domenica 23 febbraio 2020

"In Germania è in corso una guerra civile nascosta"

Punto di vista senza dubbio interessante quello di László Földi, un alto funzionario del governo ungherese, dopo la strage di stampo neonazista di Hanau. Per Földi in Germania sarebbe già in corso una guerra civile a bassa intensità fra una parte della società tedesca e i migranti. Ne scrive Epoch Times, testata online considerata vicina ad AfD.


László Földi, colonnello ungherese ed ex funzionario dell'intelligence del ministero degli Interni ungherese, si è pronunciato in maniera molto critica sulla situazione tedesca e sulle violenze di Hanau. Lo riferisce l'agenzia di stampa ungherese MTI. Alla televisione di stato ungherese M1 in riferimento ai fatti di Hanau venerdì 21 febbraio ha detto:

"In Germania è in corso una guerra civile nascosta perché i tedeschi rispondono agli attacchi jihadisti con l'autodifesa"

L'ex direttore operativo del Ministero dell'interno ungherese spiega: "Il riflesso dell'autodifesa" è sorto perché la migrazione ha distrutto il mondo abituale in cui vivevano i tedeschi.

La migrazione in Germania assume una forma speciale, continua Földi. “I migranti sono comparsi in tutte le grandi città di tutti i paesi dell'Europa occidentale. Per evitare ciò, invece, il governo tedesco ha deciso di suddividere le masse, in maniera legale o illegale. Improvvisamente sono comparsi anche nelle piccole città".

Secondo Földi il problema risiede nel fatto che la vita abituale degli abitanti nelle piccole città è stata gravemente disturbata. "Poiché i migranti non parlano nemmeno il tedesco, pensano in maniera molto diversa". La vita della gente del posto è stata messa sotto sopra, ha continuato l'ex ufficiale.


Hanau: I migranti vengono perdonati, i tedeschi no

L'ex funzionario dell'intelligence ungherese spiega inoltre che il governo tedesco urla "terrorista" quando si tratta di un'azione di estrema destra. Se invece ad essere colpevoli sono i migranti, allora vengono perdonati. A suo avviso, la società tedesca non può tollerare questa situazione a lungo.

La politica non si assume alcuna responsabilità per la situazione e cataloga come fascisti tutti coloro che auspicano un ritorno alla vita precedente l'ondata migratoria del 2015, ha aggiunto Földi. Ma questi sono solo "sostenitori della normalità".

Il moderatore del programma "Ma Reggel" ("Questa mattina") pone la domanda: "Non è forse questa la risposta della società a questa situazione, il motivo per cui AfD sta diventando sempre più forte?" Földi risponde: "Sì, vengono rappresentati come un partito fascista, ma è un'assurdità"

Fascismo significa negare qualcosa che esiste e creare qualcosa di completamente nuovo, ha continuato l'ex direttore. "Ma loro vogliono tornare allo stato prima del cambiamento. Per questo io direi che la normalità in realtà è la vera politica e filosofia di AfD. AfD nel lungo periodo avrà successo perché pensano quello che la gente vuole”, ha affermato László Földi.

Földi ha continuato: “Se prima del 2015 eri un turista, ti trovavi in Germania e ti volevi fermare da qualche parte, non cercavi un hotel nelle grandi città. Bastava uscire dall'autostrada e cercare una locanda in un piccolo paese ”.

L'ex ufficiale ha poi spiegato il perché: “L'atmosfera semplicemente era piacevole. Non c'era bisogno di chiudere le porte o i cancelli a chiave. Non c'era motivo di farlo: tutti conoscevano tutti, tutti facevano il loro lavoro e tutti erano felici. Ed è esattamente quello che è cambiato"

sabato 22 febbraio 2020

C'è chi dice No!

Da un po' di tempo il ministro della sanità Spahn gira l'Europa del sud e dell'est in cerca di infermieri da portare in Germania. Di fronte a questa nuova forma di colonialismo demografico dei paesi forti dell'eurozona, tuttavia, c'è anche chi ha il coraggio di dire NO: il presidente serbo Vučić si rifiuta di consegnare le infermiere serbe e interrompe la collaborazione con il governo di Berlino. Ne scrive RT Deutsch


Il governo serbo ha sorprendentemente sospeso un progetto di cooperazione pensato per ricollocare infermieri serbi in Germania. A quanto pare il presidente serbo Aleksandar Vučić avrebbe affrontato la questione in maniera molto chiara con il ministro tedesco Jens Spahn.

Secondo quanto riportato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung ( FAZ ), la Serbia non intende più inviare le sue infermiere in Germania. La relativa cooperazione con la Germania per il collocamento dei lavoratori a sopresa è stata sospesa, riferisce la FAZ. Il cosiddetto Triple-Win-Projekt della Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ) e della Bundesagentur für Arbeit (BA) in forza dal 2013 comprende anche accordi con la Bosnia-Erzegovina, la Tunisia e le Filippine.

