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mercoledì 27 maggio 2020

Cosa dicono le statistiche tedesche sui decessi da coronavirus?

In Germania ci sono stati piu' decessi per l'ondata di influenza del 2018 che per la pandemia da coronavirus del 2020. Non siamo su un blog complottista o negazionista, ma dati alla mano è quello che emerge dalle rilevazioni preliminari diffuse pochi giorni fa dall'Ufficio federale di statistica . 


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L'Ufficio di statistica tedesco il 22 maggio ha pubblicato i dati sui decessi avvenuti in Germania fino alla fine di aprile. Secondo quanto dichiarato dall'istituto di statistica si tratta di dati non definitivi e quindi non necessariamente completi.

Dai dati (preliminari) emerge che l'ondata di coronavirus ha causato delle fluttuazioni diverse rispetto alla mortalità registrata negli anni precedenti.

Nel 2020 fino alla 17a settimana di calendario, infatti, sono morte 328.209 persone, vale a dire 1.250 persone in più rispetto allo stesso periodo del 2019 (326.963). Nello stesso periodo del 2018 i deceduti in totale erano stati 354.924, nel 2017 339.910 e 312.246 nel 2016.

Scrive l'ufficio tedesco di statistica a proposito: 

"Quando nelle statistiche si considera l'andamento della mortalità, è necessario prendere in considerazione le tipiche fluttuazioni legate al periodo dell'influenza che va da metà dicembre a metà aprile. Ciò diventa chiaro quando si osservano i dati degli anni precedenti: a marzo 2019, ad esempio, sono morte circa 86.400 persone. Nel marzo 2018, cioè in un anno in cui l'influenza è stata particolarmente grave, i decessi erano stati 107.100. Anche senza la pandemia causata dal coronavirus, nel tipico periodo dell'influenza, il numero dei decessi può variare in maniera notevole. Il numero dei decessi nella fascia d'età oltre i 65  anni è particolarmente influenzato da queste fluttuazioni.

Secondo i dati preliminari sulla mortalità, gli effetti dell'ondata di influenza nel 2020 sono stati molto lievi rispetto agli anni precedenti. Secondo il conteggio preliminare, infatti, nel gennaio 2020 sono morte circa 85.150 persone. Nel febbraio 2020 ci sono stati 79.600 decessi. Anche nel marzo 2020 con un totale di almeno 86.600 decessi, l'aumento mensile mostra che non vi è stata una crescita notevole del numero di morti rispetto agli anni precedenti.

A partire dall'ultima settimana di marzo, tuttavia, i numeri dei decessi sono stati superiori rispetto alla media relativa agli anni che vanno dal 2016 al 2019. Questa deviazione verso l'alto ha raggiunto il picco nella 15a settimana di calendario (dal 6 al 12 aprile). Nella sedicesima e diciassettesima settimana di calendario, tuttavia, il numero dei decessi è diminuito in maniera significativa rispetto alle settimane precedenti, i decessi sono rimasti comunque superiori rispetto alla media degli anni precedenti.


Kalenderwoche Media 2016 - 2019 2018 2020 Differenza 2020/Media 2016-19
KW1 19339 19342 18845 -494
KW2 19593 18770 19394 -199
KW3 19524 19187 19119 -405
KW4 19855 19171 18896 -959
KW5 20366 19558 19716 -650
KW6 20319 20086 18944 -1375
KW7 20636 21254 19541 -1095
KW8 20988 22888 18850 -2138
KW9 21532 25535 19345 -2187
KW10 21288 26777 19501 -1787
KW11 20440 24385 19695 -745
KW12 19555 22777 19527 -28
KW13 18939 20906 19494 555
KW14 18480 20038 20368 1888
KW15 17893 19165 20144 2251
KW16 17357 17992 18856 1499
KW17 17407 17093 17974 567
Totale 333511 354924 328209 -5302



sabato 2 maggio 2020

Liberi professionisti e freelance verso Hartz IV

Anche in Germania i fondi per gli aiuti immediati ai Freelance e ai lavoratori autonomi messi a disposizione dal governo federale e dai Laender non bastano, e allora per molti autonomi l'unica strada percorribile è quella di richiedere un sussidio Hartz IV. Ne scrive Die Zeit


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Karen Huber da metà marzo la notte non riesce piu' a dormire. Anche se allo stesso tempo sa bene come si gestice lo sconforto interiore: la giovane laureata in economia, infatti, lavora nella formazione per adulti ad Amburgo, dove tiene dei corsi sul tema della consapevolezza e la gestione dello stress e offre consulenza psicologica e coaching. "Lavoro con gruppi, ci scambiamo idee e facciamo esercizi insieme", dice. In tempi di coronavirus, durante i quali le persone devono mantenere le distanze, gli incontri di gruppo tuttavia non sono piu' richiesti.

