglie italiane. Supponiamo che ci sia un'area non tassabile per proteggere i patrimoni più piccoli, alla fine potrebbe corrispondere a circa il 25%.

Supponiamo una riduzione del debito più moderata e pari al 50 % - un passo che ridurrebbe il debito pubblico italiano al di sotto del livello della maggior parte dei paesi dell'area dell'euro - si tratterebbe comunque del 12,5 % di tutti i patrimoni. Per inciso, il sistema di condivisione degli oneri introdotto in Germania dopo la seconda guerra mondiale riguardava il 50 % dei patrimoni censiti e doveva essere versato in 120 rate trimestrali.

I beni degli italiani sono nel settore immobiliare

Evidentemente gli italiani non hanno così tanti soldi liquidi. Ciò riflette una migliore gestione degli investimenti rispetto a noi tedeschi. Il settore immobiliare è la componente patrimoniale più importante. Dall'altro lato, il debito è molto basso. Gli italiani potrebbero facilmente prendere in prestito i soldi necessari per pagare le tasse. Se supponiamo che i titolari di liquidità e mezzi equivalenti effettuino il pagamento direttamente dalle loro disponibilità, e che in questo modo siano investiti soprattutto i patrimoni più piccoli - e quindi si applichi il limite per l'esenzione dalla tassazione - ciò comporterebbe già un gettito di 300 Miliardi di euro (ipotizzando un tasso del 10 percento). I restanti 1.500 miliardi di euro nello scenario massimo corrisponderebbero a circa il 25 % delle attività immobiliari italiane.

Lo stato italiano potrebbe quindi partecipare a tutte le proprietà immobiliari e imporre una tassa su di esse

Già nel 2017, il think tank francese France Stratégie aveva suggerito che lo stato sarebbe dovuto diventare comproprietario di tutte le proprietà e in cambio imporre una tassa annuale. Se il proprietario non vuole o non può pagare annualmente, lo sconto viene detratto in caso di vendita o di successione ereditaria. Il governo francese aveva preso le distanze dalla proposta. Ma ciò non cambia il fatto che gli stati possano avvalersi di questa opzione in caso di difficoltà finanziarie.

Nel caso specifico dell'Italia, per lo Stato sarebbe sensato imporre delle ipoteche obbligatorie sugli immobili. I pagamenti andrebbero direttamente allo Stato e il rimborso avverrebbe nel periodo di tempo piu' lungo possibile, ad esempio piu' di 30 anni, come accadeva nel sistema di condivisione degli oneri tedesco, e considerando la politica monetaria della BCE, a tassi molto favorevoli.

L'Italia potrebbe persino ridurre il proprio debito

Se assumiamo un volume di 1.500 miliardi di euro, ciò corrisponderebbe a un onere annuale per le famiglie di 67 miliardi di euro con un interesse del 2 % e una durata di trenta anni. Si tratterebbe circa del 3,5 % della produzione economica annuale. Se il governo si accontentasse di un onere inferiore rispetto allo scenario massimo, parleremmo allora di un onere annuale di circa l'uno per cento del PIL.

In cambio, il governo italiano una volta ridotto il debito potrebbe abbassare significativamente tutte le altre tasse e imposte. Non sarebbe più necessario avere ogni anno un cosiddetto avanzo primario, vale a dire un avanzo di bilancio prima del pagamento degli interessi. Lo stato lascerebbe libere le forze che contribuiscono alla crescita del paese, invece di rallentarle, come ha fatto negli ultimi anni. In questo modo l'Italia avrebbe finalmente la possibilità di superare la stagnazione degli ultimi 20 anni.


Aiutiamo l'Italia a cogliere questa opportunità!

Cosa impedisce di suggerire agli italiani di risolvere i loro problemi in questo modo? Sarebbe la chiave di volta per una ripresa economica. Chi invece fa affidamento sulle famiglie tedesche, decisamente più povere, per ridurre l'onere debitorio degli italiani - in qualsiasi modo lo si voglia impacchettare o nascondere - non solo sta dando una mano alle forze euro-critiche del nostro paese, ma sta anche negando all'Italia un'opportunità unica!

Non sarebbe certo un salvataggio del progetto UE o dell'euro. L'amicizia non la si può comprare. E alla luce della dura discussione attualmente in corso in Europa, ogni giorno possiamo sperimentare quanto questo detto sia vero. Se gli economisti e i politici locali pensano che la soluzione consista nello spostare altre risorse verso le famiglie più ricche  d'Europa, stanno sopravvalutando le prestazioni dell'economia tedesca. Dati i cambiamenti demografici, i cambiamenti strutturali e lo sviluppo deludente della produttività, ci aspettano degli anni alquanto difficili.

La Germania pertanto, come ho scritto nel mio appello pubblicato su queste pagine due settimane fa, dovrebbe contribuire in particolare con degli investimenti diretti e dei prestiti mirati a sostegno del sistema sanitario. In cambio, dovremmo tuttavia sollecitare una partecipazione del settore privato italiano.

A proposito: anche Spagna, Portogallo, Belgio e persino la Francia potrebbero aiutarsi da soli, come mostrano i numeri.