La Serbia dal prossimo anno potrebbe completamente annullare la cooperazione con la Germania. La FAZ fa riferimento a dichiarazioni del ministro del lavoro serbo Zoran Đorđević. Si dice che il presidente serbo Aleksandar Vučić abbia affrontato direttamente il ministro tedesco della sanità Jens Spahn. In un'intervista televisiva, infatti, Vučić ha definito Spahn un "fantastico ministro della salute e un uomo molto capace", che però avrebbe affermato quanto segue: "vengo in Serbia a prendermi le tue infermiere". Vucic allora gli avrebbe detto in faccia:  

"Non voglio che tu venga in Serbia a prendere le mie infermiere. Ti apprezzo davvero, sei un grande ministro. Hai la migliore assistenza sanitaria al mondo. Ma non venire in Serbia".

Secondo la  FAZ, il Ministero della sanità tedesco non ha voluto commentare queste frasi. Spahn tuttavia non avrebbe mai reclutato attivamente le infermiere dalla Serbia. Secondo l'articolo, infatti, i partecipanti al progetto erano alquanto riluttanti nel chiudere un accordo con la Serbia. Per noi "ovviamente è un peccato, ma rispettiamo questa decisione", ha fatto sapere una portavoce della BA. Anche il GIZ ha usato la stessa formula. Secondo i dati forniti, il Triple-Win-Projekt dall'inizio del 2013 ha già portato 3.677 infermieri ai datori di lavoro tedeschi, di cui 787 dalla Serbia.
-->

lunedì 10 febbraio 2020

Profonde divergenze franco-tedesche

Dopo il no di Macron alla condivisione dell'atomica francese con i tedeschi, le divergenze fra Berlino e Parigi sono sempre piu' evidenti, anche la stampa tedesca che conta suggerisce a Berlino di non fidarsi troppo del presidente Macron. Ne scrive il sempre ben informato German Foreign Policy


Contro l'egemonia tedesca

Il presidente francese Emmanuel Macron - in risposta a Berlino che stava sistematicamente rallentando tutte le sue iniziative sull'UE presentate nel corso del suo ben noto discorso alla Sorbona del settembre 2017 - ha iniziato ad opporsi apertamente al dominio tedesco, in particolare nel campo della politica militare dell'UE. Il primo passo è stato l'annullamento di un'apparizione congiunta con la Cancelliera Angela Merkel alla conferenza sulla sicurezza di Monaco dello scorso anno; Berlino, infatti, aveva programmato l'apparizione per dimostrare una unanimità - in realtà inesistente -  tra i leader dell'UE in materia di politica mondiale. Se l'annullamento riguardava una misura simbolica del governo federale, a colpire gravemente la Repubblica federale è stato invece un altro passaggio: Parigi a febbraio 2019 ha ritirato il suo appoggio al gasdotto Nord Stream 2, dopo tale ritiro solo con grande difficoltà Berlino è riuscita ad evitare il fallimento del suo progetto. Ad aprile poi, il governo di Parigi si è rifiutato di avviare colloqui formali su un accordo di libero scambio dell'UE con gli Stati Uniti. I negoziati essenzialmente dovevano servire a prevenire le tariffe punitive statunitensi sulle importazioni di veicoli; erano quindi nell'interesse dell'industria tedesca. Le case automobilistiche francesi, tuttavia, esportano poco negli Stati Uniti.

Nuovi scontri

Sempre ad aprile poi, Macron ha pubblicamente annunciato nuovi "scontri" con la Germania - dando seguito al suo annuncio con i fatti. Cosi' a maggio ha ufficialmente annunciato di non essere d'accordo sull'allora candidato tedesco per la successione al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, Manfred Weber (CSU). [2] In estate la Francia ha ostacolato l'accordo di libero scambio dell'UE con la confederazione sudamericana Mercosur, accordo appena concluso dopo venti anni di negoziati, chiedendone dei miglioramenti; l'accordo nell'UE è particolarmente importante per l'industria dell'export tedesca. In autunno Parigi ha bloccato l'inizio dei colloqui di adesione all'UE con la Macedonia settentrionale e l'Albania, ancora una volta contro la volontà espressa da Berlino. Solo un po 'più tardi Macron in occasione di un viaggio a Pechino ha cercato di unificare la politica UE-Cina: sotto la sua guida però, non quella tedesca [4]. A ciò sono seguiti ulteriori passi per ottenere un ruolo di primo piano nella politica estera e militare dell'UE: prima i negoziati con la Russia per migliorare le relazioni reciproche e, in questi giorni, i colloqui a Varsavia per ottenere il supporto della Polonia nei confronti delle iniziative di politica estera di Parigi.