Dallo scoppio del coronavirus in Germania, infatti, tutti i suoi corsi sono stati cancellati. Huber è una lavoratorice autonoma, ed improvvisamente si è trovata da un giorno all'altro senza nulla. I corsi digitali non possono sostituire questo tipo di scambio di gruppo, dice, perché il lavoro è troppo personale per essere svolto in questo modo. "In giro si legge molto sui lavoratori autonomi della cultura che ora sono costretti a chiedere aiuto, ma anche per quelli degli altri settori le cose si mettono male".

Insegnanti di yoga, tuttofare, grafici, interpreti, agricoltori e insegnanti di musica - ci sono circa quattro milioni di lavoratori autonomi in Germania, circa la metà dei quali sono "Solo-Selbstständige", vale a dire non hanno dipendenti. Il governo federale ha erogato a piccoli e microimprenditori aiuti per un totale di 50 miliardi di euro, che possono essere richiesti per coprire un periodo di 3 mesi. I lavoratori autonomi con un massimo di cinque dipendenti ricevono un contributo una tantum di 9.000 euro, mentre chi ha un massimo di dieci dipendenti 15.000 euro. Esistono anche opzioni per il differimento fiscale e i prestiti di emergenza, ad esempio da parte della banca KfW. Gli stati federali pagano anche degli aiuti di emergenza, ma quanto si può ottenere varia da regione a regione. La situazione si fa chiaramente difficile per chi era già indebitato prima della crisi. Perché in quel caso i creditori chiederanno di utilizzare immediatamente quegli aiuti di emergenza per rimborsare i loro debiti.

Karen Huber ad Amburgo ha richiesto e ottenuto un pagamento una tantum di 2.500 euro. "Ma i soldi mi bastano solo per due mesi, non coprono nemmeno i costi di gestione", afferma. Prima di allora, incassava circa 2.000 euro al mese provenienti dal suo lavoro: "Non ci facevo certo i salti, ma ci vivevo decentemente".

Voleva richiedere anche l'aiuto federale - ma la domanda è stata respinta. Quei soldi arrivano solo a chi deve coprire dei costi operativi mensili, come ad esempio l'affitto di un ufficio o un contratto di leasing per attrezzature tecniche. Il suo commercialista per questa ragione vorrebbe presentare un ricorso. "Il pagamento una tantum dei Laender è previsto per tre mesi, ma cosa succede dopo?"

Huber ritiene di essere stata lasciata sola dalla politica. "La crisi in Germania ha colpito tutti, ma non per tutti è stata di natura esistenziale, come invece lo è per noi lavoratori autonomi". Perché per lei non c'è alcuna azienda che continua a pagarle un salario, anche se solo per un breve periodo. "Credo che in Germania ci sia una grande ingiustizia". Huber ha preso in considerazione la possibilità di richiedere Hartz IV. "Ho chiesto una consulenza, ma probabilmente non ne ho diritto a causa dei miei risparmi, che includono i fondi versati nella previdenza integrativa", afferma.

La stagione sarebbe iniziata proprio ora

Martin Orgler invece ha già presentato la domanda per ottenere un sussidio Hartz IV. Anche lui ha avuto problemi a compilare la sua domanda e ora spera di non aver commesso errori che gli impediscano il pagamento rapido del sussidio. Orgler, che preferirebbe non dare il suo vero nome, a Berlino fa la guida turistica. Anche lui a marzo si è trovato improvvisamente disoccupato. Si guadagnava da vivere con i turisti stranieri, in particolare dagli Stati Uniti, ai quali offre un tour giornaliero nella Berlino storica.