"In declino, e debole in politica estera"

A Berlino l'attivismo di Macron si scontra sempre di piu' con un certo rifiuto. Un contributo sintomatico di questo clima è l'articolo pubblicato nel primo fine settimana di febbraio da Jacques Schuster, principale commentatore del gruppo "Welt", articolo che a Parigi ha ottenuto una certa attenzione e una risposta chiaramente infastidita. La Francia, recita  il testo dell'articolo, si trova in una fase "di declino" sin dagli anni '90. Mostra "crescenti tensioni sociali" e "debolezza in politica estera". Macron sta attualmente cercando di "dare al continente, sotto la guida francese, la posizione che merita"; poiché la Francia è "sempre meno in grado" di farlo, il presidente cerca di ricorrere "all'aiuto dei tedeschi". Ovviamente "senza fare concessioni": "Parigi non è né disposta a condividere il suo seggio permanente nel Consiglio di sicurezza con Berlino, né Berlino può sperare di avere voce in capitolo sull'uso dei missili nucleari francesi". "Anche i sostenitori del presidente criticano la corte reale che Macron ha creato a Parigi", scrive Schuster: "Vari circoli di amici, consulenti e rappresentanti di interessi stanno cercando di influenzare le decisioni del sovrano". [5] Ouest-France, il quotidiano francese a maggiore diffusione, ha classificato l'articolo, pubblicato con il titolo "La Germania non dovrebbe fidarsi di Macron", come la prova evidente di un ulteriore "irrigidimento" nelle relazioni franco-tedesche. [6]

"Sotto il comando dell'UE"

Nel frattempo, in Germania, influenti esperti di politica estera la scorsa settimana hanno lanciato un nuovo attacco nei confronti di Macron. All'inizio della settimana, Johann Wadephul, vicepresidente del gruppo parlamentare della CDU/CSU, responsabile per la politica estera e militare, ha rilanciato una richiesta tedesca, proposta con regolarità per anni, e cioè: l'accesso di Berlino alle armi nucleari francesi. È "nell'interesse tedesco poter influenzare la strategia nucleare che ci protegge", ha affermato Wadephul; la Francia dovrebbe quindi "mettere le sue forze nucleari" sotto un comando congiunto dell'UE o della NATO [7]. Se così fosse, Berlino avrebbe davvero accesso alle armi nucleari. Wadephul alla fine ha precisato, che Macron il quale "ci aveva chiesto piu' volte di osare piu' Europa, ora dovrebbe mostrare di essere anche lui pronto".

Dialogo strategico

Il presidente francese venerdì in un discorso davanti ai laureati dell'École de Guerre parigina ha respinto la richiesta tedesca. Macron non ha lasciato alcun dubbio sul fatto che la Francia non intende condividere le sue forze nucleari, che il Presidente resta il solo a decidere cosa fare e che il suo governo non è disposto a coinvolgere altri paesi nel finanziamento della "Force de frappe", in modo da fornire a terzi una qualche influenza sulle armi nucleari francesi [8]. Macron, ha tuttavia affermato di desiderare un serio "dialogo strategico sul ruolo della dissuasione nucleare nella nostra sicurezza comune" all'interno dell'UE. La Francia è pronta a prendere in considerazione gli interessi in materia di sicurezza dei suoi alleati all'interno di una strategia sulle armi nucleari: la sua indipendenza nell'ambito di una possibile decisione sull'uso delle armi nucleari francesi è "pienamente compatibile con la nostra incrollabile solidarietà con i nostri partner europei". Oltre al "dialogo" sulla strategia da intraprendere in materia di armi nucleari, gli altri paesi membri in qualsiasi momento potranno "partecipare alle esercitazioni delle forze armate francesi in ambito nucleare". Poiché questa offerta resta al di sotto della soglia dell'influenza, per Berlino non è sufficiente.

Alla conferenza sulla sicurezza di Monaco

Macron vuole discutere le sue idee al riguardo durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che inizia venerdì. Si tratta anche di dare una  voce forte all'UE nella politica mondiale, indipendentemente dagli Stati Uniti e, se possibile, sotto la guida di Parigi. Il primo punto incontra l'interesse di Berlino, il secondo viene respinto.


[1] S. dazu Vor neuen Konfrontationen.
[2] S. dazu Vor neuen Konfrontationen (II).
[3] S. dazu Kollateralschäden im Führungskampf.
[4] S. dazu Zwischen China und den USA.
[5] Jacques Schuster: Deutschland sollte Macron nicht über den Weg trauen. welt.de 01.02.2020.
[6] La France doit-elle partager son arsenal nucléaire avec l'UE? Oui, selon un proche d’Angela Merkel. ouest-france.fr 03.02.2020.
[7] Hans Monath: "Wir sollten uns an nuklearer Abschreckung beteiligen". tagesspiegel.de 02.02.2020. S. dazu Griff nach der Bombe (III).
[8] Leo Klimm, Paul-Anton Krüger: Macron drängt zum Dialog über atomare Abschreckung. sueddeutsche.de 07.02.2020.


-->

domenica 9 febbraio 2020

Piccole guerre franco-tedesche

Oltre alla condivisione dell'atomica francese, gentilmente declinata dal presidente Macron, Parigi e Berlino si scontrano su diverse questioni scottanti ancora aperte: l'asse franco-tedesco non è poi così saldo come potrebbe sembrare. Ne scrive il sempre ben informato Lost in Europe


Gli inglesi sono fuori, e ora tocca ai due paesi piu' grandi dell'UE, Germania e Francia, mandare avanti la baracca. Ma invece di procedere uniti, Berlino e Parigi si mettono a litigare. Stanno persino combattendo una piccola e pericolosa guerra.

La prima controversia riguarda il futuro bilancio dell'UE. La Germania vorrebbe ridurlo, per contenere i costi post-Brexit. La Francia, invece, vuole abolire sia lo sconto tedesco che lo sconto britannico, che ora del resto non sarà più applicabile.

Non si tratta solo di soldi, ma anche di definire ciò di cui l'UE in futuro si dovrà occupare: della vecchia politica agricola, che rappresenta ancora la parte principale del bilancio europeo, o dei nuovi programmi come la protezione del clima e l'uscita  graduale dal carbone.

Berlino vorrebbe essere moderna e chiede un taglio degli aiuti agricoli "francesi" (di cui peraltro beneficiano anche le grandi aziende agricole tedesche nel Meclemburgo-Pomerania) - ma non vuole pagare un centesimo in più per l'eliminazione graduale del carbone ...

Il secondo argomento di discussione riguarda l'allargamento dell'UE. A prima vista si tratta solo di due candidati, l'Albania e la Macedonia settentrionale: la Germania vuole avviare i negoziati di adesione , la Francia li sta bloccando e chiede riforme.

Ma in verità si tratta della cosiddetta "finalità": l'UE deve comunque essere ampliata anche se questo indebolisce la coesione interna - oppure si tratta piuttosto di costituire prima un "nucleo duro" per far funzionare la baracca?

La cancelliera Merkel è per l'allargamento senza limiti, alla fine, in questo modo si amplia anche il mercato dell'export tedesco. Il presidente Macron, invece, chiede di fare prima le riforme per rafforzare la coesione e l'efficacia dell'UE ...

Il terzo argomento di scontro riguarda la Libia, Merkel appoggia il governo di unità di Tripoli, Macron l'autoproclamato generale Haftar. Al vertice di Berlino le due parti hanno comunque cercato di trovare un accordo sulla stessa linea.

Ma è proprio la Turchia ad accendere lo scontro - mentre continua ad inviare navi e combattenti dalla Turchia verso Tripoli. Il Sultano Erdogan si rifiuta apertamente di rispettare l'accordo di Merkel sulla Libia, critica Macron - ma la Cancelliera tace.

E questo non solo infiamma ancora di piu' le relazioni franco-tedesche, ma potrebbe portare ad una grave crisi nel Mediterraneo orientale e quindi nella UE e nella Nato. Erdogan continua a provocare la Grecia e Cipro con le trivellazioni per la ricerca del gas.

Conclusione: proprio dopo la Brexit le controversie franco-tedesche tornano ad inasprirsi. La piccola guerra franco-tedesca mette in ombra anche le negoziazioni dell'UE con il premier Johnson per un accordo commerciale.

-->

sabato 8 febbraio 2020

Perché mini-job significa mini-pensione

Un anno di lavoro da minijobber a 450 € al mese equivale a 4.40 euro lordi  di pensione mensile futura, e se il lavoratore sceglie l'esenzione sono solo 3.55 euro lordi al mese di pensione maturata. In Germania c'è molta preoccupazione per il futuro pensionistico di quei 4.5 milioni di occupati che hanno solo un mini-job. Ne scrive la DGB, la confederazione sindacale tedesca.


Lavorare un anno per avere in futuro una pensione di 4.40 euro lordi al mese? Con i mini-job è realtà. La situazione è ancora piu' incerta quando si lavora per una famiglia privata. Qui la pensione accumulata spesso ammonta a soli 1,18 euro all'anno. La situazione deve cambiare, e alla svelta.

Mini pensioni

Un anno con un lavoro da 450 euro mensili pagando i contributi all'assicurazione pensionistica farà aumentare il livello della pensione futura di circa 4,40 euro lordi al mese. E' davvero poco. L'81 percento dei mini-jobber nel settore commerciale e industriale si fa esentare dall'assicurazione pensionistica. In questo caso, alla pensione mensile vengono aggiunti solo 3,55 euro lordi per ogni anno lavorato. Fra coloro che lavorano per le famiglie, quasi l'87% si fa esentare dai contributi pensionistici. [2] Di conseguenza, riceveranno una pensione lorda di 1,18 euro per ogni anno contributivo.