A causa del Coronavirus, l'industria del turismo di Berlino, tuttavia, è completamente in ginocchio. Alcune agenzie di viaggio più piccole potrebbero non riprendersi mai a causa degli introiti persi. "La stagione sarebbe iniziata proprio in questi giorni, ma il mio programma degli appuntamenti è completamente vuoto", afferma Martin Orgler. A causa del rigido divieto di viaggio, non si riesce a vederne la fine. "Questo mese ho avuto esattamente zero euro di reddito e questa situazione probabilmente continuerà per tutta l'estate." Quello della guida turistica non è certo un lavoro che può essere svolto nell'ufficio di casa. Oltre a ciò Orgler recensiva concerti per un quotidiano di Berlino, ma anche questo lavoro si è fermato a causa della cancellazione degli eventi fino a ottobre. 

Si sentiva fortunato, era riuscito ad ottenere 5.000 euro di aiuti d'urgenza dal Senato di Berlino; questi soldi a Berlino erano stati messi a disposizione per alcuni giorni a titolo di risarcimento per la perdita del reddito, ma i 250 milioni di euro garantiti sotto forma di aiuto di si sono subito esauriti. E i soldi non dureranno a lungo neanche per lui. Orgler è stato in grado di richiedere Hartz IV solo perché qui temporaneamente si applicano regole meno rigide: fino al 30 giugno 2020, infatti, vengono accettate le domande anche con costi abitativi più elevati del solito, Orgler quindi non dovrà trasferirsi con sua moglie e suo figlio a causa del suo affitto troppo alto. I risparmi, inoltre, non saranno presi in considerazione per un periodo di sei mesi, e questo vale anche per la previdenza integrativa, così importante per i lavoratori autonomi. Chi ha messo da parte più di 60.000 euro, tuttavia, dovrà prima usare questi soldi altrimenti non riceverà gli aiuti dallo stato. "Se la crisi continua ancora a lungo, dovrò pensare di iniziare a fare qualcosa di completamente diverso", afferma il laureato in storia. Che adora il suo lavoro.

Attualmente online ci sono numerosi webinar e offerte gratuite per fare della formazione su Internet. "I lavoratori autonomi potrebbero utilizzare il tempo libero per acquisire nuove competenze", consiglia Angela Broer, amministratore delegato di HalloFreelancer, una start-up che fa parte del social network XING. La sua azienda ha appena avviato un nuovo progetto per supportare i lavoratori autonomi. I liberi professionisti potranno rilasciare alle aziende una sorta di buono per i lavori di cui avranno bisogno in futuro, il che significa: il lavoro sarà pagato in anticipo ed eseguito solo quando sarà tornata la necessità. Il prerequisito è che la società appaltatrice possa permetterselo finanziariamente, e inoltre c'è la volontà di tenere occupati i liberi professionisti. Legalmente è possibile pagare le fatture anche prima che il servizio venga prestato, afferma Broer.

Anche Karen Huber e Martin Orgler amano lavorare in proprio, se non fosse per il problema dell'incertezza finanziaria. Perché la crisi mostra che quando gli ordini spariscono, che sia a causa delle restrizioni della pandemia o a causa di un periodo troppo lungo di malattia, i lavoratori autonomi sono da soli. Karen Huber afferma di essere sfinita a causa della paura per il futuro della sua esistenza e di essere anche dimagrita senza riuscire a trovare un equilibrio, perché anche i concerti e i viaggi con gli amici sono stati eliminati.

Martin Orgler la vede in maniera un po' piu' pragmatica. "Sono abituato a vivere con pochi soldi e pochi consumi, non è un problema per me. Forse è perché sono cresciuto nella DDR". Per lui è molto peggio non poter tornare al lavoro. "Mi manca molto il mio lavoro. Non sapere se e quando potrò tornare a farlo mi sta uccidendo".

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Per molti lavoratori autonomi Hartz IV è l'unica via d'uscita

Se per il governo di Berlino non è un problema trovare 9 o 10 miliardi di euro per salvare Lufthansa, i soldi per gli aiuti immediati promessi ai lavoratori autonomi in molti casi non si sono ancora visti e forse non si vedranno mai. Per alcuni di loro non resta altro che richiedere l'aiuto di Hartz IV. Ne scrive la Frankfurter Rundschau


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Mareike Kesten (nome inventato) pensa che probabilmente non riuscirà piu’ ad avere i soldi. Il 25 marzo, infatti, la proprietaria del salone per la cura delle unghie ha presentato una domanda per l'erogazione degli aiuti d'emergenza al Land Brandeburgo - e poi, tranne una conferma di ricezione, per settimane non ne ha piu' saputo nulla. Su sua richiesta, la Brandenburg Investment Bank le ha assicurato che chiunque avesse presentato una domanda corretta avrebbe ricevuto i soldi sul conto nel corso del mese di aprile. Ma dopo un mese, durante il quale molti altri lavoratori autonomi della sua regione sono rimasti a mani vuote, la questione per lei è già "conclusa": "Non arriverà nulla", Kesten ne è convinta. Ora posso solo sperare che i saloni di bellezza riaprano quanto prima.

Kesten non è sola. Mentre molti piccoli imprenditori subito dopo l'inizio del programma per l'erogazione degli "aiuti d'emergenza" si sono rallegrati per aver ricevuto sul conto il denaro dal governo regionale o statale, cresce invece il numero di coloro che stanno ancora aspettando i soldi e che sono sempre più preoccupati per il loeo sostentamento. Un gruppo di Facebook, fondato il 10 marzo, sul quale i piccoli imprenditori si scambiano informazioni sulla loro situazione e sugli aiuti di stato, ha raggiunto quasi 19.000 membri, e ogni giorno se ne aggiungono di nuovi in cerca di consigli e incoraggiamento.

La maggior parte di questi gestisce piccole imprese o sono lavoratori autonomi, in una ampia gamma di settori: dai tuttofare, ai consulenti assicurativi, ai piccoli spedizionieri, agli showmen oppure fotografi. Il problema principale è l'erogazione lenta degli aiuti di emergenza da parte dei Laender. "È quasi passato un mese ormai e non ci sono ancora né soldi né una risposta dal Land dello Schleswig-Holstein", ha scritto un uomo. "Come va da voi?" Quasi 50 persone hanno risposto: aiuto richiesto il 24 marzo - ancora nessuna risposta. Inviato il primo aprile - non ho ancora sentito nulla. Il 27 marzo inviato - finora ho ottenuto solo l'approvazione.

I ritardi ci sono in quasi tutti gli stati federali, ma un numero particolarmente elevato proviene dal Nord Reno-Westfalia. Lì la Cancelleria di Stato poco prima di Pasqua ha completamente interrotto il pagamento degli aiuti dopo aver scoperto che dei truffatori avevano tentato di utilizzare dei siti web fasulli per ottenere gli aiuti immediati. All'inizio il NRW aveva infatti posto una particolare enfasi nel cercare di rendere il processo particolarmente veloce, completamente digitale e "il più semplice, snello e non burocratico possibile". Così aveva affermato il ministro delle finanze del NRW Andreas Pinkwart (FDP). (...)

Ma non ci sono solo i ritardi a causare una forte incertezza per i tanti che ora sono seriamente preoccupati per la loro esistenza professionale; molte procedure e regolamenti non solo differiscono da uno stato federale all'altro, ma cambiano anche all'interno del singolo Land. Le differenze sono evidenti, ad esempio, quando si tratta di capire ciò che può essere pagato con i fondi degli aiuti di emergenza. Il contesto: secondo le linee guida federali, gli aiuti dovrebbero essere utilizzati solo per coprire i costi operativi come gli affitti degli uffici o i costi del personale. Le perdite in termini di reddito, invece, non devono essere compensate. Molte società individuali sono quindi escluse dalla rete di assistenza per il Coronavirus in quanto non hanno quasi nessun costo operativo. Finanziano le loro spese di sostentamento direttamente con i loro redditi.

La crisi causata dal Coronavirus colpisce i lavoratori autonomi: i regolamenti sono "lontani dalla realtà"

I regolamenti pertanto sono "lontani dalla realtà della maggior parte dei lavoratori autonomi", afferma Robert Flachenäcker. È un fotografo e gestisce un piccolo studio a Francoforte. La sua specialità sono le fotografie dell'iride in grande formato. Con il suo studio sicuramente ha dei costi operativi e per questo in parte ha potuto beneficiare anche degli aiuti. Ma non trova giusto che il titolare di una Srl (GmbH), ad esempio, possa usare gli aiuti per farsi un proprio stipendio, mentre un libero professionista come lui se dovesse avere problemi a coprire le sue spese di sostentamento dovute alla perdita di guadagno dovrebbe richiedere Hartz IV.