Ancora peggio: con l'esenzione perderanno anni di contributi e rinunceranno alla pensione di invalidità o di reversibilità come alle misure di riabilitazione medica. Allo stesso tempo, ne escono fortemente indebolite anche le casse sociali. Altri dipendenti, soprattutto quelli con dei redditi bassi o medi, dovranno pagare per loro.


Mini-diritti dei lavoratori

Dal punto di vista del diritto del lavoro, i mini-job dovrebbero essere equiparati ai lavori soggetti a contributi previdenziali. Sfortunatamente però, spesso vale solo in teoria. Nella pratica non è prevista una retribuzione in caso di malattia, in caso di straordinario e non ci sono ferie retribuite. I salari, inoltre, vengono ridotti grazie all'inserimento nel foglio delle presenze di un numero di ore inferiore rispetto a quello effettivamente lavorato. Il lavoro spesso è a chiamata e non può essere pianificato. 

Opportunità Mini

Tutti parlano di una carenza di lavoratori qualificati e di una mancanza di forza lavoro. Mentre la maggior parte dei mini-jobber ha una qualificazione professionale oppure accademica, e spesso sono costretti a svolgere mansioni da aiutante. Di solito nei mini-job non ci sono opportunità di formazione e perfezionamento professionale, di avanzamento di carriera e di una maggiore stabilità del reddito.

Mini-Jobs

Per gli occupati, i mini-job sono un finto sgravio fiscale che viene pagato caro dai lavoratori con minori diritti, minori opportunità e in seguito con  basse pensioni. Di conseguenza viene meno la possibilità di garantire e tutelare i lavoratori. I sistemi fiscali e della previdenza sociale ne escono indeboliti. Eppure la politica continua a puntare sui mini-jobs. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia federale per l'impiego, attualmente in Germania ci sono ancora oltre 7,5 milioni di lavoretti - la maggior parte dei quali (4,5 milioni) ha solo un mini-job. [3]

Molti di loro volentieri lavorerebbero piu' ore. Il 45% delle donne e il 56% degli uomini che hanno solo un mini-job vorrebbero estendere l'orario lavorativo. [4]

Ecco perché la DGB sostiene una strategia di uscita dalla trappola dei mini-job: i mini lavoretti dovranno essere gradualmente convertiti in lavoro part-time soggetto ai contributi previdenziali. Allo stesso tempo, i lavoratori a basso reddito dovranno ottenere una riduzione delle tasse attraverso uno sgravio per i dipendenti.

-->


[1] Durchschnittswert alte Bundesländer, 1. HJ 2020, eigene Berechnungen anhand eines 450-Euro Einkommens. Für die neuen Bundesländer ist der Wert ca. 4,54 Euro.
[2] Quartalsbericht III 2019, Minijobzentrale
[3] Bundesagentur für Arbeit, Auswertemonat Oktober 2019.
[4] SOEP long, 1985-2016, Weber, Enzo; Zimmert, Franziska: Der große Trend zur Freizeit?, 2018.




venerdì 7 febbraio 2020

Perché i tedeschi vorrebbero mettere le mani sull'atomica francese

"Dammela la bomba atomica, che poi facciamo l'unione fiscale": è piu' o meno la proposta che questa settimana è arrivata ai francesi dai piani alti della politica berlinese in occasione del discorso del presidente Macron sulla politica nucleare della Francia. Inutile dire che i francesi hanno già rispedito al mittente la proposta di matrimonio, tranne concedere ai tedeschi la vaga possibilità di partecipare agli esperimenti nucleari francesi. Ne scrive il sempre ben informato German Foreign Policy


"Sotto il comando dell'UE"

Johann Wadephul, vicepresidente del gruppo parlamentare della  CDU/CSU al Bundestag e responsabile per la politica estera e militare del gruppo parlamentare dell'Unione, ad inizio settimana ha riaperto la discussione sull'accesso della Germania alle forze nucleari francesi. Wadephul, infatti, chiede che la Repubblica federale "prenda in considerazione una cooperazione con la Francia sulle armi nucleari". [1] "Il nostro bisogno di disporre di un deterrente nucleare è una realtà"; pertanto è "nell'interesse tedesco poter influenzare la strategia nucleare di chi ci protegge". La Germania deve "essere pronta a partecipare a questo deterrente nucleare secondo le proprie capacità e risorse". In cambio, la Francia dovrebbe "mettere le sue armi nucleari sotto un comando congiunto dell'UE o della NATO". Il presidente francese Emmanuel Macron, che "ci aveva più volte chiesto" di "osare di più per l'Europa", "ora può dimostrare che anche lui è disposto a farlo", ha detto Wadephul. Il politico della CDU non ha tuttavia spiegato con quali "mezzi propri" la Germania  dovrebbe partecipare al "deterrente nucleare".

Dalla bomba nazionale a quella "europea"

Gli sforzi delle élite tedesche per trasformare il paese in una potenza nucleare o, in alternativa, per ottenere l'accesso al nucleare militare francese sono vecchi. Già negli anni '50, i principali politici di Bonn, tra i quali il cancelliere Konrad Adenauer e il ministro della Difesa Franz Josef Strauß, si erano dichiarati in linea di principio favorevoli ad una "bomba tedesca" [2]. Il governo federale, tuttavia, con una certa riluttanza, firmerà il Trattato di non proliferazione nucleare solo il 28 novembre del 1969; per la sua ratifica Bonn aveva poi avuto bisogno di molto tempo, fino al 2 di maggio 1975. All'inizio degli anni 2000, quando l'UE sembrava trovarsi in una fase di rapido ampliamento della difesa comune, gli esperti di politica estera e i consiglieri del governo a Berlino, ancora una volta si erano concentrati sull'accesso tedesco alle armi nucleari, questa volta sotto forma di "forze nucleari comunitarie". [3] In un documento tedesco di strategia militare del 2003 veniva presa in considerazione la costituzione di "Forze armate strategiche europee riunite", le quali "avrebbero potuto utilizzare il potenziale nucleare di Francia e Gran Bretagna sotto un alto comando comune europeo". [4] "La superpotenza europea", era scritto nel documento, "farà pieno uso dei mezzi previsti dalla politica di potenza internazionale".


Lo "scudo nucleare europeo"

Gli esperti di politica estera, i consulenti del governo e i pubblicisti tedeschi, sin dall'elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, insistono per dotare la Germania di un'arma nucleare. "Berlino dovrà prendere in considerazione lo sviluppo di uno scudo nucleare europeo basato sulle potenzialità francesi e britanniche", aveva dichiarato il direttore del Global Public Policy Institute di Berlino, Thorsten Benner, a metà novembre 2016. [5] Erano seguite numerose dichiarazioni simili. [6] Il ragionamento è sempre lo stesso: è necessario uno scudo nucleare e non possiamo più fare affidamento su quello degli Stati Uniti. In discussione ci sono soprattutto due varianti. Una riguarda la costruzione di armi nucleari tedesche; si parla di "Germania nucleare" ([7]). Un'altra prevede l'uso della "Force de frappe" francese secondo diversi gradi di influenza. Le opzioni vanno dal cofinanziamento tedesco delle forze nucleari francesi, associato a un certo grado di influenza diretta, fino al posizionamento dei sistemi di armamento "sotto un comando comune dell'UE", come richiesto recentemente da Wadephul.

Un chiaro no

In Francia, la rinnovata pressione tedesca per la condivisione della forza nucleare sta causando un certo risentimento. Parigi non ha mai avuto dubbi sul fatto che non intende rinunciare al controllo esclusivo sulle sue armi nucleari. A fine 2018, Bruno Tertrais, vicedirettore della Fondation pour la recherche stratégique di Parigi, aveva scritto sul principale giornale di politica estera tedesca che il governo francese "non avrebbe in alcun modo consentito una forza nucleare europea comune sotto la guida dell'UE"; sarebbe anche "irrealistico" supporre "che i partner europei possano cofinanziare le forze armate francesi" al fine di "ottenere una voce in capitolo nella politica di sicurezza francese". I commentatori francesi nei giorni scorsi hanno parlato dell'insistenza di Berlino sottolineando che la proposta avanzata da Wadephul era già stata "stroncata sul nascere". [9] L'influente ex generale Vincent Desportes ha sottolineato che il potere decisionale in merito allo scudo nucleare francese non sarebbe stato "condiviso"; una implementazione dell'approccio tedesco nel prossimo futuro è "impensabile" [10]. Corentin Brustlein, direttore del Centre des études de sécurité dell'Institut français des Relations internationales (ifri) di Parigi, conferma che anche "a livello politico non ci sarebbe alcuna volontà di condividere i poteri decisionali in merito all'uso delle armi nucleari" [11]. Il riferimento è al discorso sulla dottrina nucleare francese che il presidente Emmanuel Macron intende presentare venerdi.

Bombe nucleari degli Stati Uniti

In considerazione del rifiuto francese di aprirsi alle arroganti richieste tedesche, il Ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer esorta a mantenere la cosiddetta compartecipazione nucleare nella forma delle bombe atomiche statunitensi depositate presso la base aerea di Büchel nell'Eifel. A Büchel, infatti, ci sono 20 bombe B61. La prospettiva è quella di una loro sostituzione con il modello successivo B61-12. [12] Se necessario, sarebbero i Tornado dell'aeronautica tedesca a lanciarli sul bersaglio. La Germania dovrebbe "continuare a dare il proprio contributo nel contesto della compartecipazione nucleare", ha affermato lunedì il ministro Kramp-Karrenbauer [13].