Perché Hartz IV attualmente per molti lavoratori autonomi resta l'ultima risorsa. Almeno nella maggior parte degli stati federali. Alcuni Laender - come il Baden-Württemberg, Amburgo e la Turingia - sono andati oltre le normative federali e concedono sussidi agli autonomi per le spese di sostentamento. All'inizio anche il NRW e Berlino avevano gestito gli aiuti in modo simile, ma ora li hanno aboliti. In Baviera, sono stati pagati 1.000 euro al mese anche agli artisti indipendenti.

Queste differenze regionali, tuttavia, non sono l'unica cosa a confondere i lavoratori autonomi e i proprietari di piccole imprese che si tengono da soli la propria contabilità. Molti a causa della fretta hanno commesso degli errori durante la compilazione dei documenti per la  domanda. Il ministro dell'economia bavarese Hubert Aiwanger (Freie Wähler) ha spiegato così i lunghi tempi per l'elaborazione delle domande nel suo Land. Durante una conferenza stampa di metà aprile, si è infatti lamentato del fatto che molte delle persone colpite, apparentemente non erano in grado di completare in maniera corretta la domanda di due pagine. E questo avrebbe causato un sacco di lavoro inutile per l'amministrazione.

In Baviera, secondo il quotidiano regionale Mainpost, fino al 17 aprile, solo 150.000 delle 400.000 richieste di aiuti di emergenza ricevute erano state elaborate, nonostante il massimo utilizzo del personale.

La crisi del Coronavirus colpisce i lavoratori autonomi: rabbia e paura per la propria esistenza

Nella loro grande incertezza, molte persone colpite cercano consigli nei forum e nei social network, dove le voci, la rabbia e la paura esistenziale provocano una miscela esplosiva. Robert Flachenäcker nella sua cerchia di conoscenti ha osservato che per molte persone la rabbia "cuoce a fuoco lento". Lentamente tutti si stanno svegliando dalla prima ondata di "shock" e iniziano a mettere in discussione i requisiti legali, a causa dei quali a soffrire sono soprattutto le piccole imprese: "Chiedono: perché posso mettermi in fila davanti a Obi, ma non posso farlo da solo ad un tavolo fisso nel negozio di kebab?"

Non è sorpreso dall'impazienza: "Molti finiranno per restare strozzati". Anche lui avrebbe chiuso il suo studio se non avesse ricevuto dei soldi entro la fine di questo mese. Perché Flachenäcker presume che molti lavoratori autonomi alla fine dovranno anche investire in pubblicità e promozioni speciali prima di riavviare la propria attività dopo il blocco.

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lunedì 27 aprile 2020

Thomas Fricke - Perchè i tedeschi dovrebbero mettere da parte la solita caricatura dell'italiano inaffidabile

"La prima cosa di cui l'Europa ha bisogno per potersi salvare sono dei nuovi esperti tedeschi", scrive Thomas Fricke su Der Spiegel. La stampa tedesca che conta dà spazio anche alle colombe, ma nel dibattito complessivo, si tratta comunque di poche voci con un peso limitato. Thomas Fricke su Der Spiegel spiega ai tedeschi perché è arrivato il momento di prendere sul serio gli italiani mettendo da parte i soliti stereotipi sull'inaffidabilità dei latini. Da Der Spiegel




Forse è solo il frutto dei molti film sulla mafia. Forse è solo l'invidia per il fatto che in Italia semplicemente c'è un clima piu' mite, cibo migliore, più sole e mare. In ogni caso, ci deve essere qualcosa che spiega tutto questo bisogno di insistere sul fatto che noi tedeschi saremmo più risparmiosi, più seri e soprattutto più affidabili. E che gli italiani invece su questi temi sarebbero alquanto deficitari. Ed è proprio quello che alcuni vorrebbero continuare ad insegnarci, proprio ora nel bel mezzo del dramma piu' grande degli ultimi decenni e per il quale nessuno ha colpa.

Tanta arroganza tedesca, non solo ora, ma proprio ora è particolarmente tragica. Perché? Perché da molto tempo ormai la litania tedesca non ha piu' molto a che fare con la vita reale dell'italiano, come del resto accade con la storia della puntualità tedesca e la vicenda dei tempi di costruzione del nostro grazioso aeroporto di Berlino. Una storia che tutto sommato ci sembra ancora divertente.

Al posto della imbarazzante discussione sulla possibilità di una partecipazione tedesca agli Eurobond per aiutare altri paesi - i tedeschi preferiscono continuare a fantasticare sul fatto che l'italiano in passato avrebbe dovuto risparmiare di piu'. Il che dovrebbe spiegare la mancanza di zelo da parte dei tedeschi nell'avviare finalmente una storica operazione di salvataggio all'interno dell'UE, come del resto abbiamo visto al vertice di questa settimana. L'Europa rischia un dramma, non perché gli italiani abbiano torto, ma perché probabilmente ad essere sbagliata è una parte importante della percezione tedesca sulla questione.

Se lo stato italiano in una crisi come questa è finito sotto pressione, sempre che la responsabilità sia degli italiani, dipende soprattutto dal fatto che il paese ha un livello di debito pubblico alquanto elevato, vale a dire tanti debiti fatti in passato. Solo che questo ha poco a che fare con la realtà attuale, ma molto di piu' con una fase di vero deragliamento durante gli anni '80 - sebbene ciò all'epoca non fosse di per sé dovuto solo a una mentalità dello sperpero, ma anche ad un aumento improvviso e molto forte dei tassi di interesse, come del resto evidenziato da Antonella Stirati dell'Università di Roma Tre.


Sono almeno quattro decenni fa. Piccolo rompicapo: se noi tedeschi non avessimo avuto all'estero dei cari amici che nel 1953 ci hanno condonato parte dei nostri debiti, anche noi oggi saremmo ancora qui alquanto stupidi e con il carico dell'eredità del passato. Come rischia di andare a finire, quando le persone devono continuare a pagare per i debiti fatti in passato lo si è già visto in Germania dopo la prima guerra mondiale, quando il sistema è crollato, come del resto rischia di fare da anni in Italia.

Quanto e soprattutto se gli italiani hanno effettivamente sperperato denaro, lo si può vedere bene dallo sviluppo del bilancio statale. Dal 1992, i governi italiani, anno dopo anno, hanno registrato un avanzo di bilancio primario, escluso quindi il pagamento di interessi per il servizio sul vecchio debito. In altre parole, lo stato per 30 anni ha speso meno per i suoi cittadini rispetto a quanto non abbia preso da loro. Con l'unica eccezione dell'anno della crisi finanziaria mondiale del 2009. Si tratta di un risparmio da record, e non di uno sperpero, cara casalinga sveva.

E tutto ciò dopo la crisi dell'euro si è trasformato in una catastrofe, quando i capi di governo come Mario Monti, sotto la pressione internazionale e soprattutto tedesca hanno fatto una riforma dopo l'altra. A volte sul mercato del lavoro, a volte del sistema pensionistico. Dolce vita? Sciocchezze. Dal 2010, gli investimenti pubblici in Italia, sotto la pressione dell'austerità, sono scesi del 40 %, afferma Stirati. Un vero crollo. Lo stato ora investe quasi un 10% in meno nell'istruzione. Follia.

Nel complesso la spesa pubblica reale in Italia dal 2006 è rimasta stagnante. Per fare un confronto: da allora in Germania è aumentata di quasi il 20 %. E questo, caro furbacchione, non può essere considerato come un presunto risarcimento per il fatto che in passato l'italiano aveva speso troppo. In Germania, il nostro padre-stato spende un 25% in più pro-capite rispetto all'Italia. Fatto che in queste settimane si mostra in tutta la sua miseria.

E tutto ciò nell'attuale crisi sta diventando un dramma senza fine: i governi italiani dal 2010 in poi hanno anche tagliato la spesa pubblica per la salute, mentre in Germania la spesa pro-capite continuava a crescere anno dopo anno. Il che ha portato al fatto che quando la pandemia è scoppiata in Italia, dove mancavano posti letto, la gente è morta, e molte di quelle persone oggi potrebbero essere ancora vive. Nessuna colpa diretta dei politici tedeschi, ovviamente. Ma è giunto il momento di smetterla di dare ordini sbagliati, e invece aiutare a risolvere il disastro, caro signor Schäuble. Oppure di dire "scusateci".

I pagliacci che invece vorrebbero spiegarci il funzionamento del mondo, in questi giorni continuano a parlare della "tossicodipendenza da debito" degli italiani. Ecco un piccolo suggerimento: se rapportato al prodotto interno lordo, in nessun altro paese il debito privato è così basso come in Italia.