Miliardi di euro

La "compartecipazione nucleare" tuttavia ha delle conseguenze alquanto costose, perché i Tornado di stanza a Büchel, data la loro età, entro pochi anni dovranno essere sostituiti. Già in questo trimestre, Berlino dovrà decidere con quale jet da combattimento sostituire i Tornado utilizzati per la "compartecipazione nucleare". Il favorito al momento è un aereo americano, e cioè il modelo F/A-18, prodotto dalla  americana Boeing. [14] In discussione attualmente c'è l'acquisto di circa 40 jet F/A-18. Il prezzo: diversi miliardi di euro.
-->
[1] Hans Monath: "Wir sollten uns an nuklearer Abschreckung beteiligen". tagesspiegel.de 02.02.2020.
[2] S. dazu Griff nach der Bombe.
[3] S. dazu Hintergrundbericht: Atombomben für Deutsch-Europa.
[4] S. dazu "Untergang oder Aufstieg zur Weltmacht?"
[5] S. dazu Make Europe great again.
[6] S. dazu Der Schock als Chance und Griff nach der Bombe.
[7] S. dazu Die deutsche Bombe.
[8] Bruno Tertrais: Europas nukleare Frage. Internationale Politik, November/Dezember 2018. S. 108-115.
[9] Pierre Avril: Berlin défie Paris sur le dossier nucléaire. lefigaro.fr 04.02.2020.
[10] Thomas Romanacce: Un député allemand veut que la France partage ses armes nucléaires avec l'Allemagne. capital.fr 04.02.2020.
[11] Georg Ismar, Albrecht Meier: SPD will keine Beteiligung an "nuklearem Wettrüsten". tagesspiegel.de 03.02.2020.
[12] S. dazu Deutschlands Beitrag zur Bombe.
[13] Georg Ismar, Albrecht Meier: SPD will keine Beteiligung an "nuklearem Wettrüsten". tagesspiegel.de 03.02.2020
[14] S. dazu Europas Kriegsautonomie.


martedì 4 febbraio 2020

Anche nel 2019 il surplus con l'estero tedesco è il piu' alto al mondo

Anche nel 2019, nonostante la guerra dei dazi e la Brexit, secondo i dati dell'istituto Ifo, i tedeschi hanno registrato un altro record nei conti con l'estero. Cresce l'export (di poco), rallentano le importazioni e soprattutto aumenta il saldo dei redditi primari derivanti da interessi e dividendi sugli investimenti esteri. Ne scrive Sputnik News 


La Germania nel 2019 ha esportato molto più di quanto ha importato: l'avanzo delle partite correnti tedesche è tornato a crescere e resta di gran lunga il piu' grande al mondo. Lo dimostrano gli ultimi dati dell'Institut für Wirtschaftsforschung (Ifo). Gli esperti giudicano in maniera controversa le conseguenze di un tale tendenza. 

Per il quarto anno consecutivo la Germania avrà il piu’ alto surplus con l’estero del mondo. "Prevediamo 293 miliardi di dollari o 262 miliardi di euro, pari al 7,6% del PIL. Nel 2018 era stato solo il 7,3 %", afferma Christian Grimme dell'Istituto Ifo, esperto di congiuntura economica. L'Unione europea ritiene che nel lungo periodo un avanzo con l’estero sia sostenibile fino ad un massimo del 6%. Le elevate eccedenze delle partite correnti tedesche, infatti, superano ampiamente gli obiettivi fissati dall'UE nell'ambito delle procedure di sorveglianza sugli squilibri macroeconomici e provocano pertanto forti critiche a livello internazionale. 


Gli economisti calcolano che il surplus delle partite correnti tedesche sia nettamente superiore a quello del Giappone, che registra un surplus di 194 miliardi di dollari (pari al 3,8 % Pil). La Cina si piazza al terzo posto con circa 183 miliardi di dollari (1,3 % del PIL). 

Al contrario, è probabile che gli Stati Uniti ancora una volta presentino il più grande deficit delle partite correnti del mondo - circa 490 miliardi di dollari. Ma ciò corrisponde solo al 2,3 % del PIL, sempre secondo I dati Ifo. Dietro ci sono il Regno Unito con un deficit di 117 miliardi di dollari (4,2 % del PIL) e il Brasile con $ 51 miliardi (2,9 % del PIL). 

La causa è la recessione? 

Questa volta, tuttavia, gli analisti ipotizzano che la recessione in corso nell'industria tedesca sia stata un importante fattore nel determinare il surplus record delle esportazioni: "l'import di beni è aumentato molto più lentamente", spiega Grimme. Dopo una forte partenza a inizio 2019, le esportazioni nel secondo trimestre non sono cresciute, chiarisce l'esperto economico. 