Ancora una domanda: perché la percentuale di coloro che in Italia vorrebbero uscire dall'UE è aumentata e nelle ultime settimane ha superato il 50%? Per capirlo, almeno in una certa misura, bisognerebbe solo provare a mettersi nei panni di quelle persone che a Milano o Bergamo per anni si sono dovuti sorbire tutti i tagli sopra menzionati nella loro vita quotidiana, e che a causa degli ospedali sovraccarichi potrebbero aver perso il padre o la madre - e ora leggono dagli spacconi tedeschi che avrebbero dovuto risparmiare di piu'. A volte semplicemente è solo scomodo. Come italiano, prima o poi mi sentirei nel diritto di dirgli: "levatevi di torno!".

Di questa situazione, tuttavia, non si possono rimproverare i tedeschi in generale. Dietro piuttosto c'è il grande fallimento degli esperti che da noi fanno politica a mano libera, e agiscono come se fossero dei papi dell'economia e mostrando risentimento. E chi per pigrizia o altro preferisce rimestare i soliti cliché, invece di occuparsi delle persone o avere a che fare con delle regole relativamente semplici di analisi e statistica macroeconomica. Non è sufficiente recitare la solita storia del rapporto debito/PIL italiano.

Se il debito pubblico italiano dopo la crisi dell'euro è cresciuto, ciò non è dovuto alla mancanza di austerità. Chi durante la crisi riduce le uscite e aumenta le tasse, semplicemente sta peggiorando la situazione sia sul lato economico che di bilancio - e finisce per avere un deficit e un debito pubblico piu' alto di prima. Qualcosa del genere, con un po 'di buona volontà, dovrebbe essere comunicato anche in Germania. Non siamo mediamente piu' stupidi rispetto ad altri paesi.

Se Hans-Werner Sinn per anni, grazie ad una interpretazione eccessiva ed errata dei saldi target, ha strombazzato ai quattro venti la fiaba dei sud-europei malvagi, lo ha fatto piu' che altro per zelo e anche risentimento, ma non per mancanza di competenza (certamente no). Ma è davvero assurdo se persino un ex capo-economista della Banca centrale europea come Ottmar Issing sembra dimenticare i numeri reali e invece si lamenta sostenendo che i politici italiani chiedono gli Eurobond solo per potersi indebitare all'infinito - dopo che i politici italiani da oltre tre decenni stanno generando un avanzo primario. Cosa vuol dire allora tutto ciò?

Forse la prima cosa di cui l'Europa ha bisogno per potersi salvare sono dei nuovi esperti tedeschi. Alcuni, che in questo periodo continuano a parlare ad alta voce, non meritano affato la buona immagine di cui gode la Germania nel mondo.

Non siamo al circo. Ma in una crisi incredibilmente grave. Per come le cose si stanno mettendo, crescerà il numero di italiani stufi dell'Europa e che non ne vorranno piu' sapere di farsi dire cosa fare nella loro vita quotidiana, da persone che apparentemente non ne hanno idea.

È giunto il momento di fermare il dramma - sia esso con gli Eurobond, come simbolo di un destino da condividere, che del resto abbiamo già fatto con la valuta comune. C'è ancora tempo per i tedeschi, dopo le ultime settimane difficili e incasinate, per raddrizzare la curva.

Altrimenti tra qualche anno l'Unione Europea non sarà più un'Unione. E in paesi come Italia e Francia arriveranno al potere persone che come Donald Trump o Boris Johnson, non avranno piu' alcuna intenzione di prendere parte al gioco. Quel gioco grazie al quale la Germania per decenni ha costruito la propria prosperità. 



sabato 25 aprile 2020

L'export italiano stava asfaltando quello tedesco...

Breve post per ricordare come la congiuntura del settore industriale tedesco anche prima del Covid-19 non fosse affatto buona, mentre sul fronte italiano c'erano segnali incoraggianti. E infatti nei primi 2 mesi del 2020 l'export italiano era partito molto bene proseguendo il trend positivo del 2019 e registrando un ottimo +4,7% rispetto ai primi 2 mesi del 2019, mentre l'export tedesco nei primi due mesi dell'anno scendeva addirittura in territorio negativo segnando un -0,1%, coerentemente con il risultato decisamente deludente dell'export germanico nel corso di tutto il 2019.


Qui sotto i dati relativi all'export tedesco nei primi due mesi dell'anno (fonte Destatis.de). L'export passa dai 217,7 miliardi di euro nei primi mesi del 2019 ai 216 miliardi del 2020.