“Questo sviluppo è stato trainato principalmente da un crollo della domanda da parte del Regno Unito. L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, infatti, era originariamente prevista per la fine di marzo, per questo nel primo trimestre sono state acquistate più merci provenienti dalla Germania per riempire i magazzini in vista dell'introduzione delle imminenti barriere doganali", afferma il rapporto "Ifo". 

Ma già nella seconda metà dell'anno le esportazioni di merci sarebbero ripartite con forza. “L'aumento delle esportazioni verso gli Stati Uniti a causa del continuo deprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro USA, come la crescita delle esportazioni verso il Regno Unito, dove la domanda è tornata in qualche modo a salire, hanno determinato nella seconda metà dell'anno un netto aumento delle esportazioni tedesche. Al contrario nell'estate del 2019 le importazioni sono aumentate molto debolmente e la recessione industriale in corso in Germania ha rallentato le importazioni di beni intermedi" 

Il saldo dei redditi primari, che si basa principalmente sui reddito derivanti dagli investimenti all'estero, anche nel 2019, secondo i ricercatori Ifo, ha proseguito la sua forte crescita. Le eccedenze generate dai redditi primari rappresentano ormai il 37 % del surplus delle partite correnti tedeschie. Tale dato è generato da un reddito netto elevato proveniente da investimenti esteri diretti e investimenti in titoli. Gli economisti tuttavia sono ancora alquanto divisi su quanto possano essere considerati veramente redditizi gli investimenti tedeschi all'estero, osserva Grimme. 

Critica al surplus tedesco 

Non ci sono solo la Commissione europea e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ad essere infastiditi dalle enormi eccedenze tedesche. Anche il Fondo monetario internazionale (FMI) nel 2018 aveva già espresso la sua critica: "la persistenza di squilibri globali e condizioni di scambio sempre più inique alimentano dei sentimenti protezionistici", scriveva Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo monetario internazionale (FMI), in un articolo su "Die Welt". Nell’articolo individuava una "minaccia di medio termine per la stabilità finanziaria globale". 

Il governo tedesco non vuole capire che le eccedenze comerciali tedesche violano le regole del commercio equo, critica l'ex sottosegretario Tedesco Heiner Flassbeck in un'intervista a Sputnik: 

"Non può esserci commercio equo se un paese continua ad avere delle enormi eccedenze", afferma Flassbeck. “La Germania ha un enorme surplus delle esportazioni verso il resto del mondo, perché fin dall'inizio dell'Unione monetaria ha praticato il dumping salariale senza aumentare i salari in maniera adeguata,” critica l'economista. “Ciò significa che la Germania si è procurata con l'inganno un vantaggio competitivo nei confronti degli altri partner europei. E ciò ha reso anche l'euro relativamente debole. Il dollaro USA in termini reali fino ad ora ha continuato ad apprezzarsi. Ciò significa che gli americani hanno continuato a perdere competitività. Questo infastidisce Trump e su questo punto ha pienamente ragione", afferma Flassbeck. 

Il noto analista finanziario ed esperto economico Folker Hellmeyer, invece, contraddice con forza questa posizione. Il saldo dell'export tedesco, secondo lui, sarebbe espressione dell'attrattività e della competitività dei prodotti Made in Germany: "perché abbiamo merci che sono richieste a livello internazionale". E ciò rende la Germania un forte paese esportatore. “Non siamo necessariamente più economici degli altri. Stiamo esportando nel segmento di mercato piu' alto. Ci comprano, non solo perché il prodotto è buono, ma anche perché offriamo la garanzia di un servizio anche in seguito", sottolinea l'analista capo di "Solvecon Invest" di Brema. 

Cifre inaffidabili per i saldi bilaterali 

Ultimo, ma non meno importante, gli esperti "Ifo" parlano anche dei saldi bilaterali delle partite correnti, ripetutamente criticati dal governo degli Stati Uniti. Il presente studio non ha deliberatamente affrontato questi aspetti, poiché gli attuali lavori di ricerca fanno emergere dei seri dubbi sull'affidabilità della base dei dati economici. Gli esperti economici Martin Braml (Ifo) e Gabriel Felbermayr (Ifw Kiel) hanno dimostrato che per ogni anno dell'ultimo decennio non è chiaro se l'UE abbia avuto un avanzo bilaterale delle partite correnti o un disavanzo nei confronti degli Stati Uniti. "Nel calcolo del saldo bilaterale delle partite correnti, le statistiche europee e americane mostrano una differenza di 180 miliardi di dollari (2017)", afferma lo studio. Secondo i dati delle partite correnti di Eurostat, invece, l'UE avrebbe un avanzo commerciale di 307 miliardi di euro, vale a dire meno del 2% del PIL europeo del 2018. Si tratta "in realtà di qualcosa impossibile", osservano i ricercatori.